Schiacciate e moltiplicatevi

Lo sport e la vita sono al centro della nuova enciclica di Benedetto XVI, Ludus et vita.
Da tempo la Chiesa Cattolica si accosta con attenzione alla pratica sportiva a cui ha già dedicato diversi documenti. In essi lo sport è indicato come “una delle realtà più importanti per l’edificazione della civiltà dell’amore e della pace”. [1]
Si ricorderà, inoltre, il grande Giubileo degli sportivi del 2000, ulteriore occasione per focalizzare l’interesse del clero verso le discipline sportive, senza contare l’istituzione di un Ufficio Nazionale della CEI per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport e senza contare soprattutto le attività degli oratori e delle organizzazioni come il CSI che si propongono di trasmettere ai giovani praticanti i valori della fede oltre che quelli “olimpici”.
Eppure c’era un tarlo nei pensieri di Sua Santità.
Eppure gli effetti dello sport sul benessere fisico e psichico degli atleti non bastavano a colmare la preoccupazione verso un aspetto dello sport che papa Ratzinger riteneva deprecabile.
L’enciclica Ludus et vita esprime apertamente questa inquietudine.
Lo sport contribuisce all’edificazione della civiltà dell’amore e della pace, e su questo ci siamo, ma quando sull’altare della pratica sportiva si sacrifica il valore della vita, frutto essa stessa dell’amore, allora vuol dire che qualcosa non va. In sostanza, il papa si scaglia contro le donne che rimandano la scelta della maternità sacrificandola alla continuità agonistica ed alla carriera.
“Non è bene – scrive Benedetto XVI nella Ludus et vita - che le atlete rinuncino a donare la vita per perpetuare lo svolgimento dell’attività agonistica. La donna - e dunque anche l’atleta - è chiamata a costruire quel santuario della vita le cui fondamenta sono costituite dall’amore tra l’uomo e la donna.

E’ esclusa dalla dottrina della Chiesa Cattolica ogni azione volta ad impedire la trasmissione della vita e quindi la procreazione. E per azione non si intende il mero ricorso alla contraccezione ma la stessa volontà di opporsi o di rinviare il progetto di una maternità responsabile. Lo scrisse Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae.
Spesso, invece, le atlete subiscono le pressioni castranti di dirigenti e allenatori senza scrupoli che le pongono dinnanzi al ricatto della prestazione o della carriera. Servono norme che sappiano tutelare la maternità anche in campo sportivo, ma serve soprattutto una nuova cultura che sottragga le donne alla tentazione secolare dell’egoismo personale a cui viene sacrificata la missione principale del dono della vita e dell’accudimento dei figli.”

Questo era un passaggio dell’enciclica. Ma in occasione dell’udienza di mercoledì scorso papa Ratzinger, dopo aver additato come esempio il Trani (“dimostrazione che maternità e competitività possono coesistere”), è risultato ancora più esplicito e rivolgendosi ad una delegazione di giocatrici di pallavolo presenti in sala Nervi, ha concluso con l’invito: “Schiacciate e moltiplicatevi!”
Coach Presta, vincitore del premio Don Bosco 2007, ha criticato la posizione vaticana denunciando l’ennesima intromissione del clero in campi che dovrebbero risultare avulsi da ingerenze religiose.
Sembra, tuttavia, che l’enciclica sia stata letta, studiata e presa fin troppo alla lettera nell’ambiente biancoblu. Voci incontrollate riferiscono di una schiacciatrice che risulterebbe già incinta ed almeno tre sue compagne sarebbero pronte a seguirne l’esempio (il libero titolare e due centrali, una delle quali si sarebbe già sottoposta all’ecografia).

Nello spogliatoio, infine, è stato scoperto e sequestrato un volantino elettorale della deputata Paola Binetti nascosto dietro l’appendiabiti.
Di fronte all’improvviso dilagare di questa crociata per la vita, la società sta tentando di correre ai ripari: probabile l’allestimento in palestra di distributori automatici di preservativi; è stato inoltre ordinato ad una ditta talebana un set di cinture di castità comode, pratiche e leggere.
NOTE:
(1) Uff. Naz. della CEI per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport, Il Papa agli sportivi, Paoline Editoriale Libri, Torino, 2001, pag. 21.
I grandi quesiti dell'umanità - 24

El miedo escenico...
L’espressione è piaciuta.
L’ha usata il sito VCOAzzurratv (per VCO si intende Verbano-Cusio-Ossola) per indicare il caloroso e rumoroso tifo tranese in occasione della Final Four di Coppa Italia di B2 tra la Primadonna e l’Ornavasso. Il pubblico locale – scrive il sito - “incita le proprie beniamine con un grande miedo escenico”.
La società piemontese ha poi additato la tifoseria adriatica quale esempio da imitare per trasmettere energia alla propria squadra.
La cosa è stata apprezzata dall’Aquila Azzurra, che, nel riferire queste considerazioni, ha anche ripreso l’esotica espressione utilizzata dall’Ornavasso: miedo escenico.
E’ bella, in effetti.
Solo – mi sono chiesto – che cacchio vuol dire miedo escenico…?!
Da una ricerca sommaria, el miedo escenico potrebbe essere “la paura del palcoscenico”, ossia – in ambito sportivo - la soggezione provocata nei giocatori da un pubblico particolarmente appassionato.
Ma non sono proprio sicuro.
Ci sono precisazioni o approfondimenti?
Intervista a coach Marcello Presta

Dopo una promozione ed una salvezza trionfale, quest’anno il clima è un po’ più mesto. Iniziamo l’intervista con la domanda più scontata. Cosa è mancato alla Nati a Taranto per raggiungere l’obiettivo stagionale, ossia i play-off?
Cominciamo col riconoscere i meriti degli avversari: il livello tecnico del nostro girone quest’anno è risultato notevole e quindi un organico come il nostro, che pure appariva competitivo e che probabilmente avrebbe chiuso in un’altra posizione l’anno scorso, ha dovuto cedere il passo a squadre più forti. Le nostre avversarie, inoltre, schieravano atlete più valide delle nostre in ruoli chiave.
Noi avevamo il dovere di provarci pur essendo una formazione “operaia” e senza fuoriclasse, ma avremmo potuto sperare in qualcosa di più soltanto se avessimo giocato sempre al 100% e questo non è avvenuto. E’ inutile dire che c’è stato anche qualche errore nella costruzione dell’organico.
Ma sei d’accordo sul fatto che la NAT del girone di ritorno sia stata diversa da quella del girone di andata?
No, la NAT è stata diversa soltanto dalla sconfitta di Matera in poi, quando si è pensato – erroneamente – che i play-off sarebbero stati a quel punto irraggiungibili. In fondo, se ci fai caso, l’andamento del girone di ritorno è stato molto somigliante a quello del girone di andata, in particolare le due sconfitte consecutive con il Matera e con il Benevento. L’unica differenza è che nel girone di ritorno, dopo queste due sconfitte, c’è stata un po’ di mestizia e di fatalismo in più e abbiamo pagato un po’ troppo la pressione che gravava sulla squadra.
Un problema concreto si è avuto solo in allenamento, quando non c’erano più dodici giocatrici a disposizione.

Eppure il campionato era iniziato bene: un convincente esordio con Scafati e quattro vittorie consecutive, sia pure con squadre destinate alla lotta per la salvezza. E’ stata una striscia di vittorie che ha dato coraggio o che ha creato qualche illusione eccessiva?
Ha creato qualche illusione eccessiva. D’altronde si sapeva che erano squadre di bassa classifica e che lo Scafati travolto all’esordio non era il vero Scafati. Si è rischiato di perdere un po’ il senso della realtà.
Poi lo 0-3 interno con Matera nel primo scontro diretto con una “grande” e la brutta debacle di Benevento. Due sconfitte molto diverse; quali effetti hanno provocato?
La sconfitta con il Matera al Palafiom è stata una prima svolta della stagione. Giocammo bene, ci costruimmo la possibilità di vincere tutti i tre set e poi siamo rimasti a secco. Se le cose fossero andate diversamente, forse sarebbe stato diverso anche il nostro campionato.
Ma essere sempre in vantaggio fino ai 20 punti, in ciascun set, e poi perdere 0-3 fu una conferma del nostro potenziale, che tutto sommato dimostrò di potersela giocare con una favorita, o fu la dimostrazione della maggiore maturità delle lucane?
Fu una partita emblematica; fu la dimostrazione che altri possedevano la mentalità vincente e noi no. E lì pagammo anche l’assenza di giocatrici in grado di assumersi responsabilità nei momenti più delicati.

Benevento.
La disfatta di Benevento fu figlia della sconfitta con il Matera: lì furono esasperati i limiti di atlete che non riuscirono a dare il giusto peso al percorso che stavamo compiendo. E la cosa si sarebbe ripetuta nel girone di ritorno.
Dopo Matera e Benevento, contro il Battipaglia (all’epoca penultimo) perdiamo il settimo set consecutivo. In casa. Cosa hai pensato in quell’intervallo?
Durante la partita non si pensa a queste cose e si resta concentrati esclusivamente su quello che avviene sul parquet. E sul parquet il Battipaglia stava disputando un’ottima partita mettendoci in difficoltà. Però anche noi fummo bravi a reagire e a ribaltare il risultato. Quella sera eravamo un animale ferito: avremmo potuto morire (e per morire io intendo una regressione irreversibile che avrebbe potuto condurci persino in serie C) oppure rialzarci. Ci rialzammo.
E non posso dimenticare quella palla salvata di piede da Clara al tie-break, uno di quegli episodi casuali e minimi che possono modificare un destino più globale.
Lì è iniziato un buon periodo: vittoria a Potenza per 3-1, poi 3-0 interno al Sala Consilina e infine il successo più importante della stagione, 3-2 a Salerno, per molti la prestazione più brillante della Nati a Taranto di quest’anno.
In realtà fu un periodo molto teso, molto nervoso, anche perché cambiai il mio atteggiamento nei confronti delle atlete, brave comunque a non far trasparire all’esterno i malumori dello spogliatoio e a mascherarli con prestazioni tecniche positive.
Salerno, soprattutto, fu una grande partita per noi. Devo dire, però, che l’Autoluna non fu irresistibile ed agevolò un po’ il nostro compito.

Tuglie e Trani. Una vittoria in casa non proprio esaltante ma comunque soddisfacente ed una sconfitta al PalaAssi che non ferisce. C’era ancora ottimismo?
A Trani avremmo potuto fare di più. Ci fu troppa arrendevolezza, troppa sudditanza psicologica verso le avversarie. E inoltre venne a mancare qualche giocatrice importante che poi, comunque, si sarebbe riscattata con prestazioni più all’altezza.
Dopo la vittoria con il Montescaglioso, arrivano i due tie-break persi in Campania (Sarno e Scafati). Riceviamo apprezzamenti per il bel gioco, ma sprechiamo nove palle-match e raccogliamo soltanto due punti sui sei che abbiamo sfiorato. Quanto hanno pesato quelle due sconfitte sul destino del nostro campionato?
Quello è stato il nostro periodo migliore dal punto di vista tecnico. Giocavamo veramente bene, ma quelle due partite in Campania le perdemmo. Perché?
Nel caso di Scafati, non ci sono tanto “colpe” nostre quanto meriti delle avversarie che disputarono una partita superba. Fu una battaglia tra due ottime squadre e vinse la migliore.
A Sarno, invece, le responsabilità ci sono e sono riconducibili a quel problema che ha condizionato tutta la nostra stagione: la mancanza di mentalità vincente e la mancanza di giocatrici di peso in grado di chiudere un set. Sul 9-14 in nostro favore ci furono errori che abbiamo pagato profumatamente e tutto il nostro campionato è stato connotato da questo tipo di situazioni. Ciò non toglie che anche Sarno abbia giocato benissimo meritando la vittoria.

Torniamo a vincere con squadre di bassa classifica, ma intanto perdiamo Clara e Silvia, Marcella gioca da centrale e poi arriva Vittoria. Siamo così allo scontro diretto per il terzo posto: Matera-Taranto 3-1.
Purtroppo anche in quella occasione non abbiamo saputo affrontare adeguatamente le tensioni e la responsabilità di una partita così importante. Spesso siamo stati leoni con le pecore e pecore con i leoni.
Peccato perché fisicamente stavamo bene (tranne Vittoria Repice che aveva ripreso a giocare soltanto la settimana prima), avevamo preparato l’incontro nei minimi dettagli e Matera giocò esattamente come ci aspettavamo che giocasse.
Tracollo interno con il Benevento (0-3) ed ulteriore sconfitta a Battipaglia (3-1). La pietra tombale sul nostro campionato.
Lo 0-3 del Maria Pia è stato il vero addio ai play-off. Sette punti di distacco non sarebbero stati impossibili da recuperare visti gli scontri diretti incrociati nel finale di campionato. Ma questa consapevolezza che contro il Benevento ci saremmo giocati la stagione non c’era e fui addirittura costretto a interrompere il riscaldamento per ricordare duramente alle ragazze che stavamo per affrontare una partita e non un allegro pic-nic di Pasquetta.
A Battipaglia, invece, ci fu un impegno dignitoso, ma la Cofimar ormai giocava benissimo. Forse un punto avremmo potuto strapparlo, ma Lombardo e compagne giocarono alla grande. Nulla da dire.

Il nostro finale di campionato è stato privo di particolari sorprese: a parte il Sarno, abbiamo battuto squadre con meno punti di noi (Potenza, Tuglie, Montescaglioso), ma non siamo riusciti a infastidire il Salerno e il Trani. Tutto scontato ormai? Poteva andare meglio? Poteva andare peggio?
E’ andata come doveva andare, anche se avremmo potuto dare qualcosina di più proprio contro il Salerno e contro il Trani.
Considerazioni generali sulla squadra. In cosa siamo andati bene e quali sono state le nostre lacune? Dal punto di vista tecnico e caratteriale.
Siamo stati bravi in ricezione e a muro. A un certo punto della stagione viaggiavamo con medie di 3 muri a set e con il 50% di ricezione perfetta. Secondo me ed anche secondo osservatori esterni, abbiamo avuto la più forte coppia di centrali del girone, sia con Clara-Cristiana che con Cristiana-Vittoria. Ma i campionati non si vincono con le centrali e quest’anno ne abbiamo avuto una dimostrazione.

Di negativo ci sono gli errori-punto: troppi. Anche 40/50 errori-punto in partite che abbiamo vinto 3-0. Un altro difetto sono stati i servizi sbagliati, in particolare nei momenti caldi dei set e magari con una rotazione favorevole per noi. Si tratta di un difetto che rivela una certa incapacità di ragionare e di evitare l’errore quando proprio è inopportuno.
Sul piano caratteriale, non mi è piaciuta la mancanza di applicazione negli allenamenti, le lacune di personalità in partita, nonostante un discreto tasso di esperienza che ormai abbiamo acquisito nella categoria, e il clima che c’era nello spogliatoio.
Abbiamo disputato l’intero campionato con un unico libero, Simona Leone. Un evento storico...
Se l’è meritato. Ha un po’ balbettato all’inizio, ma poi ha reagito con grande carattere e determinazione, riconquistando la mia fiducia grazie alle prestazioni e alle buone percentuali in ricezione e in difesa.

La diaspora NAT. Ivana Gallo Ingrao e Paoletta Marcianò. Notizie da Ostuni?
Notizie positive. A Ivana serviva soprattutto giocare con continuità dopo l’infortunio alla spalla e lo ha fatto.
Per Paoletta è stato un anno molto importante che le ha regalato un’esperienza incommensurabile grazie al confronto con le avversarie tostissime che caratterizzavano il nostro girone. L’ho vista molto migliorata.
Mi dispiace per la prevedibile retrocessione dell’Ostuni, ma “egoisticamente” sono contento per le nostre ragazze. Per la loro crescita, meglio ultime in B2, soprattutto in questa B2, che prime in C.
Al Corriere del Giorno hai dichiarato che una squadra composta da tarantine è stato un danno perché la vicinanza dei familiari ed atteggiamenti consolatori possono risultare controproducenti. Le non tarantine sono state più “produttive”. [1]
Dunque il progetto sportivo-culturale di costruire una squadra competitiva mediante l’utilizzo di atlete locali, “nate a Taranto” appunto, è destinato a svanire o bastano dei correttivi?
Come spesso avviene nello sport, anche in altre città, è difficile trovare profeti in patria e quelli a cui facevo riferimento sono problemi frequenti. Da noi sono stati più palesi, soprattutto se penso al tracollo interno con il Benevento. Quando ci sono troppe coccole, vincere o perdere è uguale.
Però, è chiaro che non si può generalizzare. Proprio nella nostra squadra ha militato un’atleta che, tornando a Taranto, nella propria città, dopo aver disputato diverse stagioni anche in serie A, ha dimostrato di essere una giocatrice vera e l’unica vera giocatrice della squadra per tanti anni.
Il primo campionato di Vincenzo Lupo.
Il nuovo presidente, pur non avendo una specifica esperienza nel mondo della pallavolo, ci ha offerto stimoli nuovi e ci ha indicato percorsi ambiziosi, mettendo a disposizione della squadra un’organizzazione molto ben articolata. E tutto con grande passione.
Si è anche puntato ad una maggiore valorizzazione mediatica della squadra, in particolare su alcune emittenti locali. Eppure non è bastato ad assicurarci un buon numero di spettatori al Palafiom, soprattutto nella fase finale del campionato. Sono stati i risultati ed il prematuro allontanamento dai play-off ad aver bilanciato negativamente la maggiore visibilità della NAT sugli organi di informazione?
Non sono d’accordo: quest’anno abbiamo avuto più pubblico rispetto allo scorso anno. Con il Matera il palazzetto era gremito.
Non dimentichiamoci che siamo a Taranto e che persino l’A1 maschile, in alcune occasioni, ha radunato ben pochi spettatori. Per non parlare della Tempesta di B1. Dobbiamo sempre fare i conti con questa città; persino lo Jacovone si svuota quando la squadra di calcio perde.
Jotv ha permesso la visione delle partite anche a chi non poteva venire al Palafiom.
E’ stato un esperimento interessante, un’iniziativa da riproporre. Il web può permettere anche a società piccole come la nostra di essere seguite in ogni parte del mondo e con costi decisamente limitati. Credo che le telecronache in streaming siano state molto apprezzate, non soltanto dai nostri tifosi. Certo, sul livello di competenza tecnica del tuo commento ci sarebbe molto da dire, ma lasciamo perdere...
Per la prima volta nella storia della Palafiom-NAT, c’è un gruppo di tifosi organizzati che ha sempre assicurato sostegno al Palafiom e spesso l’ha fatto anche in trasferta.
Il coinvolgimento dell’Armata Jonica è stata una grandissima conquista, una delle note più positive della stagione. I ragazzi ci hanno regalato tanto affetto e tanto calore anche quando perdevamo, anche in trasferte che non contavano per la classifica. A loro va il nostro sentito ringraziamento.

Un’altra nota positiva?
La competenza di Michele Formoso, Rocco De Vita e Maurizio Bottazzo. La loro è una competenza da serie A; sono stati preziosissimi e colgo l’occasione per esprimere anche a loro la mia gratitudine e la mia ammirazione per l’eccellente lavoro che hanno svolto in questi mesi.
La NAT-Tempesta. Un parere sul lavoro svolto da Davide Monopoli e dalle ragazze.
E’ una scommessa vinta l’estate scorsa, quando abbiamo deciso di costituire un gruppo di atlete giovani, in grado di rappresentare un potenziale serbatoio per la prima squadra e guidato da un allenatore altrettanto giovane. In città i tecnici sono sempre gli stessi da anni; non c’è mai un ricambio.
A Davide Monopoli abbiamo affidato una Ferrari, ossia un gruppo di atlete tecnicamente valide, una palestra, dirigenti, un’organizzazione ben articolata a disposizione. In altre parole, ha avuto la fortuna di saltare la gavetta, ma è stato bravo: ha condotto la Ferrari portandola vittoriosamente al traguardo senza pagare neanche lo scotto dell’inesperienza.
Dalla fusione sono già scaturiti effetti positivi? Quali per la squadra di B2? Quali per la squadra di D?
Alle ragazze della serie D, anche a quelle con meno aspirazioni, abbiamo offerto la possibilità di giocare con qualche opportunità in più. Inoltre c’è stata una razionalizzazione delle risorse e la Tempesta rappresenta un’isola di salvezza in caso di naufragio.
Colgo l’occasione per rivolgere un ringraziamento ufficiale a Mimmo Castaldo e a Luca Passaro.
I benefici per la B2 ancora non si vedono in modo diretto, ma questo dipende anche dai quei centimetri di altezza che sono indispensabili per la categoria.

Uno sguardo al campionato. Dall’estate scorsa sostenevi che le migliori squadre erano Trani, Salerno e Matera. Sui primi posti, quindi, c’è poco da aggiungere; immagino che riterrai l’alta classifica rispondente ai valori espressi in campo. C’è qualcosa che ti ha sorpreso in positivo o in negativo tra le altre formazioni?
Veramente, a mio avviso, il Salerno avrebbe potuto fare anche meglio del Trani e in questo senso è stata una piccola delusione.
Sotto la zona play-off, la grande sorpresa è stata sicuramente il Battipaglia, che ha concluso un campionato strepitoso. E’ inutile dire che la svolta determinante porta la firma dell’allenatore Claudio Bifulco.
Trani e Salerno sono risultate la vincitrice e la terza classificata nella Coppa Italia nazionale di serie B2. Tu hai anche assistito alla Final Four. E’ stato davvero un campionato di alto livello quello appena concluso nel nostro girone?
Non mi aspettavo che sarebbe stato così, in effetti. Se penso che il Molfetta è arrivato quintultimo con 39 punti, ossia l’equivalente di 13 vittorie piene (quasi metà delle partite giocate)... E’ impressionante.
E a proposito di Final Four, ho la sensazione che alcune squadre dominatrici di altri gironi da noi sarebbero finite quarte o quinte. Sì, è stato un campionato di altissimo livello, ricco di posti quattro e di centrali che avrebbero potuto tranquillamente giocare in categorie superiori. Al contrario, gli opposti mi sono sembrati inadeguati e le palleggiatrici (alcune, comunque, molto valide) spesso non erano all’altezza delle attaccanti che servivano.

Le centrali sono state fenomenali. Ho rivisto i video dell’anno scorso e certamente non c’erano tutte quelle fast che abbiamo ammirato in questa stagione. A questo proposito, sono convinto che le nostre abbiano espresso le migliori fast del campionato, dopo quelle della Vecerkova.
Il tasso tecnico elevato naturalmente è stato trainato dalle prime tre formazioni e in particolare dal Trani. Negli obiettivi centrati brillantemente dalle adriatiche, nella vittoria del campionato e della Coppa Italia, nel fatto che Trani sia la più forte squadra d’Italia della categoria, credo che ci sia tutta la mano di Tony Chieppa e Pino Filaninno. Il raggiungimento degli obiettivi all’80% è merito loro.
Il sestetto ideale 2008-‘09 (escludendo, come al solito, le nostre giocatrici).
Palleggiatrice Rosa Ricci (Trani), e questo è scontato. Il problema è chi metterle alle spalle. Abbiamo visto tante buone palleggiatrici, ma nessuna fuoriclasse. Tante “palleggiatrici-operaie”, se così possiamo dire.
La categoria degli opposti non ha offerto grossi nomi, a parte Ida Taurisano (Tuglie) che in B2 è una marziana. Però il suo campionato purtroppo è finito prematuramente e quindi indico Noemi Piscopo (Montescaglioso). Per me, la migliore è stata lei, che in quel ruolo avrebbe potuto fare la differenza con qualunque squadra.
Molte schiacciatrici ideali. Troppe... Quasi ogni formazione aveva un posto quattro in grado di fare la differenza, da Campolo a Caterina, da Scialacomo ad Annese (finché ha potuto), da Nolè a Di Pietrangelo, da Lombardo a Matarazzo. Guardando al rendimento e chiudendo un occhio sul dato anagrafico, credo che la coppia di laterali migliori sarebbe formata da Michela Ristits (Matera) e Paola Felicetti (Potenza).
Come prima centrale Micaela Vecerkova (Matera), la regina del campionato. In B2 è inarrestabile ed è risultata la vera arma in più del Matera.
Come seconda centrale, tra tanti nomi, indico Viviana Vincenti (Salerno). Finalmente, dopo due campionati in ombra, ha avuto la capacità di mettersi in discussione, di migliorarsi ancora e di sfruttare l’opportunità che le è stata offerta. E’ stata bravissima; devo riconoscerlo nonostante lo... “sgarro” che ci ha fatto l’estate scorsa.
Come miglior libero, Raffaella De Vita (Matera). Per il resto, non vedo in questo ruolo giocatrici con grandi possibilità di carriera.
Quali under 18, a tuo avviso, andrebbero tenute d’occhio?
Nessuna, e questo è un serio problema. Nessuna ha saputo ritagliarsi spazi davvero importanti ed è inutile usare la solita retorica per cui la colpa sarebbe delle società che non sanno allevare le giovani. Under proprio forti in questo periodo non se ne vedono; l’anno scorso almeno c’era Antonella Postiglione del Potenza, che poi è finita al Club Italia.
A questo proposito, mi fa piacere spendere due parole per la nostra Silvietta Mastandrea. Lei è la mia speranza e può diventare fortissima. Questo campionato l’ha consacrata: è cresciuta visibilmente, ha dato tanto, è più sicura di sé e garantisce certezze anche alla squadra. E’ cresciuta anche come persona. Io credo che sia stata proprio lei la migliore giovane del campionato e vorrei darle la possibilità di fare qualche esperienza importante. Intanto le faccio pubblicamente i miei complimenti e le auguro un futuro degno del valore che sta dimostrando.

Puoi individuare un tuo errore, un tuo errore personale, che pensi di aver commesso durante questo campionato?
Ho pensato di poter gestire alcune situazioni che invece si sono rivelate ingestibili.
Una scelta tattica altrui che ti ha sorpreso favorevolmente.
Di solito mi colpiscono le scelte di Nello Caliendo (Potenza), che spesso riesce a sorprendermi in positivo. ...Qualche volta anche in negativo, però.
Inoltre, lo spostamento di Antonella Miano (Battipaglia) dal posto due al centro si rivelò un’ottima strategia visto che la ragazza ci fece un culo così per tutta la partita.
L’incontro con una persona che ti ha fatto piacere.
Tommaso Galtieri. Ma devo dire che mi ha sempre fatto molto piacere incontrare, rivedere o conoscere tutti i miei colleghi ed amici. La differenza tra serie B2 e serie C è anche questa.
Qual è lo stato di salute del volley pugliese?
A livello di vertice siamo una delle realtà più importanti: Martina Franca in A1M, Santeramo e Castellana in A1F, Gioia del Colle e Castellana in A2M, San Vito dei Normanni in A2F, Molfetta ai play-off di B1F, Trani che raggiunge Valenzano in B1F.
Un ottimo esempio è il lavoro svolto dal San Vito dei Normanni, ricco di giocatrici pugliesi (come Alessandra Piccione e Valeria Caracuta) e bloccato ai play-off soltanto dopo aver venduto cara la pelle alla formazione più forte. Restando al volley di vertice, c’è Annamaria Quaranta che è tornata in Nazionale e Imma Siressi che potrebbe arrivarci in futuro, come le auguro.
A livello giovanile, invece, vedo qualcosa in più in ambito maschile rispetto al volley femminile. A Taranto, in particolare, mi sembra che soffriamo il problema della statura e purtroppo la pallavolo d’eccellenza non può prescindere dall’altezza.

E’ stata un’intervista con cui abbiamo ripercorso una stagione non proprio soddisfacente anche se l’attuale 5^ posto non è affatto da buttare. Vogliamo chiuderla con un bel ricordo che conserveremo di questo campionato?
Il più bel ricordo tecnico è la vittoria per 3-2 a Salerno.
Esulando dal volley giocato, una bella emozione è stata ritrovare il telefonino nell’aiuola di Battipaglia in cui era caduto un quarto d’ora prima. E poi non posso non menzionare le gustose focacce con cui siamo sempre stati accolti a Valenzano in occasione delle amichevoli infrasettimanali.
NOTE
1) Cfr. DI CERA, G., “La Nati a Taranto è in convalescenza”, “Corriere del Giorno”, 3 aprile 2009, pag. 41.
La provincia di Batman

Sono tra coloro che considerano le Province enti inutili. Mi riferisco alle amministrazioni provinciali, non già alla suddivisione delle regioni in territori più o meno omogenei e proporzionati alla popolazione. In altre parole, ritengo opportuno che in una regione come la Puglia vi siano sei prefetture, sei questure, sei ex-provveditorati, ecc., ma trovo inutile l’ente Amministrazione Provinciale, le cui poche competenze (scuole, trasporti, ambiente) potrebbero essere delegate ai Comuni o affidate alle Regioni. Molti risparmi, scarsi scompensi.
Secondo Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori del celebre libro-denuncia La Casta, le Province (con la P maiuscola) servono solo a distribuire posti, ma, per quanto riguarda la loro effettiva utilità, non servono a niente. Anzi, spesso sono un ostacolo alla fluidità dei processi amministrativi.
“Non c’entrano quasi niente con tutto. Ma guai a dire che sono superflue, saltano su tutte come le beate vergini a difesa dell’onore”. [1]

Lo spettacolo letteralmente penoso offerto dai politicanti tarantini in questi giorni non solo conferma l’opportunità di abolire le Province, ma suggerisce che si inizi proprio da quella di Taranto in via sperimentale.
In Puglia, invece, nel 2004 è stata istituita la sesta provincia (Barletta Andria Trani) che dovrebbe diventare pienamente operativa quest’anno.
Non so se è per le perplessità espresse in apertura o se è per l’anomalia rappresentata da un capoluogo diviso per tre (Barletta, Andria, Trani, appunto) che ho sempre pensato con diffidenza a questa nuova realtà.
Indubbiamente si tratta di un territorio demograficamente significativo (384mila abitanti) e altrettanto indubbiamente ciascuna delle tre città che dà il nome alla sesta provincia è importante sia per quanto riguarda la popolazione (Barletta 94mila, Andria 98mila, Trani 53mila) che per quanto riguarda il valore storico, culturale ed economico.
Dev’essere la sigla BAT a darmi fastidio. Dev’essere questa anomalia del triplo nome che in Italia ha soltanto un precedente: la provincia del Verbano-Cusio-Ossola, il cui centro più grande, Verbania, ha appena 30mila abitanti.
La sesta provincia non è ancora stata metabolizzata dalla gente. Io stesso, ad esempio, continuo a pensare a Trani e alla nostra più recente avversaria Primadonna Trani come ad espressioni della provincia di Bari. E, in effetti, non mi pare che esista un comitato provinciale BAT nella FIPAV pugliese. C’è Bari e basta.

Poi, ogni volta che compilo un modulo e mi trovo di fronte alla necessità di indicare la sigla della provincia in due caselle (TA, LE, FG, ecc.), mi chiedo: gli abitanti di Bisceglie o di Spinazzola che cosa scrivono? BA, BT o AT? Quale delle tre lettere di BAT sono costretti ad escludere?
Secondo me, ogni provincia dovrebbe avere il nome del capoluogo, ossia della città più grande. Una sola. E’ anche vero, però, che nel caso di Barletta Andria Trani, forse è proprio Andria (98mila) la località meno prestigiosa dal punto di visto storico-culturale (a parte Castel del Monte e a parte il fatto che si tratta comunque di un centro tanto grande quanto interessante). Trani, la meno popolosa, è invece la più illustre. E non soltanto perché ci gioca Rosa Ricci (che comunque contribuisce al prestigio in modo significativo).
Insomma, si faccia a sorteggio ma che il nome della provincia corrisponda a quello di una sola città: o Barletta o Andria o Trani.
Marsala, provincia di Trapani, ha 82mila abitanti; Trapani ne ha solo 70mila. Eppure Marsala non rompe le palle a Trapani pretendendo che la provincia si chiami provincia di Trapani-Marsala o addirittura di Marsala-Trapani.
L’importante è che venga accantonato questo orribile acronimo, BAT, che mi fa pensare a Batman. Dopo la Batmobile, ecco la Batprovincia!
A ‘sto punto, invece di BAT, chiamiamola provincia di Gotham City (sigla GC) e non se parli più; un nome neutro che accontenta tutti...
NOTE:
(1) STELLA, G.A., RIZZO, S., La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili, Rizzoli, Milano, 2007, 19^ ediz. (1^ ediz. 2007), pag. 221.
Nati a Taranto-Trani 0-3

Sabato 25 aprile 2009 – ore 19.00
Festa della liberazione. Trani si libera della serie B2 e inizia la scalata verso categorie più consone al proprio blasone. Taranto e le altre squadre della serie B2 (non solo del nostro girone) si liberano di una formazione che non conosce sconfitte da 28 partite (l’ultimo a fregiarsi di questa impresa è stato Nello Caliendo).
Ma partiamo dall’inizio.
Virtualmente in B1 dopo la vittoria con il Salerno, la Primadonna attende solo la conferma matematica: servono due punti contro il Taranto (ma la promozione potrebbe arrivare anche in caso di sconfitta se contemporaneamente perdesse anche il Matera a Salerno, incontro che inizia mezz’ora prima).

La festa è nell’aria e il popolo biancazzurro si riversa al Palafiom con ogni mezzo. E’ un tifo caloroso, vibrante, colorato, ma allo stesso tempo estremamente corretto.
L’Armata Jonica ha l’ingrato compito di tutelare i colori rossoblu in una partita sostanzialmente in trasferta, sebbene si giochi al Palafiom, e sarà un compito svolto con la consueta passione.
Michela prova, a suo modo, a stimolare la platea.

Ancora più arduo è il compito della squadra rossoblu, “agnello sacrificale” secondo la definizione di Marcello. C’è lo stimolo della vittoria di prestigio, quello della difesa del quarto posto e la dispettosa tentazione di fare da guastafeste. Ma si può tentare qualcosa soltanto a condizione di giocare al massimo delle possibilità e contro un Trani distratto, nervoso o presuntuoso.
Le nostre ragazze, a parte un secondo set sotto tono, faranno il loro dovere, ma Trani scenderà sul parquet con i giusti atteggiamenti: concentrazione assoluta e determinazione a far sì che l’esodo biancazzurro non sia avvenuto invano. Come a Ostuni l’anno scorso (qualcuno indossa la t-shirt di allora; io l’avìsse bruciàte a scans’ d’equivoci...).

Uno sguardo sugli spalti verso la minoranza locale: c’è Marianna, il nostro gioiello di famiglia più prezioso, reduce dall’A2 a Urbino; c’è Simona-di-metallo, sempre più bella; c’è Silvia che accompagna i suoi giovani talenti verso l’adesione all’iniziativa contro il fumo che la società ospite vuole esportare al Palafiom.
Fate come se foste a casa vostra, sembra essere l’andazzo di questa sera...
La campagna contro il fumo da sigarette nel Palafiom, veramente, equivale un po’ ad una campagna per la legalità nel Parlamento italiano o ad una conferenza sui diritti dell’infanzia dentro un circolo di pedofili; resta, comunque, il valore di una giusta causa ed anche l’arbitro, dopo aver nascosto il pacchetto nella tasca, acconsente allo svolgimento dell’iniziativa.

Formazioni.
Marcello Presta schiera Alessandra Certa in palleggio, Silvia Mastandrea opposto, Michela Benefico e Simona Corallo laterali, Cristiana Zonca e Vittoria Repice centrali, Simona Leone libero.
In panchina: Désirée Fiore, Marcella Scaglioso e Sonia Tinelli.
Tony Chieppa e Pino Filaninno propongono Rosa Ricci alzatrice, Doriana Bisceglia opposto, Mina Annese e Giusy Caterina laterali, Rosalba Di Corato e Raffaella Balducci centrali, Marianna Del Rosso libero.
A disposizione e a fare casino dal terzo set in poi: Palma Monitillo, Rossella Di Bari, Roberta Valente, Adriana Isparro e Anita Casalino.

Devo muovere una critica alla squadra ospite, ma si tratta di una questione che riguarda quasi tutti: perché cambiare colori a stagione in corso? Che ci azzecca il rosso con l’azzurro dell’Aquila (Azzurra, appunto)? E poi – mi chiedo – perché non distinguere i colori delle due squadre che scendono in campo come si fa negli altri sport? E’ vero, nel volley, le squadre sono separate e non c’è il rischio di confusione, però a me non piace lo stesso che in campo ci siano contemporaneamente due squadre rosse, due squadre blu, due squadre verdi, ecc.
A proposito di colori, è mutata anche la tinta delle scarpe di Mina Annese: un bianco più sobrio anche se di giallo restano i lacci.

Primo set
Muro di Vittoria Repice. Dev’essere brutto per una squadra iniziare la partita subendo un muro-punto.
Ma Trani si riprende con due attacchi di Balducci ed uno di Annese, in fase di vistoso miglioramento dopo lo stop di un mese per via dell’infortunio al braccio (2-5).
Molti errori da una parte e dall’altra, 5 battute sbagliate in 12 scambi e poi Taranto pareggia con un attacco di Simona ed un magnifico tocco di seconda di Alessandra (7-7). Finalmente, dopo tre anni e mezzo di tentativi, sono anche riuscito a fotografarlo. Ne farò un ingrandimento da appendere in camera in modo tale che sia la prima cosa che vedo quando mi sveglio e l’ultima quando mi corico. Come Verdone nella scena iniziale del film Bianco, rosso e Verdone: l’emigrante lucano che al risveglio rimane in estasi guardando la foto di Causio...
Vedi: www.youtube.com/watch?v=Oiqavfc6Gmw

Ma per ora la foto del secondo tocco di Ale non la pubblico sul blog perché mi sarà utile per un altro imminente post.
Buona NAT, dunque, grazie anche al prezioso lavoro di Simona Leone in difesa.
Allungo tranese (8-11 con Caterina e Balducci) e recupero rossoblu con un bel muro di Silvietta (10-11).
Le nostre provano il consueto schema a farfalle (Ale e Cris, ma nel terzo set sarà rispettata ancora una volta la par condicio con Vittoria), poi però la centrale piemontese buca il parquet con un primo tempo perfettamente riuscito e Michela spinge il pallone sulle mani del muro avversario.

Pareggio (13-13)! La NAT c’è.
Annese vince un duello a rete con Ale e Di Corato si sblocca riportando le ospiti avanti di tre punti (14-17).
Splendida reazione tarantina: Simona, Vittoria (muro) e Michela: ancora pareggio (17-17).
Dopo il nono errore in battuta della serata, Michela mette a terra una pipe esemplare (18-18) e la Corallina replica ad una fast della Di Corato (19-19).

A questo punto, però, la Primadonna decide di prendersi il set. Il break inizia con un secondo tocco di Rosa Ricci (immortalato anch’esso, nella foto di copertina; stasera con la macchina fotografica ho avuto culo), prosegue con una ribattuta di Balducci su ricezione lunga e con tre errori delle tarantine (19-24).
Coach Marcello introduce Sonia al posto di Silvietta e la lascia in campo fino al termine.
E’ l’ennesimo errore in battuta a chiudere il primo parziale (20-25).
Secondo set
0-4 in favore del Trani ed è un punteggio rivelatore dei futuri sviluppi di questo set.
Dopo l’ace iniziale di Ricci, anche Caterina va a segno direttamente su battuta (1-6). Come sempre, l’ex-schiacciatrice della Tempesta si piazza ai limiti del territorio comunale per mettere la palla in gioco. Il caso vuole che in quel momento io mi trovi proprio nel punto esatto in cui viene a collocarsi l’attaccante tranese; la foto posso farla lo stesso, ma la telecronaca in streaming è un po’ compromessa dalla visuale completamente coperta...

Al massimo, potrei intervistarla in diretta.
Si alza anche il muro del Trani (Balducci) e si sblocca Doriana Bisceglia, che, come vedremo, risulterà decisiva negli ultimi scambi della gara.
Dal 3-8 (bel pallonetto di Sonia) fino al 5-17 la partita prende una strana piega: sistematicamente, ad ogni punto delle rossoblu ne seguono tre delle ospiti.
Molto bene in questa fase la centrale Rosalba Di Corato; ha un modo di piazzare la fast quasi infallibile, notavo già in Coppa Italia: è come se restasse sospesa in aria per una frazione di secondo ad osservare muro e difesa avversaria, poi scaraventa la palla nel punto e nel modo migliore possibile.

Stasera le nostre centrali sono “normali”; ad essere stratosferiche sono le due centrali tranesi, in particolare la Balducci che risulterà miglior realizzatrice con ben 14 punti. Unica in doppia cifra tra i due sestetti.
La “mossa di Rosa Ricci”, sul 5-15, stasera non riesce.
Il figlio, intanto, va in giro per la gradinata con una pistola giocattolo nella fondina. Al posto della trombetta usata in final four, stasera preferisce sventolare una bandiera azzurra.

Rosicchiamo qualche punto grazie a Cristiana, Simona e Vittoria (10-19), ma Annese e Bisceglia riportano l’Azzurra a +12. L’ex-manfredoniana trova un ace millimetrico, proprio sulla linea (11-23).
Non è stata una partita nervosa e questo ha un po’ agevolato il compito, ma mi sembra di poter dire che l’arbitraggio, soprattutto sui pochi punti contestati, sia stato praticamente perfetto.
Marcello offre a Désirée l’opportunità di giocare la fase finale del set, ma Vittoria non lo permette perché realizza due aces consecutivi. Micidiale il suo servizio: palla tesa che improvvisamente cambia direzione. Più che Gattuso, pare Roberto Carlos.

Poi, però, commette un errore anche la stella dello Stretto e lo scambio successivo porta la firma di Rosalba Di Corato (14-25).
Comunque vada, Trani ha conquistato un altro punto in classifica. Adesso non basterebbe neanche una vittoria al tie-break del Matera a tenere in corsa le lucane di mister Galtieri. Ma qualcuno sa cosa succede a Salerno?
Sì, Nico Aurora lo sa. Sa che al Palavestuti Salerno e Matera sono sull’ 1-1 e Salerno sta vincendo il terzo set. E sa che l’eventuale successo del Salerno nel parziale in corso, alla luce dello 0-2 del Palafiom, significherebbe B1 per la Primadonna.
Lo sa, ma non lo dice per non deconcentrare la squadra.

L’avesse detto a me... Avrei provveduto io a divulgare la notizia: “Rosa! Mina! Ragazze! Siete già in B1! Potete festeggiare! Mettete champagne nei vostri Polase, anzi Polase nei vostri champagne! Datevi alla pazza gioia (sottinteso: ...e fateci vincere la partita).
Terzo set
Sale la febbre nel lato biancazzurro della tribuna. I cori diventano sempre più espliciti. Il sestetto tranese, schierato ai lati del campo in attesa di rientrare per il terzo set, saltella e applaude.

Ecco un’altra esperienza nuova. Cosa si prova a fare da avversari di una squadra che sta per festeggiare una promozione? C’è tanta gente che è venuta da fuori, tante aspettative, tanta voglia di festeggiare.
Il coach ha parlato di “agnello sacrificale”. Io la vedo così: Trani è oggettivamente più forte di Taranto e probabilmente avrebbe vinto contro di noi in qualunque momento del campionato (dico probabilmente perché lo sport non è una scienza esatta) e poi, per come stanno le cose in classifica, Trani andrebbe comunque in B1. Se non oggi, fra qualche giorno. Date queste premesse, che sia proprio il Palafiom a diventare luogo di felicità, sia pure non nostra, a me fa piacere. Naturalmente preferirei la vittoria di prestigio rossoblu, ma, in un certo senso, mi imbuco alla festa...
Ma c’è ancora da giocare e la Nati a Taranto disputerà un terzo set di qualità ed orgoglio. Strepitosa, in particolare, la partita di Simona Leone.

Michela realizza i primi punti jonici (3-3), ma la squadra ospite va in vantaggio al primo time-out tecnico (6-8). Il citato giornalista Nico Aurora riferirà a fine gara che questo è il vero istante in cui Trani va in B1 (Salerno, infatti, chiude vittoriosamente il terzo set: 2-1).
Pallonetto di Vittoria ed ace di Alessandra (8-8), poi c’è un accenno di contestazione (peraltro contenuta) di Balducci con la capitana Ricci che zittisce la compagna tappandole la bocca con le mani. Che metodi. La palleggiatrice, dunque, dispensa sorrisi ma poi governa lo spogliatoio con sistemi cruenti...

Sul 9-11 inizia una fase caratterizzata da molte imprecisioni su entrambi i fronti. Si arriva in questo modo all’11-13. Le attaccanti tranesi spediscono due palloni fuori mentre Cristiana e Simona vanno a segno. E’ un break di quattro punti che vale il sorpasso per la NAT (15-13)!
Secondo tocco di Ricci, fast di Di Corato e diagonale della Corallina (16-15).
Ultimi errori in battuta della serata: uno per parte (17-16). In totale ho calcolato 8 battute sbagliate per Taranto, 11 per Trani. Un’epidemia.

A proposito di statistiche, Taranto-Trani è una sfida decisiva anche per l’ultima piazza del trofeo Bin Laden (Trani 0 euri, Taranto 40 euri). Cosa possiamo fare per farci superare? Fateci vincere almeno una cosa!
La partita prende definitivamente la direzione di Trani: dopo 6 punti consecutivi (con la solita Balducci in evidenza), dopo due time-out di Marcello, Trani è a tre lunghezze dal traguardo (17-22).
Giusy Caterina: prima fuori (18-22), poi dentro (18-23).
Fuori l’attacco di Annese (19-23), ma Bisceglia va a segno (19-24) e regala alla propria squadra 5 palle-set, ossia 5 palle-match, ossia 5 palle-B1.

Prima, però, c’è un anomalo time-out chiamato da coach Chieppa. Sta andando tutto bene per lui; vuole soltanto qualche secondo di tempo per infilarsi la maglia con la scritta “Benvenuta B1”. Lui e le ragazze della panchina.
Alla ripresa del gioco c’è uno scambio infinito. La nostra Leonessa, il libero rossoblu, rintuzza eroicamente tutti gli attacchi ospiti mentre il pubblico tranese conta “uno-due-tre” non sapendo che porta sfiga e che così non si fa mai punto. Dopo un quarto d’ora viene servito un pallone in posto due: Doriana Bisceglia schiaccia il pallone che vale la serie B1.

In realtà, il pallone della B1 del Trani deve averlo schiacciato qualche minuto prima, al Palavestuti, Gisela Scialacomo o Nunzia Campolo (ce lo faremo raccontare), ma detto così pare brutto.
Suona meglio attribuire ad un’attaccante tranese la maternità del punto che vale un campionato. E Doriana se lo merita.

Fa piacere essere i primi a congratularsi di persona con questa squadra eccezionale. Sono le più forti, il loro gioco è un inno alla pallavolo, la promozione con due turni d’anticipo è ineccepibile. Quindi complimenti al presidente, ai tecnici, allo staff, alla signora antifumo, a tutte le giocatrici e ai tifosi che l’hanno seguita sin qui.
A me è piaciuta anche la Nati a Taranto di questa sera. Non era in condizioni perfette e non ha certamente giocato la migliore partita possibile, però l’impegno non è mancato; ci sono state fasi molto positive e spettacolari e in due set abbiamo dato filo da torcere. Usciamo dal... Palafiom di Trani a testa alta come siamo usciti a testa alta dal tensostatico di Tuglie; brave ragazze.

Tabellino: TARANTO-Trani 0-3 (20-25, 14-25, 19-25)
Nati a Taranto: Zonca 3, Corallo 8, Repice 6, Fiore 0, Benefico 5, Scaglioso NE, Tinelli 3, Mastandrea 1, Certa 2, Leone (L) – All. Presta.
Aces 3, errori in battuta 8, muri-punto 4.
Primadonna Trani: Bisceglia 9, Ricci 5, Annese 9, Di Corato 9, Monitillo NE, Balducci 14, Caterina 7, Di Bari NE, Valente NE, Isparro NE, Casalino NE, Del Rosso (L) – All. Chieppa e Filaninno.
Aces 5, errori in battuta 11, muri-punto 3.
Arbitri: Simone Chimento (CS), Carmine Brescia (CS).
Durata set: 23’, 21’, 25’ – Durata totale dell’incontro: 1.15’.

Altri risultati: Salerno-Matera 3-1, Scafati-Battipaglia 3-0, Benevento-Sala Consilina 3-1, Ostuni-Sarno 1-3, Nojaturi-Potenza 3-2, Molfetta-Tuglie 3-2, Aversa-Montescaglioso 0-3.
Classifica: Trani 78; Salerno 68; Matera 67; Scafati 51; TARANTO 50; Sarno e Potenza 47; Battipaglia e Benevento 46; Sala Consilina 41; Tuglie 39; Molfetta 33; Nojaturi 29; Montescaglioso 16; Aversa 13; Ostuni 1.

Trofeo Bin Laden (multe in euro): Matera 1.330; Ostuni 615,00; Montescaglioso 595,00; Nojaturi 580,00; Molfetta 550,00; Sarno 365,00; Benevento 235,00; Potenza 230,00; Scafati 220,00; Sala Consilina e Tuglie 150,00; Aversa 130,00; Salerno e Battipaglia 80,00; TARANTO 40,00; Trani 0,00.
Una sola ammenda: 40 euri al Sarno per il servizio asciugatura.
Amminizione a Pierfrancesco per aver tentato, con destrezza e con l’aggravante del danneggiamento, di allagare la palestra di Sala Consilina non riuscendo nell’intento in ragione del tempestivo intervento di un idraulico e dei Vigili del Fuoco.
Prossimo turno: Montescaglioso-TARANTO, domenica 3 maggio, ore 18.00, PalaWojtila, via Pirro del Balzo.
Un augurio per Simona:

Trani vince la Coppa Italia di serie B2

Non avevo intenzione di scrivere. Volevo soltanto godermi un po’ di buona pallavolo e rispondere ad un gentile invito. Quello che si è visto a Trani per la Final Four di Coppa Italia di serie B2, però, merita di essere raccontato.
La città adriatica e la vicina Corato hanno ospitato la fase conclusiva di un torneo al quale hanno partecipato, facoltativamente, le squadre di tutti i gironi d’Italia. Alla fine, le migliori quattro sono risultate le piemontesi del Matia Ornavasso (provincia del Verbano Cusio Ossola, girone A), le emiliane del Campagnola Idea Volley Crespellano (provincia di Bologna, girone E), le campane dell’Autoluna Nissan Salerno (girone G) e le padrone di casa della Primadonna Trani (girone G).
In mattinata si disputano le semifinali: Trani batte Crespellano 3-0, Ornavasso batte Salerno 3-1.
Nel pomeriggio, dunque, finale per il terzo posto tra Salerno e Crespellano; a seguire, finale per la Coppa fra Trani e Ornavasso.
Autoluna e Idea Volley sono già in campo quando arriviamo al palazzetto.

Prima di concentrarci sull’evento agonistico, notiamo che le tribune sono colme di volti noti.
A parte i CUCS e gli Afecionados, che stanno preparando una grande cornice di tifo; c’è l’allenatore del Potenza di B1, Nino Gagliardi, con cui qualcuno apre anomale trattative di mercato; c’è l’allenatore del Manfredonia, Fabio Delli Carri, costretto ad "emigrare" proprio nel girone dominato dal Crespellano; c’è Sasà, che ha fatto in tempo – beato lui - ad incrociare il cammino di Stefania Liguori durante la breve esperienza di tecnico invincibile in B1.

Soprattutto c’è lo staff al completo dell’Azzurra Molfetta. La salvezza delle baresi dipende dallo scontro diretto del 25, dipende dai propri risultati, ma dipende anche dall’esito di Tuglie-Taranto, che si giocherà questo sabato. Allora, vediamo un po’, da Tuglie mi è giunta l’offerta di una visita guidata in paese nel giorno della processione; da Molfetta l’invito ad una cena. C’è ancora una settimana di trattative; chi offre di più? Chi rilancia?
Sulla panchina del Salerno che sta lottando punto a punto contro il Crespellano, una bella sorpresa: Valentina Borrelli. E’ fuggita in mattinata dall’infermeria senza firmare la liberatoria e adesso la stanno cercando in tutta Italia.

Sebbene le finali per il terzo posto siano interpretate, di solito, come una fastidiosa ed inutile appendice, il gioco è brillante e piacevole.
Coach Castillo ha dismesso il berretto di lana per indossare un cappellino da baseball; per il resto sfrutta il solito turn-over alternando le palleggiatrici e gli opposti. In tal modo, quando entra sul parquet Norma Ruggiero, noi possiamo rivivere gli incubi del quarto set di sabato scorso mentre il pubblico di Trani ha l’opportunità di salutare una ex che qui ha lasciato un ottimo ricordo.

Particolarmente valide le prestazioni di Viviana Vincenti, Gisela Scialacomo e Arianna Formisano. Secondo il vice-allenatore di una squadra della provincia di Salerno (e sono d’accordo), Nunzia Campolo in B2 è un delitto contro l’umanità.
Prevale Salerno al meglio dei due set, ma Crespellano non ha affatto demeritato. Soprattutto la capitana Chiara dell’Olio, che purtroppo, dal posto dove mi trovo, posso immortalare soltanto nel suo lato B.

E’ l’ora della finalissima. Tutto è pronto: gli Afecionados hanno riempito il palazzetto di banner azzurri; i CUCS cantano e picchiano sul tamburo senza pause; gli spalti sono pieni di bambine con la tuta. Devono essere le tifose personali di Mina Annese, le più temibili di tutti i palazzetti d’Italia...
Ma c’è anche il bandierone giallonero dei tifosi piemontesi che non sfigura. Nel frattempo le atlete di coach Dogliero effettuano un riscaldamento sbalorditivo con palleggi al volo e colpi di tacco che Ronaldinho se li sogna.

Ho cercato di documentarmi su Ornavasso. Durante la seconda guerra mondiale ha vissuto l’esperienza delle repubbliche partigiane, diffuse in quell’area del Piemonte. E già questo me la rende simpatica.
E’ stata a lungo un’isola linguistica in cui si parlava tedesco; da oltre un secolo, però, tracce dell’idioma teutonico restano soltanto nel dialetto.
Nel suo girone ha vinto 22 volte e perso 4 (una delle sconfitte è opera delle eredi della nostra Cristiana Zonca, l’Agil Trecate).

Primadonna Trani: Rosa Ricci, Palma Monitillo (non Montillo come ho scritto per mesi), Giusy Caterina, Mina Annese, Raffaella Balducci, Rosalba Di Corato, Marianna Del Rosso. Coach: Tony Chieppa, assistito da Pino Filaninno.
Matia Ornavasso: Valentina D’Ettorre, Daniela Carturan, Silvia Scaltritti, Manuela Bergami, Lucia Cagnoni, Federica Fornara, Silvia Agostino. Coach: Enrico Dogliero.
Sin dalle prime battute si comprende che siamo al cospetto di due grande squadre; è una partita bellissima.

Coach Marcello è impressionato dall’ottima organizzazione di gioco dell’Ornavasso. A me piace molto la palleggiatrice, Valentina D'Ettorre, che sa aggiustare palloni complicati e imprime alla palla una traiettoria curva magnifica. E che precisione!
Squadra tosta, tenace. Ottimi servizi: preferibilmente palla tesa a fil di rete, ma non mancano i palloni corti e soprattutto i tiri che non si sa se siano dentro o fuori e così la ricezione consuma preziose frazioni di secondo nell’incertezza. Per la prima volta noto due atlete senza ginocchiere in una partita di volley femminile.
Non è frequente vedere il Trani inseguire, eppure Ornavasso si porta sull’8-12 e amministra il vantaggio sino alla fine (23-25).

Nel secondo set vengono fuori la classe e la potenza del Trani, ma le quasi-compaesane di Cristiana Zonca continuano a giocare estremamente bene.
C’è un impatto tra Palma Monitillo e Lucia Cagnoni. Le due atlete escono dal campo e lo speaker propone un applauso d’incoraggiamento per Palma. Non ho capito: allora ‘a Cagnòn’ pot’ murè...?!
No, semplicemente ci si è resi conto che la fortissima laterale piemontese deambula da sola e sta per rientrare sul parquet; l’infortunio alla Monitillo è un po’ più serio e infatti per lei la partita è finita.

Entra Doriana Bisceglia, che giocherà un incontro eccezionale. Pari alla sua bellezza.
Ma tutta la squadra tranese è bellissima. Rosa Ricci è la fuoriclasse che conosciamo, Rosalba Di Corato esegue fast che mi lasciano allibito per la loro perfezione, Giusy Caterina è la solita schiacciatrice implacabile mentre Marianna Del Rosso salva palloni preziosi nelle retrovie. Mina gioca discretamente, il che vuol dire che è al di sotto delle sue grandi potenzialità, ma mi pare che sia reduce da un infortunio e questo spiega tutto. 25-21.

Non ho parlato di Raffaella Balducci perché il terzo set è Raffaella Balducci.
Punto.
Cosa non ha fatto la centrale tranese in questo parziale... Nulla. Nel senso che ha fatto (quasi) tutto lei. Che classe. Che grinta.
Vogliamo trovare un difetto al Trani? Eccolo: la colorazione grigia della maglia all’altezza delle ascelle; sembra un alone di sudore.
La Primadonna vince il terzo set con 11 punti di vantaggio e Ricci junior può felicemente strombazzare.

Se penso che fra due settimane queste verranno al Palafiom... Non solo: è molto probabile che venga al Palafiom una buona metà della tifoseria presente questa sera perché la matematica ed i pronostici dicono che forse...
Bah. Torniamo alla partita. La Matia Ornavasso ha saputo incassare la mazzata del terzo parziale e adesso riprende a macinare punti.
Visto che l’incontro è tornato ad essere infuocato (agonisticamente), il figlio di Rosa pensa bene di accantonare la trombetta e di maneggiare una rivoltella giocattolo. Quando il gioco si fa duro...
Ma la madre e le sue compagne risolvono la questione sul filo di lana, conquistando i due scambi successivi al 23-23.

Esplode di gioia il PalaAssi.
Le giocatrici locali si precipitano ad abbracciare Palma Monitillo in panchina. La travolgono.
Se c’erano buone opportunità di ripresa dalla distorsione alla caviglia, il secondo bollettino medico diffuso dalla società riferisce di sintomi da soffocamento.

Trani è ufficialmente la squadra di B2 più forte d’Italia e il fatto che due compagini del nostro girone finiscano il torneo al primo e al terzo posto regala lustro a tutto il raggruppamento meridionale.
Fra l’altro noi in Coppa Italia siamo stati eliminati proprio dal Trani. Questo vuol dire che in teoria potremmo essere la seconda migliore squadra d’Italia... E’ giusto? Non è così che funziona il ragionamento logico?
Vabbè, andiamo avanti. Mai come in questo caso, i discorsi conclusivi non sono retorica: è stata davvero una grande giornata di sport ed Ornavasso riceve il meritato tributo del pubblico locale.

Quattro squadre che hanno onorato il volley.
Ora c’è la premiazione delle singole giocatrici. Dubbio: hanno premiato solo atlete del Trani e dell’Ornavasso perché sono effettivamente state le migliori oppure perché quelle del Salerno e del Crespellano sono già andate via e quindi parrebbe brutto assegnare coppe alle assenti?
Comunque sia (ma io mi sento di condividere al 100% le decisioni della giuria), questi sono i responsi:
miglior libero Silvia Agostino

miglior attaccante Giusy Caterina

miglior centrale Raffaella Balducci

miglior palleggiatrice Valentina D’Ettorre

miglior giocatrice Rosa Ricci

Un accordo di cartello nel girone G? Interviene l'Antitrust

Il mese scorso la pasta; oggi la pallavolo.
Prosegue frenetica l’attività dell’Autorità Antitrust, che poche settimane fa aveva multato per oltre 12 milioni di euro le principali case produttrici di pasta. L’accusa è quella di aver stretto un accordo per aumentare i prezzi. E’ contro le regole del mercato ed è soprattutto un atto contro i consumatori, quanto più deprecabile se tocca un prodotto alimentare diffuso come la pasta.
Queste le principali multe in euro:
|
Barilla |
5.729.630 |
|
De Cecco |
1.398.804 |
|
Divella |
1.260.972 |
|
Colussi |
748.002 |
|
Rummo |
476.591 |
|
Garofalo |
474.401 |
|
Amato |
364.824 |
Ma sono 28, in totale, i marchi sanzionati (Berruto, Cellino, Chirico, De Matteis, Delverde, Di Martino, Fabianelli, Ferrara, Granoro, La Molisana, Liguori, Mennucci, Nestlé, Riscossa, Russo, Tamma, Tandoi, Valdigrano, Zara, oltre a Unipi, Unionalimentari e le aziende in tabella).
A proposito della pasta Divella e di Vincenzo Divella, i cittadini della provincia di Bari possono sentirsi rappresentati e tutelati dall’amministratore delegato di un’azienda che aggira il mercato e specula a danno dei consumatori?
Qualcuno ipotizza azioni risarcitorie contro chi ha artificialmente innalzato i prezzi al dettaglio del 36% e oltre.
Ma adesso l’Antitrust ha scoperto un altro accordo di cartello clamoroso: le società Primadonna Trani, Autoluna Salerno e Time Volley Matera avrebbero concordato di aumentare in modo sistematico il proprio punteggio in classifica a discapito della concorrenza e delle regole di mercato. Sono già cinque turni consecutivi che tutte e tre le squadre continuano a vincere. Qualcosa non quadra.
E difatti l’Antitrust è intervenuta: “I punti in classifica sono stati innalzati in maniera spropositata e sistematica grazie ad un’intesa restrittiva della concorrenza finalizzata al raggiungimento della B1 e dei play-off”.
E puntuali sono scattate le sanzioni: 20 punti di penalità a ciascuna società.

Vibranti le proteste delle tre società: “E’ folle chi si è rivolto all’Antitrust per segnalare rendimenti sportivi ed ancora più folle è l’Antitrust che gli ha dato retta... Cosa c’entrano le vittorie nella pallavolo con le regole del mercato e della concorrenza? Noi saremmo passibili di sanzioni se decidessimo di perdere le partite e non di vincerle. E’ assurdo! Protesteremo con la Corte Europea di Giustizia.”
Per effetto delle penalità, intanto, la classifica del Girone G è radicalmente mutata: Scafati 47; TARANTO, Trani e Benevento 43; Salerno e Potenza 37; Matera e Sarno 35; Battipaglia e Sala Consilina 34; Tuglie 30; Nojaturi 27; Molfetta 25; Aversa 13; Montescaglioso 8; Ostuni 1.





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