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Quasi ci siamo

di skanderbeg69 (08/01/2009 - 13:00)

Ancora una volta è stata rapinata una gioielleria a Taranto, ancora una volta quella sbagliata. Però la mira si sta affinando dato che l’esercizio si trova a pochi metri dall’Impero del Male.

Deprecando il furto compiuto in via De Cesare, si auspica che il 2009 sia finalmente l’anno buono per l’atto unilaterale di redistribuzione proletaria del dissesto.

 

NOTE:

L’immagine è tratta da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ediz. di Taranto, 7 gen ’09, pag. 6.

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Italian Sud Est

di skanderbeg69 (07/12/2008 - 12:18)

Italian Sud Est è il titolo di un film-documentario centrato sulle mitiche linee ferroviarie pugliesi.

Chi ha fatto il boy-scout, in particolare, ma chiunque abbia viaggiato in modo “spartano” lungo la Puglia meridionale sa che i trenini delle Ferrovie Sud Est non sono un semplice mezzo di locomozione. I trenini della Sud Est sono uno stile di vita, sono l’emblema dello slow travel, sono un fine più che un mezzo, sono una fabbrica di emozioni e di sensazioni.

La scrittrice Giovanna Bandini ha scritto che i due vagoni di quel vettore sono “un treno che chi non ha preso non può credere che esista”. [1]

I treni della Sud Est arrivano dove le Ferrovie dello Stato (poi divenute Trenitalia perché Ferrovie dello Stato sa troppo di veterostatalismo; quando, però, bisogna salvare il culo a manager bancari inetti, allora lo Stato è utile) non possono arrivare. I treni della Sud Est hanno suoni e tempi particolari. Magari i tempi più dilatati non faranno la felicità dei pendolari, ma introducono i viaggiatori per diletto in una dimensione di viaggio diversa e più rilassata.

      Soltanto in quel magnifico mosaico di genti e di colori che è la Vojvodina, tra la città serba di Subotica e quella ungherese di Szeged, mi capitò di prendere un trenino simile, più malmesso ma altrettanto suggestivo. Procedeva a passo d’uomo, accoglieva contadini e contrabbandieri di sigarette e tutti sorridevano quando il treno si fermava qualche minuto per un guasto in piena campagna.

Capitava più d’una volta.

I serbi lo chiamano affettuosamente treno delle galline”, per rimarcare il suo carattere bucolico. Anche il biglietto, uno spesso cartoncino marrone, era abbastanza arcaico.

Delle Ferrovie Sud Est ricordo, invece, un controllore che, terminata la verifica dei biglietti al gruppo scout di cui facevo parte, prese una delle nostre chitarre e cantò con noi fino alla fermata successiva.

Ricordo l’efficiente servizio navetta tra Lecce e Melpignano in occasione della notte della Taranta. Caldo e umidità infernali nei vagoni, ma già un’atmosfera che introduceva all’evento.

      Ricordo la discesa da Taranto a Martina Franca, che una rivista di viaggi, Meridiani se non erro, indicò quale esperienza turistica consigliata. Attenzione: non un generico percorso tra Martina Franca e Taranto, ma proprio lo specifico viaggio nel trenino Sud Est, in virtù dei panorami naturali che era in grado di offrire: prima le colline dei trulli e poi, all’improvviso, il Mar Piccolo di Taranto. Ecco perché dico che quei trenini sono un fine oltre che un mezzo.

Le squadre di pallavolo pugliesi usano automobili o pulmini privati, ma da spettatore mi è capitato più di una volta di vedermi la strada sbarrata dal passaggio a livello che consentiva il passaggio del trenino arancione o azzurro (sulla strada per Oria, se ben ricordo, e nei pressi di Nardò).

Qualche mese fa ho letto che sulla tratta Bari-Noicattaro è comparso un nuovo modello di vagone chiamato “Nicolaus” (tecnicamente ATR-200, di fabbricazione polacca).

Il motore è sempre diesel, ma la marcia è più fluida e senza strappi. Ci sono i ganci per le biciclette ed i bagni per i disabili (e questo è buono); poi ci sono poltrone morbide e l’aria condizionata. Entro il luglio del 2009 arriveranno altri 23 esemplari acquistati dalle Ferrovie Sud Est e l’obiettivo è di sostituire gradualmente le vecchie vetture, in particolare sulla linea Bari-Taranto. [2]

E’ il progresso. Se non ci fosse, saremmo ancora fermi all’età della pietra, ai vestiti fatti di pelle di animali e ai capi-tribù che non conoscono la separazione tra il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiz... Ehm... Vabbè, lasciamo perdere.

E’ il progresso, quindi. Che bellezza.

Però sono sicuro che quando salirò su uno di ‘sti Nicolaus, la mente tornerà indietro nel tempo, il cuore sussulterà come i vecchi locomotori Breda anni Sessanta e i minuti recuperati grazie alle nuove tecnologie li spenderò in stazione fermandomi a guardare indietro i binari su cui i vecchi trenini Sud Est procedevano lentamente tra ricordi indelebili.

 

NOTE:

(1) BANDINI, G., Incantatori, in AA.VV., Mordi e fuggi. 16 racconti per evadere dalla Taranta, Manni, San Cesario di Lecce, 2007, pag. 117.

(2) Cfr. SCAGLIARINI, M., Sulle Sud-Est c’è Nicolaus, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 16 luglio 2008, pag. 10.

Le foto in alto è tratta da www.fseonline.it.

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Alta marea

di skanderbeg69 (28/11/2008 - 08:53)

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La città di Chernobyl è pronta ad accogliere i bambini di Taranto

di skanderbeg69 (13/11/2008 - 13:36)

E’ indubbiamente ammirevole l’iniziativa promossa dal sindaco di Chernobyl, Konstantin Myronenko. La città ucraina è pronta ad ospitare per l’imminente inverno circa 200 bambini di Taranto grazie ad un progetto di accoglienza al quale hanno aderito altrettante famiglie.

Il sindaco ha spiegato che la città di Chernobyl non vuole restare indifferente di fronte al disagio della popolazione di Taranto, una delle aree più inquinate del mondo.

Su Taranto grava il 92% della diossina italiana (il triplo di Seveso), il 49% del Mercurio, il 95% di Ipa, il 32% di Benzene, il 67% del Piombo, il 13% dell’Arsenico. Tutte sostanze cancerogene.

Lo segnala anche il Corriere della Sera del 21 ottobre scorso, che riprende con un po’ di ritardo dati ben noti alle associazioni ambientaliste locali.

I punti più esposti all’inquinamento sono il quartiere Tamburi e lo spogliatoio della Nati a Taranto, dove si registra una concentrazione di fumi impressionante. Ma non di odori. Anche al termine delle partite e degli allenamenti, le ragazze profumano come rose, checché ne dicano alcune malelingue.

Un ragazzo tarantino di 13 anni ha contratto una malattia, un tipo di cancro, che si riscontra soltanto in fumatori adulti ed incalliti. Questo piccino non si è ammalato per caso; è stato avvelenato dalle fabbriche cittadine.

E’ successo un casino per le mozzarelle di bufala campane l’anno scorso; qua c’è una situazione drammatica e ben peggiore con tumori in aumento, capi di bestiame abbattuti e modificazioni genetiche nelle persone e nessuno batte ciglio. Quasi nessuno: per fortuna ci sono alcune associazioni ambientaliste come Legambiente e soprattutto Peacelink.

Un po’ inerme la politica. Chissà. Sarei curioso di leggere i bilanci dei partiti, in particolare la voce relativa ai finanziamenti volontari degli imprenditori. Soprattutto di certi imprenditori.

Comunque, questa non è l’ora delle polemiche, ma è l’ora della solidarietà.

     L’iniziativa di accoglienza dei 200 bambini di Taranto è ben sostenuta dalle autorità ucraine, in stretto contatto con quelle pugliesi. L’oncologo Vassily Karkov collabora con l’associazione Un ponte per Taranto e spiega al nostro blog:

“I bambini tarantini vivono in una zona fortemente contaminata; sottrarli, sia pure per tre mesi, ad un ambiente dannoso per la loro salute può contribuire a migliorarne le condizioni ed anche l’umore.

Noi crediamo che l’aria di Chernobyl, il sole dell’inverno ucraino ed una alimentazione più sana, centrata sulla frutta e sulla verdura coltivate nelle nostre campagne, possano migliorare le difese immunitarie di questi bambini riducendo i rischi di contrarre malattie derivanti dall’inquinamento.

Il nostro presidente Viktor Yushenko non ha proprio un’immagine rassicurante per chi teme gli effetti della diossina, ma pazienza. [1]

Oltre alle cure mediche e all’alimentazione più sana, vogliamo circondare questi fanciulli anche di affetto; per questo le nostre famiglie ospitanti saranno affiancate da un’equipe di psicologi e di assistenti sociali altamente qualificati”.

Conclude il sindaco di Chernobyl:

“L’accoglienza temporanea dei bambini di Taranto è utile, ma da sola non basta. Oltre alla sfortuna della contaminazione, sappiamo che questi bambini devono confrontarsi con istituzioni ancora molto arretrate. In Italia le politiche ambientali sono lacunose, in ritardo rispetto a Paesi più sviluppati. L’avidità criminale di imprenditori senza scrupoli non conosce limiti e subordina la salute al profitto; l’ignavia o la malafede dei politici fa il resto.

D’altra parte, il vostro ministro per l’Ambiente di sinistra, Alfonso Pecoraro Scanio, è indagato per associazione per delinquere e corruzione in relazione ad alcuni imprenditori che si occupavano di smaltimento dei rifiuti. E la Sinistra Arcobaleno ha avuto la sfacciataggine di imporlo come capolista in Puglia (in Campania era impresentabile nel periodo della monnezza)... Per fortuna gli elettori di sinistra sono meno coglioni di chi seleziona i candidati e quel personaggio è rimasto con un pugno di mosche.

Il vostro ministro per l’Ambiente di destra è Stefania Prestigiacomo, che recentemente ha sostituito i tecnici della commissione incaricata di decidere sulla concessione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) all’ILVA con tecnici di propria fiducia, che dunque risponderanno al governo e non alla coscienza. Azzerato senza (apparente) motivo il lavoro di mesi; il nuovo referente per la concessione dell’AIA è l’ingegner Bonaventura Lamacchia, un pluripregiudicato (false fatturazioni, ricettazione, falso in bilancio, falso ideologico, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, tentata estorsione). Questa è la gente che starebbe facendo del bene al vostro Paese e cercherebbe di cambiarlo in meglio...

Nel frattempo Emilio Riva è entrato nella CAI, la cordata di sciacalli dell’Alitalia carichi di precedenti penali e di conflitti d’interessi. Ma la sostituzione dei tecnici della commissione è solo una coincidenza...

Invece di chiudere le fabbriche nocive, i vostri politici ostacolano le commissioni scientifiche oppure mantengono i limiti di legge per le sostanze inquinanti a livelli graditi agli avvelenatori. Incredibile. Siete proprio nel terzo mondo...

Ma qui si ferma il nostro compito. Noi, da Chernobyl, possiamo soltanto regalare un sorriso ai bambini tarantini mettendo loro a disposizione una terra meno inquinata e l’aria salubre del nostro cielo”.

 

NOTE:

Il volto di Viktor Yushenko è sfigurato da cloracne a seguito di un presunto tentativo di avvelenamento alla diossina.

Le foto di Chernobyl sono tratte da http://uk.wikipedia.org.

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Sciopero dei vigili urbani a Taranto. Ma non se ne accorge nessuno...

di skanderbeg69 (26/09/2008 - 17:33)

Confermato e attuato lo sciopero dei vigili urbani di Taranto.

Il 26 settembre, senza i rigorosi controlli della polizia municipale, in città è stato il caos: motociclisti senza casco con intere famiglie sul sedile, corsie riservate agli autobus continuamente violate da auto private, parcheggi per i disabili occupati, cacate dei cani impunemente sui marciapiedi, auto parcheggiate in doppia e tripla fila, autisti con cellulari attaccati alle orecchie ed un uso delle segnalazioni acustiche che sembrava di stare al concerto del primo maggio.

Insomma, tutto come sempre.

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Il ponte misterioso

di skanderbeg69 (11/08/2008 - 14:34)

La Polizia Municipale di Taranto ha deciso di installare in città dei pannelli con indicazioni utili per gli automobilisti.

Per compassione verso i vigili urbani evito in questa sede di esprimere un giudizio generale sul loro operato, così zelante quando si tratta di multare auto in divieto di sosta (a condizione che il proprietario sia a debita distanza) e così indifferenti quando intere famiglie da quattro persone (tutte rigorosamente senza casco) transitano su un motorino sotto i loro occhi. Lasciamo perdere e torniamo ai pannelli.

In effetti, il centro di Taranto ha una forma strana, a imbuto, con una strozzatura all’altezza del ponte girevole che unisce città nuova e città vecchia; quando il traffico è intenso o il ponte è aperto, è opportuno saperlo in anticipo e prendere la direzione del ponte Punta Penna, bypassando l’ingorgo.

Ho avuto, tuttavia, un moto di orrore quando ho letto sul pannello: “Rallentamenti sul ponte S.Egidio per lavori”.

Io, che pure sono di Taranto, mi sono chiesto: quale cacchio è il ponte Sant’Egidio?! Esiste a Taranto un ponte che si chiama Sant’Egidio...?

E ho dovuto riflettere a lungo prima di ipotizzare che il ponte “S.Egidio” potesse essere quello che unisce Tamburi e Città Vecchia. E, come me, credo che il 99,9% dei cittadini di Taranto siano soliti indicare quel ponte con il nome di “ponte di pietra”.

Alzi la mano, inoltre, chi è solito definire ponte “San Francesco di Paola” quello che universalmente è noto come “ponte girevole”.

E chi sa dove si trova il ponte “Aldo Moro”?

Tra i due seni Mar Piccolo; ma tutti lo chiamiamo “ponte Punta Penna”.

Se i pannelli servono ad inviare messaggi comprensibili ai cittadini, dovrebbero usare le terminologie conosciute ed usate dai cittadini stessi. Se, invece, si vuole dare sfoggio di burocratese e di un linguaggio noto soltanto alla casta dei tecnici e degli addetti ai lavori (come spesso avviene in Italia), allora va benissimo parlare di ponte Sant’Egidio.

Così come – a questo punto - gli altoparlanti delle stazioni fanno bene a dire che i vagoni di prima classe sono “ubicati” al centro del treno.

Ubicati...

Sia chiaro, però, che in questi casi si tratta di servizi non rivolti ai cittadini ma all’esaltazione della propria saccenza e di una lingua formale ed irritante, come opportunamente rileva il giornalista Beppe Severgnini:

 

“In privato, parliamo rapido e ci capiamo in fretta. In pubblico pensiamo ricamato, e ci esprimiamo per arabeschi. Parlare difficile, per molti, è un motivo d’orgoglio: indica una casta, una competenza, lunghi studi. Non importa se chi ascolta o chi legge non capisce”. (1)

 

Tornando ai pannelli della Polizia Municipale di Taranto, una buona soluzione sarebbe quella di usare entrambe le denominazioni: quella ufficiale e burocratica (ponte S.Egidio) e quella gradita e utile al 99,9% degli automobilisti, magari fra parentesi (ponte di pietra).

Ma l’applicazione di soluzioni pratiche e di buon senso nella pubblica amministrazione è un’operazione tutt’altro che semplice.

 

NOTE:

(1) SEVERGNINI, B., La testa degli italiani, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 213.

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Morti a Taranto

di skanderbeg69 (02/07/2008 - 00:05)

Forse mi sto concendendo qualche digressione di troppo rispetto alla protagonista di questo blog, la Palafiom. Ma la squadra, la pallavolo, lo sport non sono avulsi dal contesto di riferimento, dal nostro territorio, che pure amiamo pur non ignorandone i difetti e i problemi.

Tanto più che adesso ci chiamiamo Nati a Taranto.

Purtroppo a Taranto c’è anche troppa gente che muore e che non dovrebbe morire. Non in quel modo. Non sul lavoro. Il lavoro dovrebbe essere uno strumento di realizzazione personale, una conquista, magari un’occasione di gratificazione. Purtroppo all’ILVA di Taranto il lavoro diventa troppo spesso una tragedia.

Quella che vedete è una vignetta che ho disegnato qualche anno fa. Ogni tanto (raramente) mi dilettavo a disegnare su altri argomenti e ancora più raramente trovavo spazio su qualche giornale. Questa, però, non me l’hanno pubblicata. Dal punto di vista grafico non è un granché, me ne rendo conto, ma spero che sia almeno meglio delle opere di Walter Scotti, delle opere di prosa soprattutto.

Dal 1993 a ieri i morti all’ILVA avevano raggiunto quota 36. Oggi sono 37 e d’ora in poi porterò il conto aggiornandolo di volta in volta e riproponendo ogni volta la stessa vignetta.

Spero di interromperlo, ma finché le condizioni di sicurezza restano quelle che sono e finché i responsabili non pagheranno, temo che sarà difficile. Qualcuno che a Riva l’ha fatta pagare, facendolo condannare a 18 mesi in via definitiva, c’è ed è qui con noi. Se dopo le condanne, se dopo eventuali ed ulteriori condanne, ci sarà anche il ravvedimento, allora, finalmente, non vedremo più questa brutta vignetta.

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