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Dopo gli Eurostar, la Puglia perde anche le gemelle Liguori

di skanderbeg69 (04/10/2008 - 14:14)

Ogni volta che esce un nuovo orario ferroviario, in Puglia gli attacchi di panico aumentano vertiginosamente. Fatti i dovuti scongiuri, prendiamo il libretto e controlliamo quanti treni sono stati cancellati dalle nostre tratte. Quest’anno è toccato all’Eurostar Milano-Taranto, dequalificato in Intercity. Quella dei nomi (Eurostar che in realtà sono Intercity, Intercity che sono gli ex-Espressi, Espressi che sono diligenze da far-west, ecc.) è un’altra presa per il culo su cui non è il caso di soffermarsi: i prezzi sono conformi al nome; la natura del treno non è molto conforme al nome.

Ma la Puglia ha subìto quest’anno un altro scippo, molto più grave, più di tutti gli Eurostar d’Italia, più dell’esclusione dell’aeroporto di Bari dallo... starting six della cordata degli sciacalli.

La Puglia ha perso le gemelle Liguori.

Roberta è andata a Sabaudia, nel Lazio; Stefania è andata a Spezzano, in Calabria. In realtà potrebbe anche essere avvenuto il contrario, ma sfido le società a verificarlo...

      Fatto sta che le splendide gemelle non sono più in questa altrettanto (ma adesso un po’ meno) splendida regione.

Non potendo rivederle nell’immediato futuro, posso solo ricordare il passato con una letterina. Sarebbe già la seconda quest’anno; la prima non ha avuto un grande riscontro... Se scopro che a Sabaudia Roberta gioca da... bah...

 

Care gemelle,

ricordo come fosse ieri la prima volta che vi ho viste. Fu all’Alfieri per i play-off di serie C, quando, in una serata infrasettimanale (era il 17 maggio), le tenebre furono illuminate dalla luce della vostra bellezza. Devo dire che ad illuminare quella serata fu anche il gioco meraviglioso della Palafiom, che ribaltò con un esaltante 3-0 l’1-3 dell’andata. Diciamo che c’erano molte stelle ad illuminare la serata. Peraltro anche voi eravate in buona compagnia: c’era Virginia, c’era Doriana. Una squadra che resta una leggenda.

All’epoca non sapevo distinguervi; notai soltanto che una giocava con le calze bianche e l’altra con le calze rosa, intonate alla maglia dell’epoca. Ricordo anche un’occhiataccia glaciale che una di voi mi rivolse quando strombazzai per festeggiare un punto della Palafiom.

Taranto e Manfredonia vinsero i successivi campionati di serie C e il doppio confronto della Coppa d’Oro rappresentò la felice occasione per rivedervi. Quello che per le atlete era un seccante rinvio delle vacanze per me era un’opportunità attesa da 11 mesi, 359 giorni e 21 ore. Ricordo che con vostro padre veniste a prenderci al casello autostradale anche se all’epoca la macchina di Marcello aveva i freni guasti e fu costretta a fare il giro del Gargano prima di riuscire a fermarsi. Nonostante il clima pre-vacanziero, fu una bella partita. Manfredonia vinse i primi due set proprio grazie ai vostri frequenti e precisi attacchi, ma Silvia Buso e compagne dettero vita a una coraggiosa rimonta e si aggiudicarono il match per 3-2.

Al ritorno al Palafiom, purtroppo, foste voi a ribaltare il risultato, vincendo 3-1 e aggiudicandovi la Coppa. Anche in questa occasione riusciste a esprimere tutto il vostro talento sul parquet e manifestaste anche una grande simpatia consentendomi una foto che ho appeso alla parete e che contemplo in meditazione mistica tre volte al giorno.

L’anno scorso ci fu il doppio confronto in B2. All’andata giocò soltanto Stefania perché sulla caviglia di Roberta, la settimana prima, era precipitata una giocatrice avversaria. Fu l’occasione per esibire un’altra calza creativa.

Al ritorno giocaste entrambe. Coach Marcello commise l’errore di affidarmi la videocamera e non ci vuole molta fantasia per intuire quale uso abbia fatto di questo strumento nei time-out e negli intervalli. Per vendetta, l’allenatore non ha voluto farmi una copia di quella cassetta, alla quale pure avrei avuto diritto in qualità di regista. Disse soltanto: “E adesso come faccio a spedirla ai colleghi che me l’hanno chiesta?!” Aggiungendo epiteti rivolti alla mia persona che qui non è il caso di specificare.

Per effettuare le riprese, mi collocai in una posizione decentrata, affianco al distributore delle bevande e dei farmaci contro le aritmie cardiache (necessari per vedere le vostre partite al PalaDante), ma ogni volta che Roberta rincorreva la palla in quella direzione avevo l’opportunità di ascoltare le sue soavi e delicate esclamazioni. Anche a questo proposito, non ricordo le parole precise.

Finita la partita, devo dire che la simpatia e la gentilezza non furono intaccate dal risultato. Che ragazze meravigliose: tanto forti e combattive in campo quanto simpatiche e amabili fuori.

Resterà quella la vostra ultima partita in Puglia?

      Roberta, sei destinata ad oscurare il mito di Andrea Giani, che iniziò la propria carriera pallavolistica proprio a Sabaudia, forse nella stessa palestra che adesso ospiterà le tue avvenenti membra.

Stefania, vivrai un’esperienza culturale significativa in uno dei principali centri arbëreshë d’Italia. Ma per quello non c’era bisogno di finire in Calabria; bastava che venissi a San Marzano, in provincia di Taranto.

Per la Puglia è un dramma. L’associazione degli albergatori ha già segnalato un calo del flusso turistico del 35% ed ha chiesto la proclamazione dello stato di calamità naturale.

Pure per me è un dramma. Chiederò a vostro padre di allestire un “tempietto liguoriano” in Regione, con le vostre gigantografie ed una sala conferenze dove periodicamente lui, io e i vostri sostenitori pugliesi potremmo riunirci in adorazione sotto le vostre immagini e restare in attesa di una vostra video-chiamata.

La lontananza da casa, già sperimentata qualche anno fa, e adesso anche la separazione rappresentano una piccola sfida all’interno della sfida più grande di sperimentare voi stesse come giocatrici in un contesto diverso da quello in cui siete cresciute. L’auspicio è che questa sfida sia vinta. Ma non mi riferisco soltanto ai risultati, che pure sono importanti.

Mi riferisco all’esperienza del trasferimento, del viaggio. “Ci sono viaggi – scrive un certo Andrea Bocconi – in cui conta più l’andare in sé della destinazione” e il viaggio è sempre “un momento per cercare un io più vero, più profondo”. [1]

Comunque vada, sarà un successo. Ve lo auguro.

 

NOTE:

(1) BOCCONI, A., Viaggiare e non partire, Guanda, Parma, 2002, pagg. 7 e 82.

La foto di Roberta è di Luca; quelle di Sabaudia e di Spezzano Albanese sono tratte da http://it.wikipedia.org.

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