Ciao sono skanderbeg69
Vedi il mio profilo


Ottobre 2006

DLMM GVS
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Tag magnagrecia
Pagine:

Palafiom Taranto-Putignano 3-0

di skanderbeg69 (22/10/2006 - 11:04)

 

Sabato 21ottobre 2006 – Ore 17.00.

Marcello Presta è scaramantico. Dalla partita di domenica scorsa giungono due indicazioni chiare da questo punto di vista: bisogna sbagliare il primo servizio e deve entrare Silvia-chiudi-partita quando si gioca il match-point.

Anni fa, quando ero abbonato alla Magna Grecia, avevo studiato in modo scientifico la questione e ancora oggi, da bravo grafomane che conserva tutto, mi ritrovo gli appunti dell’epoca.

 

Elementi che portano bene sempre e comunque (alla Magna Grecia):

- Indossare la maglietta regalata agli abbonati;

- Fabiana Megan seduta vicino;

- Boban Kova? in campo (beh, questo era abbastanza scontato...);

- Paolo Leone, possibilmente con la divisa della Protezione Civile.

 

Elementi che solitamente portano bene:

- Fare le corna all’avversario in battuta;

- Arrivare in ritardo e parcheggiare lontano;

- Gli ex nelle squadre avversarie (Martinelli, Lassandro, ecc.);

- Carmine colpito da una pallonata durante il riscaldamento.

 

Elementi che solitamente portano sfiga:

- Vincenzo Di Pinto con la giacca marrone;

- Quando fuori piove;

- L’ex sindaco di Palagiano in tribuna (quello che da solo occupava cinque posti);

- Il delfino mascotte.

 

Elementi che portano indiscutibilmente sfiga:

- Gridare “Uno... due... tre...” durante la fase d’attacco;

- La diretta televisiva.

 

Per restare in tema, oggi scoprirò se andare a vedere le partite con la febbre porta bene o porta sfiga. Certo che, se c’è Urago, potrei farmi scrivere un certificato medico da spedire in ufficio lunedì. Farei un figurone: un certificato di malattia firmato dal direttore generale dell’ASL in persona...!

E rieccoci, dopo cinque mesi, nella palestra dell’ “Alfieri”. Schifo, fa sempre schifo; però devo riconoscere che un pizzico di commozione riesce a suscitarlo. Come non ricordare l’esaltante batteria di play-off dello scorso anno?

Dopo la partita di Lecce c’è stato uno strano traffico di magliette tra Desiree, Rossella e Michela. Desiree l’aveva prestata a Rossella prima della partita, Michela la pretendeva come trofeo (non le bastava la propria?), Desiree stava per mettersi a piangere a causa di questo sopruso e il coach ha dovuto dirimere la questione.

Quando si dice “attaccamento alla maglia”...

A proposito, chi è Desirée? Con quante “e” si scrive? Occorre l’accento sulla penultima “e”? L’accento dev’essere grave o acuto?

Beh, è troppo complicato; io la chiamerò Pinuccia. Anzi, Truciola, l’equivalente femminile di Enzo Avallone così come fu ribattezzato da Beppe Grillo. Truciolina.

Durante il riscaldamento Michela, sempre più discola, procura un ematoma ad un’avversaria.

In onore del Putignano, sede di un celebre carnevale, Sonia ha riempito i propri capelli di coriandoli colorati. Sembra la sorella di Bob Marley.

L’inizio dell’incontro è faticoso; forse le avversarie sono state sottovalutate.

Le nostre centrali giocano bene ma sono meno brillanti di domenica scorsa ed anche Alessandra è spesso bloccata dalla necessità di correggere ricezioni difettose. Si procede appaiati sino al 15 pari. Poi la Palafiom ha un guizzo e si porta sul 20-15. Sembra fatta, ma il Putignano rimonta. Un errore di Sonia ci porta sulla soglia del pareggio, ma poi lo stesso opposto rimedia con una bella schiacciata e il set è nostro.

Arriva il presidente in compagnia del responsabile del 118. “Caspita – penseranno a Putignano –, che apparato sanitario per una partita di serie C! Se tanto mi dà tanto, agli incontri di serie A1 che cosa c’è? Spostano tutto l’ospedale e lo piazzano vicino al palazzetto?”

Dal canto suo la squadra barese è tecnologicamente evoluta. Con un portatile annotano in tempo reale gli scout delle giocatrici. Credo che i dati su cui dovrà maggiormente riflettere l’allenatore siano gli 11 errori in battuta (a fronte di un solo ace) e le doppie. La Palafiom in battuta vanta 4 aces (compreso uno “sporco”) ma ha commesso 10 errori. Rossella, in particolare, non conosce mezze misure quando serve: 2 aces sono suoi, ma anche 4 errori.

Anche il secondo set inizia male e – sul piano della scaramanzia – la presenza di Barbara Gambillara risulta sospetta, ma poi il risultato finale premia la giovane funzionaria dell’Amministrazione Provinciale. Un arbitro estremamente fiscale non perdona la minima impurità nei tocchi delle putignanesi. Il turno in battuta di Alessandra è sempre provvidenziale e l’ennesimo errore avversario bilancia la serata storta del Bisonte (ben lontana dai 25 punti promessi perché abbandonassi il soprannome).

Nel terzo set la musica non cambia: continuiamo a farci del male. Errori in difesa e in attacco; coach Presta è alquanto nervoso. Ha ragione. Solo non capisco una sgridata a Clara nel secondo set dopo che la capitana si era fatta il mazzo per salvare un pallone.

Si scalda tutta la panchina, compresa Ivana (e questa è la più bella novità della serata).

L’unica svolta positiva nella prima parte del terzo parziale ha un protagonista inedito: il ragazzo addetto al segnapunti. Si sposta alla sinistra del cartello consentendo ai tifosi di leggere l’evoluzione del risultato. Anche questa volta è a partire dal 15 pari che le tarantine compiono lo scatto decisivo. Michela sale in cattedra e mette a terra i punti decisivi.

Fra l’altro mi chiedo cosa faccia Michela nella vita (la maestra d’asilo? La baby-sitter?) visto che i bambini che mi chiedono di suonare la trombetta sono tutti tifosi personali della nostra schiacciatrice e non è la prima volta che all’”Alfieri” mi capita di sentire incitamenti alla numero sette da parte di bambini piccoli.

Quelli di stasera giocano per tutto il tempo col Game Boy, fregandosene altamente della partita. Poi, attratti dalla trombetta, mi indicano Michela e mi chiedono di suonare.

“Quando fanno punto le giocatrici vestite di blù, vi faccio suonare, bambini”.

“No, deve fare punto Michela!”

Manco a farlo apposta è il nostro martello, come spesso succedeva già l’anno scorso, a togliere le castagne dal fuoco: 25-18 nel terzo set; 3-0 il risultato finale.

Però ho l’impressione che sul piano del gioco sia stato un passo indietro rispetto alla bella prestazione di Lecce. La Palafiom trasmette una sensazione di superiorità in base alla quale si percepisce che finirà comunque col vincere le partite. Ma stasera questa percezione (percezione per i tifosi; forse è consapevolezza per le giocatrici) non sarebbe bastata senza l’impressionante serie di doppie fischiate alle putignanesi. E rischia di non bastare sabato prossimo a San Pietro Vernotico, dove affronteremo la prima seria candidata alla promozione, il cui risultato è ancora sconosciuto perché devono giocare il... Sunday Night in diretta su Sky.

Forse a San Pietro Vernotico non potrò andare a causa di impegni di lavoro che si protrarranno fino al sabato pomeriggio.

Fate di tutto per tornare vittoriose, ragazze. Mi raccomando, cercate di vincere senza tie-break perché c’è un record da superare. Portate a casa tre punti.

E, visto che vi trovate, portatemi pure una foto con dedica della numero nove di San Pietro.

Domani, intanto, è la giornata mondiale delle missioni. In tutte le chiese di Taranto, durante l’offertorio, saranno distribuiti soldi ai fedeli.

In qualità di tarantino e di dissestato, desidero ringraziare il Burkina Faso, la Somalia, il Bangladesh e tutti i paesi in via di sviluppo che hanno donato contributi caritatevoli alla città di Taranto e ad altri popoli colpiti da catastrofi naturali quali carestie, tsunami e giunte Di Bello.

 

Vota questo post

La campagna acquisti

di skanderbeg69 (09/10/2006 - 21:51)

D’estate due circostanze stavano per realizzare i miei sogni in fatto di campagna acquisti: l’indulto, che ha accorciato i tempi per la liberazione di Erika De Nardo, e il rischio di fallimento per il Manfredonia, che avrebbe rimesso sul mercato la numero 14 e le gemelle Kessler.

Ma per Erika, nonostante l’indulto, i tempi non sono ancora maturi e la pacifica ragazza di Novi Ligure dovrà continuare ad allenarsi per qualche altro annetto nel cortile del carcere di Brescia, mentre il Manfredonia ha risolto i propri problemi societari e dunque le bonazze restano ai piedi del Gargano.

Per rimanere in tema, Paola Marcianò è stata ceduta alla Tempesta Taranto, la seconda squadra del capoluogo, che quest’anno disputerà il campionato di serie C.

Speriamo che nella nuova squadra la promettente palleggiatrice giochi da titolare o trovi comunque più spazio. Scommetto qualunque cosa che, in tal caso, sarà proprio nello scontro diretto con la Palafiom, quando avrei l’unica occasione di vederla all’opera, che non la faranno giocare...

Anche Ida Zelletta, una centrale, è stata ceduta. Adesso è a San Giorgio Jonico ed anche lei la ritroveremo come avversaria.

Sono state confermate Ivana Gallo Ingrao (opposto), Alessandra Certa (palleggiatrice), Clara Clemente e Silvia Buso (centrali), Michela Benefico e Valentina Moro (schiacciatrici), Simona Mereu (libero).

Alessandra Passaro ha deciso di smettere di giocare a pallavolo. A mio modesto avviso, prematuramente.

Questa è una grossa perdita sul piano tecnico ed umano. Alessandra è stata una schiacciatrice capace di realizzare punti impossibili, un’atleta seria e responsabile ed una ragazza d’oro che ha sempre sostenuto e motivato le compagne. Mancherà alla squadra e mancherà ai tifosi.

Ci resta il ricordo delle sue battute efficaci, delle sue diagonali imprendibili, dei suoi pallonetti beffardi, della sua pettinatura da Pippi Calzelunghe, delle sue mani sporche di muscitìe raccolte dalle scarpe ad ogni cambio palla.

“Alle assenze ci si abitua” – sostiene il personaggio di un romanzo sudafricano. [1] Ma nel caso di Alessandra non sarà facile.

L’unica conseguenza positiva di questa triste decisione è che adesso rimane una sola Alessandra in squadra e mi risparmio la seccatura di dover aggiungere sempre il cognome per evitare equivoci.

Da Oria, come centrale, è arrivata Rossella Garaguso.

Invece dal Massafra, che ha praticamente mandato a spasso tutta la squadra della promozione (a saperlo non si sarebbero fatte il mazzo tanto), è arrivata una certa Luana.

Sicché dovremmo tifare per una delle protagoniste della rapina del secolo, il quarto set di Massafra-Palafiom...?!

Come palleggiatrice di riserva, per giunta! Dove prima c’era Paola adesso dovrebbe sedersi una massafrese...

E' vero che, come dice Fabrizio De Andrè, dal letame nascono i fiori, ma insomma... [2]

Magari dal letame abbiamo colto un fiore che, per manifestarsi, necessitava della luce radiosa della Palafiom. Anzi, la luce della scuola “Alfieri”, quella che a primavera ti va dritt’ jintr’ all’ uecchie a partire dal terzo set.

Ma il grande colpo dell’estate è il tesseramento del cosiddetto “Bisonte”.

Il soprannome rende bene l’idea della potenza atletica di Sonia Tinelli, opposto, anche se non fa giustizia sul piano estetico. Certamente la muscolatura della nuova arrivata è impressionante, ma la ragazza conserva la propria femminilità, soprattutto negli splendidi occhi chiari.

 

 

La compresenza di Sonia e di Ivana, però, pone un primo problema tattico a coach Presta: con due opposti contemporaneamente non si può giocare; terrà in panchina una delle due bocche di fuoco o la trasformerà in martello?

Ora che Vincenzo Di Pinto ha preso a frequentare il Palafiom, c’è il rischio che Presta possa farsi influenzare dal mago di Turi, nominato “allenatore più creativo” ai Mondiali di Tokyo nel 1998 e noto per adattare giocatori a nuovi ruoli. Più che un mago è un alchimista: trasformò Andrea Bari in libero, convertì Gianluca Nuzzo in martello, invertì i ruoli dell’addetto alla biglietteria e del medico sociale e utilizzò un dipendente della ditta di pulizie “La Fiorita” come centrale.

Ahimé, la questione del doppio opposto della Palafiom ha anche implicazioni sanitarie. La formazione di un callo osseo sulla spalla destra di Ivana potrebbe ritardarne l’impiego. Di mesi addirittura. Sempre che non si tenti di ripetere il miracolo di Franco Baresi, in campo nella finale dei Mondiali di calcio 25 giorni dopo l’intervento chirurgico al menisco.

Ma anche il Bisonte è reduce da un infortunio e si attende il parere definitivo del veterinario.

Dal canto suo Simona ha una sospetta infiammazione al polso. Dev’essere la conseguenza dei colpi del killer Albino [3] ai play-off di maggio.

In questo quadro clinico preoccupante (e meno male che il campionato non è ancora iniziato...) le buone notizie arrivano soltanto dal Reparto Grandi Ustionati, finalmente vuoto.

A proposito dell’assemblamento delle squadre e della creazione di uno spirito di gruppo, il tecnico Simone Mazzali scrive:

 

“In immediata conseguenza alla costituzione di una nuova squadra (fase di precampionato), i rapporti tra i vari membri sono caratterizzati da una elevata ansietà e insicurezza”. [4]

 

Per attenuare quest’ansia e per mettere a proprio agio le atlete della Palafiom, in particolare le nuove arrivate, mi sono permesso di inviare una lettera anonima di benvenuto a Luana:


Mi piace offrire il mio pur piccolo contributo alla causa della Palafiom incoraggiando le ragazze, soprattutto le novizie, e sostenendole in ogni circostanza...

Intanto prego tutte le sere per la salute di Alessandra, la palleggiatrice titolare, perché non ceda il posto alla massafrese neanche per un secondo.

Quest’anno la Palafiom dovrebbe affrontare due avversarie tarantine (il derby cittadino con la Tempesta e il San Giorgio), una barese (Putignano), quattro brindisine (Ceglie, Oria, Torre Santa Susanna, San Pietro Vernotico) e sei leccesi (Tuglie, Ugento, Nardò, Lecce, Corsano e Trepuzzi).

Che strano per una regione con 800 chilometri di costa come la nostra: in questo girone l’unica località sul mare è Taranto.

Mi dispiace per la nostra palleggiatrice che certamente, anche a gennaio, avrebbe colto l’occasione per una sosta in spiaggia prima di ogni partita...

Tenuto conto delle distanze e dei miei problemi di vertigine, sembrano agevoli le trasferte a San Giorgio, Ceglie e Oria (che è uno dei paesi più belli della Puglia), fattibili quelle a Putignano, Torre Santa Susanna (dove farò un’analisi statistica sull’uso dei tanga tra la popolazione femminile per verificare se le pallavoliste locali siano un campione rappresentativo o un’eccezione), San Pietro Vernotico e Nardò.

Per Tuglie, Ugento, Lecce, Trepuzzi e soprattutto Corsano, che è in fondo al Salento, dipenderà dall’importanza della partita o da eventuali passaggi.

 

NOTE:

(1) BRINK, A., Desiderio, Feltrinelli, Roma, 2003, pag. 220.

(2) DE ANDRE’, F., Via del Campo, 1967.

(3) Laura Albino, schiacciatrice del Tuglie.

(4) MAZZALI, S., Lo spogliatoio. Le dinamiche di gruppo nei giochi di squadra, Koala Libri, Reggio Emilia, 1995, pag. 83.

Vota questo post

L'estate 2006

di skanderbeg69 (09/10/2006 - 21:42)

Prima di presentare la nuova stagione, facciamo un passo indietro.

Ad Aci Castello, nella final four interregionale per l’accesso in B2, la Palafiom è caduta soltanto all’ultimo ostacolo e non prima di aver fatto soffrire le padrone di casa vincendo il primo set e portando ai vantaggi quello conclusivo (28-30). Chissà quanto abbia influito il fattore campo. Chissà se in Puglia le cose sarebbero andate diversamente.


A proposito di campi, la “squadra-ammiraglia” della pallovolo jonica, la Prisma, ha riconquistato la serie A1 maschile, ma dissensi con il CONI in merito alla gestione degli spazi pubblicitari del Palamazzola hanno indotto la società ad eleggere quale terreno di gioco il Palafiom.

Tutto sommato, non è una novità; il palazzetto di via Golfo di Taranto è la tana storica della squadra di Bongiovanni e della Zelatore. Per certi versi è anche una tana più calorosa ed avvolgente. Quando vivevo a Vicenza, i giornali locali temevano le trasferte a Taranto dello Schio e del Montecchio e descrivevano il palazzetto con termini apocalittici (bolgia, catino infernale...).

Dal canto suo, Nino Molino, l’ex-allenatore del CRAS Basket, inserì anche il trasferimento dal piccolo Tursport al nuovo Palamazzola tra i fattori che avevano limitato il rendimento della sua squadra in una stagione un po’ sfortunata, la prima disputata nell’impianto di via Cesare Battisti.

La qual cosa è un po’ paradossale. Per decenni abbiamo atteso un vero palazzetto dello sport e adesso che ce l’abbiamo (ed è pure molto bello) non possiamo usarlo perché costa troppo o risulta asettico.
         Non essendo proponibile uno scambio tra la Prisma e la società di Urago (Palafiom al Palafiom e Prisma all'Alfieri...), ci toccherà un’altra stagione in quella palestra da vomito, la cui unica virtù è di essere vicina a casa mia.

Ad Aci Castello ha giocato anche Paola Marcianò.

In pratica non era la facilità o la difficoltà di un incontro, né erano le condizioni di salute della palleggiatrice titolare a determinare la scelta di far giocare Paola. Ormai il criterio dell’allenatore Presta appare chiaro: la faceva giocare soltanto nelle partite alle quali non assististevo io. Per dispetto a me.

Il presidente Urago in piena estate si è recato in Israele in qualità di direttore generale dell’ASL. Doveva studiare le metodologie di intervento nel pronto soccorso del Maghen David Adom. Periodo migliore non poteva scegliere: si è trovato giusto durante la pioggia di missili hezbollah che per la prima volta hanno colpito Haifa e si sono avvicinati pericolosamente a Tel Aviv. Ed hanno quindi attivato intensamente i servizi sanitari d’emergenza locali.

Si sarà ricordato anche della Palafiom durante il viaggio di lavoro in Israele?

 

La nazionale di calcio ha vinto l’unico Mondiale che, secondo me, sarebbe stato meglio non vincere. Hanno vinto giocatori che facevano scommesse (legali ma immorali) da mezzo milione di euro a botta, giocatori che ridacchiavano mentre si facevano filmare con le flebo (altrettanto legali, ma – come dice giustamente l’allenatore Zdenek Zeman – le flebo dovrebbero farle i malati negli ospedali, non gli atleti sani) (1), allenatori invischiati con strane società di procuratori sportivi ed una Federazione marcia da capo a piedi. Per fortuna non c’è stato il colpo di spugna celebrativo, ma sono rimaste esecutive le (blande) condanne della giustizia sportiva.

L’unico motivo per cui sarei tentato di appassionarmi nuovamente al calcio sarebbe la soddisfazione, attesa una vita, di vedere la Juventus in serie B.


NOTE:

(1) Cfr. BEHA, O., DI CARO, A., Indagine sul calcio, Rizzoli, Milano, 2006, pag. 497.
 
La foto dei play-off è tratta dal sito www.ascaspisacane.it (Sapri Volley)

Vota questo post

La pallavolo ed io

di skanderbeg69 (09/10/2006 - 19:35)


Cutrofiano, provincia di Lecce, 2 aprile 2000.

Nel palazzetto dello sport si disputa l’ultima partita del campionato di serie A2 di pallavolo maschile: la squadra salentina ospita il Taranto, sponsorizzato in quella stagione dal “Club Vacanze”. Con un successo pieno i rossoblù vincerebbero il campionato ottenendo la promozione nella massima serie. Mai nessuna squadra di Taranto, di qualunque sport, aveva raggiunto questo obiettivo.

Quell’anno avevo seguito, insieme all’amico Carmine Fasano, buona parte degli incontri casalinghi, ma non avevo mai partecipato ad una trasferta.

Mai in assoluto, neanche quando ero appassionato di calcio, avevo seguito una trasferta.

Ma la fortuna aveva voluto che l’ultima di campionato fosse a poca distanza dalla nostra città ed a casa di una società gemellata con quella tarantina (uniti contro i “gioiesi, figli di piloti inglesi”…), quindi decidemmo di compiere questo breve viaggio.

Il Cutrofiano aveva concluso la stagione a metà classifica, centrando brillantemente il proprio obiettivo.

La cittadina leccese si era segnalata nelle cronache per la produzione di scarpe contraffatte. Allora non lo sapevamo, ma Cutrofiano si poneva, dunque, come modello per quella che sarebbe stata l’economia più potente del secolo: la Cina.

Il palazzetto è composto da una sola ed ampia tribuna, occupata quella domenica da quasi 500 tifosi venuti da Taranto e da tifosi locali in leggera minoranza.

Arriviamo con notevole anticipo e le squadre non sono ancora scese sul parquet per il riscaldamento. Quando si apre la porta degli spogliatoi e vediamo uscirne il capitano Bruno De Mori seguito dai propri compagni, ci alziamo in piedi in un frastuono assordante, tra bandiere rossoblù sventolanti, applausi e squilli di trombette. Comprendiamo in quel momento che il “Club Vacanze Taranto” vincerà la partita. In un clima del genere, non potrà non vincere la partita.

Quell’euforia, quei secondi di entusiasmo sono una di quelle emozioni che solo lo sport, in talune occasioni, riesce a dare.

Lo scrittore inglese Tim Parks, riferendosi al calcio, ha descritto queste sensazioni:

 

“Di certo, quando ti ritrovi fuori dal tunnel dopo un costipato ottovolante tra la polvere di rampe e corridoi, quando riemergi al sole o alla luce dei riflettori, la testa si solleva e il cuore si allarga in un modo che ha del meraviglioso. Il senso dell’evento, con la folla schierata in file oblique e il campo immensamente verde sotto di te, è incomparabile”. [1]

 

E’ lo stesso prato verde che segna l’esistenza del protagonista del film Febbre a 90, l’insegnante di lettere pazzo per l’Arsenal.

Per la cronaca il “Club Vacanze Taranto” vincerà 3-1 la partita di Cutrofiano ed all’incontro seguirà la festosa invasione di campo.

Il Taranto disputerà due dignitosissimi campionati di serie A1, conquistando la salvezza, ma all’avvento in presidenza di un delinquente come Armando Parnasso, che sarà arrestato per le tangenti ASL-Global by Flight, seguirà il tracollo della società. Taranto riacquisterà il titolo per giocare in serie A1 qualche anno dopo, ma sarà una stagione penosa a causa di una squadra di vecchie glorie in età da pensioni INPS.

Ma è vero sport quello in cui i risultati sul campo sono ribaltati dalle beghe societarie?

Per non parlare del calcio, sempre più corrotto: i diritti televisivi l’hanno drogato irrimediabilmente al pari del doping vero e proprio, pure diffuso, accertato e tollerato. Regolamenti volti a tutelare i grossi club, società che d’estate crollano o rinascono, corruzione arbitrale e scommesse fanno il resto, affossandone la credibilità.

“Il calcio è oggi una tra le più potenti macchine antipedagogiche, in cui si privilegia l’educazione alla cortigianeria, alle bravate, alla sopraffazione” – scrive Alessandro Leogrande. [2]

Seguirò il basket femminile, che a Taranto regalerà grandi soddisfazioni, scudetto compreso, e di pallavolo non mi interesserò fino alla primavera del 2006, quando conoscerò due giocatrici. La prima gioca nel Martina Franca in serie D; la seconda nella Palafiom Taranto in serie C.

Lo sport dilettantistico forse non è in grado di regalare ebbrezze come quelle descritte da Tim Parks o emozioni come quelle di Cutrofiano, ma ha altre peculiarità positive. E’ uno sport pulito, trasparente, in cui le gioie, le sofferenze, l’impegno e gli stati d’animo di chi lo pratica sono più facilmente percepibili. Ed anche il tifo è diverso: la tua parola arriva più facilmente in campo come alle orecchie dell’arbitro; ti senti o ti illudi di essere un po’ più determinante.

Certo, la differenza tra lo sport praticato e quello assistito è la stessa che c’è tra mangiare una bella bistecca di carne in una macelleria laertina o martinese e guardare la foto di una scatoletta di Simmenthal, ma voglio cercare di raccontare le emozioni che si provano seguendo e tifando per una squadra, o più squadre, di campionati di pallavolo dilettantistici.

 

NOTE:

(1) PARKS, T., Questa pazza fede. L’Italia raccontata attraverso il calcio, Einaudi, Torino, 2002, pag. 3.

(2) LEOGRANDE, A., Il pallone è tondo, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli, 2005, pag. 8.

 La foto di Bruno De Mori è di Giuseppe Leva ed è tratta da PENNETTI, M., Magna Grecia Taranto, il sogno è realtà, La Campanella, Roma, 2000.

Vota questo post