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di skanderbeg69 (18/11/2009 - 18:21)

SILVIA RENNA

Centrale

 

Nata a Campi Salentina (LE), 29 anni fa; vive a Trepuzzi (LE).

 

Segno zodiacale:

Leone.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo?

A 13 anni.

Perché proprio la pallavolo?

Non c’è un motivo particolare. Diciamo che si è trattato di un caso.

Perché proprio da centrale?

Inizialmente giocavo in posto quattro; poi, salendo di categoria, gli allenatori mi hanno impiegata praticamente in tutti i ruoli o quasi. Giocare da centrale alla fine non è stata una mia scelta. Anzi, se potessi tornare indietro, non mi dispiacerebbe giocare da opposto.

La tua carriera:

1999-’00 - Pink Volley, serie D

2000-’01 - Pink Volley, serie C

2001-’02 - Maglie, serie C

2002-’03 - Volley Tuglie, serie C

2003-’04 - Volley Tuglie, serie B2

2004-’05 - Volley Tuglie, serie B2

2005-’06 - Pallavolo Ostuni, serie B2

2006-’07 - Pallavolo Ostuni, serie B1

2007-’08 - Autoluna Salerno, serie B2

2008-’09 - Tekla Scafati, serie B2

2009-’10 - Taranto, serie B2

Cos’altro fai nella vita?

Pallavolo a tempo pieno.

I tuoi hobbies?

Nessuno. Il volley mi impegna completamente.

L’ultimo libro che hai letto:

Mille splendidi soli di Khaled Hosseini. Però non lo consiglio; troppo triste.

L’ultimo film che hai visto:

Cinderella man.

Il tuo cantante preferito?

Renato Zero. Anche Liga e Vasco, ma Renato Zero è il numero uno.

Il tuo piatto preferito:

Pasta in bianco.

Che?!

Il sabato di sicuro. Probabilmente è un retaggio scaramantico.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi?

Non dovrei farlo io. Posso riferirti quello che sento dire dagli altri: simpatica e altruista.

E i tuoi difetti?

Dicono che sono troppo permalosa. E anche l’altruismo può diventare un difetto.

Il più bel ricordo della tua carriera:

La promozione in serie B1 con l’Ostuni. Al di là del risultato tecnico, mi resta soprattutto il ricordo di un gruppo di atlete magnifico. C’era molta coesione. E poi sono convinta che quella promozione sia stata “aiutata” da qualcuno che era in Cielo.

Il più amaro:

Non esserci salvate dalla retrocessione nel campionato successivo. La matematica ci condannò al penultimo turno, dopo una sconfitta in Sardegna. Quanta amarezza.

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere?

Stando a quello che dice il mister, sono troppo aggressiva a muro; anticipo troppo.

L’osservazione più ricorrente del coach nei tuoi riguardi:

Non c’è una frase specifica. In questo periodo sta insistendo sulla necessità di migliorare l’intesa con Ale. Devo armonizzare meglio i miei tempi di rincorsa con quelli dei suoi passaggi.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite?

Adesso non tanto. Quando, però, gli arbitri ci dicono “in bocca al lupo” al termine del riconoscimento, la toccata sopra è automatica...


Il tuo soprannome:

A Ostuni mi chiamavano Terminator. Credo dipendesse dal mio atteggiamento aggressivo in campo e dal mio modo di esultare.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più:

Simona Gioli e Gigi Mastrangelo.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera?

Quella decisiva per la promozione in B1 con l’Ostuni. Ricordo l’entusiasmo e un tifo mai visto. Mi veniva la pelle d’oca ogni volta che toccavo un pallone.

E la partita che vorresti cancellare?

Una delle più recenti: quella contro l’Acquaviva. Può capitare di giocare male, ma è l’atteggiamento ad essere stato troppo superficiale.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo?

Il rapporto con le compagne quando si riesce a costruire un clima positivo e sincero. Quest’anno credo che siamo già sulla buona strada.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce?

L’ipocrisia. Ma naturalmente non è un problema che riguarda soltanto la pallavolo.

Perché due anni fa hai deciso di trasferirti in Campania e perché adesso hai deciso di tornare nella tua Puglia?

Decisi di andare a Salerno per assumermi responsabilità diverse; volevo mettermi alla prova e vedere come sarei riuscita a cavarmela lontano da casa. Sul passaggio da Salerno a Scafati, invece, hanno influito altri fattori, come il desiderio di restare vicina al gruppo di ex-compagne conosciute a Salerno e l’offerta interessante che mi era stata proposta dalla società scafatese.

Cosa ti resta dell’esperienza a Salerno e a Scafati?

Il bellissimo gruppo che avevamo costituito a Salerno. Sono stata troppo bene; non ci sono aggettivi. Ma anche a Scafati ho trovato delle ottime compagne di squadra. Sul piano tecnico, credo che gli insegnamenti di coach Castillo mi abbiano aiutata a migliorare.

Trepuzzi ha una squadra di pallavolo femminile; ti piacerebbe un giorno giocare nella squadra della tua città, a prescindere dalla categoria?

Sì, mi piacerebbe. Però... non prescindo dalla categoria e quindi non è il momento.

Qual è la rinuncia più gravosa a cui ti costringe la pallavolo?

In passato mi pesava il poco tempo che potevo dedicare ai miei amici. Adesso mi dispiace non poter stare abbastanza con i miei genitori.

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro:

Non ne ho a lungo termine perché a me piace vivere giorno per giorno ed affrontare le cose con gradualità. Penso a far bene quest’anno, poi si vedrà.

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Intervista a coach Marcello Presta

di skanderbeg69 (15/05/2009 - 13:43)

Dopo una promozione ed una salvezza trionfale, quest’anno il clima è un po’ più mesto. Iniziamo l’intervista con la domanda più scontata. Cosa è mancato alla Nati a Taranto per raggiungere l’obiettivo stagionale, ossia i play-off?

Cominciamo col riconoscere i meriti degli avversari: il livello tecnico del nostro girone quest’anno è risultato notevole e quindi un organico come il nostro, che pure appariva competitivo e che probabilmente avrebbe chiuso in un’altra posizione l’anno scorso, ha dovuto cedere il passo a squadre più forti. Le nostre avversarie, inoltre, schieravano atlete più valide delle nostre in ruoli chiave.

Noi avevamo il dovere di provarci pur essendo una formazione “operaia” e senza fuoriclasse, ma avremmo potuto sperare in qualcosa di più soltanto se avessimo giocato sempre al 100% e questo non è avvenuto. E’ inutile dire che c’è stato anche qualche errore nella costruzione dell’organico.

Ma sei d’accordo sul fatto che la NAT del girone di ritorno sia stata diversa da quella del girone di andata?

No, la NAT è stata diversa soltanto dalla sconfitta di Matera in poi, quando si è pensato – erroneamente – che i play-off sarebbero stati a quel punto irraggiungibili. In fondo, se ci fai caso, l’andamento del girone di ritorno è stato molto somigliante a quello del girone di andata, in particolare le due sconfitte consecutive con il Matera e con il Benevento. L’unica differenza è che nel girone di ritorno, dopo queste due sconfitte, c’è stata un po’ di mestizia e di fatalismo in più e abbiamo pagato un po’ troppo la pressione che gravava sulla squadra.

Un problema concreto si è avuto solo in allenamento, quando non c’erano più dodici giocatrici a disposizione.

Eppure il campionato era iniziato bene: un convincente esordio con Scafati e quattro vittorie consecutive, sia pure con squadre destinate alla lotta per la salvezza. E’ stata una striscia di vittorie che ha dato coraggio o che ha creato qualche illusione eccessiva?

Ha creato qualche illusione eccessiva. D’altronde si sapeva che erano squadre di bassa classifica e che lo Scafati travolto all’esordio non era il vero Scafati. Si è rischiato di perdere un po’ il senso della realtà.

Poi lo 0-3 interno con Matera nel primo scontro diretto con una “grande” e la brutta debacle di Benevento. Due sconfitte molto diverse; quali effetti hanno provocato?

La sconfitta con il Matera al Palafiom è stata una prima svolta della stagione. Giocammo bene, ci costruimmo la possibilità di vincere tutti i tre set e poi siamo rimasti a secco. Se le cose fossero andate diversamente, forse sarebbe stato diverso anche il nostro campionato.

Ma essere sempre in vantaggio fino ai 20 punti, in ciascun set, e poi perdere 0-3 fu una conferma del nostro potenziale, che tutto sommato dimostrò di potersela giocare con una favorita, o fu la dimostrazione della maggiore maturità delle lucane?

Fu una partita emblematica; fu la dimostrazione che altri possedevano la mentalità vincente e noi no. E lì pagammo anche l’assenza di giocatrici in grado di assumersi responsabilità nei momenti più delicati.

Benevento.

La disfatta di Benevento fu figlia della sconfitta con il Matera: lì furono esasperati i limiti di atlete che non riuscirono a dare il giusto peso al percorso che stavamo compiendo. E la cosa si sarebbe ripetuta nel girone di ritorno.

Dopo Matera e Benevento, contro il Battipaglia (all’epoca penultimo) perdiamo il settimo set consecutivo. In casa. Cosa hai pensato in quell’intervallo?

Durante la partita non si pensa a queste cose e si resta concentrati esclusivamente su quello che avviene sul parquet. E sul parquet il Battipaglia stava disputando un’ottima partita mettendoci in difficoltà. Però anche noi fummo bravi a reagire e a ribaltare il risultato. Quella sera eravamo un animale ferito: avremmo potuto morire (e per morire io intendo una regressione irreversibile che avrebbe potuto condurci persino in serie C) oppure rialzarci. Ci rialzammo.

E non posso dimenticare quella palla salvata di piede da Clara al tie-break, uno di quegli episodi casuali e minimi che possono modificare un destino più globale.

Lì è iniziato un buon periodo: vittoria a Potenza per 3-1, poi 3-0 interno al Sala Consilina e infine il successo più importante della stagione, 3-2 a Salerno, per molti la prestazione più brillante della Nati a Taranto di quest’anno.

In realtà fu un periodo molto teso, molto nervoso, anche perché cambiai il mio atteggiamento nei confronti delle atlete, brave comunque a non far trasparire all’esterno i malumori dello spogliatoio e a mascherarli con prestazioni tecniche positive.

Salerno, soprattutto, fu una grande partita per noi. Devo dire, però, che l’Autoluna non fu irresistibile ed agevolò un po’ il nostro compito.

Tuglie e Trani. Una vittoria in casa non proprio esaltante ma comunque soddisfacente ed una sconfitta al PalaAssi che non ferisce. C’era ancora ottimismo?

A Trani avremmo potuto fare di più. Ci fu troppa arrendevolezza, troppa sudditanza psicologica verso le avversarie. E inoltre venne a mancare qualche giocatrice importante che poi, comunque, si sarebbe riscattata con prestazioni più all’altezza.

Dopo la vittoria con il Montescaglioso, arrivano i due tie-break persi in Campania (Sarno e Scafati). Riceviamo apprezzamenti per il bel gioco, ma sprechiamo nove palle-match e raccogliamo soltanto due punti sui sei che abbiamo sfiorato. Quanto hanno pesato quelle due sconfitte sul destino del nostro campionato?

Quello è stato il nostro periodo migliore dal punto di vista tecnico. Giocavamo veramente bene, ma quelle due partite in Campania le perdemmo. Perché?

Nel caso di Scafati, non ci sono tanto “colpe” nostre quanto meriti delle avversarie che disputarono una partita superba. Fu una battaglia tra due ottime squadre e vinse la migliore.

A Sarno, invece, le responsabilità ci sono e sono riconducibili a quel problema che ha condizionato tutta la nostra stagione: la mancanza di mentalità vincente e la mancanza di giocatrici di peso in grado di chiudere un set. Sul 9-14 in nostro favore ci furono errori che abbiamo pagato profumatamente e tutto il nostro campionato è stato connotato da questo tipo di situazioni. Ciò non toglie che anche Sarno abbia giocato benissimo meritando la vittoria.

Torniamo a vincere con squadre di bassa classifica, ma intanto perdiamo Clara e Silvia, Marcella gioca da centrale e poi arriva Vittoria. Siamo così allo scontro diretto per il terzo posto: Matera-Taranto 3-1.

Purtroppo anche in quella occasione non abbiamo saputo affrontare adeguatamente le tensioni e la responsabilità di una partita così importante. Spesso siamo stati leoni con le pecore e pecore con i leoni.

Peccato perché fisicamente stavamo bene (tranne Vittoria Repice che aveva ripreso a giocare soltanto la settimana prima), avevamo preparato l’incontro nei minimi dettagli e Matera giocò esattamente come ci aspettavamo che giocasse.

Tracollo interno con il Benevento (0-3) ed ulteriore sconfitta a Battipaglia (3-1). La pietra tombale sul nostro campionato.

Lo 0-3 del Maria Pia è stato il vero addio ai play-off. Sette punti di distacco non sarebbero stati impossibili da recuperare visti gli scontri diretti incrociati nel finale di campionato. Ma questa consapevolezza che contro il Benevento ci saremmo giocati la stagione non c’era e fui addirittura costretto a interrompere il riscaldamento per ricordare duramente alle ragazze che stavamo per affrontare una partita e non un allegro pic-nic di Pasquetta.

A Battipaglia, invece, ci fu un impegno dignitoso, ma la Cofimar ormai giocava benissimo. Forse un punto avremmo potuto strapparlo, ma Lombardo e compagne giocarono alla grande. Nulla da dire.

Il nostro finale di campionato è stato privo di particolari sorprese: a parte il Sarno, abbiamo battuto squadre con meno punti di noi (Potenza, Tuglie, Montescaglioso), ma non siamo riusciti a infastidire il Salerno e il Trani. Tutto scontato ormai? Poteva andare meglio? Poteva andare peggio?

E’ andata come doveva andare, anche se avremmo potuto dare qualcosina di più proprio contro il Salerno e contro il Trani.

Considerazioni generali sulla squadra. In cosa siamo andati bene e quali sono state le nostre lacune? Dal punto di vista tecnico e caratteriale.

Siamo stati bravi in ricezione e a muro. A un certo punto della stagione viaggiavamo con medie di 3 muri a set e con il 50% di ricezione perfetta. Secondo me ed anche secondo osservatori esterni, abbiamo avuto la più forte coppia di centrali del girone, sia con Clara-Cristiana che con Cristiana-Vittoria. Ma i campionati non si vincono con le centrali e quest’anno ne abbiamo avuto una dimostrazione.

Di negativo ci sono gli errori-punto: troppi. Anche 40/50 errori-punto in partite che abbiamo vinto 3-0. Un altro difetto sono stati i servizi sbagliati, in particolare nei momenti caldi dei set e magari con una rotazione favorevole per noi. Si tratta di un difetto che rivela una certa incapacità di ragionare e di evitare l’errore quando proprio è inopportuno.

Sul piano caratteriale, non mi è piaciuta la mancanza di applicazione negli allenamenti, le lacune di personalità in partita, nonostante un discreto tasso di esperienza che ormai abbiamo acquisito nella categoria, e il clima che c’era nello spogliatoio.

Abbiamo disputato l’intero campionato con un unico libero, Simona Leone. Un evento storico...

Se l’è meritato. Ha un po’ balbettato all’inizio, ma poi ha reagito con grande carattere e determinazione, riconquistando la mia fiducia grazie alle prestazioni e alle buone percentuali in ricezione e in difesa.

La diaspora NAT. Ivana Gallo Ingrao e Paoletta Marcianò. Notizie da Ostuni?

Notizie positive. A Ivana serviva soprattutto giocare con continuità dopo l’infortunio alla spalla e lo ha fatto.

Per Paoletta è stato un anno molto importante che le ha regalato un’esperienza incommensurabile grazie al confronto con le avversarie tostissime che caratterizzavano il nostro girone. L’ho vista molto migliorata.

Mi dispiace per la prevedibile retrocessione dell’Ostuni, ma “egoisticamente” sono contento per le nostre ragazze. Per la loro crescita, meglio ultime in B2, soprattutto in questa B2, che prime in C.

Al Corriere del Giorno hai dichiarato che una squadra composta da tarantine è stato un danno perché la vicinanza dei familiari ed atteggiamenti consolatori possono risultare controproducenti. Le non tarantine sono state più “produttive”. [1]

Dunque il progetto sportivo-culturale di costruire una squadra competitiva mediante l’utilizzo di atlete locali, “nate a Taranto” appunto, è destinato a svanire o bastano dei correttivi?

Come spesso avviene nello sport, anche in altre città, è difficile trovare profeti in patria e quelli a cui facevo riferimento sono problemi frequenti. Da noi sono stati più palesi, soprattutto se penso al tracollo interno con il Benevento. Quando ci sono troppe coccole, vincere o perdere è uguale.

Però, è chiaro che non si può generalizzare. Proprio nella nostra squadra ha militato un’atleta che, tornando a Taranto, nella propria città, dopo aver disputato diverse stagioni anche in serie A, ha dimostrato di essere una giocatrice vera e l’unica vera giocatrice della squadra per tanti anni.

Il primo campionato di Vincenzo Lupo.

Il nuovo presidente, pur non avendo una specifica esperienza nel mondo della pallavolo, ci ha offerto stimoli nuovi e ci ha indicato percorsi ambiziosi, mettendo a disposizione della squadra un’organizzazione molto ben articolata. E tutto con grande passione.

Si è anche puntato ad una maggiore valorizzazione mediatica della squadra, in particolare su alcune emittenti locali. Eppure non è bastato ad assicurarci un buon numero di spettatori al Palafiom, soprattutto nella fase finale del campionato. Sono stati i risultati ed il prematuro allontanamento dai play-off ad aver bilanciato negativamente la maggiore visibilità della NAT sugli organi di informazione?

Non sono d’accordo: quest’anno abbiamo avuto più pubblico rispetto allo scorso anno. Con il Matera il palazzetto era gremito.

Non dimentichiamoci che siamo a Taranto e che persino l’A1 maschile, in alcune occasioni, ha radunato ben pochi spettatori. Per non parlare della Tempesta di B1. Dobbiamo sempre fare i conti con questa città; persino lo Jacovone si svuota quando la squadra di calcio perde.

Jotv ha permesso la visione delle partite anche a chi non poteva venire al Palafiom.

E’ stato un esperimento interessante, un’iniziativa da riproporre. Il web può permettere anche a società piccole come la nostra di essere seguite in ogni parte del mondo e con costi decisamente limitati. Credo che le telecronache in streaming siano state molto apprezzate, non soltanto dai nostri tifosi. Certo, sul livello di competenza tecnica del tuo commento ci sarebbe molto da dire, ma lasciamo perdere...

Per la prima volta nella storia della Palafiom-NAT, c’è un gruppo di tifosi organizzati che ha sempre assicurato sostegno al Palafiom e spesso l’ha fatto anche in trasferta.

Il coinvolgimento dell’Armata Jonica è stata una grandissima conquista, una delle note più positive della stagione. I ragazzi ci hanno regalato tanto affetto e tanto calore anche quando perdevamo, anche in trasferte che non contavano per la classifica. A loro va il nostro sentito ringraziamento.

Un’altra nota positiva?

La competenza di Michele Formoso, Rocco De Vita e Maurizio Bottazzo. La loro è una competenza da serie A; sono stati preziosissimi e colgo l’occasione per esprimere anche a loro la mia gratitudine e la mia ammirazione per l’eccellente lavoro che hanno svolto in questi mesi.

La NAT-Tempesta. Un parere sul lavoro svolto da Davide Monopoli e dalle ragazze.

E’ una scommessa vinta l’estate scorsa, quando abbiamo deciso di costituire un gruppo di atlete giovani, in grado di rappresentare un potenziale serbatoio per la prima squadra e guidato da un allenatore altrettanto giovane. In città i tecnici sono sempre gli stessi da anni; non c’è mai un ricambio.

A Davide Monopoli abbiamo affidato una Ferrari, ossia un gruppo di atlete tecnicamente valide, una palestra, dirigenti, un’organizzazione ben articolata a disposizione. In altre parole, ha avuto la fortuna di saltare la gavetta, ma è stato bravo: ha condotto la Ferrari portandola vittoriosamente al traguardo senza pagare neanche lo scotto dell’inesperienza.

Dalla fusione sono già scaturiti effetti positivi? Quali per la squadra di B2? Quali per la squadra di D?

Alle ragazze della serie D, anche a quelle con meno aspirazioni, abbiamo offerto la possibilità di giocare con qualche opportunità in più. Inoltre c’è stata una razionalizzazione delle risorse e la Tempesta rappresenta un’isola di salvezza in caso di naufragio.

Colgo l’occasione per rivolgere un ringraziamento ufficiale a Mimmo Castaldo e a Luca Passaro.

I benefici per la B2 ancora non si vedono in modo diretto, ma questo dipende anche dai quei centimetri di altezza che sono indispensabili per la categoria.

Uno sguardo al campionato. Dall’estate scorsa sostenevi che le migliori squadre erano Trani, Salerno e Matera. Sui primi posti, quindi, c’è poco da aggiungere; immagino che riterrai l’alta classifica rispondente ai valori espressi in campo. C’è qualcosa che ti ha sorpreso in positivo o in negativo tra le altre formazioni?

Veramente, a mio avviso, il Salerno avrebbe potuto fare anche meglio del Trani e in questo senso è stata una piccola delusione.

Sotto la zona play-off, la grande sorpresa è stata sicuramente il Battipaglia, che ha concluso un campionato strepitoso. E’ inutile dire che la svolta determinante porta la firma dell’allenatore Claudio Bifulco.

Trani e Salerno sono risultate la vincitrice e la terza classificata nella Coppa Italia nazionale di serie B2. Tu hai anche assistito alla Final Four. E’ stato davvero un campionato di alto livello quello appena concluso nel nostro girone?

Non mi aspettavo che sarebbe stato così, in effetti. Se penso che il Molfetta è arrivato quintultimo con 39 punti, ossia l’equivalente di 13 vittorie piene (quasi metà delle partite giocate)... E’ impressionante.

E a proposito di Final Four, ho la sensazione che alcune squadre dominatrici di altri gironi da noi sarebbero finite quarte o quinte. Sì, è stato un campionato di altissimo livello, ricco di posti quattro e di centrali che avrebbero potuto tranquillamente giocare in categorie superiori. Al contrario, gli opposti mi sono sembrati inadeguati e le palleggiatrici (alcune, comunque, molto valide) spesso non erano all’altezza delle attaccanti che servivano.

Le centrali sono state fenomenali. Ho rivisto i video dell’anno scorso e certamente non c’erano tutte quelle fast che abbiamo ammirato in questa stagione. A questo proposito, sono convinto che le nostre abbiano espresso le migliori fast del campionato, dopo quelle della Vecerkova.

Il tasso tecnico elevato naturalmente è stato trainato dalle prime tre formazioni e in particolare dal Trani. Negli obiettivi centrati brillantemente dalle adriatiche, nella vittoria del campionato e della Coppa Italia, nel fatto che Trani sia la più forte squadra d’Italia della categoria, credo che ci sia tutta la mano di Tony Chieppa e Pino Filaninno. Il raggiungimento degli obiettivi all’80% è merito loro.

Il sestetto ideale 2008-‘09 (escludendo, come al solito, le nostre giocatrici).

Palleggiatrice Rosa Ricci (Trani), e questo è scontato. Il problema è chi metterle alle spalle. Abbiamo visto tante buone palleggiatrici, ma nessuna fuoriclasse. Tante “palleggiatrici-operaie”, se così possiamo dire.

La categoria degli opposti non ha offerto grossi nomi, a parte Ida Taurisano (Tuglie) che in B2 è una marziana. Però il suo campionato purtroppo è finito prematuramente e quindi indico Noemi Piscopo (Montescaglioso). Per me, la migliore è stata lei, che in quel ruolo avrebbe potuto fare la differenza con qualunque squadra.

Molte schiacciatrici ideali. Troppe... Quasi ogni formazione aveva un posto quattro in grado di fare la differenza, da Campolo a Caterina, da Scialacomo ad Annese (finché ha potuto), da Nolè a Di Pietrangelo, da Lombardo a Matarazzo. Guardando al rendimento e chiudendo un occhio sul dato anagrafico, credo che la coppia di laterali migliori sarebbe formata da Michela Ristits (Matera) e Paola Felicetti (Potenza).

Come prima centrale Micaela Vecerkova (Matera), la regina del campionato. In B2 è inarrestabile ed è risultata la vera arma in più del Matera.

Come seconda centrale, tra tanti nomi, indico Viviana Vincenti (Salerno). Finalmente, dopo due campionati in ombra, ha avuto la capacità di mettersi in discussione, di migliorarsi ancora e di sfruttare l’opportunità che le è stata offerta. E’ stata bravissima; devo riconoscerlo nonostante lo... “sgarro” che ci ha fatto l’estate scorsa.

Come miglior libero, Raffaella De Vita (Matera). Per il resto, non vedo in questo ruolo giocatrici con grandi possibilità di carriera.

Quali under 18, a tuo avviso, andrebbero tenute d’occhio?

Nessuna, e questo è un serio problema. Nessuna ha saputo ritagliarsi spazi davvero importanti ed è inutile usare la solita retorica per cui la colpa sarebbe delle società che non sanno allevare le giovani. Under proprio forti in questo periodo non se ne vedono; l’anno scorso almeno c’era Antonella Postiglione del Potenza, che poi è finita al Club Italia.

A questo proposito, mi fa piacere spendere due parole per la nostra Silvietta Mastandrea. Lei è la mia speranza e può diventare fortissima. Questo campionato l’ha consacrata: è cresciuta visibilmente, ha dato tanto, è più sicura di sé e garantisce certezze anche alla squadra. E’ cresciuta anche come persona. Io credo che sia stata proprio lei la migliore giovane del campionato e vorrei darle la possibilità di fare qualche esperienza importante. Intanto le faccio pubblicamente i miei complimenti e le auguro un futuro degno del valore che sta dimostrando.

Puoi individuare un tuo errore, un tuo errore personale, che pensi di aver commesso durante questo campionato?

Ho pensato di poter gestire alcune situazioni che invece si sono rivelate ingestibili.

Una scelta tattica altrui che ti ha sorpreso favorevolmente.

Di solito mi colpiscono le scelte di Nello Caliendo (Potenza), che spesso riesce a sorprendermi in positivo. ...Qualche volta anche in negativo, però.

Inoltre, lo spostamento di Antonella Miano (Battipaglia) dal posto due al centro si rivelò un’ottima strategia visto che la ragazza ci fece un culo così per tutta la partita.

L’incontro con una persona che ti ha fatto piacere.

Tommaso Galtieri. Ma devo dire che mi ha sempre fatto molto piacere incontrare, rivedere o conoscere tutti i miei colleghi ed amici. La differenza tra serie B2 e serie C è anche questa.

Qual è lo stato di salute del volley pugliese?

A livello di vertice siamo una delle realtà più importanti: Martina Franca in A1M, Santeramo e Castellana in A1F, Gioia del Colle e Castellana in A2M, San Vito dei Normanni in A2F, Molfetta ai play-off di B1F, Trani che raggiunge Valenzano in B1F.

Un ottimo esempio è il lavoro svolto dal San Vito dei Normanni, ricco di giocatrici pugliesi (come Alessandra Piccione e Valeria Caracuta) e bloccato ai play-off soltanto dopo aver venduto cara la pelle alla formazione più forte. Restando al volley di vertice, c’è Annamaria Quaranta che è tornata in Nazionale e Imma Siressi che potrebbe arrivarci in futuro, come le auguro.

A livello giovanile, invece, vedo qualcosa in più in ambito maschile rispetto al volley femminile. A Taranto, in particolare, mi sembra che soffriamo il problema della statura e purtroppo la pallavolo d’eccellenza non può prescindere dall’altezza.

E’ stata un’intervista con cui abbiamo ripercorso una stagione non proprio soddisfacente anche se l’attuale 5^ posto non è affatto da buttare. Vogliamo chiuderla con un bel ricordo che conserveremo di questo campionato?

Il più bel ricordo tecnico è la vittoria per 3-2 a Salerno.

Esulando dal volley giocato, una bella emozione è stata ritrovare il telefonino nell’aiuola di Battipaglia in cui era caduto un quarto d’ora prima. E poi non posso non menzionare le gustose focacce con cui siamo sempre stati accolti a Valenzano in occasione delle amichevoli infrasettimanali.

NOTE

1) Cfr. DI CERA, G., “La Nati a Taranto è in convalescenza”, “Corriere del Giorno”, 3 aprile 2009, pag. 41.

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di skanderbeg69 (10/04/2009 - 06:45)

CRISTIANA ZONCA

Centrale

 

Nata a Galliate (NO) 26 anni fa, domiciliata... su nave “Espero”.

 

Segno zodiacale:

Toro ascendente Cancro.

Come e quando hai iniziato a giocare a pallavolo?

Da bambina facevo danza classica, ma un giorno l’istruttrice mi diffidò dal continuare perché, a suo avviso, ero completamente negata. Ovviamente ci rimasi male e piansi. Per consolarmi, il genitore di una mia compagna mi propose di provare con la pallavolo presso la sua società. I bambini alti, ritenuti incapaci di fare altro, venivano dirottati verso la pallavolo o il basket e così, a 6 anni, iniziai a giocare a minivolley alla Bicocca.

Perché da centrale?

Secondo una ricostruzione storica malevola, ricevevo talmente male che mi chiamavano D’Artagnan (allungavo il braccio come per tirare di spada...). Secondo una ricostruzione più benevola, quello di centrale è il ruolo che meglio valorizza le mie doti fisiche. In ogni caso, ho giocato sempre e solo da centrale.

Anche se naturalmente adesso non ricevi più come D’Artagnan. La tua carriera:

Dal 1995 al 1998 all’Agil Trecate (B2 e B1), poi un anno in C con il Volley Galliate ed uno in A2 di nuovo con l’Agil Trecate (1999-’00). Quindi, due anni in B2, uno nell’Ardor Pallavolo Busto Arsizio ed uno nella Pallavolo Vigliano. Dal 2002 al 2007 ho fatto parte della rappresentativa dell’Accademia di Livorno e della Nazionale Militare, rientrando a giocare nei campionati di Lega l’anno scorso a Livorno con la Libertas (serie C).

Cos’altro fai nella vita?

Sono sottotenente di vascello della Marina Militare. Mi sono da poco laureata in Scienze Marittime e Navali e sto per iscrivermi a Ingegneria Navale.

Le navi non sono state il tuo unico mezzo di locomozione...

No, ho anche guidato treni per due anni.

Il tuo hobby?

La musica: suono il flauto traverso (che ho studiato al Conservatorio).

L’ultimo libro che hai letto:

Un giorno in più, di Fabio Volo.

L’ultimo film che hai visto:

Madagascar 2.

Il tuo cantante preferito?

Mi piace tutto; non esprimo preferenze.

Il tuo piatto preferito:

Orecchiette al sugo rosso con il cacioricotta.

Pugliese doc! Sapresti elencare i tuoi principali pregi?

La pazienza, la capacità di autoironia, l’ingenuità, l’eccessiva bontà che rischia di diventare fessaggine...

Fessaggine in senso napoletano: chi è troppo buono è fesso...

Sì, in questo senso.

E i tuoi difetti?

L’ingenuità è anche un difetto. E poi sono un po’ insicura.

In cosa ti ha cambiata l’esperienza dell’Accademia?

Credo che mi abbia fornito una migliore organizzazione mentale.

Tu sei capitana della Nazionale Militare di pallavolo; in cosa ti ha arricchita la squadra azzurra come persone e come giocatrice?

La Nazionale ha cambiato il mio modo di vivere le relazioni interpersonali con gli atleti di altri Stati; mi ha offerto la possibilità di rapportarmi con altre culture. Come giocatrice, invece, c’è un approccio particolare con la partita: in campo sentiamo in modo particolare l’attaccamento alla maglia, che è anche attaccamento alla nazione che serviamo come militari professionisti.

Il più bel ricordo della tua carriera:

L’anno della promozione in A1 con l’Asystel.

Il più amaro:

Le selezioni della Nazionale; sono arrivata tredicesima. Sarei stata convocata in caso di rinuncia da parte di qualcuna. Circostanza che non si è verificata.

Cosa ti piace della Nati a Taranto?

Il fatto che mi abbia permesso di sentirmi a casa dal primo momento in cui sono arrivata. Beh, all’inizio c’era qualche difficoltà a comprendere il dialetto, che qui si parla molto diffusamente e volentieri, però ho ricevuto un’ottima accoglienza, molto calorosa.

Cosa non ti piace?

La temperatura nello spogliatoio d’inverno...

Eri mai stata al sud prima dell’estate scorsa?

La mia famiglia trascorreva le vacanze a Torre Lapillo, in provincia di Lecce, e poi ero stata per lavoro a Bari, Brindisi e Taranto, ma solo per un paio di settimane.

Com’è stato il tuo primo impatto con Taranto? Sinceramente...

Stupendo. Soprattutto il primo impatto è stato stupendo. Adesso magari riesco a cogliere anche qualche difetto nella città, ma l’ottimo approccio è stato favorito dalla grande cordialità e disponibilità della gente, soprattutto nel quartiere Paolo VI in cui ho dimorato nelle prime settimane.

Cosa ti manca di Novara?

La mia famiglia, il mio cane, la nebbia.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite?

A pranzo mangio sempre le stesse cose: riso in bianco, mozzarella e spinaci. Mai calze bianche; devono essere nere o grigie. Infine, mille mollette tra i capelli.

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere?

Vado un po’ troppo sotto rete quando schiaccio.

L’osservazione più ricorrente del coach nei tuoi riguardi:

“Dimagrisci!”

Quest’anno si sono alternate nel ruolo di palleggiatrice Marcella ed Alessandra; con chi ti trovi più a tuo agio?

Mi trovo molto bene con entrambe. Se proprio vogliamo sottolineare delle differenze: preferisco la fast dietro con Marcella e la sette con Ale.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più:

Sara Anzanello.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera?

A parte il risultato, Scafati-Taranto 3-2, con 10 muri-punto miei.

Vero: grande Cris! E la partita che vorresti cancellare?

Taranto-Matera 3-0 di Coppa Italia. In quella partita il coach era assente, ma veniva informato in tempo reale del mio rendimento e del mio apparente stato “alcolemico”...

Hai un messaggio per la tua ex-squadra (il Livorno) nell’eventualità in cui qualcuno capiti su questo sito?

Boia deh!

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro:

Riuscire a continuare a giocare – magari sempre meglio – a pallavolo adesso che ho ripreso l’attività agonistica. E poi vorrei rimettermi a dieta. Ma con il vostro cibo è davvero impossibile...

 

NOTE:

La foto di Cristiana con la maglia della Nazionale Militare è tratta da www.cism-championship.info.

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Ritratti

di skanderbeg69 (24/02/2009 - 21:29)

SIMONA LEONE

Libero

 

Nata a Taranto, dove vive, 31 anni fa.

 

Segno zodiacale:

Cancro.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo?

A 11 anni. Prima giocavo a pallacanestro, ma a scuola il professore di educazione fisica, Ardelio Miraglia, decise di cooptarmi nella sua squadra.

Come è avvenuta la conversione da palleggiatrice a libero?

Dopo l’esperienza ad Ostuni fui contattata dall’Altamura in serie A2, ma dopo qualche mese decisi di smettere di giocare. Poi mi chiamò Patrizia Chionna che stava tentando di salvare il Mesagne dalla retrocessione. Accettai la sua proposta, ma non come palleggiatrice; convenimmo che avrei potuto esserle utile come libero, sfruttando la mia bravura in difesa.

La tua carriera:

Sono cresciuta nella Lions Alfieri Taranto; due stagioni in B2 a Noci (1994/’96), B1 a Matera (1996-’97), B1 ad Altamura (1997-’98), B1 a Catanzaro (1998-’99), B2 a Brindisi per due anni (1999-2001), B2 a Torano (2001-02), B2 a Ostuni (2002-’03), tre anni a Mesagne, due in D ed uno in C (2005-’08) e Nati a Taranto in B2 attualmente.

Cos’altro fai nella vita?

Sono agente di commercio.

I tuoi hobbies?

Tra lavoro e volley non ho proprio molto tempo per coltivare hobbies, comunque non disdegno il cinema.

L’ultimo film che hai visto:

Operazione Valchiria.

L’ultimo libro che hai letto:

L’altra faccia dell’amore, di Jacqueline Briskin.

Il tuo cantante preferito?

Vasco Rossi e Claudio Baglioni.

Il tuo piatto preferito:

Linguine allo scoglio.

Ti tratti bene... Il viaggio dei tuoi sogni:

Un’isola deserta: mare, spiaggia, sole, Havana e Coca Cola.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi?

Lealtà, bontà e testardaggine.

E i tuoi difetti?

Tutto il resto...

Il più bel ricordo della tua carriera:

La promozione in B1 con l’Assi Manzoni Brindisi, con relativo viaggio-premio in Grecia.

Il più amaro:

A 19 anni mi sono rotta il ginocchio mentre giocavo nel Matera: crociato, collaterale e menisco. Tre mesi ferma dopo essermi fatta un mazzo così per arrivare in B1...!

Cosa ti piace della Nati a Taranto?

Il gruppo.

Cosa non ti piace?

Il freddo che fa al palazzetto, soprattutto in questi giorni...

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere?

L’unico: la precisione in ricezione.

L’osservazione più ricorrente del coach nei tuoi riguardi:

“Devi essere più precisa sui secondi tocchi”.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite?

Avevo un rituale, ma l’ho abbandonato col passare del tempo: ascoltavo We are the champions prima delle partite.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più:

Andrea Giani.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera?

Beh, non ce n’è una in particolare. Ho già accennato alla promozione in B1 con l’Assi Manzoni Brindisi; ecco, forse la partita più gratificante potrebbe essere quella che ha coronato una stagione memorabile: la vittoria per 3-1 sull’Aversa ai play-off (9 giugno 2001). Vincere un campionato davanti al proprio pubblico; fu bellissimo.

E la partita che vorresti cancellare?

Nessuna.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo?

Lo sport in generale, non soltanto la pallavolo, ti forma il carattere, ti regala forza e autostima e ti offre sempre la grande emozione di entrare in campo. E’ un’emozione che non diminuisce, neanche a 31 anni, e senza quest’emozione sarebbe inutile continuare a giocare.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce?

Le raccomandazioni. Purtroppo, in passato, mi è capitato di restare fuori dal sestetto titolare proprio per questa ragione.

Torni in B2 dopo sei anni. Quali differenze hai notato da allora?

C’è molto più equilibrio. Però, rispetto all’ultima B2 che ho disputato, ho l’impressione che il livello tecnico sia leggermente più basso. D’altra parte è così: un anno aumenta, l’anno dopo cala.

Qual è il servizio che ti ha creato più difficoltà nel girone d’andata?

Quello di Cristiana Zonca in allenamento.

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro:

Trovare maggiore stabilità lavorativa e quindi un impiego a tempo indeterminato e farmi una famiglia.

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Intervista a coach Marcello Presta

di skanderbeg69 (01/05/2008 - 07:48)

Partiamo da una tua critica a questo blog, “accusato” di aver esultato più l’anno scorso per la promozione in B2 che per la salvezza ottenuta quest’anno. Perché, invece, questa salvezza è più importante? E perché l’hai definita un grande miracolo?

Perché il livello tecnico della B2 è decisamente più alto e le difficoltà sono maggiori. L’anno scorso eravamo la squadra più forte del campionato di serie C e ne eravamo consapevoli; quest’anno non avevamo alcuna consapevolezza di meritare la salvezza, non all’inizio del campionato almeno. Era un obiettivo tutto da conquistare. Inoltre, prima dell’anno scorso, avevamo già concluso due stagioni arrivando ai play-off; eravamo abituati a vincere ed eravamo abituati a rapportarci con giocatrici diverse e di un altro livello.

Nel corso del campionato hai mai pensato di retrocedere?

Ho sempre pensato che ci fosse questa possibilità finché non abbiamo ottenuto la salvezza matematica. Dopo la sconfitta interna con l’Ostuni, a dicembre, credevo che fossimo già con un piede e mezzo in serie C. Eppure ad agosto avevo espresso la convinzione che ci saremmo salvati.

Da cosa nasceva questa convinzione?

Non era una convinzione, era uno stimolo. Speravo di riuscire a trasmettere alle giocatrici la mia aggressività e la mia voglia di vincere. Volevo trascinarle e indurle ad essere una squadra di combattenti che non mollano mai.

La vittoria sul Centro Ester significò già qualcosa? Fu un’iniezione di fiducia? Dimostrò che la B2 avremmo potuto giocarcela?

Al contrario. Per tutti noi fu un impatto durissimo con la realtà. In quella partita ci rendemmo conto di quanto fosse difficile questo campionato e arduo il cammino verso la salvezza. Scoprimmo il ritmo della serie B2. Lottammo strenuamente con una squadra che avrebbe dovuto essere una diretta concorrente e rischiammo di perdere quella partita. Fu un incontro durissimo. Non avevamo mai giocato a quei ritmi in serie C; non avevamo mai affrontato avversarie che “menavano” in quel modo. Già durante il riscaldamento le atlete napoletane sembravano extraterrestri. Nonostante la vittoria, ero molto preoccupato e capii che avremmo dovuto preparare ogni partita nei minimi particolari.

Qualche giorno prima, nel torneo pre-campionato di Bari, l’allenatore del Trani mi aveva fatto presente che la mia squadra sembrava capitata lì per caso. “Spaesata” era la parola giusta.

Dopo la partita con il Centro Ester dissi alle ragazze: “Qui ci sarà da soffrire e pure parecchio. Se queste lottano per la salvezza e giocano con ritmi del genere, figuriamoci le altre...”. Non eravamo ancora pronti; mentalmente siamo rimasti una squadra di serie C per una buona parte del campionato.

Poi venne il tracollo in casa con l’Ostuni a dicembre: partita disastrosa; la Piccione che ha fatto quello che ha voluto; penultimo posto in classifica, peraltro insidiato dall’Aversa. Cosa è successo dopo?

Quella sera pensai che avrei dovuto lasciare la squadra. Il sostituto che avevo individuato, però, era intenzionato a rivoluzionare radicalmente la formazione e questi cambiamenti mi lasciarono perplesso: mi sembrava di buttare alle ortiche tutto quello che era stato costruito, per anni, fino a quel momento. Non mi sembrava giusto. Non mi sembrava giusto neanche rassegnarsi alla retrocessione.

Il giorno dopo decisi di cambiare tutto: non le giocatrici, ma il mio atteggiamento, il metodo di allenamento. Analizzai quello che era successo fino a quel momento, rividi tutti i filmati per capire cosa non stesse funzionando. Iniziammo ad allenarci come una squadra che avrebbe dovuto salvarsi, partendo dalla difesa e dal muro. In realtà, erano cose che già sapevamo dall’inizio, ma nella testa eravamo rimasti ancorati ad un’idea di squadra e di campionato che non andavano più bene.

In quei giorni arrivò a Taranto Radames Lattari con il compito di salvare la Prisma. Era una situazione analoga alla nostra. “Copiai” il suo lavoro in allenamento, in particolare i suoi stimoli sul piano della motivazione. Bisognava metterci più cuore, più divertimento nel difendere. Per me la serie A era sempre stata Vincenzo Di Pinto; Radames mi ha offerto altri stimoli, completandomi come allenatore e facendomi scoprire il piacere di stare in palestra.

Le ragazze furono brave a non drammatizzare la situazione. Sono convinto che nello spogliatoio si siano dette qualcosa tra di loro; si sono guardate in faccia ed hanno reagito in modo fantastico. Tutte ci hanno messo il cuore, hanno iniziato a divertirsi anche in allenamento, hanno mostrato una grande determinazione nel non far cadere una palla a terra. “Divertirsi a soffrire” era diventato il nostro slogan. Centrammo l’attenzione sul gusto delle sfide, non solo in campionato, ma anche nelle partitelle a ping-pong. In realtà, alcune giocatrici il gusto della sfida ce l’avevano già nel DNA, dovevano solo tirarlo fuori. Altre no, non sapevano cosa fosse, si nascondevano, preferivano non esporsi per non sbagliare, preferivano evitare brutte figure piuttosto che tentare di fregare l’avversario.

Palafiom-Valenzano 2-3. Sconfitti, ancora penultimi, ma con un punto strappato alla capolista. Te l’aspettavi?

I primi due set furono molto deludenti e non emersero i progressi compiuti in allenamento, poi iniziammo a giocare con più coraggio. Ad essere sincero, però, in quella partita fece tutto il Valenzano, nel bene e nel male. Furono loro a calare improvvisamente. Direi che non fummo noi a conquistare il punto, ma loro a regalarcelo. Però, indubbiamente, quella partita cambiò qualcosa sul piano dell’umore.

Lanciano (2-3) e Napoli-Barra (1-3). Due trasferte che hanno proiettato la squadra in zona salvezza e da allora non si è più tornati indietro. E’ stata questa la svolta del campionato?

Lanciano. Quella è stata la svolta, il momento in cui è cambiato tutto. Tanto per cominciare, fu la prima trasferta in cui rinunciammo al pullman e utilizzammo le macchine, appena due macchine.

Per la durata del viaggio eravamo uniti, c’era contatto fisico, condivisione, dialogo. E si trattava di un dialogo nostro, senza distrazioni. Eravamo solo noi.

E poi fu la svolta anche sul piano del gioco. Giocammo una partita strepitosa, senza quasi far cadere la palla a terra e, quando cadeva, le ragazze si incazzavano. Lì riuscimmo a far maturare in partita i frutti del lavoro in allenamento. C’era tanta voglia di vincere; c’era comunicazione in campo. Era nata una squadra.

Peraltro, il Lanciano attraversava un buon momento, giocava bene, non cedeva punti alle squadre di media-bassa classifica.

Mi piacque anche l’atteggiamento “da rapina” che assumemmo: veloci in macchina, complicità assoluta, partita aggressiva e via di corsa a bere birra in autogrill...

E a Napoli?

L’unica differenza era Marco al posto di Mary. Ma fu una partita nel segno della continuità: tanto feeling, molta voglia di ridere e scherzare fra di noi, ma soprattutto tanta voglia di vincere ancora. Non pensavamo più al campionato; pensavamo alle avversarie volta per volta, partita per partita. Eravamo ormai in grado di reggere ritmi altissimi e studiavamo con attenzione le nostre avversarie. Per poterle mordere...

Mordere...?

Non lo dico io; ce l’ha detto qualche nostra avversaria. Avevano la sensazione che le azzannassimo...

Dopo le prevedibili sconfitte con Potenza e Salerno, la Palafiom ha raccolto 9 punti in 3 partite (Manoppello, Manfredonia e Massafra).

Potenza fu una brutta sconfitta, una delle peggiori del girone di ritorno (con Orion Napoli e Scafati). In Lucania, per reggere il confronto, avremmo dovuto giocare al 200% delle nostre possibilità e invece non giocammo neanche al 100%. Subimmo il loro modo di giocare e non entrammo in campo con la giusta mentalità vincente. Scorie del passato. D’altra parte non si poteva cambiare subito tutto.

Ma l’obiettivo era una mentalità vincente in cui non ci fosse spazio per gli alibi. Se c’erano ostacoli, bisognava superarli. E ora posso dire che di ostacoli ne abbiamo incontrati: infortuni, un solo allenamento alla settimana nella palestra usata per le partite, allenamenti quasi al buio all’Alfieri... Ma non se n’è mai parlato. Non ce ne fregava niente dei contrattempi; si lavorava e basta. Dovevamo e volevamo essere una squadra che fa i fatti, non le chiacchiere.

Manoppello, Manfredonia, Massafra.

Tre partite affrontate una alla volta e studiate minuziosamente. Le ragazze sapevano tutto delle avversarie che stavano per affrontare e avevano già maturato il gusto della sfida da vincere. Volevano vincere le sfide di squadra, ma anche le sfide individuali. Non è facile trovare questo atteggiamento nel volley femminile. E poi c’era grande comunicazione in campo: le ragazze leggevano bene la partita e la giocavano; in alcuni time-out parlavano loro, non io.

Di questa fase ricordo soprattutto gli allenamenti. Andavo volentieri in palestra e ne uscivo emozionato e stupito perché le ragazze facevano sempre più di quello che io mi aspettavo. Sì, ero stupito. Di come si allenavano e di come giocavano. Non ho mai avuto una squadra così e credo che questa stagione sia irripetibile.

Quanto ti ha preoccupato il tonfo interno con lo Scafati?

Zero. Un incidente di percorso.

Manfredonia e Ostuni. Due 0-3 in trasferta e Palafiom che, come l’anno scorso, sa scegliere bene le partite decisive da vincere. Sono state queste le due partite-capolavoro?

Manfredonia non tanto perché ci misero del loro anche le sipontine.

Ostuni sì. Quella è stata la partita-capolavoro. Lì ho visto un esempio di squadra vera. Lì ho visto tutte le mie giocatrici con gli occhi di ghiaccio: isolate da tutto quello che c’era intorno a loro, sicure dei propri mezzi e consapevoli di cosa bisognasse fare. Concentrate sulla vittoria.

Gli occhi di ghiaccio ce li hanno i giocatori vincenti, come quelli del Treviso che vennero a giocare a Taranto alcuni anni fa: sembravano computer che su ogni palla aprivano un file con le procedure da applicare. A Ostuni avevo un’intera squadra con gli occhi di ghiaccio; non mi era mai successo prima. Non mostravano alcuna emozione; volevano solo giocare e vincere, giocare e vincere. Guardare le avversarie, capire cosa vogliono fare e impedirlo, essere al top su ogni pallone, in ogni fondamentale.

Non hai chiamato un time-out quel giorno. E durante quelli tecnici o quelli chiamati da coach Solombrino non hai detto niente.

Neanche le ragazze. Non avevano da dirsi niente.

La Palafiom ha conquistato 16 punti in casa (per ora) e 16 in trasferta. I capitoli decisivi di questa salvezza, comunque, li ha scritti in trasferta. Come te lo spieghi?

Indubbiamente c’è qualche giocatrice che in casa sente troppo l’emozione. E poi fuori casa ci sono meno distrazioni e riusciamo ad estraniarci meglio. D’altra parte in casa c’è sempre gente che ride, che scherza e questo finisce col rappresentare una distrazione. E’ un aspetto su cui dobbiamo lavorare; bisogna restare concentrati ed avere occhi di ghiaccio anche al Maria Pia.

Dopo la brutta sconfitta a Manoppello (3-0) c’è stata la vittoria contro il Manfredonia (3-1); dopo il tracollo interno con l’Ostuni (0-3) c’è stata la bella prova contro il Valenzano (2-3) e poi la vittoria ad Aversa (0-3); dopo Scafati-Palafiom 0-3 si è andati a vincere a Ostuni con lo stesso punteggio e con una prestazione perfetta. Insomma, dopo le peggiori sconfitte, le migliori prestazioni. Non può essere un caso...

Dopo le sconfitte, soprattutto dopo sconfitte come quelle, ci siamo riuniti per discuterne guardandoci negli occhi e dicendoci in faccia quello che non aveva funzionato, talvolta a muso duro, ma io preferisco dire in modo onesto e aperto. I briefing del martedì erano severi, erano anche uno sfogo e forse qualcuno li ha vissuti come dei “processi”. Ma analizzando quello che avevamo sbagliato, senza – ripeto – cercare alibi ed a prescindere da chi era entrato in campo, poi ne uscivamo con una carica agonistica rinnovata. Perché siamo una squadra di carattere.

Battere Aversa due settimane fa e conquistare la matematica permanenza in B2 è stato più difficile del previsto. Perché?

Tanto per cominciare io ho sempre avuto grande rispetto per l’Aversa. E’ una squadra che all’inizio del campionato giocava veramente bene, ha sempre lottato, ha perso spesso con parziali alti e ancora adesso non ha mollato. Il sabato successivo, infatti, ha battuto 3-1 il Lanciano. Nessuna squadra l’ha affrontata schierando le riserve ed ha un paio di giocatrici molto interessanti. Talvolta nella pallavolo stai per vincere un set e poi qualche episodio lo compromette e quella sera resti a secco; a loro è capitato spesso e la classifica nei loro riguardi è troppo severa. Quindi, la mia squadra scese in campo sapendo che non si sarebbe trattato di una passeggiata e sapendo – al tempo stesso – che fallendo quell’appuntamento avremmo rischiato di non avere prove d’appello alla luce del calendario (trasferte a Valenzano e a Trani). Eravamo molto tesi.

Cosa ti è piaciuto della Palafiom di quest’anno?

L’ho già detto: il saper stare insieme e soprattutto gli allenamenti, che per me erano un piacere ed un’emozione. Esattamente il contrario dell’anno scorso, quando gli allenamenti mi annoiavano e ne uscivo demoralizzato.

Ma erano le stesse giocatrici...

Era diversa la sfida. Una sfida impossibile che abbiamo affrontato con umiltà.

Cosa non ti è piaciuto?

L’elenco è lungo... Ho sbagliato a portare in B2 tutte le Under perché hanno finito per assumere degli atteggiamenti che non mi sono piaciuti. Ma mi assumo la responsabilità di questa scelta e di questo errore.

Non mi è piaciuta l’incapacità di mantenere con costanza la voglia e la mentalità vincente. Non abbiamo saputo battere il ferro quando era caldo, sia a livello di squadra che a livello individuale. Qualcuna non si è resa conto della grande e irripetibile occasione di crescita offerta da questa esperienza e non ne ha approfittato appieno per maturare ulteriormente.

E sul piano tecnico?

Siamo migliorati in difesa, nel rapporto muro-difesa e soprattutto a muro, fondamentale che ci ha permesso di costruire molte vittorie, di neutralizzare qualche giocatrice avversaria e, alla fine, di conquistare la salvezza. C’è stata una fase in cui – ne sono convinto – a muro eravamo i più forti del campionato.

Di contro, le nostre pecche peggiori erano in battuta e in ricezione. Abbiamo palesato scarsa fluidità nel cambio palla. Beh, se avessimo avuto anche quella, avremmo vinto il campionato...

Paoletta è stato un ritorno a casa e la militanza di Manuela nella Palafiom si è interrotta prematuramente. Alla fine l’unica vera novità della squadra è stata Simona Mucci. Soddisfatto della scelta?

Simona Mucci è una mia scommessa e quando scommetto su una giocatrice sono testardo, devo vincere. Lei aveva giocato solo in serie C con l’obiettivo massimo della metà classifica; non aveva mai vinto niente. E’ un po’ emotiva, avverte la tensione della partita ed è una di quelle che la avvertono più in casa che in trasferta. Dovrà imparare ad avere occhi di ghiaccio anche lei, ma farò di tutto per farla arrivare il più in alto possibile perché so che ce la può fare. Io ci credo. E aggiungo che è un piacere lavorare con lei.

Alessandra Certa e Michela Benefico sono due giocatrici che hai fortemente voluto in squadra qualche anno fa ed alle quali credi molto. Mi pare che si siano adattate bene alla nuova categoria e nei rispettivi ruoli non sono molte le giocatrici più brave di loro. Possono crescere ancora?

Alessandra e Michela hanno ancora margini di crescita enormi e di cui neanche loro sono consapevoli. Lo vedo in allenamento. Possono arrivare molto in alto, ma devono avere più voglia di fare bene e di sfondare; devono capire che ogni pallone giocato in allenamento è importante e può servire alla loro crescita. Soprattutto Michela deve imparare a pretendere di più da se stessa, a non accontentarsi.

Al pari di Mucci, sono due mie scommesse e ricordo che quando le presi in squadra ricevetti molte critiche: “Dove devi andare con quelle?”...

Beh, credo che siano già due scommesse vinte.

Clara Clemente, invece, è la colonna di questa squadra. Potrà esserlo anche in futuro o si appresta... a vincere il secondo premio alla carriera? Cosa le consiglierai?

Se riuscissi ad ingaggiare una centrale più forte di lei, le consiglierei di smettere; altrimenti sarò costretto a tenerla ancora... (ride)

Clara, con la sua costanza e la sua voglia di vincere, è la bandiera di questa squadra e per me è la centrale più forte del campionato. E’ vincente; nessuno mura come lei e fisicamente è integra, sta bene. Se lavorasse un po’ di più con i pesi sarebbe meglio... ma potrebbe tranquillamente giocare almeno per un altro anno. Lei è l’anima di questa squadra ed è in grado di trasmettere la sua tecnica e la sua mentalità vincente a chi è disposta ad apprendere. E’ un punto di equilibrio e di riferimento, per tutte. Non molla mai, in allenamento e in partita; vorrei averne di giocatrici con le palle come lei... Su questa salvezza c’è tutta la sua impronta.

Clara fa parte di una generazione di giocatrici (giocatrici, non atlete) di un altro livello, che hanno nel sangue l’umiltà, la determinazione, la dedizione al lavoro, la voglia di vincere. Sono abituate ad allenarsi anche sei ore al giorno e non lavorano per lavorare; lavorano per vincere. Lo vedo in Rosa Ricci, in Antonella Cataldo, in Paola Michieletto, in Giusy Caterina e in altre che giocano ad ottimi livelli in B1 e in B2. Fra l’altro negli sport la soglia anagrafica si sta alzando e quindi sono convinto che questa generazione resterà ancora al top per un bel po’ di tempo. Basta vedere quello che fanno in campo.

Clara ha disputato il miglior campionato da quando gioca con noi. Di contro, è una rompicoglioni, ma pazienza...

Le altre centrali: Silvia Buso e Rossella Garaguso.

Silvia è stata una bella sorpresa. Forse neanche lei credeva di poter giocare in B2 e invece, accantonata un po’ di abulia in campo, ha fatto ottime cose, soprattutto a muro.

Rossella ha dato un valido contributo, ma, per le potenzialità che ha, potrebbe fare molto di più.

Per gli opposti, Sonia Tinelli e Ivana Gallo Ingrao, è stata un’altra stagione limitata da condizioni fisiche non ottimali.

Sì, Sonia ha avuto qualche problema fisico, ma quando è stata in campo la sua presenza si è sentita in modo importante. Ha disputato un ottimo campionato, una delle sue migliori stagioni. E’ stata trainante in tutte le nostre vittorie.

Ivana forse ha sottovalutato i tempi di recupero, che, dopo un intervento come quello che ha subìto, non sono inferiori a un anno. Però ha saputo aiutare la squadra in ogni momento ed ha accettato, suo malgrado, il ruolo di libero e le sono grato anche per questo.

Anche quest’anno tre giocatrici si sono alternate nel ruolo di libero (Manuela Voglino, Simona Mereu, Ivana Gallo Ingrao). E’ una maledizione o una tradizione?

Diciamo che ormai è una tradizione. Purtroppo Simona non si può allenare finché non supera i problemi fisici che l’affliggono in questo periodo. Ma in prospettiva può fare tanto, ha piedi veloci, ottime potenzialità e tempo per crescere.

E passiamo alle cosiddette “piccine”: Silvia Mastandrea, Paola Marcianò, Valentina Moro, Désirée Fiore.

Siamo stati l’unica squadra in Italia a far giocare con una certa costanza una ragazza del ’92, Silvietta, e poche squadre presentavano una seconda palleggiatrice del ’91 e tre atlete del ’92 in organico.

Silvia. Tecnicamente mi ha regalato belle soddisfazioni perché è migliorata tantissimo in attacco. Ora deve migliorare anche negli altri fondamentali, ma la sua crescita è stata esponenziale, come del resto quella delle altre “piccine”.

Désirée. Lei gioca a pallavolo soltanto da tre anni e questa mancanza di esperienza le provoca un po’ di insicurezza, ma anche lei è cresciuta tanto ed ha ottime potenzialità. E’ quella che si è inserita meglio nel gruppo e che sa sfruttare meglio l’esperienza delle grandi, apprendendo ed assorbendo come una spugna. I risultati sono evidenti. Conto molto su di lei.

Valentina. Ha avuto la sfortuna di farsi male a inizio stagione e questo ha compromesso inesorabilmente tutto il suo campionato. Vorrei che fosse meno sospesa nel mondo dell’immaginazione e più legata alla concretezza della realtà; vorrei che affrontasse in modo più deciso il lavoro in palestra e che si integrasse meglio nel gruppo, accettandone anche gli scontri. La vorrei più concentrata sull’obiettivo condiviso dalla squadra piuttosto che sui risultati individuali. Ma indubbiamente anche lei è molto cresciuta dal punto di vista tecnico.

Per Paoletta il discorso è molto più complesso in ragione del ruolo. Una palleggiatrice inizia a capire la pallavolo intorno ai 25/26 anni. In Italia, anche nelle nazionali pre-juniores con le quali ho collaborato, abbiamo commesso un errore considerando le palleggiatrici al pari delle altre atlete. Non è così. La palleggiatrice deve possedere sensazioni che le altre non hanno e deve maturare in modo diverso. Serve tanto lavoro e tanta esperienza. In Italia si è puntato sulle qualità fisiche e sulle potenzialità tecniche trascurando l’esperienza, la gavetta, i palloni giocati.

I risultati sono, ad esempio, che Manuela Di Crescenzo, classe 1988, avrebbe dovuto essere la titolare del San Vito dei Normanni in A2 e invece ha giocato quasi sempre Serena Masino, 1983, che non era mai stata oltre la B1. E ha giocato bene.

Eleonora Lobianco non è mai stata nelle nazionali giovanili eppure adesso è una delle più forti alzatrici del mondo e continua a migliorarsi.

L’età è importante e le compagne esperte non sempre riescono a giocare con una palleggiatrice giovane, mentre, al contrario, non è raro vedere palleggiatrici che giocano fino a 45 anni.

Alle palleggiatrici giovani e quindi alla nostra Paoletta si richiede molta pazienza e molta umiltà. Devono avere la capacità di allenarsi sapendo attendere il loro momento e riuscendo a rinviare la realizzazione dei sogni e delle aspirazioni. In altre parole, devono diventare adulte prima delle altre.

Paoletta è molto migliorata quest’anno e forse neanche lei stessa ne ha preso coscienza. E’ un’altra palleggiatrice. Ma la tecnica e la fantasia, che sono importanti e che lei già possiede, non bastano; deve comprendere più profondamente il senso del suo ruolo in campo e in squadra. In B2 è una delle più giovani, forse l’unica del 1991 ad essere scesa in campo, ma deve avere molta pazienza. Sono molto soddisfatto di lei e di quello che è diventata in questi mesi; tutto quello che sta facendo, per me, è positivo, ma non deve avere fretta.

Parlando in generale delle più giovani, vorrei che riuscissero a mettere più cuore in quello che fanno e che cogliessero le opportunità offerte loro in allenamento.

Diamo un’occhiata alle avversarie. La classifica rispecchia i valori visti sul parquet?

Sì, credo che alla fine la classifica sia questa. Fra le prime tre c’è pochissima differenza e probabilmente, in questi casi, un briciolo di fortuna in più aiuta, ma i valori sono quelli. Valenzano è la squadra più forte e più continua; merita di vincere il campionato. Tranne gli scontri diretti, ha perso solo due punti per strada (a Salerno e a Taranto).

Anche tu eri un esordiente in B2. Hai visto la pallavolo che ti aspettavi? Quali considerazioni tecniche ti senti di fare?

A giudicare da quello che mi hanno riferito i colleghi, il livello tecnico è stato maggiore rispetto all’anno scorso. Noi abbiamo affrontato il campionato senza pensarci troppo e senza grossi timori. Un nostro grosso limite, soprattutto all’inizio, era la scarsa conoscenza delle giocatrici avversarie, ma direi che ci siamo comportati egregiamente.

Ruolo per ruolo, le giocatrici avversarie che ti hanno più impressionato quest’anno (escludendo le ragazze della Palafiom). E’ una tradizione; facciamo il sestetto ideale:

Come palleggiatrice, Sabrina Cosentino (Valenzano). Peraltro, l’ottimo rapporto con coach Zambetta ha favorito un frequente scambio di video e quindi ho imparato a conoscerla anche in questo modo. Molto brava, davvero. E ho apprezzato anche la sua crescita nel finale di campionato.

Come opposto, devo dire che quest’anno dai posti due non abbiamo visto scintille. Io premierei la continuità di Aurora Avena (Potenza).

Come prima centrale (e sottolineo che abbiamo deciso di escludere le nostre...), sicuramente Paola Michieletto (Valenzano), molto continua anche lei.

Poi le scelte si fanno più difficili. Come seconda centrale, c’è una rosa di nomi, alcuni dei quali, in realtà, corrispondono a prime centrali: Valeria Tavolari (Valenzano), Giusy Scarale (Manfredonia), Viviana Vincenti (Massafra), Barbara Krambek (Trani) e Raffaella Balducci (Trani), che ha concluso un grande campionato.

Io, però, vorrei indicare una ragazza giovane che sicuramente ha dimostrato di essere all’altezza e che ha un grande futuro davanti a sé, Angelica Muscillo (Potenza).

Battaglia dura anche tra i posti quattro... Ma ci sono almeno tre grandi laterali: Alessandra Piccione (Ostuni), Nunzia Campolo (Orion Napoli) e Giusy Caterina (Trani).

Sul libero, invece, ho meno dubbi e indico con convinzione Simona Califano (Orion Napoli).

Non sarebbe corretto chiederti qual è stato il coach più bravo, trattandosi di tuoi colleghi. Però, per chi faresti una menzione particolare?

Tutti bravi, ma anche tutti molto corretti. Si è creato un bel rapporto di amicizia e di collaborazione. Penso, in particolare, a Piero Zambetta, ad Antonio Chieppa, a Luca Loparco, a Tonino Solombrino, ma dovrei nominarli tutti. Vorrei però citare un coach che mi ha colpito per le sue virtù, Nello Caliendo (Potenza). L’amico Nino Gagliardi ed io amiamo dire che Nello “è uno di noi”...

Gli arbitraggi.

Molto buoni. Qualche svista capita; sbagliamo tanto anche noi... Però devo dire che hanno gestito ottimamente anche i rapporti con giocatrici e allenatori. Poi io sono dell’idea che le partite non si perdono per colpa degli arbitri.

Abbiamo convenuto che una delle immagini più belle di questo campionato è stata l’ingresso al Maria Pia di Silvia Renna e Gisela Scialacomo con il pacco-dono di mozzarelle di bufala. Meravigliose. Però, al di là delle gratificazioni tecniche, conserveremo altri bei ricordi di questa stagione. Penso all’ospitalità ricevuta a Manoppello, penso alla corrente di simpatia che è scattata con l’Orion Napoli. Quale altro episodio ti piacerebbe ricordare?

L’ottimo rapporto instaurato con i colleghi allenatori. E poi c’è un episodio “fresco” di domenica scorsa: le parole e gli apprezzamenti personali che mi ha rivolto il presidente del Trani mi hanno fatto molto piacere.

Il campionato che sta per concludersi ha apportato novità nel patrimonio scaramantico della squadra...?

Tante conferme e una sola novità: non devo più prendere il caffé prima della partita. Me ne offrì uno Ugo prima di Palafiom-Ostuni...

La Prisma rischia di emigrare. Ci auguriamo di no, ma in ogni caso il presidente Bongiovanni ha denunciato una situazione di forte disagio per il volley a Taranto. In ambito femminile, alle nostre spalle c’è il vuoto: nessuna squadra tarantina in serie C e le formazioni della serie D lottano per la salvezza. Cosa succede alla pallavolo tarantina?

Se davvero la Prisma andasse via, sarebbe una perdita gravissima per il movimento pallavolistico tarantino e andrebbero in fumo importanti opportunità di crescita tecnica per noi addetti ai lavori. Sarebbe anche un danno d’immagine per la città, ancora una volta confermata nel suo difetto di farsi scappare le cose positive che ci sono.

Per quanto riguarda, invece, la pallavolo femminile di base, faccio solo una considerazione: mentre in Italia la statura media continua a salire, io vedo sempre meno ragazze alte nelle scuole tarantine. Sarà un effetto dell’inquinamento...? Una dozzina di anni fa la statura di una formazione Under 14 che allenavo oscillava tra 1,75 e 1,83. Adesso questi numeri ce li possiamo sognare.

Massafra e Taranto. Due squadre in B2 sono un lusso per la nostra provincia?

Sì, sicuramente. E’ insensato avere, a 20 chilometri di distanza, due squadre che lottano per non retrocedere quando si potrebbe fare molto di più avendo programmi più ambiziosi e centrati sull’impegno quotidiano. Mi auguro che si possa approfondire la collaborazione avviata con l’Under 16.

Basket. Il CRAS, costruito per lo scudetto, perde la semifinale contro il Napoli e la sera stessa il presidente preannuncia le dimissioni. E’ proprio così difficile accettare serenamente le sconfitte nella cultura sportiva italiana?

Quello che è successo al CRAS non ha a che fare con la cultura di accettazione della sconfitta. Io sono d’accordo con il presidente, che ha investito un mare di soldi per costruire uno squadrone. Sono solidale con lui e con Bongiovanni, mecenati dello sport. Non sono solidale con le giocatrici e con l’allenatore del CRAS che, se vincono o perdono, vengono pagati nello stesso modo. Dovrebbero fare un passo indietro e rimettere in discussione i loro contratti. Dovevano vincere tutto (campionato, coppa Italia e coppa europea) ed hanno perso tutto.

L’unico caso simile in Italia è Veltroni, che in 5 mesi è riuscito a far cadere un governo, a perdere le elezioni politiche e a perdere Roma. A novembre Berlusconi era stato scaricato da Casini e da Fini, indisponibile a confluire nel PDL; Veltroni lo ha rianimato provocando una catastrofe.

Torniamo a noi. Non poteva mancare un titolo giovanile quest’anno: campioni provinciali Under 18 con la squadra che, in gran parte, aveva vinto il titolo Under 16 l’anno scorso.

I titoli giovanili lasciano il tempo che trovano, ad eccezione del trofeo delle Regioni. Sì, giovano all’immagine della società, ma non servono a niente se poi le ragazze non arrivano a giocare a certi livelli. Per loro è più importante confrontarsi con giocatrici vere.

Sangue del nostro sangue. A noi piace conservare un legame con le atlete che hanno fatto la storia di questa squadra. Marianna Masoni gioca con Cremona la finale play-off per la promozione in A1. E’ pronta per la serie maggiore?

Le limitazioni per le straniere che stanno per entrare in vigore offrono alle giocatrici alte come Marianna una grande occasione. Lei ha grandi potenzialità e le italiane nel suo ruolo si contano sulle dita di una mano. Servirà molta fatica e molta disponibilità al sacrificio, ma ha una bella bicicletta a disposizione e le auguro di cuore di pedalare bene.

Marcella Scaglioso.

Idem. Possibilità ancora maggiori, trattandosi di una palleggiatrice alta. Per Marcella, che è ancora molto giovane, vale lo stesso discorso fatto per Paoletta. Potrebbe incontrare attaccanti diffidenti a farsi servire palloni da un’alzatrice così giovane e dovrà conquistarsi tutto con i denti. Ma il futuro è nelle sue mani.

L’Antico Presidente è lontano dagli occhi ma sempre vicino al cuore. C’è un Nuovo Presidente, una nuova dirigenza, una nuova organizzazione che già cura i rapporti con la stampa (T9 Communication). Quale sarà il futuro della Nati a Taranto Volley?

Sabato giochiamo contro il Lanciano e sarà un’occasione festosa per salutare i tifosi, che desidero ringraziare per il loro apporto. Da lunedì inizieremo a programmare il nostro futuro.

 

NOTE:

Le foto di Radames Lattari e di Simona Mereu sono di Luca.

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Ritratti

di skanderbeg69 (10/04/2008 - 16:19)

PAOLA MARCIANO’

Palleggiatrice

 

Nata a Taranto, dove vive, 17 anni fa.

 

Segno zodiacale:

Ariete.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo?

A 5 anni, minivolley nella Tempesta.

Perché proprio la pallavolo?

Vengo da una famiglia di sportivi: mio padre praticava nuoto e pallanuoto; mia madre pallavolo. L’ago della bilancia è stato probabilmente il famoso cartone animato di Mila e Shiro.

E perché proprio da palleggiatrice?

Fino a 11 anni, quando sono passata alla Palafiom, non avevo un ruolo definito. E’ stato quindi Marcello ad orientarmi verso un ruolo che io ho accettato senza alcun problema, come un fatto naturale. D’altra parte è un ruolo che mi piace molto.

La tua carriera:

Dall’età di 11 anni ad oggi sempre nella Palafiom. Soltanto lo scorso anno sono stata ceduta in prestito alla Tempesta (serie C).

Cos’altro fai nella vita?

Liceo scientifico, 4^ anno.

I tuoi hobbies?

Studio e volley non mi lasciano molto tempo per coltivare hobbies in modo continuativo.

L’ultimo libro che hai letto:

Il cacciatore di aquiloni, di Khaled Hosseini.

L’ultimo film che hai visto:

Il cacciatore di aquiloni, ovviamente...

Il tuo cantante preferito?

Ligabue.

Il tuo piatto preferito:

La pasta alla carbonara.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi?

Sincera, solare, determinata.

E i difetti?

Introversa, permalosa, testarda.

Beh, sui pregi sono d’accordo. Ho l’impressione che una delle tue principali caratteristiche di personalità sia l’equilibrio, il senso della misura (che, a quanto pare, è ricorrente tra le palleggiatrici), sia sul parquet che fuori. Determinata ma non aggressiva, coraggiosa ma non scriteriata sul parquet; sorridente ma non frivola, cordiale ma non petulante fuori dal parquet. Dove trovi tanta maturità e soprattutto tanta serenità interiore (piuttosto inconsuete alla tua età)?

In effetti, non ho attraversato crisi adolescenziali. Credo che la mia serenità sia legata alle persone che mi circondano e che mi permettono di crescere garantendomi affetto e fiducia. Penso alla mia famiglia, al mio ragazzo, ai miei amici. Devo anche riconoscere a me stessa la capacità di scegliere le persone con cui confrontarmi, intuendo quelle da evitare perché non avrebbero nulla di buono da offrirmi. In questo modo so di non essere mai sola.

Il più bel ricordo della tua carriera:

La convocazione alle Regionali tre anni fa. Non me l’aspettavo anche perché ero fuori come età.

Il più amaro:

La retrocessione con la Tempesta al termine dei play-out di serie C l’anno scorso.

Lo scorso anno, comunque, hai disputato un campionato da titolare. Cosa ti ha lasciato quella esperienza?

Maggiore sicurezza. Credo di essere cresciuta tecnicamente grazie all’esperienza sul campo e allo sviluppo della comunicazione e dell’intesa con le compagne.

Quest’anno, invece, soltanto pochi spezzoni di partita. D’altra parte il ruolo di titolare è coperto da una giocatrice sul cui talento indiscusso è inutile spendere parole. E’ un anno buttato?

Assolutamente no. Nel mio ruolo l’esperienza è fondamentale ed era scontato che la squadra fosse affidata a mani più esperte delle mie. Ma non è affatto un anno buttato perché ho avuto comunque l’opportunità di entrare nell’ottica di questa categoria.

Cosa pensi di Alessandra?

Ha ottime mani, un bel tocco. I risultati raggiunti dalla squadra quest’anno parlano da soli.

Cosa “prenderesti in regalo” da lei?

Il tocco, appunto. La sua tecnica in generale.

Potenza, 10 febbraio 2008, ore 18.40 circa: coach Marcello ti spedisce in campo per il tuo esordio in B2. Come hai vissuto quei momenti?

Non me l’aspettavo. Non quel giorno, almeno. Credevo che la possibilità di giocare mi sarebbe stata offerta nel corso di una partita dal risultato acquisito a nostro favore e a Potenza, invece, stavamo perdendo malamente. Per questo è stata una sorpresa. Però, una volta entrata in campo, ho giocato con tranquillità. Indubbiamente la “partita vera” è risultata molto diversa dall’allenamento, però... temevo peggio.

Talvolta il palleggiatore è messo sotto accusa dagli attaccanti, a torto o a ragione. Quando non riescono ad essere incisivi possono attribuirne la responsabilità ai passaggi imprecisi o alle scelte del palleggiatore. Ti sei mai sentita il capro espiatorio di una squadra?

Sempre! Però, ormai ci ho fatto il callo. Ecco, l’esperienza dell’anno scorso è servita anche ad abituarmi a questo tipo di situazione.

E, al contrario, ti è mai capitato di provare rabbia nel vedere passaggi perfetti vanificati dagli errori degli attaccanti?

Sì, mi è capitato anche questo. Più che suscitare rabbia, è demoralizzante.

Quali laterali, tra quelle che abbiamo affrontato quest’anno, ti piacerebbe servire se ne avessi la possibilità?

Alessandra Piccione (Ostuni).

E quale palleggiatrice ti ha più impressionato favorevolmente?

Sabrina Cosentino (Valenzano).

Campionessa provinciale Under 16 l’anno scorso, campionessa provinciale Under 18 quest’anno... Baratteresti questi due titoli per una partita da titolare in B2?

No. A quei titoli sono... affezionata.

Cosa ti piace della Palafiom?

Il rapporto con le compagne.

Cosa non ti piace?

Il fatto che spesso si lavori troppo...!

L’osservazione più ricorrente del coach nei tuoi riguardi?

“Non chiudere gli occhi!” Ma la lista è piuttosto lunga...

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite?

No.

Sante palleggiatrici! Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere?

Vorrei imparare ad anticipare su ogni pallone.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più:

Ricardo.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera?

Tempesta-Trepuzzi 3-0. Era la prima giornata del campionato di serie C dello scorso anno e si trattava di avversarie più accreditate di noi. La vittoria ha allontanato le nostre preoccupazioni ed ha rappresentato un impatto felice con il campionato accrescendo la nostra sicurezza.

E la partita che vorresti cancellare?

Palafiom-Tempesta 3-0.

Cosa ti piace di più della pallavolo?

Il fatto che sia un gioco di squadra nel senso pieno dell’espressione.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce?

Infastidire non è il termine corretto, però la pallavolo comporta molta dedizione, molto tempo e di conseguenza molte rinunce.

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro:

Studiare, laurearmi in biologia, insegnare e svolgere la libera professione in uno studio privato...

Ok, idee chiare. E rispetto alla pallavolo?

Arrivare il più in alto possibile.

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Il senso della Svezia per lo sport

di skanderbeg69 (22/01/2008 - 22:09)

   Ve l’avevo promesso: anche in Svezia ho lavorato per voi. Non mi sono dimenticato neanche del Manfredonia perché passeggiare per Stoccolma offre la sensazione di essere circondato da migliaia di gemelle Liguori...

La Svezia, per me, è il miglior esempio mondiale di politiche sociali. Anche se in questa sede non si può che semplificare sommariamente, io trovo che tra i simboli velleitari che vanno bene solo sulle bandiere come Che Guevara e le derive centriste, forse la risposta era lassù, nel Nordeuropa: il modello scandinavo che ha in Olof Palme il suo più noto rappresentante ma che affonda le proprie radici in decenni di buongoverno e di politiche virtuose.

Come si pratica il volley in Svezia? Qual è lo stato di salute dello sport? Quali politiche per lo sport e per i giovani vengono attuate in questo paradiso terrestre?

Grazie a Marie Bergman, giovane giocatrice del Bromma, possiamo farci un’idea del modello svedese di sport giovanile, allargando così gli orizzonti del blog.

L’ideale sarebbe confrontarci con altri modelli significativi: quello americano dei campus, ad esempio, o quello serbo della fabbrica di vittorie in tutti gli sport di squadra. O quello giapponese di Mila e Shiro... Vedremo in futuro.

Intanto ringrazio Marie per la disponibilità e per la puntualità delle sue risposte, specie se teniamo conto che la piccina ha dovuto utilizzare una lingua non sua. Sotto l’intervista in italiano (a nostro beneficio), c’è anche l’intervista in inglese perché anche lei possa riscontrare in rete i frutti del proprio lavoro.

 

INTERVISTA A MARIE BERGMAN

 

Prima raccontaci qualcosa di te, dei motivi che ti hanno indotta a giocare a pallavolo, della tua carriera e delle tue aspettative.

Bene, mi chiamo Marie Bergman, ho 17 anni e frequento la scuola superiore qui a Stoccolma. Gioco a pallavolo nel Bromma, squadra che si è formata nel settembre del 2003. E’ da allora che le mie compagne ed io giochiamo insieme. Io ho iniziato per via di Lovisa, il cui fratello maggiore giocava nel club e venne a sapere che il Bromma stava allestendo una nuova formazione. Lovisa me lo disse e così cominciammo. Probabilmente è la cosa migliore che abbia mai fatto. Nella nostra squadra non tutte hanno le stesse aspettative; alcune giocano solo per divertirsi, per incontrare le compagne. Io, però, ho propositi più ambiziosi; vorrei giocare nel campionato maggiore della Svezia.

Cos’altro fai oltre a giocare a pallavolo?

Nella nostra squadra studiamo tutte. Alcune di noi hanno ancora davanti due o tre anni per conseguire il diploma e per poter quindi lavorare o iniziare l’università. Qualcuna alterna scuola e lavoro, ma dato che ci alleniamo tre volte alla settimana ed abbiamo molto da studiare, risulta difficile trovare il tempo anche per un lavoro.

Dicci qualcosa di Bromma come quartiere.

Bromma è un sobborgo di Stoccolma, piuttosto agiato. Ci vogliono 15 minuti di metropolitana per raggiungere il centro. Abbiamo molto verde attorno al nostro quartiere e ci sono sia appartamenti che zone residenziali.

Come è organizzato il campionato di pallavolo svedese? Quali sono le principali categorie? Ci sono campionati giovanili?

La nostra squadra gioca nella 3^ divisione, area di Stoccolma. Ci sono fino a quattro divisioni qui; penso che in altre parti della Svezia siano di meno. Se vinci il campionato di 1^ divisione della tua area, hai l’opportunità di salire in Elitserien, la categoria in cui si affrontano le 10 migliori squadre della Svezia. Ovviamente c’è un campionato maschile ed uno femminile.

Ci sono anche tornei giovanili e per bambini; ogni regione organizza i propri. Ma una volta all’anno ci sono i tornei nazionali, chiamati Svenska Mästerkapen, per Under 21, Under 19, Under 17, Under 15 e Under 13.

E il Bromma, la tua squadra, in quale categoria gioca?

Il Bromma ha diverse squadre, sia maschili che femminili. Le nostre prime squadre, maschile e femminile, giocano entrambe in 1^ divisione (equivalente alla vostra serie A2). Questo significa che potrebbero aspirare alla promozione in Elitserien, ma sfortunatamente la mia società non ha al momento sufficienti risorse economiche per il salto di categoria. Però è un obiettivo dei prossimi due anni.

Secondo molti italiani, la Svezia è una specie di “paradiso terrestre” per quanto riguarda i servizi sociali, il sistema scolastico, la sanità pubblica, ecc. Immaginiamo il tuo Paese come uno Stato che premurosamente assiste i propri cittadini dalla culla alla tomba. E’ un’immagine che corrisponde alla realtà o pensi che anche il welfare svedese abbia qualche problema?

Non mi occupo molto di politica, ma cercherò di rispondere ugualmente. Io credo che la Svezia sia un ottimo Paese dove vivere e so di potermi considerare fortunata per essere nata qui. Come dici tu, in effetti, qui i cittadini sono seguiti. Se commetti un reato da minorenne, ottieni assistenza; i bambini in difficoltà ricevono molto sostegno. Non proprio tutti, ma la maggior parte, perché c’è sempre qualcuno che si occupa di te e finché frequenti la scuola gli insegnanti hanno una responsabilità che impone loro di parlare con gli studenti che manifestano o che potrebbero avere difficoltà.

Però, ovviamente, anche noi abbiamo i nostri problemi. Ad esempio, ci sono persone senza fissa dimora che vivono per le strade, ma ci sono dei ricoveri e ci sono risorse che possono essere attivate, così se una persona in difficoltà si sforza di utilizzarle non è impossibile ricostruirsi una vita migliore.

Tu parli di sistema scolastico e di sanità pubblica; tutti vanno a scuola, i primi nove anni sono obbligatori, tra i 7 e i 15 di età. Poi puoi studiare per altri tre anni (quando ne hai 16-19) prima di accedere all’università. Questi tre anni non sono obbligatori ma quasi tutti proseguono gli studi. E il servizio sanitario è gratuito fino ai 18 anni di età, quindi per ora non devo ancora preoccuparmene.        

Quante ore sono dedicate allo sport nelle scuole svedesi e come sono impiegate? E’ vero che la scuola svedese dedica molto tempo ad attività extrascolastiche (sport, teatro, musica, ecc.)? Tu cosa fai, ad esempio?

In Svezia ogni scuola può regolarsi diversamente, ma di solito c’è un’ora alla settimana per lo sport, rigorosamente guidata dall’insegnante. Tranne nell’ultimo anno di scuola obbligatoria, quando gli studenti devono tenere una lezione di sport per poter ottenere la promozione.

Pratichiamo molti sport diversi sia perché è più divertente e sia perché in questo modo gli allievi hanno più opportunità per scegliere la disciplina più gradita. Abbiamo anche attività extrascolastiche legate alla pittura, ad esempio, o al teatro e alla musica. Sono attività che ci rilassano e che, al pari dello sport, ci permettono di riempire il tempo libero.

E’ vero che il 50% dei giovani e dei bambini di Stoccolma sono iscritti a società sportive?

Non saprei esattamente. Forse è un dato corretto per i bambini ma non per i ragazzi della mia età perché credo che molti giovani si stanchino di proseguire quello che magari hanno fatto per anni e preferiscono piuttosto dedicare più attenzioni allo studio. Oppure preferiscono semplicemente uscire con i propri amici, andare alle feste o cose del genere.

Com’è la situazione degli sport dilettantistici o giovanili in Svezia? Qui in Italia abbiamo avuto qualche problema con aggressioni o con eccessive pressioni dei genitori sui propri figli perché diventassero piccoli campioncini. Talvolta arbitri o allenatori sono stati aggrediti per aver preso decisioni a discapito di questi ragazzini. Pensi che in Svezia ci sia una valida cultura dello sport o ci sono anche lì problemi di violenza o di eccessive aspettative verso campioncini in erba?

Qui in Svezia abbiamo una parola, lagom, che non esiste in nessun altro Paese ed è simpatica; significa grosso modo “non troppo, non troppo poco, una via di mezzo”. Moderazione. Ed è così che siamo in Svezia. Non ci piace litigare; non prendiamo eccessiva confidenza con persone che non conosciamo. Non alziamo la voce. Se un genitore aggredisse un arbitro o un allenatore, probabilmente ne parlerebbe il telegiornale. Però anche noi abbiamo il problema degli eccessivi investimenti emotivi nei piccoli praticanti, desiderati come “piccoli campioni”. Vengono lanciati in squadra da piccoli e se non sono abbastanza bravi a 8 anni possono essere rispediti in panchina dove restano per l’intera stagione. Questo avviene soprattutto nel calcio dato che molti svedesi sono convinti di essere una grande nazione calcistica. Io credo che sia una sopravvalutazione, ma pazienza. Sì, questo è stato motivo di dibattito sui giornali.

Le squadre di volley ricevono aiuti economici dallo Stato, dal Comune o da privati? Pensi che il Bromma abbia quanto gli serve per finanziare le proprie attività?

Mi sembra che abbiamo un piccolo contributo economico dallo Stato, ma non sono proprio sicura. Lo Stato ci fornisce le strutture per allenarci e per giocare; i tempi di utilizzo dipendono dal numero di giovani (fino a 21 anni) che fanno attività durante la stagione. Non abbiamo molti quattrini. Quando giochiamo in trasferta o in altri tornei dobbiamo sempre mettere mano al nostro portafoglio personale per poter viaggiare.

Parte della popolazione di Stoccolma è costituita da immigrati. Lo sport è utilizzato anche come strumento di integrazione?

Un po’ sì, ma non come si potrebbe. Spesso si inizia a praticare sport nel proprio quartiere di residenza e in questo modo si entra a far parte di una squadra composta da persone che vivono nella stessa zona. Ma naturalmente quando giochi contro squadre provenienti da quartieri di Stoccolma abitati da immigrati, entri in contatto con queste realtà. Sfortunatamente penso che molti immigrati non abbiano le stesse possibilità di praticare sport che ci sono nei quartieri più benestanti. Nelle loro zone si preferisce investire nelle abitazioni piuttosto che nelle strutture sportive.

Ci sono buoni impianti per il volley in Svezia?

Tranne per alcune strutture al coperto destinate al beach-volley, non ci sono palazzetti costruiti appositamente per il volley. E molte strutture non hanno la giusta delimitazione del campo o le attrezzature adatte alla pallavolo, che è uno sport poco considerato in Svezia. Comunque è uno sport in ascesa e sarà necessario fare alcuni cambiamenti nel futuro.

In effetti la Svezia dev’essere più attrezzata per gli sport invernali. In altri sport come la pallavolo, però, il tuo Paese non ottiene molti successi a livello internazionale. Non come la Serbia, ad esempio, pur avendo la stessa popolazione e maggiori risorse. Come mai?

Non abbiamo una grande tradizione pallavolistica. Il volley ha poco spazio sui media e le nostre squadre ricevono scarsa attenzione e questo complica il reperimento di sponsor e l’acquisizione di denaro.

L’ultima volta che la Svezia ha ben figurato in una competizione internazionale è stato agli Europei del 1989, in cui arrivammo secondi. Io non ero neanche nata e non posso ricordarlo, ma ho saputo che l’interesse della gente è scemato dal momento che non c’è stata continuità nei risultati. Sembra che la gente si appassioni a questa disciplina soltanto se ci sono buoni risultati.

Recentemente abbiamo avuto grossi problemi con il calcio, completamente corrotto: corruzione, doping, violenza, affari, scommesse illegali. Pensi che gli sport svedesi siano puliti?

Quanto meno più puliti. Guardiamo con molta severità a questi fenomeni, che sono considerati vergognosi. Il nostro principale problema in Svezia credo che siano le tifoserie del calcio. Ogni volta che c’è un derby in città, si verificano scontri violenti tra tifosi, alcuni dei quali cercano esclusivamente il conflitto. Lo scorso anno una squadra è stato retrocessa di categoria proprio in conseguenza dei gravi danni causati dai suoi sostenitori.

Gli sport femminili in Svezia hanno la stessa “dignità” di quelli maschili, ad esempio ottenendo gli stessi spazi televisivi?

Non hanno gli stessi spazi, ma le cose stanno migliorando. Ogni volta che ci sono squadre maschili di calcio in TV, però, gli sport femminili vengono estromessi.

Qual è la capienza del palazzetto del Bromma e quanta gente viene a vedere le vostre partite?

Direi che la nostra struttura può contenere 50 persone e si tratta esclusivamente di parenti e amici. Il numero varia di solito da 0 a 30, penso. Il volley non è molto popolare; le partite più importanti in Svezia non richiamano più di 500 spettatori.

Quali sono gli obiettivi del Bromma (ed i tuoi) per questa stagione?

Il nostro obiettivo è la permanenza, magari tentando la promozione, ma è una possibilità resa difficile dalla concorrenza di due ottime squadre nella nostra divisione.

Il mio obiettivo personale è quello di entrare in prima squadra l’anno prossimo. Già quest’anno mi alleno due volte alla settimana con la mia squadra e una volta con la formazione maggiore. E’ divertente e spero di trovare un posto in quella squadra il più presto possibile.

Cosa ti piace dell’Italia? Ci sei già stata? Cosa conosci del nostro volley?

Credo che l’Italia sia un Paese bellissimo. Ci sono stata due volte, a Venezia e soprattutto a Cesenatico l’estate scorsa, dove ho partecipato all’Eurocamp di volley. E’ stata una grande settimana con pallavolo al coperto e beach volley. Non conosco molto della pallavolo italiana, tuttavia è stato splendido essere lì d’estate e dato che avevo studiato italiano a scuola l’anno prima, ho avuto l’opportunità di parlarlo un po’. Dopo ho smesso di studiarlo e quindi l’ho un po’ dimenticato.

Ciao!

Marie

 

NOTE:
Alcune foto sono cortesemente offerte dal Bromma C e da http://brommavolley.blogg.se.

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Marie's sense of volley

di skanderbeg69 (22/01/2008 - 21:33)

INTERVIEW WITH MARIE BERGMAN

Something about you. Your volley career, your volley-rule, the reason for you decided to play volley, your ambitions about volley.

Well my name is Marie and I am 17 years old and go to school here in Stockholm city. Our team began to play in the year of 2003 in September. And we have played together ever since. I began to play volleyball because of Lovisa. Her older brother played in our club and he heard that they would start a new team, Lovisa told me and we began. Probably the best thing I’ve done. Everyone in our team doesn’t have the same ambitions. Some play just for fun, to meet the team. But I have quite high ambitions; I want to play in the highest league here in Sweden.

Do you study or work?

Everyone in our team study, most of us have two or three years school years left before we graduate and can go on to work or to university . Some have work on the side of school but since we have practice three times a week and a lot to do in school it’s hard to make time for a job.

Something about Bromma as quarter. Is it nice, interesting, etc.?

Bromma is a wealthy part of Stockholm, a suburb to the city; it takes 15 min to go in to the city with the subway. We have quite a lot of nature areas around here and there are both apartments and residential districts.

How is organized the Swedish volley championship? Are there national and regional categories? And Under 19, Under 16,, etc. championships?

Our team plays in division 3 here in the Stockholm area. There are up to div 4 here but I think it’s less in other parts of Sweden. If you win division 1 in your area you have a chance to go up to the Elitserien division were the 10 best teams from all over Sweden play against each other, there are of course one men’s side and one women’s side.

There are also tournaments for children and teenagers. Each region has its own tournament. But once a year there are the Swedish tournaments, there are different ages as you said, for children and teenagers we have SM (Svenska Mästerskapen = Swedish tournaments) for Under21, Under19, Under17, Under15 and Under 13.

Something about Bromma volley club. In which category do you play?

Bromma has several teams both on the women’s side and the men’s side. Both of our top women and men’s team are high in division 1 which means that they are close to go up to the elite division, un fortunate our club does not have the money to make that staking right now but that is a goal in a couple of years.

In the opinion of many Italians, Sweden is a sort of “heaven on earth” for what concerns welfare, education, public health service, etc. We still imagine your country as the place where a solicitous State see their citizens from the cradle to the grave. Is it a true vision or do you think that Swedish welfare system has its problems too? Which problems?

I don’t know a lot about politic but I will try to answer the question. I do think Sweden is a great country to live in, and I know I’m lucky being born here. Because as you mention; you as a citizens are being seen. If you commit a crime as a teenager you get help, children in trouble gets a lot of help. Not everyone but most, because there are always someone who sees you as long you are I school, teachers have a responsibility that says that if they think a student is in trouble or feel bad they have to talk to this student.

But of course we have problems too, we have homeless people living on the streets but there are shelters and there are help to get so if you as a homeless person try your best it’s definitely not impossible to get a better life again.

You mention education and public health service, everyone goes to school, the first 9 years of school is compulsory, when you are 7-15. Then you can study 3 more years in a higher school (when you are 16-19) before you can go to university. You don’t have to go these 3 years but almost everyone do. And public health service is free for everyone under 18 so I don’t have to bother yet.

How many hours are devoted to sport in Swedish schools (primary, secondary, etc.) and how are they used? Is it true that Swedish schools devotes much time for extra-school activities (sport, theatre, music, etc.)? What did you do at school, for exemple?

In Sweden it’s different from school to school but the most common is one hour a week and it’s totally led by the teacher. Except from last year in compulsory school, when the students has to lead a lesson to get a higher grade.

We do a lot of different sports, because it’s funnier that way and to give the students a chance to find a sport you like. We also have extra-school activities as you mention, we see art as painting, theater and music as something that calms us and as with sports gives students a chance to find something they like to do in there spare time.

Is it true that 50% of children and teenagers in Stokholm are members of sport clubs?

It’s a good question, I don’t have any idea, but I do not think so, maybe younger children but at my age I think a lot of teenager gets bored of what they may have done for a lot of years and might want to focus on their studies instead. Or as a lot of teenagers, they just want to hang out with their friends, party and stuff like that.

Which is the situation of amateur sport (sport played by kids) in Sweden? Here in Italy we have some problems: violence and parents who pretend their sons and daughters must be considered as "small champions". So coaches and referees are attacked if they take decisions against the interests of their kids and children are stressed by excessive expectations. Do you think there’s a strong “culture of sport” in Sweden or are there problems concerning premature athletics or lack of sporting fairness?

Here in Sweden we have a word called “lagom”, it doesn’t exist in any other country which is funny, but it means something like “not too much, not to little, somewhere in between”. And that is how we are in Sweden, and we don’t like to bother each other, people we don’t know. We are not very loud. If a parent would attacked a referee or coach it would probably be a in the news.  But we do have the problem of wanting the children to be “small champions”. They top the teams in early years and if you’re not good enough an 8 year old could be put on the bench for a whole season. This is especially in football since most Swedes consider us as a big football nation. I think it’s overrated but anyway. This has come up as a discussion in the papers.

Do volley clubs receive economical helps from the State, the Municipality, private firms? Do you think Bromma has enough economical resources for your activities (play-away costs, equipments, etc.)?

I do think we get a bit economical helps from the state but I’m not sure. I know though that we get halls to practice and play in from the state and how much hall time a club gets depends on how much youths (up to 21) you have active during the season. We don’t have enough resources dough. When we are going away on different tournaments we always have to pay some extra money from our own pockets to be able to go.

Part of Stokholm population is made by immigrants. Is sport used as a way to promote integration. How?

Well a bit, but maybe not as much as it could be. Most often you play your sport where you live, and in that way you get into a team with people who live where you live. But of course by playing against teams from immigrants parts of Stockholm you get in touch with these parts of the city. Unfortunate I think that some immigrants don’t have the same possibility to do sports as we have in the wealthy areas. Because they don’t have the money, the are were they live might have propitiated apartments over sport buildings.

Are there good constructions (sport-palaces, gymnasiums) where to play volley in Sweden?

Except from a few indoor beach volley halls there are no buildings built for volleyball. And a lot of halls don’t even have the correct lines or equipment to play volleyball, it’s a small sport here in Sweden. But there are enough right now but since it is a growing sport it might be necessary to make some chances in the future.

Sweden has probably good sport-palaces and gymnasiums and sports (not only so called “winter sports”) have their importance in the scolastic system - I think. But Sweden doesn’t win much in international competions. Not much as Serbia, for exemple, which has almost the same popolation but less resources. Why in your opinion?

I assume that you talk about volleyball now. I don’t think that we have a long volleyball tradition here in Sweden but I don’t know why. Volleyball doesn’t get much space in media and the Swedish teams don’t get a lot of attention, which makes it hard to get sponsors, which makes it hard to put a lot of money into it. This of course leads to not so good results. The latest time Sweden did good in an international competition was in 1989 when Sweden came second best in the European championships. I wasn’t even born then so I don’t remember it, but from what I have heard people lost their interest as soon it didn’t went so well any longer. It seems as though people only bother to care if we are doing good.

We have a lot of problems with Italian football, completely rotten: corruption, doping, violence, business, illegal bets. Do you think that Swedish sports are "clean"?

At least cleaner. We look very hard upon all of these problems and are considered a shame. Our biggest problem I think is the Swedish football supporters. Whenever there is a derby here in the city there is a lot of violence between supporters. Supporters who only go to fight. Last year a football team had to go down one division because supporters had destroyed so much.

Do female sports have the same "dignity" of male sports in Sweden, for exemple on tv?

It doesn’t get as much TV time even if it’s getting better. Every time the male football team plays it’s on TV, the females games has to be off bigger importance to be on TV.

How many spectators can stay in the palace of sport where Bromma plays? How many people come to see your matches?

I would say top 50 people would fit were we play our games. There are only relatives and friends that watch our games. It can be 0-30 people I think. Volleyball isn’t very big. The highest games here in Sweden has a visitors number on around 500 people.

Which target has Bromma for the next season (talking about results)? And which are your personal targets for next season?

Our target is to stay were we are, if possible go up one level even though it could be hard since we have 2 good teams in our division.

My personal target is to get to play with the club’s best women team next season. This season I practice with my team 2 times a week and with the best women team once a week. It’s really fun and I hope to have a place in that team as soon as possible.

What do you like of Italy? Have you ever been here? What do you know about Italian volley?

I think Italy is a beautiful country. I have been there twice, once in Venice and most reason I was there this summer in Cesenatico, I were actually in Eurocamp to practice volleyball. It was a great week with both indoor and beach volleyball. I don’t know a lot about Italian volley though. But it was great to bee there in the summer and since I studied Italian last year in school I had the chance to use it a bit. I don’t study Italian any longer though so I have forgotten a lot.

Ciao!

Marie

 

NOTE:
Some pictures are courtesy by Bromma C and http://brommavolley.blogg.se.

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di skanderbeg69 (20/09/2007 - 13:54)

SIMONA MUCCI

Schiacciatrice

 


Nata a Taranto 21 anni fa, vive a Lizzano.

Segno zodiacale:

Bilancia.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo?

A 13 anni, quando frequentavo la scuola media. Fui notata, insieme ad altre tre alunne, da un osservatore della Volleyball Players che ci portò a San Giorgio.

Perché proprio la pallavolo? E’ la scuola che ti ha indirizzato verso questo sport?

No, la pallavolo mi è sempre piaciuta. Già a 6 anni avevo fatto un corso.

Quando hai deciso di giocare da schiacciatrice?

E’ il mio ruolo naturale; ho sempre giocato di banda, tranne quando, per emergenza, ho dovuto coprire il ruolo di fuori-mano in sostituzione di qualche compagna. Ma sono state eccezioni.

La tua carriera:

Ho giocato sempre a San Giorgio, in serie C e in serie D.

Cos’altro fai nella vita?

Al momento sono disoccupata, a parte qualche impiego stagionale.

I tuoi hobbies?

La musica. Per il resto la pallavolo non mi lascia molto tempo.

L’ultimo film che hai visto:

Un film comico di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Il tuo piatto preferito:

Spaghetti al tonno.

Il tuo cantante preferito?

Metallica, Iron Maiden.

Il viaggio dei tuoi sogni:

Caraibi.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi?

Mi considero una persona tranquilla, allegra, rido volentieri, so adattarmi e sono di compagnia.

E i tuoi difetti?

Ho la testa dura. Poi tendo ad essere un po’ troppo diretta ed esplicita.


Il più bel ricordo della tua carriera:

La prima stagione da titolare in serie C, una grande soddisfazione.

Il più amaro:

Non ce n’è uno in particolare. Le partite giocate male, a prescindere dal risultato, lasciano sempre una scia di amarezza.

Cosa ti ha indotto a scegliere proprio la Palafiom tra le tante proposte che avrai certamente ricevuto?

Conoscevo già alcune giocatrici e poi ha influito anche la vicinanza da casa.

Qual è la prima impressione della tua nuova squadra?

Ho trovato compagne molto simpatiche e socievoli che formano un bel gruppo.

Cosa ti manca del San Giorgio?

Il presidente, che mi ha permesso di crescere come giocatrice in tutti questi anni, e le mie ex-compagne.

Il San Giorgio purtroppo si è ritirato dalla serie C. Tra le cause di questa decisione, l’indisponibilità o la partenza di alcune atlete. Ti senti un po’ responsabile?

Non credo assolutamente di essere io la causa del ritiro. Anzi, sono molto dispiaciuta perché a San Giorgio sono sempre stata molto bene.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite?

No.

Come no? E Titti?

Titti è solo una mascotte. Infatti resterà a San Giorgio.

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere?

E’ meglio se non li dico...

Giocatore o giocatrice che ammiri di più:

Alessandro Fei.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera?

Ehm... Se devo essere onesta, è stata proprio San Giorgio-Palafiom 3-2 dello scorso anno.

Grrr...! Beh, vabbè, oggettivamente il San Giorgio – e tu in particolare – giocaste una grande partita. E l’incontro che vorresti cancellare?

La partita di ritorno: Palafiom-San Giorgio 3-0.

Cosa sapevi del tuo nuovo coach prima del trasferimento alla Palafiom?

Mi ha fatto una buona impressione in occasione delle partite che ho giocato contro di lui, ma non lo conoscevo molto bene. D’altra parte non immaginavo di venire qui.

Ha già espresso qualche... critica costruttiva nei tuoi riguardi?

“Alza le braccia al muro!”


Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo?

Ti permette di conoscere molte persone e di stare sempre in compagnia. Non hai mai tempo per annoiarti.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce?

No, mi piace tutto.

Quali qualità dovrebbe avere una neopromossa come la Palafiom per raggiungere la salvezza?

Ricezione e attacco. Fin troppo elementare.

Aspettative per questa stagione:

Vorrei migliorare nella tecnica, vorrei riuscire ad inserirmi nel gruppo-squadra, vorrei dare il mio contributo per raggiungere la salvezza. E magari vorrei riuscire anche a divertirmi.

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di skanderbeg69 (02/05/2007 - 18:57)

MARCELLO PRESTA

(Coach)

Nata a Taranto, dove vive, 46 anni fa.

Segno zodiacale:

Toro, ascendente Scorpione.

La risposta precisa induce a ritenere che credi nell’astrologia; alcuni allenatori compongono le squadre in funzione dei segni zodiacali...

No, non è il mio caso. Però conosco i segni delle mie atlete.

Ovviamente sei scaramantico...

Sono molto scaramantico, ma non in questa settimana. In questa settimana noi dobbiamo vincere a Tuglie e conquistare la serie B2. E’ il nostro obiettivo e lo raggiungeremo. Sappiamo che sarà una battaglia, dura, molto dura, ma noi siamo forti, mi fido della mia squadra, e so che nei momenti importanti sappiamo tirare fuori l’anima combattente e vincente.

Il più bel ricordo della tua carriera:

Il prossimo. Non vivo di ricordi. Anche se i play off dell’anno scorso sono stati una bellissima esperienza umana.

Il più amaro:

La prossima sconfitta.

L’allenatore che stimi di più:

Julio.

Cosa ti ha insegnato Velasco?

Ha insegnato la pallavolo a tutti. Lui ha cambiato l’idea stessa del volley, ne ha ampliato gli orizzonti offrendoci nuove possibilità di ragionare. Ha approfondito tutti gli aspetti di questa disciplina, tutti i singoli particolari rendendoli semplici allo stesso tempo. Si pensi agli studi sui  fondamentali.

Inoltre ha acquisito dal mondo dello sport americano il valore dello staff, circondandosi delle migliori professionalità in circolazione. E poi è stato vincente, portando la pallavolo italiana ai vertici internazionali, sia quella maschile che quella femminile (sebbene, l’opera sia stata completata da Bonitta).

Ci sono stati altri allenatori che ti hanno insegnato qualcosa?

Sì: Mencarelli, Bonitta, Pierangnoli, Di Pinto e il mio maestro Manlio Bianco. Li seguo e li ascolto tutti; da ognuno cerco di apprendere qualcosa ed ognuno ha lasciato una traccia.

Il giocatore o la giocatrice che ammiri di più:

Sono tanti; sarebbe riduttivo limitarsi ad un nome, anche se ho conosciuto molti atleti ma pochi giocatori. Anche in serie A possiamo trovare atleti ottimi tecnicamente ma pochi giocatori veri, capaci di stare sul parquet senza paura, dotati di grande carisma, di voglia di vincere, con un atteggiamento diverso. Ecco, la Prisma Taranto di quest’anno era una squadra ricca di giocatori veri, che andavano in campo senza paura.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera?

Voglio che sia quella di sabato prossimo contro il Tuglie.

E in questa stagione?

Abbiamo giocato buone partite, a Oria per esempio. Però, a mente fredda, non ho mai visto giocare la squadra che avevo immaginato l’estate scorsa o la squadra che continuo ad avere in mente. E’ sempre mancato qualcosa. Anche se devo dire che ci sono stati sempre dei motivi oggettivi a frenarci, in primo luogo le condizioni di salute delle ragazze. Non le ho mai avute tutte a disposizione, negli allenamenti prima ancora che in partita.

Uno dei motivi per cui mi sto appassionando alla Palafiom è la riscoperta dello sport pulito e il disgusto per lo sport professionistico, il calcio in particolare. Trovi che la pallavolo di serie C sia impermeabile alle degenerazioni dello sport professionistico (doping, violenza, primato degli interessi economici, ricerca del risultato a tutti i costi)? O ci sono motivi di allarme?

Calcio e pallavolo sono mondi molto diversi. Sono diversi a cominciare dai protagonisti: nella pallavolo è richiesto un certo standard culturale e gli atleti ricevono maggiori stimoli che ne condizionano l’attitudine a ragionare. Lo studio delle statistiche è solo un esempio. In questa disciplina non puoi trovare atleti ignoranti.

L’allenatore del Taranto Calcio, Aldo Papagni, a proposito dei calciatori “divi” e riferimenti per tanta gente, si chiede: “Ma l’anima dov’è? Dove sono le radici, le parole, i segni? Dove sono i maestri?”

Ferme restando le prerogative dei genitori (in riferimento soprattutto alle atlete più giovani), tu ti preoccupi anche della crescita personale, morale e culturale in senso ampio delle ragazze che alleni? In sostanza, credi che un allenatore debba essere anche un educatore?

Condivido pienamente l’analisi e le parole di Papagni. In palestra cerco anch’io di proporre modelli con determinate caratteristiche che possano sempre ricordare il sudore e l’umiltà, la voglia di lottare per qualcosa. Un allenatore è sempre un educatore; nella sua stessa indole dovrebbe esserci l’impegno a far crescere i giovani. Forse negli ultimi anni ho puntato troppo sul perfezionamento delle competenze tecniche, trascurando questo aspetto, ma anch’io ci tengo a veder crescere le ragazze che alleno come persone oltre che come atlete, pur senza influenzarle troppo.

Ma non si tratta di condizionarle; si tratta di offrire loro la possibilità di scegliere, di sapere che esistono altre strade oltre a quelle proposte, forse imposte, dai modelli culturali omologanti, superficiali e consumistici che le circondano. Ogni generazione si è confrontata con modelli dominanti e con i relativi rischi di scelte sbagliate, trasgressive o addirittura eversive (pensiamo al ’77). Ma i ragazzi pensavano, sceglievano. Adesso il modello dominante è più subdolo, più strisciante, tende ad annullare la capacità stessa di decidere, di scegliere, di ragionare, di guardare alle cose importanti.

Non è un caso se la nostra società è gerontocratica in tutti i campi, dalla politica all’economia non ci sono giovani in grado di scalzare gli anziani dalle loro poltrone. E non è vero che non gli vengono date le possibilità, a me fa ridere questa teoria, è solo un alibi per mascherare incapacità oggettive di generazioni anestetizzate mentalmente da famiglie troppo protettive e sempre pronte a non far commettere ai figli i loro errori, sempre pronte a cercare di gestire e indirizzare il destino dei propri figli. Anestetizzate da una società che fa del futile un elemento fondante e trainante della vita. Un buon metodo per lasciare queste generazioni nell’oblio dell’ignoranza. Un buon modo per gestirle per sempre.

Vorrei abituare le mie atlete a ragionare con la propria testa, ad assumersi delle responsabilità senza delegarle. E poi noto che manca la disponibilità al sacrificio, alla lotta per conquistare qualcosa. Se non sanno soffrire in campo, se si abbattono facilmente, temo che sarà lo stesso nella vita. E io che propendo per costruire atlete giovani, e il mio passato di vittorie nei settori giovanili, di un’atleta nel Club Italia e in tutte le nazionali giovanili lo testimoniano, dico che non è giusto regalare niente a loro, che anche nello sport il posto in squadra se lo devono conquistare, che se un’atleta anziana è forte, deve andare in campo finchè la giovane non dimostrerà in allenamento e nelle occasioni in campo di meritarsi quel posto. Deve guadagnarselo.

Ti succede di dover consigliare le atlete o di discutere con loro anche rispetto a questioni che attengono alla loro vita privata?

In passato di più, ma mi capita anche adesso. L’allenatore è una figura importante per le atlete, non come i genitori perché il ruolo è diverso, ma proprio per questo può rappresentare un solido punto di riferimento.

Gestire una squadra di ragazze è più difficile a causa di gelosie, pettegolezzi, ostilità e rivalità sommerse, subdole... E’ vero o sono luoghi comuni?

E’ vero. Si pensi a quello che è successo a Bonitta in una nazionale che pure aveva portato al titolo mondiale. Con i giocatori maschi puoi tentare di convincerli, di fare in modo che condividano i tuoi ragionamenti perché loro sono più diretti ed esprimono in modo esplicito il proprio eventuale dissenso. Con le ragazze devi importi perché tendono a creare dei clan sommersi (ma lo scopri sempre dopo, mai durante...).

Non mi sembra che per gli allenatori sia frequente il passaggio da squadre maschili a squadre femminili e viceversa. Eppure è lo stesso sport; come mai si tende a specializzarsi?

Ci sono passaggi dal maschile al femminile, ma non viceversa, salvo rare eccezioni. Ma le cose stanno cambiando anche da questo punto di vista: la preparazione tecnico-tattica delle squadre femminili tende a raggiungere gli alti livelli del settore maschile.

Non hai mai avuto il desiderio di allenare squadre maschili?

E’ indifferente. Non mi pongo il problema.

Se fossi parlamentare, quali leggi proporresti in materia di sport?

Prima ancora delle leggi, bisognerebbe cambiare la cultura dello sport, che in Italia è a livelli molto bassi. Bisognerebbe cambiare il “sistema dello sport”, a partire dalla scuola, che è arretrata, senza strutture, incapace di incidere sulle attività di base e su quelle agonistiche. L’esperienza dei progetti nelle scuole è risultata un fallimento.

E soltanto dopo si potrebbe pensare alle leggi sugli investimenti nell’impiantistica, sugli sgravi fiscali, sulle sponsorizzazioni. Un tempo si poteva giocare per strada, adesso non più; servono più strutture, più spazi per lo sport. Purtroppo, soprattutto al Sud, ci si abbandona alla buona volontà dei singoli. Come Bongiovanni. Se andasse via lui, finirebbe il volley di serie A a Taranto. E poi servono sgravi fiscali: le società sportive non possono pagare tasse come se fossero imprese.

E il 5 per mille alle società dilettantistiche?

E’ una fesseria; servono ben altre strategie fiscali.

E se invece fossi un amministratore locale con delega allo sport, quali sarebbero le tue priorità?

Prima di tutto procederei ad un monitoraggio serio sulle associazioni sportive (chi sono e cosa fanno realmente) e sullo stato degli impianti, che a Taranto esistono ma sono in uno stato di grave trascuratezza. Il monitoraggio, peraltro, è a costo zero perché rientrerebbe tra le competenze dei funzionari degli enti locali. Poi si passerebbe alla fase dei progetti rivolti alle associazioni, ma con regole precise, con un controllo serio e tenendo conto dei meriti di ogni associazione, evitando contributi a pioggia fuori controllo. Bisogna dotarsi di una politica sportiva che dedichi le giuste attenzioni sia ai livelli di eccellenza che alle attività di base.

Ma è giusto che gli enti locali offrano cospicui contributi ai professionisti e lascino le briciole alle società minori?

E’ giusto che le grandi società ricevano contributi perché svolgono una funzione trainante per tutto lo sport territoriale. Però sta agli enti locali vincolare questi contributi alla realizzazione di progetti che coinvolgano anche le società minori. In sostanza, contributi in cambio di opportunità e non in cambio di favori.

Qual è, a tuo avviso, lo stato di salute della pallavolo tarantina?

Pessimo. E’ mancata la capacità di valorizzare il grande traino rappresentato dalla Prisma in serie A1. Però c’è anche un problema generale di mentalità dei ragazzi, quello di cui abbiamo già parlato. Se nei giovani manca la disponibilità al sacrificio (ed ogni disciplina implica rinunce, impegno, dedizione), difficilmente tenderanno ad avvicinarsi allo sport in modo serio e continuativo. E poi – nel caso specifico della pallavolo - c’è anche un problema di statura: non vedo in giro molte ragazze alte...

La Prisma è tornata a giocare al Palafiom; ti è capitato ovviamente di scambiare opinioni con Vincenzo Di Pinto. Ti ha mai offerto qualche ispirazione da adattare alla Palafiom (allenamenti, partite)?

Vedere gli allenamenti di una squadra di serie A1 è sempre un’ispirazione ed un’opportunità per capire qualcosa di nuovo della pallavolo. Con Vincenzo, con tutto il suo staff a partire da Michele Totire, c’è un confronto ed un dialogo quasi quotidiano e certamente lui rappresenta un modello sia per gli allenamenti che per il perfezionamento della tecnica. E’ chiaro, quindi, che finisce con il condizionare anche il mio modo di allenare (con i dovuti adattamenti alla esigenze della mia squadra).

Attualmente mi sembra che i genitori delle atlete non interferiscano con il tuo lavoro ed anzi sostengano costruttivamente la squadra e la società. Ma in passato hai mai avuto problemi con i genitori di alcune ragazze o contestazioni perché magari qualcuna non giocava abbastanza o per una sgridata troppo dura?

Sì, succede. In questi casi è meglio essere chiari dall’inizio: o si adeguano alle regole societarie e alle regole, in generale, dello sport oppure vanno via.

Qual è stata la più brutta reazione di un’atleta ad una tua decisione tecnica?

Non parlerei di “brutte” reazioni. Quando un’atleta mi dice in faccia quello che pensa, qualunque cosa sia, a me fa piacere. E’ un segno di reattività, di grinta. Non posso dimenticare la reazione che ebbe nei miei confronti la mitica Ale Passaro l’anno scorso a Manfredonia. Ancora oggi rido per come ci rimasi di sasso. Grande Ale, peccato veramente che quest’anno non sia con noi.

In una squadra di pallavolo ci possono essere giocatrici molto esperte e giocatrici adolescenti, evidentemente con esigenze individuali molto diverse. Si dice che un allenatore dei giovani debba “seminare” ed un allenatore di adulti debba “raccogliere”. La preparazione, la motivazione, persino la gestione dei malanni fisici,tazione di tutto il lavoro, quindi, è differente..........................................rivalità sommerse, subdole... E'ico ( tutto il lavoro va impostato in modo diverso. La Palafiom, però, investe sui giovani ma al tempo stesso vuole essere molto competitiva. Come si conciliano queste esigenze?

Non sono d’accordo sull’incompatibilità tra “semina” e “raccolto”, né credo che conti molto l’età da questo punto di vista. Quello che conta è la voglia di crescere, l’impegno, i valori, e soprattutto quanto sei forte e bravo. Anche le più grandi possono aver bisogno ancora di un consiglio, possono migliorarsi ulteriormente. Riguardo alle più giovani, faccio la scelta di separarle dalle più esperte perché devono impegnarsi a conquistare i propri spazi imparando non tanto da chi è più “anziana” ma da chi è più forte e più motivata.

Oltre alla bravura delle singole giocatrici, quali caratteristiche dovrebbe possedere una squadra vincente?

L’equilibrio. La squadra dev’essere una giusta miscela di risorse: non serve disporre di attaccanti forti e di una difesa debole. Una squadra vincente si basa sull’equilibrio tecnico-tattico. E ovviamente su ricezione e cambio-palla ottimi.

L’allenatore NBA Phil Jackson (autore di Basket e Zen) sostiene che i giocatori “devono essere in grado di decidere da soli cosa fare. Questo non potrà mai succedere se si ostinano a cercare i miei consigli dalla panchina. Voglio che si stacchino da me per connettersi con i compagni e con la partita”.

Tu non ti siedi in panchina neanche per un secondo (con una sola eccezione quest’anno...); cosa vuol dire?

Solo se avessi giocatrici, e non atlete, potrei starmene in silenzio durante la partita e limitarmi a preparare la squadra in allenamento. Mi piacerebbe, ma questo potrebbe avvenire se la squadra fosse in grado di leggere da sola la partita, le situazioni, il gioco delle avversarie, e fosse poi in grado di dare la giusta svolta alla gara, ma il ruolo di guida e di consigliere dell’allenatore rimane fondamentale.

Comunque, preciso che sto in piedi perché il regolamento lo permette e posso “sentire” meglio la mia squadra e giocare con loro anche e riesco a guardare meglio la partita e soprattutto il gioco delle avversarie.

Riesci a intuire l’atteggiamento che avranno le giocatrici in partita in base all’atteggiamento assunto negli allenamenti settimanali o magari anche nel riscaldamento pre-partita?

In base al riscaldamento pre-partita, sì. L’allenamento può offrirmi indicazioni utili, ma il giorno della partita è tutta un’altra cosa.

Toh, ero convinto che fosse il contrario, che il riscaldamento pre-partita fosse una specie di rituale meramente formale...

Tu a Corsano sei arrivato tardi, ma lì ho dovuto addirittura interrompere il riscaldamento e richiamare le ragazze perché erano deconcentrate. La partita è figlia dell’allenamento dal punto di vista tecnico-tattico, ma sul piano dell’atteggiamento mentale e agonistico conta di più il riscaldamento.

Ruolo per ruolo, le giocatrici avversarie che ti hanno più impressionato quest’anno (escludendo le ragazze della Palafiom). Facciamo il sestetto ideale:

Valeria Spano (Tuglie) come palleggiatrice, Cinzia Tomaselli (Oria) come opposto, Rosa Giotta (Putignano) e Katia De Nicola (San Pietro Vernotico) come centrali, Loredana Corvino (San Pietro Vernotico) e Katia Accogli (Corsano) come posti quattro. Come libero ho visto poche giocatrici in grado di interpretare bene questo ruolo; meglio giocare senza.

La squadra più sorprendente:

Nessuna.

La squadra che ti ha più deluso:

L’Ugento, che sta giocando molto bene soltanto adesso. Secondo me, aveva un potenziale da play-off. Anche il Putignano, sebbene appagato dall’obiettivo della salvezza, avrebbe potuto avere altre ambizioni.

Quanto sono state proficue le sinergie con la Tempesta?

Credo che sia meglio non attivare sinergie con squadre che giocano nello stesso campionato, a maggior ragione se sono della stessa città.

Cosa ti piace della Palafiom di quest’anno?

La capacità di superare con le vittorie anche momenti negativi. Tra dicembre e febbraio abbiamo attraversato una fase molto difficile con tante giocatrici infortunate. Pensiamo alla trasferta di Putignano per la quale c’erano difficoltà a comporre il sestetto. Lì abbiamo perso al tie-break, è vero, ma le altre partite siamo riusciti a vincerle conservando il primato in classifica. Credo che qualunque altra squadra, in qualunque categoria, avrebbe ceduto di schianto e non sarebbe uscita indenne da un periodo così travagliato. Noi no. Siamo rimasti in testa alla classifica.

Quello è stato il momento più difficile del campionato?

Quello è stato un momento difficile, che abbiamo superato bene. Ma il momento delicato arriva adesso. Sabato si decide tutto.

Cosa non ti piace di questa Palafiom?

Mi collego a quello che ho appena detto. Non mi piace un problema oggettivo di natura sanitaria: non c’è stata costanza negli allenamenti; raramente ho avuto tutte le atlete a disposizione e questo finisce con il condizionare il gioco in partita.

Qual è il tuo rapporto con il presidente? Marco Urago, oltre che appassionato, è anche molto competente; rispetta il tuo ruolo o tende a volte a sostituirsi all’allenatore?

E’ un rapporto splendido basato su una grande collaborazione. Io ascolto lui, lui ascolta me; si parla di tutto, si decide insieme pur nell’assoluto rispetto delle proprie competenze. Ma al di là dei ruoli e del rispetto, c’è un grande rapporto di amicizia che affonda nel tempo. Lui – voglio anche precisare - è diventato presidente della Palafiom prima di diventare direttore generale dell’ASL.

Qual è l’ex-giocatrice della Palafiom che ti manca di più? Parliamo in termini affettivi, non tecnici.

Marcella, certamente.

Il prossimo obiettivo di Marcello Presta:

Vincere a Tuglie, dove in una partita secca ci giochiamo un intero campionato. Chi è più forte vince e non ci sono alibi per nessuno; dobbiamo tirare fuori le palle. Noi dobbiamo andare in B2.

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di skanderbeg69 (11/04/2007 - 18:26)

LUANA SANTOVITO

Palleggiatrice

Nata a Massafra, dove vive, 19 anni fa.

Segno zodiacale: Capricorno.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? A 12 anni nel Massafra.

Perché proprio la pallavolo? Ho seguito l’esempio di mia sorella. L’alternativa sarebbe stata la danza...

E perché proprio da palleggiatrice? Hanno deciso sempre ed in modo univoco gli allenatori, sin dal minivolley. Però non mi dispiacerebbe attaccare.

La tua carriera: Ho sempre giocato nel Massafra: un anno minivolley, tre anni in prima divisione, due anni in serie C. Questo è il mio primo anno nella Palafiom.

Cosa ti ha indotto ad accettare la proposta di giocare nella Palafiom? Mi ha chiamata Marcello l’estate scorsa; ho accettato senza esitazioni perché mi era già nota la serietà di questa società.

Sapevi che saresti stata una riserva... Sì, ne ero consapevole e d’altra parte conoscevo bene anche il grande valore tecnico di Alessandra, la palleggiatrice titolare. Anche a me piacerebbe giocare ed avere un po' di spazio in più, questo è ovvio, ma accetto con serenità questa situazione.

Quindi sei soddisfatta di questa scelta? Sì, decisamente. Gli spostamenti quotidiani per raggiungere Taranto sono un piccolo sacrificio, soprattutto per la mia famiglia, ma non ho il minimo rimpianto.

Che rapporto hai con Alessandra? Ottimo. Andiamo molto d’accordo e la stimo come persona oltre che come giocatrice.

Massafra ha vinto lo scorso campionato senza neanche una sconfitta. Eppure soltanto un paio di giocatrici protagoniste di quella cavalcata trionfale sono state confermate. Molti tifosi sono rimasti perplessi anche se poi il tempo ha dato ragione alla società visto che il Massafra sta disputando un buon campionato. Ma eravate proprio così inadeguate per la B2? No, non credo; molte di noi avrebbero tranquillamente potuto giocare anche in quella categoria. Però non voglio stare a discutere scelte che competono alla società.

Cos’altro fai nella vita? Giurisprudenza, primo anno.

I tuoi hobbies? Libri, cinema, uscire con gli amici.

L’ultimo libro che hai letto: I fiori del male, di Charles Baudelaire.

L’ultimo film che hai visto: 300.

...”Preparatevi alla gloria”... Speriamo. Il tuo cantante preferito? Vasco Rossi.

Il tuo piatto preferito: La pizza.

Il viaggio dei tuoi sogni: Londra.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? Sono sincera, leale, credo di saper riconoscere i miei limiti.

E i difetti? Sono insicura, disordinata, ritardataria.

L’osservazione più ricorrente del coach nei tuoi riguardi? Non ce n’è una in particolare; certamente non mi ha mai rivolto complimenti.

Il più bel ricordo della tua carriera: La mia prima partita da titolare in serie C: Massafra-Ugento 3-1 (campionato 2004-’05)

Il più amaro: Sempre in quella stagione, Santeramo-Massafra 3-2, la partita dei play-out che ci condannò alla retrocessione in serie D.

Cosa ti piace della Palafiom? Il gruppo. C’è un grande affiatamento; mi trovo davvero bene.

Cosa non ti piace? Della mancanza di docce si è già detto, ma non abbiamo avuto neanche i borsoni e quindi mi tocca...

Abbiamo capito... E poi mi sarebbe piaciuto giocare nell’amichevole contro il Massafra. E’ la mia ex-squadra; ci tenevo.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? No.

La razionalità dev’essere una caratteristica delle palleggiatrici. Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? Il palleggio, il muro, il bagher...

Beh, non esagerare. Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Eleonora Lo Bianco.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? Massafra-Ugento 3-1. Oltre che il mio esordio, è stata una prestazione che ricordo con soddisfazione.

E la partita che vorresti cancellare? Oria-Massafra 3-0. Giocai maluccio.

Dopo una stagione come quella che hai vissuto a Massafra (promozione in B2, Coppa d’Oro, squadra imbattuta), come sei riuscita a trovare nuovi stimoli visto che era praticamente impossibile fare meglio? Ci sono stimoli a progredire sul piano individuale. Ed è stimolante lo stesso trasferimento alla Palafiom perché mi permette di dimostrare che posso camminare sulle mie gambe anche lontano dalla società in cui sono cresciuta.

E dopo qualche spezzone di partita, l’occasione per dimostrarlo è arrivata con l’Oria, partita delicatissima per la quale Alessandra era indisponibile. Come è andata? Ero molto preoccupata anche perché, proprio con l’Oria, avevo il brutto precedente di cui abbiamo parlato. Però anche in questa occasione l’affiatamento del gruppo è stato prezioso; le compagne mi hanno garantito il loro sostegno e alla fine mi pare che sia andata bene.

Sei stata grande. Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? E’ uno sport di squadra che ti permette di divertirti quando c’è un buon rapporto con le compagne.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? In generale, si tende a pettegolare un po’ troppo.

Aspettative per questa stagione: Top secret.

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Crescere come giocatrice e nello studio.

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di skanderbeg69 (28/03/2007 - 20:18)

SIMONA MEREU

Libero

Nata a Taranto, dove vive, 16 anni fa.

Segno zodiacale: Toro.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? Quando andavo in prima media. Nella Palafiom.

Perché proprio la pallavolo? Prima mi dedicavo alla ginnastica artistica, poi un po’ il fisico un po’ il condizionamento di un’amica mi hanno avvicinato alla pallavolo.

Beh, ginnastica artistica e pallavolo non sono incompatibili; vedi Rossella che sul parquet le pratica entrambe... E perché proprio da libero? Nelle giovanili, dove fino all’anno scorso non esisteva la figura del libero, giocavo di banda. Poi il fisico è stato determinante anche nella scelta del ruolo.

Solo il fisico? Beh, dicono che sia anche piuttosto rapida negli spostamenti.

La tua carriera: Nata e cresciuta nella Palafiom, in particolare nelle giovanili. Ho fatto qualche presenza in prima squadra, serie C, nella stagione 2003-’04...

E quanti anni avevi? Dodici anni e mezzo. E non ti dico come e contro chi ho esordito... Poi ho giocato in serie C altri tre anni, compresa la stagione in corso.

Cos’altro fai nella vita? Studio al liceo scientifico.

I tuoi hobbies? Sono totalmente presa da studio e pallavolo per coltivare in modo continuativo altri hobbies.

L’ultimo libro che hai letto: Ho voglia di te, di Federico Moccia.

L’ultimo film che hai visto: Ho voglia di te, ovviamente. Molto diverso dal libro.

Il tuo cantante preferito? Più che un singolo nome, mi piace un genere: l’hip-hop.

Il tuo piatto preferito: La pizza.

Il viaggio dei tuoi sogni: New York.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? E’ un po’ difficile e non dovrei dirli io. A volte, a seconda della giornata, potrei risultare simpatica.

E i difetti? Lunatica, molto suscettibile, a volte dicono che sono acida... Continuo?

No, già hai esagerato. Il più bel ricordo della tua carriera: I play-off dello scorso campionato, ma anche i play-out di tre anni fa.

Il più amaro: I play-off dell’anno scorso. Può sembrare contraddittorio, ma, come già hanno rilevato alcune compagne, quei play-off restano un bel ricordo sul piano della coesione di gruppo, dell’esperienza sportiva, della progressione verso un obiettivo importante. Esserci fermate all’ultima tappa ha lasciato, invece, molta amarezza.

Cosa ti piace e cosa non ti piace della Palafiom? Mi piace tutto. Ci sono nata, cresciuta e non riesco a trovare elementi negativi.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? Sì. I rituali riguardano soprattutto l’abbigliamento intimo: celeste sopra e rosa sotto. Poi, tra i capelli ci dev’essere l’elastico con il coniglietto e sulle scarpe l’elastico celeste.

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? La ricezione.

Beh, non è male per un libero... In difesa sei più brava; come te lo spieghi? Il coach non ammette gli alibi. Però, visto che insisti, in passato ho lavorato maggiormente sulla difesa piuttosto che sulla ricezione anche a causa di un infortunio al ginocchio.

Può esserci anche un fattore emotivo? Secondo me, no.

Qual è stata la giocatrice che ti ha messo più in difficoltà quest’anno? Ho giocato pochissime partite a causa di un infortunio, però a San Pietro Vernotico la Corvino mi ha fatto trascorrere una serata impegnativa.

Il servizio più insidioso? Quello della “nostra” Paola Marcianò nel derby con la Tempesta. Non sembra, ma la sua battuta flot è estremamente pericolosa ed efficace.

L’osservazione più ricorrente del coach nei tuoi riguardi? Sono tante e quasi nessuna è riferibile. Mi invita spesso a muovere i piedi, però lui ci mette qualche altra parolina in mezzo...

E complimenti te ne ha mai fatti? Sì, apprezzò esplicitamente un mio salvataggio nell’incontro decisivo della final-four l’anno sorso, una palla che ci tenne in gara. Poi, purtroppo, fu tutto inutile.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Paola Cardullo, è ovvio.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? Quella del mio esordio a Oria nel campionato 2003-’04. Noi della Palafiom occupavamo gli ultimi posti della classifica e l’Oria era la capolista. Il libero titolare ebbe purtroppo un grave lutto familiare e così fui improvvisamente gettata nella mischia, a dodici anni e mezzo. Perdemmo 3-1, ma per me fu un’esperienza indimenticabile.

Niente tremori? No, avvenne tutto così rapidamente che neanche ebbi il tempo di spaventarmi per la responsabilità che mi era caduta addosso.

E la partita che vorresti cancellare? Tuglie-Palafiom 3-0 nella regular season dell’anno scorso. Fummo liquidate in 50 minuti. Uno scandalo.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? Non c’è violenza, contrariamente al calcio. E’ un ambiente particolare, coinvolgente.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? No.

Sei sempre in palestra ad allenarti, molti sabati sono riservati alle trasferte; ma quante rinunce comporta questa pallavolo? Io non ho l’impressione di fare delle rinunce. E se anche vi fossi costretta, le farei volentieri perché questo è uno sport che mi piace e che fa crescere.

Aspettative per questa stagione: Ci sono ma non si dicono...

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Realizzarmi nella vita e spero che anche la pallavolo contribuisca alla mie gratificazioni.

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di skanderbeg69 (16/03/2007 - 14:05)

ALESSANDRA CERTA

Palleggiatrice

Nata a Faenza (RA) 20 anni fa, vive a Taranto.

Segno zodiacale: Gemelli.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? A 7 anni a Faenza, dove sono nata e ho vissuto per 11 anni.

Perché proprio la pallavolo? Mi ha un po’ condizionata una mia cugina più grande che praticava questo sport.

E perché proprio da palleggiatrice? Dall’Under 14 in poi non mi sono mai posta il problema perché hanno deciso sempre gli allenatori. E da allora ritengono che debba svolgere questo ruolo.

Ci sarà qualche motivo... Beh, credo che abbiano notato un tocco pulito.

E non ti fa piacere? Sì, è un bel ruolo, per carità, però ogni tanto mi piacerebbe anche schiacciare...

La tua carriera: Dopo il minivolley a Faenza, mi sono trasferita a Taranto con la mia famiglia e ho giocato nell’Under 14 della Virtus, una società che non esiste più. Poi sono stata nella Holiday Taranto (Under 16, serie D e serie C), un anno nella Volley Tempesta (serie C), un anno nel Massafra (serie C) e questa è la mia seconda stagione nella Palafiom in serie C.

Cos’altro fai nella vita? Studio all’università: Economia Aziendale.

I tuoi hobbies? Mi piace andare al cinema e uscire con gli amici.

L’ultimo libro che hai letto: Ultimamente testi universitari, purtroppo.

L’ultimo film che hai visto: Alla ricerca della felicità di Muccino. Orrendo.

Il tuo piatto preferito: Tranne le verdure, mangio di tutto, e in particolare focacce e dolci, di cui sono particolarmente golosa. Non sono propriamente abitudini alimentari consigliate dai nutrizionisti, me ne rendo conto...

Il viaggio dei tuoi sogni: Parigi.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? La discrezione. So stare al mio posto e mi prendo poca confidenza quando sono di fronte a persone con cui non ho un solido legame di amicizia. Qualcuno può considerarlo un difetto e interpretarlo come una forma di distacco, ma non è così. Sul parquet tendo a mantenere un atteggiamento calmo; sono più determinata fuori dalla palestra.

Per molte è il contrario. E i difetti? Secondo coach Marcello mi sveglio tardi la mattina... E in effetti, se non ho impegni, non è frequente che mi alzi prima delle 10...

Il più bel ricordo della tua carriera: Il periodo dei campionati giovanili. Si giocava per divertirsi; lo sport era un passatempo. E poi eravamo un bel gruppo, molto amiche anche fuori dal campo. Poi sono subentrate le responsabilità. Ma anche i play-off dello scorso anno rappresentano un bel ricordo.

Il più amaro: L’ultima partita della final-four in Sicilia: una sconfitta decisiva e senza appello, che ha vanificato un lungo e faticoso percorso.

Cosa ti piace della Palafiom? L’ambiente in generale e la coesione nel gruppo di giocatrici. Alcune atlete hanno maturato esperienze importanti ed hanno giocato in categorie prestigiose eppure nessuna ha atteggiamenti da primadonna. E’ un gruppo caratterizzato dall’umiltà.

C’è qualcosa che non ti piace? Tutto sommato, no.

Perché quest’anno sei passata dal numero 4 al numero 14? Il 4 dell’anno scorso non era stata una mia scelta; me l’ero ritrovato. Il numero 14 riveste un significato particolare che attiene alla mia sfera personale.

Hai mai ricevuto un complimento dal coach? Sorprendentemente sì. Dopo la recente vittoria con il San Pietro Vernotico ha detto che ho giocato la migliore partita da quando sono alla Palafiom. Sul piano tattico oltre che tecnico. E questa è una grossa gratificazione per una palleggiatrice.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? No, non sono scaramantica.

Miracolo! Sei l’unica... Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? Il muro e la difesa.

Sei una palleggiatrice. Ti capita mai di pensare che la scelta di passare il pallone ad una compagna piuttosto che ad un’altra può contribuire a sbloccare chi sta attraversando un momento di difficoltà, oppure può – al contrario – metterla ancora più in crisi se dovesse sbagliare di nuovo, oppure può scontentare chi ritiene di non ricevere sufficienti passaggi? Sì, mi capita di tener conto anche dello stato di forma e del momento psicologico che attraversano le compagne. Se un’attaccante è in difficoltà, però, di solito preferisco darle il tempo di riprendersi e quindi la escludo dal gioco nella fase più critica; poi tento di riportarla in partita in modo graduale. Rispetto alle lamentele sui passaggi, ne ricevevo da piccola. Negli ultimi anni non ho ricevuto critiche di questo tipo; se c’è del malcontento (ma mi auguro di no), le compagne non me lo dicono.

Grazie al tuo “secondo tocco” (che – come è noto – è il gesto tecnico che preferisco in assoluto) sei l’unica giocatrice della squadra a cui ho preparato un disegno individuale con dedica. Come fanno a venirti così bene? Ti capita mai di pensare “Adesso provo il secondo tocco” sin dal servizio delle avversarie? E’ un po’ difficile programmare questo tipo di attacco perché se la palla è troppo lontana dalla rete, diventa un azzardo; se è troppo vicina, risulta prevedibile. Devono verificarsi troppe condizioni favorevoli perché possa essere pianificato in anticipo. Però può essere una soluzione cercata quando la squadra non riesce ad attaccare con azioni più tradizionali; in tal caso posso prefiggermi di provarlo, ma sempre a condizione che il pallone mi arrivi in un certo modo. Sulla qualità dei miei secondi tocchi, però, devo riconoscere che spesso non sono perfetti come può sembrare e la loro riuscita dipende anche dall’impreparazione delle avversarie.

Sono perfetti, invece. E coach Marcello gradisce questo tipo di attacco o si preoccupa? Gradisce, gradisce. Anzi, mi invita ad adottarlo più spesso.

Ha ragione. Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Andrea Giani. Però vorrei citare anche Luigi Mastrangelo perché è tarantino e i suoi successi internazionali fanno onore alla nostra terra.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? Non ce n’è una in particolare. Le vittorie hanno lo stesso valore.

E la partita che vorresti cancellare? Aci Castello-Palafiom 3-1, play-off della scorsa stagione.

Perché, secondo te, le squadre hanno solitamente un rendimento meno brillante in trasferta? E’ un fatto psicologico? Siete condizionate dal pubblico? Dal campo? Per quello che mi riguarda, il pubblico non c’entra. Per me conta molto la palestra; quando giochiamo in trasferta mi mancano i punti di riferimento visivi che ho all’Alfieri.

Qual è stata la situazione più difficile che hai affrontato da quando giochi nella Palafiom? Quella da cui non siamo ancora uscite del tutto... Mi riferisco all’impressionante sequenza di infortuni e di indisponibilità che stanno caratterizzando questa stagione. Giochiamo sempre con una squadra reinventata, magari all’ultimo momento, e devo ogni volta ricostruire le strategie di gioco con persone diverse. Per non parlare di quando giochiamo con atlete a mezzo servizio che possono difendere ma a cui non posso alzare palloni destinati all’attacco. Per una palleggiatrice non è facile gestire una situazione del genere.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? E’ uno sport di squadra che valorizza molto l’importanza del gruppo. E poi non c’è contatto fisico. Rispetto ad altre discipline c’è più spazio per la lealtà.

Questo forse vale per te, che sei sempre impeccabile sul piano della correttezza; ogni sabato assistiamo a tentativi di condizionare l’arbitro chiamando dentro palloni usciti fuori di tre metri... C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? Mi infastidisce qualcosa che non è imputabile alla pallavolo: la scarsa copertura mediatica. Ed anche gli scarsi investimenti nell’impiantistica. Basti pensare ad una squadra come la nostra che è costretta a giocare in una palestra indegna.

Aspettative per questa stagione: Io non sono scaramantica e potrei anche dirlo, ma preferisco non urtare la sensibilità di chi mi circonda...

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Terminare gli studi il più presto possibile.

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di skanderbeg69 (08/03/2007 - 21:04)

ROSSELLA GARAGUSO

Centrale

Nata ad Aosta 24 anni fa, vive a Manduria (TA).

Segno zodiacale: Scorpione.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? A 14 anni in un torneo scolastico a Manduria.

Perché proprio la pallavolo? La trovo divertente e mi piace la sua caratteristica di sport collettivo.

E perché proprio da centrale? E’ sempre stato così, tranne un anno da palleggiatrice. Hanno deciso gli allenatori. E da allora sono senza fiato...

La tua carriera: A parte i campionati giovanili e la Coppa Puglia, ho giocato due anni nello Sporting Club Manduria (serie D), due anni a Sava (serie D), quattro anni ad Oria (serie C), compresa una stagione in cui sono stata ferma per la rottura dei legamenti crociati e del menisco, un anno ad Oria in serie B2 e adesso – dopo un anno di inattività sportiva trascorso a Miami – serie C con la Palafiom.

Cos’altro fai nella vita? Sto frequentando un corso di allieva allenatrice e sono titolare di un’azienda agricola che produce olio e vino.

I tuoi hobbies? Mangiare, cantare, suonare la chitarra, leggere libri gialli. E poi mi piace trascorrere il tempo guidando la macchina.

L’ultimo libro che hai letto: L’Alchimista (in inglese).

L’ultimo film che hai visto: Deja vù.

Il tuo cantante preferito: Elisa.

Il tuo piatto preferito: Pasta con gorgonzola e funghi.

Leggero... E’ una specialità valdostana.

Il viaggio dei tuoi sogni: L’ho già fatto, anche se per lavoro. Sono stata un anno in Florida, dove ho aperto un locale con internet-point e musica dal vivo.

La città in cui ti piacerebbe vivere: Bologna o Londra.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? Dovrebbero giudicare gli altri. Credo, comunque, di riuscire a sorridere facilmente.

E’ vero. E poi non ti manca il senso dell’umorismo; sai stare allo scherzo (e ogni tanto ne “approfitto” su questo blog...). I tuoi difetti, invece? Sono permalosa, poco puntuale, un po’ viziata e MOOOLTO testarda.

Il più bel ricordo della tua carriera: L’anno dei play-off disputati con l’Oria in serie C. Perdemmo 3-2 a Melissano (15-13 al tie-break), ma fu una partita bellissima. Poi, purtroppo, perdemmo anche al ritorno.

Il più amaro: L’anno successivo, alla mia quarta stagione con l’Oria, durante il quarto set dell’incontro con il Fasano, tentai due attacchi consecutivi; al terzo tentativo, cadendo, mi ruppi i legamenti crociati.

Cosa ti piace della Palafiom? Strano che lo dica io: la puntualità. E poi il clima di grande correttezza che connota questo ambiente.

Cosa non ti piace? La palestra. E soprattutto LE DOCCE !

Le osservazioni più ricorrenti del coach? In negativo? Mi ha detto che devo fare meno la ballerina in campo... Però spero che apprezzi la mia capacità di saper ascoltare quello che mi dice.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? L’unica abitudine è la preparazione del borsone nel giorno della partita: sempre di mattina.

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? Avendo iniziato a giocare tardi, temo che tutta la mia tecnica debba essere migliorata.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Toni Zetova e Keba Phipps.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? Ugento-Oria 0-3. Era il mio primo anno in serie C con l’Oria e realizzai una trentina di punti. Forse, in tutta la mia carriera, è la partita in cui ho giocato meglio.

E la partita che vorresti cancellare? Due sconfitte di quest’anno, probabilmente perché il ricordo è ancora vivo: San Giorgio-Palafiom 3-2 e Tempesta-Palafiom 2-3. Quest’ultima in realtà è una vittoria ma pesa come una sconfitta.

Cosa ti ha indotto ad accettare la proposta di giocare nella Palafiom? Ho affrontato più volte questa squadra da avversaria e si è sempre trattato di incontri molto ostici...

...Quindi – hai pensato – meglio giocarci dentro che contro... No, ma mi ha colpito il livello fortemente competitivo mantenuto nel tempo da questa società. Poi, l’estate scorsa, il coach mi ha contattata e l’obiettivo perseguito dalla Palafiom mi ha trasportata qui. Con tutto il rispetto per altre ottime squadre, il roster della Palafiom è il più forte del girone.

Sei soddisfatta di questa scelta? Sì, certo.

Che ricordo hai di Oria? Cosa ti manca? Conservo ottimi ricordi di Oria, una cittadina molto suggestiva in cui ho trascorso anni importanti della mia vita. Il centro storico è meraviglioso, per non parlare del castello. Al di là dell’estetica architettonica, mi trovavo bene anche con la gente.

Per quale rione tifavi...? Non mi sono limitata a tifare... Ho fatto anche la damigella del rione Castello nel corteo federiciano di agosto!

Ma quest’anno ti sei ritrovata contro la tua ex-squadra. Cosa hai provato quel giorno? E’ stato emozionante ed è stato soprattutto divertente vincere quella partita. Ma non per spirito di rivalsa, assolutamente. Mi riferisco al confronto tecnico e sportivo.

Tutti i giorni percorri più di 60 chilometri per gli allenamenti, tra andata e ritorno. I tuoi genitori e il tuo ragazzo cosa ne pensano: ti incoraggiano o subiscono con rassegnazione? Il mio ragazzo avrebbe preferito una destinazione più vicina. I miei genitori, invece, sono sereni, anzi mi hanno incoraggiata così non rimango troppo tempo a casa visto che faccio un po’ troppo casino (rumori, canto...). E poi a me piace guidare, quindi la vita da pendolare non mi pesa.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? Lo spettacolo che sa offrire.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? Gli allenamenti noiosi, ossia quelli in cui non si gioca. E i pesi.

Aspettative per questa stagione: salire in (OMISSIS).

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Giocare qualche anno nella categoria superiore. Visto che poi sto frequentando il corso di allieva allenatrice, desidero avviare una mia società in futuro. E poi viaggiare continuamente, opportunità che potrebbe regalarmi la mia azienda.

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di skanderbeg69 (02/03/2007 - 20:26)

RENATA PROTA

Schiacciatrice

Nata a Taranto 19 anni fa, vive a Roma.

Segno zodiacale: Sagittario.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? A 4 anni e mezzo. Racconta coach Marcello che sorridevo sempre e vagavo per la palestra. La palestra della Palafiom, s’intende.

Perché proprio la pallavolo? Ci fu, sempre da piccola, un tentativo di avvicinarmi alla pallacanestro, lo sport più praticato in famiglia, ma piansi perché non mi piaceva. Nella palestra della Palafiom, invece, mi trovavo più a mio agio.

Quando hai deciso di giocare da schiacciatrice? Da sempre. E’ stata una scelta degli allenatori che io condivido pienamente perché schiacciare mi piace.

La tua carriera: Sempre e solo Palafiom. Dal minivolley alla serie C, passando per i campionati giovanili e la serie D. Soltanto nella scorsa stagione mi sono presa una pausa di riflessione. Quest’anno mi sono trasferita a Roma, ma quando torno a Taranto sono “precettata”.

Cos’altro fai nella vita? Studio Economia e Commercio alla LUISS di Roma.

I tuoi hobbies? Lo shopping. Ma anche ballare mi piace da morire.

L’ultimo libro che hai letto: Ahimé, ultimamente manuali di economia e di diritto.

L’ultimo film che hai visto: Notte prima degli esami 2. Carino.

Il tuo piatto preferito: Tutto!

Il viaggio dei tuoi sogni: Rio de Janeiro, possibilmente durante il Carnevale.

La città in cui ti piacerebbe vivere: Quella in cui vivo: Roma. E’ caotica – è vero – è enorme, comporta grosse perdite di tempo per spostarsi da un punto all’altro. Però, se ti senti un po’ giù, hai mille posti da visitare per riprenderti.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? Simpatica, allegra, socievole.

E i tuoi difetti? Parlo molto e mi innervosisco facilmente, ma mai in palestra. Sul parquet mi trasformo; posso accettare qualunque cosa che altrove scatenerebbe forti conflitti.

Le osservazioni più ricorrenti del coach? Riguardano la mia potenza, spesso un po’ eccessiva. In effetti, la prima palla che ho giocato ha spaccato l’asticella... Questo ha determinato la scelta del mio soprannome: Boom Boom Spaccalegna. A parte questo episodio che resta nella leggenda, credo di averlo fatto incavolare miliardi di volte.

Il più bel ricordo della tua carriera: La salvezza della Palafiom nel 2004, già ricordata da Silvia, ma anche la vittoria del campionato giovanile Under-16 cinque anni fa a Carovigno.

Il più amaro: Aver perso il campionato regionale contro il Lecce.

Cosa ti piace della Palafiom? Tutto. Persino l’allenatore... Pensa che quando mi aggregavo alle rappresentative finivo con l’annoiarmi e rimpiangevo i cazziatoni di Marcello...

Cosa non ti piace? Nulla. Va tutto bene.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? Sì, ma credo sia opportuno tenerli riservati.

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? La ricezione, la difesa e un atteggiamento un po’ distratto durante la partita.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Elisa Togut. Ma devo citare anche la Piccinini perché qualcuno mi ha definita “la Piccinini di Taranto” e quindi glielo devo.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? Una partita contro il Fasano durante la quale realizzai parecchi punti. Ma anche una partita giovanile contro il Talsano. C’è una certa rivalità tra le due squadre e vincere il primo set con un punteggio impressionante (25-3) fu una bella soddisfazione.

E la partita che vorresti cancellare? La sconfitta nel torneo regionale contro il Lecce perché disputammo una buona partita, ma crollammo malamente al tie-break.

Da alcuni mesi vivi prevalentemente a Roma, eppure hai trovato spazio in questo campionato. Era previsto? Per niente. Mi ero fermata un anno perché ero stanca della pallavolo; non volevo neanche sentirne parlare. Quando, però, Marcello mi ha chiesto di allenarmi, ho accettato d’istinto.

E sei scesa sul parquet per alcuni scambi contro il Corsano... Una sorpresa anche quella.

E a Putignano... Eravamo in grosse difficoltà; la squadra era decimata. Ma giocare un incontro da titolare dopo oltre un anno di inattività è stato un fatto piuttosto naturale. Era come se non avessi mai smesso. A sorprendermi è stato rileggere il mio nome sul giornale tre giorni dopo; allora mi sono davvero resa conto che avevo giocato un incontro di pallavolo.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? Il fatto che sia un gioco di squadra, quindi molto adatto al mio carattere espansivo. Devo anche dire che mi considero fortunata a giocare in una squadra che è anche un bel gruppo.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? No.

Aspettative per questa stagione: Mi adeguo alla scaramanzia delle compagne e quindi non posso esprimermi...

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Vorrei realizzarmi nello studio e nel lavoro.

E se la Palafiom avesse ancora bisogno di te? Quando mi trovo a Taranto, posso offrire volentieri il mio apporto alla causa.

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di skanderbeg69 (15/02/2007 - 11:04)

SONIA TINELLI

Opposto

Nata a Fragagnano (TA), dove vive, 31 anni fa.

Segno zodiacale: Pesci

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? A 11 anni dalle suore, più precisamente nelle Polisportive Salesiane.

Perché proprio la pallavolo? All’inizio praticavo molti sport, dal basket all’atletica, poi sono stata condizionata dal fatto che l’unica società sportiva di un certo livello a Fragagnano fosse proprio una squadra di pallavolo.

Quando hai deciso di giocare da opposto? Non mi sono neanche posta il problema della scelta; ho sempre attaccato, sin da piccola. Il guaio è che, abituata a schiacciare, non ho mai imparato a difendere bene.

Opinione discutibile... La tua carriera: A 13 anni giocavo nella Pallavolo Fragagnano. Con le giovanili ho partecipato anche alle selezioni nazionali under-16 (siamo arrivate seste al torneo di Catania ’90), mentre il Fragagnano è salito dalla C2 alla B2 (tre anni in questa categoria). Poi, fallita la società, mi sono trasferita a Castellana Grotte (B1), al San Giorgio serie C) per un avvicinamento alla famiglia, al San Vito dei Normanni, con cui ho vinto un campionato di C e ho disputato due stagioni in B2, un altro anno in B1 con il San Pietro Vernotico, poi ho giocato ad Oria (B2) dopo aver fatto la preparazione con il San Severino Salerno e infine il Castellaneta in serie C.

Cos’altro fai nella vita? Le mie giornate iniziano alle 6.00 perché sono assistente autista dello Scuolabus. Trascorro con i bambini anche il pomeriggio visto che li alleno in una mia società sportiva. Veramente ci sono anche... bambini che hanno superato gli 80 anni...

I tuoi hobbies? Sono concentrati soprattutto nella stagione estiva: pattinaggio, equitazione, footing e il poco tempo libero residuo lo trascorro uscendo con gli amici.

L’ultimo libro che hai letto: Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, molto bello.

L’ultimo film che hai visto: Il Codice Da Vinci, una mezza delusione.

Il tuo cantantegruppo preferito: Mi piace la musica italiana.

Il tuo piatto preferito: Ci devo pensare... Non sono molto appassionata di cucina.

Sei l’unica. Il viaggio dei tuoi sogni: Polinesia e India.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? Sono molto leale con tutti e disponibile.

...E i tuoi difetti? Se qualcuno tende ad approfittare di me, divento piuttosto cattiva. E poi non so nascondere o tenermi dentro quello che penso.

La qual cosa non è un difetto. Il più bel ricordo della tua carriera: Le stagioni trascorse a San Vito dei Normanni, dove ho vissuto stabilmente per tre anni. Era un ottimo ambiente ed ero circondata da persone fantastiche. Ho sofferto molto quando ho dovuto allontanarmi da San Vito perché mi sentivo davvero parte di quella squadra. Sentivo che era la mia squadra.

Il più amaro: La rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro quando avevo 20 anni e disputavo il primo torneo di B2 con il Fragagnano. Ricordo ancora la data: 17 febbraio 1996. A maggio mi operai e ad ottobre iniziai la preparazione. Per fortuna in pochi mesi riuscii a mettermi alle spalle quell’incidente.


Cosa ti piace della Palafiom? Mi piace tutto l’ambiente. Per la prima volta ho ritrovato il clima di San Vito dei Normanni.

Cosa non ti piace? ...Marcello quando “va storto”. E poi la mancanza di docce, che già mi ha procurato un bel po’ di raffreddori.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? Sono molto scaramantica e quest’anno mi sono “aggravata”, soprattutto da quando sono infortunata. I rituali riguardano le sigarette: con il Lecce l’ho fumata dopo il 2^ set, con il Putignano dopo il 4^ e con il San Pietro Vernotico sono tornata al 2^. Gli altri rituali magari te li dico a fine campionato.

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? La ricezione. Sorvoliamo sugli altri.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Cardona. Ma da quest’anno anche Anderson...

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? San Pietro Vernotico-Arzano, serie B1. Noi eravamo ultime in classifica ed affrontavamo la capolista, che, fra l’altro, faceva una certa impressione anche durante il riscaldamento. Riuscimmo a rimontare dallo 0-2 al 3-2 e modestamente giocai un partitone realizzando 32 punti. Da allora sono l’incubo di coach Piscopo.

E la partita che vorresti cancellare? Quella contro la Tempesta e quella contro il San Giorgio.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? A me piace lo sport in genere. Più in particolare mi piace lo sport di squadra e la pallavolo mi consente di essere parte di un gruppo.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? C’è molta cattiveria anche in questo ambiente. L’aggressività va bene sul parquet e neanche io mi tiro indietro da questo punto di vista. Ma se i risentimenti permangono alla fine della partita o condizionano le relazioni personali, beh, questo non mi piace.

Aspettative per questa stagione: Vncr l cmpnt (la risposta è criptata...)

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Questi non li dico per scaramanzia.

Cosa ti ha indotto ad accettare la proposta di giocare nella Palafiom? Mi ha convinta Marcello l’estate scorsa. Mi ha convinta la sua professionalità e la serietà della Polisportiva. Con tutto il rispetto, ma le ultime società in cui avevo giocato somigliavano a “circoli ricreativi”; la Palafiom è una squadra vera.

Allora sei soddisfatta di questa scelta? Al 100%.

Toglimi una curiosità. La tua presenza in squadra ha portato all’Alfieri un tifoso molto simpatico e molto chiassoso. Chi è? E’ un mio concittadino, piuttosto noto negli ambienti calcistici di Fragagnano ma appassionato di sport in generale. Quando può, non mi fa mancare il suo sostegno.

Provi più soddisfazione nello schiacciare a terra o nel murare un’avversaria? Tutte e due le cose. Ma, se devo scegliere, è più gratificante murare (possibilmente “a cappuccio”...). Dipende anche dal valore dell’avversaria.

Qual è stata la difesa più forte di questo girone di andata? Io sono infortunata dall’inizio del girone di ritorno, però abbiamo avuto molte difficoltà a mettere la palla a terra con l’Azzurra Lecce pur giocando molto bene.

Quando torni a giocare? Il più presto possibile!

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di skanderbeg69 (08/02/2007 - 15:24)

SILVIA MASTANDREA

Opposto

Nata a Taranto, dove vive, 14 anni fa.

Segno zodiacale: Vergine.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? Assiduamente già a 6 anni.

Perché proprio la pallavolo? Mio fratello giocava a mini-volley nell’Orchidea Taranto e ho preteso di andarci anch’io.

Quando hai deciso di giocare da opposto? E’ una decisione assunta da coach Marcello quest’anno ma credo che sia ancora suscettibile di cambiamenti. L’anno scorso, nei campionati giovanili, ho variato in più ruoli, mentre nell’Orchidea giocavo come palleggiatrice. Marcello, però, mi ha detto che posso giocare in qualsiasi ruolo, tranne quello di palleggiatrice.

La tua carriera: Mini-volley e Under 14 nell’Orchidea Taranto; questo è il terzo anno nella Palafiom (il primo nella squadra di serie C), con cui ho disputato Under 14, Under 15, Under 16, 1^ e 2^ Divisione Giovanili.

Cos’altro fai nella vita? Il liceo classico.

I tuoi hobbies? Sempre e solo pallavolo.

L’ultimo libro che hai letto: Il Codice Da Vinci

L’ultimo film che hai visto: Alla ricerca della felicità.

Il tuo piatto preferito: I cannelloni!

Il viaggio dei tuoi sogni: Parigi.

La città in cui ti piacerebbe vivere: Venezia.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? Dovrebbero dirli gli altri.

...E i tuoi difetti? Sono piuttosto suscettibile. Anche un po’ acida, a volte, ma ne accorgo troppo tardi.

Il più bel complimento che hai ricevuto dal coach: Dopo due anni e mezzo di permanenza in questa società, solo due settimane fa ho ricevuto una “specie” di complimento: “Stai ricevendo meglio”; in riferimento alla partita Under 16 contro il Massafra vinta 3-0.

Il più bel ricordo della tua carriera: Taranto-Brindisi 2-1, selezioni provinciali, maggio 2006. E l’esperienza delle selezioni regionali, luglio 2006.

Il più amaro: Palafiom-Torricella 1-2, Under 14, sempre lo scorso anno.

Cosa ti piace della Palafiom? Tutto.

Cosa non ti piace? Nulla. E se pure ci fosse qualcosa, dovrei essere io ad adattarmi.

Hai esordito in serie C a Lecce: primo pallone toccato e punto della vittoria per la Palafiom. Come inizio non c’è male... Cosa hai provato entrando in campo e dopo aver schiacciato la palla-match? Ero molto concentrata perchè sentivo che Alessandra mi avrebbe alzato la palla. Poi ho fatto quello che bisognava fare. Aver chiuso la partita è stata una bella soddisfazione.

E’ già arrivata anche l’opportunità di giocare due interi incontri, contro il Trepuzzi e il Torre Santa Susanna. Emozione? Timore? Felicità? Molta tensione prima della partita con il Trepuzzi, il mio esordio da titolare. Tutti mi dicevano di fare quello che sapevo. Però la notte della vigilia sono riuscita a dormire tranquilla. Il giorno della partita ricordo i continui incitamenti di Clara e Michela, le due compagne squalificate in quella occasione. Il coach è stato più silenzioso... La partita di Torre Santa Susanna, invece, è stata una sorpresa dell’ultimo momento.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? Tanti, però credo che sia più prudente tenerli riservati. Una cosa è certa: non mi farò più i capelli lisci il giorno della partita...

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? Tutto ciò che riguarda il bagher.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Elisa Togut e Francesca Piccinini.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? Taranto-Brindisi 2-1, ribadisco.

E la partita che vorresti cancellare? Quella giocata a Torre Santa Susanna anche se abbiamo vinto. In quell’occasione ho sbagliato troppo. Comunque non mi accontento mai, trovo sempre il pelo nell’uovo.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? E’ l’unico sport di squadra in cui non c’è contatto fisico con le avversarie, motivo per cui odio tutti gli altri sport di squadra.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? Quando in una squadra non c’è abbastanza affiatamento tra le compagne, circostanza che non riguarda assolutamente la Palafiom.

Anche tua madre gioca a pallavolo. E’ prodiga di consigli? Non solo lei, ma anche mio padre, che ha giocato in passato. Mia madre, in realtà, mi fornisce soprattutto sostegno psicologico prima della partita. Consigli, poi, me ne danno anche mio fratello, che pure gioca, e ovviamente coach Marcello. Il guaio è non coincidono mai...

Aspettative per questa stagione: Ne ho due. La prima, ovviamente, non si può dire. La seconda è il titolo provinciale Under 16.

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Correggere i miei difetti tecnici.

 

NOTE:

La foto di Luca Mastandrea è tratta da La Gazzetta del Mezzogiorno, ediz. di Taranto, di oggi (che culo!), 8 febbraio 2007, pag. 22.

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di skanderbeg69 (31/01/2007 - 15:15)

DéSIRéE FIORE

Schiacciatrice

Nata a Taranto 14 anni fa, vive a Leporano.

Segno zodiacale: Gemelli.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? Tre anni fa.

Perché proprio la pallavolo? Inizialmente è stato un suggerimento medico; dovevo fare riabilitazione ad una mano. Poi è subentrata la passione.

Quando hai deciso di giocare da schiacciatrice? Veramente il mio ruolo è ancora indefinito; in passato ho giocato anche da centrale.

La tua carriera: Sono cresciuta nella Palafiom, con cui sto disputando anche i campionati Under 16 e Under 18. L’anno scorso ho giocato anche nell’Under 14.

Quando hai saputo che saresti stata aggregata alla 1^ squadra per questa stagione? Te l’aspettavi? Poco prima dell’inizio di questo campionato. E’ stata una sorpresa: inattesa e gradita.

Cos’altro fai nella vita? Studio al “Pitagora”, istituto tecnico commerciale.

I tuoi hobbies? Mangiare...

L’ultimo libro che hai letto: L’amico ritrovato di Fred Uhlman. Imposto dalla scuola.

L’ultimo film che hai visto: Olè

Il tuo piatto preferito: Tutto ciò che è commestibile. In particolare, però, prediligo la parmigiana di mia nonna.

Il viaggio dei tuoi sogni: Mi piacerebbe fare una bella crociera.

Beh, c’è in gioco il premio dello sponsor. La città in cui ti piacerebbe vivere: Mi piacerebbe visitare Parigi.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? No.

...E i tuoi difetti? Tanti; meglio non specificarli.

Il più bel complimento che hai ricevuto dal coach: Stai saltando di più a rete.


Il più bel ricordo della tua carriera: I campionati provinciali Under 14 dell’anno scorso, tutta la stagione.

Il più amaro: La sconfitta contro il Torricella, sempre l’anno scorso.

Cosa ti piace della Palafiom? Tutto. L’elenco sarebbe troppo lungo.

Cosa non ti piace? La palestra della scuola “Alfieri”.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? Durante la partita metto la molla sotto la coscia destra. Fino adesso è andata bene; se, però, non dovesse funzionare, cambierei posizione.

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? Il bagher e l’attacco.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Francesca Piccinini e mio fratello Alessio, che gioca a Squinzano in B1.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? La vittoria per 3-0 sul Corsano, che ha segnato il mio esordio nella prima squadra. Non me l’aspettavo e sono stata molto felice.

E la partita che vorresti cancellare? La già citata sconfitta con il Torricella a Monteiasi.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? Molte cose: l’atmosfera, l’emozione che precede una partita, il gioco, il rapporto con le compagne di squadra...

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? Direi di no.

I tuoi genitori sono contenti o temono che la pallavolo possa distrarti dallo studio? Sono contenti, anche perché cerco di conciliare lo sport e lo studio.

Ti alleni, fai le trasferte, spendi lo stesso tempo in palestra delle titolari eppure sino a questo momento hai giocato soltanto tre spezzoni di partita. Tanta fatica per niente...? Non credo proprio. A parte il fatto che mi piace questo ambiente e questa squadra, io credo che questa stagione sia comunque molto importante per me. E’ un’esperienza preziosa. E poi ritengo che un po’ di gavetta renda anche più forti.

Come ti trattano le compagne di squadra più grandi? Bene. Non soltanto me, ma tutte le ragazze provenienti dalle giovanili. Ci offrono molti consigli, soprattutto Clara che ha una grande capacità di sopportazione nei miei riguardi...

Aspettative per questa stagione: ... (Questa risposta è censurata perché Désirée ha affiancato una lettera ed una cifra innominabili).

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Sono legati in particolare ai progressi che vorrei compiere come giocatrice.


NOTA:

La foto di Alessio Fiore è tratta dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 22 gennaio 2006.

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di skanderbeg69 (25/01/2007 - 13:07)

ROBERTA MANZACCA

Libero

 

Nata a Taranto, dove vive, 21 anni fa.

Segno zodiacale: Bilancia.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? A 12 anni.

Perché proprio la pallavolo? Per quattro anni ho giocato a tennis, ma ho sempre coltivato il desiderio della pallavolo. Probabilmente per colpa di Mila e Shiro anche nel mio caso. Per un po’ ho conciliato i due sport, ma poi ho capito che la pallavolo è la mia vita!

Quando hai deciso di giocare da libero? E’ una scelta recente. A scuola ero palleggiatrice, poi ho giocato anche da attaccante.

Nella mia ignoranza, ho sempre pensato che il libero fosse una specie di “giocatore dimezzato”, invece vedo che sei entusiasta di questo ruolo. Come mai? Non ti mancano le schiacciate, i servizi...?

E’ un bel ruolo. E’ un ruolo che ti fa sentire davvero parte di una squadra: tu non giochi per fare punto; la tua gratificazione coincide con quella delle compagne. Se una ricezione è precisa, faciliti il lavoro dell’alzatrice e delle attaccanti. Per non parlare della soddisfazione di salvare i palloni difficili, i cosiddetti “miracoli” (quelli graditi al nostro coach; anzi, “pretesi” dal nostro coach...).

La tua carriera: Per circa 7 anni ho giocato nel Talsano (1^ Divisione, serie D, serie C) sia da schiacciatrice che da libero. Questo è il secondo anno alla Palafiom.

Cos’altro fai nella vita? Studio Scienze del Servizio Sociale a Taranto. Però mi sarebbe piaciuta anche Medicina. Magari in futuro.

Qualche altra facoltà...? I tuoi hobbies? Tutto quello che mi fa passare il tempo e mi rende felice.

L’ultimo libro che hai letto: Ho voglia di te, di Federico Moccia. Ultimamente, però, ho dovuto accantonare la narrativa per dedicarmi ai testi di Diritto Penale, Politiche Sociali, ecc.

L’ultimo film che hai visto: Natale a New York.

Il tuo cantantegruppo preferito: Ascolto di tutto.

Il tuo piatto preferito: Anche qui, non ho preferenze: mangio qualunque cosa tranne le verdure.

Mangiate tutte a quattro ganasce; come fate a conservare fisici così tonici...?! Il viaggio dei tuoi sogni: L’America. Anzi, le Americhe, del Nord e del Sud.

On the road. La città in cui ti piacerebbe vivere: Mi adatto ovunque.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? Credo di essere buona di natura, allegra, solare, socievole. Anche lunatica, la qual cosa può essere un pregio e un difetto.

...E i tuoi difetti? Suscettibile, permalosa.

Il più bel ricordo della tua carriera: La finale Under-17 Talsano-Orchidea 3-0. Fui nominata miglior giocatrice della partita e per un libero si tratta di un fatto piuttosto insolito.

Il più amaro: Un’altra finale giovanile, questa volta a Trani contro il Brindisi nel torneo Under-19 di tre anni fa. Quella volta perdemmo, però, a parte il risultato finale, il ricordo complessivo di quel torneo è positivo; fu una bella esperienza.

Cosa ti piace della Palafiom? Tutto! Se proprio devo scegliere, la mia amicizia con Michela è il più bel regalo che mi ha dato la Palafiom. Anche durante le partite riusciamo a trovare un momento per consolidarla.

Cosa non ti piace? Quando non giochi mai finisci con il sentirti ai margini della squadra; ti senti poco considerata. Adesso spero di sentirmi a pieno titolo parte di questa squadra meravigliosa.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? Mai giocare con scarpe, ginocchiere o altri accessori nuovi. Bisogna averli testati in allenamento almeno il giorno prima. Poi tutto l’abbigliamento (interno ed esterno) dev’essere sempre lo stesso. E naturalmente non posso rinunciare all’elastico bianco tra i capelli (in base al colore della maglia!). In panchina mi siedo sempre di fianco a Mary che mi mette la giacca e mi fa il massaggino alla schiena. Al termine di ogni set, infine, l’ultima a cui devo battere le mani è Michela, la mia migliore amica.

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? Devo muovermi di più sui piedi; sono ancora un po’ troppo lenta. Spesso non so “leggere” i pallonetti. E poi mi lascio condizionare emotivamente dall’andamento dell’incontro; avverto la pressione psicologica più del dovuto.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Ovviamente Paola Cardullo, punto di riferimento per il mio ruolo. Tra i maschi, Andrea Giani resta sempre il migliore.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? La finale Under-17 di cui ti ho parlato prima. Anche Palafiom-Trepuzzi, il mio esordio nella Palafiom.

Cosa hai provato quando il coach ti ha detto che avresti giocato quella partita? L’ho saputo all’ultimo momento: arrivata in palestra, Marcello mi ha fatto trovare il completino. Non ho neanche avuto il tempo di andare in ansia. Dopo tanta panchina e tanta malinconia, per me è stata una liberazione ed una grande gioia. Mi dispiace soltanto che la scelta sia stata determinata dall’infortunio di Simona; avrei preferito esordire in ragione dei miei meriti e non “approfittando” di una circostanza sfortunata per una compagna a cui, peraltro, auguro di riprendersi al più presto e a cui voglio rinnovare il mio affetto.

Cosa ti ha detto il coach al termine di quella partita? Si è congratulato, immagino. Veramente non mi ha detto niente... Però è quando parla che bisogna preoccuparsi.

Quindi vuol dire che forse ha apprezzato. Un anno e mezzo di allenamenti senza mai scendere sul parquet. Cosa ti ha dato la forza per fare tanti sacrifici apparentemente inutili? L’amore per la pallavolo. Però è stata dura: dopo le partite che guardavo dalla panchina o - più spesso – dalle tribune (perché in panchina conviene disporre di attaccanti) mi veniva da piangere. Ma non ho mollato.

Qual è la partita che vorresti cancellare? La finale Under-19 persa a Trani e la sconfitta a San Giorgio (e a Pulsano...) dello scorso dicembre.

...Che rimane un ricordo traumatico per molte. Coach Marcello deve avervi fatto nuove nuove... Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? La pallavolo in quanto tale.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? L’importanza che riveste la statura in questo sport...!

Quale squadra o quale avversaria ti ha spaventato di più quest’anno? Quando si è tranquille e concentrate, le avversarie non contano, neanche quelle notoriamente pericolose. Devo dire, però, che i pallonetti dell’alzatrice di Ugento mi hanno creato molti grattacapi.

Aspettative per questa stagione: Non si può dire e ormai dovresti saperlo. Per quello che mi riguarda, vorrei continuare a giocare e a giocare bene.

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Realizzarmi nel lavoro. E ovviamente giocare in Nazionale, no...?

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di skanderbeg69 (18/01/2007 - 19:06)

SILVIA BUSO

Centrale (e capitana)

 

Nata (ma è significativo per cosa?!?!?!?) a Grottaglie 26 anni fa, vive a Taranto.

ve a Taranto è significativo per cosa?!?!?!?)ive privacy riportano Postel Spa quale responsabile del trattamento e le associaziSegno zodiacale: Cancro

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? All’età di 10 anni presso la polisportiva AMENDOLA di Modena…davanti gli occhi increduli della mia prima allenatrice quando mi chiese di palleggiare, vagai per il campo facendo rimbalzare il pallone al suolo… tipo basket!...come si dice “il buon giorno si vede dal mattino”!!!

Perché proprio la pallavolo?

Tute colorate noccioline gelati / gomma americana bandierine e noi qui /squadra nazionale dei colori del cuore Mimì / c'e` Mimì / Arci super grande campionato mondiale / Ah! Ah! / Voglio una canzone da cantare e gridare / a Mimì! a Mimì! / Mimimimimi / Con le mani / quanti punti ricami / volteggiando come fai tu / sotto la rete, invincibile sei / la piu' forte, non perderai mai. / Mimimimimi ' / Con le mani / tiri come uragani / gli avversari tu non ne hai piu' / quanta fatica arrivare lassu' / ma stasera chi vince sei tuu... / (Ho Mimi`!) Ho Mimi`! (Ho Mimi`!) Ho / Mimi! (Ho Mimi`!) / Arci super extra velocissimamente / schiacci salti scatti batti tutti Mimì / giochi per giocare senza vincere niente / Ho Mimì! / Ho Mimì! / Mimimimimi / Con le mani quanti punti ricami . volteggiando come fai tu . / sotto la rete, invincibile sei / la piu' forte, non perderai mai.. /Mimimimi / Con le mani / tiri come uragani / gli avversari tu non ne hai piu' / quanta fatica arrivare lassu' / ma stasera chi vince / tra mille rinunce / stasera che grande sei tuu... >>

 

Maledetti cartoni animati!!! Ma voi ci pensate se nello stesso periodo fosse andato in onda “Mimì la lottatrice di sumo”!?!?!?

E perché proprio da centrale? Perché ogni tanto ci si prova a farmi diventare banda, ma …. Hai mai visto il  mio piano di rimbalzo????

Carriera: Dopo l’esperienza modenese ho continuato a prendere a schiaffi la palla nel settore giovanile dell’ATA BATTISTI di Trento. Successivamente a Foggia la società Avis, a corto di sangue e di atlete,  ben pensò di scaraventarmi, all’età di 14 anni, nella sua squadra di serie C come titolare (siamo andate giù come un sasso in un lago d’acqua distillata). Approdata a Bologna e rimessi i piedi per terra, sono tornata a giocare nei settori giovanili con qualche sporadica apparizione nel campionato di serie C della prima squadra.  Quando ho avuto la geniale idea di trasferirmi a Taranto ho bussato alla porta dell’ Holiday, militando per un anno fra le loro schiere. Ora sono nella Palafiom da 5 o forse 6 anni…insomma  un’eternità… ah presidè!ma quando mi vendete??????

Cos’altro fai nella vita? Tento di rovinare l’avvenire di tanti piccoli futuri avvocati, ingegneri, dentisti etc cercando di fare attecchire  nelle loro testoline la fissa per lo sport (=sono un’istruttrice di pallavolo anzi Allenatrice di primo grado…mica….), studio (qui dovrebbe scattare la risata planetaria) ingegneria e , ahi voi, gioco nella Palafiom!

I tuoi hobbies? Decoupage, decoupage pittorico, cartonage, stencil, lavoro con pasta di mais, cartapesta, creta, intarsio, dipingo con colori ad olio, ad acquerello, disegno a carboncino, acrilico su legno, su vetro, su stoffa, sul muro, costruisco piccoli oggetti in legno, ricamo, lavoro a maglia, trasformo pantaloni in gonne, foulard in maglie…potrei continuare all’infinito perché pur di non studiare me ne invento una al giorno!Posso solo aggiungere : cucina, fotografia, scrivo (ma spesso non finisco) favole per bambini, cavolate per far ridere gli amici o cose simili, computer (adoro tutti i programmi di grafica e navigo, navigo, navigo….) e faccio volontariato presso i miei, cercando di far imparare a mio padre come si accende e si spegne il computer senza leggere le istruzioni  (Scherzo! Il mio papone è troppo forte!) Ah!la new entry del momento: appena becco un offerta interessante su ebay compro un sax e rompo le scatole ai vicini!

Benedica...! A proposito del papone, ricordo che è stato il portiere del più forte Taranto di tutti i tempi. Ebbè, il DNA non è acqua fresca...

L’ultimo libro che hai letto? “Storie di gatti” di James Harriot…adoro i gatti

L’ultimo film che hai visto: Quello che mi faccio in testa!...non guardo molto la tv e al cinema sto scomoda!

Il tuo gruppo preferito: Pink Floyd

Ci avrei giurato: The Wall...! Il tuo piatto preferito: Non saprei….penso quello fondo!

Il viaggio dei tuoi sogni: Crociera sul Nilo

La città in cui ti piacerebbe vivere: In una Taranto migliore!  Ma perse le speranze: Roma!

Il più bel complimento che hai ricevuto o il più strano: Quello che mi ripete sempre mio padre da quando ero bambina: “c’hai la capa tosta!”… e poi c’è questo che non è proprio un complimento…ma di essere strano è strano! Quando mi sento giù mi fa ridere sempre tanto!

 

Sapresti elencare i tuoi principali pregi e difetti?: No! Se volete faccio una confusa lista delle mie caratteristiche e poi scegliete voi in che gruppo metterle!Io spesso preferisco i miei difetti ai miei pregi! Allora:

poliedrica, permissiva, orgogliosa, ironica-sarcastica-cinica, indipendente, paziente, curiosa, riflessiva nella vita, istintiva nei sentimenti, testarda, affidabile, perseverante (nel bene e nel male), creativa, disordinata, selettiva, silenziosa, pensavo di essere una persona molto pessimista …poi ho conosciuto Ivana……(;-) Vola Ivi!!!… chi  conosce altri difetti da poter aggiungere si faccia avanti senza timori… ho smesso di essere permalosa e vendicativa!

Secondo me, non ce ne sono, ma sono convinto che il coach non si farà pregare di fronte a questo invito. Il più bel ricordo della tua carriera? Ce ne sono molti…penso che il più bello sia la conquista della salvezza nel 2004…ottenuta dopo un periodo davvero difficile ed ottenuta insieme ad un gruppo davvero speciale! Piso, Vale, Renella, Chicca, Marcy, Maya: Vi voglio bene!

Il più amaro? Non aver giocato la partita contro il MASSAFRA lo scorso anno…Marcello!!! me la sono legata al dito!!!

Cosa ti piace di più della Palafiom? Per me la Polisportiva Palafiom ha un doppio valore. Come atleta sono entusiasta del fatto che una volta entrate in palestra tutto il resto del mondo ne rimanga fuori! Da babyallenatrice lavorare con Marcello è una bella esperienza e lo  ringrazio per avermi dato  la possibilità di poter fare i primi passi da coach!

AH! Come dimenticare! le trasferte in macchina con Clara e Michela! Clara guida, Michela rilascia video massaggi (…) ed io faccio da  navigatore satellitare!

Cosa non ti piace? A volte vige uno stato troppo omertoso! Ah!e Marcello coi capelli di Paoletta non si può guardare!!!!!

Sei scaramantica? Pallavolisticamente parlando, infinitamente…ogni partita è un rito ma non posso per scaramanzia raccontarvi tutto! sono molto legata al numero 3 e quando la partita si gira male canticchio una canzoncina fra me e me!

Quale difetto tecnico vorresti correggere? Dovrei ricominciare dal minivolley! BAGHER E PALLEGGIO!!!

Giocatore che ammiri di più: Ex-giocatore…ANDREA ZORZI

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? Quella che devo ancora giocare… e non mi accontenterò tanto facilmente…sono una perfezionista… se mi rifate la domanda fra 30 anni, a carriera finita, forse vi rispondo!

E la partita che vorresti cancellare? Assolutamente nessuna…“Il non riuscire in qualcosa è l'opportunità per iniziare più intelligentemente!” (Henry Ford)

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? La Pallavolo!

C’è qualcosa che ti infastidisce? Difficile trovare tecnici davvero competenti e società per davvero organizzate. Si crede troppo spesso che pensare fortemente di fare le cose per bene significhi realmente farle per bene! Odio la superficialità! AH!I baci e gli abbracci alle giocatrici avversarie nel pre partita, e il nastro per fasciare le dita tagliato male!!!!

Quali responsabilità in più ha un capitano all’interno dello spogliatoio e sul parquet? La mia interpretazione del ruolo di capitano non si discosta molto dalla definizione di atleta. Sul parquet vigilo, con un terzo occhio (gli altri due sono già impegnati a seguire la palla....e a volte manco bastano!) sul regolare svolgimento della partita...talune volte, con una gran faccia di bronzo, faccio quattro chiacchiere con gli arbitri cercando di disquisire in maniera moooolto educata sulle loro allucinazioni arbitrali! E ad ogni gara sfoggio la mia migliore calligrafia nel firmare il referto! Negli spogliatoi è tutta un'altra  storia... dalle sfumature non tutte raccontabili!!! Penso che la mia filosofia da capitano sia: equilibrio e poche menate!!! Insomma se l'allenamento è il non luogo della democrazia... cerco di fare in modo che lo spogliatoio sia il non luogo delle lamentele inutili e dei discorsi a vanvera! Un comico di Zelig diceva "fatti! Non pugn......e!!!" Sicuramente la parte più divertente è quella relativa alla gestione del gruppo delle piccine che compongono la nostra rosa! Io e Clara siamo assolutamente spietate... ma sempre pronte a sfoggiare la nostra saggezza e benevolenza, a favore delle nostre future sostitute! Si esige il massimo rispetto e riverenza per le veterane! Poi ogni tanto ci inventiamo regole disciplinari. Tra le ultime voglio ricordare la tassa sulle "espressioni dialettali" (approposito!!! Valentina ci deve 2 euro e Désirée 3 euro e 50 cent!!!) e "l'alzata di mano per rivolgere la parola alle senior"... ovviamente tutto annaffiato da grandi sorrisi!     

La tassa sulle espressioni dialettali...?! Povere figlie... Meno male, comunque, che questa tassa non si applica pure a me. Aspettative per questa stagione: Nessuna aspettativa… solo un obiettivo: (OMISSIS... Censurato dal blogger)

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Trovare un lavoro gratificante nel mondo dello sport… o nel mondo e basta!

 

IN QUESTA INTERVISTA MANCA UNO SPAZIO LIBERO!!! e IO CE LO METTO!!!!

“ La Pallavolo non è solo uno sport.

 E’ una religione, uno status mentis,

una passione, una malattia,

uno scaccia pensieri,

un cattura sogni…

La pallavolo è una palla, una rete,

 6 righe tracciate a terra e un gruppo…

E’ la ricerca della perfezione

nell’assoluta imprevedibilità degli eventi.

E’ dedizione senza sacrificio.

La Pallavolo non è solo uno sport

per chi si sveglia la mattina contando

 le ore che separano dagli allenamenti!

Per chi affronta la domenica già agognando

 Il prossimo sabato!

Chi vive Pallavolo sa che:

il lavoro può andare uno schifo,

 le amicizie rompersi, i soldi mancare,

 il ragazzo tradirti e gli affetti morire

ma la Pallavolo non è mai uno schifo,

non manca mai,

è indistruttibile, immortale

….ma soprattutto….

puoi farlo tu…

ma Lei…Lei non ti tradirà mai!”


Devo precisare che il merito di questa intervista "creativa e multimediale" è tutto di Silvia, che ha scelto e fornito foto, canzoni, video, oltre che testi.

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di skanderbeg69 (10/01/2007 - 20:34)

VALENTINA MORO

Schiacciatrice-laterale

Nata a Fasano (BR) 14 anni fa, vive a Taranto.

Segno zodiacale: Ariete.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? Tre anni fa.

Perché proprio la pallavolo? All’inizio praticavo il nuoto pur essendo sempre stata attratta dalla pallavolo. Un giorno una mia amica che giocava nella Palafiom mi ha condotta in palestra. Senza tanti preamboli, senza neanche avere il tempo di dire “piacere, Valentina”, coach Marcello mi disse di cambiarmi e mi mise subito al lavoro. Forse non ci siamo ancora presentati...

Quando hai deciso di giocare da schiacciatrice? All’inizio giocavo da centrale, vista la mia statura. Ma è un ruolo troppo... faticoso. Per me è più gratificante giocare di banda.

La tua carriera: Nella mia carriera c’è solo la Palafiom. Ho saltato la fase del minivolley, ma ho disputato i vari campionati giovanili: Under-14, Under-15 (siamo arrivati alla finale regionale con il Santeramo), Under-16, 2^ e 1^ Divisione giovanili. E negli ultimi due anni sono stata aggregata alla prima squadra, sia pure come riserva. Questo è il terzo anno.

Cos’altro fai nella vita? Frequento il liceo scientifico.

I tuoi hobbies? Da quest’anno sono istruttrice dei corsi pomeridiani di volley per i bambini.

L’ultimo libro che hai letto: Ho voglia di te, di Federico Moccia.

L’ultimo film che hai visto: Harry Potter e il calice di fuoco.

Il tuo cantantegruppo preferito: Ascolto di tutto; non ho preferenze.

Il tuo piatto preferito: Anche da questo punto di vista non farei complimenti, però adesso sto a dieta e devo controllarmi.

Il viaggio dei tuoi sogni: Una località sul mare. Miami, in Florida, non mi dispiacerebbe.

La città in cui ti piacerebbe vivere: Sono stata a Londra in viaggio di studio e mi è molto piaciuta.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? Mi dicono che sono altruista, forse anche troppo. Però è meglio che siano gli altri a parlare dei miei pregi.

...E i tuoi difetti? Non saprei. Come per i pregi, ho un po’ di difficoltà a guardare me stessa con obiettività. Sicuramente sono un po’ troppo pigra.

Il più bel complimento che hai ricevuto dal coach: “Stai dimagrendo”... Tenuto conto che Marcello non si sbilancia mai, posso ritenermi lusingata... Anzi, pensandoci bene, forse una volta mi ha detto pure “brava”... Ma non ricordo se era un sogno o realtà...

Il più bel ricordo della tua carriera: I play-off in Sicilia al termine della scorsa stagione. E’ vero, alla fine abbiamo perso, però rimane il ricordo di una splendida esperienza.

Il più amaro: Aver perso l’ultima partita di quei play-off. Non tanto per la sconfitta in sé – nello sport ci può stare – quanto perché sono convinta che non fossimo inferiori alle altre squadre, a chi ci ha battute in campionato e all’Aci Castello. E credo che oggi saremmo in grado di giocare in B2.

Cosa ti piace della Palafiom? Tutto. Tanto che l’ipotetico pensiero di lasciare questa società mi metterebbe in apprensione. Sono nata in questa squadra, ci sono cresciuta e non riesco a immaginarmi altrove. Persino i rimproveri di Marcello mi mancherebbero.

Cosa non ti piace? Nulla. Mi piace tutto.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? Devo indossare le calze lunghe. E poi devo tenere in panchina un piccolo asciugamano a strisce bianche e verdi per passarlo a Michela nel corso dei time-out.

Si potrebbe scrivere un libro su tutti questi rituali... Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? Il bagher.

In effetti, un pallone ricevuto a Lecce vaga ancora nel cielo del Salento... Ma è stato un episodio isolato; eri appena entrata sul parquet... Devo migliorare quel fondamentale.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Francesca Piccinini.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? Palafiom-Tempesta, 1^ Divisione giovanile. L’allenatrice della Palafiom era Sabrina. Giocai davvero bene ed ero talmente caricata che ad ogni time-out Sabrina mi diceva che sembravo dopata...

E la partita che vorresti cancellare? La finale provinciale Under-14 Palafiom-Torricella 1-2. In quella occasione me ne andai nel pallone senza più riuscire a riprendermi.

Strano. Quando coach Marcello ti dice di entrare in campo, sei sempre preparata. A proposito, che cosa provi quando, a metà di un set, il coach ti chiede di iniziare il riscaldamento: gioia, tensione, timore che fino alla fine l’allenatore possa cambiare idea? L’anno scorso prevaleva la tensione; invece di riscaldarmi finivo con il diventare fredda. Quest’anno mi sento più sicura. E poi ho imparato a riconoscere i riscaldamenti che precedono il mio effettivo ingresso in campo da quelli “senza speranza”. A Nardò, ad esempio, sapevo che non sarei entrata.

Dopo qualche spezzone di partita, quest’anno è arrivata anche l’opportunità di giocare un intero incontro, Palafiom-Trepuzzi. Sei riuscita a dormire bene la notte prima e la notte dopo? Il venerdì, ossia il giorno prima, giocai una partita con l’Under-16 e in questi casi sono esonerata dall’allenamento con la prima squadra. Marcello venne in palestra e mi disse di prepararmi perché avrei giocato io. Erano state squalificate Michela e Clara per le ammonizioni nel derby e toccò a me e Silvietta sostituirle. Però dormii bene; mi sentivo pronta, nonostante i consueti rimbrotti del coach negli allenamenti precedenti.

Hai giocato con la sicurezza di una veterana, hai rasentato la perfezione. E’ andato tutto bene; posso essere molto soddisfatta. E quindi ho dormito serenamente anche la notte successiva.

Scusa la domanda personale. Tuo padre, oltre che un tifoso, mi sembra un appassionato di pallavolo molto competente. A casa, dopo una partita in cui hai giocato, prevalgono i complimenti o i rilievi critici? Quando gioco bene, mi conferma che sono stata brava. Quando gioco male, mi critica in modo fin troppo accurato. Eppure lui non ha mai giocato a pallavolo...! Ma il problema non è quello. Il problema è il tragitto in macchina verso la palestra; le raccomandazioni non si contano: “Fai quello che sai fare, stai tranquilla, sii sicura, tira...” Credo che prima o poi deciderò di andare alle trasferte su un’altra macchina...

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? La partita. E’ il momento in cui raccogliamo i frutti di tutti i sacrifici fatti in settimana.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? Ho notato che purtroppo lo sport non è immune da certi andazzi discutibili del “mondo reale”. Penso, ad esempio, ai favoritismi e alle raccomandazioni. Parlo in generale; per fortuna non è il caso della Palafiom.

Aspettative per questa stagione: Vorrei vincere il campionato Under-16 o almeno arrivare alla fase finale regionale. Riguardo al campionato di serie C, sai che non posso esprimermi...

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Un obiettivo a breve termine: devo rimediare ad un’insufficienza in matematica.

Però in latino hai 7½... Che ti devo dire? Avrò sbagliato liceo...

E la tua insegnante di educazione fisica? Sa che giochi in serie C? Ha promesso che prima o poi verrà a vedermi giocare.

E quello sarà un 10 in pagella garantito.

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Ritratti

di skanderbeg69 (03/01/2007 - 15:40)

MICHELA BENEFICO

Schiacciatrice laterale

Nata a Taranto, dove vive, 21 anni fa.

Segno zodiacale: Sagittario.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? A 8 anni nell’Orchidea Taranto, la società in cui sono cresciuta.

Perché proprio la pallavolo? Giocava a pallavolo la mia sorella maggiore; io la accompagnavo in palestra e restavo a fare da spettatrice. Un giorno fui colpita al volto da una pallonata. Allora iniziai a giocare anch’io perché, in un certo senso, sentivo il bisogno di “vendicare” quella pallonata. In conclusione, se gioco a pallavolo è per “colpa” di mia sorella.

Quando hai deciso di giocare da schiacciatrice? Non ho giocato sempre in questo ruolo. Ho iniziato come centrale, a Fasano giocavo da libero e mi piaceva, adesso sono in posto 4 e mi piace anche questo ruolo. Insomma, mi so adattare.

Eppure sembri nata per schiacciare. Stento a credere che ti piacesse anche giocare da libero. E’ un po’ di tempo che sento giocatrici spendere lodi per questo ruolo; ero convinto che fosse una specie di ripiego...  Ti sbagli; è un bel ruolo. Anche se non puoi schiacciare, devi essere concentrata ed agile per recuperare i palloni che piovono in campo e preparata tecnicamente e mentalmente.

Ecco spiegato perché sei brava anche in ricezione. La tua carriera: Fino a 14 anni sono rimasta nell’Orchidea, poi ho fatto la preparazione con l’Altamura in serie A (solo due mesi, però!), un anno al Castellana Grotte in B2, un anno di riabilitazione con l’Orchidea perché mi ero infortunata, poi San Giorgio in C, Fasano in C e due anni alla Palafiom in C.

Cos’altro fai nella vita? Gioco a pallavolo a tempo pieno. Vorrei che questo sport fosse il mio futuro, oltre che il mio presente.

I tuoi hobbies? Mi piace molto il cinema: vedo film di tutti i tipi, in particolare quelli di azione. Poi la lettura e il beach-volley.

L’ultimo libro che hai letto: Il Codice da Vinci, ispirata dal film.

L’ultimo film che hai visto: Mr. e Mrs. Smith con Brad Pitt e Angelina Jolie.

Il tuo cantante preferito: Elisa.

Il tuo piatto preferito: Mangio di tutto: pasta, salsiccia, spinaci...

...Come Braccio di Ferro; ecco il segreto. Il viaggio dei tuoi sogni: La Giamaica.

Attenta all’antidoping al ritorno... La città in cui ti piacerebbe vivere: Parigi.

Il più bel complimento che hai ricevuto? Da parte di coach Marcello? “Puoi fare di meglio”... E’ il massimo che ci si può aspettare; non è mai contento quell’uomo...

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? Se presa nel modo giusto, posso dare il cuore. Credo di essere molto generosa e soprattutto molto leale. Non mi piacciono le ambiguità e le falsità. Mi piace essere diretta e pretendo la stessa sincerità.

...E i tuoi difetti? Quando c’è ambiguità, appunto, tendo ad essere poco tollerante. Anche vendicativa con chi parla alla spalle. Non lo sopporto.

Il più bel ricordo della tua carriera: La vittoria del campionato di serie C con il Fasano; giocavo da libero.

Il più amaro: La rottura dei legamenti crociati del ginocchio sinistro. Giocavo nell’under 18 del Castellana; dopo aver saltato a rete, ricadendo mi scontrai con un’avversaria che nel frattempo aveva invaso il nostro campo. Sentii un dolore terrificante. Non auguro a nessuno quello che ho provato. Come ti ho già detto, restai ferma per un anno di riabilitazione.

Adesso ti senti ancora condizionata da quell’incidente? No, quando gioco non ci penso. Però sul parquet scivoloso di San Giorgio, ho considerato che ci si potesse fare male.

Cosa ti piace della Palafiom? E’ stata una compagna di squadra, Marcella, ad avermi “trascinata” in questa squadra. All’inizio temevo di trovare un ambiente troppo rigido, compreso il coach. Invece ho trovato un bel gruppo: c’è affiatamento, simpatia, amicizia. E ho rivalutato anche il coach... Credo, poi, che i play-off dello scorso anno abbiano consolidato la coesione che c’è nella squadra. Qui mi trovo molto bene; sono contenta.

Cosa non ti piace? Non ci sono le docce in palestra!

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? Molti. Il sabato mangio solo il brodino. Uso lo stesso top da cinque anni, tanto che da arancione è diventato quasi bianco. E poi molte altre abitudini che non ti sto ad elencare.

Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? Ne ho tanti, purtroppo. Mi sento ancora come una “piccola” che deve migliorare. In particolare, nella ricezione.

Mah... Se lo dici tu... Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Ammiro molto Manuela Leggeri, tecnicamente e caratterialmente. Anche Francesca Piccinini.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? Palafiom-Fasano 1-3 (serie C). Io giocavo nel Fasano e Marcello disse a Marcella di battere su di me. Vincemmo noi...

E la partita che vorresti cancellare? San Giorgio Jonico- Palafiom 3-2 di qualche settimana fa. Abbiamo giocato veramente male.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? Tutto, tutto, tutto! Mi piace il fatto che sia uno sport di squadra; mi piace tutto quello che succede in una partita, dal gesto tecnico al battibecco; mi piace colpire la palla; mi piace giocare a pallavolo ed anche vederla giocare. Morirei senza la pallavolo...

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? Non sopporto coloro che vogliono fare le prime donne. Un po’ di rivalità e di competizione può andar bene, nello sport ci sta, ma non se arriva a generare astio.

Aspettative per questa stagione: - CENSURA – (Qui Michela ha espresso un obiettivo che viola le regole scaramantiche della società...)

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Sono ovviamente legati alla pallavolo. Da piccole si sogna di giocare in nazionale, ma realisticamente mi accontenterei di giocare nelle categorie superiori.

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