A Scafati il trofeo Bin Laden

Il trofeo Bin Laden finisce a Scafati, dominatrice dello speciale torneo sin dalla 2^ giornata, quando a Potenza, “nel corso del 3° set, a gioco fermo, uno spettatore lanciava in campo un piccolo oggetto sferico che colpiva il primo arbitro ad una spalla; lo stesso spettatore, inoltre, proferiva frasi offensive all’indirizzo del direttore di gara.”
Il piccolo oggetto sferico - da quanto si è appreso – era uno smartie.
L’esito finale della competizione non era affatto scontata, tenuto conto dello spareggio-salvezza ad altissima tensione che si è disputato al tensostatico di Ostuni e che avrebbe potuto favorire la rimonta del Centro Ester Napoli.
Ovviamente sono molto contento per la salvezza conquistata dalla formazione di coach Solombrino e rinnovo le mie congratulazioni alla mitica Fenomena, a Federica (che merita un monumento per come ha giocato domenica), alla splendida Morena e ad una squadra tutta cuore che nel 2^ set è stata capace di rimontare 6 punti sul 17-23.

Però colgo l’occasione per spendere ancora una volta parole d’ammirazione per un Centro Ester che, come al solito, ha lottato con furore e che, anche domenica, ha saputo riaprire il discorso salvezza, peraltro in un contesto ostile. Non so sulla base di quale fantasia un quotidiano locale abbia avuto l’ardire di scrivere che l’Ostuni “si ritrova di fronte un Napoli demotivato e spento, ormai condannato alla retrocessione. Ed infatti i brindisini rispettano il pronostico: vittoria facile facile (!!!) all’Ostuni”...
Nello sport succede anche che giocatrici fino a quel momento encomiabili commettano un paio di errori, solo un paio di errori, ma nel momento meno indicato. E l’obiettivo sfuma. Beh, però, il talento e il carattere rimangono; si ripartirà da quelli.

Chiusa la parentesi, torniamo al torneo Bin Laden.
In assenza di multe all’ultima giornata, la classifica finale è la seguente: Scafati 1.350,00 euro; C.Ester Napoli 905,00; Lanciano 300,00; Trani 280,00; Salerno 250,00; Aversa 200,00; Massafra 150,00; Manfredonia, Manoppello, Orion Napoli, Ostuni, Palafiom Taranto, Potenza e Valenzano 0.
I provvedimenti a danno di tesserati (ammonizioni, diffide, sospensioni e squalifiche), tracciano una classifica completamente diversa: Salerno 7; Trani 5; Aversa 4; C.Ester Napoli, Manfredonia e Massafra 3; Orion Napoli 2; Palafiom Taranto e Potenza 1; Lanciano, Manoppello, Ostuni, Scafati e Valenzano 0.
Le squadre completamente “pulite” sono dunque soltanto tre: Manoppello, Ostuni e Valenzano, con le baresi evidentemente campionesse di stile oltre che di pallavolo.
Per la cronaca, il provvedimento individuale della Palafiom è l’ammonizione a Sonia Tinelli nel derby con il Massafra. Un urlettino agonisticamente significativo che però ci ha macchiato la fedina penale...
A grande richiesta, comunque, visto che siamo in tema di bilanci finali, abbiamo monitorato l’evoluzione del buco nel calzino del nostro valente opposto.

Curiosità: solo il 39% dei provvedimenti a carico di tesserati riguarda atlete; ad essere più indisciplinati sono dunque dirigenti e allenatori. Beh, indisciplina è una parola grossa se pensiamo che tra gli ammoniti ci sarebbe anche Sasà, reo di aver sorriso...
Lo zero di Scafati sembrerebbe indicare una spaccatura tra le intemperanze del pubblico e il comportamento impeccabile dei tesserati. Però sappiamo bene che... insomma... lo spettatore misterioso che talvolta... bah, non voglio dire niente...
Riguardo la citata multa di 290 euro in Potenza-Scafati c’è un giallo: pare che non sia stato... lo “spettatore” scafatese a lanciare gli smarties all’arbitro bensì un ragazzino lucano. Resterà uno dei misteri irrisolti d’Italia, come la strage di Ustica, come il giallo di via Poma, come l’origine dei soldi di Berlusconi, come le reali strategie politiche di Gaetano Carrozzo.
A gridare allo scandalo, però, è la Palafiom, ignorata in questa settimana dal giudice federale nonostante il vistoso e documentato lancio di oggetto in campo. Il sacrificio di Winnie the Pooh, che si è immolato per la società, è stato ignorato da una Federazione ingiusta e senza cuore. E’ una vergogna!
A Scafati 290 euro di multa per uno smartie; noi abbiamo lanciato un pupazzone grosso quanto tremila smarties e non ci hanno neanche diffidati...
E vabbè; vorrà dire che l’anno prossimo, per andare sul sicuro, useremo metodi più cruenti...
Intervista a coach Marcello Presta

Partiamo da una tua critica a questo blog, “accusato” di aver esultato più l’anno scorso per la promozione in B2 che per la salvezza ottenuta quest’anno. Perché, invece, questa salvezza è più importante? E perché l’hai definita un grande miracolo?
Perché il livello tecnico della B2 è decisamente più alto e le difficoltà sono maggiori. L’anno scorso eravamo la squadra più forte del campionato di serie C e ne eravamo consapevoli; quest’anno non avevamo alcuna consapevolezza di meritare la salvezza, non all’inizio del campionato almeno. Era un obiettivo tutto da conquistare. Inoltre, prima dell’anno scorso, avevamo già concluso due stagioni arrivando ai play-off; eravamo abituati a vincere ed eravamo abituati a rapportarci con giocatrici diverse e di un altro livello.
Nel corso del campionato hai mai pensato di retrocedere?
Ho sempre pensato che ci fosse questa possibilità finché non abbiamo ottenuto la salvezza matematica. Dopo la sconfitta interna con l’Ostuni, a dicembre, credevo che fossimo già con un piede e mezzo in serie C. Eppure ad agosto avevo espresso la convinzione che ci saremmo salvati.
Da cosa nasceva questa convinzione?
Non era una convinzione, era uno stimolo. Speravo di riuscire a trasmettere alle giocatrici la mia aggressività e la mia voglia di vincere. Volevo trascinarle e indurle ad essere una squadra di combattenti che non mollano mai.
La vittoria sul Centro Ester significò già qualcosa? Fu un’iniezione di fiducia? Dimostrò che la B2 avremmo potuto giocarcela?
Al contrario. Per tutti noi fu un impatto durissimo con la realtà. In quella partita ci rendemmo conto di quanto fosse difficile questo campionato e arduo il cammino verso la salvezza. Scoprimmo il ritmo della serie B2. Lottammo strenuamente con una squadra che avrebbe dovuto essere una diretta concorrente e rischiammo di perdere quella partita. Fu un incontro durissimo. Non avevamo mai giocato a quei ritmi in serie C; non avevamo mai affrontato avversarie che “menavano” in quel modo. Già durante il riscaldamento le atlete napoletane sembravano extraterrestri. Nonostante la vittoria, ero molto preoccupato e capii che avremmo dovuto preparare ogni partita nei minimi particolari.
Qualche giorno prima, nel torneo pre-campionato di Bari, l’allenatore del Trani mi aveva fatto presente che la mia squadra sembrava capitata lì per caso. “Spaesata” era la parola giusta.
Dopo la partita con il Centro Ester dissi alle ragazze: “Qui ci sarà da soffrire e pure parecchio. Se queste lottano per la salvezza e giocano con ritmi del genere, figuriamoci le altre...”. Non eravamo ancora pronti; mentalmente siamo rimasti una squadra di serie C per una buona parte del campionato.

Poi venne il tracollo in casa con l’Ostuni a dicembre: partita disastrosa; la Piccione che ha fatto quello che ha voluto; penultimo posto in classifica, peraltro insidiato dall’Aversa. Cosa è successo dopo?
Quella sera pensai che avrei dovuto lasciare la squadra. Il sostituto che avevo individuato, però, era intenzionato a rivoluzionare radicalmente la formazione e questi cambiamenti mi lasciarono perplesso: mi sembrava di buttare alle ortiche tutto quello che era stato costruito, per anni, fino a quel momento. Non mi sembrava giusto. Non mi sembrava giusto neanche rassegnarsi alla retrocessione.
Il giorno dopo decisi di cambiare tutto: non le giocatrici, ma il mio atteggiamento, il metodo di allenamento. Analizzai quello che era successo fino a quel momento, rividi tutti i filmati per capire cosa non stesse funzionando. Iniziammo ad allenarci come una squadra che avrebbe dovuto salvarsi, partendo dalla difesa e dal muro. In realtà, erano cose che già sapevamo dall’inizio, ma nella testa eravamo rimasti ancorati ad un’idea di squadra e di campionato che non andavano più bene.
In quei giorni arrivò a Taranto Radames Lattari con il compito di salvare la Prisma. Era una situazione analoga alla nostra. “Copiai” il suo lavoro in allenamento, in particolare i suoi stimoli sul piano della motivazione. Bisognava metterci più cuore, più divertimento nel difendere. Per me la serie A era sempre stata Vincenzo Di Pinto; Radames mi ha offerto altri stimoli, completandomi come allenatore e facendomi scoprire il piacere di stare in palestra.
Le ragazze furono brave a non drammatizzare la situazione. Sono convinto che nello spogliatoio si siano dette qualcosa tra di loro; si sono guardate in faccia ed hanno reagito in modo fantastico. Tutte ci hanno messo il cuore, hanno iniziato a divertirsi anche in allenamento, hanno mostrato una grande determinazione nel non far cadere una palla a terra. “Divertirsi a soffrire” era diventato il nostro slogan. Centrammo l’attenzione sul gusto delle sfide, non solo in campionato, ma anche nelle partitelle a ping-pong. In realtà, alcune giocatrici il gusto della sfida ce l’avevano già nel DNA, dovevano solo tirarlo fuori. Altre no, non sapevano cosa fosse, si nascondevano, preferivano non esporsi per non sbagliare, preferivano evitare brutte figure piuttosto che tentare di fregare l’avversario.

Palafiom-Valenzano 2-3. Sconfitti, ancora penultimi, ma con un punto strappato alla capolista. Te l’aspettavi?
I primi due set furono molto deludenti e non emersero i progressi compiuti in allenamento, poi iniziammo a giocare con più coraggio. Ad essere sincero, però, in quella partita fece tutto il Valenzano, nel bene e nel male. Furono loro a calare improvvisamente. Direi che non fummo noi a conquistare il punto, ma loro a regalarcelo. Però, indubbiamente, quella partita cambiò qualcosa sul piano dell’umore.
Lanciano (2-3) e Napoli-Barra (1-3). Due trasferte che hanno proiettato la squadra in zona salvezza e da allora non si è più tornati indietro. E’ stata questa la svolta del campionato?
Lanciano. Quella è stata la svolta, il momento in cui è cambiato tutto. Tanto per cominciare, fu la prima trasferta in cui rinunciammo al pullman e utilizzammo le macchine, appena due macchine.
Per la durata del viaggio eravamo uniti, c’era contatto fisico, condivisione, dialogo. E si trattava di un dialogo nostro, senza distrazioni. Eravamo solo noi.
E poi fu la svolta anche sul piano del gioco. Giocammo una partita strepitosa, senza quasi far cadere la palla a terra e, quando cadeva, le ragazze si incazzavano. Lì riuscimmo a far maturare in partita i frutti del lavoro in allenamento. C’era tanta voglia di vincere; c’era comunicazione in campo. Era nata una squadra.
Peraltro, il Lanciano attraversava un buon momento, giocava bene, non cedeva punti alle squadre di media-bassa classifica.
Mi piacque anche l’atteggiamento “da rapina” che assumemmo: veloci in macchina, complicità assoluta, partita aggressiva e via di corsa a bere birra in autogrill...
E a Napoli?
L’unica differenza era Marco al posto di Mary. Ma fu una partita nel segno della continuità: tanto feeling, molta voglia di ridere e scherzare fra di noi, ma soprattutto tanta voglia di vincere ancora. Non pensavamo più al campionato; pensavamo alle avversarie volta per volta, partita per partita. Eravamo ormai in grado di reggere ritmi altissimi e studiavamo con attenzione le nostre avversarie. Per poterle mordere...
Mordere...?
Non lo dico io; ce l’ha detto qualche nostra avversaria. Avevano la sensazione che le azzannassimo...

Dopo le prevedibili sconfitte con Potenza e Salerno, la Palafiom ha raccolto 9 punti in 3 partite (Manoppello, Manfredonia e Massafra).
Potenza fu una brutta sconfitta, una delle peggiori del girone di ritorno (con Orion Napoli e Scafati). In Lucania, per reggere il confronto, avremmo dovuto giocare al 200% delle nostre possibilità e invece non giocammo neanche al 100%. Subimmo il loro modo di giocare e non entrammo in campo con la giusta mentalità vincente. Scorie del passato. D’altra parte non si poteva cambiare subito tutto.
Ma l’obiettivo era una mentalità vincente in cui non ci fosse spazio per gli alibi. Se c’erano ostacoli, bisognava superarli. E ora posso dire che di ostacoli ne abbiamo incontrati: infortuni, un solo allenamento alla settimana nella palestra usata per le partite, allenamenti quasi al buio all’Alfieri... Ma non se n’è mai parlato. Non ce ne fregava niente dei contrattempi; si lavorava e basta. Dovevamo e volevamo essere una squadra che fa i fatti, non le chiacchiere.
Manoppello, Manfredonia, Massafra.
Tre partite affrontate una alla volta e studiate minuziosamente. Le ragazze sapevano tutto delle avversarie che stavano per affrontare e avevano già maturato il gusto della sfida da vincere. Volevano vincere le sfide di squadra, ma anche le sfide individuali. Non è facile trovare questo atteggiamento nel volley femminile. E poi c’era grande comunicazione in campo: le ragazze leggevano bene la partita e la giocavano; in alcuni time-out parlavano loro, non io.
Di questa fase ricordo soprattutto gli allenamenti. Andavo volentieri in palestra e ne uscivo emozionato e stupito perché le ragazze facevano sempre più di quello che io mi aspettavo. Sì, ero stupito. Di come si allenavano e di come giocavano. Non ho mai avuto una squadra così e credo che questa stagione sia irripetibile.

Quanto ti ha preoccupato il tonfo interno con lo Scafati?
Zero. Un incidente di percorso.
Manfredonia e Ostuni. Due 0-3 in trasferta e Palafiom che, come l’anno scorso, sa scegliere bene le partite decisive da vincere. Sono state queste le due partite-capolavoro?
Manfredonia non tanto perché ci misero del loro anche le sipontine.
Ostuni sì. Quella è stata la partita-capolavoro. Lì ho visto un esempio di squadra vera. Lì ho visto tutte le mie giocatrici con gli occhi di ghiaccio: isolate da tutto quello che c’era intorno a loro, sicure dei propri mezzi e consapevoli di cosa bisognasse fare. Concentrate sulla vittoria.
Gli occhi di ghiaccio ce li hanno i giocatori vincenti, come quelli del Treviso che vennero a giocare a Taranto alcuni anni fa: sembravano computer che su ogni palla aprivano un file con le procedure da applicare. A Ostuni avevo un’intera squadra con gli occhi di ghiaccio; non mi era mai successo prima. Non mostravano alcuna emozione; volevano solo giocare e vincere, giocare e vincere. Guardare le avversarie, capire cosa vogliono fare e impedirlo, essere al top su ogni pallone, in ogni fondamentale.
Non hai chiamato un time-out quel giorno. E durante quelli tecnici o quelli chiamati da coach Solombrino non hai detto niente.
Neanche le ragazze. Non avevano da dirsi niente.

La Palafiom ha conquistato 16 punti in casa (per ora) e 16 in trasferta. I capitoli decisivi di questa salvezza, comunque, li ha scritti in trasferta. Come te lo spieghi?
Indubbiamente c’è qualche giocatrice che in casa sente troppo l’emozione. E poi fuori casa ci sono meno distrazioni e riusciamo ad estraniarci meglio. D’altra parte in casa c’è sempre gente che ride, che scherza e questo finisce col rappresentare una distrazione. E’ un aspetto su cui dobbiamo lavorare; bisogna restare concentrati ed avere occhi di ghiaccio anche al Maria Pia.
Dopo la brutta sconfitta a Manoppello (3-0) c’è stata la vittoria contro il Manfredonia (3-1); dopo il tracollo interno con l’Ostuni (0-3) c’è stata la bella prova contro il Valenzano (2-3) e poi la vittoria ad Aversa (0-3); dopo Scafati-Palafiom 0-3 si è andati a vincere a Ostuni con lo stesso punteggio e con una prestazione perfetta. Insomma, dopo le peggiori sconfitte, le migliori prestazioni. Non può essere un caso...
Dopo le sconfitte, soprattutto dopo sconfitte come quelle, ci siamo riuniti per discuterne guardandoci negli occhi e dicendoci in faccia quello che non aveva funzionato, talvolta a muso duro, ma io preferisco dire in modo onesto e aperto. I briefing del martedì erano severi, erano anche uno sfogo e forse qualcuno li ha vissuti come dei “processi”. Ma analizzando quello che avevamo sbagliato, senza – ripeto – cercare alibi ed a prescindere da chi era entrato in campo, poi ne uscivamo con una carica agonistica rinnovata. Perché siamo una squadra di carattere.
Battere Aversa due settimane fa e conquistare la matematica permanenza in B2 è stato più difficile del previsto. Perché?
Tanto per cominciare io ho sempre avuto grande rispetto per l’Aversa. E’ una squadra che all’inizio del campionato giocava veramente bene, ha sempre lottato, ha perso spesso con parziali alti e ancora adesso non ha mollato. Il sabato successivo, infatti, ha battuto 3-1 il Lanciano. Nessuna squadra l’ha affrontata schierando le riserve ed ha un paio di giocatrici molto interessanti. Talvolta nella pallavolo stai per vincere un set e poi qualche episodio lo compromette e quella sera resti a secco; a loro è capitato spesso e la classifica nei loro riguardi è troppo severa. Quindi, la mia squadra scese in campo sapendo che non si sarebbe trattato di una passeggiata e sapendo – al tempo stesso – che fallendo quell’appuntamento avremmo rischiato di non avere prove d’appello alla luce del calendario (trasferte a Valenzano e a Trani). Eravamo molto tesi.
Cosa ti è piaciuto della Palafiom di quest’anno?
L’ho già detto: il saper stare insieme e soprattutto gli allenamenti, che per me erano un piacere ed un’emozione. Esattamente il contrario dell’anno scorso, quando gli allenamenti mi annoiavano e ne uscivo demoralizzato.

Ma erano le stesse giocatrici...
Era diversa la sfida. Una sfida impossibile che abbiamo affrontato con umiltà.
Cosa non ti è piaciuto?
L’elenco è lungo... Ho sbagliato a portare in B2 tutte le Under perché hanno finito per assumere degli atteggiamenti che non mi sono piaciuti. Ma mi assumo la responsabilità di questa scelta e di questo errore.
Non mi è piaciuta l’incapacità di mantenere con costanza la voglia e la mentalità vincente. Non abbiamo saputo battere il ferro quando era caldo, sia a livello di squadra che a livello individuale. Qualcuna non si è resa conto della grande e irripetibile occasione di crescita offerta da questa esperienza e non ne ha approfittato appieno per maturare ulteriormente.
E sul piano tecnico?
Siamo migliorati in difesa, nel rapporto muro-difesa e soprattutto a muro, fondamentale che ci ha permesso di costruire molte vittorie, di neutralizzare qualche giocatrice avversaria e, alla fine, di conquistare la salvezza. C’è stata una fase in cui – ne sono convinto – a muro eravamo i più forti del campionato.
Di contro, le nostre pecche peggiori erano in battuta e in ricezione. Abbiamo palesato scarsa fluidità nel cambio palla. Beh, se avessimo avuto anche quella, avremmo vinto il campionato...
Paoletta è stato un ritorno a casa e la militanza di Manuela nella Palafiom si è interrotta prematuramente. Alla fine l’unica vera novità della squadra è stata Simona Mucci. Soddisfatto della scelta?

Simona Mucci è una mia scommessa e quando scommetto su una giocatrice sono testardo, devo vincere. Lei aveva giocato solo in serie C con l’obiettivo massimo della metà classifica; non aveva mai vinto niente. E’ un po’ emotiva, avverte la tensione della partita ed è una di quelle che la avvertono più in casa che in trasferta. Dovrà imparare ad avere occhi di ghiaccio anche lei, ma farò di tutto per farla arrivare il più in alto possibile perché so che ce la può fare. Io ci credo. E aggiungo che è un piacere lavorare con lei.
Alessandra Certa e Michela Benefico sono due giocatrici che hai fortemente voluto in squadra qualche anno fa ed alle quali credi molto. Mi pare che si siano adattate bene alla nuova categoria e nei rispettivi ruoli non sono molte le giocatrici più brave di loro. Possono crescere ancora?
Alessandra e Michela hanno ancora margini di crescita enormi e di cui neanche loro sono consapevoli. Lo vedo in allenamento. Possono arrivare molto in alto, ma devono avere più voglia di fare bene e di sfondare; devono capire che ogni pallone giocato in allenamento è importante e può servire alla loro crescita. Soprattutto Michela deve imparare a pretendere di più da se stessa, a non accontentarsi.
Al pari di Mucci, sono due mie scommesse e ricordo che quando le presi in squadra ricevetti molte critiche: “Dove devi andare con quelle?”...
Beh, credo che siano già due scommesse vinte.

Clara Clemente, invece, è la colonna di questa squadra. Potrà esserlo anche in futuro o si appresta... a vincere il secondo premio alla carriera? Cosa le consiglierai?
Se riuscissi ad ingaggiare una centrale più forte di lei, le consiglierei di smettere; altrimenti sarò costretto a tenerla ancora... (ride)
Clara, con la sua costanza e la sua voglia di vincere, è la bandiera di questa squadra e per me è la centrale più forte del campionato. E’ vincente; nessuno mura come lei e fisicamente è integra, sta bene. Se lavorasse un po’ di più con i pesi sarebbe meglio... ma potrebbe tranquillamente giocare almeno per un altro anno. Lei è l’anima di questa squadra ed è in grado di trasmettere la sua tecnica e la sua mentalità vincente a chi è disposta ad apprendere. E’ un punto di equilibrio e di riferimento, per tutte. Non molla mai, in allenamento e in partita; vorrei averne di giocatrici con le palle come lei... Su questa salvezza c’è tutta la sua impronta.
Clara fa parte di una generazione di giocatrici (giocatrici, non atlete) di un altro livello, che hanno nel sangue l’umiltà, la determinazione, la dedizione al lavoro, la voglia di vincere. Sono abituate ad allenarsi anche sei ore al giorno e non lavorano per lavorare; lavorano per vincere. Lo vedo in Rosa Ricci, in Antonella Cataldo, in Paola Michieletto, in Giusy Caterina e in altre che giocano ad ottimi livelli in B1 e in B2. Fra l’altro negli sport la soglia anagrafica si sta alzando e quindi sono convinto che questa generazione resterà ancora al top per un bel po’ di tempo. Basta vedere quello che fanno in campo.
Clara ha disputato il miglior campionato da quando gioca con noi. Di contro, è una rompicoglioni, ma pazienza...
Le altre centrali: Silvia Buso e Rossella Garaguso.

Silvia è stata una bella sorpresa. Forse neanche lei credeva di poter giocare in B2 e invece, accantonata un po’ di abulia in campo, ha fatto ottime cose, soprattutto a muro.
Rossella ha dato un valido contributo, ma, per le potenzialità che ha, potrebbe fare molto di più.
Per gli opposti, Sonia Tinelli e Ivana Gallo Ingrao, è stata un’altra stagione limitata da condizioni fisiche non ottimali.
Sì, Sonia ha avuto qualche problema fisico, ma quando è stata in campo la sua presenza si è sentita in modo importante. Ha disputato un ottimo campionato, una delle sue migliori stagioni. E’ stata trainante in tutte le nostre vittorie.
Ivana forse ha sottovalutato i tempi di recupero, che, dopo un intervento come quello che ha subìto, non sono inferiori a un anno. Però ha saputo aiutare la squadra in ogni momento ed ha accettato, suo malgrado, il ruolo di libero e le sono grato anche per questo.
Anche quest’anno tre giocatrici si sono alternate nel ruolo di libero (Manuela Voglino, Simona Mereu, Ivana Gallo Ingrao). E’ una maledizione o una tradizione?
Diciamo che ormai è una tradizione. Purtroppo Simona non si può allenare finché non supera i problemi fisici che l’affliggono in questo periodo. Ma in prospettiva può fare tanto, ha piedi veloci, ottime potenzialità e tempo per crescere.
E passiamo alle cosiddette “piccine”: Silvia Mastandrea, Paola Marcianò, Valentina Moro, Désirée Fiore.
Siamo stati l’unica squadra in Italia a far giocare con una certa costanza una ragazza del ’92, Silvietta, e poche squadre presentavano una seconda palleggiatrice del ’91 e tre atlete del ’92 in organico.
Silvia. Tecnicamente mi ha regalato belle soddisfazioni perché è migliorata tantissimo in attacco. Ora deve migliorare anche negli altri fondamentali, ma la sua crescita è stata esponenziale, come del resto quella delle altre “piccine”.
Désirée. Lei gioca a pallavolo soltanto da tre anni e questa mancanza di esperienza le provoca un po’ di insicurezza, ma anche lei è cresciuta tanto ed ha ottime potenzialità. E’ quella che si è inserita meglio nel gruppo e che sa sfruttare meglio l’esperienza delle grandi, apprendendo ed assorbendo come una spugna. I risultati sono evidenti. Conto molto su di lei.
Valentina. Ha avuto la sfortuna di farsi male a inizio stagione e questo ha compromesso inesorabilmente tutto il suo campionato. Vorrei che fosse meno sospesa nel mondo dell’immaginazione e più legata alla concretezza della realtà; vorrei che affrontasse in modo più deciso il lavoro in palestra e che si integrasse meglio nel gruppo, accettandone anche gli scontri. La vorrei più concentrata sull’obiettivo condiviso dalla squadra piuttosto che sui risultati individuali. Ma indubbiamente anche lei è molto cresciuta dal punto di vista tecnico.

Per Paoletta il discorso è molto più complesso in ragione del ruolo. Una palleggiatrice inizia a capire la pallavolo intorno ai 25/26 anni. In Italia, anche nelle nazionali pre-juniores con le quali ho collaborato, abbiamo commesso un errore considerando le palleggiatrici al pari delle altre atlete. Non è così. La palleggiatrice deve possedere sensazioni che le altre non hanno e deve maturare in modo diverso. Serve tanto lavoro e tanta esperienza. In Italia si è puntato sulle qualità fisiche e sulle potenzialità tecniche trascurando l’esperienza, la gavetta, i palloni giocati.
I risultati sono, ad esempio, che Manuela Di Crescenzo, classe 1988, avrebbe dovuto essere la titolare del San Vito dei Normanni in A2 e invece ha giocato quasi sempre Serena Masino, 1983, che non era mai stata oltre la B1. E ha giocato bene.
Eleonora Lobianco non è mai stata nelle nazionali giovanili eppure adesso è una delle più forti alzatrici del mondo e continua a migliorarsi.
L’età è importante e le compagne esperte non sempre riescono a giocare con una palleggiatrice giovane, mentre, al contrario, non è raro vedere palleggiatrici che giocano fino a 45 anni.
Alle palleggiatrici giovani e quindi alla nostra Paoletta si richiede molta pazienza e molta umiltà. Devono avere la capacità di allenarsi sapendo attendere il loro momento e riuscendo a rinviare la realizzazione dei sogni e delle aspirazioni. In altre parole, devono diventare adulte prima delle altre.
Paoletta è molto migliorata quest’anno e forse neanche lei stessa ne ha preso coscienza. E’ un’altra palleggiatrice. Ma la tecnica e la fantasia, che sono importanti e che lei già possiede, non bastano; deve comprendere più profondamente il senso del suo ruolo in campo e in squadra. In B2 è una delle più giovani, forse l’unica del 1991 ad essere scesa in campo, ma deve avere molta pazienza. Sono molto soddisfatto di lei e di quello che è diventata in questi mesi; tutto quello che sta facendo, per me, è positivo, ma non deve avere fretta.
Parlando in generale delle più giovani, vorrei che riuscissero a mettere più cuore in quello che fanno e che cogliessero le opportunità offerte loro in allenamento.
Diamo un’occhiata alle avversarie. La classifica rispecchia i valori visti sul parquet?
Sì, credo che alla fine la classifica sia questa. Fra le prime tre c’è pochissima differenza e probabilmente, in questi casi, un briciolo di fortuna in più aiuta, ma i valori sono quelli. Valenzano è la squadra più forte e più continua; merita di vincere il campionato. Tranne gli scontri diretti, ha perso solo due punti per strada (a Salerno e a Taranto).
Anche tu eri un esordiente in B2. Hai visto la pallavolo che ti aspettavi? Quali considerazioni tecniche ti senti di fare?
A giudicare da quello che mi hanno riferito i colleghi, il livello tecnico è stato maggiore rispetto all’anno scorso. Noi abbiamo affrontato il campionato senza pensarci troppo e senza grossi timori. Un nostro grosso limite, soprattutto all’inizio, era la scarsa conoscenza delle giocatrici avversarie, ma direi che ci siamo comportati egregiamente.
Ruolo per ruolo, le giocatrici avversarie che ti hanno più impressionato quest’anno (escludendo le ragazze della Palafiom). E’ una tradizione; facciamo il sestetto ideale:

Come palleggiatrice, Sabrina Cosentino (Valenzano). Peraltro, l’ottimo rapporto con coach Zambetta ha favorito un frequente scambio di video e quindi ho imparato a conoscerla anche in questo modo. Molto brava, davvero. E ho apprezzato anche la sua crescita nel finale di campionato.
Come opposto, devo dire che quest’anno dai posti due non abbiamo visto scintille. Io premierei la continuità di Aurora Avena (Potenza).
Come prima centrale (e sottolineo che abbiamo deciso di escludere le nostre...), sicuramente Paola Michieletto (Valenzano), molto continua anche lei.
Poi le scelte si fanno più difficili. Come seconda centrale, c’è una rosa di nomi, alcuni dei quali, in realtà, corrispondono a prime centrali: Valeria Tavolari (Valenzano), Giusy Scarale (Manfredonia), Viviana Vincenti (Massafra), Barbara Krambek (Trani) e Raffaella Balducci (Trani), che ha concluso un grande campionato.
Io, però, vorrei indicare una ragazza giovane che sicuramente ha dimostrato di essere all’altezza e che ha un grande futuro davanti a sé, Angelica Muscillo (Potenza).
Battaglia dura anche tra i posti quattro... Ma ci sono almeno tre grandi laterali: Alessandra Piccione (Ostuni), Nunzia Campolo (Orion Napoli) e Giusy Caterina (Trani).
Sul libero, invece, ho meno dubbi e indico con convinzione Simona Califano (Orion Napoli).
Non sarebbe corretto chiederti qual è stato il coach più bravo, trattandosi di tuoi colleghi. Però, per chi faresti una menzione particolare?
Tutti bravi, ma anche tutti molto corretti. Si è creato un bel rapporto di amicizia e di collaborazione. Penso, in particolare, a Piero Zambetta, ad Antonio Chieppa, a Luca Loparco, a Tonino Solombrino, ma dovrei nominarli tutti. Vorrei però citare un coach che mi ha colpito per le sue virtù, Nello Caliendo (Potenza). L’amico Nino Gagliardi ed io amiamo dire che Nello “è uno di noi”...
Gli arbitraggi.
Molto buoni. Qualche svista capita; sbagliamo tanto anche noi... Però devo dire che hanno gestito ottimamente anche i rapporti con giocatrici e allenatori. Poi io sono dell’idea che le partite non si perdono per colpa degli arbitri.
Abbiamo convenuto che una delle immagini più belle di questo campionato è stata l’ingresso al Maria Pia di Silvia Renna e Gisela Scialacomo con il pacco-dono di mozzarelle di bufala. Meravigliose. Però, al di là delle gratificazioni tecniche, conserveremo altri bei ricordi di questa stagione. Penso all’ospitalità ricevuta a Manoppello, penso alla corrente di simpatia che è scattata con l’Orion Napoli. Quale altro episodio ti piacerebbe ricordare?
L’ottimo rapporto instaurato con i colleghi allenatori. E poi c’è un episodio “fresco” di domenica scorsa: le parole e gli apprezzamenti personali che mi ha rivolto il presidente del Trani mi hanno fatto molto piacere.

Il campionato che sta per concludersi ha apportato novità nel patrimonio scaramantico della squadra...?
Tante conferme e una sola novità: non devo più prendere il caffé prima della partita. Me ne offrì uno Ugo prima di Palafiom-Ostuni...
La Prisma rischia di emigrare. Ci auguriamo di no, ma in ogni caso il presidente Bongiovanni ha denunciato una situazione di forte disagio per il volley a Taranto. In ambito femminile, alle nostre spalle c’è il vuoto: nessuna squadra tarantina in serie C e le formazioni della serie D lottano per la salvezza. Cosa succede alla pallavolo tarantina?
Se davvero la Prisma andasse via, sarebbe una perdita gravissima per il movimento pallavolistico tarantino e andrebbero in fumo importanti opportunità di crescita tecnica per noi addetti ai lavori. Sarebbe anche un danno d’immagine per la città, ancora una volta confermata nel suo difetto di farsi scappare le cose positive che ci sono.
Per quanto riguarda, invece, la pallavolo femminile di base, faccio solo una considerazione: mentre in Italia la statura media continua a salire, io vedo sempre meno ragazze alte nelle scuole tarantine. Sarà un effetto dell’inquinamento...? Una dozzina di anni fa la statura di una formazione Under 14 che allenavo oscillava tra 1,75 e 1,83. Adesso questi numeri ce li possiamo sognare.
Massafra e Taranto. Due squadre in B2 sono un lusso per la nostra provincia?
Sì, sicuramente. E’ insensato avere, a 20 chilometri di distanza, due squadre che lottano per non retrocedere quando si potrebbe fare molto di più avendo programmi più ambiziosi e centrati sull’impegno quotidiano. Mi auguro che si possa approfondire la collaborazione avviata con l’Under 16.

Basket. Il CRAS, costruito per lo scudetto, perde la semifinale contro il Napoli e la sera stessa il presidente preannuncia le dimissioni. E’ proprio così difficile accettare serenamente le sconfitte nella cultura sportiva italiana?
Quello che è successo al CRAS non ha a che fare con la cultura di accettazione della sconfitta. Io sono d’accordo con il presidente, che ha investito un mare di soldi per costruire uno squadrone. Sono solidale con lui e con Bongiovanni, mecenati dello sport. Non sono solidale con le giocatrici e con l’allenatore del CRAS che, se vincono o perdono, vengono pagati nello stesso modo. Dovrebbero fare un passo indietro e rimettere in discussione i loro contratti. Dovevano vincere tutto (campionato, coppa Italia e coppa europea) ed hanno perso tutto.
L’unico caso simile in Italia è Veltroni, che in 5 mesi è riuscito a far cadere un governo, a perdere le elezioni politiche e a perdere Roma. A novembre Berlusconi era stato scaricato da Casini e da Fini, indisponibile a confluire nel PDL; Veltroni lo ha rianimato provocando una catastrofe.
Torniamo a noi. Non poteva mancare un titolo giovanile quest’anno: campioni provinciali Under 18 con la squadra che, in gran parte, aveva vinto il titolo Under 16 l’anno scorso.
I titoli giovanili lasciano il tempo che trovano, ad eccezione del trofeo delle Regioni. Sì, giovano all’immagine della società, ma non servono a niente se poi le ragazze non arrivano a giocare a certi livelli. Per loro è più importante confrontarsi con giocatrici vere.
Sangue del nostro sangue. A noi piace conservare un legame con le atlete che hanno fatto la storia di questa squadra. Marianna Masoni gioca con Cremona la finale play-off per la promozione in A1. E’ pronta per la serie maggiore?
Le limitazioni per le straniere che stanno per entrare in vigore offrono alle giocatrici alte come Marianna una grande occasione. Lei ha grandi potenzialità e le italiane nel suo ruolo si contano sulle dita di una mano. Servirà molta fatica e molta disponibilità al sacrificio, ma ha una bella bicicletta a disposizione e le auguro di cuore di pedalare bene.
Marcella Scaglioso.
Idem. Possibilità ancora maggiori, trattandosi di una palleggiatrice alta. Per Marcella, che è ancora molto giovane, vale lo stesso discorso fatto per Paoletta. Potrebbe incontrare attaccanti diffidenti a farsi servire palloni da un’alzatrice così giovane e dovrà conquistarsi tutto con i denti. Ma il futuro è nelle sue mani.

L’Antico Presidente è lontano dagli occhi ma sempre vicino al cuore. C’è un Nuovo Presidente, una nuova dirigenza, una nuova organizzazione che già cura i rapporti con la stampa (T9 Communication). Quale sarà il futuro della Nati a Taranto Volley?
Sabato giochiamo contro il Lanciano e sarà un’occasione festosa per salutare i tifosi, che desidero ringraziare per il loro apporto. Da lunedì inizieremo a programmare il nostro futuro.
NOTE:
Le foto di Radames Lattari e di Simona Mereu sono di Luca.
Nostradamus l'aveva previsto
La Palafiom vince a Lanciano e a Napoli, ma per qualcuno non è stata una sorpresa.
Il professor Arrigo Mantovani, uno dei più autorevoli studiosi delle profezie di Nostradamus, spiega al nostro blog:
“Le centurie del medico e alchimista francese sono un’intricata matassa, senza un ordine cronologico, la cui interpretazione è densa di insidie. Ma, nel caso delle recenti vittorie della Palafiom, direi che le profezie sono fin troppo chiare ed eloquenti.”
Il riferimento è soprattutto ad alcuni versi della quarta centuria, effettivamente impressionanti se riletti alla luce dei fatti:
Come briganti di malavitosa razza
saliranno su due carri eroiche combattenti,
svetterà al centro giovanissima ragazza
che in terra di lupi menerà fendenti.
Ella sposerà principe di Francia
e renderà perpetuo patto del Castellino;
tutte di liquido al malto riempiran la pancia
non avendo in bisaccia acqua, chinotto o vino.
Crollerà in quel tempo la guardia dei sigilli
trascinando seco grossa Mortadella,
ma furie rosse e blù scanseranno lapilli
del gran vulcano che guarda cittadella.
Marte armerà la mano del Bisonte
sotto i cui dardi Ester cederà,
festa sarà dall’uno all’altro ponte,
capa di generale più lucente brillerà.
Vogliamo leggere le tre quartine successive o le lascio in una busta chiusa da aprire fra tre settimane? Se volete, sono già pronte.
Esotiche guerriere di un altro continente
(...)
NOTE:
La foto di Nostradamus è tratta da http://fr.wikipedia.org.
Ester Napoli-Palafiom Taranto 1-3

Sabato 26 gennaio 2008 – ore 18.00
Diciamo che questa volta non sono venuto perché avevo la febbre. Comunque vi avviso: dalla prossima volta niente disegni, foto, cronache e vignette se non vengo alle partite...
Per questa volta vada con la cronaca seria.
Inizia decisamente nel migliore dei modi il girone di ritorno della Palafiom Taranto, così come altrettanto bene si era conclusa la prima parte di questo campionato di serie B2. La squadra di coach Presta sembra non volersi fermare più e coglie la terza vittoria consecutiva in trasferta, a Napoli. E questa volta, visto che dall’altra parte della rete c’era una diretta concorrente nella lotta per la salvezza, anche la classifica sorride finalmente alle rossoblù, che mettono alle proprie spalle cinque squadre e vantano ora un margine di tre punti sulla soglia del pericolo.
Vietato illudersi, naturalmente; dato il grande equilibrio che regna nella parte bassa della classica, basterebbe una giornata storta per stravolgere nuovamente le posizioni, ma l’indicazione più rassicurante che proviene da Napoli non riguarda soltanto il risultato ma anche e soprattutto il gioco. La Palafiom sembra aver trovato quella continuità che è mancata in avvio di stagione e la grande determinazione caratteriale delle atlete ha completato il capolavoro ai piedi del Vesuvio.
E poi ho saputo che c’è stato il grande ritorno del Bisonte !!!

Centro Ester Napoli con Filomena Afeltra, Valentina Russo, Carmela Imperato, Marianna Iarnone, Marica Armonia, Brigida Viscatale, Lorena Coppola, Mina Draganova e Francesca Caggiula (L). Non entrate: Floriana Coppola, Maria Ammendola, Giorgia Staiano e Carmela Cuomo.
Palafiom con Rossella Garaguso, Silvia Buso, Michela Benefico, Clara Clemente, Simona Mucci, Sonia Tinelli, Alessandra Certa e Simona Mereu (L). Non entrate: Désirée Fiore, Ivana Gallo Ingrao, Silvia Mastandrea.
A proposito di nomi. Gli elenchi da cui prendo le formazioni sono stati aggiornati all’11^ giornata, ma sono comparsi strani colori e strani numeri.
http://portal.federvolley.it/pls/portal/docs/PAGE/ PGR_STAGIONESPORTIVA/PAG_CAMPIONATI/PAG_SERIEB
PAG_ORGANICI/B2F_2008.PDF
La Palafiom è a pagina 31. Perché i nomi sono quasi tutti arancioni? Perché Valentina ha il numero 88?
Ancora una domanda: so che a Napoli c’è uno speaker; che cosa ha detto prima della partita?
Centro Ester Napoli-Palafiom Taranto. Partono bene le rossoblù, in vantaggio di tre punti al primo time-out tecnico.
Bisogna, però, fare i conti con un Centro Ester che fa della tenacia una delle proprie armi più incisive e che ottiene il pareggio sul 16-16. Il parziale diviene così una battaglia sportiva in cui si lotta su ogni pallone, ma lo scatto vincente è della Palafiom, trascinata dalla sapiente regia di Alessandra e dalla migliore Sonia di questa stagione (17 punti per l’opposto rossoblù). In vantaggio per 18-20, le ragazze di coach Marcello resisteranno fino al termine del set (23-25).

Nel secondo parziale la prevedibile reazione partenopea impensierisce la Palafiom sino all’8-7, poi le tarantine trovano un break di quattro punti (8-11) e dilagano con una pallavolo tanto efficace quanto spettacolare che avrà nel muro un decisivo punto di forza. Il vantaggio aumenta inesorabilmente (10-17, poi 13-21) e la cavalcata trionfale si conclude con ben nove punti di vantaggio (14-25).
Le passeggiate con il Centro Ester, però, non sono consentite. La squadra di coach Vitale è già stata capace di bloccare formazioni di vertice come l’Orion Napoli e il Potenza. Nel terzo set resta appaiata alla Palafiom sino al 9-10, poi compie il sorpasso (14-13) e resiste agli assalti delle tarantine. Viscatale e compagne chiudono il set sul 25-20 e riaprono questa delicata sfida-salvezza.

Dopo l’intervallo la Palafiom non soltanto non si perde d’animo, ma rientra sul parquet con una determinazione impressionante. Sale in cattedra Clara Sarkozy (top-scorer con 20 punti) e bastano poche battute per comprendere la direzione che ha scelto di prendere la vittoria (0-4). Al primo riposo tecnico si arriva con un risultato ancora più eclatante (1-8). A questo punto viene fuori l’orgoglio delle giocatrici napoletane (5-10), ma le ospiti ritrovano il ritmo giusto e spiazzano le partenopee (12-21). Un break di tre punti nella fase finale della gara serve soltanto a rendere meno amaro il punteggio finale per le padrone di casa (17-25), ma le rossoblù tornano a casa con il bottino pieno e con la felice consapevolezza di attraversare una fase tecnica in costante evoluzione.

Altri risultati: Manfredonia-Valenzano 1-3, Manoppello-Orion Napoli 1-3, Salerno-Ostuni 3-2, Massafra-Scafati 1-3, Trani-Lanciano 3-2, Potenza-Aversa 3-0.
Classifica: Valenzano 38, Orion Napoli 35, Trani 34, Potenza 26, Lanciano 24, Manoppello 22 e Salerno 22, Scafati 19, PALAFIOM 16, Ostuni e Massafra 14, Manfredonia 13, Ester Napoli 12, Aversa 5.
Trofeo Bin Laden (multe in euro): Scafati 750,00; Ester Napoli 185,00; Salerno 170,00;





Ultimi commenti