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La Palafiom assolda Hannibal Lecter per fermare la Piccione

di skanderbeg69 (05/04/2008 - 08:34)

A mali estremi, estremi rimedi. Occhio per occhio, dente per dente. Al massacro compiuto dalla Piccione al Maria Pia nella partita d’andata si risponde con un altro massacro, costi quel che costi.

La Palafiom ha fatto evadere Hannibal Lecter, lo psichiatra serial-killer protagonista del Silenzio degli innocenti e dei vari prequels e sequels, stringendo con lui un patto mostruoso: la libertà in cambio di una commissione. Una commissione agghiacciante: eliminare, a modo suo, Alessandra Piccione.

Al biglietto della lotteria non ci ha creduto nessuno, il sabotaggio con i dissuasori per Piccione è fallito; non restavano che le maniere forti.

Colpisce la sfacciataggine della società tarantina:

“Qual è il problema? – ribattono in via Golfo di Taranto alle domande dei giornalisti - Il regolamento della FIPAV non sanziona l’ingaggio di serial-killer per eliminare gli avversari.”

Sì, ma potrebbe configurarsi come comportamento antisportivo, non trovate?

“Che si tratti di un comportamento antisportivo è tutto da dimostrare. E poi è stata forse sportiva la Piccione nella partita d’andata? Non ha fatto giocare nessuno”.

Ostuni, intanto, ha perso la pace. Nella ridente cittadina pugliese qualcuno ha già avvistato il dottor Lecter, il panico si è diffuso e nel frattempo sono piombati in paese l’agente Clarice Sterling ed uno staff di 150 agenti dell’ FBI.

E’ partita un’affannosa caccia all’uomo e sono state esaminate tutte le possibili tracce lasciate dal serial-killer cannibale in paese.

La prima testimonianza raccolta è quella dell’anziana signora Natalina:

  “Ero seduta davanti alla porta di casa quando mi si è avvicinato uno strano signore con un cappello calato sugli occhi.

All’inizio mi sono spaventata; pensavo che fosse l’agente di una società di finanziamenti e prestiti e avevo già adocchiato il mestolo per darglielo in testa, nonché la scatola di fiammiferi per bruciare i suoi volantini.

Poi ho riconosciuto il dottor Lecter e mi sono tranquillizzata.

Mi ha chiesto dove fosse un buon ristorante e l’ho indirizzato verso l’Osteria del tempo perso.

Il titolare del ristorante è sconvolto: “Sembrava un signore distinto. Ha chiesto orecchiette al sugo con il cacioricotta e poi i fichi maritati. Per secondo si è mangiato la coscia del mio cameriere. Che palle, ora mi tocca fare la denuncia dell’infortunio all’INAIL, ma non mi crederanno mai.

Ah, dimenticavo, prima di andarsene mi ha chiesto dove fosse il palazzetto dello sport. Ha detto che aveva ancora un po’ di fame...”

La Sterling ed i suoi uomini si sono allora precipitati in viale dello sport, hanno circondato la struttura ed hanno fatto evacuare tutte le giocatrici presenti.

Ma della Piccione, che pure si era presentata all’allenamento, non c’era traccia.

“Dio bon, l’avrà già copà... – ha detto una compagna di squadra messa in salvo oltre le transenne - Poarèta... Mi a ga sempre dito: Ale, no’ esagerar co’ ‘e schiaciate ché poi la gente te odia... No’ far massa punti a partita... Ma ea niente; se no’ fazeva almeno 30 punti, no a ghe xera contenta...”

All’interno della palestra il terribile sospetto di essere arrivati troppo tardi si è materializzato quando gli agenti dell’ FBI hanno notato una sagoma riversa per terra in un lago di sangue.

Mentre il dottor Lecter rantolava, la Piccione ha tentato di giustificarsi con l’agente Sterling: “Forse ho schiacciato troppo forte... Mi dispiace. Ma chi aveva autorizzato questo signore ad entrare?”

 

NOTE:

La foto di Alessandra Piccione, poi rielaborata, è tratta da www .aspav.it

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Hollywood, Murgia

di skanderbeg69 (01/04/2008 - 21:05)

  Mi sento in colpa. Sono stato ad Altamura per il derby di A1 e non ho menzionato i veri grandi miti della città murgese.

Altamura non è solo Fofinha. E non è neanche solo il pane o Ciccillo (come viene cordialmente chiamato l’ homo neanderthalensis scoperto nel 1993). Non posso parlare di Altamura senza citare quei geniali artisti che hanno dato lustro alla moderna tecnica del “ridoppiaggio”.

Di cosa si tratta? Semplice: si prende un film e lo si doppia artigianalmente, fra amici, utilizzando le tecnologie informatiche. Il risultato, oltre che esilarante, è una nuova arte che – a mio avviso – meriterebbe di essere premiata alla cerimonia degli Oscar con un’apposita statuetta, quella per il ridoppiaggio, appunto.

Ho visto Troy e The fast and the furious (Murgia version...) doppiati in altamurano e posso affermare che si tratta di due capolavori. Si eccede un tantinello nelle volgarità gratuite, ma si tratta dei film più divertenti che abbia mai visto. Certamente migliori degli originali.

Immaginate Achille che ascolta le canzoni di Gianni Celeste (il carro ha l’autoradio...) mentre va a vendicare Patroclo e, giunto sotto le mura della città assediata, si sente dire: “Ma che cazz’ vuè alle ott’ d’ matìn’, uaglio’?!”

Ma le multinazionali di Hollywood non ci stanno e conducono una spietata guerra legale a colpi di copyright contro i ridoppiatori (e qui ricordiamo anche i Gem Boy di Star Whores).

Come se Brad Pitt che parla in altamurano fosse un plagio. Come se Troy in dialetto murgese non fosse un’opera “altra”, diversa, neanche paragonabile all’originale.

Nel suo Elogio della pirateria, il mio amico Carlo Gubitosa scrive:

 

“Il pirata audiovisivo non ha a disposizione grandi studi di produzione, non ha dietro le spalle una casa discografica, non lavora con budget da milioni di euro, non è favorito da massicce campagne pubblicitarie, non ha uffici stampa o uomini del marketing che promuovono la sua immagine. E’ un Davide della comunicazione multimediale, che utilizza come fionda e come sasso contro i Golia di Hollywood due potentissimi strumenti: la propria immaginazione e le nuove tecnologie della comunicazione, che permettono di trasformare il computer di qualsiasi ragazzo, opportunamente collegato a internet, in uno studio di doppiaggio, una casa di produzione musicale, un laboratorio di regia o una sala di montaggio.” [1]

 

Onore, dunque, ai ridoppiatori altamurani Ismaele Ariano, Michele Forte, Alessandro Quattromini, Gianfranco Chierico e a tutti i loro collaboratori.

 

NOTE:

(1) GUBITOSA, C., Elogio della pirateria, Terre di mezzo, Milano, 2005, pag. 104.

La foto della Cattedrale di Altamura è tratta da http:it.wikipedia.org.

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Visto per voi: All you've got - Unite per la vittoria

di skanderbeg69 (07/08/2007 - 21:19)

Grazie alla segnalazione di Fabio e Ivana, mi sono procurato ed ho visto All you’ve got – Unite per la vittoria, il recente film di Neema Barnette, l’unico sul mondo del volley.

In effetti, non è un film che segnerà la storia del cinema: retorico, prevedibile, tendente al melenso, milaeshiroso. Però agli appassionati di pallavolo offre spunti interessanti, soprattutto se si confronta il contesto del film con la nostra realtà. Ed è quello che intendo fare con questa personale recensione cinematografica.

    Siamo a Los Angeles. Si affrontano le squadre di due scuole superiori: le Phantoms per la Cathedral High School e le Madonnas, selezione della Madonna Accademy.

Le Phantoms sono tutte ispaniche. Le Madonnas si chiamano così per non essere insultate; chi dovesse farlo incorrerebbe nel reato di bestemmia. Sono tutte alte e bone e giocano con le maglie rosa; sembrano il Manfredonia 2005-’06.

Dopo una prima carrellata di frasi retoriche (“Dimentica l’ultima partita e concentrati su questa”, “Mai commettere lo stesso errore due volte”, “Non farti fregare; questo è importante”, “Fatti sentire, stai pronta, mettici grinta”), ci si avvia verso un palazzetto nel cui ingresso ci sono le gigantografie delle atlete. E questo può essere un primo suggerimento per l’Alfieri: una sorta di Hall of Fame con le gigantografie delle campionesse entrate nella storia del club, da Marianna Masoni ad Alessandra Passaro.

Nel palazzetto ci sono bar e negozi per il merchandising.

In uno di questi negozi Gabby Espinoza, la protagonista, e Lauren McDonald si contendono un paio di mutande rosse e deve intervenire Laila Alì, la figlia di Cassius Clay, a sedare il litigio.

Cosa ci azzecchi Laila Alì con la pallavolo è un mistero.

    I rituali prepartita: le Madonnas si ispirano al Parabita Under 16 e battono ritmicamente le mani sul parquet; le Phantoms si prendono a pugni per scherzo (!).

Al posto dello speaker c’è un dj. Anche qui prendiamo nota; noi potremmo contattare Attilio Capilli.

Sul 14-12 la bionda delle Madonnas mura da posto quattro dopo aver servito e dopo aver precedentemente tentato di schiacciare dalla stessa posizione. Sarà cambiato il regolamento.

Comunque sia, vincono le Phantoms dopo un incontro in cui le giocatrici hanno sfottuto le avversarie con frasi e gesti provocatori, che se li facessero a Nardò non uscirebbero vive dalla tensostruttura.

Finita la partita, si passa al privato. Dialogo tra due Phantoms:

“Come va con il tuo ragazzo? Ho sentito che viene a tutte le partite”.

“Per forza: è il mio ragazzo!”

Vallo a spiegare alle atlete della Palafiom...

    Il padre di Gabby, vigile del fuoco, regala alla figlia un’immaginetta della Madonna, quella vera.  A me era venuta un’idea simile dopo le elezioni comunali: il “santino” di un politico da nascondere nello spogliatoio delle avversarie per condizionarne il rendimento facendo scendere anche loro al minimo storico.

Va a fuoco il liceo delle Madonnas e nell’incendio muore il padre di Gabby. Che coincidenza... Soprattutto se si tiene conto che il rapporto ideale vigili del fuoco/abitanti dovrebbe essere di 1/1.500 e che Los Angeles, con 3.800.000 abitanti, dovrebbe avere oltre 2.500 vigili del fuoco. Mminz’ a tanta pompieri, muore proprio il padre di Gabby e muore proprio lì.

Del signor Espinoza alle Madonnas non gliene può fregare di meno, ma per tre di esse si pone il problema della scelta della nuova scuola dove frequentare l’ultimo anno. Sarah Mason e Taylor Cole, le attrici, in realtà hanno 23 anni; si vede che sono pluriripetenti.

Sono interessanti i criteri di scelta del nuovo istituto: le ragazze valutano in base all’entità delle borse di studio (equivalenti al reddito complessivo dell’intera carriera della Piccinini) oppure alle prospettive di carriera sportiva. A Taranto si sceglie in base all’agibilità degli edifici e l’esistenza stessa di una palestra, sia pure disastrata e con una corda al posto della rete, è già un elemento soddisfacente.

    Alla fine le tre Madonnas, guarda caso, vanno a studiare proprio alla Cathedral High. Qui fanno un po’ le zoccole, ma come rendimento nelle materie scolastiche restano delle cernie.

Per loro fortuna in questa scuola regna l’anarchia. Alla docente che chiede un teorema di matematica si può rispondere “No grazie” oppure “Puoi chiedermelo tra un po’?”. Se avessi risposto io così a qualunque insegnante del Ferraris, mi sarei ritrovato col 7 in condotta ed una sospensione di 20 giorni.

Iniziano gli allenamenti e la lotta per conquistarsi un posto da titolare in squadra, oltre che i fidanzati della concorrenza.

Il coach ha la stessa pettinatura di Marcello, ma è più abbronzato e pesa 300 chili in più.

   Oltre all’estetica, ci sono altre analogie tra le Phantoms (integrate dalle ex-Madonnas) e le ragazze della Palafiom: trasformano gli allenamenti in una discoteca e seguono lo stesso regime alimentare.

    Basti pensare alle ciambelle al cioccolato divorate negli spogliatoi. Marcello le avrebbe strozzate; il coach californiano, con i suoi 300 chili, non può obiettare nulla.

Colpo di scena: anche a Los Angeles c’è una squadra di gemelle. Le due americane, all’ingresso in campo, emettono ruggiti che sembrano rutti; le sorelle Liguori sono molto più garbate.

Vince la squadra delle gemelle grazie anche ad una palleggiatrice che fa i secondi tocchi creativi come Paoletta.

Contrariamente al resto del mondo, qui si giocano set da 15 punti; nessuno ha informato la regista che dal 1999 c’è il rally point system.

Il padre di Lauren inteferisce continuamente con tutti gli allenatori della figlia fino a provocare la reazione esasperata della ragazza.

    Come reagisce, invece, alle sconfitte coach Harlan?

Come Marcello nel derby nefasto, scaglia il bloc-notes a terra, ma rispetto al mago di via Golfo di Taranto dice meno parolacce e punta su tecniche motivazionali a metà tra il Tai Chi Chuan e il bignami di Paulo Coelho: “Siamo una squadra. Dovete cominciare a sentire la passione. Voglio sentire la passione. Voglio sentirla”.

Lauren soffia a Gabby un fidanzato che ha i capelli costantemente inzippàti perché usa gel in quantità industriali; al posto del pettine usa la cazzuola.

Quando si discute delle questioni sentimentali? A scuola? Nei locali? Per strada? Macché, durante i time-out...!

A parte i time-out in cui si fa salotto, è anomala anche la condotta delle giocatrici sul parquet. Le squadre avversarie si insultano, si sfottono, stanno mezz’ora a litigare senza che gli arbitri battano ciglio. “Questo è poco ma sicuro: vi prendiamo a calci in culo!” è uno degli slogan urlati in coro. Nei provvedimenti disciplinari della nostra FIPAV non ho mai trovato nulla di simile.

    Prima della semifinale, Becca, la palleggiatrice di riserva, mette il Guttalax nella bottiglia di Gabby, la titolare.

Luana, per fortuna, non sarebbe andata oltre lo Zabov nel cappuccino di Alessandra.

Gabby ne risente già durante il riscaldamento, ma le compagne pensano che abbia cambiato spacciatore. Come Marcello a Corsano, interviene il coach, che, per evitare problemi con l’antidoping, decide di non far giocare Gabby. Quest’ultima protesta per tre ore e non so se il nostro coach sarebbe stato così tollerante.

Ma come Luana con l’Oria, anche Becca si mostra all’altezza e le Phantoms conquistano la finale.

Che strano: le Phantoms sembrano tutte attrici prese in prestito da Baywatch, mentre le avversarie sono racchie e sputano per terra. “Dovrai salire molto in alto per respirare aria più fresca della mia” – dice un’avversaria a Gabby alludendo probabilmente all’alito pesante.

Non vi racconto come termina l’incontro finale. Dico solo che gli arbitri erano gli stessi di Massafra-Palafiom di due anni fa e che in palio c’erano le mutande rosse di cui si era fatta garante Laila Alì ed un viaggio a Tahiti messo a disposizione dallo sponsor Artea.

 

NOTE:

La locandina del film è tratta da en.wikipedia.org; le altre immagini sono tratte da All you’ve got – Unite per la vittoria, regia di Neema Barnette, Paramount MTV, 2006.

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Volley e cinema

di skanderbeg69 (10/06/2007 - 13:27)

Grazie all’aiuto dei lettori, tempo fa siamo riusciti a scoprire l’identità misteriosa di Livio Tempesta.

Adesso rivolgo un altro appello: in quali film, italiani ed esteri, si parla di pallavolo o ci sono scene legate a questo sport?

Cinema e sport sono due mondi che separatamente possono regalare grandi emozioni, ma difficilmente nascono capolavori dalla loro unione. A parte il pugilato (Toro scatenato, Rocky, Million dollar baby), non si ricordano film che siano riusciti a valorizzare le altre discipline, nonostante l’impegno di molti bravi registi. Ci sono stati bei film in cui taluni sport hanno avuto un ruolo marginale o magari anche un ruolo rilevante, senza però che si riuscisse a valorizzare la spettacolarità o le emozioni peculiari degli sport stessi.

Le foto di questo post sono tratte da L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino, uno dei migliori registi italiani contemporanei, già autore di due splendidi film, L’uomo in più e Le conseguenze dell’amore.

La pallavolo femminile, giocata in un cortile di Latina, accompagna i titoli di testa de L'amico di famiglia. Poi affiora per qualche altro istante quando il turpe protagonista, un usuraio interpretato da Giacomo Rizzo, si affaccia per osservare il gioco dalla finestra. Più che dal gioco, l’anziano protagonista sembra attratto dalla dirompente bellezza delle giovani atlete (anche ne Le conseguenze dell’amore Sorrentino ha affrontato il tema dell’attrazione tra un uomo di una certa età ed una ragazza).

A parte qualche secondo di beach-volley in Notte prima degli esami, io non ricordo altro. Ma se qualche lettore ha notato la pallavolo in altri film, sia pure in modo marginale, le sue segnalazioni saranno molto gradite. Grazie.

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