Lezioni di tifo

Questo è il tifo che fa bene allo sport: pulito, corretto, entusiasta, genuino.
Questo è un tifo a sostegno della squadra e non autoreferenziale. Quando sugli striscioni del calcio sono scomparse le classiche scritte “Forza Roccacannuccia” per lasciare spazio a “Ultras Roccacannuccia”, “Supporters Roccacannuccia”, “Commando Roccacannuccia” e simili, allora il tifo è diventato un sostegno per se stessi, una pubblicità per il proprio gruppo teppistico, mentre la squadra si è ridotta a corollario. La Palafiom credo che possa essere orgogliosa delle proprie giovani e generose sostenitrici, ricambiando i loro applausi e destinandoli all’impegno profuso per scrivere, colorare, incollare lo striscione immortalato da Luca. E ovviamente per l’ottimo risultato di questo lavoro e per l’affetto dimostrato alle giocatrici. Beh, in mezzo alle giovani tifose, c’è anche una giocatrice, ma questo non cambia la sostanza.
E ritengo che lo stesso valga per la Tempesta, sebbene l’instancabile gruppo del signor Cirillo (fortunata la squadra che gode del suo sostegno e noi ne sappiamo qualcosa) sia stato ripreso durante la pausa caffè.

Parlare male del calcio, ormai, è come sparare sulla Croce Rossa, ma le ultime vicende di cronaca sono rivelatrici di un’ipocrisia più spaventosa ed insultante del previsto.
Morto l’ispettore Filippo Raciti a Catania, si dispone la sospensione delle partite e si chiedono misure esemplari. Sepolto l’ispettore, le stesse società che erano scese in piazza per protestare contro la violenza degli ultras si ribellano e frignano di fronte all’ipotesi di giocare a porte chiuse. Non si è capito se per difendere i propri interessi economici o se per difendere gli ultras o tutte e due le cose. E dopo le partite vittoriose della domenica successiva, i giocatori corrono beati verso le curve per l’abbraccio collettivo ai rispettivi teppisti. Coccolati nei giorni pari, rinnegati in quelli dispari, quando danneggiano, devastano ed uccidono.
Concludo con un articolo di Michele Serra apparso su La Repubblica del 4 febbraio scorso, pag. 28, e dedicato all’anonimo autore delle scritte sui muri che inneggiavano alla morte di Raciti.

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