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Democrazia telematica

di skanderbeg69 (30/12/2006 - 15:22)

Per Time sono l’uomo dell’anno 2006.

Sulla copertina della prestigiosa rivista internazionale c’è uno specchio a forma di computer sotto l’indicazione “Person of the year: you”. Non ho vinto solo io (grazie alla Palafiom), ma tutti coloro – scrive Time – che hanno partecipato alla rivoluzione culturale della democrazia digitale.

Su internet possono circolare informazioni che non si trovano sui giornali o in televisione. Chiunque può aprire un sito o un blog e scrivere quello che vuole.

“Questi blog ci parlano di eventi attraverso modalità che spesso sono più immediate ed autentiche di quelle dei media tradizionali” – scrive l’editore di Time, Richard Stengel. [1]

Non pensiamo soltanto alla Palafiom o allo sport, ma a tutti i campi di applicazione.

Un piccolo esempio: la società spagnola Gas Natural, che vuole costruire un rigassificatore sullo Jonio, invita i giornalisti di alcuni quotidiani tarantini a Barcellona per dimostrare loro l’efficacia e la sicurezza degli impianti. I direttori, invece di rispedire indietro un invito palesemente viscido, strumentale ed offensivo per la dignità di qualunque giornalista indipendente, in Spagna mandano qualcuno (chissà a spese di chi) e ne viene fuori un “bel” reportage, di fatto confezionato da Gas Natural. Figuriamoci dove va a finire l’obiettività in queste condizioni.

Ma su altri siti – e questa è la ricchezza della democrazia on line – possono levarsi voci più critiche, più indipendenti, spesso più obiettive, sicuramente diverse. Proprio a Taranto c’è Peacelink, ormai un punto di riferimento nazionale, e non solo, in materia di diffusione di notizie sull’ambiente, la pace, i diritti umani. Durante i bombardamenti sulla Serbia del 1999, diffondeva le email di tre cittadini serbi, le cui testimonianze dirette fornivano un quadro della situazione non allineato ai briefings della NATO. Un quadro forse condizionato emotivamente (e vorrei vedere il contrario quando piovono bombe a tre isolati da casa tua...), ma comunque differente. Un’altra campana. [2]

La democrazia digitale, ovviamente, non è tutta rose e fiori. Come ogni mezzo, e come dice la nonna della mia amica Efisia, tutto dipende dall’uso che se ne fa. E come chiunque può scrivere dietro la porta di un bagno pubblico che Tizio è cornuto o che Caia è un po’ libertina, la stessa cosa può avvenire su internet. Con l’aggravante di un potenziale pubblico di centinaia di milioni di abitanti della terra che navigano in rete.

L’altro problema è che internet rischia di rappresentare un ulteriore elemento di divario tra chi ha risorse e chi non ne ha, tra chi possiede le conoscenze (informatiche) per usare questo strumento e chi non le possiede, tra chi può spendere soldi per computer e connessioni e chi non può. Internet può dunque risultare uno strumento di informazione democratica e indipendente ma – al tempo stesso – anche un mezzo di esclusione.

L’importante è che le persone di buona volontà non si lascino sfuggire questa opportunità, che arrivino prima degli estremisti, dei poteri forti, dei pedofili e di tutti coloro che vogliono sfruttare internet e la democrazia telematica per usi distorti.

Per quello che ci riguarda, la mission è divulgare le imprese della Palafiom Taranto e promuovere i valori sani e puliti dello sport, sorridendoci sopra (perché in teoria la pallavolo sarebbe sempre un gioco, sebbene bello, formativo e importante per molti).

    Non è un obiettivo ma una conseguenza: grazie soprattutto alle sinergie con Forzaragazze.it, sta crescendo la visibilità telematica della squadra e delle giocatrici.

Tra il 20 e il 26 dicembre il blog è stato visitato 571 volte. Beh, sono conteggiate anche le ripetizioni, quindi almeno 500 contatti sono da ricondurre a me, che, dopo ogni articolo, controllo, verifico, aggiusto, ritocco. Però dei lettori ce li abbiamo; peccato che siano stati conteggiati in una settimana non proprio felice per la squadra.

Ma questo è niente.

Cliccando la parola “palafiom” su un motore di ricerca, Google ad esempio, fino a poche settimane fa uscivano soltanto siti relativi ad eventi avvenuti al Palafiom-struttura. Adesso skanderblog.blog.dada.net (cioè un blog sulla Palafiom-squadra) è tra il terzo e il quarto posto (dopo un sito di studenti sul Mundialito Escuela e Isolabasket.it) e Forzaragazze.it al tredicesimo.

Scrivendo i nomi e i cognomi delle giocatrici, di solito esce ai primi posti il sito di Forzaragazze.it (con le mie cronache) e, più indietro, Skanderblog (con cronache in cui di solito ometto i cognomi). Questo non vale per tutte; è anche questione di fortuna: giocatrici con cognomi molto diffusi o giocatrici con cognomi che hanno un significato (certa, ad esempio) non sono molto visibili in rete perché prevalgono altri siti, quelli delle loro omonime in particolare. Pazienza; magari è solo questione di tempo.

La cosa un po’ mi spaventa; aumenta il peso della responsabilità di quello che scrivo sulle giocatrici. Ma, tutto sommato, credo che la crescente visibilità telematica giovi alla causa della Palafiom visto che comunque siamo persone serie (io cerco di limitare le fesserie che scrivo; le atlete sicuramente non si montano la testa per così poco). E siccome sono un sostenitore della Palafiom e non un giornalista con il dovere della critica e dell’obiettività, chiunque – lo ricordo - può chiedermi in qualunque momento di eliminare eventuali parti ritenute non gradite. Vale soprattutto per la Palafiom, ma anche per le avversarie (tranne il Massafra...) se ci leggessero. Questo blog è un diario in cui ci si può anche prendere in giro, ma lungi da me il proposito di offendere o di mettere in imbarazzo.

A proposito di montarci la testa, ora puntiamo a superare nei motori di ricerca la Lube Macerata e la Piccinini !

Ultima questione. Da Dada.net mi è arrivata la proposta di inserire la pubblicità. Non sarebbe invasiva: comparirebbero gli url (scritti in piccolo) di 5 o 6 siti sui primi due articoli, quelli più in alto, e si tratterebbe di siti tematici (quindi, presumibilmente, abbigliamento o attrezzature per il volley). Il guadagno, proporzionato ai contatti, potrebbe essere nell’ordine di un centinaio di euro fino alla fine del campionato.

Istintivamente sarei tentato di rifiutare “la dittatura del consumismo”, il nuovo e più repressivo totalitarismo che si sia mai visto [3] e sicuramente non ho la minima intenzione di guadagnare un centesimo sulla Palafiom; il mio tifo è genuino. Al massimo il ricavato potremmo darlo in beneficenza a fine campionato a nome della squadra, concordando la sua destinazione. Potremmo piantare 10 alberelli in Galilea, regalare un mattone per la ricostruzione di quel meraviglioso Paese che è la Bosnia, fare una donazione alla Caritas della parrocchia rét’ a casa.

Venderci allo strapotere della pubblicità sia pure per fare del bene? O rinunciare a dare un aiutino a chi potrebbe averne bisogno per una questione di principio?

Sono piuttosto indeciso anche se sarei più propenso per il rifiuto della pubblicità, tanto le donazioni si possono sempre fare quando si vuole. La mettiamo ai voti?

 

NOTE:

(1) Cfr. STENGEL, R., Now it’s your turn, “Time”, Londra, 25 dicembre 2006-1 gennaio 2007, pag. 4.

(2) Cfr. PEACELINK (a cura di), Cronache da sotto le bombe, Multimage, Torino, 2000.

(3) Cfr. PASOLINI, P.P., Scritti corsari, Garzanti, Milano, 1975, pag. 47.

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