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Il ponte misterioso

di skanderbeg69 (11/08/2008 - 14:34)

La Polizia Municipale di Taranto ha deciso di installare in città dei pannelli con indicazioni utili per gli automobilisti.

Per compassione verso i vigili urbani evito in questa sede di esprimere un giudizio generale sul loro operato, così zelante quando si tratta di multare auto in divieto di sosta (a condizione che il proprietario sia a debita distanza) e così indifferenti quando intere famiglie da quattro persone (tutte rigorosamente senza casco) transitano su un motorino sotto i loro occhi. Lasciamo perdere e torniamo ai pannelli.

In effetti, il centro di Taranto ha una forma strana, a imbuto, con una strozzatura all’altezza del ponte girevole che unisce città nuova e città vecchia; quando il traffico è intenso o il ponte è aperto, è opportuno saperlo in anticipo e prendere la direzione del ponte Punta Penna, bypassando l’ingorgo.

Ho avuto, tuttavia, un moto di orrore quando ho letto sul pannello: “Rallentamenti sul ponte S.Egidio per lavori”.

Io, che pure sono di Taranto, mi sono chiesto: quale cacchio è il ponte Sant’Egidio?! Esiste a Taranto un ponte che si chiama Sant’Egidio...?

E ho dovuto riflettere a lungo prima di ipotizzare che il ponte “S.Egidio” potesse essere quello che unisce Tamburi e Città Vecchia. E, come me, credo che il 99,9% dei cittadini di Taranto siano soliti indicare quel ponte con il nome di “ponte di pietra”.

Alzi la mano, inoltre, chi è solito definire ponte “San Francesco di Paola” quello che universalmente è noto come “ponte girevole”.

E chi sa dove si trova il ponte “Aldo Moro”?

Tra i due seni Mar Piccolo; ma tutti lo chiamiamo “ponte Punta Penna”.

Se i pannelli servono ad inviare messaggi comprensibili ai cittadini, dovrebbero usare le terminologie conosciute ed usate dai cittadini stessi. Se, invece, si vuole dare sfoggio di burocratese e di un linguaggio noto soltanto alla casta dei tecnici e degli addetti ai lavori (come spesso avviene in Italia), allora va benissimo parlare di ponte Sant’Egidio.

Così come – a questo punto - gli altoparlanti delle stazioni fanno bene a dire che i vagoni di prima classe sono “ubicati” al centro del treno.

Ubicati...

Sia chiaro, però, che in questi casi si tratta di servizi non rivolti ai cittadini ma all’esaltazione della propria saccenza e di una lingua formale ed irritante, come opportunamente rileva il giornalista Beppe Severgnini:

 

“In privato, parliamo rapido e ci capiamo in fretta. In pubblico pensiamo ricamato, e ci esprimiamo per arabeschi. Parlare difficile, per molti, è un motivo d’orgoglio: indica una casta, una competenza, lunghi studi. Non importa se chi ascolta o chi legge non capisce”. (1)

 

Tornando ai pannelli della Polizia Municipale di Taranto, una buona soluzione sarebbe quella di usare entrambe le denominazioni: quella ufficiale e burocratica (ponte S.Egidio) e quella gradita e utile al 99,9% degli automobilisti, magari fra parentesi (ponte di pietra).

Ma l’applicazione di soluzioni pratiche e di buon senso nella pubblica amministrazione è un’operazione tutt’altro che semplice.

 

NOTE:

(1) SEVERGNINI, B., La testa degli italiani, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 213.

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