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Profughi tarantini invadono Montescaglioso

di skanderbeg69 (04/07/2009 - 14:43)

Sole alla valle, sole alla collina,

per le campagne non c’è più nessuno.

Addio, addio, amore, io vado via,

amara terra mia, amara e bella

(Domenico Modugno, Amara terra mia, 1974)

 

La crisi economica globale alimenta il dramma dell’emigrazione ed è il Mezzogiorno d’Italia a farne le spese. Come alla fine dell’Ottocento, masse di persone stanno lasciando le proprie terre in cerca di un futuro migliore.

Cos’è la Patria? La Patria è quella che dà il pane, sostenevano i nostri avi oltre un secolo fa. Ed è questa la speranza che anima anche un gruppo di tarantini che ha compiuto la propria scelta migratoria abbandonando terra e affetti per chiedere asilo, pane e lavoro alla vicina Montescaglioso.

Sono stati i racconti di alcuni concittadini ad aver sciolto gli ultimi dubbi del gruppo di profughi guidato da Marcello Presta. Montescaglioso è stata una terra promessa per molti nostri conoscenti, che qui hanno trovato ospitalità, bunker e panchine.

Si chiama PalaWojtyla la nuova Ellis Island dei nostri tempi. E’ qui che i nuovi migranti tarantini l’altro ieri sono stati internati temporaneamente per il disbrigo delle pratiche di asilo. Le procedure prevedono il controllo dei documenti, un’accurata visita medica e il cosiddetto test dell’alfabetismo.

Ci sono preoccupazioni circa il possibile impatto che potranno avere sulla popolazione locale queste immagini di gente povera e disperata, disposta a tutto pur di continuare a giocare a pallavolo.

“Tarantini di merda, non vi vogliamo!” – hanno gridato i montesi più xenofobi. “Ci tolgono il lavoro e portano malattie e delinquenza. Organizzeremo ronde per tutelare la nostre gente.”

Ma la Caritas locale, diretta da monsignor Di Grazio, ha lanciato un appello all’accoglienza e alla tolleranza: “Non maltrattare il forestiero e non l’opprimere perché anche voi foste stranieri in terra d’Egitto – dice l’Esodo. E’ sbagliato vedere negli immigrati soltanto un problema di ordine pubblico. Abbiamo il dovere di accogliere questi nostri fratelli con spirito di comunione e di solidarietà, guardando soprattutto alle ricchezze (spirituali, più che altro...) di cui essi sono portatori ed al contributo di competenze e di esperienza che metteranno a disposizione della nostra comunità.”

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