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Il tempo dello sport

di skanderbeg69 (13/06/2009 - 13:21)

Il colonnello Gheddafi è in ritardo.

Alle 17 avrebbe dovuto incontrare una rappresentanza di parlamentari disposti ad ossequiare un sicuro dittatore e presunto ex-terrorista, ma costui alle 18.30 non si è ancora fatto vedere e allora il presidente della Camera, Gianfranco Fini, annuncia l’annullamento dell’incontro. Che diamine, il colonnello non ha manco mandato un sms per avvisare...

Nessuno può accusarmi di essere vicino al PDL, ma in questo caso Fini ha la mia approvazione e diventa un emblema della lotta al ritardo.

Sebbene possano esserci circostanze impreviste a giustificarli, i ritardi – a mio avviso – sono un atto di maleducazione verso cui in Italia c’è una tolleranza eccessiva. Non mi riferisco tanto e soltanto ai ritardi in incontri informali tra amici, ma soprattutto ai ritardi con cui iniziano riunioni, convegni, concerti.

      Il grande Eduardo De Filippo evidenziava in una sua commedia che “l’appuntamento si intende sempre una mezz’ora dopo”. [1]

Addirittura siamo rassegnati a considerare l’ora di ritardo una normalità nei concerti quando, secondo me, è un’aberrazione data la sua sistematicità. Certo, per preparare un palco, per accordare gli strumenti, per coordinare l’afflusso del pubblico, ecc., ci vuole tempo, ma visto che si sa che ci vuole tempo, non si può iniziare a lavorarci sopra prima, cacchio?!

E nella questione del rispetto delle puntualità, al sud – duole rilevarlo – abbiamo un grado di menefreghismo maggiore. Ricordo ancora con sorpresa una riunione di lavoro in Veneto nella quale i partecipanti iniziarono l’incontro stabilendo l’ora in cui la riunione stessa avrebbe dovuto terminare. Sbalorditivo. Da noi già è assai rispettare l’orario in cui una riunione deve iniziare; figuriamoci se si riesce a stabilire e a rispettare anche l’orario di conclusione...

Forse uno dei motivi per cui lo sport in Italia ha tanto successo sta nella certezza. In una società come quella italiana in cui gli orari, gli aspetti organizzativi, il funzionamento dei trasporti, gli esiti delle pratiche inviate alla pubblica amministrazione o anche le sentenze giudiziarie finiscono con il risultare macchinosi, lenti, ambigui, circondati dal sospetto, lo sport è uno dei pochi settori in cui la puntualità è rigorosa, le regole sono certe e i risultati sono immediati e trasparenti.

La partita deve iniziare alle 19 e alle 19 spaccate inizia; le regole essenziali sono abbastanza chiare e si imparano in fretta; quando la partita finisce, si sa chi ha vinto e chi ha perso. Si può subito festeggiare o ci si può intristire, senza dubbi, senza appelli e senza ricorsi, salvo rare eccezioni.

D’altra parte, tornando alla puntualità, ho scoperto che nella pallavolo per ogni minuto di ritardo c’è una multa di 2,00 euro.

Magari valesse la stessa regola, sotto forma di rimborso agli spettatori, anche per i concerti.

Mi chiedo, quindi: se è possibile rispettare sistematicamente e rigorosamente la puntualità nello sport, perché non si riesce a fare lo stesso anche in tutti gli altri ambiti?

 

NOTE:

(1) DE FILIPPO, E., Filumena Marturano, Atto III.

La foto di Gheddafi è tratta da www.repubblica.it; quella di De Filippo da http://en.wikipedia.org.

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