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Quel sindaco che "odia" le donne

di skanderbeg69 (07/02/2009 - 09:30)

Ero indeciso.

Per presentare la città di Molfetta avrei potuto chiedere a qualcuno del posto di descrivere la propria città, come ho quasi sempre fatto fino adesso. Oppure mi sarebbe piaciuto soffermarmi sulla figura di don Tonino Bello, che è nato ad Alessano ma a Molfetta è stato vescovo per undici anni. Avevo anche iniziato a raccogliere un po’ di materiale su questa figura straordinaria.

Poi ho cambiato idea. Molfetta è sempre lì, bellissima, e chiunque in futuro potrà descriverne le strade suggestive del centro storico, la vista sull’Adriatico, le chiese, il porto, i mille incanti che hanno affascinato direttamente anche me qualche mese fa, quando ebbi la fortuna di andarci per lavoro. Così come perenne resterà la memoria di don Tonino e la lezione del suo esempio e della sua opera. Se ne potrà sempre parlare.

C’è, invece, qualcosa di molto attuale che – mi auguro – dovrebbe risultare più fugace ed effimero: il sindaco Azzollini.

Antonio Azzollini, 55 anni, riassume molti dei difetti della nostra politica. Il trasformismo, ad esempio. Si è girato un bel po’ di partiti da sinistra a destra (PDUP, Verdi, PCI, PPI), fino ad approdare nel dorato rifugio di Forza Italia, sempre accogliente con i rottami della prima repubblica e con coloro che erano comunisti ai tempi dell’URSS e sono diventati anticomunisti dopo la caduta del Muro (Bondi, Ferrara, Adornato, ecc.).

Ma Azzollini è salito alla ribalta delle cronache regionali per un altro motivo: l’irriducibile rifiuto a concedere un assessorato ad una donna. Già prima della sua rielezione, nel 2008, il Tar aveva accolto un primo ricorso contro la decisione di escludere le donne dalla sua giunta. A dicembre, dopo che Azzollini si era ostinato a violare nuovamente l’articolo 37 della Statuto (che imporrebbe almeno una donna in giunta), il Tar ha concesso il bis, azzerando nuovamente il governo comunale.

Nel mezzo, sull’argomento, c’è stata una vivace seduta del consiglio comunale, filmata e tutt’ora trasmessa su You Tube, in cui il sindaco replica all’opposizione usando espressioni dialettali colorite: “Statt’ citte! Uagliò, vattìnn’! Vergugn’t! E parl’ angòr’?”

Beh, anche noi a Taranto abbiamo avuto personaggi molto particolari, anche assai peggiori, ma La Gazzetta ha concluso osservando che solo gli Oeasis di Toti & Tata avrebbero sabuto fare di meglio... [1]

Però, a parte le battute, la questione delle pari opportunità e delle quote rosa è interessante. Personalmente osservo che l’alternanza uomo-donna nelle liste di alcuni partiti (per lo più di sinistra) sarà solo un palliativo finché non ci sarà un segretario nazionale di partito donna (che, nonostante tanto ciarlare sulle pari opportunità, neanche a sinistra c’è mai stato, a parte i Verdi). Si dispensano contentini, ma i veri posti di comando non si toccano. Neanche a sinistra.

Domanda provocatoria: ma se le donne che fanno politica attiva o semplicemente quelle iscritte ai partiti sono meno degli uomini, perché devono avere una quota di rappresentanza garantita? E poi: come si sentirà l’eventuale assessore donna nominata nella giunta Azzollini non già perché è capace ma perché una donna ci doveva stare per forza?

Su questo mi piacerebbe raccogliere pareri.

Mi dispiace aver usato Azzollini per (non) parlare di Molfetta.

Mi fa invece piacere sottolineare uno strano scherzo del destino: proprio nella città del sindaco che “odia” le donne, c’è l’unica squadra del girone ad essere guidata da una donna.

Alle prossime elezioni: Matera sindaco.

 

NOTE:

(1) COST. F., L’Azzollini furioso, in “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 ott 2008, pag. 7 (da cui è tratta la seconda immagine).

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