La passione di Matera

Per presentare Matera ci avvaliamo di un consulente particolarmente prestigioso, l’attore e regista Mel Gibson, che in Basilicata ha girato il film La passione di Cristo e che il 3 novembre 2002 assistette al Palasassi all’incontro di serie B1 tra Zeta System Matera e Tempesta Taranto.
Mel Gibson ha vinto due premi Oscar nel 1996 (entrambi per Braveheart, miglior film e miglior regista). Ringrazio l’agenzia Interstar che ha favorito questo contatto. La traduzione dall’inglese è di Vito Mincuzzi.
Cari lettori di Skanderblog, cari tifosi della Puglia e della Basilicata,
è con grande piacere che ho accettato l’invito di Trombetta a parlare di Matera. Della città lucana conservo un ricordo magnifico per l’ospitalità che ho ricevuto nei mesi in cui ho girato La passione di Cristo, un film fondamentale per la mia carriera ed anche per la mia crescita personale e spirituale.
Ricordo i colori della natura della vostra campagna, così simili a quelli della Terra Santa; ricordo la città di Matera, così unica e suggestiva.
Nel dopoguerra Togliatti aveva definito i Sassi “vergogna d’Italia” per le condizioni di povertà e di disagio delle famiglie che vi abitavano; oggi quelle pietre rappresentano un’attrazione turistica, sono circondate da locali alla moda e l’UNESCO le ha inserite nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità. Se anche il mio film ha contribuito a rilanciare questi luoghi sul piano turistico, non posso che esserne felice.

Mi ricordo soprattutto il grande calore della gente di Basilicata e l’accoglienza gentile e cordiale che ho ricevuto. Nessuno, peraltro, mi ha chiesto tangenti come è successo alla Wertmuller a Taranto; d’altra parte, se ci avessero provato, avrei richiamato i guerrieri di Braveheart e avrei fatto un culo così agli estortori.
Ma quello che davvero non posso dimenticare è la partita di pallavolo a cui assistetti il 3 novembre 2002 al Palasassi. Appena arrivato a Matera, fui subito contagiato da questa grande passione dei tifosi lucani per la pallavolo femminile. Mi avevano parlato dei quattro scudetti e delle quattro coppe europee vinte pochi anni prima; mi avevano parlato di Keba Phipps e di Antonella Cataldo; decisi, così, di farmi coinvolgere in questa passione.

Ricordo l’emozione di passare davanti alla casa dove aveva abitato Marco Urago e poi la speciale atmosfera che si respirava in un Palasassi stracolmo. Fu, peraltro, un’ulteriore dimostrazione della generosità della gente di Lucania: quattro giorni prima il terremoto di San Giuliano aveva causato decine di vittime a seguito del crollo di una scuola. Una tragedia terribile che nessuno, ancora oggi, può e deve dimenticare. L’incasso di quell’incontro fu destinato ai terremotati.
Si giocava Zeta System Matera-Tempesta Taranto, serie B1. In verità nessuno mi spiegò bene quale fosse il Matera e quale fosse il Taranto e così, per errore, iniziai a fare il tifo per le ospiti. D’altra parte fui istintivamente attratto dalle fast superbe di Clara Clemente, dai muri imperiosi di Ratiba El Gamal, dai magici palleggi di Gaia Angiulli, dalle giocate esemplari di Roberta Bottiglione, dalle perfette ricezioni di Laura Passaro.
Per non parlare della giocatrice che ispirò addirittura il mio film, Maria Crocifissa Di Pietrangelo. Prima di quell’incontro, ero intenzionato a girare il sequel de I Basilischi; fu il nome di Maria Crocifissa a darmi l’illuminazione che mi indusse a cambiare programma e a girare un film sulla crocifissione di Cristo.
Quando mi chiesero di tirare la battuta d’inizio, tentai di sorprendere con un ace la ricezione materana (che io credevo fosse quella tarantina), ma mi andò male. E – fra l’altro – mi dissero che non sarebbe stato neanche valido. Era un servizio simbolico.
Mi accomodai in tribuna e chiesi perché fosse stata ceduta Isa Bozza, di cui mi avevano detto un gran bene in America, ma il presidente materano mi disse una frase che non mi fu tradotta (più o meno suonava “fatti i cazzi tuoi”, che non so cosa voglia dire).

Già nel primo set urlai il mio tifo per Passaro e compagne, suscitando un certo stupore ed una velata irritazione nelle autorità e nei dirigenti materani che sedevano al mio fianco e che mi avevano invitato. Ma – ripeto – io ero convinto che il Matera fosse il Taranto e viceversa.
Nel secondo set cominciai anche a protestare contro le decisioni degli arbitri ai danni del Taranto e a quel punto autorità e dirigenti del Matera si allontanarono sdegnati da me. Raggiunsi un certo Luca Passaro e tifai con lui per tutto il terzo parziale, ma non ci fu nulla da fare: la Zeta System Matera vinse 3-0. D’altra parte era uno squadrone da favola.

Al termine dell’incontro mi presentai davanti allo spogliatoio della Tempesta perché volevo baciare e abbracciare le atlete rossoblu, ma le giocatrici, uscendo, erano tutte incavolate per la pesante sconfitta subìta (parziali bassini: 12, 20, 13) e mi mandarono a fare in culo.
Bene, sono passati sei anni, ma io mi sento ancora vicino alla Basilicata, a Matera e alla squadra di pallavolo locale. E conservo ancora il pallone che mi donò Simona Battistini.
Domani il Matera giocherà contro il Taranto, proprio come allora. Avrei voluto esserci, ma impegni professionali me lo impediscono (sto girando un film sulla carriera di Renata Prota che si intitolerà Boom boom spaccalegna – Arma letale 5).

A servire il primo pallone delego l’amico Michele Trombetta, che saprà sostituirmi degnamente. Fate come se fossi io; è lo stesso.
So che molte cose sono cambiate da allora; so che ci sono stati problemi e discese in categorie inferiori, ma so anche che oggi sia la squadra del Matera che quella del Taranto puntano ad un rilancio e sono tornate ad essere competitive.
Oggi le due squadre si chiamano Time Volley e NAT e – siccome mi pare di capire che NAT sia l’attuale nome della squadra lucana – voglio far arrivare il mio grido d’incoraggiamento, questa volta senza equivoci, ad una terra che amo e da cui ho ricevuto più di quanto io abbia dato: “Forza NAT!”
Mel Gibson
NOTE:
Le foto di Matera sono tratte da http://it.wikipedia.org; gli articoli su Mel Gibson al PalaSassi sono della Gazzetta del Mezzogiorno del 4-11-2002, pagg. 1 e 6; la locandina del film La Passione di Cristo è tratta da http://filmup.leonardo.it; l’articolo sulla partita è tratto dal Corriere del Giorno del 4-11-2002, pag. 27.
Andiamo a vincere!

Sabato si va a Matera, sia pure senza il pullman del CTP, negato a noi (che lo paghiamo) e concesso ad altri (gratis).
Tanto per cominciare, ho il dovere di diffondere su questo blog un appello che è pervenuto dall’Asia centrale:
“Chiedo pubblicamente che nella prossima partita con il Matera, viste le origini dell’ex-presidente (Marco Urago, ndr), ed il fatto che i dirigenti del Matera sono miei amici di infanzia, le due tifoserie si gemellino...!!!”
Per quello che mi riguarda, si sfonda una porta aperta: io sogno uno sport dal volto umano in cui tutti siano gemellati con tutti. Senza contare che la parola “gemellaggio”, la cui radice è gemell-, mi suona particolarmente dolce.
E senza contare che Matera, nello specifico, è così vicina a Laterza...
Ma veniamo alla partita.
E’ improprio parlare di partita decisiva visto che poi ne mancheranno altre nove e tutto potrà ancora succedere. Però è altrettanto innegabile che quella di sabato sarà una tappa fondamentale nella storia del nostro campionato.
Puntiamo ai play-off e se puntiamo ai play-off dobbiamo superare Matera.
All’andata finì 0-3, un risultato giusto, ma con uno strano andamento: in vantaggio in tutti i tre parziali, dopo i 20 punti fummo scavalcati dalle lucane. Questo dimostrò che Matera era squadra più matura, più “cattiva”, soprattutto quando i palloni scottavano. Ma dimostrò anche che potevamo giocarcela.

E adesso ce la giocheremo e ce la giocheremo fino in fondo.
Sento la stessa atmosfera che precedeva Oria due anni fa, Tuglie due anni fa, Ostuni l’anno scorso. Al di là dei risultati, mi piace ricordare l’atteggiamento che ebbe la squadra in quelle occasioni: non ci furono contestazioni, non ci furono discussioni, non si pensò proprio alle avversarie. O meglio: si pensò alle avversarie studiandole per una settimana, analizzandone le caratteristiche, i (molti) punti di forza e i (pochi) punti deboli. Si ebbe rispetto, tanto rispetto, ma nessun timore.
E si pensò soprattutto a se stessi, a giocare bene, a dare il meglio, il 200%. In altre parole, si pensò soltanto a VINCERE.
Vorrei rivedere la Nati a Taranto di Ostuni: una squadra decisa, sicura, implacabile.

Oserei dire, impressionante: forte e precisa a muro come se si dovessero stoppare ordigni e non tiri; aggressiva su ogni pallone che arrivava sul nostro parquet come se fosse quello, proprio quello, il pallone della salvezza; lucida in fase di costruzione come se si provasse piacere fisico a giocare e a far giocare le compagne; inesorabile negli attacchi, che DOVEVANO passare. E passavano, passavano, passavano.
A Matera potete giocare così. So che lo farete.
Lo avete già fatto tante volte quest’anno, pur con qualche calo di continuità; il mio, dunque, non è un invito a cambiare o a migliorare. Non si attendono miracoli. Voi siete già così.
E allora sappiate chi siete quando scenderete sul parquet e siate voi stesse: un gruppo di giocatrici fortissime. Che può vincere. Che sa vincere. Che vincerà questa partita.
Basta che ci crediate e basta che lo vogliate. Tutto il resto è già dentro di voi.





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