Colpo d'occhio

Consolazione doveva essere e consolazione è stata.
Marianna Masoni, il più bel gioiello di famiglia della Palafiom, ha giocato a San Vito dei Normanni, ha contribuito alla vittoria, non ha fatto molti punti, ma ha deliziato i suoi fans nel corso di una serata epica.
Apriamo questa finestra sulla serie A con la bella notizia di un altro mito della pallavolo tarantina, Luigi Mastrangelo (il Masoni in scala ridotta...), che finalmente gioca per i colori della sua terra. Più o meno, visto che lui è di Mottola.
A San Vito dei Normanni, dunque, si affrontano la squadra locale e l’Urbino di Marianna, ma anche di un’altra tarantina, Roberta Bottiglione.
Un’altra stella del volley, Valentina De Mitri, è in tribuna a sostegno proprio della sua amica Bottiglione, ma anche per verificare gli esiti del proprio investimento. E’ lei, infatti, lo sponsor dell’Urbino, come si nota chiaramente dalla scritta sulle maglie delle ospiti...

Il palazzetto è stracolmo. E’ piccolo ma bello, perché è raccolto e il calore del tifo può abbracciare il parquet. E le foto vengono meravigliosamente bene anche stando comodamente seduti. L’unico problema del Palamacchitella è l’area destinata al parcheggio: l’auto di Marcello trova spazio nei pressi di Carovigno, ma anche questa alla fine risulterà una circostanza fortunata.
Pensare positivo.
Pensare positivo anche quando scopri che Marianna non fa parte del sestetto titolare. Dimmi tu se abbiamo fatto tanto strada per vedere la nostra beniamina, sangue del nostro sangue, nascosta da un pilastro...
Ci sarà almeno Alessandra Piccione a deliziarci con le sue giocate magnifiche – penso. Niente da fare: la Fenomena è infortunata. Se Marianna è in piedi accanto alla panchina e coperta da un pilastro, Alessandra osserva l’incontro da fondo campo, appoggiandosi ad un ripiano strutturale del palazzetto. Vista da lontano, sembra una commare di paese, di un centro storico, affacciata alla finestra del piano terra per essere partecipe della vita del borgo.

Pazienza. Gli ultras del San Vito distribuiscono bandierine bianche e bandierine blu, sottolineando che vanno restituite a fine partita. Bah, se fregassimo tutte quelle blu, poi ci resterebbero da produrre soltanto quelle rosse. La metà dei costi sarebbe ammortizzata con questo metodo, per così dire, creativo.
La partita inizia e devo dire che il gioco è spettacolare. Io credo che l’A1 e l’A2 femminili esaltino la pallavolo meglio di qualunque altra categoria. Il volley maschile, infatti, è troppo potente e finisce con l’essere quasi scontato. Chi riceve, di solito, contrattacca e fa punto. Bastano un paio di battute vincenti o di muri per segnare le sorti di un set. La pallavolo femminile di B2, al contrario, comporta scambi molto più lunghi, che esaltano soprattutto le difese. Break e controbreak sono frequenti. Il che non è male.

Però trovo che nell’A2 femminile ci sia un equilibrio perfetto tra potenza ed agilità; i cambi-palla immediati (quelli da uno-due-tre punto) ci sono, ma non sono così automatici come nella serie A maschile. Le partite sono molto spettacolari.
E questa lo è in modo particolare.
Non c’è la Fenomena, non c’è (ancora) Marianna, ma ci sono comunque giocatrici come Prado, Pinedo e Germanova a dare un senso a questa gita fuori porta.
E nell’Urbino c’è un’altra stella di prima grandezza: la palleggiatrice Katja Luraschi.

Che tocco incredibile. Sembra che il contatto mani-palla duri un millesimo di secondo e poi che precisione, che visione di gioco, che capacità di far girare la palla dove vuole. E non mancano le conclusioni a sorpresa con il tocco di seconda.
Forse è la prima volta che vedo una palleggiatrice più brava di Ale, di Marcella e della Cosentino.
Nonostante l’assenza di Marianna, Urbino vince il primo set 23-25. Nel secondo arriva la punizione divina: San Vito decolla finché il coach marchigiano non introduce finalmente la pupa nostra. Non era mancato un accenno di contestazione da parte mia (“Fa’ trasè ‘a Masoni ca amma venùt’ appòst’!”).

Con l’opposta tarantina sul parquet, Urbino compie una rimonta incredibile: da 6-16 pareggia 22-22 e poi va a vincere il set (23-25). Ecco perché bisogna crederci sempre.
Brava, Marianna. Grande Marianna. Poi dicono che non capisco niente di pallavolo quando invece dovrei fare il selezionatore per la nazionale (per Masoni, Luraschi e Piccione, posto assicurato)...
Bella reazione del San Vito nel terzo set con Georgina Pinedo che si mette in evidenza per i suoi servizi impressionanti. Sembra Sartoretti. Propongo a Marcello di insegnarlo a tutte le ragazze della NAT, ma il day after di Benevento non è la giornata adatta per formulare ipotesi tecniche ambiziose. La risposta del coach tarantino non è di quelle che faciliteranno la sua candidatura al premio Nobel quest’anno.

Nel frattempo Valentina De Mitri manifesta una particolare sensibilità al fumo; se viene accesa una sigaretta a Ceglie, lei riesce a percepirlo da San Vito dei Normanni. Sospetto che la ditta De Mitri, quella che sponsorizza Urbino, produca impianti antincendio.
Coach Pistola fa uscire Marianna. E che cavolo! Non si interrompe così un’emozione. A quel punto esce anche il signor Masoni, che adesso ha la scusa buona per andarsi a vedere il gran premio dal monitor della sua automobile (ma non mentre guida).

Il modo con cui Urbino spreca un quasi match-ball è piuttosto sconcertante: due giocatrici si ostacolano a vicenda e la palla cade soavemente a terra, proprio in mezzo a loro. Il coach ospite conserva un ammirevole self-control; Marcello si sarebbe precipitato in campo con una mannaia.
Poco male: Urbino vince lo stesso (24-26). Senza la sostituzione di Marianna nel terzo set avrebbe vinto prima.
Comunque, che belle squadre, che bel gioco, che spettacolo, cavoli.
Pure a Taranto lo voglio vedere un gioco così; andiamo in serie A, dai!





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