Verso Turi, la terra del Mago

Mi sono sbagliato. Il Nojaturi, squadra nata dalla fusione tra Noicattaro e Turi, non gioca a Noicattaro, ma gioca (anche) a Turi. Alcune partite sono ospitate nella palestra Pertini di Turi, altre nel Palasport di Noicattaro.
Sabato prossimo il derby Nojaturi-Nati a Taranto per fortuna si giocherà a Turi. Non ho nulla contro Noicattaro, ci mancherebbe, ma sono contento – e lo scrissi in tempi non sospetti - di andare in pellegrinaggio nella terra delle ciliegie più buone del mondo nonché, soprattutto, città natale del mago Vincenzino Di Pinto, il grande coach che tanto ha dato alla pallavolo jonica.
Coach Marcello mi correggerà se sbaglio, ma in passato l’utilizzo del Palafiom da parte della Prisma di Di Pinto per le partite e soprattutto per gli allenamenti non è stato privo di spunti utili anche per la crescita della nostra Nati a Taranto, che all’epoca si chiamava ancora Palafiom.
Quando fu insignito del “Premio Turi 2006”, La Gazzetta del Mezzogiorno dedicò al coach pugliese un lungo e bell’articolo che qui riporto in alcune parti salienti:

Nella fascinosa cornice di Villa Menelao, scorrono le immagini della vita di Di Pinto. Il maxischermo è un mosaico pieno di tessere: il Di Pinto studente modello, il Di Pinto nella sua prima squadra che si allenava nella scuola media Resta (“era poco più di un ripostiglio, dove negli anni settanta giocavamo a pallavolo con uno spago di rete” ricorda il tecnico), il Di Pinto giocatore con l’aria di stratega, il Di Pinto allenatore di un gruppo di amici che animavano la Asp Turi tra gli anni settanta e ottanta, il Di Pinto artefice di promozioni difficili ma emozionanti come salti mortali (Mottola, Castellana Grotte, Gioia del Colle, Taranto), il Di Pinto mister spagnolo, il Di Pinto domatore della pressione agonistica di Macerata, il Di Pinto lacerato dall’unica sua retrocessione in carriera nel 2005, il Di Pinto rivitalizzato dal salto in A1 nel 2006 (...).
Duro quanto un sasso della sua città natale, Vincenzo Di Pinto “dettava le regole ai compagni, già quando giocava a calcio sul selciato del largo vicino la nostra casa, sulla via per Conversano” appunta mamma Lauretta, tante volte disperatasi per le sudate del figlio, “che dapprima per il pallone e dopo per la pallavolo, era pronto a far tutto. Mi ricordo che di nascosto passava agli amici le scarpette dalla finestra con le quali andare a giocare. Poi tornava a casa accalorato ed io lo asciugavo con la paura che si potesse ammalare. Alla fine, però, ci mettevano d’accordo le mie deliziose polpette fritte con le uova...”
Quello del discolo era un male d’amore, perché Di Pinto a 23 anni era già seduto sulla panchina dell’Asp Turi. E’ quella la prima squadra che plasmò col suo istinto.
Il martello venezuelano Henry Josè Graniero Rodriguez: “Un pregio ed un difetto di Di Pinto? Risiedono entrambi nel suo stacanovismo. Lavora e fa lavorare troppo, ma lui è un grande esempio per i tecnici che stanno nascendo adesso”. [1]
E l’Asp Turi, prima formazione allenata da Di Pinto, è proprio, nella sua versione femminile, una delle due costole da cui è nata la Nojaturi che affronterà domani la nostra NAT. Coincidenza vuole che nella squadra barese ci sia oggi la seconda generazione dei campioni allenati dal mago di Turi; il riferimento è alla figlia d’arte Alejandra Graniero Rodriguez.
La strada Ginestre della palestra Pertini è dalla parte opposta della via per Conversano. Peccato; io un paio di polpette fritte non le avrei disdegnate.
NOTE:
(1) Cfr. SALVATORE, A., Di Pinto: la pallavolo vincente del Sud, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 10 marzo 2007, pag. 13.
La foto delle ciliegie Ferrovia è tratta da http://it.wikipedia.org.





Ultimi commenti