Dissesto: la Di Bello non c'entra; รจ tutta colpa di Pino Russo

In questi giorni si susseguono le udienze per il processo sui bilanci falsi del Comune di Taranto.
Chi ha provocato il buco di 900 milioni di euro?
Chi aveva il compito di vigilare e non l’ha fatto?
Chi ha mentito facendo credere ai tarantini che la situazione finanziaria fosse sotto controllo?
L’ex-sindachessa Rossana Di Bello, interrogata in tribunale, ha dichiarato di non sapere nulla. Toccava ai funzionari predisporre i bilanci e monitorare il disastro finanziario, non al sindaco. [1]
Delle due l’una: o mente oppure è inadatta al ruolo di amministratrice visto che non sa leggere i bilanci o non riesce a capirli quando glieli spiegano. Perché qualcuno glieli avrà pure spiegati.
Il sindaco di Statte, Angelo Gigante, buonanima, era un operaio, una persona semplice; non era laureato come la Di Bello. Eppure, non passava una spesa di 100 lire senza che chiedesse il perché e il percome. Non c’era un capitolo di bilancio che passasse inosservato ai suoi occhi indagatori. E i bilanci di Statte, infatti, erano sempre limpidi e in pareggio.
Michele Tucci, ex-vicesindaco e coimputato, ha detto più o meno le stesse cose della Di Bello.
Luigi Lubelli, responsabile del Settore Risorse Finanziarie del Comune, ha detto che lui non poteva sapere: “Per il ruolo che rivestivo non potevo essere al corrente dei debiti che il Comune aveva con l’Amat e l’Amiu. Le mie competenze erano altre”... [2]
Ai politici no, ai funzionari no; ma allora a chi cavolo competevano i bilanci?!
Al posteggiatore di piazza Castello...?

La fortuna nostra (sfortuna loro) è che a Taranto non è morto nessuno. Nella Milano di Tangentopoli, appena morì Vincenzo Balzamo, tesoriere del PSI, tutti riversarono le colpe dei finanziamenti illegali ai socialisti su di lui, che ormai non poteva più difendersi. Quel decesso fu una manna dal cielo per tutti gli sciacalli.
“Il 2 novembre, [Vincenzo Balzamo] muore d’infarto. Craxi, al funerale, incolpa subito i magistrati del pool (“Vincenzo è morto sotto il peso di una criminalizzazione ingiusta”). Contemporaneamente, però, sul tesoriere ormai irraggiungibile dalla giustizia umana vengono dirottate molte accuse di finanziamenti illeciti al PSI. Il primo ad approfittarne è proprio Craxi, il quale si affretta a ribadire che era il segretario amministrativo a occuparsi di tutta le gestione finanziaria”. [3]
In realtà, buona parte del malloppo nelle casse del PSI non c’è neanche arrivata perché è rimasta nei conti svizzeri dei prestanome della famiglia Craxi (altro che “rubare per il partito”...).
Se incontro per strada il preside del Quinto Ennio che tre anni fa invitò Bobo Craxi a parlare agli studenti, gli sputo in un occhio... Educazione all’illegalità.
Ma torniamo a noi. Insomma, a Taranto di chi è la colpa del dissesto? Chi avrebbe dovuto sapere?
Dagli atti processuali emerge una nuova pista che porta dritto al d.j. della Palafiom Nati a Taranto Volley, Pino Russo. E’ sua la colpa di tutto.
Sembra che in una notte del dicembre 2005 la Di Bello stesse portando il cane a cacare in via Massari.
Non aveva la paletta. Cercò nelle tasche del cappotto, ma rinvenne soltanto la delibera di bilancio. Essendo una donna di classe, reputò inopportuno usare quell’importante atto amministrativo per pulire il marciapiede.
Allora, la sindachessa bussò alle porte del Siddharta chiedendo se avessero della carta o una busta di plastica.
Pino Russo, non riconoscendola, acconsentì ed offrì alla Di Bello della carta igienica. Il caso volle che purtroppo la sindachessa dimenticò la delibera del bilancio nel locale.
Lì c’era la contabilità del Comune di Taranto. Da lì avrebbe potuto emergere la grave situazione finanziaria e forse si sarebbe potuto ancora fare in tempo a rimediare.

Ma Pino si comportò da irresponsabile ed usò la delibera come tovagliolo per i clienti.
Un perito del tribunale ha, infatti, riscontrato tracce di sugo di orecchiette mantecate riconducibili, senza ombra di dubbio, alla cucina del Russo.
NOTE:
(1) RIZZO, G., “Il deficit? Non potevo sapere”, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ediz. di Taranto, 8 aprile 2008, pag. 5.
(2) RASCHILLA’, E., “Il dissesto? Si poteva evitare”, “Corriere del Giorno”, 15 aprile 2008, pag. 7.
(3) BARBACETTO, G., GOMEZ, P., TRAVAGLIO, M., Mani pulite. La vera storia, Editori Riuniti, Roma, 2002, pagg. 75-76.





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