Quando Marianna torna a casa

Vieni qui quando vuoi,
la stagione che vuoi;
la mia casa se vuoi
è anche casa tua.
Resta qui, stai tranquilla;
è qui l’asilo.
(da “La mia casa è la tua”, Notre Dame de Paris, di R.Cocciante, M.Presta, M.Urago)
Marianna è tornata a casa. Solo per allenarsi, purtroppo.
Quest’anno abbiamo seguito tutti i suoi risultati, di settimana in settimana, e finalmente adesso, dopo quello di Marcella, possiamo svelare ai lettori che non lo conoscono anche il volto di Marianna Masoni.
A giudicare dalla carriera (due anni nel Club Italia, Forlì in B1, Santeramo in A1, titolare e vincitrice del campionato di B1 con il San Vito dei Normanni ed attualmente al Magic Pack Cremona in A2), Marianna è il più bel fiore cresciuto nel vivaio della Palafiom.
Un poster di ritagli di giornale che la riguardano, affisso in segreteria, rappresenta la piccola Hall of Fame individuale di questo gioiello di famiglia.
Nel fumetto estivo dello scorso anno ipotizzavo un rientro in squadra suo e di Marcella per fare grande la Palafiom. Non sarebbe stato giusto per Marianna e per Marcella, che meritano molto più della B2, e – per altri versi – non sarebbe stato giusto per le splendide ragazze di questa Palafiom che la B2 l’hanno prima conquistata e poi difesa con i denti fino a raggiungere una salvezza epica con tre giornate d’anticipo.
Però, l’idea di vedere Marianna e Marcella in rossoblu... Diciamo che è un sogno proibito; è sbagliato, irrazionale, ma ogni tanto affiora nell’immaginazione.
Intanto, accontentiamoci della presenza di Marianna agli allenamenti. E l’emozione di vedere finalmente questa leggendaria giocatrice merita di essere socializzata sulle pagine del blog.
Un pezzo di cuore rossoblu è tornato a casa.

Sultano, avìne a Tàrand' !

Il Sultano dell’Oman, Qaboos Bin Said, sta trascorrendo un breve periodo di vacanza in Puglia, più precisamente nella provincia di Bari. Il lussuoso panfilo reale è stato preceduto ed accompagnato dalla flotta aerea del sovrano, che ha riversato nel capoluogo pugliese limousine, ministri, effetti personali e persino una banda musicale che si è esibita in piazza Prefettura.
Alla cena offerta da Bin Said hanno partecipato le più alte cariche istituzionali della regione che non solo hanno strafocato a volontà, ma hanno pure ricevuto in dono un ricordino da 20mila euro (un orologio d’oro massiccio cadauno).
Il Sultano ha anche pranzato a Villa Menelao a Turi (sponsor della locale squadra di pallavolo). Siccome non gli hanno presentato il conto, ha voluto sdebitarsi con una pergamena in oro zecchino ed una monumentale composizione floreale.
Non è finita. Bin Said ha un animo filantropico ed ha annunciato un dono di 2 milioni di euro al reparto di cardiochirurgia pediatrica e di 3 milioni per il Conservatorio...
Sultano, non partire! Passa prima da Taranto!
Sei invitato da noi! Organizziamo un’altra amichevole con la Tempesta e mettiamo sotto gli occhi del sovrano arabo la cassetta delle offerte; chissà che non ci ammolli qualche assegno a sei/sette zeri...
Vieni a mangiare al Siddharta! Sei ospite nostro...
Non te ne andare, Sultano!

NOTE:
La foto in alto è tratta dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 27 maggio 2008, pag. 12; quella del Sultano da http://en.wikipedia.org.
I segreti del Codice Ale

Il muro, la grinta, l’umiltà, gli allenamenti... Sì, sì, d’accordo, tutto questo ha indubbiamente contribuito alla salvezza della Palafiom Nati a Taranto nella stagione appena conclusa.
Ma c’è un altro fattore che ha permesso alle rossoblu di raggiungere quota 35 punti (quant’è bello ripetere questo numero...!) e forse è proprio il fattore più importante di tutti.
Si tratta di un’arma segreta che è stata volutamente sottaciuta al fine di non agevolare le avversarie: il Codice Ale, ossia i segnali convenzionali con cui la nostra gloriosa palleggiatrice indicava alle compagne le strategie d’attacco.
Questo blog si è procurato i riservatissimi schemi della compagine tarantina prelevandoli di nascosto dal borsone di Alessandra e adesso è possibile divulgarli in esclusiva.


In memoria dei veri eroi

“Aeroporto Falcone-Borsellino. Che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell’aeroporto” (Gianfranco Micciché, Forza Italia, attualmente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ottobre 2007).
“Il pubblico ministero dovrebbe essere sottoposto periodicamente a esami che ne attestino la sanità mentale” (Silvio Berlusconi, Forza Italia, aprile 2008).
“Vittorio Mangano, a modo suo, è un eroe” (Marcello Dell’Utri, Forza Italia, aprile 2008).
“Dell’Utri ha ragione: Mangano è stato un eroe” (Silvio Berlusconi, Forza Italia, aprile 2008).
Vittorio Mangano è stato condannato per lesioni personali, truffa, ricettazione, assegni a vuoto, porto abusivo di coltello. Fu stalliere (con funzioni di amministratore) nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nella quale visse, tra il 1973 e il 1975, circa due anni.
Il nome di Mangano viene citato per la prima volta dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino in una intervista rilasciata il 19 maggio 1992 riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica.
Il 19 luglio 2000 Mangano fu condannato all’ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovanbattista Romano. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l’esecutore materiale.
Mangano morì il 23 luglio 2000 in carcere, dove risiedeva già da cinque anni per reati per cui era stato precedentemente condannato (traffico di stupefacenti, estorsione). [1]
Mangano era un criminale. Soltanto chi persegue interessi affini ai suoi o ne condivide i valori etici e la cultura di riferimento può additare Mangano come eroe.
Gli eroi sono altri.
Onore alla memoria di Giovanni Falcone e degli agenti della sua scorta.
Onore alle vittime della mafia, umiliate da una classe politica di merda.
NOTE:
(1) Cfr. http://it.wikipedia.org.
La foto di Giovanni Falcone con gli agenti della scorta è tratta da www .poliziadistato.it.
Blitz di Urago a Taranto: "La campagna acquisti la faccio io!"

Profonda spaccatura nella Palafiom Nati a Taranto.
A sorpresa Marco Urago si fionda in Italia dall’Afghanistan e scuote la campagna acquisti della società di via Golfo di Taranto.
Da quanto si è appreso, il presidente rossoblu era rimasto turbato da un’email anonima che gli aveva segnalato una certa inerzia nelle attività di mercato ed una serie di opportunità che il responsabile tecnico Marcello Presta si sarebbe lasciato sfuggire o non avrebbe voluto prendere in considerazione perché non rispondenti alle presunte necessità della squadra.
Urago non ci ha pensato due volte: venerdì scorso ha preso il primo volo Kabul-Roma e sabato mattina ha già incontrato il coach. Il medico tarantino si è fatto consegnare una relazione sullo stato e sugli obiettivi della campagna acquisti, relazione che non lo ha soddisfatto.
Pare che il colloquio tra il coach e il presidente sia stato lungo ed agitato, al punto che Urago avrebbe anche sabotato l’autovettura dell’allenatore bucandogli il tubo dell’acqua (collegato a quello dell’olio).

Visto il clima nervoso, il colloquio è stato aggiornato al giorno successivo.
All’Hotel dei Gigli di Nola c’è stato un secondo faccia a faccia alla presenza anche di Trombetta, in qualità di consulente di mercato, e di Fernando Conforti, in qualità di testimone. Questo secondo incontro non ha appianato le divergenze. Anzi, dopo l’incontro il presidente ha rilasciato dichiarazioni velenose:
“Il signor Presta ed io parliamo ormai linguaggi differenti. Il coach resta ancorato a termini fumosi ed insensati come esperienza, integrità fisica, compatibilità tecniche... Aria fritta, insomma.
Invece c’è piena convergenza di vedute con Trombetta, che ha svolto nei mesi scorsi un accurato e professionale lavoro di market analysis basato su parametri di valutazione seri e skills tecnici rigorosi ed innovativi. Altro che le chiacchiere.
A questo punto prendo in pugno direttamente e personalmente le redini delle trattative di mercato per costruire una grande Palafiom. Ho deciso di “clonare” in riva allo Jonio il Manfredonia 2005-’06, che tanto impressionò me e Trombetta. Voglio Giusy Scarale, Doriana Bisceglia, le gemelle Liguori e soprattutto Virginia Vuovolo.

Come è noto, l’opposto attualmente in forza al Molfetta è da sempre il mio obiettivo prioritario. So che in occasione della Coppa d’Oro ha dimostrato uno stato di forma invidiabile ed è risultata determinante per la vittoria. Me l’ha detto Trombetta e non ho motivo per non credergli. La porterò a Taranto senza badare a spese.
E poi mi sono appuntato un paio di nomi guardando Cuba-Brasile in tivù: Rosir Calderon e Yaima Ortiz.”
E il coach?
“Quell’incompetente... Se non riuscirò a portare a Taranto l’allenatrice del Molfetta, dovremo sopportarlo per un altro anno. Pazienza. Vorrà dire che faremo come il CRAS: prima allestiremo la squadra e poi la offriremo su un piatto d’argento all’allenatore. Sistemerò le cose entro i prossimi dieci giorni; per ora l’Afghanistan può aspettare.”
Maxi-operazione contro il narcotraffico: bloccate tonnellate di eroina in viaggio verso l'Europa

E’ il più colossale sequestro di droga di tutti i tempi: tonnellate di eroina destinate ai mercati europei, italiani in particolare, sono state sequestrate dal Nucleo Antinarcotici della Polizia di Stato.
Al centro della delicata operazione un gruppo slegato dai tradizionali sodalizi criminali, ma pronto a fare concorrenza a mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona grazie ai propri terminali internazionali.
Herat-Taranto-Modica. Questo era l’asse lungo cui si sarebbe sviluppato lo smercio dell’eroina, ma erano già pronti canali di smistamento nella provincia orientale di Taranto (Fragagnano, Lizzano, Manduria), in Lombardia (Cremona) e in Nordeuropa (Stoccolma).

Un insospettabile medico italiano curava la fase della coltivazione e della raccolta direttamente in Afghanistan. Periodicamente l’eroina viaggiava verso Taranto dove veniva depositata e confezionata in un palazzetto dello sport nel rione Salinella. Un contatto dell’organizzazione di narcotrafficanti provvedeva al mercato siciliano utilizzando un deposito a Modica e ponendosi in posizione concorrenziale con i clan di Cosa Nostra.
Il responsabile del Nucleo Antinarcotici ha spiegato ai giornalisti i particolari dell’operazione denominata “Time-out” nel corso di una conferenza stampa: “E’ stato necessario ricorrere a strumenti di indagine molto sofisticati, nonché alla collaborazione delle polizie di stati esteri. Il clan di narcotrafficanti operava con grande determinazione, sfruttava contatti internazionali e faceva dell’apparente estraneità ai circuiti malavitosi tradizionali la propria arma micidiale. Con molta onestà dobbiamo riconoscere che ad aver avviato le indagini sono state, paradossalmente, confidenze provenienti da Cosa Nostra e dal cartello colombiano di Medellin, disposti a collaborare con noi pur di bloccare sul nascere un pericoloso concorrente nel mercato della droga.”

L’elemento in comune degli indagati è l’appartenenza, attuale o pregressa, ad una società sportiva, la Palafiom Taranto. Sembra che il narcotraffico fosse per loro uno strumento di autofinanziamento per le attività agonistiche. Ha colpito in proposito l’affermazione di un loro esponente al momento dell’arresto; dopo essersi complimentato con le forze dell’ordine, ha esclamato:
“Avete idea di quanto costi mantenere una squadra in B2...? Beh, io sì. E ne sa qualcosa pure il presidente dell’Eurobios. Infatti gli avevamo proposto di entrare nel giro, ma non ha voluto...”
Parola di boy (talent) scout

Ogni tanto mi fa piacere andare a vedere partite di serie C.
Quando comunico a Marcello le mie visite, il nostro coach talvolta mi chiede un parere in merito. Ho l’impressione, però, che l’allenatore rossoblu non si fidi molto delle mie valutazioni tecniche ed ho anche notato che la sua richiesta di informazioni è formulata ogni volta in modo diverso. Ho individuato almeno quattro tipologie di richieste.
Si è partiti dalla richiesta generica per passare poi alla richiesta nominativa e quindi alla richiesta centrata sul ruolo e infine a quella centrata sulla statura.
Esaminiamole nel dettaglio.

La RICHIESTA GENERICA corrisponde alla domanda: “Come hanno giocato? Chi hai notato?”
Evidentemente le mie risposte non hanno convinto il coach perché, dopo la prima volta, non ha più formulato quelle domande. Diciamo che il suo scetticismo è stato anche confermato da espressioni come “Si vede che non capisci una mazza di pallavolo” oppure “Non hai ancora capito chi giocava da opposto... Eppure sono tre anni che tento di spiegarti la differenza tra opposto e schiacciatrice”.
Poi si è passati alla RICHIESTA NOMINATIVA: “Come ha giocato Tizia?”
Non faccio nomi per rispetto alle interessate e soprattutto alle nostre rossoblu, colleghe di ruolo di Tizia, visto che il quesito è tendenzioso (e sottintende: “chissà che per l’anno prossimo non ci si faccia un pensierino...”). Puntualmente tutte le atlete che interessano il coach non giocano perché sono infortunate...

Quando poi Marcello è incavolato per la prestazione di qualche nostra giocatrice, si passa alla RICHIESTA CENTRATA SUL RUOLO. Il coach si informa solo sulle atlete che rivestono uno specifico ruolo: “Come hanno giocato le centrali/le laterali/l’opposta/la palleggiatrice?” Li dico tutti così fughiamo ogni sospetto...
Soltanto dei liberi non mi chiede mai nulla; probabilmente perché in Palafiom è per tradizione il ruolo coperto più stabilmente...
L’ultima volta, forse perché condizionato dal derby di A1, mi ha posto una domanda che non mi aspettavo, la RICHIESTA CENTRATA SULLA STATURA: “C’erano giocatrici alte?” A prescindere dalla qualità.
Come a dire: puntiamo sul materiale grezzo; poi si pensa a trasformare l’ammasso di centimetri in giocatrici talentuose...

Speravo che i play-off potessero rappresentare l’occasione per qualche altra visita di cortesia, ma purtroppo, per quello che mi riguarda, la stagione è finita. Le mie squadre preferite, Ceglie e San Pietro Vernotico, sono prematuramente uscite di scena. Beh, del Ceglie ho assistito a tre vittorie su tre partite; se poi viene spostata la data della partita all’ultimo momento non è colpa mia... Comunque, forza Valentina!
Da San Pietro mi sono tenuto a distanza vista la diffida che ho ricevuto da una delle giocatrici preferite dal nostro coach. Con il deludente e inspiegabile risultato dei play-off, quindi, non c’entro niente. Resto in attesa di sapere quando scade la diffida e con l’occasione saluto la numero uno, la diffidatrice, la mitica Corvino (di lei mi chiedeva Clara) e tutto il resto.

Ora le preghiere sono rivolte a Sant’Oronzo e a Santa Fefa perché salvino l’Azzurra Lecce. In bocca al lupo, ovviamente, anche all’Oria e all’Ugento, ma intanto parte l’invasione della Campania e poi per quest’anno abbiamo finito.
Non so se riuscirò a rifare il fumetto dell’estate. L’idea ci sarebbe; e anche i testi e il titolo (Viaggio a Herat). Il problema è il tempo per oltre 100 disegni...
Dissesto: la Di Bello non c'entra; è tutta colpa di Pino Russo

In questi giorni si susseguono le udienze per il processo sui bilanci falsi del Comune di Taranto.
Chi ha provocato il buco di 900 milioni di euro?
Chi aveva il compito di vigilare e non l’ha fatto?
Chi ha mentito facendo credere ai tarantini che la situazione finanziaria fosse sotto controllo?
L’ex-sindachessa Rossana Di Bello, interrogata in tribunale, ha dichiarato di non sapere nulla. Toccava ai funzionari predisporre i bilanci e monitorare il disastro finanziario, non al sindaco. [1]
Delle due l’una: o mente oppure è inadatta al ruolo di amministratrice visto che non sa leggere i bilanci o non riesce a capirli quando glieli spiegano. Perché qualcuno glieli avrà pure spiegati.
Il sindaco di Statte, Angelo Gigante, buonanima, era un operaio, una persona semplice; non era laureato come la Di Bello. Eppure, non passava una spesa di 100 lire senza che chiedesse il perché e il percome. Non c’era un capitolo di bilancio che passasse inosservato ai suoi occhi indagatori. E i bilanci di Statte, infatti, erano sempre limpidi e in pareggio.
Michele Tucci, ex-vicesindaco e coimputato, ha detto più o meno le stesse cose della Di Bello.
Luigi Lubelli, responsabile del Settore Risorse Finanziarie del Comune, ha detto che lui non poteva sapere: “Per il ruolo che rivestivo non potevo essere al corrente dei debiti che il Comune aveva con l’Amat e l’Amiu. Le mie competenze erano altre”... [2]
Ai politici no, ai funzionari no; ma allora a chi cavolo competevano i bilanci?!
Al posteggiatore di piazza Castello...?

La fortuna nostra (sfortuna loro) è che a Taranto non è morto nessuno. Nella Milano di Tangentopoli, appena morì Vincenzo Balzamo, tesoriere del PSI, tutti riversarono le colpe dei finanziamenti illegali ai socialisti su di lui, che ormai non poteva più difendersi. Quel decesso fu una manna dal cielo per tutti gli sciacalli.
“Il 2 novembre, [Vincenzo Balzamo] muore d’infarto. Craxi, al funerale, incolpa subito i magistrati del pool (“Vincenzo è morto sotto il peso di una criminalizzazione ingiusta”). Contemporaneamente, però, sul tesoriere ormai irraggiungibile dalla giustizia umana vengono dirottate molte accuse di finanziamenti illeciti al PSI. Il primo ad approfittarne è proprio Craxi, il quale si affretta a ribadire che era il segretario amministrativo a occuparsi di tutta le gestione finanziaria”. [3]
In realtà, buona parte del malloppo nelle casse del PSI non c’è neanche arrivata perché è rimasta nei conti svizzeri dei prestanome della famiglia Craxi (altro che “rubare per il partito”...).
Se incontro per strada il preside del Quinto Ennio che tre anni fa invitò Bobo Craxi a parlare agli studenti, gli sputo in un occhio... Educazione all’illegalità.
Ma torniamo a noi. Insomma, a Taranto di chi è la colpa del dissesto? Chi avrebbe dovuto sapere?
Dagli atti processuali emerge una nuova pista che porta dritto al d.j. della Palafiom Nati a Taranto Volley, Pino Russo. E’ sua la colpa di tutto.
Sembra che in una notte del dicembre 2005 la Di Bello stesse portando il cane a cacare in via Massari.
Non aveva la paletta. Cercò nelle tasche del cappotto, ma rinvenne soltanto la delibera di bilancio. Essendo una donna di classe, reputò inopportuno usare quell’importante atto amministrativo per pulire il marciapiede.
Allora, la sindachessa bussò alle porte del Siddharta chiedendo se avessero della carta o una busta di plastica.
Pino Russo, non riconoscendola, acconsentì ed offrì alla Di Bello della carta igienica. Il caso volle che purtroppo la sindachessa dimenticò la delibera del bilancio nel locale.
Lì c’era la contabilità del Comune di Taranto. Da lì avrebbe potuto emergere la grave situazione finanziaria e forse si sarebbe potuto ancora fare in tempo a rimediare.

Ma Pino si comportò da irresponsabile ed usò la delibera come tovagliolo per i clienti.
Un perito del tribunale ha, infatti, riscontrato tracce di sugo di orecchiette mantecate riconducibili, senza ombra di dubbio, alla cucina del Russo.
NOTE:
(1) RIZZO, G., “Il deficit? Non potevo sapere”, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ediz. di Taranto, 8 aprile 2008, pag. 5.
(2) RASCHILLA’, E., “Il dissesto? Si poteva evitare”, “Corriere del Giorno”, 15 aprile 2008, pag. 7.
(3) BARBACETTO, G., GOMEZ, P., TRAVAGLIO, M., Mani pulite. La vera storia, Editori Riuniti, Roma, 2002, pagg. 75-76.
Come d'incanto

Francioso santa subito.
Non tanto per aver offerto, con le sue schiacciate, un contributo decisivo alla vittoria della Coppa d’Oro per la sua Azzurra Molfetta.
Anzi, ad essere sincero, prima della partita io speravo in una vittoria del Tuglie.

Francioso santa subito per altri motivi. Lei li conosce.
Si sostituisca il patrono di Taranto con questa giocatrice; venga portata in processione lungo il canale navigabile.

Era dal 17 maggio 2006 che attendevo questo momento. Ormai iniziavo a dubitare dei miei stessi ricordi, iniziavo a credere che quella della palestra dell’Alfieri fosse stata una visione.
Quello fu, in verità, un incontro ricco di visioni paradisiache, alcune delle quali si sarebbero poi materializzate nei mesi seguenti dandomi conferma che si trattava di persone in carne ed ossa.
Ma non la visione più incantevole.

Avevo perso ogni speranza; credevo che fosse stata un’apparizione metafisica, uno scherzo della mente e della memoria, finché ieri sera è finalmente ricomparsa nel suo immutato splendore.
E poi la Francioso ha fatto quello per cui le sarò grato per tutta la vita.

Avrei dovuto predisporre una cronaca della partita, ma non posso. La mente era in subbuglio e conservo solo ricordi frammentari.
Prima di entrare nel bel palazzetto di Gioia del Colle, quando cioè ero ancora lucido, ho notato la scritta che ho fotografato e che mostro di seguito:

La Palafiom giocò a Gioia tre anni fa. Michela c’era. Ne sa niente di questa scritta...?
Passiamo ai ricordi frammentari, cominciando dalla Coppa d’Argento (Bisceglie contro Corsano; mi pare che abbia vinto il Bisceglie).
Anche il Corsano, al pari del Trani, ha un motivational counselor.
Katia Accogli in serie D è stato un crimine contro l’umanità.

Coppa d’Oro.
Sugli spalti, in rappresentanza della serie B1, c’è Paola Cesario, che però non ha voluto raccontarmi un segreto. Una rettifica, più che altro.

La signora Matera ha dato uno schiaffetto ad una sua giocatrice. Forse è quello di cui avrei avuto bisogno anch’io per rinvenire.
Comunque, l’allenatrice dell’Azzurra Molfetta mi sembra una donna precisa: quando fornisce spiegazioni alle proprie atlete è esaustiva ed anche se il gioco riprende, lei prosegue finché non completa il concetto.

Dall’altra parte, invece, Scanferlato è il solito vulcano in eruzione.
La panchina del Tuglie è caratterizzata dalla serenità grazie ai perenni sorrisi di una giocatrice. Dovrebbe essere sempre così.
Non riesco ad interpretare il tatuaggio sul braccio della Isceri. Così, da lontano, mi sembra una macchia del test Rorschach.

L'incontro è spettacolare. Due belle squadre, complimenti.
La Coppa d’Oro l’ha vinta l’Azzurra Molfetta dopo una partita troppo breve. Bisogna cambiare il regolamento: almeno nove set su diciassette ed abolizione del rally point system. Perché questa partita è già finita? Perché dobbiamo lasciare questo palazzetto?

“E’ uno di quei momenti perfetti della vita, quelli che vorresti fermare e mettere da parte, tenere sempre in tasca e portarti dietro per l’inverno dell’anima”. [1]

Ultima osservazione. Quando la Palafiom contese il trofeo regionale al Manfredonia l’anno scorso c’era soltanto la coppa per i vincitori; ieri c’era anche quella per la squadra sconfitta.
Cos'è quest'ingiustizia? Ora vogliamo gli arretrati.

NOTE:
(1) BANDINI, G., Il bacio della tarantola, Newton Compton, Roma, 2006, pag. 132.
A Scafati il trofeo Bin Laden

Il trofeo Bin Laden finisce a Scafati, dominatrice dello speciale torneo sin dalla 2^ giornata, quando a Potenza, “nel corso del 3° set, a gioco fermo, uno spettatore lanciava in campo un piccolo oggetto sferico che colpiva il primo arbitro ad una spalla; lo stesso spettatore, inoltre, proferiva frasi offensive all’indirizzo del direttore di gara.”
Il piccolo oggetto sferico - da quanto si è appreso – era uno smartie.
L’esito finale della competizione non era affatto scontata, tenuto conto dello spareggio-salvezza ad altissima tensione che si è disputato al tensostatico di Ostuni e che avrebbe potuto favorire la rimonta del Centro Ester Napoli.
Ovviamente sono molto contento per la salvezza conquistata dalla formazione di coach Solombrino e rinnovo le mie congratulazioni alla mitica Fenomena, a Federica (che merita un monumento per come ha giocato domenica), alla splendida Morena e ad una squadra tutta cuore che nel 2^ set è stata capace di rimontare 6 punti sul 17-23.

Però colgo l’occasione per spendere ancora una volta parole d’ammirazione per un Centro Ester che, come al solito, ha lottato con furore e che, anche domenica, ha saputo riaprire il discorso salvezza, peraltro in un contesto ostile. Non so sulla base di quale fantasia un quotidiano locale abbia avuto l’ardire di scrivere che l’Ostuni “si ritrova di fronte un Napoli demotivato e spento, ormai condannato alla retrocessione. Ed infatti i brindisini rispettano il pronostico: vittoria facile facile (!!!) all’Ostuni”...
Nello sport succede anche che giocatrici fino a quel momento encomiabili commettano un paio di errori, solo un paio di errori, ma nel momento meno indicato. E l’obiettivo sfuma. Beh, però, il talento e il carattere rimangono; si ripartirà da quelli.

Chiusa la parentesi, torniamo al torneo Bin Laden.
In assenza di multe all’ultima giornata, la classifica finale è la seguente: Scafati 1.350,00 euro; C.Ester Napoli 905,00; Lanciano 300,00; Trani 280,00; Salerno 250,00; Aversa 200,00; Massafra 150,00; Manfredonia, Manoppello, Orion Napoli, Ostuni, Palafiom Taranto, Potenza e Valenzano 0.
I provvedimenti a danno di tesserati (ammonizioni, diffide, sospensioni e squalifiche), tracciano una classifica completamente diversa: Salerno 7; Trani 5; Aversa 4; C.Ester Napoli, Manfredonia e Massafra 3; Orion Napoli 2; Palafiom Taranto e Potenza 1; Lanciano, Manoppello, Ostuni, Scafati e Valenzano 0.
Le squadre completamente “pulite” sono dunque soltanto tre: Manoppello, Ostuni e Valenzano, con le baresi evidentemente campionesse di stile oltre che di pallavolo.
Per la cronaca, il provvedimento individuale della Palafiom è l’ammonizione a Sonia Tinelli nel derby con il Massafra. Un urlettino agonisticamente significativo che però ci ha macchiato la fedina penale...
A grande richiesta, comunque, visto che siamo in tema di bilanci finali, abbiamo monitorato l’evoluzione del buco nel calzino del nostro valente opposto.

Curiosità: solo il 39% dei provvedimenti a carico di tesserati riguarda atlete; ad essere più indisciplinati sono dunque dirigenti e allenatori. Beh, indisciplina è una parola grossa se pensiamo che tra gli ammoniti ci sarebbe anche Sasà, reo di aver sorriso...
Lo zero di Scafati sembrerebbe indicare una spaccatura tra le intemperanze del pubblico e il comportamento impeccabile dei tesserati. Però sappiamo bene che... insomma... lo spettatore misterioso che talvolta... bah, non voglio dire niente...
Riguardo la citata multa di 290 euro in Potenza-Scafati c’è un giallo: pare che non sia stato... lo “spettatore” scafatese a lanciare gli smarties all’arbitro bensì un ragazzino lucano. Resterà uno dei misteri irrisolti d’Italia, come la strage di Ustica, come il giallo di via Poma, come l’origine dei soldi di Berlusconi, come le reali strategie politiche di Gaetano Carrozzo.
A gridare allo scandalo, però, è la Palafiom, ignorata in questa settimana dal giudice federale nonostante il vistoso e documentato lancio di oggetto in campo. Il sacrificio di Winnie the Pooh, che si è immolato per la società, è stato ignorato da una Federazione ingiusta e senza cuore. E’ una vergogna!
A Scafati 290 euro di multa per uno smartie; noi abbiamo lanciato un pupazzone grosso quanto tremila smarties e non ci hanno neanche diffidati...
E vabbè; vorrà dire che l’anno prossimo, per andare sul sicuro, useremo metodi più cruenti...
Clamoroso: il giudice sportivo ci condanna alla serie C!

Doveva essere solo una goliardata, ma il lancio di Winnie the Pooh è costato caro alla Palafiom Nati a Taranto. Il giudice sportivo è andato giù pesante: multa di 1.000 euro, sconfitta a tavolino ed ulteriori 10 punti di penalizzazione, per effetto dei quali le rossoblu scendono a 22 punti. Questo vuol dire retrocessione in compagnia di Centro Ester ed Aversa. Salvo il Massafra.
Leggiamo il provvedimento:
“ASD PALAFIOM TARANTO – Multa di €. 1.000, sconfitta a tavolino e 10 punti di penalizzazione per avere un isolato tifoso lanciato in campo un oggetto contundente di peluche colpendo una giocatrice della stessa società”.
E queste sono le motivazioni con le quali il reclamo della società di via Golfo di Taranto è già stato rigettato:
“Oltre al referto arbitrale e alla relazione dell’osservatore, è stata ascoltata anche la giocatrice colpita dal pupazzo. La suddetta ha confermato la circostanza, anche se ha dichiarato di non aver visto Winnie the Pooh bensì «un pavone con mille piume colorate che volava in un cielo fucsia pieno di stelle e di smiles fosforescenti che ondeggiavano intorno ad un caleidoscopio posto sulla testa di un drago arancione a pallini viola”...

L’azione teppistica ha inoltre alterato il regolare svolgimento della partita, come è dimostrato dai 5 punti consecutivi realizzati dal Lanciano, che ha approfittato dello stato confusionale della palleggiatrice bersaglio del lancio. Nel ricorso presentato dalla società l’allenatore afferma che lo stato confusionale della giocatrice era già sussistente durante il riscaldamento, ma tale versione, sebbene sottoscritta da tutte le compagne di squadra, è smentita da gran parte delle cronache sportive acquisite d’ufficio agli atti, che riferiscono di una efficiente distribuzione di gioco da parte della suddetta palleggiatrice.
L’episodio appare di una gravità inaudita in quanto premeditato da almeno un mese e non già frutto di un isolato ed istintivo gesto di stizza. Il fatto che sia stata colpita una giocatrice locale non attenua la gravità del gesto e costituisce, anzi, un pericoloso precedente.

La natura dell’oggetto, ossia il pupazzo di peluche denominato Winnie the Pooh, costituisce un ulteriore elemento di riprovazione in quanto ha offeso un personaggio caro all’infanzia, traumatizzando i bambini presenti in palestra come spettatori.
Non va, infine, sottovalutato il rischio di emulazione di un atto che si configura come vero e proprio attentato terroristico kamikaze e che nell’attuale contesto geopolitico internazionale va sanzionato con la massima severità nell’interesse della sicurezza nazionale.
Per questi motivi si rigetta il ricorso presentato dalla società tarantina e si conferma il provvedimento disciplinare di primo grado: multa di 1.000 euro, sconfitta a tavolino e 10 ulteriori punti di penalizzazione.”
Palafiom Taranto-Lanciano 3-1

Sabato 3 maggio 2008 – ore 18.00
Anche the last dance, anche l’ultima partita di questo campionato regala gioia a squadra e tifosi: 3-1 sul Lanciano e soprattutto consolidamento dell’ottavo posto a quota 35 punti. Roba da vertigine per una neopromossa. Che stagione!
Undici vittorie e quindici sconfitte.
Ventidue punti nel girone di ritorno (quinta forza in questa fetta di campionato).
Chi sa di pallavolo potrà stimare degnamente queste cifre; io mi limito a raccontare l’ultima partita e ad apprezzare l’ultimo capitolo di una stagione meravigliosa. Peccato che sia finita.

Taranto e Lanciano.
Due destini che si incrociano. Le atlete di coach Marcello a gennaio erano ai margini della soglia-salvezza e iniziavano a mostrare i primi timidi progressi tecnici e caratteriali dopo un girone d’andata contraddittorio. Le abruzzesi, fino a quel momento, erano risultate spietate con le squadre di media e bassa classifica e sembravano in grado di lanciare l’assalto ad una zona play-off che non appariva come un miraggio.
La sfida tra le due compagini segnò una svolta per entrambe: le tarantine espugnarono sorprendentemente il parquet di Lanciano con un 3-2 frutto di una prestazione maestosa. Fu allora che iniziò la grande rimonta. Di contro, la squadra di coach Litterio si vide costretta a rinunciare ad ogni ambizione e si apprestò a disputare un girone di ritorno piuttosto deludente (appena 15 punti in 13 partite, sette in meno della stessa Palafiom Nati a Taranto).

Le All Blacks vengono con tre belle tifose, ma senza il calendario. La sorte dell’incontro è dunque segnata; c’è poco da fare.
Vengono anche senza Alessia Di Giosaffatte e schierano un libero di appena dodici anni...! Il primato di Silvietta è stracciato da ben 3 anni e 4 giorni di differenza. Non solo: con l’ingresso in campo di Alessandra Di Paolo (febbraio 1994), la nostra giovane opposto scala alla medaglia di bronzo. Mannaggia.

Meh, vabbè, l’anno prossimo facciamo giocare Sofia Passaro e vediamo chi la spunta alla fine...
Oltre alle citate Sorrentini (libero) e Di Paolo (panchina), coach Daniele Litterio schiera Beatrice Piazza in palleggio, Manuela Colacioppo opposto, Maria Marcela Corzo e Mara Trivilino di banda, Stefania Dalerci e Lara Pomponio centrali.
Marcello Presta ha tutte le atlete a disposizione tranne Simona Mereu, che comunque ha diligentemente portato il pupazzo di Winnie the Pooh. Dunque, Alessandra Certa in palleggio, Sonia Tinelli opposto, Michela Benefico e Simona Mucci di banda, Clara Clemente e Silvia Buso centrali, Ivana Gallo Ingrao libero.

In panchina: Rossella Garaguso, Désirée Fiore (che sa aprire i lucchetti dei portapalloni; tentativo che io ho fallito per cinque partite consecutive), Valentina Moro, Silvia Mastandrea (che in confronto al libero ospite sembra esperta come Antonella Cataldo) e Paoletta Marcianò, che figura a referto ma ha un lieve infortunio al gomito.
E’ infortunata anche l’addetta agli arbitri.

Ho l’impressione che l’incontro inizi con un paio di minuti di ritardo. Teniamolo presente... Scriviamolo a referto...
Colpo di scena: per la prima volta nella storia di questo campionato, la squadra che vince il sorteggio sceglie di non giocare il primo set nella metà campo in cui ha fatto il riscaldamento. In effetti, il sole è forte e va dritto negli occhi di chi si schiera nel lato d.j.
In compenso le foto vengono bene. L’anno prossimo dovremmo giocare alle 14.30.
Prima dell’arrivo dei tifosi, ho ricontato i sedili del Maria Pia. A inizio stagione (vedasi post “Occhio ai seggiolini” del 3 settembre) erano 129 e mezzo. Oggi sono 127 e mezzo. Me lo sentivo.

Primo set
Il primo punto è dell’argentina Maria Marcela Corzo. Salutaci Gisela.
Doppio attacco di Mucci e primo tempo di Clara; Nati a Taranto in vantaggio per 4-1. La Pomponio inaugura la serie infinita di fast ben riuscite delle ospiti, ma la nostra Simona-di-metallo è scatenata e realizza un punto-culo favorito dal nastro.
Gli effetti sonori del Lanciano sono monopolizzati dall’esperta Stefania Dalerci, di cui Marcello mi aveva detto un gran bene. Confermerà le aspettative, ma intanto siamo in vantaggio noi per 8-5 visto che anche Michela sta scaldando il braccio.
La conclusione del time-out tecnico viene segnalata da un fischio atipico di Alfredo, altra colonna di questa società che merita di essere citata. Che lavoraccio ogni sabato; riesce a godersi le partite?

Scatto del Lanciano: Trivilino e Colacioppo martellano (8-10) e coach Marcello protesta per un mani-fuori a suo dire inesistente. Bugia, c’era! Proteste infondate... Arbitri, teniamone conto...
Lealtà dall’altra parte della rete con la Corzo che riconosce un’invasione.
Sonia, che sta continuando a giocare benissimo, ci riporta in parità (12-12), ma le All Blacks ritornano subito in vantaggio (13-17). Reazione Palafiom: secondo tocco favoloso di Alessandra (vittima designata del lancio di pupazzo in campo, ma è ancora presto), primo tempo di Silvia ed ace di Clara (16-17).

Soninha ci tiene ancora in corsa e le abruzzesi ci vengono incontro con qualche errore in fase d’attacco (20-20). In compenso, la giovane Sorrentini si sta comportando bene e sembra aver aperto un conto personale con la nostra Mucci riuscendo a difendere soprattutto i suoi attacchi metallici.
Sul 21-22 coach Litterio alza il muro e abbassa la media anagrafica gettando nella mischia l’altra baby, Alessandra Di Paolo, al posto di Beatrice Piazza. Non so se anche per lei si tratti dell’esordio assoluto in B2; in tal caso la piccina dimostra un bel coraggio nel tentare subito il colpo a sorpresa dirottando un’alzata verso la nostra metà campo.

Il tocco, per nostra fortuna, è considerato falloso. Per tutelarsi da questo tipo di irregolarità o forse perché preoccupato dall’eccesiva creatività della ragazza, il coach abortisce l’esperimento e rientra la Piazza.
Mucci piazza un bellissimo pallone nell’angolino in posto 5 (24-23) , ma un evitabile impappinamento difensivo della Nati a Taranto compromette il primo set-point.

Sorpasso Lanciano con Colacioppo (24-25), set-point annullato questa volta dalle rossoblu, ma Dalerci e la stessa Colacioppo chiudono la questione sul 25-27.
Secondo set
Osservo che nel primo set c’è stata un’ampia distribuzione di punti. Pochi errori delle attaccanti e grande distribuzione delle palleggiatrici. Gianluca osserva che potrebbe essere dipeso anche da qualche errore delle difese. Qualcun altro, ...ancora più qualificato, mi dirà a fine gara che almeno la nostra palleggiatrice sembrava in uno stato di alterazione psicofisica e passava il pallone in modo scriteriato. A me è piaciuta. Ha mandato a segno tutte le compagne, ha fatto tre secondi tocchi e sei punti totali... Non dar retta alle malelingue, Ale; ‘a megghie si’ tu!

Cambio di campo per rossoblu ed All Blacks. Vi siete divertite a farci giocare controluce nel primo set, eh? Beh, adesso arriva la vendetta.
La ricezione del Lanciano, rispetto al primo set, è un po’ troppo approssimativa per essere normale e la Nati a Taranto parte in modo fulminante.
Sonia, Michela e un’altra magia di Alessandra ci portano sul 6-1.
Anche Clara fa una magia. Non in senso metaforico: mura un pallone che poi viaggia sulla rete per un metro e atterra beffardo nella metà campo abruzzese (8-2). Muro Michela-Silvia e mani-fuori di Michela (11-2).
Diciamo che il marchio della Palafiom è già impresso su questo parziale.
Sono sempre le centrali a reggere la baracca ospite, ma le rossoblu dilagano con un ace di Ale su un’accecata Colacioppo, con un muro di Silvia, e con un missile di Michela (15-4).

Sonia va segno con continuità (3 punti a set) e solo la Dalerci sembra in grado di opporre resistenza. Fino alla fine non riusciremo a prenderle le misure.
Si sblocca in questo set anche Simona-di-metallo, Michela trova un buco nella difesa avversaria e ancora Mucci piazza un ace pulito pulito (22-9).
Michela stellare: scarica un’altra bomba da posto quattro e, dopo i punti realizzati dalla Pomponio con un elegante primo tempo in stand-by e da un preciso tiro della Colacioppo, il nostro martello chiude il set con un affascinante pallonetto (25-16).

Terzo set
Ace di Silvia e questa volta il sole non c’entra perché abbiamo cambiato campo; ennesimo duello Mucci-Sorrentini (direi che l’esordio della ragazzina è stato eccellente) e pallonetto di Sonia (3-1).

Ace di Beatrice Piazza con qualche nostra responsabilità e show di Mucci sino al 7-3.
Fischiata una doppia ad Alessandra, che protesta. A modo suo, ma protesta. Se non fossi certo che la ragazza è virtuosa (non beve, non fuma, non parla...), anch’io avrei il sospetto che un eventuale antidoping risulterebbe compromettente.

Stiamo giocando veramente bene. Ivana Yoghina in difesa sta compiendo miracoli, Michela aumenta il bottino personale e il muro fa la sua parte (12-7).
Lanciano continua a non sbagliare una fast, mentre Mucci decide di schiacciare pur trovandosi nei pressi della consolle di Pino e il pallone termina prevedibilmente sulla rete (14-11).
La nostra ricezione valuta out una battuta della Trivelino che invece finisce dentro; poi la stessa schiacciatrice abruzzese scarica un secondo servizio vincente su Clara (14-13). Pareggio Corzo (15-15), ma la nostra Simona-di-metallo continua a fare fuochi d’artificio: un bel pallonetto e finanche un muro (17-15).

Ancora parità (17-17) e poi lo scatto decisivo: qualche errore delle ospiti, un ace di Mucci, una fast di Clara e un attacco di Michela da posto quattro (22-19).
Due errori ospiti ed è ancora un pallonetto a chiudere il set in favore delle rossoblu; questa volta con la firma di Sonia (25-21).
Quarto set
Primo tempo in duplice copia di Clara. Ivana rischia di sfracellarsi sulla nostra panchina, però le sue difese sono efficaci. Gli interventi più belli vengono vanificati dagli errori in attacco delle nostre, ma per il nostro libero sono comunque vittorie morali.

Altro secondo tocco di Ale, altro primo tempo di Clara e Nati Taranto in fuga (8-5).
Bello anche il primo tempo della Pomponio, che con la Dalerci metterà a terra almeno 11 palloni solo in questo parziale.
A proposito di centrali, entra Rossella per Silvia.
Strepitoso lungolinea di Michela e bomba indifendibile di Sonia (10-8).
Poi la solita Dalerci, che ha gli stessi riccioli di Caparezza, ottiene il punto del sorpasso (10-11).

Clara viene murata da Lara Pomponio e preferisco non cercare di interpretare i pensieri di Michela in quel momento. La partita è molto equilibrata e il Lanciano ha l’opportunità di allungare grazie a un servizio vincente della Corzo (15-17).
Il pareggio è firmato da Michela: muro con urlo e mani-fuori (17-17).
Mani-fuori di Sonia e a quel punto le posizioni in campo si fanno interessanti: Michela va a servire ed Alessandra viene a trovarsi in posto due, ossia a portata di lancio del pupazzo. E’ un’occasione unica. Ma è anche il momento giusto? Aspettiamo.

Michela serve a pallonetto e Sonia schiaccia la palla respinta dalla ricezione abruzzese (20-18). Pallonetto di Mucci, anche lei molto creativa questa sera (21-18).
Lanciare adesso Winnie the Pooh? E se poi spezziamo la concentrazione delle ragazze in un momento decisivo? Chi lo sente Marcello?
Ace di Michela!
A questo punto è coach Litterio a fermare il gioco chiamando il time-out. E’ l’ora X. E’ l’ora della multa. Un gentile tifoso (che non nomino per tutelare la sua rispettabilità) si offre di lanciare il pupazzo addosso ad Alessandra non appena le squadre avranno fatto il loro rientro in campo. Gli arbitri sono vigili.
Ora!

Winnie the Pooh finisce addosso alla nostra palleggiatrice, che sorride perché lo sapeva. Clara lo raccoglie e finge di restare seria. Chi, invece, era all’oscuro dell’operazione volta a garantirci il rispetto di una tradizione (la multa dell’ultima giornata) e a sbloccarci nella classifica del trofeo Bin Laden (peraltro con un attacco kamikaze che a Osama sarebbe piaciuto), è Sonia, che rivolge al pubblico un’occhiata a metà tra la sorpresa e l’irritazione.

Quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto. Ora ci affidiamo all’onestà intellettuale degli arbitri...
Si riprende a giocare e Michela realizza un altro ace (23-18). Beh, non abbiamo spezzato il ritmo. Se poi Lanciano rimonta cinque punti non è colpa nostra: lungolinea Dalerci, attacco vincente di Trivilino e tre errori consecutivi delle nostre attaccanti (23-23).
Lanciano ci regala un errore in battuta e il punto finale di questa stagione meravigliosa lo realizza Rossella con un bel servizio vincente!

Si scatena la festa a ritmo di pizzica. Persino gli invalidi ritrovano la salute e il momento per la foto ufficiale della squadra viene ulteriormente rinviato. Il risultato lo vedete in alto, all’inizio di questo post. Diciamo che non è proprio una foto di quelle che si possono mandare ai giornali.
Rossella dedica il suo match-point a Marcello e Michela devolve i suoi 21 punti in beneficenza a Clara.
Che campionato, ragazzi!

Diceva coach Marcello che probabilmente è stata una stagione irripetibile. Così come avremmo voluto che partite come Ostuni-Palafiom andassero avanti per altri 20 set o magari per tutta la notte (non per infierire sull’Ostuni, ci mancherebbe, ma per la magia emotiva e tecnica che si era creata), avverto che un magnifico incantesimo sta per finire.
Grazie, ragazze, è stato bello.
Sugli altri campi: Valenzano promosso in B1, Orion Napoli che comunque accede ai play-off e Massafra suicida a Manoppello.

La sfida-thrilling di Ostuni la vincono Tonon e compagne ai danni di un Centro Ester gagliardo e combattivo e al termine di una partita mozzafiato giocata con il cuore dalle brindisine.
Altri risultati: Valenzano-Potenza 3-1, Manoppello-Massafra 2-3, Aversa-Salerno 3-1, Scafati-Manfredonia 3-2, Orion Napoli-Trani 1-3, Ostuni-C.Ester Napoli 3-1.
Classifica: Valenzano 70, Orion Napoli 65, Trani 64, Potenza 49, Manoppello 39, Lanciano 37, Salerno 36, PALAFIOM TA 35, Scafati 31, Ostuni e Manfredonia 29, Massafra 27, C.Ester Napoli 24, Aversa 11.

Trofeo Bin Laden (multe in euro): Scafati 1.350,00; C.Ester Napoli 905,00; Lanciano 300,00; Trani 280,00; Salerno 250,00; Aversa 200,00; Massafra 150,00; Manfredonia, Manoppello, Orion Napoli, Ostuni, Potenza, PALAFIOM TA e Valenzano 0.
Tutto fermo. Per Scafati ormai è quasi fatta. Sette squadre sono ferme a zero punti, ma noi da stasera possiamo sperare...

Omaggio ai tifosi
In attesa della cronaca della partita (stasera tardi), ecco una piccola carrellata di foto, ovviamente non esaustive, dedicate ai tifosi presenti al Maria Pia in occasione dell’ultimo incontro stagionale con il Lanciano.









Saved. The last dance

Oggi c’è l’ultimo atto di questo campionato.
Il risultato di Palafiom Nati a Taranto-Lanciano è ininfluente sulla classifica per entrambe le squadre. Sì, in caso di sconfitta, l’ottavo posto delle rossoblu sarebbe insidiato dallo Scafati, ma non sarebbe una catastrofe, mentre Lanciano potrebbe riassestarsi in quella quinta posizione che ha occupato per gran parte della stagione (superando le cugine del Manopello).
Sicuramente, però, le rossoblu vorranno regalare (e regalarsi) l’ultima soddisfazione di questo campionato strepitoso e gli allenamenti a cui ho assistito in settimana non erano molto diversi, per impegno e determinazione, da quelli che precedevano le sfide più delicate.

A proposito, bello il giochino della ricezione a punti...! Brava, Desi.
Non ho ancora avuto il piacere di ricevere un servizio al salto di Simona Mucci, ma mi auguro che ci siano altre occasioni. Gli occhiali, comunque, sono infrangibili.
In settimana ha iniziato gli allenamenti anche Sofia, la figlia di Alessandra Passaro, che ci auguriamo di vedere al Maria Pia anche se non potrà essere indicata a referto per via del tardivo tesseramento.

Tornando alla partita ed a prescindere dal risultato, è l’occasione per ammirare, per applaudire e per ringraziare un gruppo di giocatrici fantastiche per il grande spettacolo sportivo che hanno offerto in questo campionato.
Ieri hanno mi offerto anche qualche altra cosa. Dopo tanti regali chiesti alle avversarie, è giunto inatteso un regalo spontaneo e per questo particolarmente apprezzato. Grazie. Vi voglio bene. Anzi, due regali: una splendida polo e l’ottimistica stima del mio girovita...
Visto che siamo in tema di ringraziamenti, vorrei anche approfittare adesso (perché temo poi di dimenticarmene per l’emozione della partita e per la commozione legata al fatto che sarà l’ultima partita di questa stagione memorabile) per onorare il silenzioso lavoro delle “altre Under”, quelle che non fanno parte della prima squadra ma che con la prima squadra si sono allenate quotidianamente favorendo il lavoro delle rossoblu. Marcello le ha già ringraziate qualche giorno fa in palestra, ma è giusto farlo anche pubblicamente.

Ricordo, infine, a Simona Mereu di indossare la divisa perché dovremmo finalmente fare la foto della squadra schierata (la foto più inutile del mondo perché ormai il campionato è finito e non serve più a nessun giornale, ma al tempo stesso la più utile per fissare l’immagine-ricordo di una formazione che resterà nella storia della società). E porta il pupazzo, mi raccomando, perché lo dobbiamo lanciare addosso ad Alessandra Certa nel terzo set. Altrimenti sarò costretto a lanciare la prima cosa che mi trovo a portata di mano, un seggiolino o una transenna, ed è peccato...
La cittadinanza di Taranto e coach Dragan sono invitati. Sono invitati alla partita, non a lanciare oggetti su Ale, è chiaro.
E’ atteso al Maria Pia anche il marito di Clara, il presidente francese Nicolas Sarkozy.

Intervista a coach Marcello Presta

Partiamo da una tua critica a questo blog, “accusato” di aver esultato più l’anno scorso per la promozione in B2 che per la salvezza ottenuta quest’anno. Perché, invece, questa salvezza è più importante? E perché l’hai definita un grande miracolo?
Perché il livello tecnico della B2 è decisamente più alto e le difficoltà sono maggiori. L’anno scorso eravamo la squadra più forte del campionato di serie C e ne eravamo consapevoli; quest’anno non avevamo alcuna consapevolezza di meritare la salvezza, non all’inizio del campionato almeno. Era un obiettivo tutto da conquistare. Inoltre, prima dell’anno scorso, avevamo già concluso due stagioni arrivando ai play-off; eravamo abituati a vincere ed eravamo abituati a rapportarci con giocatrici diverse e di un altro livello.
Nel corso del campionato hai mai pensato di retrocedere?
Ho sempre pensato che ci fosse questa possibilità finché non abbiamo ottenuto la salvezza matematica. Dopo la sconfitta interna con l’Ostuni, a dicembre, credevo che fossimo già con un piede e mezzo in serie C. Eppure ad agosto avevo espresso la convinzione che ci saremmo salvati.
Da cosa nasceva questa convinzione?
Non era una convinzione, era uno stimolo. Speravo di riuscire a trasmettere alle giocatrici la mia aggressività e la mia voglia di vincere. Volevo trascinarle e indurle ad essere una squadra di combattenti che non mollano mai.
La vittoria sul Centro Ester significò già qualcosa? Fu un’iniezione di fiducia? Dimostrò che la B2 avremmo potuto giocarcela?
Al contrario. Per tutti noi fu un impatto durissimo con la realtà. In quella partita ci rendemmo conto di quanto fosse difficile questo campionato e arduo il cammino verso la salvezza. Scoprimmo il ritmo della serie B2. Lottammo strenuamente con una squadra che avrebbe dovuto essere una diretta concorrente e rischiammo di perdere quella partita. Fu un incontro durissimo. Non avevamo mai giocato a quei ritmi in serie C; non avevamo mai affrontato avversarie che “menavano” in quel modo. Già durante il riscaldamento le atlete napoletane sembravano extraterrestri. Nonostante la vittoria, ero molto preoccupato e capii che avremmo dovuto preparare ogni partita nei minimi particolari.
Qualche giorno prima, nel torneo pre-campionato di Bari, l’allenatore del Trani mi aveva fatto presente che la mia squadra sembrava capitata lì per caso. “Spaesata” era la parola giusta.
Dopo la partita con il Centro Ester dissi alle ragazze: “Qui ci sarà da soffrire e pure parecchio. Se queste lottano per la salvezza e giocano con ritmi del genere, figuriamoci le altre...”. Non eravamo ancora pronti; mentalmente siamo rimasti una squadra di serie C per una buona parte del campionato.

Poi venne il tracollo in casa con l’Ostuni a dicembre: partita disastrosa; la Piccione che ha fatto quello che ha voluto; penultimo posto in classifica, peraltro insidiato dall’Aversa. Cosa è successo dopo?
Quella sera pensai che avrei dovuto lasciare la squadra. Il sostituto che avevo individuato, però, era intenzionato a rivoluzionare radicalmente la formazione e questi cambiamenti mi lasciarono perplesso: mi sembrava di buttare alle ortiche tutto quello che era stato costruito, per anni, fino a quel momento. Non mi sembrava giusto. Non mi sembrava giusto neanche rassegnarsi alla retrocessione.
Il giorno dopo decisi di cambiare tutto: non le giocatrici, ma il mio atteggiamento, il metodo di allenamento. Analizzai quello che era successo fino a quel momento, rividi tutti i filmati per capire cosa non stesse funzionando. Iniziammo ad allenarci come una squadra che avrebbe dovuto salvarsi, partendo dalla difesa e dal muro. In realtà, erano cose che già sapevamo dall’inizio, ma nella testa eravamo rimasti ancorati ad un’idea di squadra e di campionato che non andavano più bene.
In quei giorni arrivò a Taranto Radames Lattari con il compito di salvare la Prisma. Era una situazione analoga alla nostra. “Copiai” il suo lavoro in allenamento, in particolare i suoi stimoli sul piano della motivazione. Bisognava metterci più cuore, più divertimento nel difendere. Per me la serie A era sempre stata Vincenzo Di Pinto; Radames mi ha offerto altri stimoli, completandomi come allenatore e facendomi scoprire il piacere di stare in palestra.
Le ragazze furono brave a non drammatizzare la situazione. Sono convinto che nello spogliatoio si siano dette qualcosa tra di loro; si sono guardate in faccia ed hanno reagito in modo fantastico. Tutte ci hanno messo il cuore, hanno iniziato a divertirsi anche in allenamento, hanno mostrato una grande determinazione nel non far cadere una palla a terra. “Divertirsi a soffrire” era diventato il nostro slogan. Centrammo l’attenzione sul gusto delle sfide, non solo in campionato, ma anche nelle partitelle a ping-pong. In realtà, alcune giocatrici il gusto della sfida ce l’avevano già nel DNA, dovevano solo tirarlo fuori. Altre no, non sapevano cosa fosse, si nascondevano, preferivano non esporsi per non sbagliare, preferivano evitare brutte figure piuttosto che tentare di fregare l’avversario.

Palafiom-Valenzano 2-3. Sconfitti, ancora penultimi, ma con un punto strappato alla capolista. Te l’aspettavi?
I primi due set furono molto deludenti e non emersero i progressi compiuti in allenamento, poi iniziammo a giocare con più coraggio. Ad essere sincero, però, in quella partita fece tutto il Valenzano, nel bene e nel male. Furono loro a calare improvvisamente. Direi che non fummo noi a conquistare il punto, ma loro a regalarcelo. Però, indubbiamente, quella partita cambiò qualcosa sul piano dell’umore.
Lanciano (2-3) e Napoli-Barra (1-3). Due trasferte che hanno proiettato la squadra in zona salvezza e da allora non si è più tornati indietro. E’ stata questa la svolta del campionato?
Lanciano. Quella è stata la svolta, il momento in cui è cambiato tutto. Tanto per cominciare, fu la prima trasferta in cui rinunciammo al pullman e utilizzammo le macchine, appena due macchine.
Per la durata del viaggio eravamo uniti, c’era contatto fisico, condivisione, dialogo. E si trattava di un dialogo nostro, senza distrazioni. Eravamo solo noi.
E poi fu la svolta anche sul piano del gioco. Giocammo una partita strepitosa, senza quasi far cadere la palla a terra e, quando cadeva, le ragazze si incazzavano. Lì riuscimmo a far maturare in partita i frutti del lavoro in allenamento. C’era tanta voglia di vincere; c’era comunicazione in campo. Era nata una squadra.
Peraltro, il Lanciano attraversava un buon momento, giocava bene, non cedeva punti alle squadre di media-bassa classifica.
Mi piacque anche l’atteggiamento “da rapina” che assumemmo: veloci in macchina, complicità assoluta, partita aggressiva e via di corsa a bere birra in autogrill...
E a Napoli?
L’unica differenza era Marco al posto di Mary. Ma fu una partita nel segno della continuità: tanto feeling, molta voglia di ridere e scherzare fra di noi, ma soprattutto tanta voglia di vincere ancora. Non pensavamo più al campionato; pensavamo alle avversarie volta per volta, partita per partita. Eravamo ormai in grado di reggere ritmi altissimi e studiavamo con attenzione le nostre avversarie. Per poterle mordere...
Mordere...?
Non lo dico io; ce l’ha detto qualche nostra avversaria. Avevano la sensazione che le azzannassimo...

Dopo le prevedibili sconfitte con Potenza e Salerno, la Palafiom ha raccolto 9 punti in 3 partite (Manoppello, Manfredonia e Massafra).
Potenza fu una brutta sconfitta, una delle peggiori del girone di ritorno (con Orion Napoli e Scafati). In Lucania, per reggere il confronto, avremmo dovuto giocare al 200% delle nostre possibilità e invece non giocammo neanche al 100%. Subimmo il loro modo di giocare e non entrammo in campo con la giusta mentalità vincente. Scorie del passato. D’altra parte non si poteva cambiare subito tutto.
Ma l’obiettivo era una mentalità vincente in cui non ci fosse spazio per gli alibi. Se c’erano ostacoli, bisognava superarli. E ora posso dire che di ostacoli ne abbiamo incontrati: infortuni, un solo allenamento alla settimana nella palestra usata per le partite, allenamenti quasi al buio all’Alfieri... Ma non se n’è mai parlato. Non ce ne fregava niente dei contrattempi; si lavorava e basta. Dovevamo e volevamo essere una squadra che fa i fatti, non le chiacchiere.
Manoppello, Manfredonia, Massafra.
Tre partite affrontate una alla volta e studiate minuziosamente. Le ragazze sapevano tutto delle avversarie che stavano per affrontare e avevano già maturato il gusto della sfida da vincere. Volevano vincere le sfide di squadra, ma anche le sfide individuali. Non è facile trovare questo atteggiamento nel volley femminile. E poi c’era grande comunicazione in campo: le ragazze leggevano bene la partita e la giocavano; in alcuni time-out parlavano loro, non io.
Di questa fase ricordo soprattutto gli allenamenti. Andavo volentieri in palestra e ne uscivo emozionato e stupito perché le ragazze facevano sempre più di quello che io mi aspettavo. Sì, ero stupito. Di come si allenavano e di come giocavano. Non ho mai avuto una squadra così e credo che questa stagione sia irripetibile.

Quanto ti ha preoccupato il tonfo interno con lo Scafati?
Zero. Un incidente di percorso.
Manfredonia e Ostuni. Due 0-3 in trasferta e Palafiom che, come l’anno scorso, sa scegliere bene le partite decisive da vincere. Sono state queste le due partite-capolavoro?
Manfredonia non tanto perché ci misero del loro anche le sipontine.
Ostuni sì. Quella è stata la partita-capolavoro. Lì ho visto un esempio di squadra vera. Lì ho visto tutte le mie giocatrici con gli occhi di ghiaccio: isolate da tutto quello che c’era intorno a loro, sicure dei propri mezzi e consapevoli di cosa bisognasse fare. Concentrate sulla vittoria.
Gli occhi di ghiaccio ce li hanno i giocatori vincenti, come quelli del Treviso che vennero a giocare a Taranto alcuni anni fa: sembravano computer che su ogni palla aprivano un file con le procedure da applicare. A Ostuni avevo un’intera squadra con gli occhi di ghiaccio; non mi era mai successo prima. Non mostravano alcuna emozione; volevano solo giocare e vincere, giocare e vincere. Guardare le avversarie, capire cosa vogliono fare e impedirlo, essere al top su ogni pallone, in ogni fondamentale.
Non hai chiamato un time-out quel giorno. E durante quelli tecnici o quelli chiamati da coach Solombrino non hai detto niente.
Neanche le ragazze. Non avevano da dirsi niente.

La Palafiom ha conquistato 16 punti in casa (per ora) e 16 in trasferta. I capitoli decisivi di questa salvezza, comunque, li ha scritti in trasferta. Come te lo spieghi?
Indubbiamente c’è qualche giocatrice che in casa sente troppo l’emozione. E poi fuori casa ci sono meno distrazioni e riusciamo ad estraniarci meglio. D’altra parte in casa c’è sempre gente che ride, che scherza e questo finisce col rappresentare una distrazione. E’ un aspetto su cui dobbiamo lavorare; bisogna restare concentrati ed avere occhi di ghiaccio anche al Maria Pia.
Dopo la brutta sconfitta a Manoppello (3-0) c’è stata la vittoria contro il Manfredonia (3-1); dopo il tracollo interno con l’Ostuni (0-3) c’è stata la bella prova contro il Valenzano (2-3) e poi la vittoria ad Aversa (0-3); dopo Scafati-Palafiom 0-3 si è andati a vincere a Ostuni con lo stesso punteggio e con una prestazione perfetta. Insomma, dopo le peggiori sconfitte, le migliori prestazioni. Non può essere un caso...
Dopo le sconfitte, soprattutto dopo sconfitte come quelle, ci siamo riuniti per discuterne guardandoci negli occhi e dicendoci in faccia quello che non aveva funzionato, talvolta a muso duro, ma io preferisco dire in modo onesto e aperto. I briefing del martedì erano severi, erano anche uno sfogo e forse qualcuno li ha vissuti come dei “processi”. Ma analizzando quello che avevamo sbagliato, senza – ripeto – cercare alibi ed a prescindere da chi era entrato in campo, poi ne uscivamo con una carica agonistica rinnovata. Perché siamo una squadra di carattere.
Battere Aversa due settimane fa e conquistare la matematica permanenza in B2 è stato più difficile del previsto. Perché?
Tanto per cominciare io ho sempre avuto grande rispetto per l’Aversa. E’ una squadra che all’inizio del campionato giocava veramente bene, ha sempre lottato, ha perso spesso con parziali alti e ancora adesso non ha mollato. Il sabato successivo, infatti, ha battuto 3-1 il Lanciano. Nessuna squadra l’ha affrontata schierando le riserve ed ha un paio di giocatrici molto interessanti. Talvolta nella pallavolo stai per vincere un set e poi qualche episodio lo compromette e quella sera resti a secco; a loro è capitato spesso e la classifica nei loro riguardi è troppo severa. Quindi, la mia squadra scese in campo sapendo che non si sarebbe trattato di una passeggiata e sapendo – al tempo stesso – che fallendo quell’appuntamento avremmo rischiato di non avere prove d’appello alla luce del calendario (trasferte a Valenzano e a Trani). Eravamo molto tesi.
Cosa ti è piaciuto della Palafiom di quest’anno?
L’ho già detto: il saper stare insieme e soprattutto gli allenamenti, che per me erano un piacere ed un’emozione. Esattamente il contrario dell’anno scorso, quando gli allenamenti mi annoiavano e ne uscivo demoralizzato.

Ma erano le stesse giocatrici...
Era diversa la sfida. Una sfida impossibile che abbiamo affrontato con umiltà.
Cosa non ti è piaciuto?
L’elenco è lungo... Ho sbagliato a portare in B2 tutte le Under perché hanno finito per assumere degli atteggiamenti che non mi sono piaciuti. Ma mi assumo la responsabilità di questa scelta e di questo errore.
Non mi è piaciuta l’incapacità di mantenere con costanza la voglia e la mentalità vincente. Non abbiamo saputo battere il ferro quando era caldo, sia a livello di squadra che a livello individuale. Qualcuna non si è resa conto della grande e irripetibile occasione di crescita offerta da questa esperienza e non ne ha approfittato appieno per maturare ulteriormente.
E sul piano tecnico?
Siamo migliorati in difesa, nel rapporto muro-difesa e soprattutto a muro, fondamentale che ci ha permesso di costruire molte vittorie, di neutralizzare qualche giocatrice avversaria e, alla fine, di conquistare la salvezza. C’è stata una fase in cui – ne sono convinto – a muro eravamo i più forti del campionato.
Di contro, le nostre pecche peggiori erano in battuta e in ricezione. Abbiamo palesato scarsa fluidità nel cambio palla. Beh, se avessimo avuto anche quella, avremmo vinto il campionato...
Paoletta è stato un ritorno a casa e la militanza di Manuela nella Palafiom si è interrotta prematuramente. Alla fine l’unica vera novità della squadra è stata Simona Mucci. Soddisfatto della scelta?

Simona Mucci è una mia scommessa e quando scommetto su una giocatrice sono testardo, devo vincere. Lei aveva giocato solo in serie C con l’obiettivo massimo della metà classifica; non aveva mai vinto niente. E’ un po’ emotiva, avverte la tensione della partita ed è una di quelle che la avvertono più in casa che in trasferta. Dovrà imparare ad avere occhi di ghiaccio anche lei, ma farò di tutto per farla arrivare il più in alto possibile perché so che ce la può fare. Io ci credo. E aggiungo che è un piacere lavorare con lei.
Alessandra Certa e Michela Benefico sono due giocatrici che hai fortemente voluto in squadra qualche anno fa ed alle quali credi molto. Mi pare che si siano adattate bene alla nuova categoria e nei rispettivi ruoli non sono molte le giocatrici più brave di loro. Possono crescere ancora?
Alessandra e Michela hanno ancora margini di crescita enormi e di cui neanche loro sono consapevoli. Lo vedo in allenamento. Possono arrivare molto in alto, ma devono avere più voglia di fare bene e di sfondare; devono capire che ogni pallone giocato in allenamento è importante e può servire alla loro crescita. Soprattutto Michela deve imparare a pretendere di più da se stessa, a non accontentarsi.
Al pari di Mucci, sono due mie scommesse e ricordo che quando le presi in squadra ricevetti molte critiche: “Dove devi andare con quelle?”...
Beh, credo che siano già due scommesse vinte.

Clara Clemente, invece, è la colonna di questa squadra. Potrà esserlo anche in futuro o si appresta... a vincere il secondo premio alla carriera? Cosa le consiglierai?
Se riuscissi ad ingaggiare una centrale più forte di lei, le consiglierei di smettere; altrimenti sarò costretto a tenerla ancora... (ride)
Clara, con la sua costanza e la sua voglia di vincere, è la bandiera di questa squadra e per me è la centrale più forte del campionato. E’ vincente; nessuno mura come lei e fisicamente è integra, sta bene. Se lavorasse un po’ di più con i pesi sarebbe meglio... ma potrebbe tranquillamente giocare almeno per un altro anno. Lei è l’anima di questa squadra ed è in grado di trasmettere la sua tecnica e la sua mentalità vincente a chi è disposta ad apprendere. E’ un punto di equilibrio e di riferimento, per tutte. Non molla mai, in allenamento e in partita; vorrei averne di giocatrici con le palle come lei... Su questa salvezza c’è tutta la sua impronta.
Clara fa parte di una generazione di giocatrici (giocatrici, non atlete) di un altro livello, che hanno nel sangue l’umiltà, la determinazione, la dedizione al lavoro, la voglia di vincere. Sono abituate ad allenarsi anche sei ore al giorno e non lavorano per lavorare; lavorano per vincere. Lo vedo in Rosa Ricci, in Antonella Cataldo, in Paola Michieletto, in Giusy Caterina e in altre che giocano ad ottimi livelli in B1 e in B2. Fra l’altro negli sport la soglia anagrafica si sta alzando e quindi sono convinto che questa generazione resterà ancora al top per un bel po’ di tempo. Basta vedere quello che fanno in campo.
Clara ha disputato il miglior campionato da quando gioca con noi. Di contro, è una rompicoglioni, ma pazienza...
Le altre centrali: Silvia Buso e Rossella Garaguso.

Silvia è stata una bella sorpresa. Forse neanche lei credeva di poter giocare in B2 e invece, accantonata un po’ di abulia in campo, ha fatto ottime cose, soprattutto a muro.
Rossella ha dato un valido contributo, ma, per le potenzialità che ha, potrebbe fare molto di più.
Per gli opposti, Sonia Tinelli e Ivana Gallo Ingrao, è stata un’altra stagione limitata da condizioni fisiche non ottimali.
Sì, Sonia ha avuto qualche problema fisico, ma quando è stata in campo la sua presenza si è sentita in modo importante. Ha disputato un ottimo campionato, una delle sue migliori stagioni. E’ stata trainante in tutte le nostre vittorie.
Ivana forse ha sottovalutato i tempi di recupero, che, dopo un intervento come quello che ha subìto, non sono inferiori a un anno. Però ha saputo aiutare la squadra in ogni momento ed ha accettato, suo malgrado, il ruolo di libero e le sono grato anche per questo.
Anche quest’anno tre giocatrici si sono alternate nel ruolo di libero (Manuela Voglino, Simona Mereu, Ivana Gallo Ingrao). E’ una maledizione o una tradizione?
Diciamo che ormai è una tradizione. Purtroppo Simona non si può allenare finché non supera i problemi fisici che l’affliggono in questo periodo. Ma in prospettiva può fare tanto, ha piedi veloci, ottime potenzialità e tempo per crescere.
E passiamo alle cosiddette “piccine”: Silvia Mastandrea, Paola Marcianò, Valentina Moro, Désirée Fiore.
Siamo stati l’unica squadra in Italia a far giocare con una certa costanza una ragazza del ’92, Silvietta, e poche squadre presentavano una seconda palleggiatrice del ’91 e tre atlete del ’92 in organico.
Silvia. Tecnicamente mi ha regalato belle soddisfazioni perché è migliorata tantissimo in attacco. Ora deve migliorare anche negli altri fondamentali, ma la sua crescita è stata esponenziale, come del resto quella delle altre “piccine”.
Désirée. Lei gioca a pallavolo soltanto da tre anni e questa mancanza di esperienza le provoca un po’ di insicurezza, ma anche lei è cresciuta tanto ed ha ottime potenzialità. E’ quella che si è inserita meglio nel gruppo e che sa sfruttare meglio l’esperienza delle grandi, apprendendo ed assorbendo come una spugna. I risultati sono evidenti. Conto molto su di lei.
Valentina. Ha avuto la sfortuna di farsi male a inizio stagione e questo ha compromesso inesorabilmente tutto il suo campionato. Vorrei che fosse meno sospesa nel mondo dell’immaginazione e più legata alla concretezza della realtà; vorrei che affrontasse in modo più deciso il lavoro in palestra e che si integrasse meglio nel gruppo, accettandone anche gli scontri. La vorrei più concentrata sull’obiettivo condiviso dalla squadra piuttosto che sui risultati individuali. Ma indubbiamente anche lei è molto cresciuta dal punto di vista tecnico.

Per Paoletta il discorso è molto più complesso in ragione del ruolo. Una palleggiatrice inizia a capire la pallavolo intorno ai 25/26 anni. In Italia, anche nelle nazionali pre-juniores con le quali ho collaborato, abbiamo commesso un errore considerando le palleggiatrici al pari delle altre atlete. Non è così. La palleggiatrice deve possedere sensazioni che le altre non hanno e deve maturare in modo diverso. Serve tanto lavoro e tanta esperienza. In Italia si è puntato sulle qualità fisiche e sulle potenzialità tecniche trascurando l’esperienza, la gavetta, i palloni giocati.
I risultati sono, ad esempio, che Manuela Di Crescenzo, classe 1988, avrebbe dovuto essere la titolare del San Vito dei Normanni in A2 e invece ha giocato quasi sempre Serena Masino, 1983, che non era mai stata oltre la B1. E ha giocato bene.
Eleonora Lobianco non è mai stata nelle nazionali giovanili eppure adesso è una delle più forti alzatrici del mondo e continua a migliorarsi.
L’età è importante e le compagne esperte non sempre riescono a giocare con una palleggiatrice giovane, mentre, al contrario, non è raro vedere palleggiatrici che giocano fino a 45 anni.
Alle palleggiatrici giovani e quindi alla nostra Paoletta si richiede molta pazienza e molta umiltà. Devono avere la capacità di allenarsi sapendo attendere il loro momento e riuscendo a rinviare la realizzazione dei sogni e delle aspirazioni. In altre parole, devono diventare adulte prima delle altre.
Paoletta è molto migliorata quest’anno e forse neanche lei stessa ne ha preso coscienza. E’ un’altra palleggiatrice. Ma la tecnica e la fantasia, che sono importanti e che lei già possiede, non bastano; deve comprendere più profondamente il senso del suo ruolo in campo e in squadra. In B2 è una delle più giovani, forse l’unica del 1991 ad essere scesa in campo, ma deve avere molta pazienza. Sono molto soddisfatto di lei e di quello che è diventata in questi mesi; tutto quello che sta facendo, per me, è positivo, ma non deve avere fretta.
Parlando in generale delle più giovani, vorrei che riuscissero a mettere più cuore in quello che fanno e che cogliessero le opportunità offerte loro in allenamento.
Diamo un’occhiata alle avversarie. La classifica rispecchia i valori visti sul parquet?
Sì, credo che alla fine la classifica sia questa. Fra le prime tre c’è pochissima differenza e probabilmente, in questi casi, un briciolo di fortuna in più aiuta, ma i valori sono quelli. Valenzano è la squadra più forte e più continua; merita di vincere il campionato. Tranne gli scontri diretti, ha perso solo due punti per strada (a Salerno e a Taranto).
Anche tu eri un esordiente in B2. Hai visto la pallavolo che ti aspettavi? Quali considerazioni tecniche ti senti di fare?
A giudicare da quello che mi hanno riferito i colleghi, il livello tecnico è stato maggiore rispetto all’anno scorso. Noi abbiamo affrontato il campionato senza pensarci troppo e senza grossi timori. Un nostro grosso limite, soprattutto all’inizio, era la scarsa conoscenza delle giocatrici avversarie, ma direi che ci siamo comportati egregiamente.
Ruolo per ruolo, le giocatrici avversarie che ti hanno più impressionato quest’anno (escludendo le ragazze della Palafiom). E’ una tradizione; facciamo il sestetto ideale:

Come palleggiatrice, Sabrina Cosentino (Valenzano). Peraltro, l’ottimo rapporto con coach Zambetta ha favorito un frequente scambio di video e quindi ho imparato a conoscerla anche in questo modo. Molto brava, davvero. E ho apprezzato anche la sua crescita nel finale di campionato.
Come opposto, devo dire che quest’anno dai posti due non abbiamo visto scintille. Io premierei la continuità di Aurora Avena (Potenza).
Come prima centrale (e sottolineo che abbiamo deciso di escludere le nostre...), sicuramente Paola Michieletto (Valenzano), molto continua anche lei.
Poi le scelte si fanno più difficili. Come seconda centrale, c’è una rosa di nomi, alcuni dei quali, in realtà, corrispondono a prime centrali: Valeria Tavolari (Valenzano), Giusy Scarale (Manfredonia), Viviana Vincenti (Massafra), Barbara Krambek (Trani) e Raffaella Balducci (Trani), che ha concluso un grande campionato.
Io, però, vorrei indicare una ragazza giovane che sicuramente ha dimostrato di essere all’altezza e che ha un grande futuro davanti a sé, Angelica Muscillo (Potenza).
Battaglia dura anche tra i posti quattro... Ma ci sono almeno tre grandi laterali: Alessandra Piccione (Ostuni), Nunzia Campolo (Orion Napoli) e Giusy Caterina (Trani).
Sul libero, invece, ho meno dubbi e indico con convinzione Simona Califano (Orion Napoli).
Non sarebbe corretto chiederti qual è stato il coach più bravo, trattandosi di tuoi colleghi. Però, per chi faresti una menzione particolare?
Tutti bravi, ma anche tutti molto corretti. Si è creato un bel rapporto di amicizia e di collaborazione. Penso, in particolare, a Piero Zambetta, ad Antonio Chieppa, a Luca Loparco, a Tonino Solombrino, ma dovrei nominarli tutti. Vorrei però citare un coach che mi ha colpito per le sue virtù, Nello Caliendo (Potenza). L’amico Nino Gagliardi ed io amiamo dire che Nello “è uno di noi”...
Gli arbitraggi.
Molto buoni. Qualche svista capita; sbagliamo tanto anche noi... Però devo dire che hanno gestito ottimamente anche i rapporti con giocatrici e allenatori. Poi io sono dell’idea che le partite non si perdono per colpa degli arbitri.
Abbiamo convenuto che una delle immagini più belle di questo campionato è stata l’ingresso al Maria Pia di Silvia Renna e Gisela Scialacomo con il pacco-dono di mozzarelle di bufala. Meravigliose. Però, al di là delle gratificazioni tecniche, conserveremo altri bei ricordi di questa stagione. Penso all’ospitalità ricevuta a Manoppello, penso alla corrente di simpatia che è scattata con l’Orion Napoli. Quale altro episodio ti piacerebbe ricordare?
L’ottimo rapporto instaurato con i colleghi allenatori. E poi c’è un episodio “fresco” di domenica scorsa: le parole e gli apprezzamenti personali che mi ha rivolto il presidente del Trani mi hanno fatto molto piacere.

Il campionato che sta per concludersi ha apportato novità nel patrimonio scaramantico della squadra...?
Tante conferme e una sola novità: non devo più prendere il caffé prima della partita. Me ne offrì uno Ugo prima di Palafiom-Ostuni...
La Prisma rischia di emigrare. Ci auguriamo di no, ma in ogni caso il presidente Bongiovanni ha denunciato una situazione di forte disagio per il volley a Taranto. In ambito femminile, alle nostre spalle c’è il vuoto: nessuna squadra tarantina in serie C e le formazioni della serie D lottano per la salvezza. Cosa succede alla pallavolo tarantina?
Se davvero la Prisma andasse via, sarebbe una perdita gravissima per il movimento pallavolistico tarantino e andrebbero in fumo importanti opportunità di crescita tecnica per noi addetti ai lavori. Sarebbe anche un danno d’immagine per la città, ancora una volta confermata nel suo difetto di farsi scappare le cose positive che ci sono.
Per quanto riguarda, invece, la pallavolo femminile di base, faccio solo una considerazione: mentre in Italia la statura media continua a salire, io vedo sempre meno ragazze alte nelle scuole tarantine. Sarà un effetto dell’inquinamento...? Una dozzina di anni fa la statura di una formazione Under 14 che allenavo oscillava tra 1,75 e 1,83. Adesso questi numeri ce li possiamo sognare.
Massafra e Taranto. Due squadre in B2 sono un lusso per la nostra provincia?
Sì, sicuramente. E’ insensato avere, a 20 chilometri di distanza, due squadre che lottano per non retrocedere quando si potrebbe fare molto di più avendo programmi più ambiziosi e centrati sull’impegno quotidiano. Mi auguro che si possa approfondire la collaborazione avviata con l’Under 16.

Basket. Il CRAS, costruito per lo scudetto, perde la semifinale contro il Napoli e la sera stessa il presidente preannuncia le dimissioni. E’ proprio così difficile accettare serenamente le sconfitte nella cultura sportiva italiana?
Quello che è successo al CRAS non ha a che fare con la cultura di accettazione della sconfitta. Io sono d’accordo con il presidente, che ha investito un mare di soldi per costruire uno squadrone. Sono solidale con lui e con Bongiovanni, mecenati dello sport. Non sono solidale con le giocatrici e con l’allenatore del CRAS che, se vincono o perdono, vengono pagati nello stesso modo. Dovrebbero fare un passo indietro e rimettere in discussione i loro contratti. Dovevano vincere tutto (campionato, coppa Italia e coppa europea) ed hanno perso tutto.
L’unico caso simile in Italia è Veltroni, che in 5 mesi è riuscito a far cadere un governo, a perdere le elezioni politiche e a perdere Roma. A novembre Berlusconi era stato scaricato da Casini e da Fini, indisponibile a confluire nel PDL; Veltroni lo ha rianimato provocando una catastrofe.
Torniamo a noi. Non poteva mancare un titolo giovanile quest’anno: campioni provinciali Under 18 con la squadra che, in gran parte, aveva vinto il titolo Under 16 l’anno scorso.
I titoli giovanili lasciano il tempo che trovano, ad eccezione del trofeo delle Regioni. Sì, giovano all’immagine della società, ma non servono a niente se poi le ragazze non arrivano a giocare a certi livelli. Per loro è più importante confrontarsi con giocatrici vere.
Sangue del nostro sangue. A noi piace conservare un legame con le atlete che hanno fatto la storia di questa squadra. Marianna Masoni gioca con Cremona la finale play-off per la promozione in A1. E’ pronta per la serie maggiore?
Le limitazioni per le straniere che stanno per entrare in vigore offrono alle giocatrici alte come Marianna una grande occasione. Lei ha grandi potenzialità e le italiane nel suo ruolo si contano sulle dita di una mano. Servirà molta fatica e molta disponibilità al sacrificio, ma ha una bella bicicletta a disposizione e le auguro di cuore di pedalare bene.
Marcella Scaglioso.
Idem. Possibilità ancora maggiori, trattandosi di una palleggiatrice alta. Per Marcella, che è ancora molto giovane, vale lo stesso discorso fatto per Paoletta. Potrebbe incontrare attaccanti diffidenti a farsi servire palloni da un’alzatrice così giovane e dovrà conquistarsi tutto con i denti. Ma il futuro è nelle sue mani.

L’Antico Presidente è lontano dagli occhi ma sempre vicino al cuore. C’è un Nuovo Presidente, una nuova dirigenza, una nuova organizzazione che già cura i rapporti con la stampa (T9 Communication). Quale sarà il futuro della Nati a Taranto Volley?
Sabato giochiamo contro il Lanciano e sarà un’occasione festosa per salutare i tifosi, che desidero ringraziare per il loro apporto. Da lunedì inizieremo a programmare il nostro futuro.
NOTE:
Le foto di Radames Lattari e di Simona Mereu sono di Luca.





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