Quando Marianna torna a casa

Vieni qui quando vuoi,
la stagione che vuoi;
la mia casa se vuoi
è anche casa tua.
Resta qui, stai tranquilla;
è qui l’asilo.
(da “La mia casa è la tua”, Notre Dame de Paris, di R.Cocciante, M.Presta, M.Urago)
Marianna è tornata a casa. Solo per allenarsi, purtroppo.
Quest’anno abbiamo seguito tutti i suoi risultati, di settimana in settimana, e finalmente adesso, dopo quello di Marcella, possiamo svelare ai lettori che non lo conoscono anche il volto di Marianna Masoni.
A giudicare dalla carriera (due anni nel Club Italia, Forlì in B1, Santeramo in A1, titolare e vincitrice del campionato di B1 con il San Vito dei Normanni ed attualmente al Magic Pack Cremona in A2), Marianna è il più bel fiore cresciuto nel vivaio della Palafiom.
Un poster di ritagli di giornale che la riguardano, affisso in segreteria, rappresenta la piccola Hall of Fame individuale di questo gioiello di famiglia.
Nel fumetto estivo dello scorso anno ipotizzavo un rientro in squadra suo e di Marcella per fare grande la Palafiom. Non sarebbe stato giusto per Marianna e per Marcella, che meritano molto più della B2, e – per altri versi – non sarebbe stato giusto per le splendide ragazze di questa Palafiom che la B2 l’hanno prima conquistata e poi difesa con i denti fino a raggiungere una salvezza epica con tre giornate d’anticipo.
Però, l’idea di vedere Marianna e Marcella in rossoblu... Diciamo che è un sogno proibito; è sbagliato, irrazionale, ma ogni tanto affiora nell’immaginazione.
Intanto, accontentiamoci della presenza di Marianna agli allenamenti. E l’emozione di vedere finalmente questa leggendaria giocatrice merita di essere socializzata sulle pagine del blog.
Un pezzo di cuore rossoblu è tornato a casa.

Sultano, avìne a Tàrand' !

Il Sultano dell’Oman, Qaboos Bin Said, sta trascorrendo un breve periodo di vacanza in Puglia, più precisamente nella provincia di Bari. Il lussuoso panfilo reale è stato preceduto ed accompagnato dalla flotta aerea del sovrano, che ha riversato nel capoluogo pugliese limousine, ministri, effetti personali e persino una banda musicale che si è esibita in piazza Prefettura.
Alla cena offerta da Bin Said hanno partecipato le più alte cariche istituzionali della regione che non solo hanno strafocato a volontà, ma hanno pure ricevuto in dono un ricordino da 20mila euro (un orologio d’oro massiccio cadauno).
Il Sultano ha anche pranzato a Villa Menelao a Turi (sponsor della locale squadra di pallavolo). Siccome non gli hanno presentato il conto, ha voluto sdebitarsi con una pergamena in oro zecchino ed una monumentale composizione floreale.
Non è finita. Bin Said ha un animo filantropico ed ha annunciato un dono di 2 milioni di euro al reparto di cardiochirurgia pediatrica e di 3 milioni per il Conservatorio...
Sultano, non partire! Passa prima da Taranto!
Sei invitato da noi! Organizziamo un’altra amichevole con la Tempesta e mettiamo sotto gli occhi del sovrano arabo la cassetta delle offerte; chissà che non ci ammolli qualche assegno a sei/sette zeri...
Vieni a mangiare al Siddharta! Sei ospite nostro...
Non te ne andare, Sultano!

NOTE:
La foto in alto è tratta dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 27 maggio 2008, pag. 12; quella del Sultano da http://en.wikipedia.org.
I segreti del Codice Ale

Il muro, la grinta, l’umiltà, gli allenamenti... Sì, sì, d’accordo, tutto questo ha indubbiamente contribuito alla salvezza della Palafiom Nati a Taranto nella stagione appena conclusa.
Ma c’è un altro fattore che ha permesso alle rossoblu di raggiungere quota 35 punti (quant’è bello ripetere questo numero...!) e forse è proprio il fattore più importante di tutti.
Si tratta di un’arma segreta che è stata volutamente sottaciuta al fine di non agevolare le avversarie: il Codice Ale, ossia i segnali convenzionali con cui la nostra gloriosa palleggiatrice indicava alle compagne le strategie d’attacco.
Questo blog si è procurato i riservatissimi schemi della compagine tarantina prelevandoli di nascosto dal borsone di Alessandra e adesso è possibile divulgarli in esclusiva.


In memoria dei veri eroi

“Aeroporto Falcone-Borsellino. Che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell’aeroporto” (Gianfranco Micciché, Forza Italia, attualmente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ottobre 2007).
“Il pubblico ministero dovrebbe essere sottoposto periodicamente a esami che ne attestino la sanità mentale” (Silvio Berlusconi, Forza Italia, aprile 2008).
“Vittorio Mangano, a modo suo, è un eroe” (Marcello Dell’Utri, Forza Italia, aprile 2008).
“Dell’Utri ha ragione: Mangano è stato un eroe” (Silvio Berlusconi, Forza Italia, aprile 2008).
Vittorio Mangano è stato condannato per lesioni personali, truffa, ricettazione, assegni a vuoto, porto abusivo di coltello. Fu stalliere (con funzioni di amministratore) nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nella quale visse, tra il 1973 e il 1975, circa due anni.
Il nome di Mangano viene citato per la prima volta dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino in una intervista rilasciata il 19 maggio 1992 riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica.
Il 19 luglio 2000 Mangano fu condannato all’ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovanbattista Romano. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l’esecutore materiale.
Mangano morì il 23 luglio 2000 in carcere, dove risiedeva già da cinque anni per reati per cui era stato precedentemente condannato (traffico di stupefacenti, estorsione). [1]
Mangano era un criminale. Soltanto chi persegue interessi affini ai suoi o ne condivide i valori etici e la cultura di riferimento può additare Mangano come eroe.
Gli eroi sono altri.
Onore alla memoria di Giovanni Falcone e degli agenti della sua scorta.
Onore alle vittime della mafia, umiliate da una classe politica di merda.
NOTE:
(1) Cfr. http://it.wikipedia.org.
La foto di Giovanni Falcone con gli agenti della scorta è tratta da www .poliziadistato.it.
Blitz di Urago a Taranto: "La campagna acquisti la faccio io!"

Profonda spaccatura nella Palafiom Nati a Taranto.
A sorpresa Marco Urago si fionda in Italia dall’Afghanistan e scuote la campagna acquisti della società di via Golfo di Taranto.
Da quanto si è appreso, il presidente rossoblu era rimasto turbato da un’email anonima che gli aveva segnalato una certa inerzia nelle attività di mercato ed una serie di opportunità che il responsabile tecnico Marcello Presta si sarebbe lasciato sfuggire o non avrebbe voluto prendere in considerazione perché non rispondenti alle presunte necessità della squadra.
Urago non ci ha pensato due volte: venerdì scorso ha preso il primo volo Kabul-Roma e sabato mattina ha già incontrato il coach. Il medico tarantino si è fatto consegnare una relazione sullo stato e sugli obiettivi della campagna acquisti, relazione che non lo ha soddisfatto.
Pare che il colloquio tra il coach e il presidente sia stato lungo ed agitato, al punto che Urago avrebbe anche sabotato l’autovettura dell’allenatore bucandogli il tubo dell’acqua (collegato a quello dell’olio).

Visto il clima nervoso, il colloquio è stato aggiornato al giorno successivo.
All’Hotel dei Gigli di Nola c’è stato un secondo faccia a faccia alla presenza anche di Trombetta, in qualità di consulente di mercato, e di Fernando Conforti, in qualità di testimone. Questo secondo incontro non ha appianato le divergenze. Anzi, dopo l’incontro il presidente ha rilasciato dichiarazioni velenose:
“Il signor Presta ed io parliamo ormai linguaggi differenti. Il coach resta ancorato a termini fumosi ed insensati come esperienza, integrità fisica, compatibilità tecniche... Aria fritta, insomma.
Invece c’è piena convergenza di vedute con Trombetta, che ha svolto nei mesi scorsi un accurato e professionale lavoro di market analysis basato su parametri di valutazione seri e skills tecnici rigorosi ed innovativi. Altro che le chiacchiere.
A questo punto prendo in pugno direttamente e personalmente le redini delle trattative di mercato per costruire una grande Palafiom. Ho deciso di “clonare” in riva allo Jonio il Manfredonia 2005-’06, che tanto impressionò me e Trombetta. Voglio Giusy Scarale, Doriana Bisceglia, le gemelle Liguori e soprattutto Virginia Vuovolo.

Come è noto, l’opposto attualmente in forza al Molfetta è da sempre il mio obiettivo prioritario. So che in occasione della Coppa d’Oro ha dimostrato uno stato di forma invidiabile ed è risultata determinante per la vittoria. Me l’ha detto Trombetta e non ho motivo per non credergli. La porterò a Taranto senza badare a spese.
E poi mi sono appuntato un paio di nomi guardando Cuba-Brasile in tivù: Rosir Calderon e Yaima Ortiz.”
E il coach?
“Quell’incompetente... Se non riuscirò a portare a Taranto l’allenatrice del Molfetta, dovremo sopportarlo per un altro anno. Pazienza. Vorrà dire che faremo come il CRAS: prima allestiremo la squadra e poi la offriremo su un piatto d’argento all’allenatore. Sistemerò le cose entro i prossimi dieci giorni; per ora l’Afghanistan può aspettare.”
Maxi-operazione contro il narcotraffico: bloccate tonnellate di eroina in viaggio verso l'Europa

E’ il più colossale sequestro di droga di tutti i tempi: tonnellate di eroina destinate ai mercati europei, italiani in particolare, sono state sequestrate dal Nucleo Antinarcotici della Polizia di Stato.
Al centro della delicata operazione un gruppo slegato dai tradizionali sodalizi criminali, ma pronto a fare concorrenza a mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona grazie ai propri terminali internazionali.
Herat-Taranto-Modica. Questo era l’asse lungo cui si sarebbe sviluppato lo smercio dell’eroina, ma erano già pronti canali di smistamento nella provincia orientale di Taranto (Fragagnano, Lizzano, Manduria), in Lombardia (Cremona) e in Nordeuropa (Stoccolma).

Un insospettabile medico italiano curava la fase della coltivazione e della raccolta direttamente in Afghanistan. Periodicamente l’eroina viaggiava verso Taranto dove veniva depositata e confezionata in un palazzetto dello sport nel rione Salinella. Un contatto dell’organizzazione di narcotrafficanti provvedeva al mercato siciliano utilizzando un deposito a Modica e ponendosi in posizione concorrenziale con i clan di Cosa Nostra.
Il responsabile del Nucleo Antinarcotici ha spiegato ai giornalisti i particolari dell’operazione denominata “Time-out” nel corso di una conferenza stampa: “E’ stato necessario ricorrere a strumenti di indagine molto sofisticati, nonché alla collaborazione delle polizie di stati esteri. Il clan di narcotrafficanti operava con grande determinazione, sfruttava contatti internazionali e faceva dell’apparente estraneità ai circuiti malavitosi tradizionali la propria arma micidiale. Con molta onestà dobbiamo riconoscere che ad aver avviato le indagini sono state, paradossalmente, confidenze provenienti da Cosa Nostra e dal cartello colombiano di Medellin, disposti a collaborare con noi pur di bloccare sul nascere un pericoloso concorrente nel mercato della droga.”

L’elemento in comune degli indagati è l’appartenenza, attuale o pregressa, ad una società sportiva, la Palafiom Taranto. Sembra che il narcotraffico fosse per loro uno strumento di autofinanziamento per le attività agonistiche. Ha colpito in proposito l’affermazione di un loro esponente al momento dell’arresto; dopo essersi complimentato con le forze dell’ordine, ha esclamato:
“Avete idea di quanto costi mantenere una squadra in B2...? Beh, io sì. E ne sa qualcosa pure il presidente dell’Eurobios. Infatti gli avevamo proposto di entrare nel giro, ma non ha voluto...”
Parola di boy (talent) scout

Ogni tanto mi fa piacere andare a vedere partite di serie C.
Quando comunico a Marcello le mie visite, il nostro coach talvolta mi chiede un parere in merito. Ho l’impressione, però, che l’allenatore rossoblu non si fidi molto delle mie valutazioni tecniche ed ho anche notato che la sua richiesta di informazioni è formulata ogni volta in modo diverso. Ho individuato almeno quattro tipologie di richieste.
Si è partiti dalla richiesta generica per passare poi alla richiesta nominativa e quindi alla richiesta centrata sul ruolo e infine a quella centrata sulla statura.
Esaminiamole nel dettaglio.

La RICHIESTA GENERICA corrisponde alla domanda: “Come hanno giocato? Chi hai notato?”
Evidentemente le mie risposte non hanno convinto il coach perché, dopo la prima volta, non ha più formulato quelle domande. Diciamo che il suo scetticismo è stato anche confermato da espressioni come “Si vede che non capisci una mazza di pallavolo” oppure “Non hai ancora capito chi giocava da opposto... Eppure sono tre anni che tento di spiegarti la differenza tra opposto e schiacciatrice”.
Poi si è passati alla RICHIESTA NOMINATIVA: “Come ha giocato Tizia?”
Non faccio nomi per rispetto alle interessate e soprattutto alle nostre rossoblu, colleghe di ruolo di Tizia, visto che il quesito è tendenzioso (e sottintende: “chissà che per l’anno prossimo non ci si faccia un pensierino...”). Puntualmente tutte le atlete che interessano il coach non giocano perché sono infortunate...

Quando poi Marcello è incavolato per la prestazione di qualche nostra giocatrice, si passa alla RICHIESTA CENTRATA SUL RUOLO. Il coach si informa solo sulle atlete che rivestono uno specifico ruolo: “Come hanno giocato le centrali/le laterali/l’opposta/la palleggiatrice?” Li dico tutti così fughiamo ogni sospetto...
Soltanto dei liberi non mi chiede mai nulla; probabilmente perché in Palafiom è per tradizione il ruolo coperto più stabilmente...
L’ultima volta, forse perché condizionato dal derby di A1, mi ha posto una domanda che non mi aspettavo, la RICHIESTA CENTRATA SULLA STATURA: “C’erano giocatrici alte?” A prescindere dalla qualità.
Come a dire: puntiamo sul materiale grezzo; poi si pensa a trasformare l’ammasso di centimetri in giocatrici talentuose...

Speravo che i play-off potessero rappresentare l’occasione per qualche altra visita di cortesia, ma purtroppo, per quello che mi riguarda, la stagione è finita. Le mie squadre preferite, Ceglie e San Pietro Vernotico, sono prematuramente uscite di scena. Beh, del Ceglie ho assistito a tre vittorie su tre partite; se poi viene spostata la data della partita all’ultimo momento non è colpa mia... Comunque, forza Valentina!
Da San Pietro mi sono tenuto a distanza vista la diffida che ho ricevuto da una delle giocatrici preferite dal nostro coach. Con il deludente e inspiegabile risultato dei play-off, quindi, non c’entro niente. Resto in attesa di sapere quando scade la diffida e con l’occasione saluto la numero uno, la diffidatrice, la mitica Corvino (di lei mi chiedeva Clara) e tutto il resto.

Ora le preghiere sono rivolte a Sant’Oronzo e a Santa Fefa perché salvino l’Azzurra Lecce. In bocca al lupo, ovviamente, anche all’Oria e all’Ugento, ma intanto parte l’invasione della Campania e poi per quest’anno abbiamo finito.
Non so se riuscirò a rifare il fumetto dell’estate. L’idea ci sarebbe; e anche i testi e il titolo (Viaggio a Herat). Il problema è il tempo per oltre 100 disegni...
Dissesto: la Di Bello non c'entra; è tutta colpa di Pino Russo

In questi giorni si susseguono le udienze per il processo sui bilanci falsi del Comune di Taranto.
Chi ha provocato il buco di 900 milioni di euro?
Chi aveva il compito di vigilare e non l’ha fatto?
Chi ha mentito facendo credere ai tarantini che la situazione finanziaria fosse sotto controllo?
L’ex-sindachessa Rossana Di Bello, interrogata in tribunale, ha dichiarato di non sapere nulla. Toccava ai funzionari predisporre i bilanci e monitorare il disastro finanziario, non al sindaco. [1]
Delle due l’una: o mente oppure è inadatta al ruolo di amministratrice visto che non sa leggere i bilanci o non riesce a capirli quando glieli spiegano. Perché qualcuno glieli avrà pure spiegati.
Il sindaco di Statte, Angelo Gigante, buonanima, era un operaio, una persona semplice; non era laureato come la Di Bello. Eppure, non passava una spesa di 100 lire senza che chiedesse il perché e il percome. Non c’era un capitolo di bilancio che passasse inosservato ai suoi occhi indagatori. E i bilanci di Statte, infatti, erano sempre limpidi e in pareggio.
Michele Tucci, ex-vicesindaco e coimputato, ha detto più o meno le stesse cose della Di Bello.
Luigi Lubelli, responsabile del Settore Risorse Finanziarie del Comune, ha detto che lui non poteva sapere: “Per il ruolo che rivestivo non potevo essere al corrente dei debiti che il Comune aveva con l’Amat e l’Amiu. Le mie competenze erano altre”... [2]
Ai politici no, ai funzionari no; ma allora a chi cavolo competevano i bilanci?!
Al posteggiatore di piazza Castello...?

La fortuna nostra (sfortuna loro) è che a Taranto non è morto nessuno. Nella Milano di Tangentopoli, appena morì Vincenzo Balzamo, tesoriere del PSI, tutti riversarono le colpe dei finanziamenti illegali ai socialisti su di lui, che ormai non poteva più difendersi. Quel decesso fu una manna dal cielo per tutti gli sciacalli.
“Il 2 novembre, [Vincenzo Balzamo] muore d’infarto. Craxi, al funerale, incolpa subito i magistrati del pool (“Vincenzo è morto sotto il peso di una criminalizzazione ingiusta”). Contemporaneamente, però, sul tesoriere ormai irraggiungibile dalla giustizia umana vengono dirottate molte accuse di finanziamenti illeciti al PSI. Il primo ad approfittarne è proprio Craxi, il quale si affretta a ribadire che era il segretario amministrativo a occuparsi di tutta le gestione finanziaria”. [3]
In realtà, buona parte del malloppo nelle casse del PSI non c’è neanche arrivata perché è rimasta nei conti svizzeri dei prestanome della famiglia Craxi (altro che “rubare per il partito”...).
Se incontro per strada il preside del Quinto Ennio che tre anni fa invitò Bobo Craxi a parlare agli studenti, gli sputo in un occhio... Educazione all’illegalità.
Ma torniamo a noi. Insomma, a Taranto di chi è la colpa del dissesto? Chi avrebbe dovuto sapere?
Dagli atti processuali emerge una nuova pista che porta dritto al d.j. della Palafiom Nati a Taranto Volley, Pino Russo. E’ sua la colpa di tutto.
Sembra che in una notte del dicembre 2005 la Di Bello stesse portando il cane a cacare in via Massari.
Non aveva la paletta. Cercò nelle tasche del cappotto, ma rinvenne soltanto la delibera di bilancio. Essendo una donna di classe, reputò inopportuno usare quell’importante atto amministrativo per pulire il marciapiede.
Allora, la sindachessa bussò alle porte del Siddharta chiedendo se avessero della carta o una busta di plastica.
Pino Russo, non riconoscendola, acconsentì ed offrì alla Di Bello della carta igienica. Il caso volle che purtroppo la sindachessa dimenticò la delibera del bilancio nel locale.
Lì c’era la contabilità del Comune di Taranto. Da lì avrebbe potuto emergere la grave situazione finanziaria e forse si sarebbe potuto ancora fare in tempo a rimediare.

Ma Pino si comportò da irresponsabile ed usò la delibera come tovagliolo per i clienti.
Un perito del tribunale ha, infatti, riscontrato tracce di sugo di orecchiette mantecate riconducibili, senza ombra di dubbio, alla cucina del Russo.
NOTE:
(1) RIZZO, G., “Il deficit? Non potevo sapere”, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ediz. di Taranto, 8 aprile 2008, pag. 5.
(2) RASCHILLA’, E., “Il dissesto? Si poteva evitare”, “Corriere del Giorno”, 15 aprile 2008, pag. 7.
(3) BARBACETTO, G., GOMEZ, P., TRAVAGLIO, M., Mani pulite. La vera storia, Editori Riuniti, Roma, 2002, pagg. 75-76.
Come d'incanto

Francioso santa subito.
Non tanto per aver offerto, con le sue schiacciate, un contributo decisivo alla vittoria della Coppa d’Oro per la sua Azzurra Molfetta.
Anzi, ad essere sincero, prima della partita io speravo in una vittoria del Tuglie.

Francioso santa subito per altri motivi. Lei li conosce.
Si sostituisca il patrono di Taranto con questa giocatrice; venga portata in processione lungo il canale navigabile.

Era dal 17 maggio 2006 che attendevo questo momento. Ormai iniziavo a dubitare dei miei stessi ricordi, iniziavo a credere che quella della palestra dell’Alfieri fosse stata una visione.
Quello fu, in verità, un incontro ricco di visioni paradisiache, alcune delle quali si sarebbero poi materializzate nei mesi seguenti dandomi conferma che si trattava di persone in carne ed ossa.
Ma non la visione più incantevole.

Avevo perso ogni speranza; credevo che fosse stata un’apparizione metafisica, uno scherzo della mente e della memoria, finché ieri sera è finalmente ricomparsa nel suo immutato splendore.
E poi la Francioso ha fatto quello per cui le sarò grato per tutta la vita.

Avrei dovuto predisporre una cronaca della partita, ma non posso. La mente era in subbuglio e conservo solo ricordi frammentari.
Prima di entrare nel bel palazzetto di Gioia del Colle, quando cioè ero ancora lucido, ho notato la scritta che ho fotografato e che mostro di seguito:

La Palafiom giocò a Gioia tre anni fa. Michela c’era. Ne sa niente di questa scritta...?
Passiamo ai ricordi frammentari, cominciando dalla Coppa d’Argento (Bisceglie contro Corsano; mi pare che abbia vinto il Bisceglie).
Anche il Corsano, al pari del Trani, ha un motivational counselor.
Katia Accogli in serie D è stato un crimine contro l’umanità.

Coppa d’Oro.
Sugli spalti, in rappresentanza della serie B1, c’è Paola Cesario, che però non ha voluto raccontarmi un segreto. Una rettifica, più che altro.

La signora Matera ha dato uno schiaffetto ad una sua giocatrice. Forse è quello di cui avrei avuto bisogno anch’io per rinvenire.
Comunque, l’allenatrice dell’Azzurra Molfetta mi sembra una donna precisa: quando fornisce spiegazioni alle proprie atlete è esaustiva ed anche se il gioco riprende, lei prosegue finché non completa il concetto.

Dall’altra parte, invece, Scanferlato è il solito vulcano in eruzione.
La panchina del Tuglie è caratterizzata dalla serenità grazie ai perenni sorrisi di una giocatrice. Dovrebbe essere sempre così.
Non riesco ad interpretare il tatuaggio sul braccio della Isceri. Così, da lontano, mi sembra una macchia del test Rorschach.

L'incontro è spettacolare. Due belle squadre, complimenti.
La Coppa d’Oro l’ha vinta l’Azzurra Molfetta dopo una partita troppo breve. Bisogna cambiare il regolamento: almeno nove set su diciassette ed abolizione del rally point system. Perché questa partita è già finita? Perché dobbiamo lasciare questo palazzetto?

“E’ uno di quei momenti perfetti della vita, quelli che vorresti fermare e mettere da parte, tenere sempre in tasca e portarti dietro per l’inverno dell’anima”. [1]

Ultima osservazione. Quando la Palafiom contese il trofeo regionale al Manfredonia l’anno scorso c’era soltanto la coppa per i vincitori; ieri c’era anche quella per la squadra sconfitta.
Cos'è quest'ingiustizia? Ora vogliamo gli arretrati.

NOTE:
(1) BANDINI, G., Il bacio della tarantola, Newton Compton, Roma, 2006, pag. 132.





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