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di skanderbeg69 (10/04/2008 - 16:19)

PAOLA MARCIANO’

Palleggiatrice

 

Nata a Taranto, dove vive, 17 anni fa.

 

Segno zodiacale:

Ariete.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo?

A 5 anni, minivolley nella Tempesta.

Perché proprio la pallavolo?

Vengo da una famiglia di sportivi: mio padre praticava nuoto e pallanuoto; mia madre pallavolo. L’ago della bilancia è stato probabilmente il famoso cartone animato di Mila e Shiro.

E perché proprio da palleggiatrice?

Fino a 11 anni, quando sono passata alla Palafiom, non avevo un ruolo definito. E’ stato quindi Marcello ad orientarmi verso un ruolo che io ho accettato senza alcun problema, come un fatto naturale. D’altra parte è un ruolo che mi piace molto.

La tua carriera:

Dall’età di 11 anni ad oggi sempre nella Palafiom. Soltanto lo scorso anno sono stata ceduta in prestito alla Tempesta (serie C).

Cos’altro fai nella vita?

Liceo scientifico, 4^ anno.

I tuoi hobbies?

Studio e volley non mi lasciano molto tempo per coltivare hobbies in modo continuativo.

L’ultimo libro che hai letto:

Il cacciatore di aquiloni, di Khaled Hosseini.

L’ultimo film che hai visto:

Il cacciatore di aquiloni, ovviamente...

Il tuo cantante preferito?

Ligabue.

Il tuo piatto preferito:

La pasta alla carbonara.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi?

Sincera, solare, determinata.

E i difetti?

Introversa, permalosa, testarda.

Beh, sui pregi sono d’accordo. Ho l’impressione che una delle tue principali caratteristiche di personalità sia l’equilibrio, il senso della misura (che, a quanto pare, è ricorrente tra le palleggiatrici), sia sul parquet che fuori. Determinata ma non aggressiva, coraggiosa ma non scriteriata sul parquet; sorridente ma non frivola, cordiale ma non petulante fuori dal parquet. Dove trovi tanta maturità e soprattutto tanta serenità interiore (piuttosto inconsuete alla tua età)?

In effetti, non ho attraversato crisi adolescenziali. Credo che la mia serenità sia legata alle persone che mi circondano e che mi permettono di crescere garantendomi affetto e fiducia. Penso alla mia famiglia, al mio ragazzo, ai miei amici. Devo anche riconoscere a me stessa la capacità di scegliere le persone con cui confrontarmi, intuendo quelle da evitare perché non avrebbero nulla di buono da offrirmi. In questo modo so di non essere mai sola.

Il più bel ricordo della tua carriera:

La convocazione alle Regionali tre anni fa. Non me l’aspettavo anche perché ero fuori come età.

Il più amaro:

La retrocessione con la Tempesta al termine dei play-out di serie C l’anno scorso.

Lo scorso anno, comunque, hai disputato un campionato da titolare. Cosa ti ha lasciato quella esperienza?

Maggiore sicurezza. Credo di essere cresciuta tecnicamente grazie all’esperienza sul campo e allo sviluppo della comunicazione e dell’intesa con le compagne.

Quest’anno, invece, soltanto pochi spezzoni di partita. D’altra parte il ruolo di titolare è coperto da una giocatrice sul cui talento indiscusso è inutile spendere parole. E’ un anno buttato?

Assolutamente no. Nel mio ruolo l’esperienza è fondamentale ed era scontato che la squadra fosse affidata a mani più esperte delle mie. Ma non è affatto un anno buttato perché ho avuto comunque l’opportunità di entrare nell’ottica di questa categoria.

Cosa pensi di Alessandra?

Ha ottime mani, un bel tocco. I risultati raggiunti dalla squadra quest’anno parlano da soli.

Cosa “prenderesti in regalo” da lei?

Il tocco, appunto. La sua tecnica in generale.

Potenza, 10 febbraio 2008, ore 18.40 circa: coach Marcello ti spedisce in campo per il tuo esordio in B2. Come hai vissuto quei momenti?

Non me l’aspettavo. Non quel giorno, almeno. Credevo che la possibilità di giocare mi sarebbe stata offerta nel corso di una partita dal risultato acquisito a nostro favore e a Potenza, invece, stavamo perdendo malamente. Per questo è stata una sorpresa. Però, una volta entrata in campo, ho giocato con tranquillità. Indubbiamente la “partita vera” è risultata molto diversa dall’allenamento, però... temevo peggio.

Talvolta il palleggiatore è messo sotto accusa dagli attaccanti, a torto o a ragione. Quando non riescono ad essere incisivi possono attribuirne la responsabilità ai passaggi imprecisi o alle scelte del palleggiatore. Ti sei mai sentita il capro espiatorio di una squadra?

Sempre! Però, ormai ci ho fatto il callo. Ecco, l’esperienza dell’anno scorso è servita anche ad abituarmi a questo tipo di situazione.

E, al contrario, ti è mai capitato di provare rabbia nel vedere passaggi perfetti vanificati dagli errori degli attaccanti?

Sì, mi è capitato anche questo. Più che suscitare rabbia, è demoralizzante.

Quali laterali, tra quelle che abbiamo affrontato quest’anno, ti piacerebbe servire se ne avessi la possibilità?

Alessandra Piccione (Ostuni).

E quale palleggiatrice ti ha più impressionato favorevolmente?

Sabrina Cosentino (Valenzano).

Campionessa provinciale Under 16 l’anno scorso, campionessa provinciale Under 18 quest’anno... Baratteresti questi due titoli per una partita da titolare in B2?

No. A quei titoli sono... affezionata.

Cosa ti piace della Palafiom?

Il rapporto con le compagne.

Cosa non ti piace?

Il fatto che spesso si lavori troppo...!

L’osservazione più ricorrente del coach nei tuoi riguardi?

“Non chiudere gli occhi!” Ma la lista è piuttosto lunga...

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite?

No.

Sante palleggiatrici! Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere?

Vorrei imparare ad anticipare su ogni pallone.

Giocatore o giocatrice che ammiri di più:

Ricardo.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera?

Tempesta-Trepuzzi 3-0. Era la prima giornata del campionato di serie C dello scorso anno e si trattava di avversarie più accreditate di noi. La vittoria ha allontanato le nostre preoccupazioni ed ha rappresentato un impatto felice con il campionato accrescendo la nostra sicurezza.

E la partita che vorresti cancellare?

Palafiom-Tempesta 3-0.

Cosa ti piace di più della pallavolo?

Il fatto che sia un gioco di squadra nel senso pieno dell’espressione.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce?

Infastidire non è il termine corretto, però la pallavolo comporta molta dedizione, molto tempo e di conseguenza molte rinunce.

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro:

Studiare, laurearmi in biologia, insegnare e svolgere la libera professione in uno studio privato...

Ok, idee chiare. E rispetto alla pallavolo?

Arrivare il più in alto possibile.

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