La Palafiom assolda Hannibal Lecter per fermare la Piccione

A mali estremi, estremi rimedi. Occhio per occhio, dente per dente. Al massacro compiuto dalla Piccione al Maria Pia nella partita d’andata si risponde con un altro massacro, costi quel che costi.
La Palafiom ha fatto evadere Hannibal Lecter, lo psichiatra serial-killer protagonista del Silenzio degli innocenti e dei vari prequels e sequels, stringendo con lui un patto mostruoso: la libertà in cambio di una commissione. Una commissione agghiacciante: eliminare, a modo suo, Alessandra Piccione.

Al biglietto della lotteria non ci ha creduto nessuno, il sabotaggio con i dissuasori per Piccione è fallito; non restavano che le maniere forti.
Colpisce la sfacciataggine della società tarantina:
“Qual è il problema? – ribattono in via Golfo di Taranto alle domande dei giornalisti - Il regolamento della FIPAV non sanziona l’ingaggio di serial-killer per eliminare gli avversari.”
Sì, ma potrebbe configurarsi come comportamento antisportivo, non trovate?
“Che si tratti di un comportamento antisportivo è tutto da dimostrare. E poi è stata forse sportiva la Piccione nella partita d’andata? Non ha fatto giocare nessuno”.
Ostuni, intanto, ha perso la pace. Nella ridente cittadina pugliese qualcuno ha già avvistato il dottor Lecter, il panico si è diffuso e nel frattempo sono piombati in paese l’agente Clarice Sterling ed uno staff di 150 agenti dell’ FBI.

E’ partita un’affannosa caccia all’uomo e sono state esaminate tutte le possibili tracce lasciate dal serial-killer cannibale in paese.
La prima testimonianza raccolta è quella dell’anziana signora Natalina:
“Ero seduta davanti alla porta di casa quando mi si è avvicinato uno strano signore con un cappello calato sugli occhi.
All’inizio mi sono spaventata; pensavo che fosse l’agente di una società di finanziamenti e prestiti e avevo già adocchiato il mestolo per darglielo in testa, nonché la scatola di fiammiferi per bruciare i suoi volantini.
Poi ho riconosciuto il dottor Lecter e mi sono tranquillizzata.
Mi ha chiesto dove fosse un buon ristorante e l’ho indirizzato verso l’Osteria del tempo perso.

Il titolare del ristorante è sconvolto: “Sembrava un signore distinto. Ha chiesto orecchiette al sugo con il cacioricotta e poi i fichi maritati. Per secondo si è mangiato la coscia del mio cameriere. Che palle, ora mi tocca fare la denuncia dell’infortunio all’INAIL, ma non mi crederanno mai.
Ah, dimenticavo, prima di andarsene mi ha chiesto dove fosse il palazzetto dello sport. Ha detto che aveva ancora un po’ di fame...”

La Sterling ed i suoi uomini si sono allora precipitati in viale dello sport, hanno circondato la struttura ed hanno fatto evacuare tutte le giocatrici presenti.
Ma della Piccione, che pure si era presentata all’allenamento, non c’era traccia.
“Dio bon, l’avrà già copà... – ha detto una compagna di squadra messa in salvo oltre le transenne - Poarèta... Mi a ga sempre dito: Ale, no’ esagerar co’ ‘e schiaciate ché poi la gente te odia... No’ far massa punti a partita... Ma ea niente; se no’ fazeva almeno 30 punti, no a ghe xera contenta...”
All’interno della palestra il terribile sospetto di essere arrivati troppo tardi si è materializzato quando gli agenti dell’ FBI hanno notato una sagoma riversa per terra in un lago di sangue.

Mentre il dottor Lecter rantolava, la Piccione ha tentato di giustificarsi con l’agente Sterling: “Forse ho schiacciato troppo forte... Mi dispiace. Ma chi aveva autorizzato questo signore ad entrare?”
NOTE:
La foto di Alessandra Piccione, poi rielaborata, è tratta da www .aspav.it





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