Che fretta c'era?

Un ex-terrorista, nonché narcotrafficante (almeno secondo Pino Arlacchi e il Washington Times), Hashim Thaci, proclama l’indipendenza del Kosovo e dopo un paio di giorni arrivano i riconoscimenti di molti Paesi occidentali, Italia compresa.
L’88% della popolazione del Kosovo è albanese e questo non si può ignorare (come non si può ignorare che è tedesco il 70% della popolazione dell’Alto Adige...), ma era proprio necessario decidere così in fretta? I riconoscimenti delle pensioni di invalidità giacciono nei cassetti per mesi; un nuovo Stato viene riconosciuto in poche ore... Senza porsi alcune domande:
1) Cosa succederà alla minoranza serba e allo straordinario patrimonio storico-culturale ortodosso? Durante il pogrom antiserbo del 2004 vennero distrutti monasteri secolari e furono uccise decine di persone (che valgono ovviamente più di tutti i monasteri del mondo).
2) Quali conseguenze ci saranno nel resto dei Balcani e in particolare nella Bosnia, splendida e delicata, il cui equilibrio si regge su un filo? Il principio di autodeterminazione può valere, a questo punto, anche per l’entità serba della Bosnia?

3) Cosa succederà al diritto internazionale ora che il principio della sovranità nazionale è stato violato?
4) Cosa succederà quando uno stronzo qualunque (Borghezio, poniamo) proclamerà l’autodeterminazione della Padania o di qualche altra cosa?
La questione kosovara è complessa e non si può essere semplicisticamente filo-serbi o filo-albanesi. Ma proprio per questo, a farmi rabbia è la leggerezza e l’incredibile velocità con cui si è deciso di riconoscere questo nuovo Stato.
Il Vaticano ci ha messo 45 anni per riconoscere lo Stato di Israele (nonostante l’avallo dell’ONU, che nel caso del Kosovo ancora non c’è); Taiwan esiste dal 1949 e l’Italia non l’ha mai riconosciuta eppure non è crollato il mondo. Perché tutta ‘sta fretta per il Kosovo? Un governo già morto si è assunto questa responsabilità in appena 72 ore dopo essere stato capace, per quasi due anni, di “indecidersi” su tutto o quasi.

Se per la società della Palafiom nulla osta, alla prossima partita casalinga voglio fare una protesta simbolica e un atto di solidarietà con una minoranza in pericolo appendendo una bandiera serba al Maria Pia. Tanto con il rosso e il blu ci siamo; in più c’è anche il bianco, ma spero che non sia un problema.
NOTE:
Le foto sono tratte da www.kosovo.net, da www.repubblica.it e da www.ossrb.org.





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