Un embrione con otto genitori per creare in laboratorio la giocatrice perfetta

Non era lo studio del gioco avversario la ragione che ha spinto coach Presta a visionare Massafra-Ostuni sabato scorso. Questa era solo l’apparenza.
La vera ragione era aggiungere l’ultimo tassello al mosaico di una missione segretissima, destinata a rivoluzionare lo sport e la bioetica: il progetto Dolly-volley.
Durante la partita Marcello è riuscito a introdursi furtivamente nello spogliatoio dell’Ostuni ed ha prelevato un campione di DNA di Alessandra Piccione.
Era il pezzo mancante – il più importante – per la realizzazione del progetto che prende il nome dalla famosa pecora Dolly, il primo celebre esempio di clonazione nella storia.
Nei mesi scorsi il coach della Palafiom aveva recuperato altre cellule appartenenti alle migliori giocatrici in circolazione: una della Piccinini quando venne ad allenarsi all’Alfieri, una di Marianna Masoni, una della Aguero durante il Kleenex All Star Game (in un fazzolettino usato dalla giocatrice italo-cubana c’erano tracce di moccio, da cui è stato ricavato il DNA).
“Ho aggiunto – spiega il coach – una cellula di un’Under 18 (per i servizi) e quella di una gemella Liguori perché Trombetta ha insistito. Poiché serviva anche un padre, ho mescolato il tutto con uno spermatozoo di Anderson (una nostra giocatrice l’aveva conservato in frigo dall’anno scorso) e con un po’ di zucchero e di tuorlo d’uovo. Ma mi mancava la parte più importante: una cellula della Piccione, l’unica atleta capace di raggiungere la cifra di 36 punti a partita.
Adesso che si libera il posto, impianteremo l’embrione nato da questa miscela dentro Alessandra Passaro e fra nove mesi nascerà la giocatrice perfetta! E non finisce qui. La seconda parte del progetto Dolly-volley prevede la clonazione di questa giocatrice in dodici esemplari. Titolari e riserve. Tutte uguali. Tutte capaci di segnare 36 punti a partita! Sììììì !!!”

Preoccupazione nella comunità scientifica. Il presidente della società di bioetica, professor Filippo Boscia, ha parlato di vergogna sociale e di una frontiera scientifica, quella degli “OGM umani”, che non andava oltrepassata.
L’Osservatore Romano usa termini come aberrazione e mostruosità. Anonime fonti vaticane riferiscono, però, che Benedetto XVI sarebbe curioso di vedere all’opera il sestetto geneticamente modificato in laboratorio non appena scenderà sul parquet.
NOTE:
Mi scuso per gli strafalcioni scientifici, ma erano necessari per la realizzazione del post. E’ inutile anche aggiungere che la squadra perfetta esiste già: l’attuale Palafiom!





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