Obama è amico nostro

La foto di sopra non è un fotomontaggio. Dopo tutto quello che si è visto su questo blog, so di non essere credibile, ma ve l’assicuro. In vacanza negli Stati Uniti ad agosto, mia sorella Laura, quella che ogni tanto ci manda dei messaggi, ha incontrato il candidato democratico Barack Obama, che ha acconsentito a farsi una foto.
L’episodio è avvenuto a Martha’s Vineyard, un’amena isola del Massachusetts, dove Obama stava noleggiando alcune biciclette per le figlie.
Nessuna sorpresa: solo in Italia la casta politica non sa muoversi senza autoblù e senza il solito codazzo di portaborse e di giornalisti a quattro zampe. Il sindaco di Londra prende quotidianamente la metropolitana; Anna Lindh faceva la spesa al supermercato; anche al giornalista Beppe Severgnini capitò di incontrare Jimmy Carter in un negozio della Georgia, nei cui pressi l’ex-presidente aveva parcheggiato la bicicletta. [1]
Ora,
1) se Laura è mia sorella
2) e se Laura ha fatto amicizia con Obama,
3) per la proprietà transitiva anche Obama è amico nostro, ossia della Palafiom.
Auguriamoci allora che il supertuesday del 5 febbraio sia per Barack un landslide, una vittoria a valanga nelle primarie democratiche; avere un amico alla Casa Bianca può tornare utile.

Passeremmo in un colpo solo da Gianni Cataldino al presidente degli Stati Uniti; e scusate se è poco (con tutta la stima per Cataldino)...
Bando alla bella politica fatta di ideali e di valori, per Obama abbiamo già una lista di favori da chiedere.
Tanto per cominciare, pensando alla nostra città dissestata, gli chiederemmo un nuovo piano Marshall soltanto per Taranto. Possibilmente in euro, dato che il dollaro ormai lo schifano persino i tassisti portoricani.
Poi gli daremmo una lista di palestre da invadere. Hanno invaso l’Iraq a uecchio; cosa gli costerà occupare militarmente le palestre delle nostre dirette concorrenti nella lotta per la salvezza? Inventiamoci che pure Aversa, Centro Ester, Manfredonia, Massafra, Ostuni e Scafati nascondono armi di distruzione di massa...
Gli chiederemmo di completare l'unità d'Italia con l’annessione di San Marino (perché esiste? Ce lo siamo scordato durante il Risorgimento?) e di provvedere al bombardamento di tutti i call-center, nonché allo spostamento dello scudo stellare in modo tale da intercettare i missili della Piccione.
Se poi rinchiudesse a Guantanamo Sua Sfrontatezza la gioielliera, sarebbe cosa gradita.
Forza Obama, vinci per noi!
NOTE:
(1) Cfr. SEVERGNINI, B., Italiani con valigia, Rizzoli, Milano, 1993, pag. 175.
La foto del comizio di Obama è tratta da http://sc.barackobama.com.





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