Just like starting six

It’s time to spread our wings and fly,
don’t let another day go by, my love,
it’ll be just like starting six – starting six
(John Lennon) [1]
Visto che, pur in assenza di una voce adeguata, devo fare lo speaker, ho deciso di documentarmi. I regolamenti nel volley sono impressionanti per la mole di aspetti che vengono disciplinati. Mi sorprende che non sia ancora stata istituita la laurea breve in Giurisprudenza pallavolistica.
La fonte che mi interessa, in questo caso, dovrebbe essere Il protocollo di gara per i campionati di serie B (con starting six).
Ahimé, quello che ho recuperato in rete si riferisce alla stagione sportiva 2006/2007; speriamo che non ci siano state modifiche nella Finanziaria di quest’anno.
Ma, d’altra parte, non ho altri elementi di studio e di paragone. Nonostante le mie aspettative, sino adesso in trasferta non ho ancora visto un “collega-speaker”. Mi sarebbe piaciuto sapere soprattutto che cosa dicono per presentare la partita prima dello starting six. Io, oltre ad invitare il pubblico ad una condotta regolare e a spendere due parole sul curriculum delle avversarie, non saprei cosa aggiungere. Magari dalla prossima partita vi racconto un paio di barzellette mentre le ragazze si sistemano.
Ma torniamo al protocollo. Tanto per cominciare mi imbatto per caso nella norma in base alla quale i capitani (basta che lo voglia un solo capitano) possono chiedere di svolgere il riscaldamento separatamente. Circostanza a cui non ho mai assistito. E perché dovrebbero? Forse perché nella partita d’andata è successo qualcosa di spiacevole? In tal caso una capitana potrebbe dire: “Non ci vogliamo riscaldare con voi. All’andata siete state stronze e adesso ci siamo offese. Ognuno si riscaldi per i cavoli propri; più tardi vi incontriamo, meglio è”...
E’ mai successo?
Veniamo alla presentazione.
Quando le squadre sono schierate, lo speaker annuncia la gara.

I nomi degli arbitri e la loro città di residenza (o le federazioni di appartenenza; su questo decidono gli interessati) dovrebbero essere annunciati mentre gli stessi vanno a posizionarsi sul terreno di gioco, prima di raggiungere le rispettive postazioni. D’altra parte annunciare l’arbitro mentre sale la scaletta può essere pericoloso; non sia mai che il cristiano perda l’equilibrio per salutare e azzùpp’ ‘nderr’.
A questo punto posso annunciare lo starting six, iniziando dalla squadra che ha il primo servizio. Siccome già è ‘nu casìne procurarsi nomi, cognomi e soprattutto numeri (il sestetto va letto dal più basso al più alto numero di maglia) nei sei minuti che precedono la partita, andare pure a documentarsi su chi abbia vinto il sorteggio con la monetina sarebbe troppo complicato. Per convenzione e per cavalleria al Maria Pia facciamo uno strappo protocollare e presentiamo prima la squadra ospite.
Altra concessione interpretativa: aggiungo i nomi ai cognomi in modo da rendere il clima più cordiale e meno formale (senza contare che con squadre costituite per due terzi da coppie di sorelle, come il Manfredonia, i soli cognomi sarebbero di scarso aiuto).

Ora viene il bello. “Ciascuna atleta, - dice il protocollo - all’annuncio del proprio cognome, si deve alzare dalla panchina e recandosi verso il centro del proprio campo, deve salutare il pubblico agitando la/le mano/i”.
Deve.
Galateo imposto con la forza.
E se il pubblico sta fischiando invece di applaudire? Le giocatrici devono salutare lo stesso “agitando la/le mano/i”? A caricatura?
E poi perché “agitando la/le mano/i”? Forse per reprimere eventuali manifestazioni ideologiche, tipo saluti romani o pugni chiusi? E se una volesse dare un bacetto ai tifosi è vietato? Se volesse fare un inchino?
No, bisogna per forza fare “ciao ciao” con la manina. O le manine. Se non altro alle atlete resta la discrezionalità riguardo al numero di mani da agitare.

Comunque, ho trovato un “buco” normativo nel protocollo, qualcosa che non è disciplinato: ciascuna atleta, come abbiamo visto, si deve alzare dalla panchina e recandosi verso il centro del proprio campo... ecc.
“Recandosi”.
Non è precisato se l’atleta debba camminare, correre, saltellare. Di solito le atlete corrono, ma nulla vieta di fare una flemmatica passeggiata o – meglio ancora – di entrare in campo con una bella capriola a testa in giù o un triplo carpiato.
Ragazze, siate creative!
NOTE:
(1) LENNON, J., (Just like) starting over, 1980.
Le foto sono di Luca.





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