Ciao sono skanderbeg69
Vedi il mio profilo


Novembre 2007

DLMM GVS
1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Novembre 2007
Pagine:

North Country

di skanderbeg69 (01/11/2007 - 10:30)

Per il d.s. Pino Moro e per me, come è noto, le trasferte della Palafiom sono (erano...) anche occasione di sane passeggiate e di turismo. Quest’anno rimpiangeremo il profondo Salento ed è davvero strano e triste che con un sì grande movimento pallavolistico non vi siano squadre leccesi sopra la serie C.

In compenso, ci sono altre località interessanti e si avvicina la trasferta nel profondo nord del girone, Manoppello, sede dell’Arabona Volley, la cui interessante storia ci è stata raccontata da Verino. E poi un po' di Salento c'è anche nell'Arabona visto che il protagonista della bella "favola" del Manoppello è un allenatore di Galatone,  Andrea Perinelli.

Manoppello ha un’altra particolarità storica, che però ci spinge più lontano, nella cittadina belga di Marcinelle.

   L’8 agosto 1956 nell’incendio della miniera di Marcinelle morirono 262 persone, tra cui ben 136 italiani, 95 belgi e 31 minatori di altre dieci nazionalità.

L’emigrazione ha rappresentato la strada verso la sopravvivenza e talvolta verso il successo per molti italiani, che, a cavallo di due secoli, hanno attraversato le Alpi e gli Oceani verso il Belgio, la Germania, gli Stati Uniti, l’Argentina, l’Australia, tutti i continenti. Ma è stata soprattutto una storia di sofferenze, di umiliazioni, di sacrifici e purtroppo anche di tragedie come quella della miniera belga.

Credo che quasi in ogni famiglia meridionale o veneta ci sia almeno un parente all’estero o in una località industriale dell’Italia settentrionale. Poi il Veneto, in trent’anni, è riuscito a diventare una delle aree più ricche e produttive d’Europa e noi siamo rimasti nella merda; non ‘ngi agghie mai capìte piccè. Vabbè, questo è un altro discorso.

Mio nonno, all’età di 16 anni, andò negli Stati Uniti, poi, confrontando Chicago con Laterza, decise che era meglio Laterza e due anni dopo tornò in paese. Meno male. Fosse rimasto lì, mi sarebbe toccato fare il blog per le Phantoms di All you’ve got; invece ho la fortuna di farlo per la Palafiom.

Marcinelle credo che sia il simbolo stesso del dramma dell’emigrazione, dramma che dovremmo ricordare sia per rispetto ai sacrifici dei nostri avi che hanno costituito la diaspora italiana nel mondo, ma anche per comprendere i disagi di chi oggi si muove dall’Africa e dall’Asia, per le stesse ragioni, in cerca di fortuna, di opportunità o proprio di salvezza da noi.

“Non maltrattare il forestiero e non l’opprimere, perché voi stessi siete stati forestieri nel paese d’Egitto” (Esodo, 22, 20). A nessun popolo come quello italiano si adatta il verso biblico.

Ma cosa c’entra Manoppello con Marcinelle?

Tra le 136 vittime italiane, 22 erano pugliesi, 12 marchigiane, 7 friulane, 5 siciliane, ecc., e ben 60 erano abruzzesi. Di questi 60 minatori, 22 provenivano proprio da Manoppello (altri 10 da Lettomanoppello e 8 da Turrivalignano, paesi limitrofi). La comunità manoppellese pagò, dunque, il più alto tributo per quella tragedia, una vera catastrofe per un centro di 5000 abitanti.

Prima della tragedia era stato stipulato un accordo tra il governo belga e quello italiano: reclutamento di minatori italiani (che avrebbero lavorato in condizioni sconvolgenti) in cambio di carbone dal Belgio a prezzi stracciati per alimentare le industrie italiane ricostruite nel dopoguerra. E così, mentre i minatori lavoravano come schiavi, l’economia italiana risorgeva per porre le basi di uno sviluppo di cui ancora oggi possiamo trarre beneficio.

A Manoppello c’è un monumento che ricorda la tragedia di Marcinelle.

Purtroppo il paese abruzzese, piccolo come popolazione, si estende su un’area molto vasta e non so se il palazzetto dell’Arabona e il monumento siano vicini e se ci sia dunque l’opportunità di visitarlo.

Non soltanto per una questione di vicinanza verso la squadra ospitante, ma anche perché, per i motivi che ho detto prima, Marcinelle riguarda tutti e tutti dobbiamo qualcosa a quei minatori.

 

NOTE:

Le foto in bianco e nero della miniera di Marcinelle sono tratte da www.emigranti.it; quella del monumento di Manoppello è tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Manoppello.

Su http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=246 i video con la ricostruzione della tragedia e le immagini dei funerali dell’epoca a Pescara.

Vota questo post