Per un futuro sostenibile

Anna Locaputo, Marina Dimitrescu e Rosaninha Felizardo erano tre bufale create ad arte per un esperimento sociologico sull’influenza dei mass media sul comportamento umano. Per la cronaca, il volto della Locaputo in realtà è quello di una ricercatrice universitaria americana; la foto della Dimitrescu ritrae un’anonima giocatrice rumena e la sorella di Felizardo è una collega di mia sorella (davvero brasiliana, bisogna dire).
Qualche novità nella Palafiom 2007-’08, però, c’è sul serio.
A parte Paoletta Marcianò, che è un gradito ritorno a casa, e Sonia Tinelli, che comunque aveva già disputato un paio di partite con la Palafiom lo scorso anno, i volti nuovi della squadra del presidente Urago sono dunque Simona Mucci (dal San Giorgio Jonico) ed Emanuela Voglino (dal Massafra). L’Orchidea Selvaggia (peraltro molto promettente) mi pare che sia sfumata, ma d’altra parte il ruolo è ampiamente coperto.
Simona Mucci l’ho notata tre volte lo scorso anno. Non mi riferisco alle sue prestazioni nel doppio confronto con la Palafiom, durante il quale la schiacciatrice si è comunque messa in luce per la sua bravura. L’ho notata tre volte fuori dal rettangolo di gioco.
La prima volta in occasione dello sgombero della palestra di San Giorgio. Durante le alluvioni, di solito, si cerca di trarre in salvo quello che è più essenziale: i gioielli di famiglia, i ricordi più cari, la nonna. Questa imponente atleta si preoccupava di portare in salvo, verso il campo profughi di Pulsano, il suo peluche.
La seconda volta ne sentii parlare durante il briefing di Marcello prima di Palafiom-San Giorgio. Non intendo violare la riservatezza che vige negli allenamenti a cui mi è stato consentito di assistere; dico solo che fermare Simona era la priorità del coach. Sarebbe stato necessario e sufficiente per controllare la partita; e così fu.
Terza volta: dopo una sconfitta pesante come quella subìta all’Alfieri, l’opposto sangiorgese non esitò a sfoderare un bel sorriso per una foto-ricordo a beneficio del blog con il famoso pupazzo. Ridere e sorridere dopo una vittoria è facile; farlo dopo una sconfitta è segno di una buona disposizione d’animo.
Emanuela non la conosco. Me ne scuso con l’interessata e cedo la tastiera al coach o a chiunque voglia presentarla, anche se sarà intervistata al pari di tutte le nuove.

Per quando riguarda le omonimie, adesso abbiamo due Silvie e due Simone. Se il giovane opposto della Palafiom possiamo ancora permetterci di chiamarla Silvietta, data la verde età, urge un soprannome – se già non ce l’hanno - o un elemento distintivo per le due Simone.





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