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Il libero mercato dei titoli sportivi

di skanderbeg69 (25/08/2007 - 13:31)

Partendo dal precedente post, ma anche dall’esperienza della nostra città, vorrei fare alcune riflessioni su una caratteristica della pallavolo, forse anche di altri sport.

Le emozioni e le soddisfazioni che ci regala da qualche anno la Prisma Taranto Volley nascono dall’acquisto di un titolo sportivo, se ricordo bene quello del Parma. La squadra emiliana giocava in A1, non ha potuto iscriversi al campionato per problemi suoi, l’avvocato Bongiovanni ne ha acquistato il titolo sportivo e in serie A1 è comparsa la Prisma.

La cosa, nello specifico, ci fa piacere e bene ha fatto il presidente a utilizzare una prassi legittima e diffusa.

Ma in linea di principio quella dell’acquisto del titolo sportivo a me sembra una pratica aberrante. In ogni categoria.

Perché il titolo del Parma in A1 o del San Giorgio Jonico in C o di qualunque altra squadra in qualunque categoria deve poter essere venduto al miglior offerente come in un mercato rionale? Se una squadra non può iscriversi, il suo posto dovrebbe essere preso dalla prima delle possibili ripescate, cioè da chi sul campo si era conquistato una posizione preferenziale sulle altre.

E’ come se uno si licenziasse o andasse in pensione e dicesse: beh, cedo il mio “titolo lavorativo” a mio cugino Pinuccio. Come se uno vincesse un concorso, poi rinunciasse e cedesse il “titolo concorsuale” al proprio vicino di casa. Come se un consigliere comunale dimissionario non lasciasse il seggio al primo dei non eletti ma a chi acquistasse il “titolo consiliare”.

La vendita dei titoli sportivi mi sembra una prassi inopportuna, come la wild card. Il potere del mercato prevale sulla giustizia. Il liberismo economico annulla i meriti tecnici. Mica è giusto.

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