Visto per voi: All you've got - Unite per la vittoria

Grazie alla segnalazione di Fabio e Ivana, mi sono procurato ed ho visto All you’ve got – Unite per la vittoria, il recente film di Neema Barnette, l’unico sul mondo del volley.
In effetti, non è un film che segnerà la storia del cinema: retorico, prevedibile, tendente al melenso, milaeshiroso. Però agli appassionati di pallavolo offre spunti interessanti, soprattutto se si confronta il contesto del film con la nostra realtà. Ed è quello che intendo fare con questa personale recensione cinematografica.
Siamo a Los Angeles. Si affrontano le squadre di due scuole superiori: le Phantoms per la Cathedral High School e le Madonnas, selezione della Madonna Accademy.
Le Phantoms sono tutte ispaniche. Le Madonnas si chiamano così per non essere insultate; chi dovesse farlo incorrerebbe nel reato di bestemmia. Sono tutte alte e bone e giocano con le maglie rosa; sembrano il Manfredonia 2005-’06.
Dopo una prima carrellata di frasi retoriche (“Dimentica l’ultima partita e concentrati su questa”, “Mai commettere lo stesso errore due volte”, “Non farti fregare; questo è importante”, “Fatti sentire, stai pronta, mettici grinta”), ci si avvia verso un palazzetto nel cui ingresso ci sono le gigantografie delle atlete. E questo può essere un primo suggerimento per l’Alfieri: una sorta di Hall of Fame con le gigantografie delle campionesse entrate nella storia del club, da Marianna Masoni ad Alessandra Passaro.
Nel palazzetto ci sono bar e negozi per il merchandising.
In uno di questi negozi Gabby Espinoza, la protagonista, e Lauren McDonald si contendono un paio di mutande rosse e deve intervenire Laila Alì, la figlia di Cassius Clay, a sedare il litigio.
Cosa ci azzecchi Laila Alì con la pallavolo è un mistero.
I rituali prepartita: le Madonnas si ispirano al Parabita Under 16 e battono ritmicamente le mani sul parquet; le Phantoms si prendono a pugni per scherzo (!).
Al posto dello speaker c’è un dj. Anche qui prendiamo nota; noi potremmo contattare Attilio Capilli.
Sul 14-12 la bionda delle Madonnas mura da posto quattro dopo aver servito e dopo aver precedentemente tentato di schiacciare dalla stessa posizione. Sarà cambiato il regolamento.
Comunque sia, vincono le Phantoms dopo un incontro in cui le giocatrici hanno sfottuto le avversarie con frasi e gesti provocatori, che se li facessero a Nardò non uscirebbero vive dalla tensostruttura.
Finita la partita, si passa al privato. Dialogo tra due Phantoms:
“Come va con il tuo ragazzo? Ho sentito che viene a tutte le partite”.
“Per forza: è il mio ragazzo!”
Vallo a spiegare alle atlete della Palafiom...
Il padre di Gabby, vigile del fuoco, regala alla figlia un’immaginetta della Madonna, quella vera. A me era venuta un’idea simile dopo le elezioni comunali: il “santino” di un politico da nascondere nello spogliatoio delle avversarie per condizionarne il rendimento facendo scendere anche loro al minimo storico.
Va a fuoco il liceo delle Madonnas e nell’incendio muore il padre di Gabby. Che coincidenza... Soprattutto se si tiene conto che il rapporto ideale vigili del fuoco/abitanti dovrebbe essere di 1/1.500 e che Los Angeles, con 3.800.000 abitanti, dovrebbe avere oltre 2.500 vigili del fuoco. Mminz’ a tanta pompieri, muore proprio il padre di Gabby e muore proprio lì.
Del signor Espinoza alle Madonnas non gliene può fregare di meno, ma per tre di esse si pone il problema della scelta della nuova scuola dove frequentare l’ultimo anno. Sarah Mason e Taylor Cole, le attrici, in realtà hanno 23 anni; si vede che sono pluriripetenti.
Sono interessanti i criteri di scelta del nuovo istituto: le ragazze valutano in base all’entità delle borse di studio (equivalenti al reddito complessivo dell’intera carriera della Piccinini) oppure alle prospettive di carriera sportiva. A Taranto si sceglie in base all’agibilità degli edifici e l’esistenza stessa di una palestra, sia pure disastrata e con una corda al posto della rete, è già un elemento soddisfacente.
Alla fine le tre Madonnas, guarda caso, vanno a studiare proprio alla Cathedral High. Qui fanno un po’ le zoccole, ma come rendimento nelle materie scolastiche restano delle cernie.
Per loro fortuna in questa scuola regna l’anarchia. Alla docente che chiede un teorema di matematica si può rispondere “No grazie” oppure “Puoi chiedermelo tra un po’?”. Se avessi risposto io così a qualunque insegnante del Ferraris, mi sarei ritrovato col 7 in condotta ed una sospensione di 20 giorni.
Iniziano gli allenamenti e la lotta per conquistarsi un posto da titolare in squadra, oltre che i fidanzati della concorrenza.
Il coach ha la stessa pettinatura di Marcello, ma è più abbronzato e pesa 300 chili in più.
Oltre all’estetica, ci sono altre analogie tra le Phantoms (integrate dalle ex-Madonnas) e le ragazze della Palafiom: trasformano gli allenamenti in una discoteca e seguono lo stesso regime alimentare.
Basti pensare alle ciambelle al cioccolato divorate negli spogliatoi. Marcello le avrebbe strozzate; il coach californiano, con i suoi 300 chili, non può obiettare nulla.
Colpo di scena: anche a Los Angeles c’è una squadra di gemelle. Le due americane, all’ingresso in campo, emettono ruggiti che sembrano rutti; le sorelle Liguori sono molto più garbate.
Vince la squadra delle gemelle grazie anche ad una palleggiatrice che fa i secondi tocchi creativi come Paoletta.
Contrariamente al resto del mondo, qui si giocano set da 15 punti; nessuno ha informato la regista che dal 1999 c’è il rally point system.
Il padre di Lauren inteferisce continuamente con tutti gli allenatori della figlia fino a provocare la reazione esasperata della ragazza.
Come reagisce, invece, alle sconfitte coach Harlan?
Come Marcello nel derby nefasto, scaglia il bloc-notes a terra, ma rispetto al mago di via Golfo di Taranto dice meno parolacce e punta su tecniche motivazionali a metà tra il Tai Chi Chuan e il bignami di Paulo Coelho: “Siamo una squadra. Dovete cominciare a sentire la passione. Voglio sentire la passione. Voglio sentirla”.
Lauren soffia a Gabby un fidanzato che ha i capelli costantemente inzippàti perché usa gel in quantità industriali; al posto del pettine usa la cazzuola.
Quando si discute delle questioni sentimentali? A scuola? Nei locali? Per strada? Macché, durante i time-out...!
A parte i time-out in cui si fa salotto, è anomala anche la condotta delle giocatrici sul parquet. Le squadre avversarie si insultano, si sfottono, stanno mezz’ora a litigare senza che gli arbitri battano ciglio. “Questo è poco ma sicuro: vi prendiamo a calci in culo!” è uno degli slogan urlati in coro. Nei provvedimenti disciplinari della nostra FIPAV non ho mai trovato nulla di simile.
Prima della semifinale, Becca, la palleggiatrice di riserva, mette il Guttalax nella bottiglia di Gabby, la titolare.
Luana, per fortuna, non sarebbe andata oltre lo Zabov nel cappuccino di Alessandra.
Gabby ne risente già durante il riscaldamento, ma le compagne pensano che abbia cambiato spacciatore. Come Marcello a Corsano, interviene il coach, che, per evitare problemi con l’antidoping, decide di non far giocare Gabby. Quest’ultima protesta per tre ore e non so se il nostro coach sarebbe stato così tollerante.
Ma come Luana con l’Oria, anche Becca si mostra all’altezza e le Phantoms conquistano la finale.
Che strano: le Phantoms sembrano tutte attrici prese in prestito da Baywatch, mentre le avversarie sono racchie e sputano per terra. “Dovrai salire molto in alto per respirare aria più fresca della mia” – dice un’avversaria a Gabby alludendo probabilmente all’alito pesante.
Non vi racconto come termina l’incontro finale. Dico solo che gli arbitri erano gli stessi di Massafra-Palafiom di due anni fa e che in palio c’erano le mutande rosse di cui si era fatta garante Laila Alì ed un viaggio a Tahiti messo a disposizione dallo sponsor Artea.
NOTE:
La locandina del film è tratta da en.wikipedia.org; le altre immagini sono tratte da All you’ve got – Unite per la vittoria, regia di Neema Barnette, Paramount MTV, 2006.





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