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Bilancio etico del blog

di skanderbeg69 (04/06/2007 - 22:09)

Il “bilancio etico” di un anno di blog presenta alcuni risultati favorevoli e molte zone d’ombra.

Non ho mai dovuto fare ricorso alla censura dei commenti (tranne in un paio di circostanze, una delle quali estranea al mondo della pallavolo e relativa alle presunte pratiche sessuali preferite da una giocatrice di basket).

Ho ricevuto privatamente una garbata critica rispetto ad un episodio avvenuto in Palafiom-Trepuzzi (un’invasione di piede) e la critica - ne abbiamo dato atto - si è rivelata esatta perché avevo scritto una fesseria.

Le atlete della Palafiom mi pare che non abbiano mai espresso disagio o irritazione per battute o vignette. E ne hanno subìte tante; quindi le ringrazio ancora per la loro capacità di sopportazione.

Alcuni tesserati di altre società (Azzurra Lecce, Oria, Tuglie, Manfredonia) hanno usato questo blog per inviare congratulazioni, ringraziamenti o apprezzamenti e se questo strumento ha favorito la nascita o il rafforzamento di relazioni amichevoli, ne sono particolarmente felice.

Ma ci sono anche le note dolenti.

Un’altra garbata critica ha riguardato il fotomontaggio in cui il volto dell’opposto dell’Oria ha sostituito quello di Aldo Moro. A me, però (ed ho il conforto di alcuni lettori), non è sembrato oltraggioso nei confronti della memoria dello statista pugliese e quindi il fotomontaggio resta lì.

Mi dispiace, invece, che un risentimento del tutto legittimo sia stato espresso a mesi di distanza quando magari un’email o un commento riservato (i commenti li filtro io quindi basta chiedere di non pubblicarli) avrebbero potuto favorire un chiarimento e soprattutto mi avrebbero impedito di perseverare in una condotta discutibile. Veramente avrei dovuto arrivarci da solo; invece ho aggiunto danno al danno e adesso mi sento davvero una cacca per avere causato risentimento e irritazione con una superficialità vergognosa.

Le critiche inducono sempre a riflettere, spesso a riconoscere gli errori, ove possibile a cercare la riconciliazione (che in questo caso non sarà possibile, mio malgrado, e quindi devo limitarmi alle scuse pubbliche non potendo farle in privato). Resta, adesso, il problema della riparazione del danno. Che in apparenza sembra scontata (cancellare le cattiverie) ma adesso può essere interpretata come ulteriore atto di ostilità (cancellare le prove).

Le diffide, invece, non le accetto da nessuno.

Un commento che ci accusava di aver offeso una squadra avversaria (il Corsano) è pervenuto, ma onestamente nell’articolo “incriminato” non ho trovato nulla che fosse offensivo, anzi ho trovato solo complimenti alle atlete della squadra avversaria in questione. Né - dalle informazioni che ho ottenuto - mi risulta che sia successo qualcosa di spiacevole sul parquet tra le giocatrici. Alla mia richiesta di chiarimenti non è seguita alcuna risposta e quindi considero il caso archiviato. Dev’essere stato un malinteso.

Mi pare, più in generale, di aver usato ogni cautela quando ho menzionato le avversarie, tranne le due eccezioni di cui parleremo fra poco (Massafra e Tempesta). Anzi, se c’è qualcuno che dovrebbe offendersi sono le giocatrici della Palafiom. La maggiore confidenza nei loro confronti mi porta talvolta a sottolineare i loro errori, a prenderle un po’ giro, a sollevare rilievi critici anche quando vincono. Il rispetto dovuto alle avversarie mi induce, invece, a scrivere che tutte le avversarie sono brave, sono belle, giocano bene, anche se perdono 25-5 giocano “con dignità”. Cose che, quando le scrivo, le penso veramente; il fatto è che spesso non aggiungo anche gli elementi di criticità. Il risultato paradossale è che la Palafiom ha meritatamente vinto un campionato, eppure, a leggere le mie cronache, sembra quasi che le squadre avversarie abbiano sempre giocato meglio...

Le eccezioni. Se le frecciate nei riguardi del Massafra nascono da un episodio storico preciso, la loro reiterazione è stata un po’ sentita e un po’ funzionale: un “nemico” serve, è utile alla satira, è fonte di tanti spunti, ma credo che nel caso della società massafrese sia giunto il momento di sotterrare l’ascia di guerra.

    Siamo in B2; la sete di giustizia è appagata. La sportività vale più degli spunti umoristici.

Riguardo alla Tempesta, diciamo che c’è stata una certa involuzione etica, ma non è mancato anche il nostro “apprezzamento elettivo” (cioè selezionato) ed anche il nostro sostegno concreto.

Vogliamo forse male a Paoletta e a Busina? Ovviamente no. Vogliamo male al signor Cirillo e famiglia? Assolutamente no. Alessandra non è sempre nei nostri cuori? Anche questo è innegabile. Parlare della Tempesta ormai è diventato un equilibrismo.

La grande zona d’ombra a cui mi riferivo all’inizio è rappresentata dai giudizi sugli arbitri. “Zona d’ombra” veramente è un eufemismo; qui ho superato i limiti del cattivo gusto. Il punto non è stare a sindacare sulle singole decisioni (la palla era dentro, era fuori, c’era invasione, non c’era); il punto è che gli arbitri, al contrario delle avversarie, non possono difendersi o replicare. Il loro ruolo raccomanda il silenzio o l’utilizzo degli strumenti previsti dal regolamento e dalle procedure disciplinari. Per questo riconosco (tardivamente) che è sleale criticare i direttori di gara, anche quando sbagliano.

E nel blog si è andati oltre la rilevazione del mero errore decisionale; ho usato espressioni come “cecati”, “pericoloso”, “l’arbitro deve aver assunto sostanze allucinogene”, “per sfogare la frustrazione potremmo aggredire l’arbitra”, ecc.

Frasi che, sebbene dette per scopi umoristici (ma al posto degli arbitri io non mi sarei divertito molto per questo genere di umorismo), sono certamente incoerenti per un blog che si vanta di promuovere valori di amicizia, lealtà e sportività.

Se consideriamo che il pubblico dell’Alfieri è rimasto immacolato (l’unica multa l’abbiamo presa in trasferta all’ultima giornata), ho fatto peggio degli ultras usando, peraltro, uno strumento più subdolo dato che l’insulto in palestra evapora nell’aria mentre le malignità sul blog restano in rete a tempo indeterminato.

Poi, diciamoci la verità: questi signori dedicano i loro fine-settimana a svolgere un compito che li espone a contestazioni, proteste, insulti, minacce, il più delle volte da parte di gente molto più ignorante di loro. Bene che dirigano, c’è sempre qualcuno che è insoddisfatto del loro operato. Eppure svolgono un ruolo che è indispensabile a questo e a qualunque sport, ricevendo – presumo – un piccolo rimborso che però è nulla rispetto alle responsabilità che si assumono ed alle tensioni che talvolta li circondano. E’ loro compito applicare e far rispettare un regolamento complesso di 113 pagine (altro che le 17 regole del calcio...) e dirigono un gioco veloce che impone una valutazione al secondo (pensiamo alla “pulizia” di ogni tocco, ai mani-fuori impercettibili, alle linee da tenere d’occhio, alle invasioni di mano, di piede e di culo, ecc.).

Per fare quello che fanno, gli arbitri devono essere spinti da una passione per lo sport forse superioriore a quella degli stessi atleti. Andrebbero ringraziati ogni tanto, non insultati.

Allora il buon proposito per il futuro è questo. Sulle episodiche decisioni arbitrali credo che resti salvo il democratico diritto di esprimere eventuali disaccordi, ma sulla conduzione generale di una partita o sulla personalità dell’arbitro sono banditi i giudizi offensivi.

Il provvedimento è retroattivo: le cattiverie sugli arbitri saranno cancellate (sperando di riuscire a ricordarmi dove stanno tutte...). Così onoriamo il modello Velasco-Presta (le squadre con mentalità vincente non cercano alibi e non si lamentano) e cerchiamo maggiore coerenza con i buoni princìpi a cui questo blog vuole ispirarsi e che spesso ho violato anche in modo abbastanza rozzo.

Gli apprezzamenti, invece, resteranno; mi dispiace per “la Montagna incantata”. Speriamo solo che ci siano altre occasioni per esprimerli...

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