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di skanderbeg69 (16/03/2007 - 14:05)

ALESSANDRA CERTA

Palleggiatrice

Nata a Faenza (RA) 20 anni fa, vive a Taranto.

Segno zodiacale: Gemelli.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? A 7 anni a Faenza, dove sono nata e ho vissuto per 11 anni.

Perché proprio la pallavolo? Mi ha un po’ condizionata una mia cugina più grande che praticava questo sport.

E perché proprio da palleggiatrice? Dall’Under 14 in poi non mi sono mai posta il problema perché hanno deciso sempre gli allenatori. E da allora ritengono che debba svolgere questo ruolo.

Ci sarà qualche motivo... Beh, credo che abbiano notato un tocco pulito.

E non ti fa piacere? Sì, è un bel ruolo, per carità, però ogni tanto mi piacerebbe anche schiacciare...

La tua carriera: Dopo il minivolley a Faenza, mi sono trasferita a Taranto con la mia famiglia e ho giocato nell’Under 14 della Virtus, una società che non esiste più. Poi sono stata nella Holiday Taranto (Under 16, serie D e serie C), un anno nella Volley Tempesta (serie C), un anno nel Massafra (serie C) e questa è la mia seconda stagione nella Palafiom in serie C.

Cos’altro fai nella vita? Studio all’università: Economia Aziendale.

I tuoi hobbies? Mi piace andare al cinema e uscire con gli amici.

L’ultimo libro che hai letto: Ultimamente testi universitari, purtroppo.

L’ultimo film che hai visto: Alla ricerca della felicità di Muccino. Orrendo.

Il tuo piatto preferito: Tranne le verdure, mangio di tutto, e in particolare focacce e dolci, di cui sono particolarmente golosa. Non sono propriamente abitudini alimentari consigliate dai nutrizionisti, me ne rendo conto...

Il viaggio dei tuoi sogni: Parigi.

Sapresti elencare i tuoi principali pregi? La discrezione. So stare al mio posto e mi prendo poca confidenza quando sono di fronte a persone con cui non ho un solido legame di amicizia. Qualcuno può considerarlo un difetto e interpretarlo come una forma di distacco, ma non è così. Sul parquet tendo a mantenere un atteggiamento calmo; sono più determinata fuori dalla palestra.

Per molte è il contrario. E i difetti? Secondo coach Marcello mi sveglio tardi la mattina... E in effetti, se non ho impegni, non è frequente che mi alzi prima delle 10...

Il più bel ricordo della tua carriera: Il periodo dei campionati giovanili. Si giocava per divertirsi; lo sport era un passatempo. E poi eravamo un bel gruppo, molto amiche anche fuori dal campo. Poi sono subentrate le responsabilità. Ma anche i play-off dello scorso anno rappresentano un bel ricordo.

Il più amaro: L’ultima partita della final-four in Sicilia: una sconfitta decisiva e senza appello, che ha vanificato un lungo e faticoso percorso.

Cosa ti piace della Palafiom? L’ambiente in generale e la coesione nel gruppo di giocatrici. Alcune atlete hanno maturato esperienze importanti ed hanno giocato in categorie prestigiose eppure nessuna ha atteggiamenti da primadonna. E’ un gruppo caratterizzato dall’umiltà.

C’è qualcosa che non ti piace? Tutto sommato, no.

Perché quest’anno sei passata dal numero 4 al numero 14? Il 4 dell’anno scorso non era stata una mia scelta; me l’ero ritrovato. Il numero 14 riveste un significato particolare che attiene alla mia sfera personale.

Hai mai ricevuto un complimento dal coach? Sorprendentemente sì. Dopo la recente vittoria con il San Pietro Vernotico ha detto che ho giocato la migliore partita da quando sono alla Palafiom. Sul piano tattico oltre che tecnico. E questa è una grossa gratificazione per una palleggiatrice.

Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? No, non sono scaramantica.

Miracolo! Sei l’unica... Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? Il muro e la difesa.

Sei una palleggiatrice. Ti capita mai di pensare che la scelta di passare il pallone ad una compagna piuttosto che ad un’altra può contribuire a sbloccare chi sta attraversando un momento di difficoltà, oppure può – al contrario – metterla ancora più in crisi se dovesse sbagliare di nuovo, oppure può scontentare chi ritiene di non ricevere sufficienti passaggi? Sì, mi capita di tener conto anche dello stato di forma e del momento psicologico che attraversano le compagne. Se un’attaccante è in difficoltà, però, di solito preferisco darle il tempo di riprendersi e quindi la escludo dal gioco nella fase più critica; poi tento di riportarla in partita in modo graduale. Rispetto alle lamentele sui passaggi, ne ricevevo da piccola. Negli ultimi anni non ho ricevuto critiche di questo tipo; se c’è del malcontento (ma mi auguro di no), le compagne non me lo dicono.

Grazie al tuo “secondo tocco” (che – come è noto – è il gesto tecnico che preferisco in assoluto) sei l’unica giocatrice della squadra a cui ho preparato un disegno individuale con dedica. Come fanno a venirti così bene? Ti capita mai di pensare “Adesso provo il secondo tocco” sin dal servizio delle avversarie? E’ un po’ difficile programmare questo tipo di attacco perché se la palla è troppo lontana dalla rete, diventa un azzardo; se è troppo vicina, risulta prevedibile. Devono verificarsi troppe condizioni favorevoli perché possa essere pianificato in anticipo. Però può essere una soluzione cercata quando la squadra non riesce ad attaccare con azioni più tradizionali; in tal caso posso prefiggermi di provarlo, ma sempre a condizione che il pallone mi arrivi in un certo modo. Sulla qualità dei miei secondi tocchi, però, devo riconoscere che spesso non sono perfetti come può sembrare e la loro riuscita dipende anche dall’impreparazione delle avversarie.

Sono perfetti, invece. E coach Marcello gradisce questo tipo di attacco o si preoccupa? Gradisce, gradisce. Anzi, mi invita ad adottarlo più spesso.

Ha ragione. Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Andrea Giani. Però vorrei citare anche Luigi Mastrangelo perché è tarantino e i suoi successi internazionali fanno onore alla nostra terra.

Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? Non ce n’è una in particolare. Le vittorie hanno lo stesso valore.

E la partita che vorresti cancellare? Aci Castello-Palafiom 3-1, play-off della scorsa stagione.

Perché, secondo te, le squadre hanno solitamente un rendimento meno brillante in trasferta? E’ un fatto psicologico? Siete condizionate dal pubblico? Dal campo? Per quello che mi riguarda, il pubblico non c’entra. Per me conta molto la palestra; quando giochiamo in trasferta mi mancano i punti di riferimento visivi che ho all’Alfieri.

Qual è stata la situazione più difficile che hai affrontato da quando giochi nella Palafiom? Quella da cui non siamo ancora uscite del tutto... Mi riferisco all’impressionante sequenza di infortuni e di indisponibilità che stanno caratterizzando questa stagione. Giochiamo sempre con una squadra reinventata, magari all’ultimo momento, e devo ogni volta ricostruire le strategie di gioco con persone diverse. Per non parlare di quando giochiamo con atlete a mezzo servizio che possono difendere ma a cui non posso alzare palloni destinati all’attacco. Per una palleggiatrice non è facile gestire una situazione del genere.

Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? E’ uno sport di squadra che valorizza molto l’importanza del gruppo. E poi non c’è contatto fisico. Rispetto ad altre discipline c’è più spazio per la lealtà.

Questo forse vale per te, che sei sempre impeccabile sul piano della correttezza; ogni sabato assistiamo a tentativi di condizionare l’arbitro chiamando dentro palloni usciti fuori di tre metri... C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? Mi infastidisce qualcosa che non è imputabile alla pallavolo: la scarsa copertura mediatica. Ed anche gli scarsi investimenti nell’impiantistica. Basti pensare ad una squadra come la nostra che è costretta a giocare in una palestra indegna.

Aspettative per questa stagione: Io non sono scaramantica e potrei anche dirlo, ma preferisco non urtare la sensibilità di chi mi circonda...

Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Terminare gli studi il più presto possibile.

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