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In nome della legge

di skanderbeg69 (04/03/2007 - 19:30)

    Perché le giocatrici di pallavolo, almeno quelle che ho conosciuto io, sono colte e istruite mentre buona parte dei calciatori sono dei buzzurri, più inclini a sputare sull’erba che ad azzeccare i congiuntivi?

Una delle ragioni, secondo me, è il regolamento. Quello del gioco del calcio consta, mi pare, di appena 17 regole. Quello della pallavolo non si può leggere se non si possiedono tre lauree. E’ di una complessità pazzesca. Sembra la Costituzione dell’Unione Europea o un comunicato delle Brigate Rosse, testi scritti a beneficio di una ristretta casta di adepti.

“In privato – scrive il giornalista e scrittore Beppe Severgnini – parliamo rapido e ci capiamo in fretta. In pubblico pensiamo ricamato, e ci esprimiamo per arabeschi. Parlare difficile, per molti, è un motivo d’orgoglio: indica una casta, una competenza, lunghi studi. Non importa se chi ascolta o chi legge non capisce”. [1]

Io ho provato a leggerlo per colmare la mia ignoranza in materia, ma mi sono arreso dopo pochi paragrafi. Come cavolo fanno gli arbitri a controllare contemporaneamente ventimila cose?

Mi sorprende che le squadre, oltre al fisioterapista, non si portino in panchina anche l’avvocato.

Immagino la scena.

Arbitro: “Invasione”

Avvocato Squadra A: “Mi oppongo, signor arbitro. La mia cliente ha invaso lo spazio sotto rete senza inteferire con il gioco avversario come da regola 12.2.1”.

Avvocato Squadra B: “Signor arbitro, secondo una recente sentenza della Cassazione l’invasione dello spazio può rappresentare un’interferenza  anche laddove l’autrice infastidisca psicologicamente l’avversaria. Produco copia della sentenza.”

Avvocato Squadra A: “C’è ancora opposizione. La giocatrice non ha infastidito psicologicamente nessuno. Chiedo di ammettere a deporre la centrale ed il perito di questa difesa.”

Avvocato Squadra B: “Non è nella lista dei testi.”

Arbitro: “L’arbitro si riserva. La partita è sospesa; riprendiamo fra venti minuti...”

Qualche spunto interessante nel regolamento, comunque, l’ho trovato. Tutto è disciplinato in questo sport, fin nei dettagli.

Berlusconi in cinque anni di governo ha depenalizzato il falso in bilancio, ha condonato abusi edilizi ed evasione fiscale, ha esaltato l’immunità per sé e per gli amici più stretti. Le uniche cose che non ha depenalizzato sono state la strage in concorso, l’abigeato e la pallavolo.

 

Facciamo un primo esempio: l’allenatore “deve stare seduto sulla panchina, ma può egli temporaneamente alzarsi”.

“Può” e “temporaneamente”...

    Anche nello sport vedo che esistono regole fatte per essere ignorate. Prima delle ultime battute del derby con la Tempesta, io Marcello non l’ho mai, dico mai, visto seduto sulla panchina, neanche per un secondo. Altro che “può egli temporaneamente” alzarsi...

E pure il nuovo allenatore del Tuglie non scherza. Anzi, sembra perennemente in procinto di catapultarsi in campo per aggredire le giocatrici (fortunatamente le proprie).

 

Andiamo avanti.

“Le scarpe debbono essere leggere e morbide, con suole in gomma o in cuoio, senza tacco”.

Beh, vorrei vedere se qualche giocatrice ha il coraggio di entrare in campo con i tacchi a spillo. E con gli zatteroni si può giocare?

Peccato che il regolamento non dica nulla a proposito dell’abitudine di strusciarsi le mani sulla suola. Se la Federazione non lo vieta, dovrebbe essere la Costituzione ad impedirlo.

“Il primo arbitro – dice il regolamento - può autorizzare uno o più giocatori a giocare senza  scarpe”.

Perché nessuna lo fa? Non ci sono pallavoliste figlie dei fiori? Non esiste la versione sportiva di Sandy Shaw?

 

“Al termine della gara il capitano ringrazia gli arbitri”.

Ma come si può regolamentare un aspetto che attiene alla buona educazione e che dovrebbe comunque essere spontaneo?

E cosa succede se un capitano non ringrazia? C’è la multa? C’è una squalifica? Viene iscritto d’ufficio ad un corso di buone maniere? Deve leggersi l’opera omnia di monsignor Della Casa?

E poi, al termine di Tempesta-Palafiom, non solo la nostra capitana ma anche la schiacciatrice ha... ringraziato gli arbitri. E l’hanno squalificata. Ha ringraziato a modo suo, vabbè, ma era sempre una forma ironica e spiritosa di ringraziamento.

 

“E’ permessa la comunicazione tra i componenti la squadra durante la gara”.

Meno male che è permessa... Per quanto parlano e per quanto urlano pensavo che fosse obbligatoria...

 

NOTE:

(1) SEVERGNINI, P., La testa degli italiani, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 213.

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