Si stava... peggio quando si stava meglio?

Qualche settimana fa sono andato a vedere Prisma Taranto-Lube Macerata. Vicino a me c’era un amico che non assisteva ad una partita di pallavolo da qualche anno. Di tanto in tanto mi chiedeva: perché quel giocatore (il libero, nda) porta una maglia diversa? Ma un set non finisce a 15 punti? E così via.
Insomma, mi ricordava la pubblicità di quell’astronauta sovietico che, andato in orbita nel 1989, tornava sulla terra un paio d'anni dopo. Chiedeva a un contadino dove fosse l’Unione Sovietica, ma gli veniva risposto che l’URSS non c’era più; lì c’era la Russia, più a ovest la Lituania, e poi più giù la Slovacchia, e le due Germanie erano unite e la Jugoslavia si stava frantumando. Era la pubblicità di un nuovo atlante geografico, i cui autori in quel periodo rischiavano di lavorare 24 ore al giorno per i continui aggiornamenti di mappe imposti dalla storia.
Se penso che sto parlando di eventi avvenuti quando buona parte delle giocatrici non erano nate o andavano all’asilo, mi sento male. Vabbè, lasciamo perdere.
Ricordo anche il campionato in cui fu introdotta la figura del libero.
All’avvio della stagione non ero ancora al corrente di questa riforma regolamentare. Vincenzo Di Pinto allenava la squadra che avrebbe vinto il campionato di serie A2, ma forse non aveva ancora le idee chiare (in una sola stagione fece ruotare in quel ruolo Skiba, Cicola e Bruno) tanto che all’inizio della prima partita non si avvalse della nuova figura.
Gli avversari sì. Quando si schierarono in campo con un giocatore dalla maglia diversa dagli altri, pensai che il magazziniere avesse fatto confusione o che fossero una squadra di indigenti: non hanno neanche le maglie tutte uguali...
Se l’introduzione del rally point system, pur avendo un po’ snaturato la pallavolo tradizionale, ci risparmia partite-maratona che potrebbero durare tre ore, la riforma del libero mi lascia ancora perplesso. Il libero mi sembra un giocatore incompleto: riceve ma non può attaccare e non può servire.

Per questo sono rimasto sorpreso dall’entusiasmo con cui, invece, la nostra Roberta ed altre ragazze che in passato si sono cimentate in questo ruolo (Michela, ad esempio) hanno manifestato la propria vocazione per la figura del difensore specializzato. Ritenevo erroneamente che fosse un po’ come il portiere nelle partite dei ragazzini: nessuno vuole farlo e allora si fa a turno o si fa a tocco. E devo dire che mi hanno aperto gli occhi facendomi apprezzare un ruolo verso cui ero diffidente.
Però un giorno vorrei assistere ad un libero che, magari in un set dall’esito scontato, sul 24-0, decida di assecondare l’istinto a schiacciare e si intrometta tra palleggiatore e martello per una cannonata da posto tre. Non fa niente se il punto va agli avversari. Simona e Roberta, datemi questa soddisfazione un giorno; costi quel che costi (un punto e la ghigliottina azionata da Marcello).
Devo dire, tornando al rally point system, che sono rimasto impressionato dalla lettura del tabellino di una partita della Prisma finita al tie-break (3-2 per Latina): i rossoblù avevano sbagliato 22 battute, i laziali 20. Le due squadre, in pratica, avevano giocato soltanto per quattro set su cinque; quasi un intero parziale era stato sprecato in servizi sbagliati.
Ma l’unico aspetto davvero aberrante della pallavolo è sicuramente la wild card per alcuni tornei internazionali: oltre alla squadra detentrice, a quella che ospita il torneo e a quelle che si sono guadagnate sul parquet la qualificazione, vengono ammesse (con questa wild card; in italiano: raccomandazione) anche una o due squadre discrezionalmente. Sulla base del prestigio.
Mi piace decisamente, invece, la regola dei tre punti per la vittoria netta (3-0 o 3-1), dei due punti per la vittoria al tie-break (3-2), del punto per la sconfitta al tie-break (2-3) e degli zero punti per la sconfitta netta (1-3 o 0-3). E’ più equa. Non pone sullo stesso piano (zero punti) la squadra che ha perso in modo ignominioso e quella che ha lottato punto su punto per cinque set. Ed anche la classifica si vivacizza.





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