Elogio delle palleggiatrici

Qualche giorno fa ho provato un’esperienza che oserei definire “mistica”. Durante l’allenamento, coach Marcello mi ha precettato incaricandomi di passargli i palloni che lui, a sua volta, lanciava alle palleggiatrici. Queste ultime dovevano effettuare delle alzate verso il posto due o il posto quattro, dove mi trovavo io. Una sorta di triangolazione. Le palleggiatrici in questione erano la nostra Alessandra e la non più nostra (formalmente) Marcella, provvisoriamente a Taranto per sostenere un esame all’università. Non so dove fosse Luana; forse stava studiando il regolamento per recuperare il tempo perduto negli anni scorsi...
Se le alzate di Marcella erano un’istigazione ad attaccare, quelle di Alessandra avevano qualcosa di magico. Tranne rare eccezioni, la percezione fisica era che la palla fosse attratta dalle mie mani in attesa. Io restavo fermo con le braccia tese verso l’alto e la palla scendeva, morbida morbida, esattamente tra le mie mani. Più o meno a incastro. Un’esperienza indescrivibile.
Se non si era già capito, devo confessare una cosa: il ruolo che preferisco in assoluto nella pallavolo è quello del palleggiatore. Mi piacciono i suoi movimenti, il suo essere sempre al centro dell’azione, la sua unicità, la sua agilità e l’eleganza dei gesti, le sue responsabilità nel decidere l’azione d’attacco anche in ragione del momento psicologico dei compagni. Un profano come me non riesce a vedere le eventuali imprecisioni quando non sono proprio vistose: se l’attaccante sbaglia, per me, è sempre colpa sua e non di chi gli ha passato una palla difficile. So che è sbagliato, ma dipende dalla mia scarsa competenza.

Con questo non sto dicendo che Alessandra sia scarsa ma a me sembra brava soltanto perché riveste quel ruolo, sia chiaro. Confrontata con tutte le altre palleggiatrici del campionato, credo che sia davvero la migliore. Ovviamente non faccio classifiche tra le ragazze della Palafiom, peraltro improponibili per la diversità dei ruoli.
Anche i miracoli del libero, i muri delle centrali, che spesso fanno la differenza, la potenza esplosiva delle schiacciate hanno il loro fascino, però a me piacciono di più i movimenti delle alzatrici.
E poi i secondi tocchi... Credo che prima o poi l’UNESCO introdurrà i secondi tocchi di Alessandra nella lista delle opere d’arte considerate patrimonio dell’umanità.
Dopo l’esperienza “mistica” della settimana scorsa, chissà se entro la fine dell’anno riuscirò a soddisfare altri desideri. Chessò? Sperimentare cosa si prova a ricevere una battuta al salto di Ivana o una schiacciata di Michela (magari prima mi tolgo gli occhiali e mi metto un’armatura), tentare di murare Clara (manco se ci provassi un milione di volte...), riuscire a rimanere sveglio durante una fast di Rossella...





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