Ritratti
ROBERTA MANZACCA
Libero

Nata a Taranto, dove vive, 21 anni fa.
Segno zodiacale: Bilancia.
Quando hai iniziato a giocare a pallavolo? A 12 anni.
Perché proprio la pallavolo? Per quattro anni ho giocato a tennis, ma ho sempre coltivato il desiderio della pallavolo. Probabilmente per colpa di Mila e Shiro anche nel mio caso. Per un po’ ho conciliato i due sport, ma poi ho capito che la pallavolo è la mia vita!
Quando hai deciso di giocare da libero? E’ una scelta recente. A scuola ero palleggiatrice, poi ho giocato anche da attaccante.
Nella mia ignoranza, ho sempre pensato che il libero fosse una specie di “giocatore dimezzato”, invece vedo che sei entusiasta di questo ruolo. Come mai? Non ti mancano le schiacciate, i servizi...?
E’ un bel ruolo. E’ un ruolo che ti fa sentire davvero parte di una squadra: tu non giochi per fare punto; la tua gratificazione coincide con quella delle compagne. Se una ricezione è precisa, faciliti il lavoro dell’alzatrice e delle attaccanti. Per non parlare della soddisfazione di salvare i palloni difficili, i cosiddetti “miracoli” (quelli graditi al nostro coach; anzi, “pretesi” dal nostro coach...).
La tua carriera: Per circa 7 anni ho giocato nel Talsano (1^ Divisione, serie D, serie C) sia da schiacciatrice che da libero. Questo è il secondo anno alla Palafiom.
Cos’altro fai nella vita? Studio Scienze del Servizio Sociale a Taranto. Però mi sarebbe piaciuta anche Medicina. Magari in futuro.
Qualche altra facoltà...? I tuoi hobbies? Tutto quello che mi fa passare il tempo e mi rende felice.
L’ultimo libro che hai letto: Ho voglia di te, di Federico Moccia. Ultimamente, però, ho dovuto accantonare la narrativa per dedicarmi ai testi di Diritto Penale, Politiche Sociali, ecc.
L’ultimo film che hai visto: Natale a New York.
Il tuo cantantegruppo preferito: Ascolto di tutto.
Il tuo piatto preferito: Anche qui, non ho preferenze: mangio qualunque cosa tranne le verdure.
Mangiate tutte a quattro ganasce; come fate a conservare fisici così tonici...?! Il viaggio dei tuoi sogni: L’America. Anzi, le Americhe, del Nord e del Sud.
On the road. La città in cui ti piacerebbe vivere: Mi adatto ovunque.

...E i tuoi difetti? Suscettibile, permalosa.
Il più bel ricordo della tua carriera: La finale Under-17 Talsano-Orchidea 3-0. Fui nominata miglior giocatrice della partita e per un libero si tratta di un fatto piuttosto insolito.
Il più amaro: Un’altra finale giovanile, questa volta a Trani contro il Brindisi nel torneo Under-19 di tre anni fa. Quella volta perdemmo, però, a parte il risultato finale, il ricordo complessivo di quel torneo è positivo; fu una bella esperienza.
Cosa ti piace della Palafiom? Tutto! Se proprio devo scegliere, la mia amicizia con Michela è il più bel regalo che mi ha dato la Palafiom. Anche durante le partite riusciamo a trovare un momento per consolidarla.
Cosa non ti piace? Quando non giochi mai finisci con il sentirti ai margini della squadra; ti senti poco considerata. Adesso spero di sentirmi a pieno titolo parte di questa squadra meravigliosa.
Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite? Mai giocare con scarpe, ginocchiere o altri accessori nuovi. Bisogna averli testati in allenamento almeno il giorno prima. Poi tutto l’abbigliamento (interno ed esterno) dev’essere sempre lo stesso. E naturalmente non posso rinunciare all’elastico bianco tra i capelli (in base al colore della maglia!). In panchina mi siedo sempre di fianco a Mary che mi mette la giacca e mi fa il massaggino alla schiena. Al termine di ogni set, infine, l’ultima a cui devo battere le mani è Michela, la mia migliore amica.
Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere? Devo muovermi di più sui piedi; sono ancora un po’ troppo lenta. Spesso non so “leggere” i pallonetti. E poi mi lascio condizionare emotivamente dall’andamento dell’incontro; avverto la pressione psicologica più del dovuto.
Giocatore o giocatrice che ammiri di più: Ovviamente Paola Cardullo, punto di riferimento per il mio ruolo. Tra i maschi, Andrea Giani resta sempre il migliore.
Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera? La finale Under-17 di cui ti ho parlato prima. Anche Palafiom-Trepuzzi, il mio esordio nella Palafiom.
Cosa hai provato quando il coach ti ha detto che avresti giocato quella partita? L’ho saputo all’ultimo momento: arrivata in palestra, Marcello mi ha fatto trovare il completino. Non ho neanche avuto il tempo di andare in ansia. Dopo tanta panchina e tanta malinconia, per me è stata una liberazione ed una grande gioia. Mi dispiace soltanto che la scelta sia stata determinata dall’infortunio di Simona; avrei preferito esordire in ragione dei miei meriti e non “approfittando” di una circostanza sfortunata per una compagna a cui, peraltro, auguro di riprendersi al più presto e a cui voglio rinnovare il mio affetto.
Cosa ti ha detto il coach al termine di quella partita? Si è congratulato, immagino. Veramente non mi ha detto niente... Però è quando parla che bisogna preoccuparsi.
Quindi vuol dire che forse ha apprezzato. Un anno e mezzo di allenamenti senza mai scendere sul parquet. Cosa ti ha dato la forza per fare tanti sacrifici apparentemente inutili? L’amore per la pallavolo. Però è stata dura: dopo le partite che guardavo dalla panchina o - più spesso – dalle tribune (perché in panchina conviene disporre di attaccanti) mi veniva da piangere. Ma non ho mollato.
Qual è la partita che vorresti cancellare? La finale Under-19 persa a Trani e la sconfitta a San Giorgio (e a Pulsano...) dello scorso dicembre.
...Che rimane un ricordo traumatico per molte. Coach Marcello deve avervi fatto nuove nuove... Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo? La pallavolo in quanto tale.
C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce? L’importanza che riveste la statura in questo sport...!
Quale squadra o quale avversaria ti ha spaventato di più quest’anno? Quando si è tranquille e concentrate, le avversarie non contano, neanche quelle notoriamente pericolose. Devo dire, però, che i pallonetti dell’alzatrice di Ugento mi hanno creato molti grattacapi.
Aspettative per questa stagione: Non si può dire e ormai dovresti saperlo. Per quello che mi riguarda, vorrei continuare a giocare e a giocare bene.
Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro: Realizzarmi nel lavoro. E ovviamente giocare in Nazionale, no...?





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