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Lecce-Palafiom Taranto 1-3

di skanderbeg69 (16/10/2006 - 19:54)

 

Domenica 15 ottobre 2006 – ore 18.00.

La prima partita di ogni campionato ha sempre un fascino particolare. C’è il gusto della scoperta dei nuovi acquisti e il piacere di rivedere gesti a cui ci si era affezionati. C’è l’incertezza: come siamo quest’anno? Più forti o più deboli?

La Palafiom, però, ha molto da perdere e poco da guadagnare. La squadra era già forte ed i margini di miglioramento ristretti. Serve semplicemente continuità con il passato.

Fra qualche ora sapremo la verità. Sapremo se la Palafiom è la stessa grande squadra della scorsa stagione, in grado di vincere con chiunque e magari di dominare il campionato. Oppure sapremo se il giocattolo si è rotto, se l’anagrafe per qualcuna inizia a diventare un peso, se le “piccole” sono ancora acerbe, se sono diminuite le motivazioni, se le nuove tesserate non sono all’altezza delle atlete che hanno lasciato la squadra e se ci attende quindi un campionato diverso.

Ancora qualche ora.

Il calendario ha messo subito a confronto i due capoluoghi di provincia presenti nel girone, Taranto e Lecce. Il guaio, però, almeno sulla carta, sarà l’ultima giornata: Taranto affronterà il Tuglie in trasferta.

Il Corriere del Giorno, alla vigilia dell’avvio del campionato, ha dedicato mezza pagina alla Tempesta con foto, elenco delle giocatrici ed intervista, e soltanto un piccolo trafiletto alla Palafiom. [1] Se continua così, il quotidiano locale sarà iscritto nella mia lista nera accanto al Massafra. Cosa sono ‘ste discriminazioni? Ora la Tempesta inizia a starmi sulle palle.

Ieri, comunque, le “cugine” hanno regolato il Trepuzzi (3-0) in una partita molto incoraggiante. Soprattutto per la Palafiom.

Vado a Lecce grazie ad un passaggio della signora Mary, la moglie del presidente. Giovane, bella e simpatica, quando la vidi per la prima volta sugli spalti del palazzetto di Massafra pensai che fosse la figlia di Urago o l’amante o una giocatrice fuori rosa, invece è proprio la moglie.

Bisogna vincere stasera e poi sabato prossimo e poi tutte le partite del campionato. Forse che solo il Massafra è in grado di finire un campionato imbattuto? Anzi, per dare uno schiaffo morale, la Palafiom quest’anno vincerà tutte le partite senza neanche un tie-break! Alla faccia loro.

Le maglie delle ragazze sono quelle dell’anno scorso. Non hanno fatto in tempo ad ordinare le divise di gioco nuove e quindi, per il momento, riciclano quelle vecchie. Le avranno lavate e stirate al ritorno dalla Sicilia, spero.

La città di Lecce non mi ha mai entusiasmato, pur riconoscendo il fascino delle chiese barocche del centro e pur apprezzando il fermento culturale degli ultimi anni. A Lecce, secondo me, manca l’acqua. Non l’acqua dei rubinetti, ma una presenza idrica significativa dentro o accanto alla città. Non c’è il mare, non c’è un fiume, non c’è un lago, e le città senza un elemento d’acqua come quelli citati è come se fossero prive di un punto di riferimento.

La zona della palestra dell’Azzurra ’85, l’odierna avversaria, non è peraltro delle migliori. Ben vengano, dunque, società sportive che rappresentano una risorsa positiva ed aggregante per un quartiere come questo. All’interno della palestra ci sono decine di bambini del minivolley che posano con la prima squadra per la foto ricordo. Poi, per nostra fortuna, vanno via; altrimenti avrebbero certamente fatto un tifo infernale.

La palestra è persino peggio di quella della scuola “Alfieri”; in compenso il clima è molto civile e possiamo accomodarci su sedie vere, in “zona curva”. Con me ci sono la mamma di Simona e il padre di Valentina.

Trombetta c’è.

Prima di accomodarmi avevo avuto modo di conoscere le nuove giocatrici della Palafiom e in particolare la massafrese, che ha avviato positivamente il proprio percorso di reinserimento sociale. E’ simpatica, devo ammettere. Però è sempre massafrese e quindi permane la necessità dell’esorcismo.

Una delle nuove ragazze porta in testa una merceria (almeno una dozzina di fermacapelli).

C'è poi una giocatrice bielorussa con i caratteristici tratti somatici della sua gente: Clara Klementovski.

La signora Mereu mi dà una brutta notizia: se è vero che non ci sono più due Alessandre, adesso ci sono due Silvie (la centrale ed una ragazza proveniente dal vivaio). A quest’ultima bisognerà trovare un soprannome.

A proposito di Silvia Buso, scopro che è la figlia del mitico portiere del Taranto degli anni Settanta, la squadra che sembrava proiettata verso la storica promozione in serie A prima che il destino le portasse via l’indimenticato Erasmo Jacovone. Mi fa un certo effetto pensare che è già passata una generazione: da bambino vedevo Buso-padre allo stadio, adesso vedo Buso-figlia  sul parquet. Chissà quale disciplina sceglierà Buso-nipote.

Silenzio, si gioca.

La prima palla del primo set della prima partita del campionato la serve Michela.

Fuori.

Accum’nzàme  bbuèn...

Diciamo che è stato una specie di sacrificio rituale per ingraziarci gli dei della pallavolo.

Le leccesi, una possibile rivelazione del campionato, partono benissimo: la difesa è ottima, gli attacchi micidiali e le padrone di casa prevalgono nettamente nei duelli a rete (quattro muri vincenti contro uno nel primo parziale).

Bisogna dire che la Palafiom ha avuto un’attività di precampionato non ottimale e le condizioni di salute delle ragazze sono alquanto precarie: Ivana ha problemi alla spalla e non può ancora scendere in campo, Rossella è stata ferma per un anno, Simona ha problemi al polso, Sonia al ginocchio, Clara all’orecchio (visto che non si accorge della trombetta; novanta chilometri pe’ nijnd’...), Michela al colon...

Mancano soltanto il morbillo, le emorroidi e la peste bubbonica; per il resto la squadra sembra un dizionario medico ambulante.

Lecce conduce per 15-10 e Taranto, pur giocando in modo accettabile, non riesce a reagire adeguatamente. Non commette errori vistosi ed anzi Alessandra dimostra subito di essere in serata di grazia, però gli attacchi sono a salve. Merito soprattutto di un Lecce sorprendente.

I tifosi locali cantano il bel ritornello di Kalinitta ed agitano un campanello; le atlete salentine ricambiano con un finale di set travolgente: 25-16.

“Un mattino scuro non significa brutta giornata” recita il Calendario di Frate Indovino. [2]

Il secondo set sembra più equilibrato, ma Lecce continua a giocare meglio e si porta in vantaggio. Le tarantine comunque stanno crescendo: Alessandra distribuisce palloni in modo magistrale, il Bis... – ehm - Sonia prende le misure, Michela inizia a fare male, Clara garantisce sicurezza in attacco e in difesa, Simona è concentrata e reattiva.

E al centro stanno per iniziare i fuochi d’artificio di Silvia e Rossella.

Una palla dubbia e delicata viene assegnata con una certa benevolenza alla Palafiom, poi Michela e Sonia perfezionano il sorpasso (18-16). E’ la svolta decisiva del match. Il turno in battuta di Alessandra ci porta sul 22-17 e poi si tratta di amministrare il vantaggio fino al 25-18.

Ivana trova il modo di rendersi utile anche dalla panchina: prima offre a coach Presta... dettagliate osservazioni sull’assetto difensivo delle leccesi, poi, nell’intervallo tra il secondo e il terzo set, dà una pacca portafortuna nel... punto giusto a tutte le compagne.

E’ la prima volta che assisto ad una partita della Palafiom dal fondo del campo. Le battute che arrivano sono impressionanti e la mia ammirazione per le ragazze aumenta. Solo per il fatto di raccogliere e di domare certe bordate, senza fuggire sul tetto come avrei fatto io, meritano il viaggio in crociera promesso dallo sponsor.

Da fondo campo, inoltre, si possono apprezzare le geometrie di Alessandra, che stasera gioca la migliore partita che io ricordi. Non solo sua. Dico proprio la migliore partita che un palleggiatore abbia mai giocato nella storia della pallavolo di tutti i tempi.

Entrambe le squadre utilizzano soluzioni offensive differenziate; nella partita di ieri della Tempesta, invece, sembrava che gli opposti avessero una funzione meramente ornamentale visto che le locali e il Trepuzzi attaccavano da posto quattro in modo ossessivo.

Nel terzo parziale emerge la qualità delle centrali. Finalmente vediamo dei muri vincenti proprio mentre crollano le barriere salentine (la progressione nei quattro set la dice lunga: 1,1,4,3 muri per Taranto; 4,2,0,0 per Lecce). Poi affondiamo con i primi tempi di Silvia e Rossella. In questa partita ne mettono a terra più di quanti sia riuscita a realizzarli la squadra nell’intero campionato scorso. Rossella ha talento. Pur non avendo il classico physique du rôle da centrale, la piccina si rivela uno splendido acquisto. E Silvia una splendida conferma.

La difesa leccese, però, continua a reggere e la loro ricerca del mani-fuori è spesso coronata da successo. Sono in vantaggio per 7-6. Michela commette un erroraccio, ma poi rimedia da sola con due schiacciate devastanti. Torniamo in vantaggio (18-17) e in una fase delicata dell’incontro torna a servire Alessandra, dopo averci deliziato con il secondo tocco quotidiano. Sono buone abitudini che non bisogna perdere. La palleggiatrice conferma di trovarsi in uno stato di forma ammirevole e ci conduce fino alla vittoria del set: 25-18.

Lecce parte bene nel quarto set (3-1), ma ormai la Palafiom ha trovato i propri equilibri. Muri, aces e pallonetti ci portano sull’ 8-4. Addirittura raggiungiamo il massimo vantaggio di 21-12, sinceramente ingeneroso per le leccesi, che cedono sul piano emotivo dopo aver disputato un incontro di buon livello.

Coach Presta decide di dare spazio alle giovani risorse: entrano Valentina e Silvia 2. La Moro, che pure ha dimostrato in passato di saper stare in campo con padronanza e personalità, pesca una ricezione da “ritenta, sarai più fortunata”. La seconda Silvia, invece delle videocassette delle avversarie, deve aver rivisto più volte la serie completa de Il Padrino: sapendo di avere un solo pallone a disposizione prima che finisca la partita, intima ad Alessandra di passarglielo. La palleggiatrice cede al racket delle estorsioni di passaggi e Silvietta, schiacciando la palla-match, si costruisce il soprannome per distinguersi dall’omonima Buso: “Silvia-chiudi-partita” (il copyright è della mamma di Simona).

 
        Il set termina sul 25-17 e coach Presta può essere soddisfatto. Prendere punti su questo parquet non sarà facile per nessuno. In condizioni di salute precarie, senza Ivana e con Sonia a mezzo servizio, la squadra ha dimostrato di poter fare molta strada. Cosa saranno in grado di fare quando guariranno da calli ossei, tendiniti, infiammazioni, intestini irritabili, sordità, ecc.?

Massafra ha perso 3-0 la prima partita del campionato di serie B2.

Così. Per la cronaca.

 

NOTE:

(1) SPALLUTO, L., Tempesta Taranto, un marchio di garanzia, “Corriere del Giorno”, 13 ottobre 2006, pag. 22.

(2) FRATE INDOVINO 2007, Frate Indovino OFM Capp. “Rifugio Francescano”, Perugia, 2006, pag. 16.

 

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