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La campagna acquisti

di skanderbeg69 (09/10/2006 - 21:51)

D’estate due circostanze stavano per realizzare i miei sogni in fatto di campagna acquisti: l’indulto, che ha accorciato i tempi per la liberazione di Erika De Nardo, e il rischio di fallimento per il Manfredonia, che avrebbe rimesso sul mercato la numero 14 e le gemelle Kessler.

Ma per Erika, nonostante l’indulto, i tempi non sono ancora maturi e la pacifica ragazza di Novi Ligure dovrà continuare ad allenarsi per qualche altro annetto nel cortile del carcere di Brescia, mentre il Manfredonia ha risolto i propri problemi societari e dunque le bonazze restano ai piedi del Gargano.

Per rimanere in tema, Paola Marcianò è stata ceduta alla Tempesta Taranto, la seconda squadra del capoluogo, che quest’anno disputerà il campionato di serie C.

Speriamo che nella nuova squadra la promettente palleggiatrice giochi da titolare o trovi comunque più spazio. Scommetto qualunque cosa che, in tal caso, sarà proprio nello scontro diretto con la Palafiom, quando avrei l’unica occasione di vederla all’opera, che non la faranno giocare...

Anche Ida Zelletta, una centrale, è stata ceduta. Adesso è a San Giorgio Jonico ed anche lei la ritroveremo come avversaria.

Sono state confermate Ivana Gallo Ingrao (opposto), Alessandra Certa (palleggiatrice), Clara Clemente e Silvia Buso (centrali), Michela Benefico e Valentina Moro (schiacciatrici), Simona Mereu (libero).

Alessandra Passaro ha deciso di smettere di giocare a pallavolo. A mio modesto avviso, prematuramente.

Questa è una grossa perdita sul piano tecnico ed umano. Alessandra è stata una schiacciatrice capace di realizzare punti impossibili, un’atleta seria e responsabile ed una ragazza d’oro che ha sempre sostenuto e motivato le compagne. Mancherà alla squadra e mancherà ai tifosi.

Ci resta il ricordo delle sue battute efficaci, delle sue diagonali imprendibili, dei suoi pallonetti beffardi, della sua pettinatura da Pippi Calzelunghe, delle sue mani sporche di muscitìe raccolte dalle scarpe ad ogni cambio palla.

“Alle assenze ci si abitua” – sostiene il personaggio di un romanzo sudafricano. [1] Ma nel caso di Alessandra non sarà facile.

L’unica conseguenza positiva di questa triste decisione è che adesso rimane una sola Alessandra in squadra e mi risparmio la seccatura di dover aggiungere sempre il cognome per evitare equivoci.

Da Oria, come centrale, è arrivata Rossella Garaguso.

Invece dal Massafra, che ha praticamente mandato a spasso tutta la squadra della promozione (a saperlo non si sarebbero fatte il mazzo tanto), è arrivata una certa Luana.

Sicché dovremmo tifare per una delle protagoniste della rapina del secolo, il quarto set di Massafra-Palafiom...?!

Come palleggiatrice di riserva, per giunta! Dove prima c’era Paola adesso dovrebbe sedersi una massafrese...

E' vero che, come dice Fabrizio De Andrè, dal letame nascono i fiori, ma insomma... [2]

Magari dal letame abbiamo colto un fiore che, per manifestarsi, necessitava della luce radiosa della Palafiom. Anzi, la luce della scuola “Alfieri”, quella che a primavera ti va dritt’ jintr’ all’ uecchie a partire dal terzo set.

Ma il grande colpo dell’estate è il tesseramento del cosiddetto “Bisonte”.

Il soprannome rende bene l’idea della potenza atletica di Sonia Tinelli, opposto, anche se non fa giustizia sul piano estetico. Certamente la muscolatura della nuova arrivata è impressionante, ma la ragazza conserva la propria femminilità, soprattutto negli splendidi occhi chiari.

 

 

La compresenza di Sonia e di Ivana, però, pone un primo problema tattico a coach Presta: con due opposti contemporaneamente non si può giocare; terrà in panchina una delle due bocche di fuoco o la trasformerà in martello?

Ora che Vincenzo Di Pinto ha preso a frequentare il Palafiom, c’è il rischio che Presta possa farsi influenzare dal mago di Turi, nominato “allenatore più creativo” ai Mondiali di Tokyo nel 1998 e noto per adattare giocatori a nuovi ruoli. Più che un mago è un alchimista: trasformò Andrea Bari in libero, convertì Gianluca Nuzzo in martello, invertì i ruoli dell’addetto alla biglietteria e del medico sociale e utilizzò un dipendente della ditta di pulizie “La Fiorita” come centrale.

Ahimé, la questione del doppio opposto della Palafiom ha anche implicazioni sanitarie. La formazione di un callo osseo sulla spalla destra di Ivana potrebbe ritardarne l’impiego. Di mesi addirittura. Sempre che non si tenti di ripetere il miracolo di Franco Baresi, in campo nella finale dei Mondiali di calcio 25 giorni dopo l’intervento chirurgico al menisco.

Ma anche il Bisonte è reduce da un infortunio e si attende il parere definitivo del veterinario.

Dal canto suo Simona ha una sospetta infiammazione al polso. Dev’essere la conseguenza dei colpi del killer Albino [3] ai play-off di maggio.

In questo quadro clinico preoccupante (e meno male che il campionato non è ancora iniziato...) le buone notizie arrivano soltanto dal Reparto Grandi Ustionati, finalmente vuoto.

A proposito dell’assemblamento delle squadre e della creazione di uno spirito di gruppo, il tecnico Simone Mazzali scrive:

 

“In immediata conseguenza alla costituzione di una nuova squadra (fase di precampionato), i rapporti tra i vari membri sono caratterizzati da una elevata ansietà e insicurezza”. [4]

 

Per attenuare quest’ansia e per mettere a proprio agio le atlete della Palafiom, in particolare le nuove arrivate, mi sono permesso di inviare una lettera anonima di benvenuto a Luana:


Mi piace offrire il mio pur piccolo contributo alla causa della Palafiom incoraggiando le ragazze, soprattutto le novizie, e sostenendole in ogni circostanza...

Intanto prego tutte le sere per la salute di Alessandra, la palleggiatrice titolare, perché non ceda il posto alla massafrese neanche per un secondo.

Quest’anno la Palafiom dovrebbe affrontare due avversarie tarantine (il derby cittadino con la Tempesta e il San Giorgio), una barese (Putignano), quattro brindisine (Ceglie, Oria, Torre Santa Susanna, San Pietro Vernotico) e sei leccesi (Tuglie, Ugento, Nardò, Lecce, Corsano e Trepuzzi).

Che strano per una regione con 800 chilometri di costa come la nostra: in questo girone l’unica località sul mare è Taranto.

Mi dispiace per la nostra palleggiatrice che certamente, anche a gennaio, avrebbe colto l’occasione per una sosta in spiaggia prima di ogni partita...

Tenuto conto delle distanze e dei miei problemi di vertigine, sembrano agevoli le trasferte a San Giorgio, Ceglie e Oria (che è uno dei paesi più belli della Puglia), fattibili quelle a Putignano, Torre Santa Susanna (dove farò un’analisi statistica sull’uso dei tanga tra la popolazione femminile per verificare se le pallavoliste locali siano un campione rappresentativo o un’eccezione), San Pietro Vernotico e Nardò.

Per Tuglie, Ugento, Lecce, Trepuzzi e soprattutto Corsano, che è in fondo al Salento, dipenderà dall’importanza della partita o da eventuali passaggi.

 

NOTE:

(1) BRINK, A., Desiderio, Feltrinelli, Roma, 2003, pag. 220.

(2) DE ANDRE’, F., Via del Campo, 1967.

(3) Laura Albino, schiacciatrice del Tuglie.

(4) MAZZALI, S., Lo spogliatoio. Le dinamiche di gruppo nei giochi di squadra, Koala Libri, Reggio Emilia, 1995, pag. 83.

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L'estate 2006

di skanderbeg69 (09/10/2006 - 21:42)

Prima di presentare la nuova stagione, facciamo un passo indietro.

Ad Aci Castello, nella final four interregionale per l’accesso in B2, la Palafiom è caduta soltanto all’ultimo ostacolo e non prima di aver fatto soffrire le padrone di casa vincendo il primo set e portando ai vantaggi quello conclusivo (28-30). Chissà quanto abbia influito il fattore campo. Chissà se in Puglia le cose sarebbero andate diversamente.


A proposito di campi, la “squadra-ammiraglia” della pallovolo jonica, la Prisma, ha riconquistato la serie A1 maschile, ma dissensi con il CONI in merito alla gestione degli spazi pubblicitari del Palamazzola hanno indotto la società ad eleggere quale terreno di gioco il Palafiom.

Tutto sommato, non è una novità; il palazzetto di via Golfo di Taranto è la tana storica della squadra di Bongiovanni e della Zelatore. Per certi versi è anche una tana più calorosa ed avvolgente. Quando vivevo a Vicenza, i giornali locali temevano le trasferte a Taranto dello Schio e del Montecchio e descrivevano il palazzetto con termini apocalittici (bolgia, catino infernale...).

Dal canto suo, Nino Molino, l’ex-allenatore del CRAS Basket, inserì anche il trasferimento dal piccolo Tursport al nuovo Palamazzola tra i fattori che avevano limitato il rendimento della sua squadra in una stagione un po’ sfortunata, la prima disputata nell’impianto di via Cesare Battisti.

La qual cosa è un po’ paradossale. Per decenni abbiamo atteso un vero palazzetto dello sport e adesso che ce l’abbiamo (ed è pure molto bello) non possiamo usarlo perché costa troppo o risulta asettico.
         Non essendo proponibile uno scambio tra la Prisma e la società di Urago (Palafiom al Palafiom e Prisma all'Alfieri...), ci toccherà un’altra stagione in quella palestra da vomito, la cui unica virtù è di essere vicina a casa mia.

Ad Aci Castello ha giocato anche Paola Marcianò.

In pratica non era la facilità o la difficoltà di un incontro, né erano le condizioni di salute della palleggiatrice titolare a determinare la scelta di far giocare Paola. Ormai il criterio dell’allenatore Presta appare chiaro: la faceva giocare soltanto nelle partite alle quali non assististevo io. Per dispetto a me.

Il presidente Urago in piena estate si è recato in Israele in qualità di direttore generale dell’ASL. Doveva studiare le metodologie di intervento nel pronto soccorso del Maghen David Adom. Periodo migliore non poteva scegliere: si è trovato giusto durante la pioggia di missili hezbollah che per la prima volta hanno colpito Haifa e si sono avvicinati pericolosamente a Tel Aviv. Ed hanno quindi attivato intensamente i servizi sanitari d’emergenza locali.

Si sarà ricordato anche della Palafiom durante il viaggio di lavoro in Israele?

 

La nazionale di calcio ha vinto l’unico Mondiale che, secondo me, sarebbe stato meglio non vincere. Hanno vinto giocatori che facevano scommesse (legali ma immorali) da mezzo milione di euro a botta, giocatori che ridacchiavano mentre si facevano filmare con le flebo (altrettanto legali, ma – come dice giustamente l’allenatore Zdenek Zeman – le flebo dovrebbero farle i malati negli ospedali, non gli atleti sani) (1), allenatori invischiati con strane società di procuratori sportivi ed una Federazione marcia da capo a piedi. Per fortuna non c’è stato il colpo di spugna celebrativo, ma sono rimaste esecutive le (blande) condanne della giustizia sportiva.

L’unico motivo per cui sarei tentato di appassionarmi nuovamente al calcio sarebbe la soddisfazione, attesa una vita, di vedere la Juventus in serie B.


NOTE:

(1) Cfr. BEHA, O., DI CARO, A., Indagine sul calcio, Rizzoli, Milano, 2006, pag. 497.
 
La foto dei play-off è tratta dal sito www.ascaspisacane.it (Sapri Volley)

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Palafiom Taranto-Tuglie 3-0

di skanderbeg69 (09/10/2006 - 21:22)


Play-off - Gara 3, Sabato 27 maggio 2006- ore 17.00

Pensandoci bene, è proprio opportuno che la Palafiom vada in serie B2?

Di solito le squadre che vengono promosse nella serie superiore (o che retrocedono in quella inferiore) devono adattare l’organico alla nuova categoria cedendo giocatrici e acquistandone di nuove. Ma la Palafiom non deve cambiare; voglio che restino le stesse giocatrici, dalla prima all’ultima. Ormai mi sono affezionato.

Servono soltanto alcuni correttivi: Erika De Nardo dal carcere di Brescia per accoltellare le avversarie negli spogliatoi, Fifì dal Martina per risparmiarmi la necessità di diventare ubiquo e magari la numero 14 del Manfredonia, la superbonazza, per alzare il muro e per alzare il livello estetico della squadra (comunque già alto). Ma nessuna deve essere ceduta.

Sabato 27 maggio si gioca la bella con il Salus Camilli Tuglie.

Le condizioni di salute delle tarantine sono migliorate: Alessandra Certa sta bene (e smentisce di aver preso un’insolazione); Michela pure, a parte la pigmentazione della pelle che continua a subire il processo inverso a quello di Michael Jackson.

C’è Silvia al posto di Ida dal primo minuto.

Alcuni tifosi tugliesi hanno accompagnato la propria squadra portando striscione e tamburi. Pur essendo in minoranza, fanno molto baccano. Il pubblico – duole riconoscerlo – è uno dei punti deboli della Palafiom. Chi viene a vedere le partite fa il suo dovere, ma non siamo molto attrezzati.

Nel primo set le salentine valorizzano le loro migliori risorse: un muro molto efficace e soprattutto una ricezione notevole. In più il killer Albino del "Salus... Dei" sta picchiando forte. Passano subito in vantaggio e sembrano intenzionate a farci passare un brutto pomeriggio. Ma la Palafiom gioca bene e non si lascia impressionare: dal 13-17 rimonta sino al 19-18. Un ace di Alessandra Certa (non sarà l’unico della serata) e gli attacchi di Michela e di Ivana chiudono la prima frazione di gioco: 25-22.

Nel secondo set Taranto gioca ottimamente e le ospiti commettono una serie di errori insoliti. E’ l’unico set in cui il loro muro appare fragile e la ricezione non fa miracoli. Non c’è storia: 25-15. Siamo in vantaggio di due set a zero.

Forse la Palafiom crede di aver già vinto la partita; troppi sorrisi tra il secondo e il terzo set, troppo appagamento. Forse, semplicemente, Tuglie riprende a giocare bene. La loro bravura in ricezione è irritante: hanno calamite nelle mani. Si portano in vantaggio per 12-8.

Almeno credo. Il segnapunti artigianale della scuola “Alfieri”, infatti, è coperto da una transenna e tutte le volte che c’è un time-out i tifosi invadono il parquet per poter verificare il punteggio.

Taranto rimonta e un bell’ace di Clara, oggi fenomenale, ci riporta in parità: 13-13.

E’ il momento dell’abituale tiro al lampadario di Michela: 13-14.

Si gioca punto su punto. Durante una fase di gioco le ragazze fanno un po’ di confusione in campo e coach Presta vorrebbe sbranarle se questo non fosse contrario al regolamento e al galateo.

Stiamo per entrare nella fase più delicata del set; stiamo per vivere emozioni indimenticabili, degne di Italia-Germania 4-3.

Quando Alessandra Passaro va in battuta, faccio una riflessione.

Ogni tanto le pallavoliste compiono un gesto che trovo piuttosto repellente: piegano il ginocchio portando il piede all’altezza del culo e si strusciano la mano sulla suola della scarpa, cioè la parte che poggia sul terreno pieno di muscitìe e di batteri.

L’opposto israeliano della Magna Grecia, Danny Friedman, lo faceva sistematicamente prima di effettuare il servizio; pensavo che fosse una specie di rituale personale. A giudicare dalla frequenza con cui lo fanno anche le ragazze, presumo invece che tale gesto abbia una qualche funzionalità. Forse si asciugano sulla suola le mani sudate. Lo fa spesso Simona (ma la mamma, interpellata, non sa dare una spiegazione); lo fa sempre Alessandra Passaro.

Sarà anche utile, ma resta un certo schifo. E se, venendo in palestra prima della partita, hanno calpestato una cacata di cane?

Ecco perché a fine partita fanno il giro del campo e “danno il cinque” ai tifosi: ci scaricano tutti i germi che hanno raccolto dalle scarpe nel corso dell’incontro (ma noi tifosi li accettiamo volentieri; da loro questo ed altro).

Comunque sia, il turno in servizio di Alessandra è efficace come al solito: 17-16, sorpasso. Schiacciata di Ivana che buca il muro tugliese (19-18) e poi – finalmente – un bel muro delle rossoblù (Clara, nello specifico): 20-18.

“Rossoblù”, veramente, è un termine che usano i tifosi, ma le maglie sono completamente blù con i numeri bianchi. Persino lo sponsor è quasi illeggibile; “Honda La Semauto” è stata presa per il culo per l’intera stagione.

Gli unici puntini rossi si trovano sulla maglia di Alessandra Certa, poco sotto l’ascella sinistra. Saranno macchie di sugo? O forse anche la sua maglia si è presa un’insolazione al mare?

Torniamo al finale del terzo set. Punto di Tuglie evitabile (20-19). Coach Presta se la prende con Ivana, Ivana manda affanculo coach Presta, coach Presta guarda brutto Ivana.

Rimedia la nostra palleggiatrice con un bel muro a uno (oggi Alessandra ha fatto di tutto): 22-20. Manca poco al traguardo, ma improvvisamente tutto si complica: le salentine si portano sul 22-22 e poi Silvia spara un pallone fuori. Un errore pesante dopo una partita ammirevole; peccato.

Alessandra Passaro, da posizione difficilissima, riesce ad infilare una splendida diagonale e siamo di nuovo pari: 23-23.

Urago, fai venire l’unità di rianimazione cardio-respiratoria!

Le tarantine si impappinano nuovamente (24-25) e Tuglie ha una prima palla-set che viene annullata da un muro di Michela.

Quanto sono brave queste ragazze! Come fanno a reggere questa tensione ed a trattare con abilità palloni che scottano?

Addirittura passano in vantaggio: 26-25.

Chiamate i cronisti perché qui si sta scrivendo la storia della pallavolo!

Match-point per Taranto. Servizio delle rossoblù, Tuglie attacca, ma Taranto difende bene e può contrattaccare. Il pallone viaggia verso il posto 4, da dove Michela si alza in volo e va incontro alla sfera. Il tempo si ferma; sono istanti che bloccano il respiro, poi la tensione si scioglie:  il passaggio è preciso – si vede – e l’elevazione del nostro martello di colore è imperiosa. La sua schiacciata è devastante, irresistibile, fantastica. 27-25.

La Palafiom ha vinto 3-0! La Palafiom è grande! Michela subito santa!

Certo, il processo di beatificazione potrebbe essere rallentato dal vaffanculo indirizzato all’arbitro mercoledì scorso, ma ci sono tanti testimoni che potranno confermare il miracolo compiuto stasera.

La Palafiom si giocherà l’accesso alla B2 in una final-four con Napoli, Sapri ed Aci Castello, in casa delle siciliane.

Quanto so’ lunghi ‘sti play-off; so’ cchiu’ luengh’ d’ ‘u campionate...

A proposito di campionato, riconosco tra il pubblico una giocatrice del Massafra, fresca vincitrice della Coppa del Nonno oltre che del campionato. E’ la compagna di beach-tennis di Ivana.

Le dico quello che penso della sua squadra e lei minaccia di darmi botte, poi fortunatamente interviene Ivana e conveniamo che la sua presenza a sostegno della Palafiom la assolve dai suoi peccati.

Alessandra Passaro ha un piccolo malore (sarà effetto dei batteri che raccoglie dalle scarpe), ma avere come presidente il direttore generale dell’ASL comporta qualche beneficio. Niente liste d’attesa per un intervento specialistico.

Alla fine è festa, champagne per tutti.

 

 

Aci Castello, dove la Palafiom contenderà la B2 a siciliane e campane dal 2 al 4 giugno, è troppo lontana; non potrò seguire le ragazze nella final-four.

“Amare la (squadra, nda) vicina è un gran vantaggio, si vede spesso e non si fa viaggio”, scrisse nel 1882 Giovanni Verga ne I Malavoglia, romanzo ambientato proprio da quelle parti. [1]

Me ne dispiace. Ma il risultato finale, importantissimo per il futuro della squadra, è ininfluente per me. Per me la Palafiom ha già vinto, ha già dimostrato di essere una grande squadra, composta da grandi ragazze, guidata da un grande tecnico (e confinata, purtroppo, in una palestra di merda). La Palafiom ha regalato tante emozioni e tante soddisfazioni ai suoi tifosi ed ha dimostrato che è ancora possibile appassionarsi allo sport, quando è sano.

Ovviamente spero che vincano anche ad Aci Castello; spero che la squadra locale sia sfigata come la famiglia di Padron ‘Ntoni, Maruzza e compagnia bella.

E alle tarantine in procinto di partire rivolgo un augurio ideale, tratto sempre da quel romanzo:

 

“Scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura”. [2]

 

NOTE:

(1) VERGA, G., I Malavoglia, Mondadori, Milano, 1965, pag. 98.

(2) Ibidem, pag. 19.

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Tuglie-Palafiom Taranto 3-1

di skanderbeg69 (09/10/2006 - 21:11)


Play-off - Gara 2, Mercoledì 24 maggio 2006 - ore 19.00

Non avere una ragazza comporta anche qualche vantaggio, il principale dei quali è la libertà, il non dover dare conto continuamente di quello che fai.

Come mi avrebbe trapanato le palle ad ogni partita e soprattutto ad ogni trasferta, quante insinuazioni e scenate di gelosia mi sto risparmiando.

Nel frattempo Erika, la ragazza di Novi Ligure che nel 2001 massacrò a coltellate madre e fratellino, è stata ripresa dalle televisioni mentre, ormai maggiorenne e condannata a 16 anni di carcere, giocava a pallavolo in una squadra di detenute. Fra un po’ bisognerà pensare alla campagna acquisti. La ragazza ligure potrebbe essere una buona risorsa per la Palafiom: chiunque si dovesse azzardare a murare le tarantine si ritroverebbe con 97 coltellate in corpo.

E anche gli arbitri credo che ci penserebbero due volte prima di fischiare doppie a uecchio.

Vado a Tuglie con i genitori della capitana Clara.

La tensostruttura è più grande del paese stesso.

Alla vigilia dell’incontro Alessandra Certa, la nostra palleggiatrice titolare, aveva 39 di febbre, ma stasera vedo che sta effettuando regolarmente il riscaldamento. La faccia non è delle migliori e la pelle arrossata rivela che la febbre è stata causata da un’insolazione. Disgraziata! Andare a ustionarsi al mare nel momento più delicato del campionato...

La fanno giocare lo stesso, povera piccina. E meno male che il presidente è un medico, anzi è il direttore generale dell’ASL. L’avranno imbottita di morfina.

Anche Ivana è piuttosto abbronzata e in squadra c’è una novità: una schiacciatrice di colore con il numero 7 al posto di Michela.

Cos’è tutta ‘sta smania di andare al mare a maggio?!

I tifosi tugliesi sono piuttosto chiassosi, ma è presente una significativa rappresentanza di tarantini. Uno degli insulti più ricorrenti che solitamente devono sorbirsi le squadre tarantine di ogni disciplina, ordine e grado, quando vanno in trasferta, è “cozzari”, talvolta preceduto da “sporchi”.

Le ragazze locali sono determinate e mettono subito in difficoltà la Palafiom, ma nessuna delle due squadre prende il largo; si lotta palla su palla.

Ivana realizza punti importanti mentre la schiacciatrice di colore non ne azzecca una; fa rimpiangere la splendida Michela delle ultime partite. Alessandra Certa, viste le condizioni di salute precarie, è fin troppo ammirevole per lo spirito di sacrificio, ma è molto prevedibile e non mette le attaccanti in condizione di essere pericolose in modo costante.

Sul 22-22 l’arbitro fischia un fallo dubbio alle tarantine. Uno dei rari difetti di questa squadra è che dopo i presunti errori arbitrali si deconcentra. E così Tuglie vince il primo set.

Un bel salvataggio di Simona ed una serie di battute efficaci di Ivana portano Taranto in vantaggio nel secondo set (4-1), ma Tuglie recupera. Quando Alessandra Certa sbaglia un secondo tocco (ma ha fatto bene a provarci), Presta fa riscaldare Paoletta, che tuttavia non entrerà mai in campo. E’ solo terrorismo psicologico nei confronti della palleggiatrice titolare.

Finalmente Alessandra Passaro mette a terra un bel pallonetto (erano due mesi che ci provava) e la Palafiom torna in vantaggio (9-8).

Il distacco aumenta con il turno al servizio di Ivana (21-14) e con un bel mani-fuori di Alessandra Passaro (24-19) dopo che le tugliesi si erano riavvicinate pericolosamente.

Le salentine annullano tre palle-set e la situazione si fa delicata finché Ivana non chiude il secondo parziale con un attacco da manuale.

Il terzo set inizia male (4-8) e ad aggravare la situazione ci si mette nuovamente l’arbitro, che fischia un’invasione piuttosto discutibile. Le proteste delle tarantine hanno due effetti spiacevoli: loro si deconcentrano e il pubblico locale risveglia il proprio entusiasmo.

Nonostante tutto, la Palafiom rimonta. Alessandra mette a terra un tocco magico, poi Ivana schiaccia e la palla va fuori toccata dal muro avversario.

L’arbitro,  però, non ha visto il tocco delle leccesi e assegna il punto alle padrone di casa. E’ un punto delicato (9-11) e infatti le tarantine protestano nuovamente. Michela manda affanculo l’arbitro, che, per fortuna, non la sente e non ascolta neanche gli ultras locali che fanno gli infamoni.

Arbitro bastardo; qua ci voleva già Erika...

Taranto perde la testa e le tugliesi, comunque brave e meritevoli indipendentemente dagli errori arbitrali, si portano sul 10-15. Alessandra Certa non valorizza le due centrali (neanche una veloce in tutta la partita) e ne fa le spese soprattutto Ida, sostituita da Silvia, il cui servizio è ispirato a Carla Fracci.

La Palafiom sta giocando bene, ma proprio perché giochi bene e le avversarie fanno miracoli in difesa, finisce che ti viene lo sconforto.

Gli ottimi servizi della Passaro riducono lo svantaggio (18-20), poi la nostra gnura con il numero 7 fallisce un attacco e, cadendo, si fa male alla caviglia. Momenti di panico, ma il martello rimane in campo. Ora, però, siamo sotto di quattro punti e Alessandra preferisce, opportunamente, evitare di passare la palla al nostro martello dolorante.

Tutto il peso dell’attacco grava adesso su Ivana, che da sola non può fare miracoli. Il terzo set è delle tugliesi.

Queste ultime battono in modo insidioso: da lontano, dal limite della tensostruttura, ma le traiettorie mettono spesso in difficoltà la nostra ricezione. Si portano in vantaggio anche nel quarto set.

La loro schiacciatrice, tale Laura Albino, è tremenda e la squadra tarantina, che peraltro oggi sembra un sanatorio, inizia ad avvertire la stanchezza.

Le maglie delle tugliesi, come avevo già notato nella partita d’andata, sono orrende; in più, dal terzo set in poi, tendono a scollarsi anche i numeri. Può andare in B2 una squadra con i numeri attaccati alla schiena come post-it?

Le salentine si portano sul 17-11 approfittando del black-out rossoblù.

Il nostro tifo, però, non demorde e le ragazze mostrano un grande carattere. Recuperano molti punti, riducono lo svantaggio, lottano in modo ammirevole, ma purtroppo al Tuglie bastano pochi punti per concludere l’incontro in modo vittorioso.

“Siamo sempre con voi siamo sempre con voi siamo sempre con voi non vi lasceremo mai”.

Peccato: con me presente, la Palafiom aveva perso solo a Massafra al tie-break (un furto) e poi aveva inanellato cinque vittorie consecutive.

Sabato si torna sul parquet per la sfida decisiva alla scuola “Alfieri”.

Ogni azione di disturbo sarà lecita, a cominciare dal riscaldamento della palestra. Tanto le nostre ragazze ormai sono abituate ai climi tropicali.

Le guardie giurate dell’ASL, per i prossimi tre giorni, lasceranno gli uffici dell’azienda sanitaria e vigileranno sulle spiagge dell’intera litoranea jonica: l’ordine è di sparare a vista sulle giocatrici che oseranno andare al mare rischiando ulteriori insolazioni.


 

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Palafiom Taranto-Tuglie 3-0

di skanderbeg69 (09/10/2006 - 21:03)


Play-off - Gara 1, Sabato 20 maggio 2006 - ore 17.00

Oggi c’è la prima sfida con il Salus Camilli Tuglie. La prima partita è in casa, la seconda in trasferta, ma questa volta in caso di parità non vale la differenza set; si disputerebbe una bella in casa della squadra piazzata meglio in classifica, cioè Taranto.

Si direbbe che il livello tecnico del girone in cui la Palafiom ha giocato la regular-season sia superiore dell’altro raggruppamento pugliese, visto che Taranto e Tuglie hanno entrambe eliminato le rispettive avversarie (Manfredonia e Turi).

In realtà sappiamo che con le Terminator foggiane è stata dura.

Raggiungendo a piedi la scuola “Alfieri”, penso che si sarebbe potuto sottoscrivere un protocollo d’intesa con gli ambulanti dell’attiguo mercato di piazza Sicilia: la spesa alle bancarelle in cambio del sostegno degli esercenti, che dovrebbero semplicemente urlare dentro la palestra così come fanno quotidianamente in piazza.

In corso Italia è parcheggiato il pulmino delle tugliesi; l’autista sta dormendo all’interno. Lo interpreto come un buon segno: scarso attaccamento alla causa.

Le avversarie, contrariamente alle manfredoniane, sono esseri umani. Il loro difetto è che urlano in continuazione. Inoltre è l’unica squadra che indossa maglie più brutte di quelle della Palafiom.

Ida porta ancora un vistoso cerotto sul braccio; sembra una reduce del Vietnam.

Si inizia bene e la prima impressione sarà confermata in tutto il proseguimento dell’incontro: la Palafiom è indiscutibilmente superiore, ma le ospiti sono sempre pronte ad approfittare dei cali delle tarantine. Se queste ultime giocano bene e non fanno fesserie, la partita (e spero il doppio confronto) non può essere in discussione, ma non bisogna allentare la tensione perché le tugliesi non si arrendono mai e sono sempre in agguato.

Nel primo set Taranto amministra un vantaggio di quattrocinque punti, contiene un tentativo di rimonta delle salentine e poi chiude con un netto 25-19.

Da segnalare un incredibile salvataggio in tuffo di Ivana, che poi però sarà costretta a pulire il parquet per una mezz’oretta, ed una serie impressionante di attacchi di Michela, anche da seconda linea. Il martello sta giocando una partita straordinaria.

I consueti cinque minuti di ordinaria follia delle tarantine oggi si celebrano all’inizio del secondo set: 0-6 sotto i colpi di una tugliese che batte (nel senso che mette la palla in gioco) all’altezza di via Umbria ma mette costantemente in difficoltà la difesa della Palafiom.

Una ricezione imperfetta fa schizzare il pallone verso il pubblico, proprio dove mi trovo io, e così posso ascoltare l’esclamazione di Michela mentre rincorre la sfera disperatamente: “Cazzo!”

Ma, insomma, che parole...! In bocca a delle ragazze garbate, poi. Di fronte al mio stupore, la mamma di Simona, sconsolata per gli anni di stimoli educativi sprecati, conferma che “in campo sono tutte parolacce, dall’inizio alla fine”.

Diciamo che la tensione agonistica induce le piccine a mettere da parte il galateo.

“Non consente il momento le espressioni che esigerebbe la buona creanza”. [1]

Nel frattempo, in coincidenza dell’arrivo del suo ragazzo, il momento felice della schiacciatrice si conclude (sarà l’emozione) e riprenderà soltanto nella seconda parte del set successivo. Ma, nonostante il calo di Michela, il resto della squadra gioca bene e la rimonta è più facile del previsto.

Il turno in battuta di Ivana è particolarmente felice; peccato che prima di ogni servizio debbano intervenire le Nazioni Unite per mediare tra l’opposto e l’allenatore.

Alcune decisioni dell’arbitro (doppie dubbie, fischiate solo alle tarantine), però, scatenano qualche discussione. Il presidente Urago alza la voce. Alle riunioni sui piani di zona socio-sanitari sembriamo persone perbene; se ci vedessero adesso: io con la trombetta e Urago che grida come uno scaricatore di porto...

Il problema è un tocco delle ragazze che l’arbitro non ha giudicato abbastanza “pulito”. Il direttore dell’ASL dovrebbe sfruttare maggiormente il suo ruolo e il suo peso; potrebbe far venire un’equipe dell’Ufficio Igiene per analizzare le mani delle giocatrici e certificare che il tocco è stato pulito.

La Palafiom, comunque, vince anche il secondo set: 25-22.

Se c’è una cosa che odio nel comportamento dei miei colleghi tifosi è quando qualcuno, per incoraggiare le atlete a concludere ordinatamente ed efficacemente l’azione,  grida “facile!”.

Facile...

Sarà facile tua sorella; vai tu in campo a palleggiare e a schiacciare e poi vediamo quanto è facile...

A parte il fatto che le ragazze stanno anche giocando controluce. Che schifo di palestra.

Taranto sembra in grado di gestire bene anche il terzo set, ma finisce con lo sperperare il vantaggio. L’allenatore Presta e Ivana continuano a scambiarsi punti di vista alquanto divergenti; intanto le tugliesi si portano in vantaggio: 19-20.

Controbreak della Palafiom grazie ai servizi insidiosi di Alessandra Passaro (24-21), ma nuovo sorpasso delle salentine: 24-25. Wow, quante emozioni.

Potrebbe essere l’ultima partita alla scuola “Alfieri” (in caso di vittoria a Tuglie, si disputerebbe una specie di final-four interregionale); sarà per questo che le tarantine fanno di tutto per prolungare l’incontro.

Alessandra Certa stasera non ha ancora piazzato il tocco magico, ma sono Michela e Ivana che concludono il set con soluzioni più tradizionali: 27-25 nel parziale; 3-0 il risultato finale.

Vengo invitato alla trasferta di Tuglie.

In tal caso urgono nuove bombole e quindi passo subito dal mio negoziante di fiducia in via Emilia. Ormai mi vede ogni settimana ed è incuriosito. Gli spiego che la squadra per cui tifo continua a vincere e servono dunque nuove ricariche.

“So’ le mie bombole ca pòrtan’ furtùne...” – sentenzia il negoziante.

 

NOTE:

(1) SHAKESPEARE, W., Re Lear, Atto V, Scena III.

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Palafiom Taranto-Manfredonia 3-0

di skanderbeg69 (09/10/2006 - 20:54)

Play-off - Gara 2, Mercoledì 17 maggio 2006 - ore 19.00.

Noi  vo-glia-mo  que-sta  vit-to-ria !

Sorpresa: in palestra ci sono una cinquantina di tifosi e altri ancora, compreso il presidente, continueranno ad arrivare dopo il fischio d’inizio.

Bastardi, dove eravate in tutti questi mesi, in tutti quei sabati in cui gli effetti sonori del tifo gravavano quasi esclusivamente sulla mia trombetta? E’ bello venire a godersi i play-off, ma quando abbiamo rischiato con l’Acquaviva dove eravate? E chi ha creduto nel secondo posto conquistato con i denti a San Pietro Vernotico?

Comunque, meglio così: l’inedita palestra piena e chiassosa fa un bell’effetto.

Ivana mi aveva parlato dell’incontro di andata e della statura impressionante delle ragazze di Manfredonia. La più bassa è un metro e ottanta.

I giornali erano concordi nel sostenere che la Palafiom aveva perso a causa del gap fisico e soprattutto degli errori a ripetizione commessi dalle tarantine.

Sul regolamento dei play-off, invece, erano in piedi una decina di versioni discordanti: se Taranto vince, si disputa la bella; se Taranto vince 3-1, si gioca un set supplementare e decisivo, ecc.

In realtà le cose stanno così: Taranto, meglio piazzata nel proprio girone, deve battere Manfredonia 3-0 o anche 3-1 per accedere direttamente allo spareggio con la vincente tra Tuglie e le detenute del supercarcere di Turi.

Se vince 3-2 o perde con qualunque punteggio, passa Manfredonia e la stagione è finita.

Non è facile essere costretti a vincere senza potersi quasi permettere un errore; la pallavolo è indubbiamente uno sport molto psicologico.

Bisogna iniziare con il piede giusto.

La cosa peggiore che possa capitare non è perdere 3-0 ma farsi raggiungere sul 2-2 e giocare un tie-break sapendo di essere già eliminate.

Con quale spirito, in tal caso, le ragazze scenderebbero sul parquet?

Sarebbe un tie-break allucinante.

Durante il riscaldamento, le tarantine sembrano concentrate, determinate, ma serene; ogni tanto sorridono. Le manfredoniane sono tutte alte, magre, con mani d’acciaio e facce severe. Hanno sguardi duri, glaciali; che facciano punti o li subiscano hanno sempre la stessa espressione truce, come se stessero compilando il modulo delle tasse. Sembrano le versioni femminili di Terminator.

Dopo un avvio equilibrato, passa a condurre Manfredonia, ma, nonostante una tensione che si taglia con il coltello, le tarantine non perdono la testa e rimangono a ridosso delle ospiti. L’impressione è che, senza alcuni errori vistosi che le ragazze stanno commettendo, la partita non sia impossibile. Manfredonia non è imbattibile, soprattutto in difesa, ma Taranto deve variare un po’ le soluzioni offensive.

Ivana è fenomenale e compensa qualche incertezza di Alessandra Passaro, che stasera non mi sta piacendo (generosa in difesa, ma un po’ loffia in attacco e sfortunata con i pallonetti). Quando anche le nostre centrali prendono le misure, quando Michela smette di mirare al lampadario e centra in modo implacabile il campo avversario, il set prende la direzione delle tarantine (25-23).

E’ stata dura, durissima, ma sul piano psicologico è un set fondamentale: Manfredonia perde qualche certezza e la Palafiom si convince di essere la grande squadra che è.

Nel secondo set resto ai bordi della metà campo dove c’era il Taranto e dove adesso deve schierarsi il Manfredonia. Devo sperimentare un’arma non convenzionale: il fischietto di disturbo.

Sono un tifoso equo e solidale e dunque sono contrario agli insulti, ma, anche se volessi, stasera non saprei a cosa appigliarmi. Queste del Manfredonia sono brave, atletiche ma femminili, alcune decisamente carine. La numero 14, ad esempio, è meravigliosa; perché non va a fare le sfilate o i calendari invece di venire a complicare la vita alla Palafiom? E alle gemelle Kessler cosa si può dire?

Se hanno la possibilità di attaccare da buona posizione, le Terminator foggiane non lasciano scampo. Piuttosto lasciano i buchi sul parquet. Ma Taranto, soprattutto nel secondo set, lo permette poche volte. Il libero Simona e l’intero assetto difensivo della Palafiom sono encomiabili, le rare imperfezioni le corregge Alessandra Certa, Ivana gioca la migliore partita da quando vengo a vederla, Clara si fa rispettare nel gioco a rete, i martelli fanno scintille e Presta è un genio del volley.

Anche il secondo set è del Taranto (25-19). Meritatamente, nettamente, meravigliosamente.

In palestra il caldo è insopportabile. Mi viene in mente l’episodio che mi raccontò Mariangela Rizzo, segretaria della Magna Grecia, quando l’Asystel Milano, guidato da Gian Paolo Montali, venne a giocare a Taranto. Alla vigilia della partita, durante un allenamento, Montali chiese al magazziniere Carmelo (un personaggio piuttosto... rustico) di alzare la temperatura. La risposta al futuro allenatore della nazionale fu: “A qua hann’ venùte ‘nu centinaje d’ squadre e nisciùne s’ha mai lamentàte…”