Intercettazioni - 2^ parte
Ecco le altre email intercettate.
Taranto, 30 ottobre 2006
Cara signorina Alessandra,
ti posso dare del tu visto che giochiamo nella stessa squadra?
Io scrivo a mano e non uso e-mail perché nella scuola materna che frequento “le tre I” (Internet, Inglese e Impresa) ancora non sono arrivate.
Vorrei chiederti un piacere, se è possibile.
C’è una giocatrice di cui non faccio il nome (dico soltanto che porta il numero 7) che è un poco prepotente. Ogni tanto si porta a casa le maglie delle compagne. Lei dice che le mette nella borsa per distrazione, ma, secondo me, lo fa apposta perché vuole farci i dispetti. Una volta ho provato a lamentarmi, ma lei mi ha detto di starmi zitta e di farmi i cazzi miei altrimenti mi avrebbe trattato come ha trattato l’arbitro di Tuglie-Palafiom, gara 2 dei play-off.
Ogni volta che sparisce una maglia, l’allenatore mi chiede di prestare la mia alla giocatrice che è rimasta senza. Ma a me dispiace perché così non posso andare nemmeno in panchina e non imparo niente.
Io lo so che tu non sei come la numero 7; tu sei buona. Quello che voglio chiederti, allora, è di convincere la nostra compagna cattiva a non fare più i dispetti. Siccome tu sei l’alzatrice, hai l’autorità per importi e puoi far valere i tuoi passaggi come deterrente. Grazie.
DESIREE
A conclusione di questo giochino, devo fare una puntualizzazione. Per chi, tra i cinque lettori di questo blog, non conoscesse le ragazze della Palafiom, voglio precisare che in realtà non sono così. In particolare, non so che idea ci si possa fare di Michela, che in realtà è una bravissima ragazza, sicuramente molto spontanea, ma per nulla volgare. O meglio: lo è un pochino nelle parole (quando ci vuole, ci vuole), ma certamente non lo è nell’animo.
E Alessandra, come tutti sappiamo, è la migliore palleggiatrice della Puglia.
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Ieri ho usato Ivana come “cavia” per la prima intervista. Onde evitare condizionamenti, però, prima di pubblicarla sul blog (e di trasmetterla a forzaragazze.it) vorrei completare le interviste alle altre giocatrici. Se Marcello è d’accordo e le giocatrici pure, posso fare qualche intervista già dopo la partita di sabato (confidando sulla rapida conclusione del match...)? O preferite dopo gli allenamenti? Il coach ha qualcosa da eccepire?
Guardate che vi chiedo anche qual è l’ultimo libro che avete letto perché dovete dimostrare di essere ragazze valide anche sul piano culturale, morale e spirituale. La Palafiom non è mica il Parlamento, dove non sanno chi è Nelson Mandela e confondono il Darfour con un capo d’abbigliamento...
San Pietro Vernotico-Palafiom Taranto 0-3
Ragazze, siete grandi, siete meravigliose, siete fantastiche!
A questo punto non pubblico più la seconda parte delle intercettazioni telematiche (Rossella, Clara, Luana, Desiree, Michela, Alessandra); sono inattuali. Soprattutto se Alessandra ha utilizzato anche le centrali senza il bisogno di marche da bollo.
"Fonti confidenziali" riferiscono di una partita perfetta: in particolare Sonia è stata travolgente ed Alessandra ha distribuito palloni con acume, valorizzando alla perfezione l'intera squadra.
La partita, d'altronde, era stata preparata minuziosamente. Coach Marcello segue ininterrottamente il San Pietro Vernotico da dodici anni; ha imposto la visione di videocassette alle nostre giocatrici che, quando sono scese in campo sabato, conoscevano anche i codici fiscali delle avversarie, le date di nascita di tutti i parenti entro il quarto grado, i tassi di colesterolo individuali e il numero di peli sotto le ascelle di ciascuna sanpietrese nonché gli indirizzi delle loro estetiste ed i relativi tariffari.
Solo una cosa non mi è chiara: Sonia (il cui nuovo soprannome va selezionato tra “divina”, “mitica”, “favolosa”) avrebbe realizzato 23 punti e mezzo. Ecco, spiegatemi com’è andato questo mezzo punto...
In classifica la Palafiom è a punteggio pieno con il sorprendente Oria (9 punti); segue il Tuglie a quota 8.
Uno sguardo anche alla serie B2.
“Andiamo a Sapri per vincere” – aveva detto la vice-capitana del Massafra Viviana Vincenti [1]. Risultato: 3-0 per Sapri (la stessa identica formazione, giocatrice per giocatrice, battuta dalla Palafiom ai play-off interregionali dello scorso giugno) e Massafra orientato, anche quest’anno, verso la conquista di nuovi record...
Ed auspicando di avere finalmente foto della Palafiom, prodotte in casa Palafiom, concludo con una cartolina che mi è arrivata da San Pietro Vernotico. Me l’ha spedita una nostra giocatrice che, oltre ad essere una grande centrale, è anche una maga del computer. Ehm... può sembrare un po’ irriverente nei confronti delle nostre avversarie, ma siamo certi che a San Pietro Vernotico avranno l’intelligenza e il senso dell’umorismo per comprendere lo spirito scherzoso senza offendersi, se mai capiteranno su questo blog.
Io avrei lasciato anche la foto di prima, ma... gli ordini non si discutono.
Vedo che non mi è concesso buttare l'occhio sulle avversarie carine. Uffa...
Però, pensandoci bene, se non rimetto la foto che c'era prima, non si può cogliere appieno l'umorismo della cartolina che c'è adesso. Allora, la posso rimettere...?
NOTE:
Intercettazioni - 1^ parte
Non solo Prodi e la moglie (povero chi li ha spiati: due palle così...); non solo politici, finanzieri e uomini dello spettacolo. Anche la Palafiom è stata spiata da funzionari infedeli della Telecom e dai servizi segreti deviati. In particolare sono state intercettate le email che si scambiavano le giocatrici.
Questo blog pubblica in esclusiva le email intercettate per finalità misteriose e su mandato di entità al momento sconosciute (gruppi eversivi? Squadre avversarie?).
Tutte le atlete sono coinvolte.
Per motivi di spazio, la pubblicazione è divisa in due parti.
A proposito di foto...
Questo è un post temporaneo, destinato ad essere cancellato tra qualche giorno.
Non abbiamo neanche una foto decente ed a colori della Palafiom. Abbiamo più foto delle nostre avversarie che delle nostre beniamine e questo è assurdo!
L’uomo che vedete nella foto, le cui iniziali sono P. L., aveva garantito un proprio intervento per assicurare delle immagini, anche se relative ai play-off dello scorso anno, durante i quali ha scattato diverse fotografie (certamente di ottima qualità perché stiamo parlando di un esperto). A distanza di mesi, non mi ha ancora trasmesso nulla.
Lo voglio VIVO O MORTO !!!!!
Individuatelo, segnalatemi la sua presenza, sequestratelo e tenetelo a mia disposizione, insomma fate qualcosa!
E’ vero, potrei portare io stesso la macchina fotografica ad una partita, ma per il momento ho una modesta Kodak usa e getta. Una macchina più adeguata arriverà solo a fine novembre grazie ad una elargizione di mia sorella.
In più c’è un altro problema. In realtà non è un problema ma un’opportunità per far conoscere meglio la Palafiom agli appassionati. Forzaragazze.it mi ha rinnovato la richiesta di interviste alle giocatrici, oltre che di resoconti delle partite. Ma – e qui è il problema – non hanno senso interviste senza almeno una fotografia dell’interessata.
A proposito, ferma restando la necessità di un placet da parte del coach, le giocatrici sono disponibili ad essere intervistate per il mio blog e (se non dicono parolacce) anche per Forzaragazze.it?
Pubblicitร ingannevole
La giocatrice con il numero 10 che vedete nella foto non gioca più nel Massafra. Con lei in campo la percentuale di vittorie della squadra, di qualunque squadra, è del 100%. Senza di lei la percentuale si abbassa allo 0%. Forse questa è la ragione per cui la sua immagine vincente viene ancora sfruttata.
Per vederla giocare bisogna recarsi sabato 4 novembre a Taranto, palestra della scuola “Alfieri”, dove alle ore 17 la Palafiom, ancora imbattuta, affronterà il Ceglie. La pallavolo di qualità è garantita.
... E risparmiate pure due euro.
Palafiom Taranto-Putignano 3-0
Sabato 21ottobre 2006 – Ore 17.00.
Marcello Presta è scaramantico. Dalla partita di domenica scorsa giungono due indicazioni chiare da questo punto di vista: bisogna sbagliare il primo servizio e deve entrare Silvia-chiudi-partita quando si gioca il match-point.
Anni fa, quando ero abbonato alla Magna Grecia, avevo studiato in modo scientifico la questione e ancora oggi, da bravo grafomane che conserva tutto, mi ritrovo gli appunti dell’epoca.
Elementi che portano bene sempre e comunque (alla Magna Grecia):
- Indossare la maglietta regalata agli abbonati;
- Fabiana Megan seduta vicino;
- Boban Kova? in campo (beh, questo era abbastanza scontato...);
- Paolo Leone, possibilmente con la divisa della Protezione Civile.
Elementi che solitamente portano bene:
- Fare le corna all’avversario in battuta;
- Arrivare in ritardo e parcheggiare lontano;
- Gli ex nelle squadre avversarie (Martinelli, Lassandro, ecc.);
- Carmine colpito da una pallonata durante il riscaldamento.
Elementi che solitamente portano sfiga:
- Vincenzo Di Pinto con la giacca marrone;
- Quando fuori piove;
- L’ex sindaco di Palagiano in tribuna (quello che da solo occupava cinque posti);
- Il delfino mascotte.
Elementi che portano indiscutibilmente sfiga:
- Gridare “Uno... due... tre...” durante la fase d’attacco;
- La diretta televisiva.
Per restare in tema, oggi scoprirò se andare a vedere le partite con la febbre porta bene o porta sfiga. Certo che, se c’è Urago, potrei farmi scrivere un certificato medico da spedire in ufficio lunedì. Farei un figurone: un certificato di malattia firmato dal direttore generale dell’ASL in persona...!
E rieccoci, dopo cinque mesi, nella palestra dell’ “Alfieri”. Schifo, fa sempre schifo; però devo riconoscere che un pizzico di commozione riesce a suscitarlo. Come non ricordare l’esaltante batteria di play-off dello scorso anno?
Dopo la partita di Lecce c’è stato uno strano traffico di magliette tra Desiree, Rossella e Michela. Desiree l’aveva prestata a Rossella prima della partita, Michela la pretendeva come trofeo (non le bastava la propria?), Desiree stava per mettersi a piangere a causa di questo sopruso e il coach ha dovuto dirimere la questione.
Quando si dice “attaccamento alla maglia”...
A proposito, chi è Desirée? Con quante “e” si scrive? Occorre l’accento sulla penultima “e”? L’accento dev’essere grave o acuto?
Beh, è troppo complicato; io la chiamerò Pinuccia. Anzi, Truciola, l’equivalente femminile di Enzo Avallone così come fu ribattezzato da Beppe Grillo. Truciolina.
Durante il riscaldamento Michela, sempre più discola, procura un ematoma ad un’avversaria.
In onore del Putignano, sede di un celebre carnevale, Sonia ha riempito i propri capelli di coriandoli colorati. Sembra la sorella di Bob Marley.
L’inizio dell’incontro è faticoso; forse le avversarie sono state sottovalutate.
Le nostre centrali giocano bene ma sono meno brillanti di domenica scorsa ed anche Alessandra è spesso bloccata dalla necessità di correggere ricezioni difettose. Si procede appaiati sino al 15 pari. Poi la Palafiom ha un guizzo e si porta sul 20-15. Sembra fatta, ma il Putignano rimonta. Un errore di Sonia ci porta sulla soglia del pareggio, ma poi lo stesso opposto rimedia con una bella schiacciata e il set è nostro.
Arriva il presidente in compagnia del responsabile del 118. “Caspita – penseranno a Putignano –, che apparato sanitario per una partita di serie C! Se tanto mi dà tanto, agli incontri di serie A1 che cosa c’è? Spostano tutto l’ospedale e lo piazzano vicino al palazzetto?”
Dal canto suo la squadra barese è tecnologicamente evoluta. Con un portatile annotano in tempo reale gli scout delle giocatrici. Credo che i dati su cui dovrà maggiormente riflettere l’allenatore siano gli 11 errori in battuta (a fronte di un solo ace) e le doppie. La Palafiom in battuta vanta 4 aces (compreso uno “sporco”) ma ha commesso 10 errori. Rossella, in particolare, non conosce mezze misure quando serve: 2 aces sono suoi, ma anche 4 errori.
Anche il secondo set inizia male e – sul piano della scaramanzia – la presenza di Barbara Gambillara risulta sospetta, ma poi il risultato finale premia la giovane funzionaria dell’Amministrazione Provinciale. Un arbitro estremamente fiscale non perdona la minima impurità nei tocchi delle putignanesi. Il turno in battuta di Alessandra è sempre provvidenziale e l’ennesimo errore avversario bilancia la serata storta del Bisonte (ben lontana dai 25 punti promessi perché abbandonassi il soprannome).
Nel terzo set la musica non cambia: continuiamo a farci del male. Errori in difesa e in attacco; coach Presta è alquanto nervoso. Ha ragione. Solo non capisco una sgridata a Clara nel secondo set dopo che la capitana si era fatta il mazzo per salvare un pallone.
Si scalda tutta la panchina, compresa Ivana (e questa è la più bella novità della serata).
L’unica svolta positiva nella prima parte del terzo parziale ha un protagonista inedito: il ragazzo addetto al segnapunti. Si sposta alla sinistra del cartello consentendo ai tifosi di leggere l’evoluzione del risultato. Anche questa volta è a partire dal 15 pari che le tarantine compiono lo scatto decisivo. Michela sale in cattedra e mette a terra i punti decisivi.
Fra l’altro mi chiedo cosa faccia Michela nella vita (la maestra d’asilo? La baby-sitter?) visto che i bambini che mi chiedono di suonare la trombetta sono tutti tifosi personali della nostra schiacciatrice e non è la prima volta che all’”Alfieri” mi capita di sentire incitamenti alla numero sette da parte di bambini piccoli.
Quelli di stasera giocano per tutto il tempo col Game Boy, fregandosene altamente della partita. Poi, attratti dalla trombetta, mi indicano Michela e mi chiedono di suonare.
“Quando fanno punto le giocatrici vestite di blù, vi faccio suonare, bambini”.
“No, deve fare punto Michela!”
Manco a farlo apposta è il nostro martello, come spesso succedeva già l’anno scorso, a togliere le castagne dal fuoco: 25-18 nel terzo set; 3-0 il risultato finale.
Però ho l’impressione che sul piano del gioco sia stato un passo indietro rispetto alla bella prestazione di Lecce. La Palafiom trasmette una sensazione di superiorità in base alla quale si percepisce che finirà comunque col vincere le partite. Ma stasera questa percezione (percezione per i tifosi; forse è consapevolezza per le giocatrici) non sarebbe bastata senza l’impressionante serie di doppie fischiate alle putignanesi. E rischia di non bastare sabato prossimo a San Pietro Vernotico, dove affronteremo la prima seria candidata alla promozione, il cui risultato è ancora sconosciuto perché devono giocare il... Sunday Night in diretta su Sky.
Forse a San Pietro Vernotico non potrò andare a causa di impegni di lavoro che si protrarranno fino al sabato pomeriggio.
Fate di tutto per tornare vittoriose, ragazze. Mi raccomando, cercate di vincere senza tie-break perché c’è un record da superare. Portate a casa tre punti.
E, visto che vi trovate, portatemi pure una foto con dedica della numero nove di San Pietro.
Domani, intanto, è la giornata mondiale delle missioni. In tutte le chiese di Taranto, durante l’offertorio, saranno distribuiti soldi ai fedeli.
In qualità di tarantino e di dissestato, desidero ringraziare il Burkina Faso, la Somalia, il Bangladesh e tutti i paesi in via di sviluppo che hanno donato contributi caritatevoli alla città di Taranto e ad altri popoli colpiti da catastrofi naturali quali carestie, tsunami e giunte Di Bello.
Precisazioni
Oggi sono successe cose strane e non previste. La forza del web è andata oltre le mie aspettative. Quello che doveva essere un blog ad uso e consumo dell’ambiente della Palafiom è stato notato sia dal meritevole sito Forzaragazze.it e sia dai... ehm... dagli amici di Massafra.
Intanto voglio fare una precisazione doverosa. Io non sono un tesserato della Polisportiva Palafiom, ma un tifoso. La società non è dunque responsabile in alcun modo di quello che scrivo.
Per quanto riguarda gli “amici” di Massafra che hanno inviato messaggi offensivi nei confronti delle giocatrici tarantine (non visibili perché li ho censurati), il mio atteggiamento è stato mutevole.
All’inizio ho semplicemente attivato il filtro per bloccare i messaggi (che quindi - questo ora vale per chiunque - non saranno più pubblicati automaticamente ed immediatamente, ma bisognerà attendere che io mi colleghi al computer e conceda “un nulla osta”) e ho pensato che la questione fosse chiusa in questo modo. Il blog è mio – ho pensato -, ci scrivo quello che mi pare e ci scrive solo chi voglio io. Gli insulti personali alle giocatrici non sono ammessi.
Poi ho fatto autocritica.
Ho pensato che la stessa irritazione da me sperimentata nel leggere offese personali alle giocatrici tarantine l’avrebbero provata anche le avversarie per le quali io, per primo, ho espresso giudizi – diciamo – assai poco eleganti. Chi mi conosce sa che i miei commenti vogliono essere goliardici, ironici e che l’aggressività non è propriamente una mia caratteristica. Ma chi non mi conosce, però, può non cogliere questo spirito. E non per colpa sua, ma per colpa mia.
Allora ho applicato il principio evangelico di non arrecare al prossimo quelle offese che possono infastidire te.
E ho dato una “ripulita” al blog. Per carità, c’è sempre Bin Laden che minaccia Massafra, continuano ad esserci parecchi riferimenti al famoso quarto set di Massafra-Palafiom 3-2, ma spero di aver ricondotto tutto ad una sana, magari spassionata e sfrontata, rivalità sportiva. Un po’ sul modello del compianto interista Peppino Prisco. Se qualcosa ancora non va e degenera nel cattivo gusto, sono pronto ad apportare altre correzioni. Se mi viene chiesto con garbo.
Qualcuno può leggerlo come un cedimento. Chissà. Io, però, la considero una sfida a confrontarsi con ironia e sarcasmo (che rimangono), ma senza degenerare nella volgarità (che, per quello che mi riguarda, spero di aver cancellato; allo stesso modo, non sarà ammessa da terzi). Un gradino verso il buon gusto.
La visibilità sul web mi pone, a questo punto, un problema anche con le giocatrici della Palafiom. Un conto è scrivere per diletto e per divertimento cose che restano tra pochi intimi, un altro conto è divulgare notizie e particolari che qualcuno magari preferirebbe tenere in un ambito limitato. Forse sarebbe stata più utile una rete telematica ristretta (Intranet-Palafiom...), ma questo non è tecnicamente possibile. O tutto il mondo o nessuno. Quindi chiunque, dalla Palafiom o da eventuali altre società, può chiedermi, anche in privato, di eliminare parti la cui divulgazione non è gradita.
Per quanto riguarda la richiesta di Forzaragazze.it, io penso che sia opportuno, anzi forse è doveroso, collaborare con chi offre quotidianamente e gratuitamente aggiornamenti e notizie utili agli appassionati di pallavolo della nostra regione.
Lecce-Palafiom Taranto 1-3
Domenica 15 ottobre 2006 – ore 18.00.
La prima partita di ogni campionato ha sempre un fascino particolare. C’è il gusto della scoperta dei nuovi acquisti e il piacere di rivedere gesti a cui ci si era affezionati. C’è l’incertezza: come siamo quest’anno? Più forti o più deboli?
La Palafiom, però, ha molto da perdere e poco da guadagnare. La squadra era già forte ed i margini di miglioramento ristretti. Serve semplicemente continuità con il passato.
Fra qualche ora sapremo la verità. Sapremo se la Palafiom è la stessa grande squadra della scorsa stagione, in grado di vincere con chiunque e magari di dominare il campionato. Oppure sapremo se il giocattolo si è rotto, se l’anagrafe per qualcuna inizia a diventare un peso, se le “piccole” sono ancora acerbe, se sono diminuite le motivazioni, se le nuove tesserate non sono all’altezza delle atlete che hanno lasciato la squadra e se ci attende quindi un campionato diverso.
Ancora qualche ora.
Il calendario ha messo subito a confronto i due capoluoghi di provincia presenti nel girone, Taranto e Lecce. Il guaio, però, almeno sulla carta, sarà l’ultima giornata: Taranto affronterà il Tuglie in trasferta.
Il Corriere del Giorno, alla vigilia dell’avvio del campionato, ha dedicato mezza pagina alla Tempesta con foto, elenco delle giocatrici ed intervista, e soltanto un piccolo trafiletto alla Palafiom. [1] Se continua così, il quotidiano locale sarà iscritto nella mia lista nera accanto al Massafra. Cosa sono ‘ste discriminazioni? Ora la Tempesta inizia a starmi sulle palle.
Ieri, comunque, le “cugine” hanno regolato il Trepuzzi (3-0) in una partita molto incoraggiante. Soprattutto per la Palafiom.
Vado a Lecce grazie ad un passaggio della signora Mary, la moglie del presidente. Giovane, bella e simpatica, quando la vidi per la prima volta sugli spalti del palazzetto di Massafra pensai che fosse la figlia di Urago o l’amante o una giocatrice fuori rosa, invece è proprio la moglie.
Bisogna vincere stasera e poi sabato prossimo e poi tutte le partite del campionato. Forse che solo il Massafra è in grado di finire un campionato imbattuto? Anzi, per dare uno schiaffo morale, la Palafiom quest’anno vincerà tutte le partite senza neanche un tie-break! Alla faccia loro.
Le maglie delle ragazze sono quelle dell’anno scorso. Non hanno fatto in tempo ad ordinare le divise di gioco nuove e quindi, per il momento, riciclano quelle vecchie. Le avranno lavate e stirate al ritorno dalla Sicilia, spero.
La città di Lecce non mi ha mai entusiasmato, pur riconoscendo il fascino delle chiese barocche del centro e pur apprezzando il fermento culturale degli ultimi anni. A Lecce, secondo me, manca l’acqua. Non l’acqua dei rubinetti, ma una presenza idrica significativa dentro o accanto alla città. Non c’è il mare, non c’è un fiume, non c’è un lago, e le città senza un elemento d’acqua come quelli citati è come se fossero prive di un punto di riferimento.
La zona della palestra dell’Azzurra ’85, l’odierna avversaria, non è peraltro delle migliori. Ben vengano, dunque, società sportive che rappresentano una risorsa positiva ed aggregante per un quartiere come questo. All’interno della palestra ci sono decine di bambini del minivolley che posano con la prima squadra per la foto ricordo. Poi, per nostra fortuna, vanno via; altrimenti avrebbero certamente fatto un tifo infernale.
La palestra è persino peggio di quella della scuola “Alfieri”; in compenso il clima è molto civile e possiamo accomodarci su sedie vere, in “zona curva”. Con me ci sono la mamma di Simona e il padre di Valentina.
Trombetta c’è.
Prima di accomodarmi avevo avuto modo di conoscere le nuove giocatrici della Palafiom e in particolare la massafrese, che ha avviato positivamente il proprio percorso di reinserimento sociale. E’ simpatica, devo ammettere. Però è sempre massafrese e quindi permane la necessità dell’esorcismo.
Una delle nuove ragazze porta in testa una merceria (almeno una dozzina di fermacapelli).
C'è poi una giocatrice bielorussa con i caratteristici tratti somatici della sua gente: Clara Klementovski.
La signora Mereu mi dà una brutta notizia: se è vero che non ci sono più due Alessandre, adesso ci sono due Silvie (la centrale ed una ragazza proveniente dal vivaio). A quest’ultima bisognerà trovare un soprannome.
A proposito di Silvia Buso, scopro che è la figlia del mitico portiere del Taranto degli anni Settanta, la squadra che sembrava proiettata verso la storica promozione in serie A prima che il destino le portasse via l’indimenticato Erasmo Jacovone. Mi fa un certo effetto pensare che è già passata una generazione: da bambino vedevo Buso-padre allo stadio, adesso vedo Buso-figlia sul parquet.
Silenzio, si gioca.
La prima palla del primo set della prima partita del campionato la serve Michela.
Fuori.
Accum’nzàme bbuèn...
Diciamo che è stato una specie di sacrificio rituale per ingraziarci gli dei della pallavolo.
Le leccesi, una possibile rivelazione del campionato, partono benissimo: la difesa è ottima, gli attacchi micidiali e le padrone di casa prevalgono nettamente nei duelli a rete (quattro muri vincenti contro uno nel primo parziale).
Bisogna dire che la Palafiom ha avuto un’attività di precampionato non ottimale e le condizioni di salute delle ragazze sono alquanto precarie: Ivana ha problemi alla spalla e non può ancora scendere in campo, Rossella è stata ferma per un anno, Simona ha problemi al polso, Sonia al ginocchio, Clara all’orecchio (visto che non si accorge della trombetta; novanta chilometri pe’ nijnd’...), Michela al colon...
Mancano soltanto il morbillo, le emorroidi e la peste bubbonica; per il resto la squadra sembra un dizionario medico ambulante.
Lecce conduce per 15-10 e Taranto, pur giocando in modo accettabile, non riesce a reagire adeguatamente. Non commette errori vistosi ed anzi Alessandra dimostra subito di essere in serata di grazia, però gli attacchi sono a salve. Merito soprattutto di un Lecce sorprendente.
I tifosi locali cantano il bel ritornello di Kalinitta ed agitano un campanello; le atlete salentine ricambiano con un finale di set travolgente: 25-16.
“Un mattino scuro non significa brutta giornata” recita il Calendario di Frate Indovino. [2]
Il secondo set sembra più equilibrato, ma Lecce continua a giocare meglio e si porta in vantaggio. Le tarantine comunque stanno crescendo: Alessandra distribuisce palloni in modo magistrale, il Bis... – ehm - Sonia prende le misure, Michela inizia a fare male, Clara garantisce sicurezza in attacco e in difesa, Simona è concentrata e reattiva.
E al centro stanno per iniziare i fuochi d’artificio di Silvia e Rossella.
Una palla dubbia e delicata viene assegnata con una certa benevolenza alla Palafiom, poi Michela e Sonia perfezionano il sorpasso (18-16). E’ la svolta decisiva del match. Il turno in battuta di Alessandra ci porta sul 22-17 e poi si tratta di amministrare il vantaggio fino al 25-18.
Ivana trova il modo di rendersi utile anche dalla panchina: prima offre a coach Presta... dettagliate osservazioni sull’assetto difensivo delle leccesi, poi, nell’intervallo tra il secondo e il terzo set, dà una pacca portafortuna nel... punto giusto a tutte le compagne.
E’ la prima volta che assisto ad una partita della Palafiom dal fondo del campo. Le battute che arrivano sono impressionanti e la mia ammirazione per le ragazze aumenta. Solo per il fatto di raccogliere e di domare certe bordate, senza fuggire sul tetto come avrei fatto io, meritano il viaggio in crociera promesso dallo sponsor.
Da fondo campo, inoltre, si possono apprezzare le geometrie di Alessandra, che stasera gioca la migliore partita che io ricordi. Non solo sua. Dico proprio la migliore partita che un palleggiatore abbia mai giocato nella storia della pallavolo di tutti i tempi.
Entrambe le squadre utilizzano soluzioni offensive differenziate; nella partita di ieri della Tempesta, invece, sembrava che gli opposti avessero una funzione meramente ornamentale visto che le locali e il Trepuzzi attaccavano da posto quattro in modo ossessivo.
Nel terzo parziale emerge la qualità delle centrali. Finalmente vediamo dei muri vincenti proprio mentre crollano le barriere salentine (la progressione nei quattro set la dice lunga: 1,1,4,3 muri per Taranto; 4,2,0,0 per Lecce). Poi affondiamo con i primi tempi di Silvia e Rossella. In questa partita ne mettono a terra più di quanti sia riuscita a realizzarli la squadra nell’intero campionato scorso. Rossella ha talento. Pur non avendo il classico physique du rôle da centrale, la piccina si rivela uno splendido acquisto. E Silvia una splendida conferma.
La difesa leccese, però, continua a reggere e la loro ricerca del mani-fuori è spesso coronata da successo. Sono in vantaggio per 7-6. Michela commette un erroraccio, ma poi rimedia da sola con due schiacciate devastanti. Torniamo in vantaggio (18-17) e in una fase delicata dell’incontro torna a servire Alessandra, dopo averci deliziato con il secondo tocco quotidiano. Sono buone abitudini che non bisogna perdere. La palleggiatrice conferma di trovarsi in uno stato di forma ammirevole e ci conduce fino alla vittoria del set: 25-18.
Lecce parte bene nel quarto set (3-1), ma ormai la Palafiom ha trovato i propri equilibri. Muri, aces e pallonetti ci portano sull’ 8-4. Addirittura raggiungiamo il massimo vantaggio di 21-12, sinceramente ingeneroso per le leccesi, che cedono sul piano emotivo dopo aver disputato un incontro di buon livello.
Coach Presta decide di dare spazio alle giovani risorse: entrano Valentina e Silvia 2. La Moro, che pure ha dimostrato in passato di saper stare in campo con padronanza e personalità, pesca una ricezione da “ritenta, sarai più fortunata”. La seconda Silvia, invece delle videocassette delle avversarie, deve aver rivisto più volte la serie completa de Il Padrino: sapendo di avere un solo pallone a disposizione prima che finisca la partita, intima ad Alessandra di passarglielo. La palleggiatrice cede al racket delle estorsioni di passaggi e Silvietta, schiacciando la palla-match, si costruisce il soprannome per distinguersi dall’omonima Buso: “Silvia-chiudi-partita” (il copyright è della mamma di Simona).
Il set termina sul 25-17 e coach Presta può essere soddisfatto. Prendere punti su questo parquet non sarà facile per nessuno. In condizioni di salute precarie, senza Ivana e con Sonia a mezzo servizio, la squadra ha dimostrato di poter fare molta strada. Cosa saranno in grado di fare quando guariranno da calli ossei, tendiniti, infiammazioni, intestini irritabili, sordità, ecc.?
Massafra ha perso 3-0 la prima partita del campionato di serie B2.
Così. Per la cronaca.
NOTE:
(1) SPALLUTO, L., Tempesta Taranto, un marchio di garanzia, “Corriere del Giorno”, 13 ottobre 2006, pag. 22.
(2) FRATE INDOVINO 2007, Frate Indovino OFM Capp. “Rifugio Francescano”, Perugia, 2006, pag. 16.
L'augurio del Presidente della Repubblica
E’ con immenso piacere che rivolgo alle ragazze della Palafiom, al loro valente allenatore, all’entusiasta presidente ed alla società tutta, il mio augurio per una stagione ricca di soddisfazioni e di vittorie.
Lo sport è palestra di vita ed è strumento di affermazione di valori come la lealtà, la sana competitività, la solidarietà all’interno del gruppo che costituisce la squadra.
La Palafiom Taranto è in grado di testimoniare questi valori e di porsi quale nobile ed elevato esempio per l’intera nazione, in particolare per le giovani generazioni bisognose di modelli positivi da imitare.
Ogni uomo ha il dovere morale di migliorarsi ogni giorno, e questo è un principio che gli atleti conoscono bene in quanto cardine della loro attività.
Immagino che in queste ore che precedono l'avvio del campionato, ogni giocatrice stia ponendo a se stessa delle mete individuali da raggiungere, dei buoni propositi che, uniti, costituiranno i margini di miglioramento dell'intera squadra.
Immagino che la capitana Clara stia cercando nuovi ed ulteriori stimoli per condurre ancora per mano, forte della propria esperienza, le compagne di squadra che in lei vedono un solido e rassicurante punto di riferimento.
Ivana starà proponendosi di essere più tollerante verso le indicazioni dell'allenatore e di dirgli meno parolacce durante le partite.
Luana ripasserà il regolamento perché nella squadra in cui giocava lo scorso anno non era molto conosciuto e rispettato.
Insomma, tutti cerchiamo sempre di migliorarci un po'; questa è la lezione dello sport.
In una fase storica delicata e difficile, ma non priva di fiduciose aspettative, auspico che il raggiungimento da parte della Palafiom dei propri obiettivi sportivi possa rappresentare una svolta rispetto al marciume che ha sommerso il giuoco del calcio, del ciclismo, dell’atletica leggera ed anche della stessa pallavolo. Mi riferisco, evidentemente, a chi vince i campionati violando le regole sulla posizione che devono assumere le giocatrici sul parquet nel quarto set delle partite decisive. Occorre dunque, anche nella sport, una primavera di legalità che sappia accompagnarsi ad una evoluzione tecnica capace di consolidare la crescente popolarità di una disciplina che ha regalato all’Italia successi e lustro, attirando a sé migliaia di giovani praticanti.
Sono certo che la Palafiom saprà interpretare questa esigenza e questo auspicio.
Rinnovo, pertanto, il mio augurio di buon campionato e stringo in un affettuoso abbraccio tutte le atlete, fiducioso di poterle presto ospitare al Quirinale per la consegna delle medaglie d’oro al valore civile per meriti sportivi.
Giorgio Napolitano
Bin Laden minaccia Massafra !
A pochi giorni dall’inizio dei campionati di pallavolo, torna a farsi vivo Osama Bin Laden attraverso una videocassetta trasmessa ieri sera dall’emittente Al Jazeera. Le nuove minacce del leader di Al Qaeda hanno messo in allarme i servizi di sicurezza di mezzo mondo, e in particolare quelli italiani. Questa volta, infatti, lo sceicco saudita punta il mirino proprio verso l’Italia, individuando addirittura uno specifico paese della provincia di Taranto: Massafra.
La cittadina di 27mila abitanti potrebbe essere teatro di un nuovo 11 settembre, unitamente al capoluogo regionale pugliese.
Per la prima volta, inoltre, Bin Laden si occupa sorprendentemente di sport.
Vestito con la solita giacca mimetica, turbante bianco in testa e kalashnikov al fianco sinistro, Bin Laden è apparso stanco, gli occhi un po’ spenti, la barba sembrava più imbiancata.
Smentite, comunque, le voci relative ad un suo decesso per tifo; lo sceicco sembra essere stato piuttosto vittima di una indigestione di cozze crude.
“Invito tutti i musulmani – ha esordito il capo di Al Qaeda – a proseguire la guerra santa contro gli infedeli che occupano le terre sacre al profeta Maometto. Invito tutti i musulmani a reagire all’ imperialismo massafrese che, mediante l’inganno, impone le proprie leggi empie ed opprime i popoli cari ad Allah.
Tutto l’Occidente e la FIPAV hanno appoggiato questa campagna di oppressione e di ingiustizia ai danni della Polisportiva Palafiom Taranto, scippata del quarto set nel decisivo scontro diretto e conseguentemente della promozione in serie B2.”
Bin Laden prosegue: “Contro questo crimine internazionale senza precedenti ogni buon musulmano deve sapere con chi schierarsi: per la Palafiom e la giustizia divina oppure per le massafresi e le infrazioni di posizione.”
Poi lo sceicco si interrompe ed estrae dalla giacca mimetica le chiavi della macchina: “Ringrazio lo sponsor Honda La Semauto, che ha compiuto una scelta saggia, ispirata da Allah, e sostiene disinteressatamente la santa causa della Palafiom.
Dico disinteressatamente perché, nonostante la sponsorizzazione, sulle magliette non si legge una mazza.”
Poi Bin Laden riprende il proclama minaccioso: “Gruppi di martiri sono pronti a lottare contro Massafra e contro la FIPAV complice dell’ingiustizia. Nel Corano è scritto che chiunque rinneghi la Palafiom rinnega anche il profeta Maometto.
Prima che termini il Ramadan, la FIPAV deve rimediare all’ingiustizia dello scorso anno promuovendo la Palafiom in B2 e riportando il Massafra in C.”
A questo punto le minacce diventano più esplicite: “Se questo non dovesse avvenire, useremo armi chimiche e batteriologiche dentro il palazzetto dello sport di Massafra in occasione della prima partita di campionato il prossimo 14 ottobre. I martiri della jihad dirotteranno due Apecar e li faranno esplodere contro il Municipio dei massafresi e contro la sede regionale della FIPAV a Bari.
Gli infedeli massafresi – sostiene Bin Laden – stanno inoltre affinando le tecniche di neocolonialismo infiltrando i propri agenti nelle terre sacre dell’Islam per corrompere dall’interno i popoli cari ad Allah. Così come gli americani, gli ebrei ed i crociati devono lasciare il Medioriente, allo stesso modo la palleggiatrice di riserva deve abbandonare la Palafiom perché porta nella propria coscienza la macchia del crimine immondo compiuto l’anno scorso. Se non se ne andrà, sarà sequestrata e giustiziata per vendicare i torti dell’imperialismo massafrese. Allah è grande!”
Le minacce dello sceicco saudita sono state prese molto seriamente dalle autorità. La sede regionale della FIPAV è stata subito evacuata, mentre i calendari definitivi di serie B2 e di serie C sono stati annullati a titolo precauzionale. L’avvio dei campionati potrebbe dunque slittare a tempo indeterminato.
La società massafrese, preoccupata dalla minaccia di attacchi chimici e batteriologici, ha pensato di tutelarsi assoldando come sponsor la ditta di disinfestazioni e derattizzazioni “Eurobios”.
Le reazioni della diplomazia internazionale, però, sono sorprendenti. Tutti questa volta danno ragione a Bin Laden. L’ONU e l’Unione Europea hanno espresso apprezzamento per le parole dello sceicco definendole “ispirate da saggezza”. Persino gli Stati Uniti ed Israele, pur non condividendo il passaggio relativo al Medioriente, hanno attribuito al discorso di Bin Laden il valore di un messaggio “capace di scuotere le coscienze e rispondente ad un legittimo e sentito bisogno di giustizia”.
La NATO non esclude persino un sostegno logistico militare ad Al Qaeda per il raggiungimento degli obiettivi strategici indicati da Bin Laden.
La campagna acquisti
D’estate due circostanze stavano per realizzare i miei sogni in fatto di campagna acquisti: l’indulto, che ha accorciato i tempi per la liberazione di Erika De Nardo, e il rischio di fallimento per il Manfredonia, che avrebbe rimesso sul mercato la numero 14 e le gemelle Kessler.
Ma per Erika, nonostante l’indulto, i tempi non sono ancora maturi e la pacifica ragazza di Novi Ligure dovrà continuare ad allenarsi per qualche altro annetto nel cortile del carcere di Brescia, mentre il Manfredonia ha risolto i propri problemi societari e dunque le bonazze restano ai piedi del Gargano.
Per rimanere in tema, Paola Marcianò è stata ceduta alla Tempesta Taranto, la seconda squadra del capoluogo, che quest’anno disputerà il campionato di serie C.
Speriamo che nella nuova squadra la promettente palleggiatrice giochi da titolare o trovi comunque più spazio. Scommetto qualunque cosa che, in tal caso, sarà proprio nello scontro diretto con la Palafiom, quando avrei l’unica occasione di vederla all’opera, che non la faranno giocare...
Anche Ida Zelletta, una centrale, è stata ceduta. Adesso è a San Giorgio Jonico ed anche lei la ritroveremo come avversaria.
Sono state confermate Ivana Gallo Ingrao (opposto), Alessandra Certa (palleggiatrice), Clara Clemente e Silvia Buso (centrali), Michela Benefico e Valentina Moro (schiacciatrici), Simona Mereu (libero).
Alessandra Passaro ha deciso di smettere di giocare a pallavolo. A mio modesto avviso, prematuramente.
Questa è una grossa perdita sul piano tecnico ed umano. Alessandra è stata una schiacciatrice capace di realizzare punti impossibili, un’atleta seria e responsabile ed una ragazza d’oro che ha sempre sostenuto e motivato le compagne. Mancherà alla squadra e mancherà ai tifosi.
Ci resta il ricordo delle sue battute efficaci, delle sue diagonali imprendibili, dei suoi pallonetti beffardi, della sua pettinatura da Pippi Calzelunghe, delle sue mani sporche di muscitìe raccolte dalle scarpe ad ogni cambio palla.
“Alle assenze ci si abitua” – sostiene il personaggio di un romanzo sudafricano. [1] Ma nel caso di Alessandra non sarà facile.
L’unica conseguenza positiva di questa triste decisione è che adesso rimane una sola Alessandra in squadra e mi risparmio la seccatura di dover aggiungere sempre il cognome per evitare equivoci.
Da Oria, come centrale, è arrivata Rossella Garaguso.
Invece dal Massafra, che ha praticamente mandato a spasso tutta la squadra della promozione (a saperlo non si sarebbero fatte il mazzo tanto), è arrivata una certa Luana.
Sicché dovremmo tifare per una delle protagoniste della rapina del secolo, il quarto set di Massafra-Palafiom...?!
Come palleggiatrice di riserva, per giunta! Dove prima c’era Paola adesso dovrebbe sedersi una massafrese...
E' vero che, come dice Fabrizio De Andrè, dal letame nascono i fiori, ma insomma... [2]
Magari dal letame abbiamo colto un fiore che, per manifestarsi, necessitava della luce radiosa della Palafiom. Anzi, la luce della scuola “Alfieri”, quella che a primavera ti va dritt’ jintr’ all’ uecchie a partire dal terzo set.
Ma il grande colpo dell’estate è il tesseramento del cosiddetto “Bisonte”.
Il soprannome rende bene l’idea della potenza atletica di Sonia Tinelli, opposto, anche se non fa giustizia sul piano estetico. Certamente la muscolatura della nuova arrivata è impressionante, ma la ragazza conserva la propria femminilità, soprattutto negli splendidi occhi chiari.
La compresenza di Sonia e di Ivana, però, pone un primo problema tattico a coach Presta: con due opposti contemporaneamente non si può giocare; terrà in panchina una delle due bocche di fuoco o la trasformerà in martello?
Ora che Vincenzo Di Pinto ha preso a frequentare il Palafiom, c’è il rischio che Presta possa farsi influenzare dal mago di Turi, nominato “allenatore più creativo” ai Mondiali di Tokyo nel 1998 e noto per adattare giocatori a nuovi ruoli. Più che un mago è un alchimista: trasformò Andrea Bari in libero, convertì Gianluca Nuzzo in martello, invertì i ruoli dell’addetto alla biglietteria e del medico sociale e utilizzò un dipendente della ditta di pulizie “La Fiorita” come centrale.
Ahimé, la questione del doppio opposto della Palafiom ha anche implicazioni sanitarie. La formazione di un callo osseo sulla spalla destra di Ivana potrebbe ritardarne l’impiego. Di mesi addirittura. Sempre che non si tenti di ripetere il miracolo di Franco Baresi, in campo nella finale dei Mondiali di calcio 25 giorni dopo l’intervento chirurgico al menisco.
Ma anche il Bisonte è reduce da un infortunio e si attende il parere definitivo del veterinario.
Dal canto suo Simona ha una sospetta infiammazione al polso. Dev’essere la conseguenza dei colpi del killer Albino [3] ai play-off di maggio.
In questo quadro clinico preoccupante (e meno male che il campionato non è ancora iniziato...) le buone notizie arrivano soltanto dal Reparto Grandi Ustionati, finalmente vuoto.
A proposito dell’assemblamento delle squadre e della creazione di uno spirito di gruppo, il tecnico Simone Mazzali scrive:
“In immediata conseguenza alla costituzione di una nuova squadra (fase di precampionato), i rapporti tra i vari membri sono caratterizzati da una elevata ansietà e insicurezza”. [4]
Per attenuare quest’ansia e per mettere a proprio agio le atlete della Palafiom, in particolare le nuove arrivate, mi sono permesso di inviare una lettera anonima di benvenuto a Luana:
Mi piace offrire il mio pur piccolo contributo alla causa della Palafiom incoraggiando le ragazze, soprattutto le novizie, e sostenendole in ogni circostanza...
Intanto prego tutte le sere per la salute di Alessandra, la palleggiatrice titolare, perché non ceda il posto alla massafrese neanche per un secondo.
Quest’anno la Palafiom dovrebbe affrontare due avversarie tarantine (il derby cittadino con la Tempesta e il San Giorgio), una barese (Putignano), quattro brindisine (Ceglie, Oria, Torre Santa Susanna, San Pietro Vernotico) e sei leccesi (Tuglie, Ugento, Nardò, Lecce, Corsano e Trepuzzi).
Che strano per una regione con 800 chilometri di costa come la nostra: in questo girone l’unica località sul mare è Taranto.
Mi dispiace per la nostra palleggiatrice che certamente, anche a gennaio, avrebbe colto l’occasione per una sosta in spiaggia prima di ogni partita...
Tenuto conto delle distanze e dei miei problemi di vertigine, sembrano agevoli le trasferte a San Giorgio, Ceglie e Oria (che è uno dei paesi più belli della Puglia), fattibili quelle a Putignano, Torre Santa Susanna (dove farò un’analisi statistica sull’uso dei tanga tra la popolazione femminile per verificare se le pallavoliste locali siano un campione rappresentativo o un’eccezione), San Pietro Vernotico e Nardò.
Per Tuglie, Ugento, Lecce, Trepuzzi e soprattutto Corsano, che è in fondo al Salento, dipenderà dall’importanza della partita o da eventuali passaggi.
NOTE:
(1) BRINK, A., Desiderio, Feltrinelli, Roma, 2003, pag. 220.
(2) DE ANDRE’, F., Via del Campo, 1967.
(3) Laura Albino, schiacciatrice del Tuglie.
(4) MAZZALI, S., Lo spogliatoio. Le dinamiche di gruppo nei giochi di squadra, Koala Libri, Reggio Emilia, 1995, pag. 83.
L'estate 2006
Prima di presentare la nuova stagione, facciamo un passo indietro.
Ad Aci Castello, nella final four interregionale per l’accesso in B2, la Palafiom è caduta soltanto all’ultimo ostacolo e non prima di aver fatto soffrire le padrone di casa vincendo il primo set e portando ai vantaggi quello conclusivo (28-30). Chissà quanto abbia influito il fattore campo. Chissà se in Puglia le cose sarebbero andate diversamente.
A proposito di campi, la “squadra-ammiraglia” della pallovolo jonica, la Prisma, ha riconquistato la serie A1 maschile, ma dissensi con il CONI in merito alla gestione degli spazi pubblicitari del Palamazzola hanno indotto la società ad eleggere quale terreno di gioco il Palafiom.
Tutto sommato, non è una novità; il palazzetto di via Golfo di Taranto è la tana storica della squadra di Bongiovanni e della Zelatore. Per certi versi è anche una tana più calorosa ed avvolgente. Quando vivevo a Vicenza, i giornali locali temevano le trasferte a Taranto dello Schio e del Montecchio e descrivevano il palazzetto con termini apocalittici (bolgia, catino infernale...).
Dal canto suo, Nino Molino, l’ex-allenatore del CRAS Basket, inserì anche il trasferimento dal piccolo Tursport al nuovo Palamazzola tra i fattori che avevano limitato il rendimento della sua squadra in una stagione un po’ sfortunata, la prima disputata nell’impianto di via Cesare Battisti.
La qual cosa è un po’ paradossale. Per decenni abbiamo atteso un vero palazzetto dello sport e adesso che ce l’abbiamo (ed è pure molto bello) non possiamo usarlo perché costa troppo o risulta asettico.
Non essendo proponibile uno scambio tra la Prisma e la società di Urago (Palafiom al Palafiom e Prisma all'Alfieri...), ci toccherà un’altra stagione in quella palestra da vomito, la cui unica virtù è di essere vicina a casa mia.
Ad Aci Castello ha giocato anche Paola Marcianò.
In pratica non era la facilità o la difficoltà di un incontro, né erano le condizioni di salute della palleggiatrice titolare a determinare la scelta di far giocare Paola. Ormai il criterio dell’allenatore Presta appare chiaro: la faceva giocare soltanto nelle partite alle quali non assististevo io. Per dispetto a me.
Il presidente Urago in piena estate si è recato in Israele in qualità di direttore generale dell’ASL. Doveva studiare le metodologie di intervento nel pronto soccorso del Maghen David Adom. Periodo migliore non poteva scegliere: si è trovato giusto durante la pioggia di missili hezbollah che per la prima volta hanno colpito Haifa e si sono avvicinati pericolosamente a Tel Aviv. Ed hanno quindi attivato intensamente i servizi sanitari d’emergenza locali.
Si sarà ricordato anche della Palafiom durante il viaggio di lavoro in Israele?
La nazionale di calcio ha vinto l’unico Mondiale che, secondo me, sarebbe stato meglio non vincere. Hanno vinto giocatori che facevano scommesse (legali ma immorali) da mezzo milione di euro a botta, giocatori che ridacchiavano mentre si facevano filmare con le flebo (altrettanto legali, ma – come dice giustamente l’allenatore Zdenek Zeman – le flebo dovrebbero farle i malati negli ospedali, non gli atleti sani) (1), allenatori invischiati con strane società di procuratori sportivi ed una Federazione marcia da capo a piedi. Per fortuna non c’è stato il colpo di spugna celebrativo, ma sono rimaste esecutive le (blande) condanne della giustizia sportiva.
L’unico motivo per cui sarei tentato di appassionarmi nuovamente al calcio sarebbe la soddisfazione, attesa una vita, di vedere la Juventus in serie B.
NOTE:
La foto dei play-off è tratta dal sito www.ascaspisacane.it (Sapri Volley)
Palafiom Taranto-Tuglie 3-0
Play-off - Gara 3, Sabato 27 maggio 2006- ore 17.00
Pensandoci bene, è proprio opportuno che la Palafiom vada in serie B2?
Di solito le squadre che vengono promosse nella serie superiore (o che retrocedono in quella inferiore) devono adattare l’organico alla nuova categoria cedendo giocatrici e acquistandone di nuove. Ma la Palafiom non deve cambiare; voglio che restino le stesse giocatrici, dalla prima all’ultima. Ormai mi sono affezionato.
Servono soltanto alcuni correttivi: Erika De Nardo dal carcere di Brescia per accoltellare le avversarie negli spogliatoi, Fifì dal Martina per risparmiarmi la necessità di diventare ubiquo e magari la numero 14 del Manfredonia, la superbonazza, per alzare il muro e per alzare il livello estetico della squadra (comunque già alto). Ma nessuna deve essere ceduta.
Sabato 27 maggio si gioca la bella con il Salus Camilli Tuglie.
Le condizioni di salute delle tarantine sono migliorate: Alessandra Certa sta bene (e smentisce di aver preso un’insolazione); Michela pure, a parte la pigmentazione della pelle che continua a subire il processo inverso a quello di Michael Jackson.
C’è Silvia al posto di Ida dal primo minuto.
Alcuni tifosi tugliesi hanno accompagnato la propria squadra portando striscione e tamburi. Pur essendo in minoranza, fanno molto baccano. Il pubblico – duole riconoscerlo – è uno dei punti deboli della Palafiom. Chi viene a vedere le partite fa il suo dovere, ma non siamo molto attrezzati.
Nel primo set le salentine valorizzano le loro migliori risorse: un muro molto efficace e soprattutto una ricezione notevole. In più il killer Albino del "Salus... Dei" sta picchiando forte. Passano subito in vantaggio e sembrano intenzionate a farci passare un brutto pomeriggio. Ma la Palafiom gioca bene e non si lascia impressionare: dal 13-17 rimonta sino al 19-18. Un ace di Alessandra Certa (non sarà l’unico della serata) e gli attacchi di Michela e di Ivana chiudono la prima frazione di gioco: 25-22.
Nel secondo set Taranto gioca ottimamente e le ospiti commettono una serie di errori insoliti. E’ l’unico set in cui il loro muro appare fragile e la ricezione non fa miracoli. Non c’è storia: 25-15. Siamo in vantaggio di due set a zero.
Forse la Palafiom crede di aver già vinto la partita; troppi sorrisi tra il secondo e il terzo set, troppo appagamento. Forse, semplicemente, Tuglie riprende a giocare bene. La loro bravura in ricezione è irritante: hanno calamite nelle mani. Si portano in vantaggio per 12-8.
Almeno credo. Il segnapunti artigianale della scuola “Alfieri”, infatti, è coperto da una transenna e tutte le volte che c’è un time-out i tifosi invadono il parquet per poter verificare il punteggio.
Taranto rimonta e un bell’ace di Clara, oggi fenomenale, ci riporta in parità: 13-13.
E’ il momento dell’abituale tiro al lampadario di Michela: 13-14.
Si gioca punto su punto. Durante una fase di gioco le ragazze fanno un po’ di confusione in campo e coach Presta vorrebbe sbranarle se questo non fosse contrario al regolamento e al galateo.
Stiamo per entrare nella fase più delicata del set; stiamo per vivere emozioni indimenticabili, degne di Italia-Germania 4-3.
Quando Alessandra Passaro va in battuta, faccio una riflessione.
Ogni tanto le pallavoliste compiono un gesto che trovo piuttosto repellente: piegano il ginocchio portando il piede all’altezza del culo e si strusciano la mano sulla suola della scarpa, cioè la parte che poggia sul terreno pieno di muscitìe e di batteri.
L’opposto israeliano della Magna Grecia, Danny Friedman, lo faceva sistematicamente prima di effettuare il servizio; pensavo che fosse una specie di rituale personale. A giudicare dalla frequenza con cui lo fanno anche le ragazze, presumo invece che tale gesto abbia una qualche funzionalità. Forse si asciugano sulla suola le mani sudate. Lo fa spesso Simona (ma la mamma, interpellata, non sa dare una spiegazione); lo fa sempre Alessandra Passaro.
Sarà anche utile, ma resta un certo schifo. E se, venendo in palestra prima della partita, hanno calpestato una cacata di cane?
Ecco perché a fine partita fanno il giro del campo e “danno il cinque” ai tifosi: ci scaricano tutti i germi che hanno raccolto dalle scarpe nel corso dell’incontro (ma noi tifosi li accettiamo volentieri; da loro questo ed altro).
Comunque sia, il turno in servizio di Alessandra è efficace come al solito: 17-16, sorpasso. Schiacciata di Ivana che buca il muro tugliese (19-18) e poi – finalmente – un bel muro delle rossoblù (Clara, nello specifico): 20-18.
“Rossoblù”, veramente, è un termine che usano i tifosi, ma le maglie sono completamente blù con i numeri bianchi. Persino lo sponsor è quasi illeggibile; “Honda La Semauto” è stata presa per il culo per l’intera stagione.
Gli unici puntini rossi si trovano sulla maglia di Alessandra Certa, poco sotto l’ascella sinistra. Saranno macchie di sugo? O forse anche la sua maglia si è presa un’insolazione al mare?
Torniamo al finale del terzo set. Punto di Tuglie evitabile (20-19). Coach Presta se la prende con Ivana, Ivana manda affanculo coach Presta, coach Presta guarda brutto Ivana.
Rimedia la nostra palleggiatrice con un bel muro a uno (oggi Alessandra ha fatto di tutto): 22-20. Manca poco al traguardo, ma improvvisamente tutto si complica: le salentine si portano sul 22-22 e poi Silvia spara un pallone fuori. Un errore pesante dopo una partita ammirevole; peccato.
Alessandra Passaro, da posizione difficilissima, riesce ad infilare una splendida diagonale e siamo di nuovo pari: 23-23.
Urago, fai venire l’unità di rianimazione cardio-respiratoria!
Le tarantine si impappinano nuovamente (24-25) e Tuglie ha una prima palla-set che viene annullata da un muro di Michela.
Quanto sono brave queste ragazze! Come fanno a reggere questa tensione ed a trattare con abilità palloni che scottano?
Addirittura passano in vantaggio: 26-25.
Chiamate i cronisti perché qui si sta scrivendo la storia della pallavolo!
Match-point per Taranto. Servizio delle rossoblù, Tuglie attacca, ma Taranto difende bene e può contrattaccare. Il pallone viaggia verso il posto 4, da dove Michela si alza in volo e va incontro alla sfera. Il tempo si ferma; sono istanti che bloccano il respiro, poi la tensione si scioglie: il passaggio è preciso – si vede – e l’elevazione del nostro martello di colore è imperiosa. La sua schiacciata è devastante, irresistibile, fantastica. 27-25.
La Palafiom ha vinto 3-0! La Palafiom è grande! Michela subito santa!
Certo, il processo di beatificazione potrebbe essere rallentato dal vaffanculo indirizzato all’arbitro mercoledì scorso, ma ci sono tanti testimoni che potranno confermare il miracolo compiuto stasera.
La Palafiom si giocherà l’accesso alla B2 in una final-four con Napoli, Sapri ed Aci Castello, in casa delle siciliane.
Quanto so’ lunghi ‘sti play-off; so’ cchiu’ luengh’ d’ ‘u campionate...
A proposito di campionato, riconosco tra il pubblico una giocatrice del Massafra, fresca vincitrice della Coppa del Nonno oltre che del campionato. E’ la compagna di beach-tennis di Ivana.
Le dico quello che penso della sua squadra e lei minaccia di darmi botte, poi fortunatamente interviene Ivana e conveniamo che la sua presenza a sostegno della Palafiom la assolve dai suoi peccati.
Alessandra Passaro ha un piccolo malore (sarà effetto dei batteri che raccoglie dalle scarpe), ma avere come presidente il direttore generale dell’ASL comporta qualche beneficio. Niente liste d’attesa per un intervento specialistico.
Alla fine è festa, champagne per tutti.
Aci Castello, dove la Palafiom contenderà la B2 a siciliane e campane dal 2 al 4 giugno, è troppo lontana; non potrò seguire le ragazze nella final-four.
“Amare la (squadra, nda) vicina è un gran vantaggio, si vede spesso e non si fa viaggio”, scrisse nel 1882 Giovanni Verga ne I Malavoglia, romanzo ambientato proprio da quelle parti. [1]
Me ne dispiace. Ma il risultato finale, importantissimo per il futuro della squadra, è ininfluente per me. Per me la Palafiom ha già vinto, ha già dimostrato di essere una grande squadra, composta da grandi ragazze, guidata da un grande tecnico (e confinata, purtroppo, in una palestra di merda). La Palafiom ha regalato tante emozioni e tante soddisfazioni ai suoi tifosi ed ha dimostrato che è ancora possibile appassionarsi allo sport, quando è sano.
Ovviamente spero che vincano anche ad Aci Castello; spero che la squadra locale sia sfigata come la famiglia di Padron ‘Ntoni, Maruzza e compagnia bella.
E alle tarantine in procinto di partire rivolgo un augurio ideale, tratto sempre da quel romanzo:
“Scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura”. [2]
NOTE:
(1) VERGA, G., I Malavoglia, Mondadori, Milano, 1965, pag. 98.
(2) Ibidem, pag. 19.
Tuglie-Palafiom Taranto 3-1
Play-off - Gara 2, Mercoledì 24 maggio 2006 - ore 19.00
Non avere una ragazza comporta anche qualche vantaggio, il principale dei quali è la libertà, il non dover dare conto continuamente di quello che fai.
Come mi avrebbe trapanato le palle ad ogni partita e soprattutto ad ogni trasferta, quante insinuazioni e scenate di gelosia mi sto risparmiando.
Nel frattempo Erika, la ragazza di Novi Ligure che nel 2001 massacrò a coltellate madre e fratellino, è stata ripresa dalle televisioni mentre, ormai maggiorenne e condannata a 16 anni di carcere, giocava a pallavolo in una squadra di detenute. Fra un po’ bisognerà pensare alla campagna acquisti. La ragazza ligure potrebbe essere una buona risorsa per la Palafiom: chiunque si dovesse azzardare a murare le tarantine si ritroverebbe con 97 coltellate in corpo.
E anche gli arbitri credo che ci penserebbero due volte prima di fischiare doppie a uecchio.
Vado a Tuglie con i genitori della capitana Clara.
La tensostruttura è più grande del paese stesso.
Alla vigilia dell’incontro Alessandra Certa, la nostra palleggiatrice titolare, aveva 39 di febbre, ma stasera vedo che sta effettuando regolarmente il riscaldamento. La faccia non è delle migliori e la pelle arrossata rivela che la febbre è stata causata da un’insolazione. Disgraziata! Andare a ustionarsi al mare nel momento più delicato del campionato...
La fanno giocare lo stesso, povera piccina. E meno male che il presidente è un medico, anzi è il direttore generale dell’ASL. L’avranno imbottita di morfina.
Anche Ivana è piuttosto abbronzata e in squadra c’è una novità: una schiacciatrice di colore con il numero 7 al posto di Michela.
Cos’è tutta ‘sta smania di andare al mare a maggio?!
I tifosi tugliesi sono piuttosto chiassosi, ma è presente una significativa rappresentanza di tarantini. Uno degli insulti più ricorrenti che solitamente devono sorbirsi le squadre tarantine di ogni disciplina, ordine e grado, quando vanno in trasferta, è “cozzari”, talvolta preceduto da “sporchi”.
Le ragazze locali sono determinate e mettono subito in difficoltà la Palafiom, ma nessuna delle due squadre prende il largo; si lotta palla su palla.
Ivana realizza punti importanti mentre la schiacciatrice di colore non ne azzecca una; fa rimpiangere la splendida Michela delle ultime partite. Alessandra Certa, viste le condizioni di salute precarie, è fin troppo ammirevole per lo spirito di sacrificio, ma è molto prevedibile e non mette le attaccanti in condizione di essere pericolose in modo costante.
Sul 22-22 l’arbitro fischia un fallo dubbio alle tarantine. Uno dei rari difetti di questa squadra è che dopo i presunti errori arbitrali si deconcentra. E così Tuglie vince il primo set.
Un bel salvataggio di Simona ed una serie di battute efficaci di Ivana portano Taranto in vantaggio nel secondo set (4-1), ma Tuglie recupera. Quando Alessandra Certa sbaglia un secondo tocco (ma ha fatto bene a provarci), Presta fa riscaldare Paoletta, che tuttavia non entrerà mai in campo. E’ solo terrorismo psicologico nei confronti della palleggiatrice titolare.
Finalmente Alessandra Passaro mette a terra un bel pallonetto (erano due mesi che ci provava) e la Palafiom torna in vantaggio (9-8).
Il distacco aumenta con il turno al servizio di Ivana (21-14) e con un bel mani-fuori di Alessandra Passaro (24-19) dopo che le tugliesi si erano riavvicinate pericolosamente.
Le salentine annullano tre palle-set e la situazione si fa delicata finché Ivana non chiude il secondo parziale con un attacco da manuale.
Il terzo set inizia male (4-8) e ad aggravare la situazione ci si mette nuovamente l’arbitro, che fischia un’invasione piuttosto discutibile. Le proteste delle tarantine hanno due effetti spiacevoli: loro si deconcentrano e il pubblico locale risveglia il proprio entusiasmo.
Nonostante tutto, la Palafiom rimonta. Alessandra mette a terra un tocco magico, poi Ivana schiaccia e la palla va fuori toccata dal muro avversario.
L’arbitro, però, non ha visto il tocco delle leccesi e assegna il punto alle padrone di casa. E’ un punto delicato (9-11) e infatti le tarantine protestano nuovamente. Michela manda affanculo l’arbitro, che, per fortuna, non la sente e non ascolta neanche gli ultras locali che fanno gli infamoni.
Arbitro bastardo; qua ci voleva già Erika...
Taranto perde la testa e le tugliesi, comunque brave e meritevoli indipendentemente dagli errori arbitrali, si portano sul 10-15. Alessandra Certa non valorizza le due centrali (neanche una veloce in tutta la partita) e ne fa le spese soprattutto Ida, sostituita da Silvia, il cui servizio è ispirato a Carla Fracci.
La Palafiom sta giocando bene, ma proprio perché giochi bene e le avversarie fanno miracoli in difesa, finisce che ti viene lo sconforto.
Gli ottimi servizi della Passaro riducono lo svantaggio (18-20), poi la nostra gnura con il numero 7 fallisce un attacco e, cadendo, si fa male alla caviglia. Momenti di panico, ma il martello rimane in campo. Ora, però, siamo sotto di quattro punti e Alessandra preferisce, opportunamente, evitare di passare la palla al nostro martello dolorante.
Tutto il peso dell’attacco grava adesso su Ivana, che da sola non può fare miracoli. Il terzo set è delle tugliesi.
Queste ultime battono in modo insidioso: da lontano, dal limite della tensostruttura, ma le traiettorie mettono spesso in difficoltà la nostra ricezione. Si portano in vantaggio anche nel quarto set.
La loro schiacciatrice, tale Laura Albino, è tremenda e la squadra tarantina, che peraltro oggi sembra un sanatorio, inizia ad avvertire la stanchezza.
Le maglie delle tugliesi, come avevo già notato nella partita d’andata, sono orrende; in più, dal terzo set in poi, tendono a scollarsi anche i numeri. Può andare in B2 una squadra con i numeri attaccati alla schiena come post-it?
Le salentine si portano sul 17-11 approfittando del black-out rossoblù.
Il nostro tifo, però, non demorde e le ragazze mostrano un grande carattere. Recuperano molti punti, riducono lo svantaggio, lottano in modo ammirevole, ma purtroppo al Tuglie bastano pochi punti per concludere l’incontro in modo vittorioso.
“Siamo sempre con voi siamo sempre con voi siamo sempre con voi non vi lasceremo mai”.
Peccato: con me presente, la Palafiom aveva perso solo a Massafra al tie-break (un furto) e poi aveva inanellato cinque vittorie consecutive.
Sabato si torna sul parquet per la sfida decisiva alla scuola “Alfieri”.
Ogni azione di disturbo sarà lecita, a cominciare dal riscaldamento della palestra. Tanto le nostre ragazze ormai sono abituate ai climi tropicali.
Le guardie giurate dell’ASL, per i prossimi tre giorni, lasceranno gli uffici dell’azienda sanitaria e vigileranno sulle spiagge dell’intera litoranea jonica: l’ordine è di sparare a vista sulle giocatrici che oseranno andare al mare rischiando ulteriori insolazioni.
Palafiom Taranto-Tuglie 3-0
Play-off - Gara 1, Sabato 20 maggio 2006 - ore 17.00
Oggi c’è la prima sfida con il Salus Camilli Tuglie. La prima partita è in casa, la seconda in trasferta, ma questa volta in caso di parità non vale la differenza set; si disputerebbe una bella in casa della squadra piazzata meglio in classifica, cioè Taranto.
Si direbbe che il livello tecnico del girone in cui la Palafiom ha giocato la regular-season sia superiore dell’altro raggruppamento pugliese, visto che Taranto e Tuglie hanno entrambe eliminato le rispettive avversarie (Manfredonia e Turi).
In realtà sappiamo che con le Terminator foggiane è stata dura.
Raggiungendo a piedi la scuola “Alfieri”, penso che si sarebbe potuto sottoscrivere un protocollo d’intesa con gli ambulanti dell’attiguo mercato di piazza Sicilia: la spesa alle bancarelle in cambio del sostegno degli esercenti, che dovrebbero semplicemente urlare dentro la palestra così come fanno quotidianamente in piazza.
In corso Italia è parcheggiato il pulmino delle tugliesi; l’autista sta dormendo all’interno. Lo interpreto come un buon segno: scarso attaccamento alla causa.
Le avversarie, contrariamente alle manfredoniane, sono esseri umani. Il loro difetto è che urlano in continuazione. Inoltre è l’unica squadra che indossa maglie più brutte di quelle della Palafiom.
Ida porta ancora un vistoso cerotto sul braccio; sembra una reduce del Vietnam.
Si inizia bene e la prima impressione sarà confermata in tutto il proseguimento dell’incontro: la Palafiom è indiscutibilmente superiore, ma le ospiti sono sempre pronte ad approfittare dei cali delle tarantine. Se queste ultime giocano bene e non fanno fesserie, la partita (e spero il doppio confronto) non può essere in discussione, ma non bisogna allentare la tensione perché le tugliesi non si arrendono mai e sono sempre in agguato.
Nel primo set Taranto amministra un vantaggio di quattrocinque punti, contiene un tentativo di rimonta delle salentine e poi chiude con un netto 25-19.
Da segnalare un incredibile salvataggio in tuffo di Ivana, che poi però sarà costretta a pulire il parquet per una mezz’oretta, ed una serie impressionante di attacchi di Michela, anche da seconda linea. Il martello sta giocando una partita straordinaria.
I consueti cinque minuti di ordinaria follia delle tarantine oggi si celebrano all’inizio del secondo set: 0-6 sotto i colpi di una tugliese che batte (nel senso che mette la palla in gioco) all’altezza di via Umbria ma mette costantemente in difficoltà la difesa della Palafiom.
Una ricezione imperfetta fa schizzare il pallone verso il pubblico, proprio dove mi trovo io, e così posso ascoltare l’esclamazione di Michela mentre rincorre la sfera disperatamente: “Cazzo!”
Ma, insomma, che parole...! In bocca a delle ragazze garbate, poi. Di fronte al mio stupore, la mamma di Simona, sconsolata per gli anni di stimoli educativi sprecati, conferma che “in campo sono tutte parolacce, dall’inizio alla fine”.
Diciamo che la tensione agonistica induce le piccine a mettere da parte il galateo.
“Non consente il momento le espressioni che esigerebbe la buona creanza”. [1]
Nel frattempo, in coincidenza dell’arrivo del suo ragazzo, il momento felice della schiacciatrice si conclude (sarà l’emozione) e riprenderà soltanto nella seconda parte del set successivo. Ma, nonostante il calo di Michela, il resto della squadra gioca bene e la rimonta è più facile del previsto.
Il turno in battuta di Ivana è particolarmente felice; peccato che prima di ogni servizio debbano intervenire le Nazioni Unite per mediare tra l’opposto e l’allenatore.
Alcune decisioni dell’arbitro (doppie dubbie, fischiate solo alle tarantine), però, scatenano qualche discussione. Il presidente Urago alza la voce. Alle riunioni sui piani di zona socio-sanitari sembriamo persone perbene; se ci vedessero adesso: io con la trombetta e Urago che grida come uno scaricatore di porto...
Il problema è un tocco delle ragazze che l’arbitro non ha giudicato abbastanza “pulito”. Il direttore dell’ASL dovrebbe sfruttare maggiormente il suo ruolo e il suo peso; potrebbe far venire un’equipe dell’Ufficio Igiene per analizzare le mani delle giocatrici e certificare che il tocco è stato pulito.
La Palafiom, comunque, vince anche il secondo set: 25-22.
Se c’è una cosa che odio nel comportamento dei miei colleghi tifosi è quando qualcuno, per incoraggiare le atlete a concludere ordinatamente ed efficacemente l’azione, grida “facile!”.
Facile...
Sarà facile tua sorella; vai tu in campo a palleggiare e a schiacciare e poi vediamo quanto è facile...
A parte il fatto che le ragazze stanno anche giocando controluce. Che schifo di palestra.
Taranto sembra in grado di gestire bene anche il terzo set, ma finisce con lo sperperare il vantaggio. L’allenatore Presta e Ivana continuano a scambiarsi punti di vista alquanto divergenti; intanto le tugliesi si portano in vantaggio: 19-20.
Controbreak della Palafiom grazie ai servizi insidiosi di Alessandra Passaro (24-21), ma nuovo sorpasso delle salentine: 24-25. Wow, quante emozioni.
Potrebbe essere l’ultima partita alla scuola “Alfieri” (in caso di vittoria a Tuglie, si disputerebbe una specie di final-four interregionale); sarà per questo che le tarantine fanno di tutto per prolungare l’incontro.
Alessandra Certa stasera non ha ancora piazzato il tocco magico, ma sono Michela e Ivana che concludono il set con soluzioni più tradizionali: 27-25 nel parziale; 3-0 il risultato finale.
Vengo invitato alla trasferta di Tuglie.
In tal caso urgono nuove bombole e quindi passo subito dal mio negoziante di fiducia in via Emilia. Ormai mi vede ogni settimana ed è incuriosito. Gli spiego che la squadra per cui tifo continua a vincere e servono dunque nuove ricariche.
“So’ le mie bombole ca pòrtan’ furtùne...” – sentenzia il negoziante.
NOTE:
(1) SHAKESPEARE, W., Re Lear, Atto V, Scena III.
Palafiom Taranto-Manfredonia 3-0
Play-off - Gara 2, Mercoledì 17 maggio 2006 - ore 19.00.
Noi vo-glia-mo que-sta vit-to-ria !
Sorpresa: in palestra ci sono una cinquantina di tifosi e altri ancora, compreso il presidente, continueranno ad arrivare dopo il fischio d’inizio.
Bastardi, dove eravate in tutti questi mesi, in tutti quei sabati in cui gli effetti sonori del tifo gravavano quasi esclusivamente sulla mia trombetta? E’ bello venire a godersi i play-off, ma quando abbiamo rischiato con l’Acquaviva dove eravate? E chi ha creduto nel secondo posto conquistato con i denti a San Pietro Vernotico?
Comunque, meglio così: l’inedita palestra piena e chiassosa fa un bell’effetto.
Ivana mi aveva parlato dell’incontro di andata e della statura impressionante delle ragazze di Manfredonia. La più bassa è un metro e ottanta.
I giornali erano concordi nel sostenere che
Sul regolamento dei play-off, invece, erano in piedi una decina di versioni discordanti: se Taranto vince, si disputa la bella; se Taranto vince 3-1, si gioca un set supplementare e decisivo, ecc.
In realtà le cose stanno così: Taranto, meglio piazzata nel proprio girone, deve battere Manfredonia 3-0 o anche 3-1 per accedere direttamente allo spareggio con la vincente tra Tuglie e le detenute del supercarcere di Turi.
Se vince 3-2 o perde con qualunque punteggio, passa Manfredonia e la stagione è finita.
Non è facile essere costretti a vincere senza potersi quasi permettere un errore; la pallavolo è indubbiamente uno sport molto psicologico.
Bisogna iniziare con il piede giusto.
La cosa peggiore che possa capitare non è perdere 3-0 ma farsi raggiungere sul 2-2 e giocare un tie-break sapendo di essere già eliminate.
Con quale spirito, in tal caso, le ragazze scenderebbero sul parquet?
Sarebbe un tie-break allucinante.
Durante il riscaldamento, le tarantine sembrano concentrate, determinate, ma serene; ogni tanto sorridono. Le manfredoniane sono tutte alte, magre, con mani d’acciaio e facce severe. Hanno sguardi duri, glaciali; che facciano punti o li subiscano hanno sempre la stessa espressione truce, come se stessero compilando il modulo delle tasse. Sembrano le versioni femminili di Terminator.
Dopo un avvio equilibrato, passa a condurre Manfredonia, ma, nonostante una tensione che si taglia con il coltello, le tarantine non perdono la testa e rimangono a ridosso delle ospiti. L’impressione è che, senza alcuni errori vistosi che le ragazze stanno commettendo, la partita non sia impossibile. Manfredonia non è imbattibile, soprattutto in difesa, ma Taranto deve variare un po’ le soluzioni offensive.
Ivana è fenomenale e compensa qualche incertezza di Alessandra Passaro, che stasera non mi sta piacendo (generosa in difesa, ma un po’ loffia in attacco e sfortunata con i pallonetti). Quando anche le nostre centrali prendono le misure, quando Michela smette di mirare al lampadario e centra in modo implacabile il campo avversario, il set prende la direzione delle tarantine (25-23).
E’ stata dura, durissima, ma sul piano psicologico è un set fondamentale: Manfredonia perde qualche certezza e
Nel secondo set resto ai bordi della metà campo dove c’era il Taranto e dove adesso deve schierarsi il Manfredonia. Devo sperimentare un’arma non convenzionale: il fischietto di disturbo.
Sono un tifoso equo e solidale e dunque sono contrario agli insulti, ma, anche se volessi, stasera non saprei a cosa appigliarmi. Queste del Manfredonia sono brave, atletiche ma femminili, alcune decisamente carine. La numero 14, ad esempio, è meravigliosa; perché non va a fare le sfilate o i calendari invece di venire a complicare la vita alla Palafiom? E alle gemelle Kessler cosa si può dire?
Se hanno la possibilità di attaccare da buona posizione, le Terminator foggiane non lasciano scampo. Piuttosto lasciano i buchi sul parquet. Ma Taranto, soprattutto nel secondo set, lo permette poche volte. Il libero Simona e l’intero assetto difensivo della Palafiom sono encomiabili, le rare imperfezioni le corregge Alessandra Certa, Ivana gioca la migliore partita da quando vengo a vederla, Clara si fa rispettare nel gioco a rete, i martelli fanno scintille e Presta è un genio del volley.
Anche il secondo set è del Taranto (25-19). Meritatamente, nettamente, meravigliosamente.
In palestra il caldo è insopportabile. Mi viene in mente l’episodio che mi raccontò Mariangela Rizzo, segretaria della Magna Grecia, quando l’Asystel Milano, guidato da Gian Paolo Montali, venne a giocare a Taranto. Alla vigilia della partita, durante un allenamento, Montali chiese al magazziniere Carmelo (un personaggio piuttosto... rustico) di alzare la temperatura. La risposta al futuro allenatore della nazionale fu: “A qua hann’ venùte ‘nu centinaje d’ squadre e nisciùne s’ha mai lamentàte…”
Ma forse il caldo della scuola “Alfieri” è un’altra arma non convenzionale: serve a surriscaldare gli ingranaggi metallici di cui sono composte le Terminator di Manfredonia…
Il terzo set inizia malissimo: 5-1 per le ospiti e coach Presta chiama opportunamente il time-out. Fortunatamente le ragazze hanno deciso di concentrare tutte le cacchiate della serata in questi primi minuti del set. Poi inizia una rimonta esaltante. Intorno ai 13 punti, le due squadre sono già in parità. La Palafiom sta dando spettacolo sotto la spinta di un tifo caloroso.
Ivana e Michela mettono costantemente in difficoltà la ricezione delle manfredoniane, anche in battuta. Peccato che non ci sia nessuno a rilevare le statistiche personali delle ragazze, ma credo che non abbiano sbagliato neanche un servizio in tutto l’incontro. Clara è ovunque: in pratica sta giocando come centrale e come opposto “a latere” allo stesso tempo. Alessandra Certa, nel finale, spiazza le avversarie con un secondo tocco che manda in estasi me e il pubblico.
Ma sono tutte le ragazze a disputare un set magnifico. Non sbagliano più nulla; vorrei avere una videocassetta e rivedermi questo set tre volte al giorno.
Il risultato della rimonta dell’ultimo parziale si fissa sul 25-18.
Sto godendo. Stasera ho consumato due bombolette e mezza per alimentare la trombetta; l’aria della palestra è satura di gas come il teatro “Dubrovka” di Mosca dopo il blitz delle forze speciali russe.
Alla fine è la vittoria, la festa, il trionfo, l’apoteosi.
San Pietro Vernotico-Palafiom Taranto 1-3
Sabato 6 maggio 2006 - ore 18.30
Nel pomeriggio mi metto in macchina. Osservo che in quelle ore, sia a Taranto che in alcuni paesi che attraverso, le strade sono piene di ragazze e di ragazzi con tuta e borsone; lo sport dilettantistico, quello più puro e genuino, chiama ovunque a raccolta i propri adepti nelle palestre e nei pallazzetti. Il sabato è vostro; la domenica sarà per i mercenari del calcio.
Attraverso Cellino San Marco senza riuscire a localizzare
“Andate alle trasferte con un pulmino?” – avevo chiesto a Ivana.
“No, di solito ci organizziamo con le macchine di qualche genitore” – era stata la risposta.
Deduzione: in trasferta almeno i genitori ci saranno. Invece nel palazzetto sono l’unico tarantino, almeno l’unico riconoscibile.
Vorrei capire e mi riservo di chiederlo a Ivana la settimana dopo: hanno scaricato le figlie con l’impegno di venire a riprendersele a fine partita? All’inizio del terzo set fammi uno squillo ché mi metto in macchina mentre la mamma cala la pasta…? Io, che non ho legami parentali o affettivi, mi faccio
Credo (erroneamente) che per San Pietro Vernotico l’incontro sia ininfluente, ma il tifo è organizzato con cori, trombette e tamburi.
Inoltre c’è la mascotte (un gallo azzurro) che incita il pubblico sulle note del Gioca Jouer, la sconcertante canzoncina lanciata da Claudio Cecchetto nei primi anni Ottanta. Mai avrei immaginato di risentirla a San Pietro Vernotico il 6 maggio 2006 prima di un incontro della serie C di pallavolo femminile. Sarebbe stato meglio, a questo punto, far cantare Al Bano e usare
Prendo posto e inizio a suonare la trombetta. Vengo sovrastato dall’apparato sonoro dei tifosi locali ma all’inizio è come la mafia con il ministro Lunardi: si può convivere.
Taranto gioca bene, ma le avversarie sono toste. E’ una bella partita.
Per la prima volta vedo un’allenatrice donna ed è piuttosto incazzusa. Mi viene in mente una frase di Vito Guarino sulle pari opportunità che qui preferisco non ripetere.
Il primo set è combattuto ma prevale Taranto. Il secondo set è un po’ più agevole e quindi metto a riposo la trombetta, che peraltro ha un’autonomia di tre set scarsi.
Il terzo parziale è più aspro e alcune decisioni dell’arbitro scatenano l’ira del pubblico. Il suono della mia trombetta dopo i punti ottenuti dalle tarantine viene preso come una provocazione. Sento presenze inquietanti di ragazzini che si aggirano alle mie spalle. Sento pronunciare la frase: “No’ gli togli la tromba a quiddu?!”
E mi sento osservato minacciosamente ogni volta che Ivana e compagne vanno a segno.
Ma le ragazze stanno giocando in modo splendido e meritano di essere sostenute a rischio della mia incolumità.
Il terzo set, quello in cui Alessandra Certa si gioca il jolly della distrazione quotidiana, è delle sanpietresi, ma si soffre fino all’ultimo.
Le salentine giocano con vigore anche nel quarto. Perché? Perché non vi riposate? Avete vinto il set che vi serve a congedarvi con onore dal vostro pubblico; cosa cavolo volete ancora? Nel 2000 il Cutrofiano non ruppe così le scatole al “Club Vacanze”.
Nel Taranto c’è una novità: Valentina Moro, che entra alla fine dei set.
Serve per alzare il muro? Non tanto, direi. Ha una battuta efficace?
Una delle situazioni più comiche e imbarazzanti della pallavolo è l’ingresso, al turno di battuta, di un giocatore che magari non gioca mai, neanche in caso di epidemia aviaria tra i titolari, ma viene utilizzato solo per il servizio alla fine di alcuni set delicati. E’ comico e imbarazzante quando entra e sbaglia; al suo posto non saprei dove nascondere la faccia e cambierei sport.
Ma non è il caso di Valentina, che serve bene. Non come Ivana al salto, ma quasi.
Verrò a sapere che la ragazza viene impiegata in alcuni spezzoni di partita perché è giovane e deve fare esperienza. Proposito nobile e condivisibile. Ma perché solo lei? Perché non può fare esperienza pure Paola? Se non fosse molto più robusto di me, dovrei aggredire l’allenatore e creare quelle pressioni minacciose abilmente descritte da Cosimo Argentina ed ispirate ai campetti di calcio attorno ai quali i genitori insultano gli allenatori dei figli:
“Se non fai giocare a mio figlio Gianni stasera te lasse muerte ‘n terre…”
“Facc’ d’ mmerd’! Fa’ trasè a M’min’!” [1]
Nel quarto set le tarantine giocano in modo encomiabile, straordinario.
Quasi nessun errore, ricezioni generose, passaggi precisi, attacchi efficaci e tanto cuore.
Anche un po’ di culo quando Michela realizza un ace aiutata dal nastro.
Sono concentrate, nonostante il clima ostile, e danno l’anima. La loro tenacia viene premiata perché, dopo un avvio di parziale equilibrato, a metà set iniziano a staccare le pur brave avversarie.
Il punto finale (25-18) scatena i festeggiamenti. Infatti, si viene a sapere che nel frattempo Massafra ha fatto il proprio onesto dovere ed ha sconfitto per 3-0 Tuglie permettendo alle tarantine il sorpasso al secondo posto.
Le giocatrici – e questo mi commuove – vengono a salutarmi ai bordi del campo. Fate bene: io ho creduto in voi, figliole, sono orgoglioso di essere un vostro tifoso e sono contento di essere venuto fin qui; abbandonate i vostri genitori e lasciate che io presenti domanda di adozione per tutte voi…
NOTE:
(1) Cfr. ARGENTINA, C., Cuore di cuoio, Sironi, Milano, 2004, pagg. 78-80.
Palafiom Taranto-Torre Santa Susanna 3-0
Sabato 29 aprile 2006 - ore 17.00
Il 29 aprile Taranto ospita il Torre Santa Susanna. E’ sabato pomeriggio e sono le 17: verrà qualcuno a vedere ‘sta partita, penso.
Niente.
Deserto. Ad eccezione della mamma del libero e di pochi intimi.
Il giorno che non verrà neanche il custode dell’ “Alfieri” ad aprire il cancello sarà un problema.
La luce del giorno che penetra nella palestra mi permette di accertare che queste ragazze, oltre che preparate sul piano atletico, sono anche molto carine.
Concordo con il giornalista Beppe Severgnini:
“Ho sempre trovato attraenti le ragazze sportive. Quelle capaci solo di equilibrismo sui tacchi (disciplina non facile, peraltro) mi interessano poco. Frequentando palestre e palazzetti, ho anche imparato che le fanciulle atletiche non hanno solo magnifiche spalle, ma spesso anche un buon carattere. Merito delle squadre, scuole di vita in comune”. [1]
O “lo sport è palestra di vita”, come dico io facendo ridere Umberto Prenna.
La partita è senza storia. Dopo una partita poco brillante di serie D a Martina Franca, mi riconcilio con il volley.
Alessandra Certa mette dentro due “tocchi magici” e, per la prima volta in tre incontri, vedo anche un primo tempo.
Riuscito.
Le torresantasusannesi, o come cavolo si chiamano, esibiscono la loro migliore qualità: i culetti. Indossano, infatti, pantaloncini che il mio ex-capo scout, censurandoli, era solito definire “a fior di culo”. Ma da qui a giocare una pallavolo eccellente ne corre.
Nonostante la facilità del match, Ivana trova modo di discutere con l’arbitro, che richiama la nostra tirocinante alla calma.
Le palestre piccole permettono di sentire quello che dicono gli arbitri (il che è interessante), quello che dicono le giocatrici agli arbitri (il che può essere poco fine), quello che dicono gli allenatori (il che può essere istruttivo quando forniscono consigli tattici, ma inopportuno quando sgridano le atlete).
Soprattutto permettono di ascoltare il casino che fanno ininterrottamente le giocatrici per incoraggiarsi a vicenda. E’ impressionante: spendono più fiato per urlare che per correre o saltare.
Oltre all’opposto, anche le due schiacciatrici sono in forma.
Alessandra Passaro sul parquet è sempre molto determinata, non si tira mai indietro e carica continuamente le compagne. E’ sempre concentratissima; sembra una vera professionista.
L’altro martello, Michela, ha un’aria più disincantata, come di chi gioca solo per divertirsi e non prende troppo sul serio ciò che la circonda. Ha un viso simpatico e ancora più simpatiche sono le smorfie che produce dopo i (rari) errori, quasi ad esorcizzare le reazioni di Presta che in quei momenti tenta di incenerirla con lo sguardo.
A conclusione del terzo set, Ivana è in battuta. Batte al salto, ma non nel punto dove vorrebbe Presta. Che non gradisce: “Sempre i cazzi suoi deve fare” mormora rivolto verso la panchina. Ma due aces danno ragione all’opposto e chiudono la partita.
Massafra ha vinto il campionato con un turno d’anticipo e senza perdere una sola partita; Tuglie è seconda e Taranto è terza a tre punti dalle leccesi:
Massafra 68
Tuglie 65
Palafiom Taranto 62
Nell’ultima giornata Massafra ospita Tuglie (penso che si accorderanno per un 3-2 che accontenterebbe tutti) e Taranto va a San Pietro Vernotico.
Solo in caso di vittoria netta di Taranto (possibile) e di contemporanea sconfitta netta di Tuglie (difficile, per i motivi di cui sopra),
NOTE:
(1) SEVERGNINI, B., Manuale dell’imperfetto sportivo, Rizzoli, Milano, 2003, pag. 75.
Palafiom Taranto-Acquaviva delle Fonti 3-2
Mercoledì 5 aprile 2006 - ore 20.30.
Il 9 e il 10 aprile si vota per le politiche e la scuola media “Alfieri”, dove gioca
Quando arrivo in palestra non c’è neanche il 10% dei tifosi presenti a Massafra. Sarà un caso, penso. Forse dipende dal turno infrasettimanale e dall’orario.
La palestra è indegna per una squadra di questo livello: non c’è neanche uno sgabello per il pubblico, non c’è il tabellone elettronico, non c’è lo speaker, non c’è la musica. Meno male che c’è la rete.
Sulla panchina del Taranto, inoltre, siedono solo il libero ed un paio di giocatrici che riescono a disputare alcuni spezzoni di partita. L’alzatrice di riserva ed un’altra compagna sono esiliate in un angolo della palestra; si avvicinano alla panchina solo quando ci sono i time-out. Sono andato in Sudafrica il mese scorso a prendere atto che lì l’apartheid è finito e poi lo ritrovo alla scuola “Alfieri”…
In un ambiente così piccolo, però, la trombetta fa la sua bella figura.
L’Acquaviva naviga a metà classifica, a rischio play-out, ma è una squadra ben organizzata e dà filo da torcere. L’incontro è altalenante. Coach Presta è particolarmente agitato, batte i pugni sul muro e durante un time-out minaccia di far uscire una giocatrice. Non capisco con chi ce l’abbia, ma spero che possa entrare l’alzatrice di riserva, Paola, che è tanto carina.
Il Taranto conduce per 2 set a 1, ma al quarto parziale si lotta punto su punto.
In vantaggio per 25-24, l’Acquaviva è in battuta. Riceve Ivana che sbaglia l’aggancio e manda la palla nella direzione opposta di dove avrebbe voluto. E’ l’unico errore di una prestazione ottima, ma, negli anni a venire, continuerò a rinfacciarle questo set che porta sulla coscienza.
Anche il tie-break è equilibrato, ma alla lunga prevale la classe delle tarantine e in particolare di Alessandra, a cui, fino a quella sera, imputavo erroneamente scarsa fantasia, scarso coraggio e soprattutto la responsabilità di togliere spazio a Paoletta. La numero 4, nel momento più delicato della partita, compie quel gesto tecnico che ho sempre ammirato sin dai tempi di Rocco Lassandro e che definisco “tocco magico”: dopo la ricezione di un compagno, il palleggiatore va incontro alla palla, salta spalle alla rete fingendo il passaggio, ma all’improvviso dà una manata al pallone buttandolo nel campo avverso. Se va male, fa una figuraccia, ma, se va bene, è una meraviglia. Ogni volta che lo vedo, godo.
Alessandra trova il coraggio di farlo al termine del tie-break e così Taranto vince la partita 3-2, ma in classifica perde un altro punto dal Tuglie (vittorioso per 3-0), sempre più stabilmente in seconda posizione. La corsa del Massafra prosegue inarrestabile (3-0 a Oria) e ormai mancano solo tre giornate alla fine.
Massafra 62
Tuglie 59
Palafiom Taranto 56
Massafra-Palafiom Taranto 3-2
Sabato, 1^ aprile 2006 – ore 18.30
Mancano ancora cinque giornate al termine della stagione regolare. Chi vince il campionato ottiene la promozione diretta in B2; la seconda disputa i play-off in posizione di vantaggio con la terza classificata dell’altro girone pugliese; la terza disputa i play-off in posizione di svantaggio con la seconda classificata dell’altro girone pugliese.
Il nome della squadra tarantina è quello dell’impianto sportivo ubicato ai margini del quartiere Salinella e costruito con i contributi del sindacato FIOM-CGIL. Il palazzetto, prima dell’annoso completamento del Palamazzola, è stato reso idoneo ad ospitare incontri di serie A1, negli anni d’oro del Taranto, ma i costi di utilizzo sono molto alti e così la squadra di Ivana conserva il nome della struttura ma gioca nella palestra di una scuola media.
Sponsor della squadra è la concessionaria “Honda
Sabato 1^ aprile il calendario propone lo scontro al vertice: Massafra-Taranto.
“Pagate per entrare, pregate per uscire” è la minacciosa scritta che campeggia all’esterno del palazzetto, opera probabilmente degli ultras del basket maschile. In realtà non si paga per entrare né si prega per uscire.
Gli spalti sono piuttosto gremiti. Ci saranno tarantini? Da cosa posso riconoscerli per potermi sedere vicino a loro e tifare con l’ausilio della mia trombetta?
Intanto riconosco Martino Marangi, ragioniere del Comune di Statte. Alle nostre spalle sento commenti di gente vicina alla Palafiom, poi arriva anche il giornalista Maurizio Masoni con la figlia infortunata.
Le giocatrici si stanno riscaldando sul parquet. Ho difficoltà a riconoscere Ivana perché le pallavoliste tarantine, da una certa distanza e con il mio grado di miopia, sembrano fatte con lo stampo: tutte piuttosto alte ed atletiche, quasi tutte con la stessa pettinatura. Sto per tifare per una squadra di cyborg, di replicanti?
Le massafresi sembrano le loro sorelle minori: magroline, meno alte e con una maglia che sembra vinta con la raccolta punti di un supermercato. Come fanno a trovarsi in testa alla classifica?
Al mio fianco si siede un bambino massafrese un po' pesantuccio, che mi tempesta di domande. Il padre finge di non conoscerlo. E’ il tipico genitore tarantino che attua una politica educativa ultraliberista: finché il bambino non penzola da una balaustra a cinque metri dal suolo o non raggiunge la strada statale o non butta le scarpe in campo, non interviene. Poi, quando interviene, lo carica di mazzate.
I tifosi si dividono più o meno equamente tra le due squadre; il clima è civile: ognuno sostiene la propria squadra e non provoca gli avversari.
Sopraggiunge anche il dottor Marco Urago, direttore generale dell’ASL e presidente della Palafiom. Sembra che la sua missione di vita sia quella di riparare i danni provocati da Parnasso. Tanto nella sanità ionica quanto nella pallavolo.
L’avvio della partita per me è uno shock. Abituato al volley maschile di A1 e di A2, abituato alle gesta di campioni olimpici, campioni del mondo e nazionali di mezzo pianeta, ho l’impressione di assistere ad uno sport diverso. E’ un volley al rallentatore, in cui chi attacca non necessariamente mette la palla a terra (dentro o fuori, “liscia” o deviata) come avviene nel 90% degli attacchi dell’A1 maschile. O gli attacchi sono deboli o le difese sono straordinarie. Ci sono scambi che durano un’eternità; puoi andare a prendere un caffè quando battono e al ritorno dal bar stanno ancora giocando la stessa palla. E’ un volley diverso ma è bello anche così; devo solo abituarmi.
Il Massafra vince il primo set, ma c’è grande equilibrio sul parquet.
Taranto sta giocando bene e infatti conquista il secondo ed il terzo set.
Vincendo 3-1, la Palafiom riaprirebbe il campionato, ma il Massafra quest’anno non ha mai perso un incontro.
Ho l’impressione che Taranto giochi in modo regolare, costante, apparentemente senza fatica, ma anche senza originalità, mentre ogni punto del Massafra sembra più elaborato e sudato.
Uno dei gesti più apprezzabili esteticamente nella pallavolo è quello del palleggiatore che si piazza sotto la palla, attende la parabola discendente e poi salta con le braccia protese arcuandosi all’indietro per passare la sfera al compagno alle spalle. La palleggiatrice del Massafra lo fa spesso; è come se scegliesse ogni volta tra tante soluzioni diverse. Credo che alla fine del quarto set le verrà un esaurimento nervoso.
Invece Alessandra Certa, l’alzatrice della Palafiom, gioca in modo apparentemente più tranquillo. E’ regolare, non dà spazio a patemi d’animo, ma stasera sembra anche più prevedibile.
Dal canto suo, Ivana attacca, ma la difesa le prende quasi tutte. Sul momento resto perplesso, ma nel volley femminile di serie C la cosa è normale.
La stessa Ivana, peraltro, difende in modo egregio, cosa inusuale per un opposto.
A Massafra hanno lo speaker, ma nessuno va ad asciugare il parquet dopo i tuffi delle atlete. Ivana si adopera per pulire il terreno con mani e braccia. Se presentasse il curriculum alla ditta di pulizie “Polignano”, sarebbe assunta su due piedi.
Intanto il Massafra ha preso le misure ed è in vantaggio nel quarto set: 11-7.
C’è un’interruzione. Giocatrici e allenatori delle due squadre discutono a lungo con gli arbitri. Dagli spalti non comprendiamo cosa stia succedendo; possiamo solo vedere l’allenatore del Taranto, Marcello Presta, che sventola un libretto (il regolamento) sotto gli occhi degli arbitri, come un testimone di Geova che con la Torre di Guardia tenta di convertire i passanti.
“Beh, vado a vedere cosa succede; – dice il dottor Urago - sono pur sempre il presidente.” E scende ai bordi del parquet.
L’interruzione dura oltre 20 minuti. E’ stata rilevata un’infrazione di formazione del Massafra e, di norma, il punteggio delle locali in quel set dovrebbe essere azzerato, ma si riprende come se niente fosse successo. Uno scandalo. Una rapina.
E’ il colpo di coda dell’era Berlusconi e del suo quinquennio di deriva morale…
In campo la frittata è fatta.
Il quarto set è loro (25-14) ed anche al tie-break c’è poco da fare: Taranto è scarica, Massafra vola sull’onda dell’entusiasmo.
Vincono 3-2 e chiudono, di fatto, la questione del primo posto.
Dirotto su Massafra le maledizioni che Timone rivolge ad Atene in una tragedia di William Shakespeare: affonda nelle viscere della terra, paese maledetto. Pestilenze che colpite gli uomini, accumulate le vostre febbri potenti e infette su Massafra. [1]
In classifica Taranto scende al terzo posto, superato dal Tuglie:
Massafra 59
Tuglie 56
Palafiom Taranto 54
NOTE:
(1) Cfr. SHAKESPEARE, W., Timone d’Atene, Atto IV, Scena I.
La pallavolo ed io
Cutrofiano, provincia di Lecce, 2 aprile 2000.
Nel palazzetto dello sport si disputa l’ultima partita del campionato di serie A2 di pallavolo maschile: la squadra salentina ospita il Taranto, sponsorizzato in quella stagione dal “Club Vacanze”. Con un successo pieno i rossoblù vincerebbero il campionato ottenendo la promozione nella massima serie. Mai nessuna squadra di Taranto, di qualunque sport, aveva raggiunto questo obiettivo.
Quell’anno avevo seguito, insieme all’amico Carmine Fasano, buona parte degli incontri casalinghi, ma non avevo mai partecipato ad una trasferta.
Mai in assoluto, neanche quando ero appassionato di calcio, avevo seguito una trasferta.
Ma la fortuna aveva voluto che l’ultima di campionato fosse a poca distanza dalla nostra città ed a casa di una società gemellata con quella tarantina (uniti contro i “gioiesi, figli di piloti inglesi”…), quindi decidemmo di compiere questo breve viaggio.
Il Cutrofiano aveva concluso la stagione a metà classifica, centrando brillantemente il proprio obiettivo.
La cittadina leccese si era segnalata nelle cronache per la produzione di scarpe contraffatte. Allora non lo sapevamo, ma Cutrofiano si poneva, dunque, come modello per quella che sarebbe stata l’economia più potente del secolo:
Il palazzetto è composto da una sola ed ampia tribuna, occupata quella domenica da quasi 500 tifosi venuti da Taranto e da tifosi locali in leggera minoranza.
Arriviamo con notevole anticipo e le squadre non sono ancora scese sul parquet per il riscaldamento. Quando si apre la porta degli spogliatoi e vediamo uscirne il capitano Bruno De Mori seguito dai propri compagni, ci alziamo in piedi in un frastuono assordante, tra bandiere rossoblù sventolanti, applausi e squilli di trombette. Comprendiamo in quel momento che il “Club Vacanze Taranto” vincerà la partita. In un clima del genere, non potrà non vincere la partita.
Quell’euforia, quei secondi di entusiasmo sono una di quelle emozioni che solo lo sport, in talune occasioni, riesce a dare.
Lo scrittore inglese Tim Parks, riferendosi al calcio, ha descritto queste sensazioni:
“Di certo, quando ti ritrovi fuori dal tunnel dopo un costipato ottovolante tra la polvere di rampe e corridoi, quando riemergi al sole o alla luce dei riflettori, la testa si solleva e il cuore si allarga in un modo che ha del meraviglioso. Il senso dell’evento, con la folla schierata in file oblique e il campo immensamente verde sotto di te, è incomparabile”. [1]
E’ lo stesso prato verde che segna l’esistenza del protagonista del film Febbre a 90, l’insegnante di lettere pazzo per l’Arsenal.
Per la cronaca il “Club Vacanze Taranto” vincerà 3-1 la partita di Cutrofiano ed all’incontro seguirà la festosa invasione di campo.
Il Taranto disputerà due dignitosissimi campionati di serie A1, conquistando la salvezza, ma all’avvento in presidenza di un delinquente come Armando Parnasso, che sarà arrestato per le tangenti ASL-Global by Flight, seguirà il tracollo della società. Taranto riacquisterà il titolo per giocare in serie A1 qualche anno dopo, ma sarà una stagione penosa a causa di una squadra di vecchie glorie in età da pensioni INPS.
Ma è vero sport quello in cui i risultati sul campo sono ribaltati dalle beghe societarie?
Per non parlare del calcio, sempre più corrotto: i diritti televisivi l’hanno drogato irrimediabilmente al pari del doping vero e proprio, pure diffuso, accertato e tollerato. Regolamenti volti a tutelare i grossi club, società che d’estate crollano o rinascono, corruzione arbitrale e scommesse fanno il resto, affossandone la credibilità.
“Il calcio è oggi una tra le più potenti macchine antipedagogiche, in cui si privilegia l’educazione alla cortigianeria, alle bravate, alla sopraffazione” – scrive Alessandro Leogrande. [2]
Seguirò il basket femminile, che a Taranto regalerà grandi soddisfazioni, scudetto compreso, e di pallavolo non mi interesserò fino alla primavera del 2006, quando conoscerò due giocatrici. La prima gioca nel Martina Franca in serie D; la seconda nella Palafiom Taranto in serie C.
Lo sport dilettantistico forse non è in grado di regalare ebbrezze come quelle descritte da Tim Parks o emozioni come quelle di Cutrofiano, ma ha altre peculiarità positive. E’ uno sport pulito, trasparente, in cui le gioie, le sofferenze, l’impegno e gli stati d’animo di chi lo pratica sono più facilmente percepibili. Ed anche il tifo è diverso: la tua parola arriva più facilmente in campo come alle orecchie dell’arbitro; ti senti o ti illudi di essere un po’ più determinante.
Certo, la differenza tra lo sport praticato e quello assistito è la stessa che c’è tra mangiare una bella bistecca di carne in una macelleria laertina o martinese e guardare la foto di una scatoletta di Simmenthal, ma voglio cercare di raccontare le emozioni che si provano seguendo e tifando per una squadra, o più squadre, di campionati di pallavolo dilettantistici.
NOTE:
(1) PARKS, T., Questa pazza fede. L’Italia raccontata attraverso il calcio, Einaudi, Torino, 2002, pag. 3.
(2) LEOGRANDE, A., Il pallone è tondo, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli, 2005, pag. 8.





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