A sua immagine

Sono già due volte che l’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno sulla partita del Taranto è accompagnato da una foto di Gisela con la maglia del Massafra. La schiacciatrice appulo-argentina effettivamente militò in quella formazione tre anni or sono.
In più, il 31 ottobre scorso, lo stesso quotidiano ha riferito della partita del Massafra in un pezzo preceduto dall’occhiello (si chiama così?): “Volley B2 femminile: destini opposti per i due team” (i due team sarebbero il Massafra e la Mira Taranto, che però giocano in C).
Due lapsus freudiani (anzi tre, visto che la foto di Gisela nell’Eurobios è stata riproposta) che lascerebbero intendere il desiderio da parte della Gazzetta di un Massafra effettivamente in B2. Fermo restando che in questo momento noi abbiamo i cavoli nostri per la testa, l’auspicio di rivedere la squadra massafrese in un campionato nazionale è ovviamente condiviso sia per ragioni localistiche che per la stima e l’affetto nei riguardi del presidente Conforti e di alcune sue giocatrici, come Zaby e Valentina.
A parte gli scherzi, gli errori possono capitare, per carità, soprattutto se si tiene conto dei ritmi di lavoro frenetici che caratterizzano le redazioni.
L’uso dell’immagine di Gisela-massafrese, però, mi ha stuzzicato alcune curiosità. Come vengono catalogate le foto nei giornali? Ogni giornalista ha un proprio archivio fotografico personale oppure l’archivio è condiviso dall’intera redazione?
Ricordo che quando fu approvata dal Parlamento l’istituzione della sesta provincia pugliese, l’edizione regionale della Repubblica pubblicò una foto dei barlettani che festeggiavano l’evento con caroselli d’auto e bandiere al vento. Almeno questo era quello che riferiva la didascalia perché in realtà l’immagine ritraeva nazionalisti serbi di Banja Luka che esultavano per i risultati elettorali in Bosnia Erzegovina.
Ma l’abbinamento articolo-foto più curioso risale al 24 agosto scorso.
La Gazzetta del Mezzogiorno, nelle pagine nazionali, intervista lo scrittore Emiliano Sbaraglia, cha ha appena pubblicato La scuola siamo noi, un testo di riflessioni e testimonianze sullo stato dell’istruzione pubblica italiana.
Il titolo è “La scuola siamo noi” e non siamo ancora morti.
C’è anche una foto che ritrae due giovani insegnanti mentre dialogano con altrettante alunne in grembiule: “Scuola viva. Docenti e alunne delle elementari” – riporta la didascalia.
Sullo sfondo c’è un canestro e forse non è un caso. Le presunte docenti sono infatti Flavia Prado e Monica Bonafede, due giocatrici del CRAS Taranto (ex nel caso della Bonafede)...

Ora, non posso escludere che la Prado e la Bonafede siano insegnanti nelle scuole elementari e giochino a pallacanestro nel tempo libero e credo, inoltre, che i bambini sarebbero ben felici di avere docenti del genere, date anche le straordinarie doti umane della Prado in particolare. Ma la ragione mi dice che forse la foto (che si riferisce ad un’iniziativa di promozione dello sport in ambito scolastico) è stata scelta a uecchio. Chi non è di Taranto e chi non segue il basket l’avrà trovata perfettamente coerente con l’articolo, ma definire Prado e Bonafede “docenti” è certamente improprio.
E questo aumenta la mia curiosità: forse gli archivi di immagini dei giornali sono organizzati per argomento?
Ritratti
SILVIA RENNA
Centrale

Nata a Campi Salentina (LE), 29 anni fa; vive a Trepuzzi (LE).
Segno zodiacale:
Leone.
Quando hai iniziato a giocare a pallavolo?
A 13 anni.
Perché proprio la pallavolo?
Non c’è un motivo particolare. Diciamo che si è trattato di un caso.
Perché proprio da centrale?
Inizialmente giocavo in posto quattro; poi, salendo di categoria, gli allenatori mi hanno impiegata praticamente in tutti i ruoli o quasi. Giocare da centrale alla fine non è stata una mia scelta. Anzi, se potessi tornare indietro, non mi dispiacerebbe giocare da opposto.
La tua carriera:
1999-’00 - Pink Volley, serie D
2000-’01 - Pink Volley, serie C
2001-’02 - Maglie, serie C
2002-’03 - Volley Tuglie, serie C
2003-’04 - Volley Tuglie, serie B2
2004-’05 - Volley Tuglie, serie B2
2005-’06 - Pallavolo Ostuni, serie B2
2006-’07 - Pallavolo Ostuni, serie B1
2007-’08 - Autoluna Salerno, serie B2
2008-’09 - Tekla Scafati, serie B2
2009-’10 - Taranto, serie B2

Cos’altro fai nella vita?
Pallavolo a tempo pieno.
I tuoi hobbies?
Nessuno. Il volley mi impegna completamente.
L’ultimo libro che hai letto:
Mille splendidi soli di Khaled Hosseini. Però non lo consiglio; troppo triste.
L’ultimo film che hai visto:
Cinderella man.
Il tuo cantante preferito?
Renato Zero. Anche Liga e Vasco, ma Renato Zero è il numero uno.
Il tuo piatto preferito:
Pasta in bianco.
Che?!
Il sabato di sicuro. Probabilmente è un retaggio scaramantico.
Sapresti elencare i tuoi principali pregi?
Non dovrei farlo io. Posso riferirti quello che sento dire dagli altri: simpatica e altruista.
E i tuoi difetti?
Dicono che sono troppo permalosa. E anche l’altruismo può diventare un difetto.

Il più bel ricordo della tua carriera:
La promozione in serie B1 con l’Ostuni. Al di là del risultato tecnico, mi resta soprattutto il ricordo di un gruppo di atlete magnifico. C’era molta coesione. E poi sono convinta che quella promozione sia stata “aiutata” da qualcuno che era in Cielo.
Il più amaro:
Non esserci salvate dalla retrocessione nel campionato successivo. La matematica ci condannò al penultimo turno, dopo una sconfitta in Sardegna. Quanta amarezza.
Quale difetto tecnico, se ritieni di averne, vorresti correggere?
Stando a quello che dice il mister, sono troppo aggressiva a muro; anticipo troppo.
L’osservazione più ricorrente del coach nei tuoi riguardi:
Non c’è una frase specifica. In questo periodo sta insistendo sulla necessità di migliorare l’intesa con Ale. Devo armonizzare meglio i miei tempi di rincorsa con quelli dei suoi passaggi.
Sei scaramantica? Compi “rituali” particolari prima, durante o dopo le partite?
Adesso non tanto. Quando, però, gli arbitri ci dicono “in bocca al lupo” al termine del riconoscimento, la toccata sopra è automatica...

Il tuo soprannome:
A Ostuni mi chiamavano Terminator. Credo dipendesse dal mio atteggiamento aggressivo in campo e dal mio modo di esultare.
Giocatore o giocatrice che ammiri di più:
Simona Gioli e Gigi Mastrangelo.
Qual è stata la partita più gratificante della tua carriera?
Quella decisiva per la promozione in B1 con l’Ostuni. Ricordo l’entusiasmo e un tifo mai visto. Mi veniva la pelle d’oca ogni volta che toccavo un pallone.
E la partita che vorresti cancellare?
Una delle più recenti: quella contro l’Acquaviva. Può capitare di giocare male, ma è l’atteggiamento ad essere stato troppo superficiale.
Cosa ti piace di più del mondo della pallavolo?
Il rapporto con le compagne quando si riesce a costruire un clima positivo e sincero. Quest’anno credo che siamo già sulla buona strada.

C’è, invece, qualcosa che ti infastidisce?
L’ipocrisia. Ma naturalmente non è un problema che riguarda soltanto la pallavolo.
Perché due anni fa hai deciso di trasferirti in Campania e perché adesso hai deciso di tornare nella tua Puglia?
Decisi di andare a Salerno per assumermi responsabilità diverse; volevo mettermi alla prova e vedere come sarei riuscita a cavarmela lontano da casa. Sul passaggio da Salerno a Scafati, invece, hanno influito altri fattori, come il desiderio di restare vicina al gruppo di ex-compagne conosciute a Salerno e l’offerta interessante che mi era stata proposta dalla società scafatese.
Cosa ti resta dell’esperienza a Salerno e a Scafati?
Il bellissimo gruppo che avevamo costituito a Salerno. Sono stata troppo bene; non ci sono aggettivi. Ma anche a Scafati ho trovato delle ottime compagne di squadra. Sul piano tecnico, credo che gli insegnamenti di coach Castillo mi abbiano aiutata a migliorare.

Trepuzzi ha una squadra di pallavolo femminile; ti piacerebbe un giorno giocare nella squadra della tua città, a prescindere dalla categoria?
Sì, mi piacerebbe. Però... non prescindo dalla categoria e quindi non è il momento.
Qual è la rinuncia più gravosa a cui ti costringe la pallavolo?
In passato mi pesava il poco tempo che potevo dedicare ai miei amici. Adesso mi dispiace non poter stare abbastanza con i miei genitori.
Obiettivi e desideri personali per il tuo futuro:
Non ne ho a lungo termine perché a me piace vivere giorno per giorno ed affrontare le cose con gradualità. Penso a far bene quest’anno, poi si vedrà.
AS Benevento-Taranto 2-3

Sabato 14 novembre 2009 – ore 18.30
Capaci di tutto.
Capaci di tutto nell’arco di una sola partita: perdere un set in modo disastroso e giocarne quattro di altissimo livello, senza peraltro esprimersi al 100% viste le sofferenze in ricezione e il mancato apporto di punti di qualche giocatrice.
Capaci di infrangere il tabù della nostra “bestia nera” sannita che sino a ieri ci aveva imposto soltanto tracolli indecorosi.
Capaci di tutto anche nel complesso del campionato: soffrire con l’ultima in classifica, cedere un punto in casa alla penultima, ma toglierne anche uno all’attuale capolista e vincere nella palestra “Alberti” riuscendo laddove quest’anno non era ancora riuscito nessuno.

Insomma, la classifica non ci sorride, ma adesso sappiamo di poter fare qualsiasi cosa, nel bene e nel male. Suona minaccioso, forse, ma io preferisco cogliere l’aspetto stimolante di questa sensazione: giocando al massimo della concentrazione e della determinazione, questo Taranto non deve avere paura di nessuno.
La parola “capace”, poi, ha un altro significato. Vuol dire – come abbiamo visto - “essere in grado di”, ma vuol dire anche “che può contenere”. Bene, siamo capaci di tutto anche da questo punto di vista. Possiamo, cioè, contenere tutte quelle Ceres che scandalizzano il nostro presidente (“Ce cazz’ d’ birr’ jé?”) e soprattutto una quantità illimitata di dolci di ogni tipo. E la pasticceria “Massimo” ne ha avuto una dimostrazione inequivocabile: dopo il nostro passaggio, sembrava che fosse stata invasa dagli Unni.

Proprio il contesto ambientale è il primo punto da approfondire in questo post. Turismo e sport hanno ripreso a fondersi con successo e l’autorevole consulenza di Sua Medaglia d’Oro Teresa Agozzino ha permesso di ottimizzare i tempi. Benevento merita; è stata una bella sorpresa.
Il lancio di monetine tra i resti architettonici romani che si trovano affianco al Duomo evidentemente avvantaggia i forestieri e la visita del Teatro Romano tre ore prima di una partita stuzzica idee folli: come sarebbe bello poter giocare su un parquet allestito ai piedi di queste antiche tribune. Come i gladiatori. Fra l’altro un... Leone ce l’abbiamo sia noi che l’AS Benevento.

Ma tutto il centro del capoluogo sannita è gradevole: l’Arco di Agozzino, costruito in poche settimane per celebrare la conquista di Loutraki; la chiesetta di Sant’Ilario; corso Garibaldi; l’Hortus Conclucus e non illuminatus ed anche la stradina che lo collega a Santa Sofia.
Per non parlare delle pasticcerie e dei dolci. Il Caffé Strega aveva già attirato la mia attenzione, ma il successivo arrivo dello staff ha comportato un piacevole “richiamo”. I torroncini e la mela della Strega ci stavano quasi facendo dimenticare che eravamo lì per una partita. E sarebbe stato un peccato perdersela visto com’è andata. Se al risultato sportivo aggiungiamo che non abbiamo incontrato Clemente Mastella, credo che un bilancio migliore di questa trasferta non avremmo potuto desiderarlo.

Non c’è Eustacchio ma torna Gisela. Con tutto il rispetto per il nostro garbatissimo autista, direi che tra i due è meglio rinunciare al primo...
Manca anche Tony Manero. Come si suol dire, tira più un – ...omissis... – che la passione per la squadra del cuore. Aspettiamo la giustifica scritta.
Un’assenza nell’AS Benevento: l’allenatore Vincenzo Feleppa è temporaneamente impossibilitato a dirigere la squadra ed al suo posto siede in panchina Francesco Franzese. Siede nel senso che non può proprio alzarsi durante il gioco, almeno così mi hanno detto e la condotta assunta dal vicecoach, in effetti, è rispondente a questa prescrizione. Se è vero che un allenatore in seconda può stare in panchina ma non può alzarsi, si tratta di uno degli strani bizantinismi del regolamento.

Mister Franzese tiene in panchina Sua M.d’O. Teresa Agozzino e schiera un sestetto dai ruoli intercambiabili. Già la mia cultura pallavolistica è quella che è; con una squadra così eclettica non chiedetemi di riconoscere i ruoli. Poniamola in questo modo: Chiara Lonardo palleggiatrice, Valentina Musto libero, Maria Mauriello universale, Giovanna Bernardi universale, Anna Silvia Piscopo universale, Miriam Napolitano universale, Mara Napolitano universale.
In panchina, oltre a Sua M.d’O. Teresa Agozzino: Alessandra Ricci, Valeria Leone, Angela Faiella ed Eleonora Balducci.
Classico Taranto da trasferta (ossia senza le atlete soggette all’obbligo scolastico), più o meno: Alessandra Certa palleggiatrice, Ivana Gallo Ingrao opposto, Silvia Mastandrea e Gisela Scialacomo laterali, Silvia Renna centrale, Cristiana Zonca palleggiatrice a latere, Simona Leone libero.
Fanno compagnia a coach Marcello Presta: Katia Taddei ed Angela Stufano.

Primo set
Due errori in attacco di Gisela, che probabilmente sta smaltendo il jet-lag (o forse il dulce de leche), e ben tre servizi vincenti di Chiara Lonardo. Cominciamo molto male (5-0).
E proseguiamo ancora peggio. L’AS Benevento celebra la festa dell’ace (partecipano anche Mara e Piscopo) mentre il Taranto è completamente estraneo alla partita. Sul 12-4 break da 6 punti delle padrone di casa con ben tre-muri-tre di Miriam Napolitano. Quando superiamo il muro tiriamo fuori o tocchiamo la rete. E’ agghiacciante.

Il Benevento-squadra mi sembra un sestetto molto equilibrato e potente; sarà che a noi hanno rifilato sempre mazziatoni, ma mi sono sempre chiesto e continuo a chiedermi come mai non si trovino a lottare in zona play-off.
Il Benevento-società mi ricorda un po’ la nostra attuale e storica Palafiom: essenziale, spartana, senza fronzoli. Giocatrici, staff, palloni e parquet. Stop. Quello che serve a giocare e qualche panca per gli spettatori; il resto sono orpelli superflui. A cominciare dai cessi per il pubblico e per gli arbitri. Come all’Alfieri.
A fare le spese di questa mentalità basata sulla concretezza è la scout-girl locale che, poverina, è costretta a sedersi per terra e a tenere il portatile sulle gambe. Fa tenerezza la creatura.

Battiamo un colpo sul 17-4 con una striscia positiva di 4 punti, ma si tratta soltanto di un’attestazione di esistenza in vita; in campo respiriamo ma non giochiamo affatto. C’è solo l’AS Benevento, che indubbiamente gioca bene e offre una dimostrazione di forza e di bel gioco con Piscopo e con le nipoti del presidente della Repubblica.
Finisce 25-10 in 15 minuti.
Dei 10 punti nostri, 2 sono di Gisela, uno di Ivana e gli altri 7 sono errori in attacco (o in battuta) delle padrone di casa. E’ un disastro. Sembra la prosecuzione della partita dell’anno scorso.

Secondo set
Per fortuna usciamo dalla nebbia (salvo ritornarci a Gioia del Colle). Sono le centrali a svegliarsi per prime da questo incubo angosciante.
Le sannite continuano a servire con malizia (5-3), ma Silvia mette a terra quattro palloni e Cristiana firma il pareggio con un bel primo tempo (10-10).
Il Benevento continua a martellare e particolarmente micidiali sono i missili aria-terra dell’opposto Mauriello, ma il Taranto cresce velocemente: la ricezione resterà un problema per tutto l’incontro, ma la difesa è combattiva ed elegge Simona Leone a simbolo di cotanta reattività. Bene il muro, bene gli attacchi, ottimo l’atteggiamento mentale.

Terminato il festival degli aces del Benevento, c’è la sagra dei servizi sbagliati a cui partecipano entrambe le squadre. Finisce sul 16-14 dopo 5 errori in 6 scambi.
Coach Franzese, in particolare, manifesta alle proprie atlete un certo disappunto per questi errori.
Nel frattempo il libero Musto approfitta di ogni passaggio in panchina per spruzzarsi sulla gamba lo spray antidolorifico. In due ore avrà consumato almeno quattro bombolette.

Il turno in battuta di Lonardo è sempre proficuo: la palleggiatrice piazza il pallone in modo teso e preciso (19-17).
Sul 21-20 un passaggio-chiave della partita. Sull’orlo del tracollo (non più in termini di gioco adesso, ma soltanto di risultato) il Taranto mostra una saldezza di nervi ed un’autorevolezza che dovremmo conservare fino a maggio e ribalta lo svantaggio. C’è un tiro fuori che viene considerato toccato, decisione che francamente sorprende noi spettatori oltre che le giocatrici sannite. Poi Silvia e Gisela alzano un muro da encomio (21-22).
Mauriello c’è (22-22), ma Gisela ha imparato a scardinare la difesa giallo-azzurra e passa per due volte. Il punto finale è un muro di Cristiana (22-25).
Un set al Benevento l’abbiamo finalmente strappato; è già qualcosa.

Terzo set
Perché fermarsi adesso? La partenza-sprint questa volta è delle joniche (0-4), ma l’AS Benevento supera velocemente il momento di sbandamento e sul 5-5 è già tutto da rifare.
L’incontro vive la fase di maggiore equilibrio ed intensità; adesso si gioca colpo su colpo e le due squadre offrono al pubblico uno spettacolo tecnico da applausi.
A proposito di pubblico, se si riuscisse a riempire la palestra, credo che vincere a Benevento risulterebbe ancora più arduo. Gli spettatori sono pochi, sproporzionati rispetto al valore della squadra e comunque tutti molto corretti.

Fra l’altro ho l’impressione che il 50% siano fotografi piuttosto professionali a giudicare dalle macchine evolute. Nei giorni scorsi ho cercato in rete notizie sull’AS Benevento e ricostruire il roster non è stato facilissimo; figurarsi l’abbinamento giocatrici-numeri di maglia. A questo punto mi chiedo: dove ca**o finiscono tutte le foto che stanno scattando questa sera?
Mah.
Intanto la solita implacabile Mauriello porta la propria squadra in vantaggio al secondo time-out tecnico (16-15). Il minuto di pausa dev’essere risultato costruttivo per le joniche, non so se in ragione delle indicazioni del coach o del talismano applicato alla borraccia passata di mano in mano. Fatto sta che una splendida Silvia lancia una fuga che risulterà decisiva (16-19). C’è stato anche un bell’attacco di Ivana che è riuscita a trafiggere il muro a due giallo-azzurro.

“Sono in P2!” – urla all’arbitro Simona Leone.
Non intende dire che Lonardo e compagne sono iscritte alla stessa loggia massonica coperta che ha avuto tra i propri affiliati Berlusconi (tessera n. 1816) e criminali vari; il nostro libero sta semplicemente indicando la corretta rotazione del sestetto campano. Non glielo aveva chiesto nessuno.
Mara Napolitano accorcia le distanze (20-21) ma poi il Benevento commette qualche errore in attacco e Gisela ne approfitta per assestare il colpo finale (21-25).
Quarto set
Novità nel Benevento: c’è Sua M.d’O. Teresa Agozzino, una scelta che si rivelerà decisiva per il parziale.
Ma è il Taranto a partire bene con un muro che per tre volte si alza a bloccare gli attacchi locali (4-7).

Nonostante i punti di Agozzino, stiamo giocando talmente bene che si diffonde la sensazione di poter tornare a Taranto con il bottino pieno. Magie di Cristiana (fast a pallonetto e primo tempo) e classica pipe made in Argentina. Siamo 7-11 e teniamo sino al 9-13 (muro di Silvia).
Ancora una volta Simona Leone, a cui i fantastici miracoli difensivi non tolgono evidentemente il fiato, segnala all’arbitro la corretta rotazione delle avversarie:
“P4!” – grida questa volta.
A questo punto interviene anche Marcello (“Simona, la finisci?!”) e l’arbitro non sembra gradire la consulenza fornita gratuitamente dal nostro libero. Ale, con la consueta diplomazia, scongiura l’estrazione del cartellino giallo.

Rientra Mara Napolitano ed esce Piscopo.
Break da 6 per l’AS Benevento, che dunque ribalta il risultato e poi incrementa il vantaggio portandosi sul 19-15. Ancora un ace per le sannite con Miriam che approfitta di uno scontro tra Ivana e Leo.
Sul 21-16 c’è un’astuzia di Lonardo, che vede la difesa jonica troppo avanzata e appoggia il pallone nei pressi della linea di fondo. Adoro queste cose. Un giorno vorrei vedere una partita di sei palleggiatrici contro sei palleggiatrici.
Anche la nostra Ale, peraltro, sta disputando una partita magistrale distribuendo il gioco con precisione ed in tutte le direzioni.

Ace di Cristiana (22-18), ma ormai il set è compromesso e provvede un’ottima Agozzino a sigillarlo definitivamente con gli ultimi due suoi attacchi vincenti (25-19).
Tie-break
Con questo sono 40 set in nove partite. Soltanto l’Arzano domenica potrebbe raggiungerci.
Nel frattempo è arrivata in palestra una giornalista carina del Corriere del Sannio. Si è persa l’inizio, diciamo, ma è sorprendente la sua capacità di sintesi. Io ho già riempito cinque fogli di appunti mentre a lei sono sufficienti cinque righe (cinque righe contate) per riassumere la partita.

Il mini-set di spareggio comincia bene per noi. Sull’1-4 c’è un salvataggio mano a terra di Simona che l’arbitro sembra incline a considerare come punto avversario. Il nostro libero schizza in piedi e si ribella vivacemente. Già mi prefiguro il suo nome nel prossimo comunicato del giudice federale, ma l’arbitro non ha ancora esaurito il proprio encomiabile spirito di sopportazione e si limita a prescrivere alla nostra Ale il dosaggio di Valium da somministrare alla compagna.
Leo, comunque, aveva ragione e lo scambio viene opportunamente annullato. La ripetizione giova al Taranto: ace di Ivana (1-5).
Cristiana, bravissima anche oggi, mantiene le distanze (3-7), ma poi è Benevento a macinare cinque punti consecutivi, ai quali contribuiamo con un’irregolarità e due tiri fuori (8-7).

Mara e Bernardi replicano al muro jonico e sul 10-8 c’è - a mio avviso – un secondo passaggio-chiave di questa partita. Abbiamo perso un quarto set che ci vedeva in vantaggio e siamo stati rimontati anche nel tie-break; la ruota della superiorità psicologica gira a favore delle sannite e qui c’è il capolavoro caratteriale, prima ancora che tecnico, di un Taranto che non molla mai.
Attacco Gise, palla sulla rete del Benevento, pallonetto Cris ed invasione locale: 11-13.
Questa volta il miracolo difensivo lo compie Silvietta, ma lo vanifichiamo tirando fuori. Tredicesimo errore in battuta del Benevento (12-14).

Nell’azione successiva Cristiana è costretta ad assumere il ruolo di alzatrice, ma il suo palleggio è irregolare e Benevento annulla il primo match-point (13-14). Il sottotenente protesta, ma, sebbene non vistoso, neanche a me era sembrato un tocco da purista.
Ultimo lunghissimo scambio. Il caso vuole che Cristiana si trovi nuovamente nella necessità di giocare il secondo tocco; questa volta, però, la centrale piemontese non corre rischi ed alza in bagher un precisissimo passaggio per Gisela che piomba come un falco in posto quattro e mette a terra il pallone della vittoria (13-15).

Del valore di questa vittoria ho parlato in apertura. Degli effetti, invece, non c’è traccia. Le ragazze continuano a farsi un culo così eppure, dalla terza giornata in poi, occupano sempre la stessa posizione in classifica...
Intanto possiamo festeggiare con un buon trancio di pizza a due passi dalla Rocca dei Rettori. Ancora più coinvolgente è la visita alla citata pasticceria “Massimo”, dove Lisa brucia in dieci minuti quanto aveva vinto col gratta e vinci. Meno male che le pantofole personalizzate per Simona le aveva già acquistate. Al banco della pasticceria c’è un cugino di Marcello; alla cassa una gentile signora che avrà il mal di testa per una settimana.

‘A fava e ‘u scuèrcele
SIMONA: Non proprio perfetta in ricezione, Simona è stata letteralmente straordinaria in difesa. Per me, è lei l’immagine di questa vittoria con la sua grinta, la sua carica agonistica e la sua assoluta indisponibilità ad arrendersi. Per non parlare del suo inedito ruolo di “consulente rotazionale”, chiamiamolo così. Per rotazione s’intende sia la disposizione delle avversarie che il movimento degli attributi dell’arbitro. Magnifica Leonessa.
SILVIETTA: L’anno scorso era considerata una delle giocatrici più promettenti. Quest’anno, secondo me, è uno degli opposti più forti del campionato. Oltre alle note virtù umane e tecniche, che già aveva ed ha conservato, in questa stagione è anche sicura di sé, autorevole e soprattutto prolifica, con una media di quasi 3 punti a set. Oggi, però, è capitata la serata storta. Succede.

Tabellino: AS Benevento-TARANTO 2-3 (25-10, 22-25, 21-25, 25-19, 13-15)
AS Benevento: Agozzino 8, Ricci NE, V.Leone NE, Faiella NE, Mauriello 16, Bernardi 11, Piscopo 5, Lonardo 6, Balducci NE, Mi.Napolitano 12, Ma.Napolitano 15, Musto (L) – All. Feleppa (in panchina: Franzese).
Aces 11, errori in battuta 13, muri-punto 11.
Taranto: Zonca 17, Taddei NE, Scialacomo 19, Gallo Ingrao 7, Renna 16, Stufano NE, Mastandrea 2, Certa 3, S.Leone (L) – All. Presta.
Aces 4, errori in battuta 7, muri-punto 11.
Arbitri: Daniele botti (NA) e Andrea Giova (AV).
Durata set: 15’, 27’, 22’, 24’, 20’ – Durata totale dell’incontro: 2.00’.

Altri risultati: Centro Ester NA –Sarno 3-2, Salerno-Molfetta 0-3, Leonessa Altamura-Oria 3-1, Acquaviva delle Fonti-Livi Potenza 1-3, San Pietro Vernotico-V.Altamura 3-1, Battipaglia-Arzano 3-2, ASCI Potenza-Accademia BN 3-2.
Classifica: Centro Ester NA 22; Sarno e Molfetta 21; San Pietro Vernotico 20; Arzano 18; Battipaglia e Leonessa Altamura 16; AS Benevento 15 e ASCI Potenza 15; TARANTO 14; Livi Potenza 11; Oria e Accademia BN 9; V.Altamura 5; Acquaviva delle Fonti 4; Salerno 0.

Trofeo Bin Laden (multe in euro): Oria 200,00; ASCI Potenza 50,00; Accademia BN 40,00; tutte le altre 0,00.
E’ un campionato correttissimo; tutto fermo e soltanto 290,00 euri di multe in 8 giornate.
Prossimo turno: V.Altamura-TARANTO, domenica 22 novembre, ore 18.00.





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