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Profughi tarantini invadono Montescaglioso

di skanderbeg69 (04/07/2009 - 14:43)

Sole alla valle, sole alla collina,

per le campagne non c’è più nessuno.

Addio, addio, amore, io vado via,

amara terra mia, amara e bella

(Domenico Modugno, Amara terra mia, 1974)

 

La crisi economica globale alimenta il dramma dell’emigrazione ed è il Mezzogiorno d’Italia a farne le spese. Come alla fine dell’Ottocento, masse di persone stanno lasciando le proprie terre in cerca di un futuro migliore.

Cos’è la Patria? La Patria è quella che dà il pane, sostenevano i nostri avi oltre un secolo fa. Ed è questa la speranza che anima anche un gruppo di tarantini che ha compiuto la propria scelta migratoria abbandonando terra e affetti per chiedere asilo, pane e lavoro alla vicina Montescaglioso.

Sono stati i racconti di alcuni concittadini ad aver sciolto gli ultimi dubbi del gruppo di profughi guidato da Marcello Presta. Montescaglioso è stata una terra promessa per molti nostri conoscenti, che qui hanno trovato ospitalità, bunker e panchine.

Si chiama PalaWojtyla la nuova Ellis Island dei nostri tempi. E’ qui che i nuovi migranti tarantini l’altro ieri sono stati internati temporaneamente per il disbrigo delle pratiche di asilo. Le procedure prevedono il controllo dei documenti, un’accurata visita medica e il cosiddetto test dell’alfabetismo.

Ci sono preoccupazioni circa il possibile impatto che potranno avere sulla popolazione locale queste immagini di gente povera e disperata, disposta a tutto pur di continuare a giocare a pallavolo.

“Tarantini di merda, non vi vogliamo!” – hanno gridato i montesi più xenofobi. “Ci tolgono il lavoro e portano malattie e delinquenza. Organizzeremo ronde per tutelare la nostre gente.”

Ma la Caritas locale, diretta da monsignor Di Grazio, ha lanciato un appello all’accoglienza e alla tolleranza: “Non maltrattare il forestiero e non l’opprimere perché anche voi foste stranieri in terra d’Egitto – dice l’Esodo. E’ sbagliato vedere negli immigrati soltanto un problema di ordine pubblico. Abbiamo il dovere di accogliere questi nostri fratelli con spirito di comunione e di solidarietà, guardando soprattutto alle ricchezze (spirituali, più che altro...) di cui essi sono portatori ed al contributo di competenze e di esperienza che metteranno a disposizione della nostra comunità.”

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Compagni di merende

di skanderbeg69 (03/07/2009 - 16:42)

Il trofeo Bin Laden, che somma tutte le sanzioni pecuniarie del girone G, è rimasto – come ricorderete - sub judice in attesa di conoscere l’entità della multa ad una società campana (la competenza passò alla Procura Federale). In cerca del provvedimento che ancora non ho trovato, mi sono imbattuto in un interessante comunicato della Commissione Giudicante Nazionale, il n. 50 del 3 giugno 2009.

Come è noto, la lettura di questi provvedimenti è uno dei miei hobbies principali e sono convinto che presto o tardi i comunicati saranno raccolti in un volume destinato a qualche premio letterario o sociologico. Più sociologico.

Dal comunicato n. 50 CGN apprendo che una tesserata umbra, Monica Zanoni, era stata deferita “per aver scritto per e-mail in modo pubblico giudizi o rilievi lesivi della reputazione dell’immagine e/o della dignità di altre persone e di organismi operanti nell’ambito sportivo”. La Zanoni aveva usato in queste e-mail espressioni come “dove andremo a finire con questo sistema mafioso” e “mi spiace leggere fra i nomi dei compagni di merende il nome di chi pensavo amico”.

Due considerazioni.

La prima è un dubbio: la pubblicazione on-line dei provvedimenti disciplinari quanto giova alle “parti lese” e quanto risulta afflittiva per il tesserato deferito? Indubbiamente non è la creazione della gogna mediatica il motivo per cui i provvedimenti vengono messi in rete; il vero motivo lo ignoro, ma penso che possa essere legato a ragioni di praticità e di immediatezza.

Nel caso concreto, però, si rischia di produrre uno strano effetto. Io che da Taranto non posso conoscere la Zanoni (deferita) e difficilmente avrò mai a che fare con la Federazione umbra (parte lesa), adesso ricorderò quella Federazione per essere stata associata a un sistema mafioso. Un’associazione che è sì costata tre mesi di squalifica a chi l’ha pronunciata, ma intanto questa accusa – attenzione: l’accusa, non il contenuto dell’accusa – per me resterà l’elemento peculiare di quella Federazione.

Allo stesso tempo, non si può neanche escludere che l’immagine pubblica della Zanoni abbia finito per trarre vantaggio dalla pubblicazione della squalifica. Istintivamente io tendo a farmi l’idea di una ragazza cazzuta che non si fa scrupolo di dire quello che pensa e di affrontare a muso duro i vertici della propria Federazione regionale, a cui le e-mail – se ho ben capito – erano pure dirette. D'altronde è la stessa Commissione a riconoscerle l'attenuante di aver agito "nell'interesse del buon andamento della Federazione umbra".

Seconda considerazione, la più interessante. La Commissione Giudicante Nazionale, un po’ come taluni tribunali e in particolare come la Corte di Cassazione, non si limita a disporre sanzioni, ma approfondisce aspetti di costume. Io sono affascinato da quelle sentenze secondo cui, ad esempio, il “vaffanculo” può non essere un’ingiuria in un determinato contesto (liti stradali, consiglio comunale), mentre “non capisci un cazzo” può configurarsi come ingiuria se la frase è pronunciata dal datore di lavoro ad un suo dipendente. C’è tutta una casistica in proposito ed è una casistica in continua evoluzione.

Nel caso specifico della Zanoni, la CGN si sofferma sull’evoluzione di un’espressione linguistica, “compagni di merende”, concludendo che non è da considerarsi offensiva.

Ricorderete che questa espressione è salita alla ribalta della cronaca in occasione del processo al mostro di Firenze. La utilizzò Mario Vanni per qualificare il proprio legame con l’imputato principale (poi assolto) Pietro Pacciani e – se non erro – anche con Giancarlo Lotti.

Compagni di merende. Qualcosa in più rispetto alla mera conoscenza, qualcosa in meno rispetto all’amicizia profonda. Certo, faceva un po’ sorridere questa espressione in bocca ad un terzetto di anziani visto che il rituale della merenda è abitualmente associato all’infanzia. Sta di fatto che da allora l’espressione “compagni di merende” è divenuta sempre più usata e popolare.

Dato l’esordio nel processo relativo ai delitti del più celebre serial-killer d’Italia, “compagni di merende” è stata usata per identificare per lo più gruppi dediti ad azioni illecite o comunque un legame di complicità.

Poi, però, ognuno ne ha fatto l’uso che ha voluto.

Suscitò un certo disagio un mio conoscente che, nel corso di una riunione con alcune autorità, volle evidenziare i buoni rapporti esistenti tra il proprio ed un altro ufficio e per farlo utilizzò proprio questa espressione: “Sì, siamo compagni di merende”… Il suo dirigente rischiò lo svenimento dopo essere sbiancato in volto.

Uno sbiancamento inutile perché adesso anche la Commissione Giudicante Nazionale osserva:

«Quanto invece alla frase “compagni di merende” essendo entrata a far parte del linguaggio comune anche in senso bonario e tipicamente ludico, pur rievocando tristi episodi di cronaca, ci sentiamo di aderire alla interpretazione della Procura che ha concluso per la sua inoffensività».

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Vittoria in A2 con il San Vito dei Normanni

di skanderbeg69 (30/06/2009 - 15:37)

Sarà ancora la Puglia lo scenario delle prestazioni pallavolistiche di Vittoria Repice, ma non Taranto.

L’ottimo girone di ritorno della centrale calabrese non è passato inosservato e così la prima mossa di mercato per la stagione 2009-’10, per quello che ci riguarda, è una cessione: Vittoria giocherà a San Vito dei Normanni.

Le cessioni arrecano sempre tristezza sul piano personale, però bisogna essere altruisti: il passaggio dalla B2 alla A2 è un bel salto ed è soprattutto un motivo di gratificazione per la nostra Vittoria. Se Taranto ha contribuito al suo rilancio a questi livelli, credo che allora ci si possa rallegrare partecipando alla legittima soddisfazione dell’atleta.

In bocca al lupo, dunque, e ricordati di noi quando ribatterai sulla faccia dell’attaccante avversaria il tuo primo muro della prossima stagione…

P.S.: Originale la foto pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno di ieri...

 

NOTE:

(1) La foto è tratta dalla Gazzetta del Mezzogiorno, 29 giugno 2009, pag. 34.

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Rio de Janeiro: l'Italia di Zonca conquista l'argento

di skanderbeg69 (29/06/2009 - 18:58)

E’ stata dura, ma alla fine le azzurre della Nazionale Militare sono riuscite a conquistare la medaglia d’argento ai Mondiali di Rio de Janeiro. A contendere questo prestigioso traguardo a Zonca e compagne, la Germania di Kristin Kasperski e Steffi Lehnmann, una formazione competitiva e ricca di fuoriclasse che, non a caso, aveva concluso in prima posizione il girone all’italiana di questo stesso torneo.

Le azzurre, però, non si sono lasciate impressionare dalle militari teutoniche ed hanno ottenuto la medaglia d’argento al meglio dei tre set (25-19, 25-17, 25-15), costringendo le avversarie ad accontentarsi dell’oro.

L’approccio alla gara non è stato dei migliori, ma poi, pian piano, l’Italia è riuscita ad aggiudicarsi la tanto ambita medaglia d’argento.

Le borse mondiali prevedono una crisi dei titoli auriferi adesso che la fase più difficile dell’economia globale sembra essere alle spalle – si sostiene negli ambienti azzurri.

Invece l’argento attraversa un momento interessante, che lo rende più apprezzabile dello stesso oro. A Wall Street le quotazioni sono in netto rialzo da due settimane. Cresce anche l’oro, è vero, ma si tratta di una bolla artificiale dovuta alle contingenze e destinata a scoppiare da un momento all’altro con gravi disagi per gli investitori.

Anche per questo Zonca e compagne hanno festeggiato tutta la notte mentre le giocatrici tedesche sono corse a rivendersi le medaglie da “Compro Oro”.

 

      L’inviato speciale:

Mi viene chiesto un qualificato commento tecnico su questi Mondiali Militari appena conclusi. Bene, facendo un bilancio complessivo, ho notato un livello tecnico decisamente molto buono. Mi hanno favorevolmente colpito le difese, le bande, un po’ meno i posti due, e la creatività di alcune palleggiatrici. Piuttosto scarso il rendimento delle centrali, ad eccezione della nazionale italiana.

Scontate le scelte tattiche. Brillante ma discontinuo il gioco della Grecia, molto fisico quello della Germania, senza infamia il livello delle altre formazioni.

Ma se c’è una squadra che ha saputo esprimere un volley di eccellenza, ricco di fantasia e di tecnica, questa squadra è proprio la nazionale italiana che, per me, è la vera vincitrice morale di questa competizione.

Purtroppo hanno pesato alcuni fattori, come decisioni arbitrali discutibili, allenamenti al buio, condizioni meteorologiche avverse, ma soprattutto ha pesato, in finale, la scelta speculativa di puntare sull’argento piuttosto che sull’oro, altrimenti il risultato sarebbe stato diverso.

La migliore giocatrice del torneo? Non ho dubbi: Cristiana Zonca!

Anderson Rodrigues

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Auguri, Silvia!

di skanderbeg69 (28/06/2009 - 08:23)

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E' finale!

di skanderbeg69 (26/06/2009 - 20:28)

Trascinata dalle bordate e dai muri di Cristiana Zonca, la Nazionale Militare ha superato anche l’ultimo ostacolo che la separava dalla finalissima.

Tre a zero al Canada, imbattibilità conservata e adesso le azzurre si preparano all’incontro che può valere la medaglia d’oro. Domenica sera, alle 22 (ora italiana) le soldatesse affronteranno nuovamente la Germania, vincitrice del match-spareggio contro la Grecia (3-0).

Questa è la classifica finale del girone: Germania 13, Italia 12, Grecia 10, Stati Uniti 7, Olanda 3, Canada 0.

“E’ un successo dello sport e delle forze armate italiane” – ha dichiarato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che domani mattina volerà a Rio de Janeiro per assistere alla finalissima di domenica utilizzando un vettore dell’Aeronautica Militare che al ritorno sarà riempito di ballerine di samba brasiliane destinate a Villa Certosa. “Non è un danno per l’erario – ha precisato il ministro – perché tanto l’aereo avrebbe viaggiato lo stesso, ma semivuoto. Tanto valeva riempirlo.”

La partita contro il Canada non ha avuto storia. Zonca e compagne hanno impresso subito il giusto ritmo alla gara e nel terzo set hanno sperimentato soluzioni tattiche alternative, lasciando rifiatare le fuoriclasse.

 

       L’inviato speciale:

Quello che mi ha colpito della Nazionale Militare vittoriosa ieri contro gli Stati Uniti è la capacità di reazione nei momenti difficili dell’incontro. Le azzurre di coach Milano mi ricordano il Brasile della World League 2003. C’era Giba, c’era Heller, c’ero io. Eravamo bravi tecnicamente, ma soprattutto avevamo un grande carattere ed una grande determinazione. Ricordo che subimmo un break di quattro punti dalla Serbia alla fine del quarto set, con Miljkovic che passava da tutte le parti. Sul 22-24 ci guardammo negli occhi e capimmo in quel momento che non avremmo sbagliato più nulla; fu Giba l’unico a parlare per darci la carica durante il time-out: “Passatele a me ché le metto tutte a terra!”

Ieri si è ripetuta la stessa scena. Sul 24-24 nel terzo set, in un momento delicatissimo della partita, ho percepito nettamente le parole della capitana Cristiana Zonca: “Mo amma a recuperà. Datemi una fast e m’ ‘a vegh’ ije. Non a uecchio, però; dammela bbuen’ e a chess’ ‘ngi fazz’ ‘u cul’ a taràlle…!”. Così si è espressa la centrale nel suo tipico dialetto piemontese.

E questo è l’atteggiamento mentale necessario per superare gli ostacoli in un evento sportivo. Io credo che quest’Italia potrà andare lontano perché hanno lo stesso carattere del Brasile 2003 ma in più vantano una tecnica molto migliore. Zonca e Guglielmino noi non ce le avevamo.

Anderson Rodrigues

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Zonca e Guglielmino super: quarta vittoria per l'Italia

di skanderbeg69 (25/06/2009 - 21:02)

Si registrano altri due brillanti successi della Nazionale Militare di pallavolo ai Mondiali di Rio de Janeiro e questa volta c’è stata anche una vittoria da tre punti.

L’Italia ha prima sconfitto per 3-0 l’Olanda in una partita imperiosa e poi gli Stati Uniti, pur con qualche sofferenza (3-2 il punteggio) e ricorrendo al terzo tie-break su quattro incontri.

Il terzo set, sul punteggio di un set pari, si è concluso ai vantaggi (26-24) e qui è esplosa tutta la classe di Cristiana che si è fatta carico di schiacciare gli ultimi cinque scottanti palloni.

Incassata la reazione delle yankees nel quarto parziale, le azzurre con le stellette hanno avuto la capacità di reagire con carattere e a questo punto sono l’unica squadra imbattuta del torneo.

Oltre alla rossoblu Cristiana Zonca (8 aces contro l’Olanda, 9 muri-punto contro gli USA), si è messa in evidenza Loriana Guglielmino, miglior realizzatrice dei due incontri con 13 e 34 punti.

La classifica vede al comando la Germania e la sorprendente Grecia; l’Italia segue ad una lunghezza.

Domani le azzurre sono attese da un incontro sulla carta abbordabile (Canada) mentre Germania e Grecia si affronteranno in uno scontro diretto; basterebbe, dunque, una vittoria piena per assicurarsi la finale.

Grecia e Germania 10, Italia 9, Stati Uniti 4, Olanda 3, Canada 0.

Da oggi l’ex-opposto della Prisma Taranto, Anderson Rodrigues, cura uno speciale diario da Rio de Janeiro.

 

     L’inviato speciale:

“Una centrale così nell’A1 italiana non l’abbiamo mai vista. Sono sicuro che se ci fosse stata Cristiana Zonca al posto di Felizardo due anni fa, la scalata del miglior Taranto della storia verso lo scudetto non si sarebbe arrestata. Purtroppo ci siamo dovuti accontentare del mio connazionale, che non tira e non mura come la piemontese dello Jonio.

Quello che ho visto ieri sera al Maracanazinho (accussì s’ chiàm’ ‘u palazzètt’…) non ha precedenti, non nella mia memoria almeno. Cristiana ha interpretato il ruolo di centrale in modo perfetto, murando quello che c’era da murare, fastando quello che c’era da fastare, servendo senza errori e mostrando un’intesa perfetta con la palleggiatrice.

Dal secondo set in poi le olandesi non si sono più affacciate oltre la rete, non dove vigilava la Zonca, almeno.

D’altra parte la riccioluta giocatrice piemontese proviene da una scuola eccezionale per questo ruolo, la Palafiom Taranto. L’immensa e insuperabile fuoriclasse Clara Clemente, l’implacabile Silvia Buso, l’agile Rossella Garaguso e più recentemente la furia Vittoria Repice sono nomi che da soli dicono tutto e che costituiscono una tradizione di straordinarie centrali affermatesi sul Golfo di Taranto. Ed è una tradizione destinata a continuare con Federica Litti e Bruna Clemente, i giovani gioielli della Tempesta.

Io dico soltanto questo: chi vuole imparare a giocare da centrale venga al Maracanazinho di Rio de Janeiro, guardi l’Italia e prenda appunti.”

Anderson Rodrigues

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Mondial volley

di skanderbeg69 (24/06/2009 - 14:23)

Pino Caputo non c’entra. Il riferimento “mondiale” è ai campionati militari di pallavolo che sono iniziati da un paio di giorni a Rio de Janeiro e che vedono impegnata anche la nostra Cristiana Zonca, capitana delle azzurre.

Nella partita d’esordio, la nazionale italiana ha spezzato le reni alla Grecia al termine di una maratona di due ore. La squadra ellenica ha vinto il primo set per 23-25, Zonca e compagne si sono assicurate il secondo e il terzo (25-18, 25-14), subendo però la reazione greca (15-25), che ha costretto le nostre soldatesse al tie-break, vinto piuttosto nettamente (15-9). In evidenza la schiacciatrice Maria Eugenia Grassi, top-scorer della gara con 26 punti.

Altri risultati: Germania-Stati Uniti 3-0, Olanda-Canada 3-0.

Nella seconda giornata di partite, la nazionale italiana ha ottenuto un prestigioso successo contro la Germania, “vendicando” la decisiva sconfitta dell’estate scorsa. Anche in questo caso è stato necessario ricorrere al tie-break, ma i parziali sono stati più incerti e combattuti come dimostrano i punteggi più alti (25-23, 21-25, 19-25, 25-19, 15-13). Strepitosa la prestazione di Cristiana Zonca, giudicata miglior giocatrice dell’incontro anche in ragione dei suoi 12 muri-punto.

Altri risultati: Grecia-Olanda 3-0, Stati Uniti-Canada 3-0.

Classifica: Italia, Grecia e Germania 4, Stati Uniti e Olanda 3, Canada 0.

E’ possibile seguire l’andamento della competizione sul sito http://www.30cismworldmilitaryvolleyball.com/ anche se dobbiamo deplorare una certa incompletezza delle informazioni relative alle atlete. Come si nota dalla schermata in basso, mancano alcuni dati.

Ma abbiamo provveduto noi a fornire le utili informazioni che non c’erano…

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NAT in A2! E il mercato decolla: prese Luraschi, Angeloni e Stam. Quasi fatta per Korotenko e Piccione. Si tratta per Pinedo

di skanderbeg69 (18/06/2009 - 16:37)

A meno di 48 ore dall’ufficializzazione dell’acquisto del titolo di serie A2 da una società lombarda, la Nati a Taranto Volley scopre le carte tenute gelosamente nascoste per settimane.

La palleggiatrice Katja Luraschi, l’opposto Rita Angeloni e la schiacciatrice olandese Debby Stam. Nell’arco di poche ore la campagna acquisti della Nati a Taranto ha prodotto tre grossi colpi ed è sostanzialmente quasi conclusa.

Dovrebbe arrivare nelle prossime ore anche la definizione di una quarta trattativa estera particolarmente interessante: la firma di Valeriya Korotenko, libero della nazionale azera, è temporaneamente bloccata da un cavillo con la federazione turca, un cavillo destinato ad essere agevolmente superato.

      Niente da fare, purtroppo, per Marianna Masoni, il “gioiello di famiglia” che avrebbe dovuto diventare, nelle intenzioni della società, il simbolo ed il fiore all’occhiello della squadra: una tarantina di prestigio, già nel Club Italia, in grado di guidare la squadra della propria città verso traguardi ambiziosi.

Ma Marianna si trova bene ad Urbino e non intende disattendere gli impegni presi, nonostante l’insistente corteggiamento della società di via Golfo di Taranto.

Coach Marcello ha trovato, comunque, il modo di consolarsi: proprio da Urbino arriva Katja Luraschi (23 anni), altra beniamina del tecnico jonico, ed il ruolo di opposto sarà occupato da una giocatrice estremamente interessante, Rita Angeloni (20 anni), ex Sassuolo.

“Ho conosciuto Katja nelle selezioni giovanili della nazionale. E’ una palleggiatrice fortissima ed in grado di interpretare alla perfezione il volley moderno.

L’ho vista giocare l’anno scorso a San Vito e poi in numerose videocassette. Purtroppo l’infortunio al polso sembrava grave al punto da comprometterne la carriera; Katja era rassegnata al ruolo di team-manager, ma l’ho convinta a non arrendersi e lei ha accettato questa sfida. Sono certo che la vincerà. Lei ha le carte in regola per tornare nel giro della nazionale maggiore.”

      In diagonale troverà l’opposto Rita Angeloni, una delle giocatrici italiane più promettenti (e più alte: 1,91). Cresciuta nella Virtus Roma, la Angeloni è stata bloccata da un infortunio proprio nella stagione che avrebbe dovuto segnare il suo ingresso nel grande volley nazionale. A Sassuolo, in pratica, non ha mai giocato e la società modenese ha deciso di cederla per un anno alla Nati a Taranto, dove avrà tempo e spazio per recuperare. Può occupare indifferentemente i ruoli di opposto e di schiacciatrice e proprio questa duttilità rappresenta un’arma in più per l’atleta romana. L’orientamento di coach Marcello è comunque quello di impiegarla in posto due.

“E’ uno dei più promettenti talenti in circolazione. Lo scorso anno ha avuto poco spazio a causa delle condizioni fisiche non ottimali; questo sarà l’anno del suo rilancio. Eccellente in tutti i fondamentali; di fatto non ha punti deboli. L’unica incognita è rappresentata dal ginocchio operato, ma l’ho vista allenarsi per una settimana e posso essere fiducioso.”

Dalla Russia e più precisamente dall’Universitet Belgorod arriva la nazionale olandese Debby Stam, 25 anni, 1,84 di altezza. E’ stabilmente nella selezione orange da cinque anni e per assicurarsela la NAT ha dovuto vincere la concorrenza di molti club italiani, anche di serie A1. La Stam – assicurano gli esperti – può essere la giocatrice in grado di fare la differenza in questa categoria e di colmare con il suo talento l’inesperienza della squadra jonica.

Come si accennava in apertura, è sostanzialmente concluso anche l’acquisto dell’azera Valeriya Korotenko (25 anni), il miglior libero degli Europei di Zagabria del 2005.

Stranamente snobbata dal mercato italiano, la Korotenko ha giocato a lungo nella squadra dell’Azerrail Baku prima di approdare al Fenerbahce, in Turchia.

La campagna acquisti ovviamente non è finita.

Ci sono pressioni sul Salerno per portare in riva allo Jonio Nunzia Campolo, ma la formazione campana difficilmente lascerà partire il martello napoletano.

Altrettanto insistente è il pressing della NAT sul San Vito dei Normanni. Il sogno di Trombetta di vedere Alessandra Piccione in maglia rossoblu sta finalmente per realizzarsi: la società brindisina dovrebbe cedere il forte martello, unitamente al coniuge, in cambio di una consistente contropartita economica.

Nella trattativa potrebbe inserirsi anche il prestito annuale della fuoriclasse argentina Georgina Pinedo. In tal caso, al San Vito andrebbero in via definitiva Mariella Clemente e Denise Portulano, due gioielli del vivaio della Tempesta di cui però coach Presta non vorrebbe privarsi in considerazione delle loro notevoli potenzialità. Si saprà qualcosa di più nei prossimi giorni.

Sul fronte delle cessioni, Silvia Mastandrea trascorrerà un anno in prestito al Potenza mentre Alessandra Certa sarà la palleggiatrice dell’ambiziosa Orchidea Taranto, neopromossa in C.

Per concludere, la Nati a Taranto si sarebbe assicurata, in prestito, un’interessantissima Under 18 salentina, il cui cartellino è stato acquistato da una formazione di serie A1 pugliese.

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Auguri, dottor Formoso

di skanderbeg69 (15/06/2009 - 00:10)

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Il tempo dello sport

di skanderbeg69 (13/06/2009 - 13:21)

Il colonnello Gheddafi è in ritardo.

Alle 17 avrebbe dovuto incontrare una rappresentanza di parlamentari disposti ad ossequiare un sicuro dittatore e presunto ex-terrorista, ma costui alle 18.30 non si è ancora fatto vedere e allora il presidente della Camera, Gianfranco Fini, annuncia l’annullamento dell’incontro. Che diamine, il colonnello non ha manco mandato un sms per avvisare...

Nessuno può accusarmi di essere vicino al PDL, ma in questo caso Fini ha la mia approvazione e diventa un emblema della lotta al ritardo.

Sebbene possano esserci circostanze impreviste a giustificarli, i ritardi – a mio avviso – sono un atto di maleducazione verso cui in Italia c’è una tolleranza eccessiva. Non mi riferisco tanto e soltanto ai ritardi in incontri informali tra amici, ma soprattutto ai ritardi con cui iniziano riunioni, convegni, concerti.

      Il grande Eduardo De Filippo evidenziava in una sua commedia che “l’appuntamento si intende sempre una mezz’ora dopo”. [1]

Addirittura siamo rassegnati a considerare l’ora di ritardo una normalità nei concerti quando, secondo me, è un’aberrazione data la sua sistematicità. Certo, per preparare un palco, per accordare gli strumenti, per coordinare l’afflusso del pubblico, ecc., ci vuole tempo, ma visto che si sa che ci vuole tempo, non si può iniziare a lavorarci sopra prima, cacchio?!

E nella questione del rispetto delle puntualità, al sud – duole rilevarlo – abbiamo un grado di menefreghismo maggiore. Ricordo ancora con sorpresa una riunione di lavoro in Veneto nella quale i partecipanti iniziarono l’incontro stabilendo l’ora in cui la riunione stessa avrebbe dovuto terminare. Sbalorditivo. Da noi già è assai rispettare l’orario in cui una riunione deve iniziare; figuriamoci se si riesce a stabilire e a rispettare anche l’orario di conclusione...

Forse uno dei motivi per cui lo sport in Italia ha tanto successo sta nella certezza. In una società come quella italiana in cui gli orari, gli aspetti organizzativi, il funzionamento dei trasporti, gli esiti delle pratiche inviate alla pubblica amministrazione o anche le sentenze giudiziarie finiscono con il risultare macchinosi, lenti, ambigui, circondati dal sospetto, lo sport è uno dei pochi settori in cui la puntualità è rigorosa, le regole sono certe e i risultati sono immediati e trasparenti.

La partita deve iniziare alle 19 e alle 19 spaccate inizia; le regole essenziali sono abbastanza chiare e si imparano in fretta; quando la partita finisce, si sa chi ha vinto e chi ha perso. Si può subito festeggiare o ci si può intristire, senza dubbi, senza appelli e senza ricorsi, salvo rare eccezioni.

D’altra parte, tornando alla puntualità, ho scoperto che nella pallavolo per ogni minuto di ritardo c’è una multa di 2,00 euro.

Magari valesse la stessa regola, sotto forma di rimborso agli spettatori, anche per i concerti.

Mi chiedo, quindi: se è possibile rispettare sistematicamente e rigorosamente la puntualità nello sport, perché non si riesce a fare lo stesso anche in tutti gli altri ambiti?

 

NOTE:

(1) DE FILIPPO, E., Filumena Marturano, Atto III.

La foto di Gheddafi è tratta da www.repubblica.it; quella di De Filippo da http://en.wikipedia.org.

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Auguri, Ale! Auguri, Desi!

di skanderbeg69 (12/06/2009 - 07:30)

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Chiarito il mistero dei cerchi nel grano a Monteiasi

di skanderbeg69 (08/06/2009 - 21:21)

I cerchi misteriosi ritrovati in un campo di grano a Monteiasi non sono più un enigma.

La clamorosa scoperta e le straordinarie immagini del fenomeno hanno finito per oscurare finanche i risultati delle elezioni, attirando sul posto scienziati, ufologi e curiosi. Le ipotesi si sono sprecate: riti esoterici, formazioni elettromagnetiche, burla e soprattutto UFO. Come in altre parti del mondo, infatti, i cosiddetti crop circles sono solitamente associati alla fantasiosa quanto suggestiva ipotesi di un atterraggio extraterrestre.

     Nel caso di Monteiasi, poi, le piante di frumento erano tutte piegate in senso orario e le figure geometriche risultavano di proporzioni perfette.

La vicinanza degli impianti dell’Alenia, dove si costruiscono le fusoliere dei Boeing 787, ha ulteriormente incoraggiato i sostenitori dell’ipotesi secondo cui gli UFO sarebbero atterrati per una visita esplorativa volta a verificare lo stato dello sviluppo aerospaziale degli umani.

Fantasie?

No, questa volta si tratta di realtà: a Monteiasi sono davvero atterrati gli extraterrestri, che dunque hanno dato una prova definitiva e inconfutabile della loro esistenza.

Sono stati loro stessi a presentarsi alla Terra partecipando a Sport & Sport, la trasmissione di Fabrizio Cafaro e di Gianluca Catucci. In studio era presente anche una giocatrice della NAT Tempesta.

“Veniamo da Xobbuzk e siamo atterrati in questo pianeta per riprenderci Ida Taurisano” – hanno esordito i due extraterrestri ospiti del programma.

 “Mascherata da comune mortale, avevamo calato Ida in serie B2, poi però un infortunio ha compromesso il nostro esperimento. Siccome i ticket sanitari a Xobbuzk sono particolarmente onerosi, abbiamo atteso che Ida completasse la riabilitazione sulla Terra a spese del Tuglie. Ora può tornare con noi.”

Mentre Catucci cercava su Internet curiosità e statistiche relative agli inconsueti ospiti della trasmissione, Cafaro ha chiesto a questi ultimi un parere sulla Terra e sul campionato appena concluso.

“La terra è un pianeta strano; sembra che gli abitanti siano mossi da una sconcertante irrazionalità che impedisce loro di godere appieno della natura e dell’esistenza. Ci sono altre anomalie che non riusciamo a spiegarci: il senso di quel pezzo di stoffa che chiamate cravatta e che vi procura inutili fastidi, il motivo per cui qualcuno beve caffè decaffeinato, la ragione per cui certe donne se la tirano come se per loro fosse un sacrificio e non un piacere, l’esistenza o meno di un cervello nei dirigenti di quello che chiamate PD quando commentano le sconfitte come se fossero vittorie e quando portano un personaggio come Alberto Tedesco in Senato.

Il campionato di B2 appena concluso è stato molto seguito su Xobbuzk grazie a Jotv e questa passione è indubbiamente frutto dell’elevato livello tecnico di tutte le squadre. Crediamo che Trani abbia meritato la vittoria finale, ma siamo certi che con la nostra Ida il Tuglie avrebbe conteso il primato sino alla fine.

A noi è molto piaciuta anche la Nati a Taranto: ha espresso una grande pallavolo e le giocatrici sono molto carine. E’ certamente la nostra squadra preferita.

Ora scusate, ma abbiamo problemi di orario e poi ci scade il grattino della sosta.”

     Il congedo da Sport & Sport è risultato piuttosto movimentato. Uscendo dagli studi televisivi, i marziani hanno infatti rapito la giornalista Valeria D’Autilia.

“Ci serve per alcuni esperimenti sulla riproduzione mista xobbuzkiani-terrestri – hanno fatto sapere gli extraterrestri - e inoltre dobbiamo vendicare lo sgarro fatto alla nostra squadra del cuore. La riporteremo sulla Terra soltanto dopo che Cafaro avrà assistito realmente ad una partita della Nati a Taranto. L’aveva promesso nella penultima puntata, ma poi nessuno l’ha visto al Palafiom. La D’Autilia, invece, l’anno scorso al Maria Pia ci veniva ogni tanto.”

 

NOTE:

La prima foto è tratta da http://en.wikipedia.org e si riferisce ad un terreno in Svizzera; la seconda foto è tratta da www.lagazzettadelmezzogiorno.it.

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Sì, Berlusconi ha una figlia segreta

di skanderbeg69 (05/06/2009 - 16:32)

Molti l’hanno sospettato: e se Noemi fosse la figlia piuttosto che la non-si-capisce-che-cosa di Silvio Berlusconi? Quel “papi” con cui la ragazza napoletana si rivolge affettuosamente al presidente del Consiglio appare un po’ ambiguo.

Ma no, Noemi non è la figlia segreta di Berlusconi.

Eppure una figlia segreta Berlusconi ce l’ha e noi l’abbiamo trovata.

Ha 16 anni, vive a Taranto, studia e gioca a pallavolo. Ed è lei la vera ragione del divorzio tra il capo del governo e Veronica Lario.

E’ stato un giornale britannico, The Guardian, a scovarla dopo aver raccolto un’indiscrezione direttamente dall’avvocato David Mills. Il silenzio per cui costui è stato pagato con 600mila dollari non riguardava, dunque, la corruzione e i fondi neri, bensì un segreto ancora più imbarazzante per Silvio Berlusconi: una figlia mai riconosciuta.

Robert Edwards, l’inviato del Guardian, è riuscito a rintracciare la ragazza ed a convincerla a fare l’esame del DNA, comparandolo con quello del presidente del Consiglio (lo stesso giornalista, durante il convegno di Confindustria, aveva raccolto dalla spazzatura lo Scottex con il fondotinta del premier). Le analisi non lasciano dubbi: Berlusconi e Jennifer (nome di fantasia) sono padre e figlia.

Già, ma chi è la madre?

La madre sarebbe C.Z., una pallavolista piemontese con cui Berlusconi ebbe una breve relazione nei primi mesi del 1992.

Il frutto del peccato sarebbe stato abbandonato dentro un cestino porta-palloni Molten e pietosamente raccolto da un bambino di Taranto che all’epoca giocava a minivolley  e che oggi è un affermato pallavolista in serie B. “Possiamo tenerla?” avrebbe detto il piccino rientrando a casa; la famiglia acconsentì, allevando la creatura come una figlia.

Jennifer, rincorsa dal giornalista all’uscita da scuola, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

Ma al suo posto ha parlato l’allenatore della piccina, Marcello Presta: “Jennifer è la figlia di Berlusconi, senza dubbio alcuno. Adesso il presidente del Consiglio deve assumersi le proprie responsabilità.

L’ufficio legale della Nati a Taranto Volley ha già notificato una richiesta per ottenere gli alimenti: abbiamo quantificato in 2 milioni di euri l’assegno mensile che spetterà alla bambina dal giugno 2009 in poi e in 400 milioni l’importo degli arretrati. Inoltre a Jennifer spetta la villa in Costa Smeralda, una rete Fininvest, mezzo Kakà e beni immobili per un valore di due miliardi di euri.

Finché non diventerà maggiorenne, ovviamente, amministreremo noi questo patrimonio. Se vuole, Berlusconi è invitato al compleanno della ragazza il 12 giugno prossimo al Siddharta. Ma se non viene, è meglio.”

La questione del mantenimento, però, non è così semplice. I genitori “adottivi” della ragazza hanno reclamato la propria parte ed anche il tecnico della Tempesta, Davide Monopoli, è intervenuto per battere cassa: “Jennifer – ha detto il coach - è anche una giocatrice della Tempesta; Presta non può pretendere di papparsi tutta la torta. A noi spetta metà della quota degli alimenti e metà del patrimonio. Siamo pronti a dare battaglia in tribunale.”

Scontato, a questo punto, il soprannome attribuito alla figlia segreta del premier: “Riccioli... d’oro”.

 

NOTE:

I contenuti di questo post sono evidentemente falsi e rispondono ad esigenze di satira. E’ processualmente vero soltanto il fatto che David Mills sia stato condannato per aver ricevuto 600mila dollari in cambio della falsa testimonianza nei processi per corruzione e fondi neri.

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Elogio del capello sciolto

di skanderbeg69 (02/06/2009 - 20:33)

Quando mi capita di incontrare le ragazze della Nati a Taranto “in borghese”, fuori dalla palestra, due cose mi colpiscono in particolare: l’altezza e i capelli.

In realtà si sa, si dovrebbe sapere che sono alte, ma durante le partite c’è una distorsione, un effetto ottico per cui tante ragazze alte messe insieme e staccate dal contesto finiscono con il sembrare normali.

Poi te le trovi di fronte e ti rendi conto che sono proprio gigantesche, anche quelle che in campo, accanto alle centrali, sembrano piccoline.

E poi i capelli.

Ce li hanno. E pure assai.

Durante le partite sono costrette a martoriare le chiome appiattendole sulle teste per evitare di esserne infastidite nelle fasi di gioco. Fuori dalla palestra diventano altre persone, i cui volti andrebbero bene per le foto da vetrine dei parrucchieri.

Come è noto, fu Ivana ad avvicinarmi all’allora Palafiom. Quando, però, entrai per la prima volta nel palazzetto e vidi le atlete riscaldarsi ebbi serie difficoltà ad inviduare la mia amica. Sembravano tanti cloni di Ivana. Perché? Essenzialmente perché i capelli raccolti cessavano di essere un elemento distintivo (secondariamente perché sono piuttosto bighìno).

Ho escluso un terzo elemento caratteristico delle pallavoliste, la bellezza, perché quella è ben visibile sia in campo che fuori dal campo.

Ma voglio tornare sui capelli.

Per anni ho pensato: perché li maltrattano così? I capelli sono un forte elemento di seduzione; anche per questo le donne islamiche morigerate li nascondono nei veli. Quanto sarebbe bello assistere ad una partita in cui le giocatrici mettono da parte fermagli ed elastici per sventolare le loro belle e vaporose chiome. Perché nessuna lo fa?

Quasi nessuna, in effetti.

Giusy D’Elia, la palleggiatrice del Molfetta, lo ha fatto, disputando alcuni incontri senza preoccuparsi di tenere i capelli agganciati alla testa. Si veda la foto sopra (che pubblico su cortesia dell’interessata).

Brava. E’ un esempio da imitare.

L’anno prossimo niente fermagli sui parquet. Chiome al vento per tutte.

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Auguri, Vittoria

di skanderbeg69 (01/06/2009 - 07:15)

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Sebbene sub judice, il trofeo Bin Laden è assegnato al Matera

di skanderbeg69 (30/05/2009 - 11:19)

Dagli smarties agli sputi.

Può sintetizzarsi con questa formula l’evoluzione del trofeo Bin Laden. Anzi, l’involuzione perché indubbiamente gli smarties colorati erano più simpatici della saliva.

In realtà il primato della squadra lucana è al momento sub judice; non è ancora nota, infatti, la decisione della Federazione in merito all’aggressione agli arbitri che sarebbe stata posta in essere da un dirigente dell’Autoluna Salerno nella penultima giornata. Se la sanzione pecuniaria dovesse superare i 1.250 euri, il trofeo si trasferirebbe in Campania; in caso contrario, la vittoria del Matera sarebbe confermata. Prosegue, quindi, il duello tra le due formazioni che ha vivacizzato il finale di campionato.

Riepiloghiamo la classifica finale: Matera 1.330,00 euri; Ostuni 655,00; Montescaglioso 595,00; Nojaturi 580,00; Molfetta 550,00; Tuglie 480,00; Sarno 365,00; Benevento 235,00; Potenza 230,00; Scafati 220,00; Sala Consilina 150,00; Aversa 130,00; Salerno e Battipaglia 80,00; TARANTO 40,00; Trani 0,00.

     A questo punto è bene ricordare la madre di tutte le multe, la sanzione da 1.150,00 euri in una botta sola, inflitta al Matera dopo la 13^ giornata:
“Multa di euro 1.150 per aver i propri sostenitori reiteratamente offeso il 1° arbitro e le atlete del sodalizio ospite, nonché per aver ripetutamente minacciato il direttore di gara nonché, infine, per aver lanciato sputi nei confronti di quest’ultimo il quale veniva colpito in una occasione dagli stessi, parzialmente recidiva.”

Aggregando gli importi per regioni: Puglia 2.305,00; Basilicata 2.155,00; Campania 1.260.

C’è da dire, però, che la Puglia schierava ben sei formazioni, il doppio delle lucane.

Significativo, invece, il dato relativo alla Campania, che lo scorso anno aveva fatto la parte del leone grazie agli exploit di Scafati e Centro Ester (tornata in B2; auguri!). Proprio la Tekla si è rivelata una delle formazioni più corrette della stagione, anche se c’è stata una vistosa inversione di tendenza rispetto alla condotta delle atlete (tranquillissime l’anno scorso; soggette a diversi provvedimenti nel campionato appena concluso).

Importante notare come Trani sia risultata l’unica squadra completamente immune da multe pecuniarie (campioni di stile oltre che di bravura, dunque).

Passiamo, adesso, ai provvedimenti a carico dei tesserati.

Ancora una volta c’è una prevalenza di dirigenti e tecnici (56%) sulle atlete (44%). La classifica è la seguente:

Montescaglioso e Nojaturi 6; Molfetta, Scafati, Aversa e Tuglie 5; Matera e Salerno 4; Sarno 3; Benevento, Taranto e Battipaglia 2; Trani 1; Ostuni, Potenza e Sala Consilina 0.

Il più sanzionato è coach Moramarco del Nojaturi con 3 provvedimenti (un’ammozione e due squalifiche); seguono a quota 2 Di Grazio e Cianflone (Montescaglioso), Giancaspro e Matera (Molfetta), Giuliani e A.E.Villani (Scafati), Greco (Tuglie), Scialacomo (Salerno) e Loparco (Sarno).

Un solo provvedimento per Oliva e Piscopo (Montescaglioso), Dipierro, Iacovazzi e Catucci (Nojaturi), Sasso (Molfetta), Giogli (Scafati), Bifulco, Pelosi, Luisi, Battiniello e Ianniello (Aversa), Scanferlato, Casalino e Ria (Tuglie), Mero, Santangelo, Galtieri e Frangione (Matera), Vitolo e Castillo (Salerno), Familio (Sarno), Leonardo e Agozzino (Benevento), Clemente e Tinelli (Taranto), Minutoli e Lombardo (Battipaglia), Annese (Trani).

Quest’ultima sostiene che anche una compagna di squadra sarebbe stata ammonita, ma a me non risulta.

Curiosità: entrambe le ammozioni della Nati a Taranto sono state irrogate nel corso delle partite contro il Tuglie: Clara all’andata, Sonia al ritorno.

Tra le giocatrici noto un’insolita prevalenza di capitane, che dovrebbero essere le più responsabili, ma forse il fenomeno si spiega col fatto che le capitane rappresentano agli arbitri il dissenso dell’intera squadra e dunque sono più esposte alle ammonizioni per proteste quando agli arbitri girano le palle. E’ un’ipotesi.

Ricordo che i provvedimenti in Coppa Italia, ai play-off o in occasione di incontri di altri campionati non valgono ai fini del conteggio (non figura, dunque, la squalifica a coach Marcello maturata, in veste di spettatore, nel corso di una partita di serie D).

Il trofeo Bin Laden è stato consegnato nel corso di una toccante cerimonia in piazza Vittorio Veneto. A ritirare la coppa il dirigente Modesto Incarbona (in realtà un galantuomo che – precisiamolo - non c’entra nulla con gli episodi che hanno determinato l’assegnazione del premio).

Per ragioni di sicurezza Osama Bin Laden non ha potuto presenziare alla cerimonia, ma ha diffuso un video che è stato trasmesso da un maxi-schermo. Al suo posto ed in sua vece, l’ex-presidente della Palafiom ed attuale medico personale dello sceicco, Marco Al-Urago, persona che rappresenta un significativo punto d’incontro tra l’Afghanistan e Matera, tra mondo arbitrale e società pallavolistiche.

Questo il messaggio di Bin Laden:

     “Saluto le autorità presenti, la FIPAV e i cittadini di Matera. Desidero rivolgere i miei complimenti alla Time Volley per la vittoria nel trofeo a me intitolato oltre che per la promozione in serie B1. Purtroppo mi è stato sconsigliato di venire personalmente a consegnare il premio, ma desidero esprimere le mie felicitazioni attraverso questo video.

La guerra santa contro l’imperialismo continua senza sosta. Se gli infedeli fermeranno le nostre bombe, noi useremo i loro aerei; se fermeranno gli aerei, useremo gli smarties; se fermeranno gli smarties, useremo gli sputi.

Un abbraccio a tutti. Tante belle cose.”

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I grandi quesiti dell'umanità - 24

di skanderbeg69 (29/05/2009 - 15:22)

El miedo escenico...

L’espressione è piaciuta.

L’ha usata il sito VCOAzzurratv (per VCO si intende Verbano-Cusio-Ossola) per indicare il caloroso e rumoroso tifo tranese in occasione della Final Four di Coppa Italia di B2 tra la Primadonna e l’Ornavasso. Il pubblico locale – scrive il sito - “incita le proprie beniamine con un grande miedo escenico”.

 La società piemontese ha poi additato la tifoseria adriatica quale esempio da imitare per trasmettere energia alla propria squadra.

      La cosa è stata apprezzata dall’Aquila Azzurra, che, nel riferire queste considerazioni, ha anche ripreso l’esotica espressione utilizzata dall’Ornavasso: miedo escenico.

E’ bella, in effetti.

Solo – mi sono chiesto – che cacchio vuol dire miedo escenico…?!

Da una ricerca sommaria, el miedo escenico potrebbe essere “la paura del palcoscenico”, ossia – in ambito sportivo - la soggezione provocata nei giocatori da un pubblico particolarmente appassionato.

Ma non sono proprio sicuro.

Ci sono precisazioni o approfondimenti?

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E Skanderblog finisce su un libro

di skanderbeg69 (27/05/2009 - 13:54)

      Non ci volevo credere.

E tuttora stento a crederci.

Ma è vero; è tutto vero. Abituato a citare saggi e libri di narrativa su questo sito, mai mi sarei aspettato che un giorno sarebbe successo il contrario e cioè che fosse questo umile blog ad essere citato su un libro, un libro vero.

Eppure è successo.

Poche settimane fa è stato pubblicato per le Edizioni Ambiente un libro-inchiesta del giornalista Carlo Vulpio intitolato La città delle nuvole. Viaggio nel territorio più inquinato d’Europa.

Il territorio più inquinato d’Europa ovviamente è Taranto e Carlo Vulpio non è un giornalistello locale qualunque, uno di quelli che vanno in Spagna a decantare i rigassificatori di Gas Natural scrivendo sotto dettatura.

Vulpio ha lavorato per il Corriere della Sera e si è occupato anche di inchieste come Why Not e Toghe lucane. Con Roba Nostra ha vinto il premio Rosario Livatino 2009.

La città delle nuvole, significativamente dedicato ai bambini di Taranto, descrive la drammatica situazione ambientale della nostra città, ne elenca le vittime, ricerca le responsabilità e le connivenze.

Poi, a pagina 155, la sorpresa:

Su Internet, un misterioso blogger denominatosi Skanderbeg (come l’eroe popolare albanese del XV secolo, che aveva respinto l’avanzata degli Ottomani anche dopo la caduta definitiva di Costantinopoli) costruisce una notizia falsa che fa il giro del mondo e viene considerata vera, se non altro perché molto verosimile.

Dice Skanderbeg che Chernobyl, su iniziativa del suo sindaco, ha deciso di ospitare duecento bambini di Taranto, le cui famiglie hanno già aderito al progetto, poiché “non vuole restare indifferente di fronte al disagio di una delle aree più inquinate del mondo”.

La “bufala” è ben confezionata e resiste parecchio come vera “corrispondenza” giornalistica da Kiev. Vale la pena di riportarne qualche passo.

E a questo punto Carlo Vulpio riporta stralci del post del 13 novembre scorso.

Quello che l’autore non sa e non può sapere perché non mi conosce è che sono intervenuto sulla stampa locale anche nella vicenda SIAE-Società Operaia, che viene citata nella pagina successiva del suo libro.

Nel settembre del 2006 la Società Operaia di Martina Franca fu multata da uno zelante funzionario della SIAE perché nel corso della festa di congedo i bambini bielorussi ospitati d’estate in Valle d’Itria osarono cantare canzoni come Viva la gente senza aver corrisposto i relativi diritti d’autore alla SIAE...

Tutto incredibilmente e terribilmente vero.

All’epoca scrissi una lettera sarcastica che fu pubblicata sull’edizione pugliese di Repubblica e conservo ancora l’imbarazzata risposta della Direzione Generale della SIAE di Roma.

Tornando al nostro post sui bambini di Taranto che vanno a Chernobyl per respirare aria più pulita, credo che la citazione su un libro, su un libro come quello (scritto da una razza di giornalisti che a Taranto è estinta da tempo o forse non è mai esistita, soppiantata dai vari baldacconi e giancani) sia certamente una grande soddisfazione ed un motivo d’orgoglio.

Un piccolo rammarico è il fatto che sia stata ignorata la squadra di volley, ma non si può escludere che Vulpio abbia letto il post dal blog parallelo Tarantismi piuttosto che da Skanderblog (la bufala è su entrambi i siti). Non è un problema. Vorrà dire che il prossimo obiettivo sarà la presenza di Carlo Vulpio sugli spalti del Palafiom, se un giorno ripasserà da queste parti. Mi permetto di invitarlo a nome della società.

Un’altra coincidenza vuole, fra l’altro, che l'allenatore della Nati a Taranto Volley sia un reduce della Palazzina LAF, di cui pure si parla diffusamente nel libro.

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Mentre tutto scorre

di skanderbeg69 (26/05/2009 - 06:30)

Cosa è successo nel mondo mentre mi trovavo nel profondo nord, nei pressi del lago di Garda, a trapanarmi i c...oni?

Sono stato anche un giorno a Bergamo e quando lo ha saputo, Francesca Piccinini non ha perso l’occasione per esasperarmi: “Portami alla Nati a Taranto! Ti prego, portami alla Nati a Taranto!”

Queste scenate proprio mentre mi deliziavo con i casoncelli alla bergamasca... E che cavolo: non me li sono gustati; ora per il nervosismo dovrò rinviare l’inizio della dieta di un paio di mesi.

Piccinini o non Piccinini (che per noi sarebbe disposta anche a scendere di categoria/e), in casa nostra si inizia a pianificare il futuro partendo da alcune domande essenziali: chi siamo? Dove siamo, soprattutto?

      Grandi quesiti dell’umanità a cui si darà una risposta nelle prossime settimane.

Rivolgendo lo sguardo altrove, la notizia più importante è che la Time Volley Matera ha ottenuto brillantemente la promozione in B1. Sono state sufficienti due partite dei play-off (3-0 e 3-1 sul Priolo) per scrivere un verdetto che inizia a riconciliare la società lucana con la propria storia gloriosa ed onora il valore immenso delle atlete e dello staff a cui vanno naturalmente anche i miei auguri personali.

Oltretutto è un’ulteriore conferma della competitività del nostro girone.

Matera dovrebbe aver vinto anche il trofeo Bin Laden, ma c’è un provvedimento disciplinare che pende sul capo di un dirigente salernitano ancora in fase “dibattimentale” e quindi l’assegnazione del premio è sospesa. Avvisatemi se ci sono novità. Io non so neanche dove cercarlo: CGN, CAF, CTA, Corte Federale, TAR, CCT, CGIL, BMW...?

Priolo è adesso l’avversaria del Salerno, che nel primo turno di play-off ha superato il Catania. Per Viviana e compagne, però, il cammino è ancora lungo e adesso capisco perché fosse così importante arrivare seconde piuttosto che terze. A Ferragosto, comunque, finiranno anche i play-off delle terze; intanto, confidando nella classe e nella forza delle campane ma rispettando al contempo le esigenze scaramantiche, un cordiale e sentito in bocca al lupo alla formazione campana.

Molfetta è certamente salva in qualità di miglior quintultima d’Italia (e volevo vedere con 39 punti...!); attendiamo altre buone notizie dalla zona Sud della provincia di Bari.

Salgono in serie C Acquaviva delle Fonti e San Pietro Vernotico. Peccato per Rossella, ma sono comunque due buone notizie: Acquaviva per ragioni geografiche (sarà una trasferta breve), San Pietro per ragioni scaramantiche.

E’ ormai scientificamente provato che alle sampietrane (ma solo alle sampietrane) porto quasi sempre sgubbio, sia che tifi contro sia che tifi a favore:

San Pietro-Palafiom 1-3 (serie C 2005-’06)

Palafiom-San Pietro 3-1 (serie C 2006-’07)

San Pietro-Trani 0-2 (amichevole 2007-’08)

Oria-San Pietro 3-2 (Coppa Puglia 2007-’08)

San Pietro-Oria 2-3 (serie C 2007-’08)

Ceglie-San Pietro 3-2 (serie C 2007-’08)

Oria-San Pietro 3-1 (serie C 2008-’09)

In pratica quest’anno sono stato testimone dell’unica sconfitta della Skylo San Pietro in tutto il campionato.

 Le uniche due vittorie sono state un 3-2 interno col Trepuzzi, che valeva quasi come una sconfitta, e il 2-0 proprio contro la Palafiom nell’insignificante amichevole di Bari, dopo che avevo concordato con Catia De Nicola la cessazione delle strombazzate in cambio dell’autografo di Pierpaola De Bonis. Mi vendetti, sostanzialmente.

Quindi, dovrebbe essere sufficiente tenermi alla larga da Catia De Nicola per garantire un influsso positivo alla Nati a Taranto anche l’anno prossimo. Non sarà un problema perché ho la sensazione che sia soprattutto Catia De Nicola a tenersi lontana da me, se mi vede.

      A parte gli scherzi, quello del San Pietro nelle categorie nazionali è un ritorno visto che le brindisine hanno militato (e ben figurato) finanche in serie B1, con la nostra Sonia. A tal proposito, per la storia e per le immagini, rimando al sito della società:

http://www.skylovolley.it/Skylo%20Volley%202.html

Si noterà che Sonia e Catia all’epoca frequentavano lo stesso parrucchiere.

Complimenti anche per la Coppa d’Oro.

Un cenno anche alla serie C, che si ripopola di tarantine. Abbiamo già festeggiato la promozione della nostra Nati a Taranto Tempesta; congratulazioni anche alla Mira Taranto (Carosino ha ceduto sul filo di lana).

Un saluto anche a Zaby e Valentina del Massafra (salve), a Federica, al Killer Albino e a coach Piero del Maglie (promossi e vincitori della Coppa d’Argento) e un saluto a Valentina, punta di diamante di uno sfortunato Ceglie. Fatti sentire ogni tanto; mi fai stare in pensiero...

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Auguri, Cristiana!

di skanderbeg69 (25/05/2009 - 08:32)

...Meglio tardi che mai

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Intervista a coach Marcello Presta

di skanderbeg69 (15/05/2009 - 13:43)

Dopo una promozione ed una salvezza trionfale, quest’anno il clima è un po’ più mesto. Iniziamo l’intervista con la domanda più scontata. Cosa è mancato alla Nati a Taranto per raggiungere l’obiettivo stagionale, ossia i play-off?

Cominciamo col riconoscere i meriti degli avversari: il livello tecnico del nostro girone quest’anno è risultato notevole e quindi un organico come il nostro, che pure appariva competitivo e che probabilmente avrebbe chiuso in un’altra posizione l’anno scorso, ha dovuto cedere il passo a squadre più forti. Le nostre avversarie, inoltre, schieravano atlete più valide delle nostre in ruoli chiave.

Noi avevamo il dovere di provarci pur essendo una formazione “operaia” e senza fuoriclasse, ma avremmo potuto sperare in qualcosa di più soltanto se avessimo giocato sempre al 100% e questo non è avvenuto. E’ inutile dire che c’è stato anche qualche errore nella costruzione dell’organico.

Ma sei d’accordo sul fatto che la NAT del girone di ritorno sia stata diversa da quella del girone di andata?

No, la NAT è stata diversa soltanto dalla sconfitta di Matera in poi, quando si è pensato – erroneamente – che i play-off sarebbero stati a quel punto irraggiungibili. In fondo, se ci fai caso, l’andamento del girone di ritorno è stato molto somigliante a quello del girone di andata, in particolare le due sconfitte consecutive con il Matera e con il Benevento. L’unica differenza è che nel girone di ritorno, dopo queste due sconfitte, c’è stata un po’ di mestizia e di fatalismo in più e abbiamo pagato un po’ troppo la pressione che gravava sulla squadra.

Un problema concreto si è avuto solo in allenamento, quando non c’erano più dodici giocatrici a disposizione.

Eppure il campionato era iniziato bene: un convincente esordio con Scafati e quattro vittorie consecutive, sia pure con squadre destinate alla lotta per la salvezza. E’ stata una striscia di vittorie che ha dato coraggio o che ha creato qualche illusione eccessiva?

Ha creato qualche illusione eccessiva. D’altronde si sapeva che erano squadre di bassa classifica e che lo Scafati travolto all’esordio non era il vero Scafati. Si è rischiato di perdere un po’ il senso della realtà.

Poi lo 0-3 interno con Matera nel primo scontro diretto con una “grande” e la brutta debacle di Benevento. Due sconfitte molto diverse; quali effetti hanno provocato?

La sconfitta con il Matera al Palafiom è stata una prima svolta della stagione. Giocammo bene, ci costruimmo la possibilità di vincere tutti i tre set e poi siamo rimasti a secco. Se le cose fossero andate diversamente, forse sarebbe stato diverso anche il nostro campionato.

Ma essere sempre in vantaggio fino ai 20 punti, in ciascun set, e poi perdere 0-3 fu una conferma del nostro potenziale, che tutto sommato dimostrò di potersela giocare con una favorita, o fu la dimostrazione della maggiore maturità delle lucane?

Fu una partita emblematica; fu la dimostrazione che altri possedevano la mentalità vincente e noi no. E lì pagammo anche l’assenza di giocatrici in grado di assumersi responsabilità nei momenti più delicati.

Benevento.

La disfatta di Benevento fu figlia della sconfitta con il Matera: lì furono esasperati i limiti di atlete che non riuscirono a dare il giusto peso al percorso che stavamo compiendo. E la cosa si sarebbe ripetuta nel girone di ritorno.

Dopo Matera e Benevento, contro il Battipaglia (all’epoca penultimo) perdiamo il settimo set consecutivo. In casa. Cosa hai pensato in quell’intervallo?

Durante la partita non si pensa a queste cose e si resta concentrati esclusivamente su quello che avviene sul parquet. E sul parquet il Battipaglia stava disputando un’ottima partita mettendoci in difficoltà. Però anche noi fummo bravi a reagire e a ribaltare il risultato. Quella sera eravamo un animale ferito: avremmo potuto morire (e per morire io intendo una regressione irreversibile che avrebbe potuto condurci persino in serie C) oppure rialzarci. Ci rialzammo.

E non posso dimenticare quella palla salvata di piede da Clara al tie-break, uno di quegli episodi casuali e minimi che possono modificare un destino più globale.

Lì è iniziato un buon periodo: vittoria a Potenza per 3-1, poi 3-0 interno al Sala Consilina e infine il successo più importante della stagione, 3-2 a Salerno, per molti la prestazione più brillante della Nati a Taranto di quest’anno.

In realtà fu un periodo molto teso, molto nervoso, anche perché cambiai il mio atteggiamento nei confronti delle atlete, brave comunque a non far trasparire all’esterno i malumori dello spogliatoio e a mascherarli con prestazioni tecniche positive.

Salerno, soprattutto, fu una grande partita per noi. Devo dire, però, che l’Autoluna non fu irresistibile ed agevolò un po’ il nostro compito.

Tuglie e Trani. Una vittoria in casa non proprio esaltante ma comunque soddisfacente ed una sconfitta al PalaAssi che non ferisce. C’era ancora ottimismo?

A Trani avremmo potuto fare di più. Ci fu troppa arrendevolezza, troppa sudditanza psicologica verso le avversarie. E inoltre venne a mancare qualche giocatrice importante che poi, comunque, si sarebbe riscattata con prestazioni più all’altezza.

Dopo la vittoria con il Montescaglioso, arrivano i due tie-break persi in Campania (Sarno e Scafati). Riceviamo apprezzamenti per il bel gioco, ma sprechiamo nove palle-match e raccogliamo soltanto due punti sui sei che abbiamo sfiorato. Quanto hanno pesato quelle due sconfitte sul destino del nostro campionato?

Quello è stato il nostro periodo migliore dal punto di vista tecnico. Giocavamo veramente bene, ma quelle due partite in Campania le perdemmo. Perché?

Nel caso di Scafati, non ci sono tanto “colpe” nostre quanto meriti delle avversarie che disputarono una partita superba. Fu una battaglia tra due ottime squadre e vinse la migliore.

A Sarno, invece, le responsabilità ci sono e sono riconducibili a quel problema che ha condizionato tutta la nostra stagione: la mancanza di mentalità vincente e la mancanza di giocatrici di peso in grado di chiudere un set. Sul 9-14 in nostro favore ci furono errori che abbiamo pagato profumatamente e tutto il nostro campionato è stato connotato da questo tipo di situazioni. Ciò non toglie che anche Sarno abbia giocato benissimo meritando la vittoria.

Torniamo a vincere con squadre di bassa classifica, ma intanto perdiamo Clara e Silvia, Marcella gioca da centrale e poi arriva Vittoria. Siamo così allo scontro diretto per il terzo posto: Matera-Taranto 3-1.

Purtroppo anche in quella occasione non abbiamo saputo affrontare adeguatamente le tensioni e la responsabilità di una partita così importante. Spesso siamo stati leoni con le pecore e pecore con i leoni.

Peccato perché fisicamente stavamo bene (tranne Vittoria Repice che aveva ripreso a giocare soltanto la settimana prima), avevamo preparato l’incontro nei minimi dettagli e Matera giocò esattamente come ci aspettavamo che giocasse.

Tracollo interno con il Benevento (0-3) ed ulteriore sconfitta a Battipaglia (3-1). La pietra tombale sul nostro campionato.

Lo 0-3 del Maria Pia è stato il vero addio ai play-off. Sette punti di distacco non sarebbero stati impossibili da recuperare visti gli scontri diretti incrociati nel finale di campionato. Ma questa consapevolezza che contro il Benevento ci saremmo giocati la stagione non c’era e fui addirittura costretto a interrompere il riscaldamento per ricordare duramente alle ragazze che stavamo per affrontare una partita e non un allegro pic-nic di Pasquetta.

A Battipaglia, invece, ci fu un impegno dignitoso, ma la Cofimar ormai giocava benissimo. Forse un punto avremmo potuto strapparlo, ma Lombardo e compagne giocarono alla grande. Nulla da dire.

Il nostro finale di campionato è stato privo di particolari sorprese: a parte il Sarno, abbiamo battuto squadre con meno punti di noi (Potenza, Tuglie, Montescaglioso), ma non siamo riusciti a infastidire il Salerno e il Trani. Tutto scontato ormai? Poteva andare meglio? Poteva andare peggio?

E’ andata come doveva andare, anche se avremmo potuto dare qualcosina di più proprio contro il Salerno e contro il Trani.

Considerazioni generali sulla squadra. In cosa siamo andati bene e quali sono state le nostre lacune? Dal punto di vista tecnico e caratteriale.

Siamo stati bravi in ricezione e a muro. A un certo punto della stagione viaggiavamo con medie di 3 muri a set e con il 50% di ricezione perfetta. Secondo me ed anche secondo osservatori esterni, abbiamo avuto la più forte coppia di centrali del girone, sia con Clara-Cristiana che con Cristiana-Vittoria. Ma i campionati non si vincono con le centrali e quest’anno ne abbiamo avuto una dimostrazione.

Di negativo ci sono gli errori-punto: troppi. Anche 40/50 errori-punto in partite che abbiamo vinto 3-0. Un altro difetto sono stati i servizi sbagliati, in particolare nei momenti caldi dei set e magari con una rotazione favorevole per noi. Si tratta di un difetto che rivela una certa incapacità di ragionare e di evitare l’errore quando proprio è inopportuno.

Sul piano caratteriale, non mi è piaciuta la mancanza di applicazione negli allenamenti, le lacune di personalità in partita, nonostante un discreto tasso di esperienza che ormai abbiamo acquisito nella categoria, e il clima che c’era nello spogliatoio.

Abbiamo disputato l’intero campionato con un unico libero, Simona Leone. Un evento storico...

Se l’è meritato. Ha un po’ balbettato all’inizio, ma poi ha reagito con grande carattere e determinazione, riconquistando la mia fiducia grazie alle prestazioni e alle buone percentuali in ricezione e in difesa.

La diaspora NAT. Ivana Gallo Ingrao e Paoletta Marcianò. Notizie da Ostuni?

Notizie positive. A Ivana serviva soprattutto giocare con continuità dopo l’infortunio alla spalla e lo ha fatto.

Per Paoletta è stato un anno molto importante che le ha regalato un’esperienza incommensurabile grazie al confronto con le avversarie tostissime che caratterizzavano il nostro girone. L’ho vista molto migliorata.

Mi dispiace per la prevedibile retrocessione dell’Ostuni, ma “egoisticamente” sono contento per le nostre ragazze. Per la loro crescita, meglio ultime in B2, soprattutto in questa B2, che prime in C.

Al Corriere del Giorno hai dichiarato che una squadra composta da tarantine è stato un danno perché la vicinanza dei familiari ed atteggiamenti consolatori possono risultare controproducenti. Le non tarantine sono state più “produttive”. [1]

Dunque il progetto sportivo-culturale di costruire una squadra competitiva mediante l’utilizzo di atlete locali, “nate a Taranto” appunto, è destinato a svanire o bastano dei correttivi?

Come spesso avviene nello sport, anche in altre città, è difficile trovare profeti in patria e quelli a cui facevo riferimento sono problemi frequenti. Da noi sono stati più palesi, soprattutto se penso al tracollo interno con il Benevento. Quando ci sono troppe coccole, vincere o perdere è uguale.

Però, è chiaro che non si può generalizzare. Proprio nella nostra squadra ha militato un’atleta che, tornando a Taranto, nella propria città, dopo aver disputato diverse stagioni anche in serie A, ha dimostrato di essere una giocatrice vera e l’unica vera giocatrice della squadra per tanti anni.

Il primo campionato di Vincenzo Lupo.

Il nuovo presidente, pur non avendo una specifica esperienza nel mondo della pallavolo, ci ha offerto stimoli nuovi e ci ha indicato percorsi ambiziosi, mettendo a disposizione della squadra un’organizzazione molto ben articolata. E tutto con grande passione.

Si è anche puntato ad una maggiore valorizzazione mediatica della squadra, in particolare su alcune emittenti locali. Eppure non è bastato ad assicurarci un buon numero di spettatori al Palafiom, soprattutto nella fase finale del campionato. Sono stati i risultati ed il prematuro allontanamento dai play-off ad aver bilanciato negativamente la maggiore visibilità della NAT sugli organi di informazione?

Non sono d’accordo: quest’anno abbiamo avuto più pubblico rispetto allo scorso anno. Con il Matera il palazzetto era gremito.

Non dimentichiamoci che siamo a Taranto e che persino l’A1 maschile, in alcune occasioni, ha radunato ben pochi spettatori. Per non parlare della Tempesta di B1. Dobbiamo sempre fare i conti con questa città; persino lo Jacovone si svuota quando la squadra di calcio perde.

Jotv ha permesso la visione delle partite anche a chi non poteva venire al Palafiom.

E’ stato un esperimento interessante, un’iniziativa da riproporre. Il web può permettere anche a società piccole come la nostra di essere seguite in ogni parte del mondo e con costi decisamente limitati. Credo che le telecronache in streaming siano state molto apprezzate, non soltanto dai nostri tifosi. Certo, sul livello di competenza tecnica del tuo commento ci sarebbe molto da dire, ma lasciamo perdere...

Per la prima volta nella storia della Palafiom-NAT, c’è un gruppo di tifosi organizzati che ha sempre assicurato sostegno al Palafiom e spesso l’ha fatto anche in trasferta.

Il coinvolgimento dell’Armata Jonica è stata una grandissima conquista, una delle note più positive della stagione. I ragazzi ci hanno regalato tanto affetto e tanto calore anche quando perdevamo, anche in trasferte che non contavano per la classifica. A loro va il nostro sentito ringraziamento.

Un’altra nota positiva?

La competenza di Michele Formoso, Rocco De Vita e Maurizio Bottazzo. La loro è una competenza da serie A; sono stati preziosissimi e colgo l’occasione per esprimere anche a loro la mia gratitudine e la mia ammirazione per l’eccellente lavoro che hanno svolto in questi mesi.

La NAT-Tempesta. Un parere sul lavoro svolto da Davide Monopoli e dalle ragazze.

E’ una scommessa vinta l’estate scorsa, quando abbiamo deciso di costituire un gruppo di atlete giovani, in grado di rappresentare un potenziale serbatoio per la prima squadra e guidato da un allenatore altrettanto giovane. In città i tecnici sono sempre gli stessi da anni; non c’è mai un ricambio.

A Davide Monopoli abbiamo affidato una Ferrari, ossia un gruppo di atlete tecnicamente valide, una palestra, dirigenti, un’organizzazione ben articolata a disposizione. In altre parole, ha avuto la fortuna di saltare la gavetta, ma è stato bravo: ha condotto la Ferrari portandola vittoriosamente al traguardo senza pagare neanche lo scotto dell’inesperienza.

Dalla fusione sono già scaturiti effetti positivi? Quali per la squadra di B2? Quali per la squadra di D?

Alle ragazze della serie D, anche a quelle con meno aspirazioni, abbiamo offerto la possibilità di giocare con qualche opportunità in più. Inoltre c’è stata una razionalizzazione delle risorse e la Tempesta rappresenta un’isola di salvezza in caso di naufragio.

Colgo l’occasione per rivolgere un ringraziamento ufficiale a Mimmo Castaldo e a Luca Passaro.

I benefici per la B2 ancora non si vedono in modo diretto, ma questo dipende anche dai quei centimetri di altezza che sono indispensabili per la categoria.

Uno sguardo al campionato. Dall’estate scorsa sostenevi che le migliori squadre erano Trani, Salerno e Matera. Sui primi posti, quindi, c’è poco da aggiungere; immagino che riterrai l’alta classifica rispondente ai valori espressi in campo. C’è qualcosa che ti ha sorpreso in positivo o in negativo tra le altre formazioni?

Veramente, a mio avviso, il Salerno avrebbe potuto fare anche meglio del Trani e in questo senso è stata una piccola delusione.

Sotto la zona play-off, la grande sorpresa è stata sicuramente il Battipaglia, che ha concluso un campionato strepitoso. E’ inutile dire che la svolta determinante porta la firma dell’allenatore Claudio Bifulco.

Trani e Salerno sono risultate la vincitrice e la terza classificata nella Coppa Italia nazionale di serie B2. Tu hai anche assistito alla Final Four. E’ stato davvero un campionato di alto livello quello appena concluso nel nostro girone?

Non mi aspettavo che sarebbe stato così, in effetti. Se penso che il Molfetta è arrivato quintultimo con 39 punti, ossia l’equivalente di 13 vittorie piene (quasi metà delle partite giocate)... E’ impressionante.

E a proposito di Final Four, ho la sensazione che alcune squadre dominatrici di altri gironi da noi sarebbero finite quarte o quinte. Sì, è stato un campionato di altissimo livello, ricco di posti quattro e di centrali che avrebbero potuto tranquillamente giocare in categorie superiori. Al contrario, gli opposti mi sono sembrati inadeguati e le palleggiatrici (alcune, comunque, molto valide) spesso non erano all’altezza delle attaccanti che servivano.

Le centrali sono state fenomenali. Ho rivisto i video dell’anno scorso e certamente non c’erano tutte quelle fast che abbiamo ammirato in questa stagione. A questo proposito, sono convinto che le nostre abbiano espresso le migliori fast del campionato, dopo quelle della Vecerkova.

Il tasso tecnico elevato naturalmente è stato trainato dalle prime tre formazioni e in particolare dal Trani. Negli obiettivi centrati brillantemente dalle adriatiche, nella vittoria del campionato e della Coppa Italia, nel fatto che Trani sia la più forte squadra d’Italia della categoria, credo che ci sia tutta la mano di Tony Chieppa e Pino Filaninno. Il raggiungimento degli obiettivi all’80% è merito loro.

Il sestetto ideale 2008-‘09 (escludendo, come al solito, le nostre giocatrici).

Palleggiatrice Rosa Ricci (Trani), e questo è scontato. Il problema è chi metterle alle spalle. Abbiamo visto tante buone palleggiatrici, ma nessuna fuoriclasse. Tante “palleggiatrici-operaie”, se così possiamo dire.

La categoria degli opposti non ha offerto grossi nomi, a parte Ida Taurisano (Tuglie) che in B2 è una marziana. Però il suo campionato purtroppo è finito prematuramente e quindi indico Noemi Piscopo (Montescaglioso). Per me, la migliore è stata lei, che in quel ruolo avrebbe potuto fare la differenza con qualunque squadra.

Molte schiacciatrici ideali. Troppe... Quasi ogni formazione aveva un posto quattro in grado di fare la differenza, da Campolo a Caterina, da Scialacomo ad Annese (finché ha potuto), da Nolè a Di Pietrangelo, da Lombardo a Matarazzo. Guardando al rendimento e chiudendo un occhio sul dato anagrafico, credo che la coppia di laterali migliori sarebbe formata da Michela Ristits (Matera) e Paola Felicetti (Potenza).

Come prima centrale Micaela Vecerkova (Matera), la regina del campionato. In B2 è inarrestabile ed è risultata la vera arma in più del Matera.

Come seconda centrale, tra tanti nomi, indico Viviana Vincenti (Salerno). Finalmente, dopo due campionati in ombra, ha avuto la capacità di mettersi in discussione, di migliorarsi ancora e di sfruttare l’opportunità che le è stata offerta. E’ stata bravissima; devo riconoscerlo nonostante lo... “sgarro” che ci ha fatto l’estate scorsa.

Come miglior libero, Raffaella De Vita (Matera). Per il resto, non vedo in questo ruolo giocatrici con grandi possibilità di carriera.

Quali under 18, a tuo avviso, andrebbero tenute d’occhio?

Nessuna, e questo è un serio problema. Nessuna ha saputo ritagliarsi spazi davvero importanti ed è inutile usare la solita retorica per cui la colpa sarebbe delle società che non sanno allevare le giovani. Under proprio forti in questo periodo non se ne vedono; l’anno scorso almeno c’era Antonella Postiglione del Potenza, che poi è finita al Club Italia.

A questo proposito, mi fa piacere spendere due parole per la nostra Silvietta Mastandrea. Lei è la mia speranza e può diventare fortissima. Questo campionato l’ha consacrata: è cresciuta visibilmente, ha dato tanto, è più sicura di sé e garantisce certezze anche alla squadra. E’ cresciuta anche come persona. Io credo che sia stata proprio lei la migliore giovane del campionato e vorrei darle la possibilità di fare qualche esperienza importante. Intanto le faccio pubblicamente i miei complimenti e le auguro un futuro degno del valore che sta dimostrando.

Puoi individuare un tuo errore, un tuo errore personale, che pensi di aver commesso durante questo campionato?

Ho pensato di poter gestire alcune situazioni che invece si sono rivelate ingestibili.

Una scelta tattica altrui che ti ha sorpreso favorevolmente.

Di solito mi colpiscono le scelte di Nello Caliendo (Potenza), che spesso riesce a sorprendermi in positivo. ...Qualche volta anche in negativo, però.

Inoltre, lo spostamento di Antonella Miano (Battipaglia) dal posto due al centro si rivelò un’ottima strategia visto che la ragazza ci fece un culo così per tutta la partita.

L’incontro con una persona che ti ha fatto piacere.

Tommaso Galtieri. Ma devo dire che mi ha sempre fatto molto piacere incontrare, rivedere o conoscere tutti i miei colleghi ed amici. La differenza tra serie B2 e serie C è anche questa.

Qual è lo stato di salute del volley pugliese?

A livello di vertice siamo una delle realtà più importanti: Martina Franca in A1M, Santeramo e Castellana in A1F, Gioia del Colle e Castellana in A2M, San Vito dei Normanni in A2F, Molfetta ai play-off di B1F, Trani che raggiunge Valenzano in B1F.

Un ottimo esempio è il lavoro svolto dal San Vito dei Normanni, ricco di giocatrici pugliesi (come Alessandra Piccione e Valeria Caracuta) e bloccato ai play-off soltanto dopo aver venduto cara la pelle alla formazione più forte. Restando al volley di vertice, c’è Annamaria Quaranta che è tornata in Nazionale e Imma Siressi che potrebbe arrivarci in futuro, come le auguro.

A livello giovanile, invece, vedo qualcosa in più in ambito maschile rispetto al volley femminile. A Taranto, in particolare, mi sembra che soffriamo il problema della statura e purtroppo la pallavolo d’eccellenza non può prescindere dall’altezza.

E’ stata un’intervista con cui abbiamo ripercorso una stagione non proprio soddisfacente anche se l’attuale 5^ posto non è affatto da buttare. Vogliamo chiuderla con un bel ricordo che conserveremo di questo campionato?

Il più bel ricordo tecnico è la vittoria per 3-2 a Salerno.

Esulando dal volley giocato, una bella emozione è stata ritrovare il telefonino nell’aiuola di Battipaglia in cui era caduto un quarto d’ora prima. E poi non posso non menzionare le gustose focacce con cui siamo sempre stati accolti a Valenzano in occasione delle amichevoli infrasettimanali.

NOTE

1) Cfr. DI CERA, G., “La Nati a Taranto è in convalescenza”, “Corriere del Giorno”, 3 aprile 2009, pag. 41.

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